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Full text of "Iconologia del cavaliere Cesare Ripa, perugino"







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Duke University Libraries 



http://archive.org/details/iconologiadelcav642ripa 



ICONOLOGIA 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA 

PERUGINO 

Notabilmente accresciuta d' Immagini , di Annotazioni , e di Fatti 

DALL'ABATE CESARE ORLANDI 

PATRIZIO DI CITTA' DELLA PIEVE ACCADEMICO AUGUSTO. 
A S V A ECCELLENZA 

D RAIMONDO DI SANGRO 

Principe di Sanfevero , e di Caftelfranco } Duci di Torrcmaggiore , Marchefe di Caftelnuovo , 
Signore delle già antiche Città di Fiorentino , e Dragonara , Signore della Terra di Cafalvec- 
chio, utile Padrone della Torre , e Porto di Fortore ec. ec. Grande di Spagna perpetuo di prima 
Gaffe , Gentiluomo di Camera con efercizio di S. M. Cattolica , e della Maeità di Ferdinando 
IV. Re delle due Sicilie , Cavaliere del Real Ordine di S. Gennaro , Colonnello, del Reggi- 
mento Nazionale di Capitanata, e, per la Dipendenza de* Conti de* Marfi 3 Capo , e 



Signore di tutta la Famiglia di Sangro . 



TOMO £LV A R T 0. 




IN PERUGIA, MDCCLXVI. 

NELLA STAMPERIA DI PIERGIOVANNI COSTANTINI. 

CON LICENZA DE' SUPERIORI. 



v. ** 



APPROVAZIONI. 

"i • n/ A- 

PEr ordine del Padre Reverendifììmo Inquinatore ho Ietto at~> 
tentamente il Quarto Tomo dell'Opera intitolata Iconologìa 
del Cavaliere Ce far e Ripa Perugino-, notabilmente accrefciuta $ Im- 
magini , di Annotazioni , e di Fattr dalV Abate Cefare Orlandi, ec. 
«è ci ho trovata cofà alcuna contra la Religione , i buoni co- 
ftumi-, ed i Principi :• anzi ho ammirata T ingegno , V erudi- 
zione , e 1* eleganza , non folo del primo Autore ; ma del fe- 
condo ancora. y il quale ci ha fatta sì confiderabile Aggiunta : 
e però , come utiliffima alla Repubblica Letteraria , la ftimo> 
degna della pubblica luce. 

In Perugia», Di- Cafà quefto dì z8. Maggio 1766.. 

Vincenzio Cavallucci* 
Dottore dì Filofojìa , e Profejfore delle Mate- 
matiche in quefia V ] viver 'fitti di Perugia. 

Attenda fupradifta Relatione Imprimatur ., 
m PETRUS PALMA.. 

Inquìfttw GertemUs X Officiì Terujtk - 



Ih 



197291 



IN fequela dell' autorevole commiflìone, di cui fono flato in- 
caricato per rivedere gli altri precedenti tre Tomi dell'Ope- 
ra intitolata =5 Iconologìa del Cavaliere Ce/are Ripa Perugi- 
no notabilmente accref cinta d' Immagini , di Annotazioni , e -di Fat- 
ti dall' Abate Ce/are Orlandi ce. ho letto , ed eliminato attenta- 
mente ancora il prefènte \ il quale , oltre il non contenere al- 
cuna colà. , che fia contraria alla Santa Fede , ed a' buoni co- 
turni , è adorno eziandio di que' pregj , de' quali vanno arric- 
chiti gli altri tre ; onde lo ftimo degno della pubblica luce. 

Dal Convento di S. Francefco li 28. Maggio 1766. 



F. Giuseppa Maria Modbstini . 

Adaejlro in Sagra Teologìa , Es- Provinciale , ed AJJt- 
Jlente Generale dell' Ordine de' Minori Convent. , e 
Teologo pubblico nell' Vhiverjìtìt di Perugia. 

Vifà fupradi&a Relatione Imprimatur* 
P. A. DATI. 

VìcarmsGemralls T?emjì<e» 



ICONO. 






ICONOLOGIA 

DEL CAVALIERE 

CESARE RIPA PERUGINO * 

TOMO QJJARTO. 
LASCIVIA. 



Di Ce/are Ejpa 




Ctn-fo^H'erù-tti del- 



\ 



Onna giovane riccamente veftita . Terrà uno fpecchio colla_j 
fìniflra mano» nel quale con attenzione fi fpecchi. Colla de- 
lira ftia in atto di farli bello il vifo » Accanto vi faranno 
alcuni Pafieri , uccelli lafcivi , e lufluriofi » ed un Armelli- 
no 9 del quale dice 1' Alciato : 

Dinota l' <Artnellin candido » e nétto <, 

&« Vóm , che per parer bello , e lafci<ver, 
Si coltiva la chioma , e 7 vifo , e l petto, 

A LASC1- 



197291 



ICONOLOGIA 

v 

i a s e 



- 



DOnna con ornamento barbaro , e che moftri con un dito di frcgarfi 
leggermente la èefta. 
Così la dipingevano gli Antichi , come fi vede appretto ii Pierio . 

* *■ - ' - ■<• ■ 

De' Fatti » vedi Libidine . 

LASSITUDINE , O LANGUIDEZZA ESTIVA . 

Di Ce/are Bjpa . 

DOnna magra . Sarà di abito fottile , affai leggermente veftita , moftran- 
do il petto difcoperto . Colla finiftra mano fi appoggerà ad un ba- 
ttone » e colla delira terrà un ventaglio , inoltrando di farli vento . 

Per la Languidezza » o Latitudine ( come abbiamo detto ) intendiamo 
quella debolezza , che efteriormente accade al corpo , e che P annoja . 

Si dice eftiva » per dimoltrare non già la Languidezza , o Latitudine cagio- 
nata da malattìa , o da altra cofa ; ma quella caufata da Stagione natural- 
mente calda » che è 1' Eftate . 

Si dipinge magra » perchè efalando la foltenza del corpo » per mezzo 
del calore» che la diffolve» viene necenTariamente a dimagrarfi . 

L'abito» ed il petto nudo fono fegni così della ltagione » ufando gli 
Uomini in quella velìimenti affai leggeri » per fentire men caldo , che fia 
potàbile ; come ancora fono fegni del calore - che attualmente fi trova in 
Languidezza . 

Coli' appoggiarli , inoltriamo aver bifogno di foltentamento » e chi ha 
bifogno di foltentamento » non ha forze fuffìcienti per fé lteflo , il che è 
propriiflimo della noltra figura » che fi è detto eflfer debolezza di forze del 
corpo umano . 

• Il ventaglio moltra , che movendo 1' aria proffima già rifcaldata , fa_9 
luogo all'altra più frefca»..il che è. di molto refrigerio al corpo » dima- 
aieracchè l'ufo del ventaglio, etfendo per la noja , ed affanno del caldo» 
dimottra fufficientemente quello , che propriamente fi trova nella langui- 
dezza » che è la detta moleltia del calore . 

L E A L T A» . 

Di Ce fare Hip a . 

DOnna veftita di fottiliflìma vefte . In una mano tenga una lanterna^ 
accefa » nella quale miri attentameute , e nell' altra una mafchera 
fpewata in più luoghi , e fia in atto di sbatterla in qualche muro , o faffo. 

La 



ro m o ~§iy a R-T-o. $ 

La veftc fottile inoltra , che nelle parole dell' Uomo leale fi deve_* 
fcuoprire l' animo fincero *• e fenza impedimento -, effendo le parole i con- 
cetti dell' animo noftro , come la vede ad un corpo ignudo . 

La lanterna medefimamente fi pone per T anima , e per il cuor noftro^ 
e lo fplendore , che penetra di fuori col vetro , fono le parole •> e le_> 
azioni citeriori ; e ficcome la lanterna manda fuori quel medefimo lume • 
che nafce dentro di lei , cosi 1' Uomo leale deve effer dentro , e fuori 
della medefima qualità . A quello propofito diffe Criito Nofiro Signore : 
Sia tale la voltra luce predo agli Uomini , che elfi ne rendano gloria a_j 
Dio ; e che alla fama de' meriti voltri corrilpondano le opere . 

La mafchera , che getta per terra •. e fpezzata , moitra medefimamente^» 
il difprezzo della finzione » e della doppiezza dell' animo » come fi è raa- 
ftrato in altri propofiti . 

Lealtà . 

DOnna veftita di bianco , che aprendoli il petto , moftri il proprio cuo- 
re , per eflere ella una corriìpondenza dell' animo » colle parole i o 
colle azioni , acciò le fia intieramente preltata fede . 

Lealtà. 

DOnna veftita di bianco . Tiene la mano delira al petto , ed un Cagno- 
lino appretto . 
La mano delira fopra il petto lignifica integrità dell' animo ; ed il 
Cagnolino , per la propria inclinazione , parimente fedeltà , e lealtà , 

De' Fatti , vedi Fedeltà , e Sincerità . 




A 2 



LEGA 



■ . - ■ 



ICONOLOGIA' 
LEGA. 
pi Cefan ftp** 




DUe Donne abbracciate ìnfieme , armate dì elmo » e corsaletto » con__s 
un' afta per una in mano, fopra una delle quali fia un Arione , e (òpra 
T altra una Cornacchia. Sotto i piedi di dette Donne Itia una Volpe dirtela . 
Tefeo « per quanto riferifce Plinio , fu inventore della Lega » detta__» 
da' Latini , Fcedus * ..che più anticamente » per autorità, di Ennio , fi diceva 
Fidus ', e quelli che ne avevano cura ■> erano chiamati Feciales (#); perchè 

alla 



(j) Feciales erano «tetti tf facìenào fecondo Petto, comecché pacem , & fodera 
facerent ; e fecondo Ybflia a fatu , five fanio , perchè foflenevano le veci di Ora- 
tori . Quelli furono iftituiti da Numa i ma il primo , che coftituiffe la torma 
al gius feriale , f u , fecondo ciò. che ne riferifce Tito. Livio , Anco Marzio Quar- 
to Re de' Romani . Valeria Mafiìno però , nel libretto , che. a lui fi attribuifce 
4e nomnikas chiama autore di quello gius un certo Sertora, o Sertorio. . Il Col- 
legio de' Feciali era comporta di venti Sacerdoti , i quali ft creavano nello ftef- 
fo modo. , che i Pontefici . Il principale officio di quelli era di foprafedere alla in- 
timazione da farfi di guerra , ed alla pace da ftabih'rfi ; e dovevano, efler bene 
offervanti , che non s' intraprendefle guerra. , fé non fé giufta e Quindi , aliar* 
*hè alcuna gente aveffe recata ingiuria a' Romani , uno de' Peciali di Roma-, 

colà 



TOMO §_V ARTO. ? 

alla fede pubblica tra' Popoli erano propofti , come piace a Varrone » ed 
elfi avevano cura , che giuda Guerra fi pigliale » e quella ceffata » colla_j 
Lega j e Confederanza fi coflituiffe la fede della. Pace j di che. pienamente 
tratta il Panvinio : De Civitate Bimana . 

Menalippo Legato del Re Antioco, affegna tre fòrta dì Lega in. Tita 
Livio : Una quando fi fa pace co* nemici vinti , imponendoli loro legge» 
ed aggravj ad arbitrio de' vincitori ; 1' altra » quando i nemici reilando in 
guerra del pari , con patti eguali di rendere colè tolte % e mal poffedute» 
fanno pace ; terzo quando fi fa amicizia i ed amiltà. con Nazioni ». che non 
fiano fiate mai nemiche . Ma la più antica confederanza nominata da Livio» 
nel primo libro , fatta tra gli Albani , e Romani » non cade fotto niuna__» 
delle tre fuddette forti , poiché fi (labili la Lega » con patto » che fi com» 
patteffe prima tra i tre Orazj , e Curiazj" 5 e che quella Patria con buona 
pace (ìgnareggiafle V altra , i cui Cittadini rimaneffero vincitori : eppure 
quello accordo chiamali da Livio Fadus, dicendo egli: Triujqmm dimica- 
rent r Fadus ittum inter R^manos , & ^Albanos efl bis. legibus » ut cujus Topuli 
Cives ea certamine vicijfeat » is alteri Topaia cum bona, pa.ce mperitam . 

La forma ufata da* Romani di giurare fopra l 5 offervanza di tali patti 
di amirtà », e confederanza » vedefi in Tita Livio nella medefima lega tra. 
gli Albani , e Romani » ed è riportata dal Biondo lib. 4. de B&ma trium- 
pbante t dal Sigonio lib. 1. cap. i.de antiquo jure Italia, e dal Briffbnio nel- 
le formole . Uno de' Sacerdoti feciali » che vinti erano » dopo molte ceri- 
monie diceva : Se il Popolo Romano per pubblico. Configlio farà il pri- 
mo a mancare da quelli patti » e leggi , tu Giove » così ferifci quello Po- 
polo , come io ferifco oggi quello Porco » e tanto più ferifcilo * quanto 
più puoi . Detto quello , percuoteva un Porco con un felce ; la qual forma. 
è da Claudio Paradino affretta in quello Dittico ; 



1)t Scrofe <vobis prafentibm accidìt Oli » 

Sk nubi cont'mgat » fallere fi bic cupìam . (a} 



teggefì 



colà fi portava , onde Rama rafie riitaurata della ricevuta oifefa ; Che fé ciò non 
era pontualmente efeguito. , egli loro trenta giorni accordava , ne' quali matura- 
mente pateffero riflettere a' loro doveri ; fcorfi i detti giorni , potevafi giufta— 
mente intimare in guerra . Ed in quella cafa il Feriale fi portava di bel nuova 
a' confini loro , e riguardandoli già come nemici , gettava vedo quelli un' afta 
infanguinata , e con certa prefcritta tarinola ad elfi dichiarava la guerra . Come le 
guerre s' intimavano , cosi le leghe fi ftabilivana per uno de* Pedali , il quale 
mentre era in tal funzione , era chiamata Pater feltratiti , perchè fatrabat , fve 
ffsjlabat il giuramento per tutta il Popola . 

Giudicavano ancora i Feciali intorno alle ingiurie arrecate agli alleati . Invigi- 
lavano per l l inviolabilità de' dritti , e perfone de' Legati , refeindevaao la pa- 
ce , allorché non roffe (lata fatta legittimamente j ed in fornma fopraftavano a 
tutto cìt j che apparteneva alle corti ederazioni . 

. (a - ) Il vero rito che fi ufava nello ftabilire la pace ; nel fermare confederazio- 
ni 3 e leghe , era il feguente : Udite le Legazioni , compiuto il configlio ,- fatta 

la lega 



6 I C N L G I A 

Leggefì altra forma ufata- da' Greci , appreffo Omero nella "terza Ilìa- 
de » ove fi pattuifce Lega» ed amicizia , rimettendo prima la fomma della 
guerra nel fingolar duello tra Aleffandro , e Menelao , per amor di Elena' 
in quella maniera » e condizione ; che il Vincitore ottenga le ricchezze ì 
è le bellezze di Elena» e gli altri reftino in ferma confederata pace. 

Alexander, & bellico fus Menelans* 
Longis haflis pugnabtmt prò mdiere : 
ViElorem attieni mulier » & opes fequentur » 
Cateri vero amicitiam i & fodera firma ferentes . 

Tutto ciò ftabilito in cotal guifa » pigliava I' Imperadore » lavandoli 
prima le mani coli' acqua » un coltello » e sradicava dal capo di alcuni Agnelli 
i peli , i quali fi diilribuivano a' Principi dell' una » e 1' altra parte ; es- 
ponendo patti dell' accordo » fcannava gli Agnelli podi in terra , e vi 

fpar- 

la lega. Quelli » che erano per efeguire lo ftabilito , e quelli , che volevano 
effer prefenti , fi ragunavaho di buon mattino in pubblico luogo , per figu- 
ra j nel foro ; e avanti il Re , o i Confoli , il Feciale così pregava : 'Ju* 
bes ne me , Rex , curri Patre Patrato Papali e. g. Albani , fiedm inìre ? Comandando ciò 
il Re , foggiungeva il Feciale : Sagmina te , Rex , pofeo . Il Re allora : Pura toU 
Uio .• Dopo quefto , il Feciale recava dal Campidoglio la Verbena [ Per Verberi* 
intendono molti ogni erba tolta da luogo fagro.j medefimamente i rami , le ver-» 
ghe , le frondi di tutti gli Alberi fagri , come di Lauro , di Oliva , di Mirto &c» 
fi denominano Verbene . Abufivamente però , dice Voflìo , giacché la Verbena..» 
propriamente' è erba fagra , e come molti vogliono, pianta di Rofmarino , che er* 
prefa da luogo fagro del Campidoglio , colla quale fi coronavano i Feciali , ed 
il Pater patratm , che dovevano ftabilire Ja confederazione , o dichiarare la guer- 
ra ) Portata pertanto che aveva il Feciale la Verbena, così feguiva a pregare : 
Rex , farti ne me tu Regiùm Nuntìum P. R. Qidrit'mm ? vafa, comitefqua meos ? Rifonde- 
va il Re : Quod [me fraude mea , Pepulique Romani Quiritium fiat , f acito . Allora dichia- 
rava il Patre patrato , toccando colla Verbena la tefta , ed i capelli a quello , che 
doveva ricevere il giuramento dal Feciale dell' altro Popolo e. g. Albano . Lo fteflb 
fi faceva dal Feciale dell' altra parte . Seguito quefto , i Feciali fcrivevano le leg- 
gi in due tavole , una delle quali confervar fi dovefle appreffo il Popolo Ro- 
mano j 1' altra appreflb il Popolo confederato . Quindi a chiara voce le legge- 
vano . Recitate le leggi , il Feciale del Popolo Romano , prefente il Pater Pa* 
trato e. g. degli Albani , così giurava : Audi , "fupiter , aridi , Pater Patrate Po» 
pulì Albani , audìtu , Populus Albanm ,- ut illa palam prima , poftrema ex illh tabulis, 
arane recitata funi fine dolo malo s utique ea èie badie reflilfi-ma intelleBa funt , illh le- 
gibus P.R. prior non def.ciet : fiprior de j 'exit pub lieo- confilio , dolo malo , tum ilio die, 
fupiter , R.P. fic ferito, ut ego hunc Porcum Mie feriat/t :, tantoqut magis ferito , 
quanto magis potei , pollefque . detto che aveva quefto , percuoteva il Porco con uà 
felce . Lo fteflb giuramento faceva 1' altro Feciale . In ultimo i Feciali , ed i Pa- 
ttati immolavano a Giove quel Porco . Col progreflb del tempo fu cangiato 1" 
ufo di ferire il Porco col felce , ma folamente fi gettava lontana da fé la detta.» 
pietra . . ^ . 



TOMO Q_V ARTO. 7 

fpafgeva fopra del vino , dicendo : o Giove , a quelli » che prima rom- 
peranno i patti, cosi fcorra per terra il lor cervello, come quello vino*. 

^fupiter augufliflìme , & maxime , & immwtalcs Dii atteri* 
Viri priores fadera viola-verini , ì 

Sic ipjorum cerebritm burnì ftttat , vénti hoc vinata . 

Ma noi nella prefente figura non intendiamo rapprefentare niuna del- 
le fuddette farti di Lega , perchè cadono fotto la figura della pace , ed 
amicizia ; poiché non lignifica altro più propriamente la voce latina , F<z- 
dus , che la pace , e 1' amicizia , la quale [labilità , fi formava con quello 
principio di parole : AMICITIA ESTO : di che n' è particolare Ofierva- 
tore il Briifonio nel lib. 4, delle fue Formole , dicendo : Livius lib. 38. 
eomprobat Fcedus curvi ^Antioco in hac verbo, confcriptum fuiffe , lAmìcìùa l{egi 
vintiocho cum P. J^. bis hgibiis , & conditionibns eflo . Sicché noi efprime- 
remo un'altra forte di Lega, ed è quella, quando due, o più parti fan- 
no Lega , e accordo di unirli contro un loro comune nemico : tale fu la_» 
Lega di Pio Quinto col Re Cattolico, e colla Repubblica Veneziana con- 
tro il Turco , la quale fu detta Sacrata Fadus, e il Monte» eretto fu (lidio 
per tale imprefa , chiamafì tuttavia: Mons Sacri F ceder is , e vedefi la det- 
ta Lega dipinta nella fala Regia in figura di tre Donne abbracciate , una 
delle quali rapprefenta la Santa Chiefa , la feconda Spagna » la terz,a Ve- 
nezia , diitinte colle loro folite imprefe, e armi. 

Noi abbiamo figurate due donne armate , e abbracciate , per denotare 
1' unione , e accordo di aiutarli coli' armi contro il nemico . 

L' Arione , e la Cornacchia fono fimbolo della Lega contro un com- 
mune nemico , perchè quelli due augelli fono nemici alla Volpe , la quale 
è ad ambedue avverfaria, onde efli accordane d* affaltare unitamente infie- 
me la Volpe, e di lacerarla, e {pelarla col becco più, che poffono ; però 
abbiamo polla la Volpe flefa fotto li piedi della Lega fimbolo in quello, 
luogo del nemico , che da' collegati atterrar fi cerca , mediante la guerra * 
delia quale è geroglifico V alla, che ciafeuna delle due Donne tiene in 
mano . Che l' Arione , e la Cornacchia , polli fopra le afte » fiano amici , lo. 
dice Ariit. lib, 9. cap. 1. degli animali , ornici Cornix » & ^irdeola: Che_s 
facciano lega contro la Volpe fi raccoglie da Plinio lib. io. cap. 72. Cor- 
si* , & ^irdeola. contro, Vulpium germi communibus inimickiis » 

FATTO STORICO SAGRO. 

AL furore dell* invitto Giofùè » che per ogni dove trionfava, perchè 
da Dio mirabilmente afUftito* pensò di far refillenza Jabin Re di Afor , 
lulingandofì di fuperarlo , affidato fùfia quantità delle truppe, che ebbe i« 4 
animo di adunare . Spedi pertanto in diverfi luoghi varie ambafeierie • 
per formare una Lega , per la quale ottener potette una ficura Vittoria * 
Spedì a Joab Re di Madori, al Re di Sameron, al Re di Acfaf; ai Re 

che 



» ICONOLOGIA 

che abitavano al Settentrione ne' Monti, e nel piano Boreale» al Lago di 
Ceneret, ai paefi, e popolamenti di Djr. Mandò a tutti i Cananei, che 
rimanevano nell' Oriente , e nell'Occidente, agli Amorrei, agli Etei , a' 
Ferezei , e Jebufei, che foggiornavano ne' Monti, ed agli Evei, che po- 
polavano le falde del Monte Ermon nel paefe di Malfa . Baitò la propo- 
lla , per effer ognuno , pronto alla lega , che fu fubitamente riabilita . Qua- 
le infelice fine però avetfe, non può ballantemente efpri merli , benché tut- 
ta la maraviglia la tolga il rifleifo , che 1' Altìffimo reggeva il bfaeeio di 
Giofuè . GÌ' innumerabili armati dunque * che contra di quello Campione 
fi unirono , non folo furono pienamente disfatti , ma tagliati tutti a pezzi . 
Giofuè cap. il. 

FATTO STORICO PROFANO. 

MUzio Suffezio Re degli Albani flrinfe lega con i Romani , e fecon- 
do l'obbligo della Confederazione, fi portò in ajnto di elfi nella_j 
guerra de' Fidenati . Differì però il combattere, per ben vedere dove incli- 
nava la fua fortuna . La Vittoria fu per i Romani . Tullio Oftilio , che fom- 
mamente aveva avuto a sdegno il poco onelto politico procedere di Mu- 
zio Suffezio , lct/ece-^ arredare come violatore della Confederazione , e fat- 
tolo legare a due Carri, fpinti i Cavalli indiverfe parti, retto l'infelice 
miferamente divifo . Lucia impello . Notizie det Mondo . 

FATTO FAVOLOSO. 

LA Lega , che chiamali l' intraprefa de' fette Prodi, è renduta affai 
memorabile per le favole . Qefla avvenne , perchè Adrafto Re di Ar- 
go allretto a ritirarli in cafa di Polibo fuo Avolo , per involarli alla per- 
fecuzione dell' ufurpatore , che fi era impadronito de' fuoi flati , collega- 
tofi con Polinice, Tideo, Anfiarao, Capaneo, Partenopeo, ed Ippomedon- 
te , pofe in piede un poderofo efercito , di cui egli (leffo in feguito fu 
Capo, e .portatili contro Tebe, la rovinarono affatto, tagliando a pezzi gli 
abitatori quaficchè tutti . Iginio . Tindaro , Euripide , cc% 




LEGGE 



TOMO £LV A R TO. 
LEGGE NATURALE 
Di Cefare Hjpa . 




UNa bellifllma Donna . Sarà mezzo nuda , con capelli naturali giù ftefi» 
e non intrecciati per arte . Avrà velate le parti meno onefte colla_j 
pelle dell' Agnello . Sederà in un belliffimo giardino , e terrà un compaia 
Ìò in mano , delineando un paralello , con fopra il motto : ^EQUA LAN* 
CE; ed avrà quella figura un'ombra di fé ItelTa , quale moltrerà coli' in» 
dice della finiitra mano. 

Si dipinge una belliflima Donna , perciocché Iddio fece dapprincipio * 
e fa ognora tutte le cofe fue belle , e perfette , come è fcritto nel Deu« 
teronomio cap. 32. Dei perfetta funt opera. 

Si rappreienta mezza nuda» co' capelli naturali giù flefi , fecondo la 
natura , e non intrecciati per arte 1 perchè quelfa Legge è femplice » co» 
me fatta da Dio fcmpliciflimo. , 

Ha velatele parti meno onefte 5 colla pelle dell'Agnello» perchè nello 
flato dell' Innocenza 1' Uomo ibggiaceva alla Legge Divina » alla quale_» 
contradicendo, fi parti dal precetto . Indi forti che perdette la Grazia dopo 
il peccato , coperto , per mifericordia di Dio , colla pelle dell' Agnello « li- 
gnificante Cri ito, il quale fuit occifits ab origine mandi, come fcrilfe S. Gio. 
nell' Apocaliìfe al cap. 13. allora Dio: Fecit eis tunicas pelliceas. Gen. 3: 

"B Si' 



io ICONOLOGIA 

Si rapprefenta, che fieda in un bellìfilmo giardino» perchè fu pofhu» 
nel Paradifo terreftre , dal quale poi cacciata » colle proprie fatiche , ed 
ingegno coltivò eftà Terra » acciò producete quanto di bella oggi fi fcorge 
lifcire . 

Tiene il compatto in mano , delincando un paralello, con (òpra il mot- 
to : ./EQUA LANCE , acciò s' intenda la gìuflezza di quella Gùiftizia, 
quale confitte fare ad altri ^tod tibi vis fieri » e non fare ad altri » quoti 
tìbi non <vis fieri .. Mat. al 7. 

L'ombra di fé netta , che moftra coli' ìndice della Gniftra mano, vi fi 
mette , acciocché meglio fi fcuopra la Legge Naturale , la quale opera di ma- 
niera col Proflimo , che lo fa Amile a fèlleiìo * e perciò fino i Filofofi 
àanno detto » che uiimcui eft alter idem . 

LEGGE N U O \ A . 

DOnna giovane , di fuprema bellezza . Avrà la tetta circondata da_j 
chiari, e rifplendenti raggi, e la fronte cinta di una benda di color 
bianco . 

Sarà veftìta di un candido , e fottìliffimo panno di lino , che quafi rao- 
ftri 1' ignudo » Sarà appoggiata ad una Croce ; ed avrà il braccio alto ,. colla 
mano , nella quale terrà una tazza ♦ verfando con etta. chiariflìm' acqua » 
Dalla finittra parte vi farà una pietra quadrata a guifa di un pièdettallo-, fb« 
pra della quale vi farà un libro » nel quale fia fcritto.* EVANGELIUM, 
pofandovi fòpra di etto la finittra mano ; ed apprettò, vi farà un fatto con 
un pajo di ali, col motto che dica: ONUS LEVE ^ 

Giovane fi dipinge » a differenza della Legge vecchia . A 

La fuprema bellezza * ed i chiari nfplendenei raggi , che .le circonda- 
no la tetta , il tutto dimottra , che la Legge nuova ri£j>lende per tutto il 
Crittianelimo- , anzi" colla fuprema maettà fua atterra ». e fpaventa gif Ere- 
tici , Sciamatici » e tutti quelli che fono contro la Santini ma- Fede Crittia- 
na ; poiché neh" avvenimento dell' Altiflimo Signor Noftro Gesù. Grido, fi 
fece chiaro, quanto era occulto», adempiendoti" tutte le Profezìe^ 

Il veltimento del candido, e fottilHfimo pannolino, ne figniffca,. che 
lìccome il panno lino lavandoli diviene candido » e puro: così il Peccato- 
le nella Legge nuova [ mercè la Santiujma Confezione J retta puro , e_» 
netto da ogni macchia del peccato.» facendo la penitenza» che dal Sacer- 
dote gli far* im polla , accompagnata con lagrime ». e pentimento, il che_> 
fa chiara , e pura 1' anima, nottra * onde S. Bernardo fùper Cant. Lacr.ym& 
pomhenti<e fune indices v ed- il Regio Profeta nel. Salmo noi. dice : Et potnm 
meum cura ftetu mifcebam .. Davide » Salmo cq> chiedendo milèricordia a_j 
Dio: Lavabi* me* coli* acqua della tua Cinta grazia , che fi acquiìia nel 
Sacramento della Penitenza? Et juper. nivem dealbabor.. L' anima mia lava- 
ta dalle macchie de' fuoi peccati rettarà più candida della neve : l' inetto 
Davide nel Salmo 95. confermò quetto medeGmo penfiero ». dicendo : Con- 
fisjjìo ejits » & pulebritudo in conjpecln ejus . Confefjìo » ecco il Sacramento della 

Peni- 



V 
TOMO QV A R 7*0. ii 

Penitenza , &• pidclmtado in confpeSl» eiu-s , ecco 1' effetto di rendere l' ani- 
ma chiara , e bella nel colpetto di Dio . 

Lo Ilare appoggiata alla Santiffima Croce denota » che ficcome nel Mon- 
te Sinai fu data la Legge : così all' incontro netta Legge nuova , per Ia_j 
Paflione , e morte , ch« fece il Noftro.' Signore in effa Croce , fu la vera 
falute ,' e la Redenzione del Genere Umano . 

Il verfare la chiariffima acqua , ci dimoftra , che fiecome nella Legge 
vecchia- fi- coitumava- la Circoncifione ; a differenza di quella , nella Legge 
nuova fi coltuma il Santifsimo Battefimo, il quale fa che l'Uomo diventi 
figliuolo di Dio Noftro Redentore * ed Erede del Paradifo , e non folo 
{cancella il peccato originale , col quale tutti nasciamo ; ma ancora tutti 
gli altri peccati , e riempie 1' anima di grazia , e di doni fpirituali ; ficchè 
è di tanta confiderazione quello Santiffimo Sacramento , che il Signor Id* 
dio dice : Rgfpondii ^sfus , ^imen , *Amen , dico ubi , nifi qitis renatus fue- 
tti ex aqua, &• Spirito Sanilo-, non potefl introire in Hegmm Dei . jo: cap. 5. 

L r avere circondata la fronte dalla benda di color bianco , lignifica la_j 
Crefima , la quale è confermazione del Santo Battefimo » e 1' effetto dì 
quello Sagramento della Crefima , è 1' acerefcimento della grazia , e della, 
virtù , in fare la perfona . collante , e forte a confeffare il nome di Gesù 
Crilto , quando folle bifogno , fenza timore , e farlo forte nelle battaglie 
Spirituali . ^icìt ^ipofi. cap. 8. 

La pietra nella guifa che dicemmo, fopra la quale vi è il libro no- 
minato t potandovi fopra la mano finiftra , fa chiaro , che detta Legge fi 
pofa , ed ha per fondamento Crilto Noftro Redentore , ed i fuoi Sacratiffi- 
mi Evangeli , onde S. Paolo ad Corintbìos : & Cbrifim erat Tetra . 

Il fallo che le Ita appreffo , come abbiamo detto > col motto : ONUS 
LEVE , lignifica la piacevolezza della Legge nuova . 

La ragione perchè la Legge nuova è leggera» e foave, è perchè i fuoì 
precetti fono di ardente amore , e di benevolenza ; onde Mosè giunto al 
fine de' giorni fuoi, per confolar gli Ebrei » diffe nel Deuter. 33. Veniet 
Dominus de Synai , & in dextera ejus Lex ignea , volendo con tal promeffa_j 
accennare la differenza tra la fua. Legge, e quella di Crilto ; che fé la__» 
fua era ftata greve , e pefante , fcritta in duri marmi , quella di Crilto 
farebbe ftata leggera , ed amorofa : In dextera ejus Lex ignea . Il fuoco è 
leggero , vola in alto , ed ogni colà , per grave che ila , folleva in alto; 
e 1' amore alleggerire ogni pefo , facilita ogni difficoltà , e fa volare in_» 
alto cuori di fatfo , più pefanti di ogni gran duro felce : però Crilto in_s 
S, Matt. cap* 1 1 . palesò la foavità , e la leggerezza di quelta Legge » quan- 
do diffe : "jugum meum fuave ejl , & onus menni leve . 

LEGGE VECCHIA. 

DOnna vecchia , veftita all' Ebrea ; e detto veftimento farà di colore^ 
turchino , chiaro , e rifplendente . Starà alla radice di un altifsimo 
Istante ; e colla finiltra mano terrà le Tavole della vecchia Legge, ove_j 

B 2 fieno 



ii ICONOLOGIA 

fieno fcrittì ì io. Comandamenti . Golia delira terrà una verga di ferro ; e_» 
da una parte vi farà una gran palla di piombo , col motto che dica : PON» 
DUS GRAVE . 

Vecchia fi dipinge i per rapprefentare 1* antichità del tempo , nel quale 
fu data la Legge dal Signor Iddio ; e 1' abito all' Ebrea * a chi fu dita_a 
detta Legge . Il colore turchino di detto veltimento chiaro « e il rifplen- 
dente , ne dimoltra , che Mosè partito dal Monte Sinai all' apparire , 
che fece agli Ebrei, 1' aria che prima era ofcura , turbata , e tenebro- 
fa , diventò pura , lucente » e del color celeite . 

Lo (lare alla radice dell' altiiTìrao Monte , è pei dimoftrare , che fu 
quello furono date dal Signor Iddio a Mosè le Tavole fopraddette , che per» 
ciò per tal dimoltrazione le rapprefèntiamo nella mano finiltra alla detta_« 
figura i 

Tiene colla delira mano la verga di ferro, come abbiamo detto •> per 
lignificare il dominio , che danno le Leggi f>pra i mortali, come ancorala 
durezza , e il caltigo di eifa Legge , alludendoli alla Sagra Scrittura , la 
quale dice: REGES EOS IN VIRGA FERREA . 

Le fi mette accanto la palla di piombo , col motto : PONDUS GRAVE, 
per dinotare la fua gravezza. Era grave, e pefante , perchè i fuoipre« 
cetti erano rigorofi , minaccevoli , e fpaventofi ; che perciò era Legge di 
timore , e di fevera gìullizia : quindi era chiamato Iddio Signore delle venr 
dette , Salmo 93. Deus nlùomm D >mims , Deus ultionum libere egit . Signor 
delle vendette , per punire l'indurato Popolo d' Ifraele . ^iit Dom/nus : cer- 
no quod Topulas ijle àura eervicis jtt : dimitte me-, ut conteram eum , <& de- 
leam nomen ejus fub calo . Sicché ad un Popolo di dura cervice era con- 
veniente Legge rigarofa , ed ella cosi grave, e pefante , che negli Atti de- 
gli Appoltoli al xv. fi legge : §>jam neque nos , neqtte Tatres uojlri portate 
fotuimus i 

L E G G E. 

Lì Ce/are Bjpa . 

TV /T Atrona attempata dì venerando afpetto. Segga in Tribunale con màe» 
XV J. ita. Abbia in télta un Diadema . Tenga nella deitra mano uno feet- 
tro, intorno al quale fia uria cartella, col motto: "Jiéett & prohibet .So- 
pra il ginocchio finiitro pongali un libro dritto, ed aperto, nel quale..» 
fia ferino: In Legibus Salus . Sopra il libro appoggi la man finiltra , colla 
quale tenga il Regno Papale, e la Corona Imperiale. 

Qyelta figura è fondata principalmente fopra quella definizione prefk 
dal Greco: Lex e(l fanello fanBn , jubens bottefla , prohibtm contraria* 

La Legge fi affomiglia ad una Matrona venerabile . Siccome la Matro- 
na governa, e conferva la. famiglia, così la Legge governa, e conferva 1» 
Repubblica . 

£' Matrona attempata, per edere la Legge antichilliraa , fatta nel bel 

prin- 



r o m o q^v a r ro. % 

princìpio del Mondo a' primi noftri Parenti , a' quali fubito creati , Iddio 
vietò, che non mangialfera il pomo. Seguitò poi la Legge Mofaica» data 
pur da Dio » e 1' Evangelica dettata dal fùo diletto Figliuolo , vero Dio » 
e vero Uomo . Tralafcio 1' antichità della Legge importa da Minoe a* Cre- 
tefi , da Dragone , e da Solone agli Ateniefi , da Ligurgo a' Lacedemonie- 
fi , da Numa Pompilio a' Romani , e dalla Repubblica Romana nelle Tue 
xii. Tavole, prefe dalla regolata Repubb. Ateniefè . 

Siede in Tribunale , perchè nelli Tribunali fedendo « fecondo le Leggi 
da 1 dotti Leggati giudicarli deve. 

Ha il diadema in tetta, per efler ella Santa determinazione, e con_» 
ragione Santa dir fi può la Legge, perchè è cagione, che fi efercìti il be- 
ne , e fi fugga il male ; laonde tiene Demoftene , che la Legge fia un_» 
ritrovato , e dono di Dio , alla quale conviene , che tutti gli Uomini ub- 
bidifcano . Lex efi cui bomines obtemperare conventi , cnm «b alia multai tum 
vel eo maxime , qitod Lex omnis inventum quidem , ctc Dei munus efi . Però 1' 
Orator Romano chiamò le Leggi : SancHones facrató , &■ [aerata Leges ; 
Le quali, come Sante, e Sacre non fi pofifono violare, fenza condegna^ 
pena . 

Tiene Io feettro nella delira , perchè comanda cofe giufte ed onefie . 
e proibifee le contrarie , come Regina di tutte le Genti , riverita fin dalli 
Re , che fotto lo feettro del Dominio loro la fanno riverire , ed ofierva» 
re da tutti li fuoi Popoli . 

Il libro denota la Legge fcritta , la quale trafgredìre non fi deve , ef- 
fendo in eOfa polla la fallite delle Città . In Legibus pofita ejl Cìvitatis falus, 
dilfe il Principe de' Filofofi nel primo libro della Rettorica eap. 14. Se_* 
non foife la Legge , che lega la sfrenata licenza , il Mondo farebbe totalmente 
dhfoluto, e ripieno d'inganni, d'ingiurie, di torti, di oltraggi , e di mil- 
le misfatti, per il che fi turbarebbe 1' univerfale quiete, e perirebbe la 
falute di ogni Città ; però il medefimo Filofofo nel terzo della Repubbli* 
ca dice : Lrgtm pr.eejfe Civitati efi optabile . 

11 Regno Papale, e la Corona Imperiale tenuti dalla mano finiftra fb- 
pra il libro , fono fimbolo dell' una e dell' altra Legge , Canonica , e Civi- 
le , Pontificia , e Cefarea, nelle quali fi comprende la feienza della Legge 
Divina , e Um»na . 

Legge della Grazia , nel fopraddetto luogo . 

DOnna a federe, che colla mano delira dà la benedizione. Sopra ?a_» 
mede firn a mano vi è la Colomba dello Spirito Santo . La detta Don- 
na fiede fopra un gran vaiò, dal quale elee gran quantità di acqua» e £> 
pra il vafo fono più cornucopj j nella fommità de' quali fono figurati 
gli animali de' quattro Evangelifti . Oltracciò nella mano Anidra tiene un 
libro aperto * furinovi dentro : In principio erat Vtrbum « &e, 

legge 



14 ICONOLOGIA 

Legge del Timore nel fopraddeto luogo . 



D 



Onna col vifo elevato » e tiene colla mano definì le Tavole dell' an- 
tica Legge » e colla finiltra la fpada verfatile , 

Legge Civile nel Sopraddetto luogo . 



UNA Donna che (lede , e tiene colla delira roano una bilancia » e uni 
fpada; e fopra una parte di e Afa bilancia è porto un de' fafei dei Lit- 
tori ufati dagli Antichi [ a ] e fopra 1' altra parte una corona regale » e_> 
colla Anidra mano tiene un libro aperto, fopra il quale è polta una Co- 
rona Imperiale , ed in elfo è fcritto : Imperatoriam majeflatem non folum ar* 
mis decoratami fèd etiara legibus armatam ejjc oportet. 

LEGGE CANONICA. 

Come dipinta nella Librerìa Vaticana . 

DOnna, che fa a federe. Colla delira mano tiene una bilancia» nella 
quale fono polle da una parte corone di oro » circondate di fplendore» 
e dall'altra parte un Calice» Umilmente circondato di fplendore » dentro 
al quale fi vede una feope ; e nella finillra tiene un libro aperto , fopra_j 
il quale è polla una mitra da Vefcovo ; ed ha dalla banda delira del ca- 
po la Colomba dello Spirito Santo. 




LEG- 



Qa) I fafci,che portavano i Littori, appreffo i Romani erano alcune verghe ammana- 
te dell'Albero Betula, , o Betulla , che è pianta., che nafee nella Francia di una ma- 
ravigliofa candidezza pieghevole molto , ed attiflìma-a formar delle verghe . I Roma- 
ni la trafportarono in Italia, e di quella formavano, i falcicene erano portati da* 
Littori . Di quelli Littori fé ne concedevano dodici a' Confoli , ai Proconsoli , e Pre- 
tori delle Provincie fei; ai Pretori delle Città due; ed al Dittatore ventiquattro .Traile 
dette verghe era legata la feure , in modocchè il ferro fi, vedette a quefle fopra- 
ftare . Pu ciò dagli antichi iftituito , fecondo la tradizione di Plutarco ne' Pro- 
blemi , per dimoftrare nelle verghe ftrette , e legate, che l' ira de' Magiftrati nel 
punire non deve effere precipkofa, e che non dove vanfi feiogliere fenza giudo 
motivo. Quelli, che potevano effer corretti , erano battuti colle verghe; quel- 
li poi , che fi conofeevano incoreggibili erano feriti colla feure . L'officio de* 
Littori era lo iteflb , che al prefeute quello de' Birri . 



TOMO ^V A R TO. i% 

JLEG'GEDIDIO.. 

Del 3*. Tra Vincensào HjcciM.0» 

UNa Donna col veftimenno tutto lucido » e col giogo fulle (palle . Th> 
una mano tiene un libra negro, ed ofcuro, e neli' altra an lucido» 
e chiaro . Tenga fòtto la detira mano una ruota grande » e dentro quel- 
la ne fia un' altra pìccola , e dall' altra parte fia un triangolo col detto t 
CONGLUTINATIO . 

La Legge è mifura , e regola di tutte le azioni da fard, e da om- 
Bietteru* , dice San Tommafo .. B. TU. 1. 2. q> 90. ar. t. 

La Legge fi dice a lig.indo, fecondo Ifidoro '.. E' un Principe (dice Ari- 
notele ) 3. Tolit. al quale dobbiamo ubbidire; è- un Duce » che dobbiamo» 
feguire ; ed una regola» che dobbiamo, applicare in tutte le colè da farli .. 

Per la Legge [ diife 1' Apposolo San Paolo ] ad. B$m. j. <v. 7. fu co» 
nofciuta la colpa . Sed peccatimi non coglievi, mjì per Legemi nant conci** 
pifcentiam nefciebam » nifi Lex diceret non concupifces . 

La legge dee eifcr llampata in mezzo al cuor dell' Uomo» fpezialmen- 
te la Divina , come diceva Davide ; Et Legem tuam in medio cordis mei , 

La Legge di Dio f dice il Padre Sant' Agoitino ] in Uh. de fpìrit. , <&- 
Ut. è la carità-, e quella fu data, acciò fi chiedefle la grazia » e la grazia; 
fu data » acciò fi adempiile la Legge. 

Fu coJtituito con decreto imperiale » che tutte quelle cofè , che S fanno* 
contro la Legge » non folo fi tengano, per inutili ,. ma per infette [dice 
Gregorio Papa] m fyg* c£* bah. 25; 9* Imperiai* . I privilegi fono Leggi 
di Uomini privati, e £òno private leggi » imperocché il privilegio fi dice», 
acciocché fi dia alcuna cofa alle perfone private , dice 1' iiteflò lìb. $;. Etv- 
tnolog. Sono fiate fatte le Leggi » accio col timor di quelle fi reprima P 
audacia umana > e fia ficura 1' innocenza fra trilli»^ cosi dice Ifidoro ) lìb» 
». Etymolog. 

La Legge del Signore è veramente degna di nomarli ftradà- della ialute.- » 
« Duce ,. che reca gli Uomini alla Divina grazia .. 

l^o» fervit iììfjìs- Legis pmdentìa Carnis » 
"Peccati flìmnlos me operare potejl*. 

Sed » quia mens ameps paiitur matti corpus agri:* 
Cerere dmnwn. cogimur, aimlium * 

Lex igitur faeit » up pofcatur gratta ChriJU » 
*4rdita-. qjia Legis jitffa queant fieri. 

7L%ec 'tam non, "jaléat + carnalés vincere fenfitSu 
J£w j*JÌ£ Legis Condiwr ipfe jmal. 

Di 



%$ reo N O L o g r A ; 

Da Donna veftita con lucido velìimento , eh' emula al Sole , fi dipin- 
ge la Legge di pio, illuminando le genti, e dandogli vera cognizione del- 
la falute , come quel gran Pianeta , occhio dell' Univerio , fofpingendo i 
fuoi lucidi rai , mofira.a tutti il cammino* in_ fomigliante guifa ella fa 
chiaro a' mortali il fentiero del Paradifo ; ed il Principe de' geroglifici , per 
la velie intende la Legge vecchia, e nuova, come per lo colo? bianco là 
vecchia , e per lo rotto la nuova , appunto come fu ravvifato il Diletto ne J 
ca(H colloqui adorno dell'uno, e 1' altro colore. Cara. 5. v. x. DileElus can* 
didus , & rubicundus . ^ 

Tiene il giogo fulle fpalle , in légno, che fi deve oflèrvare da noi* 
ed operare , e. faticare , conforme i Buoi pel giogo , e benché quello 
quanto afe pare che femori cofa nojofa , fatichevole , e di dispregio, pu- 
re il giogo di quella Legger è di confolazione , e trasforma le fatiche-» 
in ripofo , e il difpregio in gloria , ed onore . Tali cofe recano a noi 
i precetti di Criito , benché ai poco fpirituali hanno fembiante di difonore » 
com' è 1' clfer povero , 1' efler perfeguitato , difpregiato , foffrir difpia- 
cere , ed ogni altra cofa per amor di Criito ; dunque è giogo non di duro 
legno , e {piacevole ; ma dorato , morbido , qual piuma , e colmo di onore . 

Il libro nero , che ha in una mano , ed ofeuro , è quello del vecchio 
testamento, che ha dell' ombreggiarne , effendo figurativo , ed in molta 
parte allegorico , e profetico ; 1' altro lucido , e fplendido , è quello del 
Vangelo , promulgato dal noitro Criito con molta chiarezza , effondo Leg- 
ge facile , e Legge dolcifllma di grazie . Le ruote una dentro 1' altra , in 
fegno , che una Legge di quefte contiene I' altra , come la vecchia con- 
tiene la nuova , figurandola , e la nuova contiene la vecchia , ftando 
quella in quella , per etlere il contenuto di quella , il figurato , e 1' adem- 
pimento . 

11 Triangolo , col detto : CONGLUTINA TIO , dinota le tre Virtù Teo- 
logali , cioè Fede, Speranza, e Carità, che per efler perfette , debbono 
ftar avviticchiate fempre infieme, e recar frutti di grazia, né portoni! fiac- 
care , qual' altro glutino fatto con due legni , indiifolubilmente accoppiati. 
Le quali virtù si eccellenti con quella legge , con che vanno infieme , danno 
vita eterna a noi , ed altresì colle opere commendate , da efeguirfi ; né 
fenza quelle, quella è valevole a togliere i peccati [come dice AgoftinoJ 
Legem injuflis hominibus dando ad demonftrandum peccata eorum , non auferenda , 
non enim aufert peccata-, nifi gratia fidei . Ecco la Fede *— che fuppone la 
Speranza . Jj»*e per dileilionem operatur , ecco la Carità ancora . 

Avveriamo il tutto con la Sacra Scrittura . Dipingefi la Sagra Legge 
del Signore , con fembianti chiari , e velie fplendida , che pareggiano al 
Sole, per dar chiarezza a noi , come dice il Savio ; Trov, 6. v. tz.guìa 
mandatimi lucerna efi , & Lex lux , & via vita increpatio disciplina . E il 
Salvatore con quella Legge ha illuminato il Mondo qual altro Sole ; ^oan, 
2. v. 9. Erat lux vera , qua illuminat omnem hominem venientem in hunc ntun- 
dum . E come Sole appare a quei che lo temono Mach. 4. v. 2. Et 
trìetur vobis timentibus nomen meum Sol fuflitite , Il giogo fulle fpalle dolce, 
■'■ . e fon ve 



r o m o qv a r r o. i 7 

e (bave Matth. 11. v. 30. Jugitm meum fuave efl . & oms meum leve. 
Che per dolcezza tale invitava ciafcheduno il Savio a foggiogarfeli Eccl. 
5!. v. 34. Et collum vefirum fnbjcite jugo . Il libro ngro , ed ofcuro, perle 
figure della vecchia legge 1. Cor. io. <v. 11. Uxc autem omnia in figura co- 
gìtabant illis , e San Paolo ancora . 2. Cor. 3. v. 14. 2^«e in hodicrnum enith 
dìem , idipfum <velamen in legione veteris testamenti manet non relevatum . Ove 
1* appellò legge porta fotto velame . II libro lucido della legge nova : Sap. 
18. v. 4. Incipiebat incorruptum legis lumen fóculo duri j Ecco il libro chia- 
ro , e Iuminofo della Legge fenz' ombra , e macchia . Tfal. 18. Hi. 8. Lex 
Domini immaculata convertens animus . E forfè queit' era il libro vifto da Gio- 
vanni fui Regal Trono , nella deftra di chi con tanta autorità fedeva : xApoc. 
5. <v. 1 . Et vidi in dextera fedentis fupra Tronim , librum fcriptum intus » & 
forìs , fignatum figillis feptem . La Ruota grande <. e la piccola contenute in- 
Cerne , fono le due Leggi vecchia , e nuova > e quefta più compendiofà t 
e breve ; che però più piccola infrapoftajin quella, allegorizate per le due 
ruote d' Ezzecchiello . 1. v. 16. B^pta erat in medio P^ta-, & Jpiritus erat 
&c. Il triangolo conglutinato delle tre virtù , che narrò San Paolo i.Cor. 
16. <v. 16. Manent Fides , Sfpes , & Charìtas; quafi dicefle ; Semper manent 
per caufa dell' indiflblubil glutino . * 



D 



LEGGEREZZA. 

Dì Cefare Rjpa . 

Onna » che abbia le ali alle mani , ed a' piedi , agli omeri » ed 
alla tefta . Sarà veftita di piuma finiffima . 

LEGGEREZZA, O CELERITÀ' NEL BENE 
Del T. Fra Vineenzto Ejcci M. 0* 

DOnna modeftamente veftita , col veftimento di piume 1 breve , ed al- 
to da terra , fui quale fono dipinte molte ftipole ; s' indrizza , e Ila 
in atto di camminare fpeditamente verfo un altare . Ha fbtto i piedi mol- 
te ipine » e pietre . Appretto un Cervo . 

La leggerezza della perfona nel ben fare , è I* eflTer ifpedito , è non_» 
efler punto tardo ad efeguire il fervigio di Dio, e quanto Noftro Signo- 
re fi degna illuminarla . 

Leggerezza chiamafi la virtuofa agilità da' Sagri Dottori , avuta mi- 
rabilmente da Uomini amici del Signore , a* quali non tantofto è venuto il 
penfiero buono , che fubito fenza renitenza , né indugio veruno 1' hanno 
efeguito . Subito , che il mio gran Padre Francefco intefe nel Vangelo , 
eh 1 era atto di gran perfezione 1' abbandonare il Mondo , il Padre» la Ma- 
dre , ed ogni avere , per poterfi dare con più facilità ai fervigio di fua 

C Maeftà, 



iS ICONOLOGÌA 

Maeftà , V efeguì torto . II gloriofo Antonio Abate fé 1' ifteflb, e Canti 
altri amici di Dio cari ; collume in fomma avuto da Uomini perfetti , il 
quale è molto favorevole all' acquato della virtù , all' impiegarli al ben 
vivere, al cumulo della perfezione» all' affociarfi colla Divina Grazia « ali* 
accompagnarti colla convenzione degli Angioli % ed alla felice efecuzionc 
della beata gloria « 

Leggerezza ,. o agilità del CriiHano.a far bene, che lo fa rifbluto len- 
za tema di. nulla, lenza affetto de' terreni beni, poco amorofo. delle cofc 
mondane » abbonirne vole delle, umane c.onverfazioni , lo fa diltogliere da- 
gli appetiti fenlitivi , e darli a quelli dello Spirito; ed in fatti è Uomo, 
ma leva via da fé gli umani, e baffi defiderj . Virtù, eh' efpelle la_j 
leggerezza vana , l' incofianza viziofa, la profana mobilità al male ,. I' amore 
fceìlerato di vizi , la corruttela de' mali coftumi , e produce faciliffimi par- 
ti dei mo.deito r ed ordinato vivere « Oh quanto è danfievole al Criltiano 
quella renitenza al bene, e quel tardo muoverli , per efeguirlo !. come (e 
ne lamentava Davide Tf* 72.. y. z. Mei. autem piene moti funt pedes ; pane 
ejfafi funi grejfus mei ì ma per contraria è feliciflìma virtù 1' edere ìfpe- 
dito , ed. agile al ben fare » e tolto alzarii alle, vocazioni del benigno Pa- 
dre delle mifericordie ,. come diceva per bocca d' Efaja 48.. v.. 12.. *Audi 
me 'Jacob , ej" Ifrael , quem ego iìoco . E San Paolo 1 . Cor. 7. v. 1 7. unum- 
quemqite jìcut, •vocavit Deus , it a ambdet , E' fpeditilfima al ben fare 1' anima; 
devota • ed amica di Dio .. 

Andiamo, a' cadi colloqui ,. ove ravviseremo, con vivaci colori quella 
preftezza , e leggerezza dell' anima al bene Cant. 8. v. 6. Lampades ejus 
lampades ignis , atque flammarum .. Dice , che le lampadi dell' anima erano 
di fuoco, e fiamme,, ove dirò, che fiano i penlieri delle anime amanti , 
tutt' acceli di fuoco , e fiamme di voler ben fare. , ed accenderli al. fervi- 
gio, del Signore , ed ifpeditamente volarvi . Lampades ejus lampades ignis , 
alte, ejus , ala. ignis . Legga. Teodoreto. .. Ha vanni di fuoco amorofo di vo- 
lar con. celerità, vieppiù di ogni altra, maggiore , e penne di fiamme leg- 
geriffime, per giungere all' offervanza della Legge » né fia poffibile le fac- 
cia trattenimento cola veruna nel Mondo ,. né che poffa ritardarla niente , 
che quivi Cogliona arreflarfi i mjferi mortali ,. ne' piaceri ,, ne' diletti ,, ne* 
contenti , colà, ella amorofa nel dono, di Dio. ammira ,. e vagheggia ogni, 
tuo bene ,. ed ogni tua. felicità. % quindi, vi forge ,. e vola, con piume di 
Amore .. 

Si dipinge adunque quella Canta virtù, dell.*' Agilità, ali hen fare,, da, don- 
na niodefiamente. vellita col. velHmento. dì piume. * per la leggerezza ; bre- 
ve , ed alta da terra ,. femhrando. ,. che chi ha. tal. dono fia lungi dagli affet- 
ti, di. quella ,. per panare con ogni agevolezza , e. correre al. bene , né H 
carica » né fi aggrava di; cote terrene , che hanno, grave pelò. , quali fa- 
cilmente potrebbero, impedirla "Pier* lib^. z6\, foL 17,2. Le. tlippule. nel ve- 
fiimento femb.rana leggerezza , come cantò. Virgilia di Camilla .. Eneid.. 
lìb.. io. che camminano fópra 1' acqua con tant' agilità ,. e corrono fenza 
affondarli » fèmbrano. i buoni Criftiani , che velocemente camminano tulle. 

acque 



TOMO § V A R T 0. i 9 

acque degli affanni mondani » fenza attutarvi la cofcienza » e corrono a Dio, 
come diceva Davide Pf. 61. v. 6. In fiti ore pto benedìcebat &c. E qucfto 
f_ credo ] volefle dire Iddio a Davide Tf. 80. <u. 6. Vrobami te apttd aipiam 
contradidlionis . Cammina di buon pattò » per lignificar la molta agilità , e 
la deprezza di chi fi muove iubito , per andare a fervire il Signore , non 
ottante ogni contrarietà . S' indrizza verfo un altare * perchè non è Leg- 
gerezza mala , ne che s' indrizza al male , ma a cofe pie appartenenti al 
Divino culto ; Il cammino è malagevole per certe fpine * tterpi » e fatti, 
che al più a quelli * che corrono al Divino miniftefo fogliono accader le 
cattive occafìoni , e gì' intoppi » per divertirgli altrove . II Cervo a' pie- 
di , che è fitibondo , e veloce nel corfo » ed infieme tiene gravità nel- 
le corna » lignifica la gran fete * che hanno quelli > ne' quali alberga l' 
affetto di pretto condurli al ben fare , ed i frettolofi patti , che fpendo- 
no ttandovi in elfi peranche una modella gravità 1 ed una tardanza di non 
condurfi a niun mal oprare « mentre fono vogliofi di cofe 1 che piacciono 
a Dio. 

Alla Scrittura Sagra . Si dipinge la Leggerezza , o agilità al ben fare 5 
coi veltimento follevato di terra , perchè abborrifce li terreni defiderj , 
ai quali il noftro cuore è inclinato: Hjer. 3. e 2. "Hon ambttlabunt pofl pra- 
vitatem cordis fui . II veftimento di penne , come delidefava Davide : Pf, 
54. v. 7. Quis dabit mihi pennas » Jìcitt columbi ? volabo &c. Ed altrove i 
giufli , che quali Aquile volaranno al fervigio d' Iddio : Sicut aquiU <vola- 
bunt , & non deficient. Drizza i patti verfo un Altare , che così efortava_j 
Davide irte ttb : Pf. j6\ v. 23. ^Apui Dominimi greffus bominis dìrigentur ; E 
S. Paolo efortava quefto giulto viaggio . Ad Cor. 12. v. 13. Creffus re- 
flos facite pedibus veflris . Cammina per fpine , fatti , e fterpi , che fono 
gì' impedimenti del Mondo , né fa conto di quelli » né s' impedifce col 
favor d' Iddio : 2. Cor. 7. v. 35. Sed ad id , quod honeflum efi ■■> <&■ qwi 
fctadtatem prxbeat , fine impedimento Domìnum obfecrandi . Il Cervo fitibondo» 
che corre velocemente . Pf. 17. v. 34. JJm/ perfecit pedes tneos , tamquam Cev 
votimi . 

LEGGEREZZA, O PRESTEZZA NEL MALE. 

Del T. Fra Vincenzio B^ccì M. Ó. 

DOnna veflita vanamente» che con una mano fi belletta il volto» e_j 
s'indirizza i ciuffi ; e coli' altra tiene una battderola da giuoco » all' u- 
fo di fanciulli . Sta in atto di camminare verfo certe tenebre. Le tta da__* 
parte una faccia » che foffia vento da più parti . Tiene nel Vettimento di 
pinte alcune mani » un cuore» ed una bocca. 

La leggerezza è una qualità della cofa » Colla quale fi fende facile al 
muoverli » e trasferirli da luogo » a luogo» quale fuol'efler virtuofa a' Gia- 
lli , che fi inoltrano agili al fervizio del Signore » né tengono pefo di af- 
fetto terreno » ma così leggeri, e fnodati dalle cofe terrene » volano à_o 

C 2 Dio . 



ao ICONOLOGIA 

Dio . Ma la leggerezza viziofa , della quale al preferite fi favella , è mol- 
to cattiva ? riducendo gli Uomini a grandi errori, eflendo leggeri di men- 
te , che fubito fi movano per ogni minima occafione , che fé gli dà » alle offefe 
di Dio ; né tengono gravità di virtù , né di timor di quello , che gli fac- 
cia-ritegno , a non correre fubito » a dar di piglio all' errore . Noi Tappia- 
mo, che 1* animale quanto è leggero , e di piccolo pefo , ifpiditamente cor- 
re , e giunge la preda ; così è 1' Uomo leggero di bontà , di ragione . 
e di giudizio , che in un tratto giunge la preda del peccato . Leggerezza dun- 
que di mente, origine di gran male , llrada di molti vizj, introduzione a 
grandi fciagure , progreflb alle più federate cofe , che fiano ; Porta , per 
cui fi fa ingrelfo al vallo Mare della dannazione ; fcala per difeendere a* 
perigli eternili ; e dirupo , ove fi abbattono gP inavveduti erranti a' precipizi 
eterni . Qefta è il contenuto di denfe , e buje tenebre di errori» ove 1* 
attenebrata voglia de' fcellerati peccatori s'incammina, per girne in laberin- 
ti gravi, alla guifa di feiocco, e malaccorto Navigante , che fi attnffa nel- 
le onde tempeltofe del Mare , fenza punto abbadarvi , che in un tratto è 
all'orbito da quelle ; che tal mi fembrano i poco fcaltri Mondani , non fa- 
pendo mantenerfi con fano giudizio nelle opere miferabili di quella vita » 
de' quali parlava traslatamente il paziente Giobbe 24. v. ij.Et fìc in te- 
nebris , qttaft lice ambulabant , levis e(l fnper faciem aqtue , maledici*, fit pars 
ejusin terra. Ed io perfuadomi , che gran pane de' beni fiano introdotti in ma* 
aifefti perigli , ed apparenti errori , per aver feguita la traccia , e portili 
nel fallace fentiero di sì fatti Uomini leggeri, e forfennati, che farebbono 
( per dir così ) ogni giurto errare. Quindi Anna, quell' accorta donna della 
fcrittura vecchia ben diceva: Job. 3. v. 17. T^umquam cum luientibus me~t 
mifcui , neque bis , qui levitate ambdant participem me prebui » 

Ora per fine fi faccia ogni divoto Criitiano , grave» ponderofo, fiabilc» 
fermo , renitente » ed immobile , per non andare al male ; e mentre fi trat- 
ta di muovere i palli in cofe ofeene del mondo » nelle terrene vanità , e 
ne' tranfitorj piaceri » ftabilifca il piede » né lo muova ad ogni piccolo ven- 
ticciuolo di occafione » come diceva 1' Ecclefiallic© v. 14. Tedes firmi fu- 
fer plantas ftabilìs mulieris . Ma lìia di animo forte » e di mente grave , im- 
bevuta del Divino timore» e delta grazia ibvrana . 

Si dipinge dunque la Leggerezza profana » da Donna vanamente veftì- 
ta, quale con una mano s'imbelletta» e fi accomoda» il che realmente è 
de' nollri tempi il tanto attendere a si fatt' errori » tanto da Uomini » 
quanto da donne » che io quanto a me » quelli tali lì ilimo di poco valo- 
re ; le paglie fono fubito elevate dal vento » e la polvere tolìo fi fparge . 
I leggieri del Mondo così fono» che abbadano a cotante vanità, eone il 
valore » e qualità della paglia» e della polvere» torto volando al male , in. 
guifa che diceva il Savio . Prov: 1» v. 16. Tedes eorum ud malum cur- 
vmt . Efifendo altresì gravi, e tardi al ben fare» come non avellerò pie- 
di PfàL nj. v. 17. Tedes babent , & non amhulabimt. 

La banderuola da fcherzì» per fegno dell'animo leggiero» e mobile a* 
giuochi» alle vane pazzie, ed alle cole di niun utile» ma di molta perdi- 
ta del modello decoro . La fa e-. 



r o m o qv a r r o. m 

La faccia che lòffia i venti» fernbra che coftoro fi muovono ad ogni 
▼ento negli errori , né lafciano occafione veruna ei far male . 

Nel veftimento ha dipinto certe mani , un cuore, ed una bocca» che 
ombreggiano tre errori principali delle perfone leggere; prima le mani, 
che fono fimbolo delle opere » effendo quelle leggeriffime nell' operar ma- 
le » ed in ciò fpezialmele fi ammira la loro debolezza di animo . 

Il cuore al credere alle lufinghe fataniche ; e la bocca per la leg- 
gerezza diforme » che tengono nel molto» e mal parlare. 

Alla fcrittura Sacra . Si dipinge la leggerezza » e preftezza al male da 
Donna vanamente veftita > e che s' imbelletta » che al propofito dilfe 1* 
Ecclefiaftico 17. v. 29. "b(ec enitn omnia poffunt effe in hominibus » quoniant» 
non efl immortalis filius bomìnis , & in vantiate malitid placuerunt E 1* illelfa 
23. v. 8. In vantiate fua apprenditur peccator » & fuperbus* & m aledi cus fcan* 
dclizabìtur in illis . E' vanità » che inganna i miferi , al parer del gran Davide 
Pfal. 61. v. x. Vt decipiant ipfi de vantiate in idippm ; E in San Matteo 
ra (forni gì io il Salvatore coftoro a' fanciulli, che giocano. 21. v. 16. Cui 
ttjfimilabo generatìonem ilìam ? pueris ludentìbus . E Geremia cosi 1' abboniva 
ij. v.17. 3\(o» fedi in concilio ludentium . Il vento che foffia le paglie » in 
fegno , che così fono leggieri . Job. v. v. 17. Erunt fiati palese ante fa-^ 
cient venti . E Davide gli ratfembrò alla polvere d' avanti al foffio dei 
Venti : Pfal. I. v. 4. 2\(o» fic ìmpiis » non fic i fed tarr.quxm pulvis, quant 
proìcit ventus a facie terne . Nel veftimento vi fono le mani, per 1' ope- 
rare : 2. Cor. v. 17. Cut» ergo hoc volviffem , numquid levitate ufm fnm ? 
aut qua cogita fecmdum carnem cogito » ut fit apud me * Vi è il cuore » per 
la leggerezza dei penfieri , e del credere Ecc/. y. v. 20. Qui cito credit 
levis efl corde* E la bocca per lo molto parlare Job. 39. v. 54. J>v. levi- 
ter locutHs fum refendete quid poffunt » 

IENOCINAZIONE , O RUFFIANESCO. 
Lei T. Fra Vincenzio I^cei M. 0. 

DOnmt vecchia ài diffórme afpetto , ignuda per mezzo corpo, dalle cui 
narici efce quantità di fumo , e dalla bocca . Tiene in una mano un 
mantice, che foffia , e sfavilla fiamme , e nell' altra an vafo di veleno* 
ed abbominazione . Standole vicino una Colomba . 

E' la Lenocinazìone» o RufSanefmo ,arte , e vizio infamifltmo d* indurre 
gli altri alla Fornicazione , o Adulterio» e molte fiate fi riducono al male Djnne 
onefte, e di Famiglie nobili » il eh* è grandiflimo errore , e graviffimo 
peccato •: Qiiindi H dipinge da D>nna vecchia , che al pili fogliano i Vec- 
chi » e Vecchie far queit* ufficio fcelleratìflimo » eh* è fra tutti il peggiore» 
ed il più. infame» >^ 

Sta ignuda , per efier fpogliata dì tutte le virtù . Gli efce quantità di 
fumo dalle narici ■ perchè coftoro eiTendo Vecchi dovrebbero dar buon 

odore» 



iz ICONOLOGIA 

odore , ed efempìo , lignificato per le narici ; e cosi al contrario ne daa« 
no cattivo, conducendo tutti al male» lignificato pel fumo. 

Il mantice , con che fi foffia il fuoco , perche quello è 1' ufficio del 
Ruffianefimo , foffiare il fuoco della concupifcenza , ed in guifa di quello 
accende la libidine , e foffia l* opera infame della carne ; e quelle fono le 
fiamme, che cagiona il mantice. 

Il vafò di veleno, e di abbom inazione , dinota il veleno , che inducono 
nell' anima di tanti miferi quel!' infami » che fanno tale ufficio , e la ver- 
gogna, che portano a tante cafe onorate, che prima fi tenevano in preg- 
gio , e pofcìa fono ridotte in abbominazione al Mondo , e fono malviile . 

Vi è per ultimo la Colomba , la quale illruita , perciò conduce gli 
uccelli alla rete , ed ella fugge fuori ; i-I che è manifeilo inganno , corno 
appunto fa talora quella Donna infame , inducendo quella povera Giovane 
femplice , qual' uccelletto alla rete del vituperofo peccato della carne , ed 
ella fta fuora , per non effer atta a tal meitiero , elfendo vecchia , defor- 
me , e fetida ; onde meritamente dalle Leggi vengono feveràmente punite 
tali forta di perfone , conforme dimoltra il Novario nella Prammatica del 
Regno i. de lenonib. 

Alla Scrittora Sacra . Sta deforme dì afpetto » e denudata dal mezzo 
del corpo in fu quella Donna , come favellò Ezecchiello forfè a tal pro- 
polito 16. v. 39. Et nudato ignominiam tuam corani w, ■& vìdebunt omnetm 
turpìtudìnem tuam . Le efce dalle narici il fumo , che cosi di lei divisò 
Giobbe 41. v. 2.De naribus ejus procedit fumus ; e dalla bocca fiamme , per 
le libidinofe parole , Eccl. 9. v. Il; Colloquiarti enim illius , quafì ìgnìs extvf 
defcìtt e lubriche, con che conduce altri a rovina. Prov. 16. v. 28. Os 
lubrìcum operatur ruinas . Il mantice , che foffia, per illuminar il fuoco dell* 
opera della carne . Ifaj. 54. v. io\ Creavi fabrum fufflantem in igne prunas % 
&■ proferentem vias in opus j'uum . Ha il vafo pieno di veleno , per le paro- 
le velenofe , che dice. Pfal. 13. v. 3. Venenum afpidum fub labiis eorum . 
E' vafo pieno di abbominazione , che tale portava quella gran Meretrice» 
dell' Apocaliflfe 17. v. j. tìabens poculum aureum in mantt [uà, plenum abo- 
minatane ^ & immmditia fornicationis ejus. La Colomba ingannatrice , che_» 
non cade nella rete , o laccio , ma fa cadere gli altri uccelli . Amos 3. 
v. 5. TStymquìd cadet avis in laqueum teme abfque aucupe . Ed in figura di un 
tale inganno favellò Ofea 4. v. 2. Spirìtus enim fornicationum decepìt cos * 
& fornicati funt a Deo fuo . 




LETI- 



TOMO QV A R TO, 
LETIZIA* 

Vedi Allegrezza, (a) 



*3 



LETTERE. 

Come rapprefentate, in Firenze » in un belli/Jìmo apparato • 

DOnna veflita di onello , è genttie abito ,. che colla delira mano tiene 
un libro, e colla finittra de* flauti, per lignificare concerti, e paro- 
le ; quelle come dilettevoli » quelle come onorabili « 




LMBE- 



(a*) In un rovefeio di Medaglia, , battuta in onore di Crifpina Augufta. Moglie. 
di Comodo , è rapprefentata la Letizia nella feguente maniera. Donna in piedi gio-- 
•ùinerta , coi: capo inghirlandato di fiori . lina fimil ghirlanda tiene, nella deftra mano. , ap^ 
poppando. 1' altra ad un. Timone di Nave , il. quale (la pollo [opra: di. un globo ; e vi R 
legge- v LAETITIA. S. Q. 

£* Fanciulla. , e coronata di' fiori ', per la ragione che i fanciulli ftannofern»- 
pre. allegri j e foievanó, nelle pubbliche refte andare nella fletìa guìfa coronati,, 
che le porte de' Tempj, , e delle Calie ; e gli fteflì animali ne erano, ornati .. 

Tiene la ghirlanda in una. mano. ; e nell'~ altra il timone fopra il globo ,, 
volendoli, con ciò dire. a. vedere 1' urliverfale allegrezza , per cagione delia fu-- 
detta Crifpma, e Comoda fuo Marito • Tutto però, rapprefentavafi. dai S_enatO; 
per fola adulazione £ giacché tale non poteva eflere la verità x rifpetto, a vizjj; 
di ambedue coft.oro .. 

Per le Angolari qualità di Pertinace , e per lo retto , ed. utile governo dì 
lui , che rendeva lieta , e felice tutta Roma , in legno, di tal comune allegréz- 
za , gli dedicò il Senato la Medaglia con tetta , e folite Lette e , e nel ro- 
verfeio. una Donna: in. piedi , che tenenSo l y afta ne la- finiftra mano , moftra cella: de~ 
ftra un [erto , e- corona di fiori , Isggendaft t LAETITIA TEMPORI) M S. C, 

I fiori per l 3 odore 3 e per la. varietà de' colori generano allegrezza in co-- 
loro 3 che li vedòna ; e gli antichi ,. come fi diffe. , nelle pubbliche felle ne co- 
ronavano fefteflì , e le porte dielle Caie loro . 



a 4 



ICONOLOGIA 

L l BER AL I T A' 

Jfei Ce fyre Bjpa^ 




DOnna con occhi un pòco concavi , colla fronte quadrata , e col nafo 
aquilino . Sari veftita di bianco con un' Aquila in capo , e nella de- 
lira mano tenga un compatto , ed un cornucopia alquanto pendente , col 
quale verfi gioje , denari , collane, ed altre cofe di prezzo; e nella fini- 
lira avrà un altro cornucopia pieno di frutti , e fiori . 

La Liberalità è una -mediocrità nello fpendere per abito virtuofb » c_> 
moderato . 

Si dipinge con occhi concavi , e fronte quadra, per fimilitudine del 
Leone, liberalifiìmo fra gli animali irragionevoli, e col nafo aquilino, per 
la fimilitudine dell' Aquila , liberaliflìma tra tutti gli uccelli , la quale li 
farà fopra la tefta di detta figura, per moftrare che.effa Liberalità non_j 
confitte nell'atto cafuale di donare ad altrui le cofe proprie: ma nell'abi- 
to, e nell' intenzione della mente, come ancora tutte le altre virtù. Scri- 
ve Plinio , che 1' Aquila , fé fa preda di qualche animale per propria..» 
induflria , non attende tanto a faziare 1' appetito fiio , che non fi ricordi 
Tempre di lafciarne parte agli altri uccelli; godendo, e riputandoli affai * 
per vedere , che 1' opera fua fola fia ballante a mantenere la vita di molti 
animali . 

I due 



r M * Q-V-A -Rr A . U 

I due corni nel modo detto » dinotano » che 1' abbondanza delle ricdiez- 
2e è convenevol mezzo dì far venir a hjce jk Liberalità » quando è accom- 
pagnato colla nobiltà dell'animo generofo» fecondo il potere , e la forza, 
di chi dona. ,:,.'. " . ;.',• 

Vellefi di bianco la Liberalità» perche» come quello colore è femplice. 
e netto, fenza alcuno artificio »' così la Liberalità-è fenza fperanza di vile 
intereffe . 

II comparto ci dimoftra la Liberalità doverli mifurare colle ricchezze •» 
che fi poffiedono -, e col merito della pedona , colta, quale fi cfercìta que« 
fta virtù» net che ( fé è, lecito ad un fervkore entrare nelle lodi del fuo 
Signore ) merita particolariflìma memoria 1* Eminentiflìmo Signor Cardinale 
Salviati» Padrone mio» il quale conforme al bifogno » ed al merito di cia- 
feuno comparte le proprie facoltà con si giufta mifura » e con animo si 
benigno» che facilita in un ifteffo tempo per fé la ftrada del Ciejo » t_» 
della gloria » e per gli altri quella della vita prefente » e della virtù » eoa 
applaufo univerfale di fama fincera » 

Liberalità* 

DOnna veftita di bianco . Nella deftra tiene un dado » e colla finifir«sj 
fparge gioje » e denari . 
Il dado Infegna » che egualmente è liberale chi dona poco -» avendo 
poco ; e chi dona affai avendo molto ; purché fi retti in piedi da tutte_» 
ie bande colla facoltà principale , 

Liberalità. 

Giovinetta di faccia allegra , e riccamente veftita . Colla finiftra mano 
tenga appoggiato al Anidro fianco un bacile pieno di gemme , e di 
monete di oro » delle quali coli' altra mano abbia prefo un gran pugno , e 
le fparga ad alcuni Puttini ridenti, ed allegri, che da fé Itefli fé ne ador- 
nino » e le portino in moftra » per la gratitudine , e per V obbligo » che 
fi deve alla Liberalità del Benefattore », ovvero per moftrare ■» che ancora 
il ricevere favori, e ricchezze con debito modo è parte di Liberalità, fe- 
condo 1' opinione- de' Morali ; febbene è più nobile azione» e più beata bi- 
donar altrui le cofe fue . 

: -Il Pìerro Valeriano affegna per antico geroglìfico di Liberalità ìl bacile 
folo » il quale noi accompagniamo colle altre cofe per compimento deliaco 
figura» e per dichiarazione della Liberalità figurata. (a) 
De 1 tatti » vedi Beneficio . 

D LIBERA- 

11 ii i n 1 1 1- - ■ — — — '- • » — ■ ~ ■ - ■■■■■■ 11 - - ,, ' 

[0] La Liberalità fi rapprefènta dal P. Ricci ì Donna di beli' afpettò , col 

volto allegro } e ridente » Tiene un Cornucopia^, ihe con una man» r ove f eia all'intuii 

ujecndone danari » pomi -, ti altre cofe +Coli' altra mano addita il cuore . Le fta' ap- 

frejfo un Giovane , cèc le efre belli jimo frefentt di cofe jregewli » Vi è altresì un 

albero pieno di fruiti '." ' £' bella 



»5 ICONOLOGIA 

LIBERALITÀ*. 

• .... 

Nelle Medaglie di Adriano Imperadort. 

Rapportate' doli* %Abate Ce/are Orlandi . 

1A Medaglia di Adriano Imperadore verfo il Popolo è rapprefcntata 
j nelle fue Medaglie in più modi. 
'<* In una fi vede il contrafegno del Congìario , che è Io fteflb che dire 
Dono Imperiale . I donativi dati al Popolo dagl' Imperadori fi chiamava- 
no Congiarj , a differenza di quello, che donavano a' Soldati , che era det- 
to Donativo ; e ciò nacque , perchè diftribuendofi grano , vino , olio , Ta- 
le , e cofe fimili , tutto fi mifurava col vafo , detto Congio , che tene- 
va il pefo di dodici libre . E quantunque fi dettero de' denarj , coms-» 
fpeflb avveniva ,' folendofi donare la ibmma di cinque , o più milioui dì 
oro per volta , veniva nondimeno anche ciò comprefo fotto il nome di 
Congìario . 

Nella detta Medaglia pertanto fi vede il contrafegno del Congiario , 
che diede Adriano al Popolo , per 1' adozione fatta in perfona di lui da 
Traiano, oltre la tella da un lato di Medaglia più limile al Padre , ■ che a 
lui, con tali note: IMP. CAES. TRAIANVS HADRIANVS AVG. fia 
fcritto nel roverfcio : PONT. MAX. 'IR. P. COS. II. S.C. e vi fo- 
no due palchi ; fopra ciafcuno de' quali fta fedente P uno de' due Impe- 
radori , ed uno di elfi attende alla diilribuzione del donativo , 3tteggi;£$- 
do 1' altro colla delira , quali egli alcuna cofa comandi . Vi è il Simula- 
cro della Liberalità , che è rapprefentata Donna in piedi * ftolata , con u» 
legno in mano chiamato Tetterà ; il qual legno era di forma per ogni Ia- 
to quadra ; e vi erano de* punti, o delle piccole pallottine , che denota- 
vano la quantità delle cofe dellinate in- dono» che venivano poi ricevute 
dagli Edili, o altri, i quali tal cura avevano ; giacché gì' Imperadori al» 
tro non facevano, che diltribuire le fuddette Teifere . Appoggiata fi mira 

al 

IL' bella , per efler belliffima virtù . 

E' allegra , e ridente , perchè chi dona deve donare con volto allegro , cìr* 
è proprio della Liberalità, eflendo così più accetto il dono. 

Il Cornucopia che verfa denari , pomi &c. è in fegno che il Liberale don* 
altrui con animo libero , non vile , ed ìntereffato , provenendo la Liberalità 
da libertà , e gentilezza di animo . 

La mauo , che addita il cuore , rapprefenta che quel che dona , partecipa i 
fceneficj con cuore , e con buon animo . 

Il Giovane , che porge alla Liberalità il belliflitno preferite , figura che a' li- 
berali non folo fi do. ì\ contracambio dagli Uomini , ma quello cne è più , in 
fommo grado da Dio . 

L'albero verde efprime , che ad eferapió di eflb , che portando fiori , e frut- 
ti i fempre fi lafcfa virtù da poterà mantenere > cosi il Liberale deve dare , 
ma penfare ancora per fé fteflb , e psr le fue bilogna. 



al pako , • dove e fedente l' Imperadore in atto di diitribuire , ed ap- 
pretto a cui è la Liberalità , una fcala , per la quale fale una perfona , in 
atteggiamento di giungere a prendere dalle mani dell' Imperadore ciò « 
W egli diiìribuifce . Sotto vi fono le lettere : LIBERALITAS AVG. 
■ In. altra Medaglia fi vede la Tefta non più fimile a Trajano , ma di 
Adriano laureata , con lettere: IMP. CAESAR TRAIANVS HADRjA- 
NVS AVG. P. M..TR. P. COS. II. Vi è nel rovefeio un foio palco, ed 
■n folo Imderadore fedente con pedona dietro in piedi , e vi è la Libe- 
ralità avanti , parimente in piedi, ed in veftir breve, che tiene la Tede- 
rà . Non vi è fcala; ma da terra un Togato fta per prendere col feno 
della verte aperto , quello che è per darglifi . Intorno la Medaglia fon» 
le parole : LIBERALITAS AVG. III. S. C: 

Medefimamente in altra Medaglia , in cui fi mira la tetta di Adrian» 
laureata, con lettere 1 HADKIANVS AVGVSTVS. Nel rovefeio ih fe- 
dente 1' Imperadore fui palco, e vi è rapprefentata la Liberalità ftolata, ia 
piedi , che verfa da un corno la roba , che fi dona , nel feno di perfona 
^jure ftolata j che da terra la raccoglie ; e v' è notato intorno la Meda» 
.glia COS. III., e di fotto : LIBERALITAS AVGVSTI II1I. S. C. 

Similmente per i continui atti, di Liberalità di Adriano il Senato gli de- 
cretò altra Medaglia , nel cui dritto fi oiferva la telta laureata con lettere : 
HADRIANVS AVGVSTVS : Nel roverfeio Ita fedente I» Imperadore fui 
palco , e ivi è rapprefentata la Liberalità velata in piedi , che verfa da 
un Corno la roba , che fi dona , nel feno di perfona pure ftolata , che 
■da terra la raccoglie ; e v' è notato intorno la Medàglia COS. HI. e di 
fotto : LIBERALITAS AVGVSTI UH. S. C. 

. Similmente per i continui atti di Liberalità di Adriano , il Senato gli 
-decretò altra Medaglia , nel cui dritto fi o.ferva la tetta laureata con let- 
tere : IMP.CAES.TRAIAN. HADKIANVS AVG. P. .M. TR. P. COS. 
II. e nel rovefeio è figurato 1' Imperadore fopra di un palco a federe, ed 
ha appretto il Simulacro della Dea Liberalità , che verfa dal Cornucopia 
molta moneta a due figure , che ltando in terra in piedi , fi dimoilrano at- 
tente a prendere quello ; che intorno ad ette va cadendo . Tale elogio è 
intorno alla Medaglia: LOCVPLETATÒHI ORBIS TERRARVM . S.C. 
Nella itetfa guifa.è rapprefentata la Liberalità di Adriano in altra fua 
Medaglia, ma vi è una fola perfona togata , che riceve le monete fpar- 
fe dalla Liberalità . In quello rovefeio vi fi legge intorno . COS. III. 
S. C. e fotto: LIBEBAL1TAS AVG. 1III. 

' L I B E R A L I t A\ 

In un rovefeio di Medaglia in onore di rintontite . 

DOnna \ che tiene nella finiflra mano il Cornucopia . Colla delira Ibi- 
leva la Tetterà di forma quadra , e con varj punti , come fi è. 
detto . Sta queita Dea in piedi fopra di un palco , appretto P Imperadore, 

Di che 



Wt . / C 0-& L G l A 

che fla Ceduto, . Appiedi al palco, vi è perfona. ». che fatto un gremb© 
delia velie riceve il Cangiano . Intorno alla Medaglia fono. le lettere S. 
«C.; forco, fi legge t LIBERALITAS AVG. 1III. 

Nella ftefifà guifa che in quella t e che nelle Medàglie di Adriano » fi 
mira fcolpita la Liberalità, nelle Medaglie di M. Aurelio , e Lucio Vero « 
Comodo v Pertinace , Carjcalla , Getà , Macrino», Elagabalo » Aleffandro Sè~ 
vero., M.aifim.ino » Balbino e Puppieno, /Filippo y Traiano Deci© ec. 



L I B E K O, A K B I T RIQ» 

Vi: Cejare. 'jtitéa .. 

"w TOmo di età. giovenile con abito, regio, in diverfi: colori. In capo, atfc 
KJ, bia una corona, di oro ,. Colla delira, mano tenga uno. fc.ettro».ia cima 
del, quale, fia la l ettera. Greca. Y .. 

Il Libero, Arbitrio, », fecondo. S. Tommafo. ». è libera, podeftà. attribuitala. 
alla natura, intelligente ,, per- maggiore gloria, d' Iddio di eleggere tra più. 
cofe». le quali congirifc.ona al. fine, noftro ., una piuttosto che un' altra » ovvé- 
ro data una. fola, cofà di accettarla » o. di rifiutarla , come più piaee .. Ed. 
Ariftotele nel. 3,.. dell'Etica ,. noa è. da. tale definizione discordante * dicenr 
do effere una facoltà, di poterfi: eleggere diverfe cofe », per arrivare aLfinej. 
perciocché non ha dubbio, alcuno,,, che da ciafeuno è. voluto» e defiderato. 
il fonvmo. bene ,, cioè la. felicità, eterna , la quale è I* ultimo, fine di tutte-? 
te azioni umane;, ma fono, gli Uomini molto perpieul.,. e vari » e divertii 
tra di loro., circa I' elezione de* modi», e vie di arrivare a, quella, meta .. 

Si dipinge giovane ». richiedendoli al Libero, Arbitrio- 1* ufo della. difcre«- 
zione» la. quale torto, che è venuta all' Uomo, , fa eh- egli- fi difponga dì 
confeguirne il Cuo, fine co? mezzi.,, i quali fi. convengono, allo, fiato», ed ali- 
la, condizione fua ». 

h' abito, regio,, lo feettro». e là. corona,, fono ; per lignificare la. fua po- 
deftà di; voler afiblutamente quello ,, che più, gli piace . 

I diverfi, colori; nell* abito, ,. fono, per- dimoflrare 1' indc.terminazionej!, 
fiia », potendo come fi. è detto, per diverfi mezzi operare .. 

La lettera. Greca Y Ci. aggiunge alla feettra, ,, per dinotare- quella, reni- 
tenza di; Pitagora* Filofòfa famofo» che- con, efla. dichiarò»., che la. vita.uma- 
na. aveva due vie », come; la. fopraddetta. lettera, è divifa in. due t'ami », del 
quale il deftro> è- come la via, della, virtù.»- che dapprincipio, è anguila», ed. 
erta 5; ma. nella; fommùà, è- f^aziofi », ed. agiata. £ ed il. t'amo, finiltro, è. come, 
la. ftradk del. vizio», la quale è larga ». e- comoda ; ma. finifee in. anguilla • 
e precipizi;», ficcome molto, bene, piegano, i. verfi. ». i quali, fi. attribuifeono, 
». V irgjlio, », 

Pèrla, quaj' cofa attribuendo, noi il' Lìbero^ Arbitrio^ quefta. lettera,, ra- 
.gionevolmente-- fignifichìamo.e(Tere in, mano, fua. eleggere la. buona.» la. rea ; % 
Scura.» 0- men fieura, via, da. poter- pervenire aila. felicità, propoilaci „. 

Luterà-. 



TOMÙ QV A R TO. 

Intera Vythagomt- dif crìmine. tefta. bicorni » 
Humana vite fpectem pr sferre videtur, 
T^am via. vìrtutìs 'textr'unf; petti ardua, Caller» », 
DiiJìcilemque aditunt prìrrmm, fpeiìantibus offert » 
Sed requiem, prabet feffìs. in, vertice, fummo ; 
Molle ojlemat iter via lata % . fed ultima, meta 
Trxcipkat, captos ( volvitque, per- ardua faxa » 
SLfifqHÌs, enìm duros. calles. virtatfa amore 
Vicerit -i.iltefibi, laudemque décufque, parahit . 
vft qui dejtflìam lujcumque fequetur inertcm 
Dnm fugit Qppofjtos incauta mente, labores. 
Turpis,,inopfqne fìmul mifer abile tranfiget «vim*. 



z? 




UBERI; A* 






ICQ N L G / A 
L I B E R T JL' » 







DOnna veftita di bianco . Nella delira mano tiene uno fcettro . Nella fi- 
niltra un cappello ; ed in terra vi fi vede un Gatto.' 
Lo fcettro lignifica l'autorità della Libertà, e I' impero che tiene di 
fé medefìma , effendo la Libertà una poflTeffione afibluta dì animo , e di 
corpo i e roba , che per divertì mez^i li muovono al bene ; V animo col- 
la grazia di Dio; il corpo colla virtù ; la roba colla prudenza. 

Se le dà il cappello ,.come dicemmo , perciocché quando volevano i 
Romani dare libertà ad un Servo • dopo di avergli rafato i capelli , gli 
facevano portare il cappello ; e fi faceva quefta cerimonia nel tempio di 
una Dea, creduta protettrice di quelli che acquiflavano la libertà, e Ia_a 
chiamavano Feronia (d) ; però fi dipinge ragionevolmente col cappello . 

Il Gatt© 



( a ) Feronia era la Dea de' Bofchi , e della Libertà . Si a dorava partico- 
larmente nel!' Etruria , dove le fu confagrato un Bofco nel Monte Cimino , 
ed un Tempio nel campo Lucenfe . La tradizione che fi ha dell' origine di que- 
llo talfo Nume è la feguente : Alcuni Spartani , Hel tempo che Licurgo fta- 

% biliva 



• 



TOMO §LV A K T . $i 

11 Gatto ama molto la Libertà, e perciò gli antichi Alani, ì Borgo- 
gnoni , ed i Svevi, fecondo che fcrive Metodico , lo portavano nelle loro 
ìnfegne , dimoftrando , che come il detto animale non può comportare di 
òflere rinferrato nell' altrui forza , così effi erano impazientiflìmi di ferviti. 

Libertà , 

Onru».che nella Anidra mano tiene una ma7za , come quella di Ir- 
cele;» o .nella delira mano tiene un Cappello con lettere: 



D 



• LIBERTAS AVGVSTI EX S. C. 

il che fìgnìfica libertade acquitlata per proprio valore , e virtù., confor- 
me a quello , che.fi è detto di fopra , e fi vede così /colpita . neHa Me- 
daglia di Antonino Eliogabalo •'["]' 

Libertà 

• .... ii . . ■ i : . 

■ ii . * 

biliva le fue leggi , mal foffrendo la feverità di quelle , fi partirono dalla Cit- 
tà , quindi valicando lungo tratto di mare , recero voto di fermarli , e di abi- 
tare quella terra , che prima aveffèro toccata . Giunti finalmente dopo varie vi- 
cende a' Campi Po.itini , ivi fi Jlabilirono , chiamando quella terra Feronia , 
dalla ftefla navigazione di mare , nella quale (lati erano trafportati or qua , or la. 
Ivi anche -confagrarono un Tempio ad una ideale Dea , che Umilmente chiama- 
rono Feronia . I Spartani dunque amatori .di Libertà formarono capricciofamen- 
te quello nuovo Nume , cne perciò dagli antichità fempre riguardato , come 
Dea della Libertà , Racconta Virgilio nel 7. deli' Eneidi , che efiendofi un gior- 
no appreso il fuoco in una Selva, ove Feronia aveva un Tempio , quei ,che 
vollero portare in altro luogo il Simulacro di lei , fi avvidero , che il legno del 
quale era compoiìo , fi rinver.-iva , e defiftettero dall' imprefa . I fuoi Sacerdoti 
camminavano fopra i carboni accefi , fenza 'bruciarli . 

[ a J In un ro^erfcio di medaglia in onore di Tiberio, è rapprefentata la Li- 
bertà . Donna con veflimento fattile , eòe ftemìendo la dejlra mano , fattane colla fini- 
tira il piko, fia cappello, con lettere : 1IBERTAS A.VGVSTA . S. G. E fu per 
avventura battuta allora , che ricufando Tiberio varj onori , e magiftrati , e ì' 
effer chiamato Imperadore , non taceva quafi alcuna azione , che denotalte fe- 

f;ni d' imperio , lenza impetrarne licenza dal Senato , o che non folle da quel- 
o approvata ; intantocchè molte fiate compariva entro a' magiftrati, come p"er> 
fona. privata per configlfare, e non per comandare ; e cotal modo di gover- 
no fi rendeva in guilà piacevole, che a ciaicuno pareva di vivere coli' antica 
Libertà . • '•' " ■-- 

.In altro rovefcio di medaglia in onore di Ga'Iba fi mira : Dorma in pìcaì ©f- 
ftìtit ài f Metta Tunica col pileo nella deftra , ci un a fia nella finì fira mam , e lettere : 
LI3E.RTAS AVGVST. e per lo traverfo : R. XL. S. C. cioè Remica-. Quadra- 
gcfima . Senatut Consulto . Denotando che col liberare i popoli dalla gravezza della 
Quarantèiima parte di quello i che fi litigava , ripole la primiera libertà- ne* 
litiganti ... ' ' ' 01 

Similmente in altro rovefci» di medaglia in gloria di lui fi vede la Libertà 
pubblica figurata: Donna , the ttanùo in piedi, festient colla destra un -pìccolo pileo , 
*/ a PP°U ìa cciia fa***** ** s* <»*> «» k/tert : L1BERTAS FVBUGA f». C, 



3* . ICOJVOL O G I A 

■■■'■■' •.»■■■'• ■ ■■ 

r: . j . orj Liberta, . 

EYQnna j cta aella manja delira tenga un cappio ti e. per terra vi fa- 
/ rà un giogo rotto, (<*') 

FATTO STÒRICO SAGRO, 

GEmeva, lotto [la dura fchiayitù di Faraone [il popplo d' Ifraela » quan* 
docchè moffb Dio a pietà delle fue miferie , elette Mosè a liberar- 
lo. Liberato che fu v 1* ingrato popolo feordato del? alto beneficio > al Cie- 
lo rivolgeva le fue querele -* e contra del fuo Condottiere efclamando , non 
fi vergognò di defiderare le cipolle , e gli agli dell* Egitto. £/òda> 



. 



FATTO STORICO PROFANO. 






I Interrogato Diogene qual maggior bene egli rìputafle nella vita umana» 
fenza punto efitarei rifpofe ; la Libertà , Zatrzio' lib. tf. - 

FATTO FAVOLOSO. 

SI era offerta Alce de alla morte > per liberare il marito Ameto . Erco- 
le amico di Ameto t intraprefe di combattere colla morte ftefla , per 
relHtuirgli la fua diletta Conforte . Difcefe perciò all' Inferno , e mal- 
grado Plutone rapi Alcefte dalle fauci della morte, e tornandola in libera 
d di vita , la relHtui alle braccia di Ameto, Euripide, Wjttal Conte &c. 

I # # H # 



LIBI-; 

. £ j] E' figurata dal P. Ricci la Libertà : Donna di beli' afpetto , Terrà tn testa 
tma Colomba . Sarà vestita di abito bianco , colla corona in mano . Avrà un vago , . t 
fuco anello nel dito della fi/iìstra mano , Appiedi farà, un te/oro 3 eh' è unn zaffa, piena 
ài Argento. , ài ero, e dì gìoje . In terra vi, farà un velo bianco , ed una fune . 

Dì beli' afpetto 5 con utia corona in mano , in fegno , che ivi fono le vere 
corone, ed i veri domili] , dove è la Libertà. 

La Colomba fui capo rapprefenta. lo Spirito dì Dio , quale fi ritrova In quelle 
anime, che godono la libertà fpirituale della grazia.. 

, Ha la verte bianca , e P anello al d'to.j HSfigftèi fecondo Plerio Valeriano » 
cosi fi coitumavadi veftlre I fervi , a^ quali fi dava la libertà . 
Ilteforo moftra non eflervi te foro , che pareggi la Libertà . 
/Il velo in, terra* lignifica, la cecità de' peccatori , che & fanno fchiavi del pec- 
cato , eflendo in libertà di' feguire la virtù . 
La tune. denota^ quaficchè lo fteffo . 



• 



TOMO S^f ARTO, 
LIBIDINE. 



H 



- . - - - — L__ ...... 



Di Cefare <%ipa 




Carlo Marietti del 



DOrnia lafcivamente ornata, fedendo appoggiata : fopra il gomito finiftro . 
Nella mano delira terrà tino Scorpione . Accanto vi farà un Beco» 
accefo alla Libidine , e una Vite con alcuni grappi di uve . 

Racconta il Pierio Valeriafio nel libro decimofefto , che lo Scorpione 
lignifica Libidine ; ciò può eflfer , perchè le pudende parti del corpo urna» 
no fono ' dedicate dagli Aftrologi allo Scorpione. 

Medefimamente s' intende il Becco per k Libidine , efTendo negli at- 
ti dì Venere molto potente , e dedito a tale inclinazione foverchiamente » 
come fi vede nel luogo citato néll' altra figura a quello propofito . 

Sta a federe) ed appoggiata fui braccio, per inoltrar l' ozio, del qual 
"fi fomenta in gra parte la Libidine » fecondo il detto : 

Otta fi tollas pérìere Cupidìnis àrem. 

La vite è chiaro indizio di Libidine » fecondo il detto di Terenzio » 



Sine Cerere & Bacco friget Venus . 
£ 



E'an- 



SA ICONOLOGIA 

E ancora perchè fi dicono liufuriarie le viti , che crefcono gagliarda- 
mente, come gli Uomini accecati dalla Libidine « che non quietano mai . [a] 

libidine . 

DOnna bella , e dì bianca faccia , con i capelli groffi , e neri, ribuf- 
fati all' insù 5 e folti nelle tempia . Con occhi grofli , lucenti , e la- 
fcivi . Mollrano quelli legni abbondanza di fangue » il quale in buona.^ 
temperatura è cagione di Libidine ; e il nafo rivolto in sii , è fegno di 
quello ilteCTo « per fegno del Becco * animale molto ;libidinofo » corno 
diffe Ariitotile , de fifònomia, al capitolo felfantanove . Avrà in capo una 
ghirlanda di edera . Sarà lafcivamente ornata . Porterà a traverfo una pel- 
le di Pardo ; e per terra , accanto , vi fari una Pantera , tenendo la detta 
figura la Anidra mano fopra il c.po» 

L* edera da' Greci è chiamata ciffo » e ciflTare ( tirando le parole al 
noftro propofito ) lignifica edere dato alla Libine ; però Eultazio dice « che 
fu data 1' edera a Bacco » per fegno di Libidine , cagionata dal vino . 

La pelle del Pardo » che porta a traverfo a guifa di benda , come di- 
ce ancora Crilloforo Landino « parimente lignifica Libidine ■> eflendo a ciò 
il detto animale molto inclinato » roefcolandofi non folamente cogli ani- 
mali della (uà fpezie ; ma ancora (come riferifee Plinio ) col Leone j e come 
la pelle del Pardo è macchiata » cosi fimilmente è macchiata la mente dell' 
Uomo libidinofo di penfieri cattivi , e di voglie i le quali tutte fono illecite. 

E' ancora proprio di quello animale sfuggire quanto può di eflere vedu- 
to pafeere, e pafeendo di fuggerfi il proprio fangue; il che è propriiflimo 
della Libidine , perchè più di ogni altra cofa le fue voglie procura di pafeerc 
nalcoitamente , e che niuno il veda, e di faziarù; evacuando il proprio fan- 
gue , e togliendoli le forze . 

Per dichiarazione della Pantera il medefima Landino dke » che molti 
la fanno, digerente al Pardo folamente nel colore « perciocché quello lo ha 
più bianco > e vogliono ancora che fia la femmina del Pardo • e fé cre- 
diamo, eflfer vera quella cofa » potiamo comprendere » che la Libidine pria-» 
cipalmente % e con maggior violenza domina nelle femmine» che ne' ma- 
fchi , [ come fi crede comunemente ] in ciafeuna fpecie di animali . 

Afferma Plinio efler la Pantera tanto bella » che tutte le Fiere la de*» 
fiderano ; - ma temono della fierezza che dimoilra nella tella » onde effa_» 
occultando, il capo ,. e moltrandu il dorfo, IT alletta » e dipoi con fubito em- 
pito le. prende , e divora .. 

U che è molto limile alla Libidine » la. quale colla bellezza ci Infran- 
ga » ci tira ,. e poi ci divora 5 perchè ci confmna il tempo , il denaro » 
la fama » il corpo , e V anima itfeifa ci macchia ,, e ci avvilifce > facen- 
dola ferva, del peccato,» e del demonio » , :. 

FATTO 

(a), Si dipinge dal Pi Rìcci la Libidine *. Donna iella- con due corone in testa » 
una di rofe , /' altra di mirto , ictcjfutc fon legno 3 e foglie di elive . Itene una face 

accef» 



T Ad ^V A R TO. , ir 

FATTO STORICO SAGRO. 

LÀ Libidine in cui s' ingolfarono perdutamente gli Uomini ne' primi 
tempi , ne' quali il Mondo fi era di già al ibmmo popolato , moflc 
a fdegno tale il Divin Creatore t che punì la sfrenatezza comune coli' uni- 
versale Diluvio ; lafciandone folo libero Noè colla fua Famiglia , che uni- 
camente per la via della virtù tra tanto popolo camminava . Gentjt cap, 6. 

FATTO TTORICO PROFANO. 

MEffalina Moglie del l' Imperador Claudio, fu bella di afpetto , pronta» 
ed efficace nel dire ; ma quelle pregevoli doti in peflìmi , e difo- 
nefti ufi impiegò . Riempi Ella il Palagio Imperiale di Drudi , coftrinie 
molte Vergini allo ftupro , e molte Maritate all' Adulterio alla prefenz* 
de* Mariti , e faceva toglierla vita a quelli , che riculato aveflfero i fuoi ab- 
bracciamenti . Chiudeva appena.il fuo Claudio gli occhi al fonno , che el- 
la avvolgendoli in un lungo manto > e così di notte a pubblici luoghi fi 
portava 5 daddove I' ultima era a partirli . Sefto ^Aurelio ce. 

E a FATTO 



Hcefa nel petto . In una mano ba un pomo , e nelV altro un mazzo di ajjentio . Sttt 
Alquanto voltata col tergo a A un altare da Sacrificio, ove è una Croce. Ha appiediti* 
globo di brutture , di putredini , e vermi , ed una Leonejfa con faccia umana . 

Bella j ed ornata , e con due coróne in tetta , perchè quefto vizio al primo 
fembiante par cofa bella , e dilettevole , e perciò tiene la corona di rofe , 
che odorano , ed allettano colla loro vaghezza , ma tutto è inganno , e frode, 
giacché come nelle rofe le fpine , cosi lotto queflo vizio danno nafeofte pun- 
gentiffime palfioni . L' altra corona di mirto , che fi tifava anticamente ne* 
funerali , rapprefenta la morte corporale , mentre ì libidinofi colle sfrenatezze 
fi abbreviano la vita; denota altresì la morte eterna dell'anima , e perciò vi 
fono le foglie di olivo , j>ofte per la perpetuità . 

Ha la torcia accefa nel petto per il continuo ardor carnale, per le gelofie , 
e per i fofpetti rei , che annidano nel cuore del libidinofo . 

Sta col tergo voltata ad un altare , dove è una Croce , che rapprefenta quel- 
la , dove fpirò il noflro Divin Redentore ^ per denotare il difprezzo , che di 
quella fi fa dal fenfuale . 

Tiene in una mano un pomo , che fimboleggia la falfa dolcezza , che fi crede 
in tal vizio , e nell' altra ha 1' aflenzio amaro , per lignificare le vere amarez* 
ee , che ne procedono . 

Appiedi fi vede un globo di brutture , putredini , e vermi , per dimostrare 1* 
•chirezza, ed orrore di un fimil vizio . La Leoneffa ombreggia le Meretrici. 

Figura altresì il P. Ricci la Carnalità : Donna vestita di color rojjo , coronata 
ii edera , co» gli occhi rcjji infiammati , ed altieri , che guardano fiff amente . Le pe»' 
de dal capo in giù un lungo laccio . Tiene in una mano una fpada con una morte . Neil' 
altra ba una Testudine , ed un Mantice . Tiene queua Donna la fottana alquanto brc~ 
*e , e A ì legata con un laccio nelle gambe . Le sta vkino un Porco . 



3* 



ICO NOLO GIÀ 

FATTO F AVO LOSO. 



ISpofi Tpporaene * ed Atalanta forano in modo intemperanti * e sfreni- 
ti nel loro amore , che non rifpettarano lo fletto tempio di Cibele » 
profanandolo colle loro congiunzioni . Quefìa Dea fi adirò in modo can- 
tra di elfi, che trasformò Ippomene in un Leone * ed Atalanu ia un» 
Leoncfli» * Ovoidi Meiam. Uh. io. 






I 1 C E N Z A . 

Di Cefare Hipa . 



DOnna ignuda * e Scapigliata colla bocca aperta s e con una ghirlanda dì 
vite in capo . 
Licenzio!! fi dimandano gli Uomini * che fanno più di quello , che con- 
viene al grado loro , riputando in fé ftelfi lode » far quelle azioni j, che ne* 
gli altri fono bafimevoli in egual fortuna; e perchè può efler quefta Licen- 
za nel parlare i però fi fa colla bocca aperta ; e perchè può eflTere ancora 
nella libertà di far palefi le parti , che per ìflinto naturale dobbiamo rico- 
prire , la qual cofa fi moltra nella nudità. ; nel relto delle altre opere pi- 
gliandoli libertà di far molte cofe» che non ci appartengono ; e quello fi 
dinota colla vite, la quale inchinando con il frutto fuo » molte volte fa 
fare cofe inconvenienti, e difdicevoli : e come li capelli » che non fono le- 
gati infieme feorrono liberamente , ove il vento li trafporta , cosi feorrona 
i penfieri s e le azioni di un Uomo licenziofo da fé medefimi. 




LICENZA 



TOMO § V A R TO. 37 

LICENZA POETICA. 

Come deferita da Ce/are Caporali "Perugino nella deferizione 
del fuo viaggio in Tarnafo . Tane Seconda . 



Q 



Uand' ecco incontro mi fi fé una Donna » 
piuttoito una mafehera ( che pure 
Tal mi fembrava al volto» ed alla. gonna) 



Ch' avea la verte piena di colture 

D* una latinità, confufa , e guaita » J - 

Ma rappezzata fu con le figure . 

E la dove pur Tana era rimalta « 
Il mutato preterito in prefente * 
L' avea ravviluppata come paita . 

In vece poi dì perle d' Oriente 

Ella avea al collo un vezzo di Poemi » 
E un iillogifmo fatto per pendente % 

Non ufava all' andar cavalli , o remi » 
Ma i fuoi pie da fé Ite (fi regolati» 
Acciò non fi peccafle negli ettremi . 

Né calzava i coturni profumati 

Quel dì j ma ì focchi tolti dalle baGfe » 
E vii capanne * mezzo affumicati . 

Con tutto ciò parea che dilettaffe * 
Perch' Ella avea nel yenerabil vifò 
Un certo nafo della prima clafle . 

Mezzo Criitiano, e mezzo circoncifo» 

Ma fé '1 gonfiavan mai gli sdegni, e l*ife« 
Trido allor chi di lei fi folTe rifa . 

La bocca larga » e lìbera nel dire » 
La lingua biforcuta aver mi parve» 
Sparfa di mille baje da impazzire » 

La treccia era bìzarra , e pien di larve » 
Il fronte , e gli occhi dì si acuta villa » 
Che con Fetonte innanzi al Sol comparve. 

Tene* 



*8 /CON IO G I A 

Tenea del Mago * e avea del Cabalilla 
Nella fifonomìa ; ma nondimeno 
Non fi poteva dar per cofà trilla . 

Anzi mafiro Allegorico » che 'h feno 
La vide 1 e ne fé torto il paragone» 

Dnfe , eh' Ella era buona roba appieno V ... 

. . ■ 

Cortei con un gonfìetto da pallone» 
E con una Carota aflQii ben unta 
Con eerto verìrtmile fapone » 

M' era quafi fu gli occhi fopraggiunta ; 

Quando a slacciar m' incominciai le calze» 
Che per un fervizial non facea punta . 

Sorrife Ella a quell' atto ; e indarno t' alze 
I panni , per ricever l' argomento » 
( Soggiunfe ) mal creato , in quelle balze . 

Perchè quello, che vedi , è un ìllromento » 
Con che talor le Zucche fenza fale 
Pel buco dell' orecchio empio di vento, 

Ciòche tu fei (difs' io) che non Co quale» 
O terrena fantafma » o Dea ; pur t' amo ; 
Che '1 tuo non è mollacelo dozinale . 

Ed ella a me : non ti smarrir , che fiamo 
Dove harai le tue voglie foddisfatte : 
La Licenza Poetica mi chiamo . 




LITE 



TOMO^VARTO % |g 

LITE. 

Di Ce/are Ripa. 

DOrma veftitst dì vari colori . Nefla delira mano tiene un vafo dì ac- 
qua , il quale verfa (opra un gran fuoco , che arde in terra ; il che è 
legno del contrario , al qnale l* altro contrario naturalmente opponendoli» 
e cercando impadronirfi della materia , e fbltanza dell' altro * di con itlre- 
pito fegno di Lite , e d' inimicizia ; il qual effetto invita gli animi di- 
icordi » e liti«iofi , che non quietano per le ltefsi » né danno ripofo agli 
litri . 

De* Fatti , vedi Contralto . 




€». CsMcttt 



10DÉ 



4'o 



ICO NO LOGIA 

L O D E . 




UNa bellìffima Donna, con abito vago , e leggiadro di color bianco ,- 
e che in mezzo al petto porti un belliflimo gioiello , dentro del qua- 
le vi fìa una gioja detta Jafpide , dicendo Plinio nel lib. 37. che è gio» 
ja lucidiflima , e di color verde . Avrà in capo una ghirlanda di rofe . 
Terrà con la delira mano una tromba in atto di Tuonarla , e da cffa ne efca 
un grandiflìmo fplendore , tenendo il braccio finiftro ftefo , e con 1* indice 
dito accenni di moftrare qualche perfona particolare » 

Bella fi dipinge , perciocché non vi è cofa che più fbmmamente_* 
diletti, e piaccia delia Lode; e più amano le noftre orecchia la melo- 
dia delle parole , che lodano , che qualunque altro armoniofo canto, o 
fuono . 

Si vede con abito di color bianco , perchè la vera Lode deve eflTer 
pura , e (incera, e non come 1' adulazione , che è nimica al vero , artificio- 
fa , ingannatrice ; e perciò fi deve notare , che la Lode umana è di dueforta, 
vera , e falfa . La vera Lode è quella , colla quale fi lodano veramente , e real- 
mente gli Uomini virtuoli ; la Lode falfa è quella , colla quale fi lodano gli 
Uomini viziofi . Della Lode vera , e de' buoni intendiamo noi , e perciò ù 
deve fapere , che quelli , che realmente fono lodabili , devono avere in fé 

qualità 



tomo g^v A R T 0. 41 

qualità tali , che meriti Lode , come bontà di vita , fchiettezza di animo , 
realtà , dottrina , fapienza , e fimili cofe ; ma principalmente timor di Dio» 
e carità Col Profilino , ed una purità di cuore ; e perciò il Real Profeta 
loda quelli tali : Lmdabuntur omnes retti corde , e Umilmente ne' Proverbi 
al 28. fi lodano i Fedeli : Fidetìs <vir multum laudabitur -, e nell' Ecclefiallico 
al cap. 37. {' Uomo fapiente , e dotto: Vir fapiens implebitur benediclionibus, 
& videntes Uhm laudabunt : così gli Uomini liberali , e fenza macchia di 
peccato : Beatas <vìr , qui inventus cft fine macula , & qui pofl aurum non abiit, 
nec fperavit in pecunia tbefauri ; quis efl hic , & laudabimus eum ? e quella 
è quanto alla Lode de' buoni , ec. ma della Lode de' cattivi nelle fagre_» 
carte ritroviamo tutto il contrario nell' Ecclefiallico al 1 5. T^on efl jpeciofx 
iaus in ore peccatorìs ; e però fi deve fuggire , perchè ancora da' Filòfofi 
gentili è fiata abborrita , e dal Filofofo , il quale dice quelle parole : Sìt 
ubi tam turpe laudari a turpibus , ac fi lauderis ob turpìa . 

Il gioiello col Jafpide , fecondo che fcrivono i Naturali , fi pone pe» 
la grazia, e dicono che quella gemma, per la virtù occulta che in effa lì 
ritrova , chi la porta acquilla la grazia altrui [a~] , e per maggior chia- 
rezza , perchè la Lode porti detta gioja , ci confermeremo colla dichiara- 
zione della rofa , perciocché anch' ella ha il medefimo geroglifico . 

La ghirlanda adunque di rofe ci rapprefenta , perchè fono odorifere le 
rofe , e belle . La Lode umana , la quale come rofa , per la fua vaghezza, 
acquifla la grazia altrui; e per la ghirlanda, e corona, ci dimollra la Lo- 
de Divina , perchè ficcome la corona è figura sferica, fenza principio , e 
fine ; così la Lode Divina è eterna , fenza principio , e fine ; e però fi 
deve notare, che di due forta di Lode fi ritrovano, cioè Divina , ed uma- 
na . La Lode Divina è quella, colla quale fi loda , e magnifica Dio ; 1' 
umana , colla quale fi loda ,ed efalta 1' Uomo . Della Divina ne fono piene 
tutte le fagre carte , come : Laudate Dominum omnes gentes , dice il Profe - 
ta , ec. Laudent nomen ejus in timpano , & eboro , in un altro luogo : Lauda 
Qferufalem Dominum, ed in mille luoghi: Benedìcam Dominum in omnì tem- 
pore , femper laus ejus in ore meo ; ma dice S. Agollino de Civitate Dei , che 
quella Lode non folo ci viene predicata da' Profeti , ed altri Uomini Santi, 
ma ancora ci viene rapprefentata al vivo da tutte le cofe create : omnia 

F j- q:u~ 



Qa~) Il Jafpide è una pietra verde , come lo fmeraldo , ma di colore più cupo*. 
Quella , riferifee Ilici oro , ta lìcuro 1' Uomo ne' pericoli , refille a' malefici 3 
ed agi' Incanti , purifica la villa ; ed è più efficace legata in argento , che ili 
oro , fuga i rantafmi , e refrigera V ardore interno . 

Le pietre Jafpidi fono quelle , che noi chiamiamo Diafpri , e fé ne trova- 
no di vari colori . Alcuni fimigliano allo Smeraldo, altri fono bianchi , mac- 
chiati di roffo ; altri tutti rolli j altri verdi , macchiati come di fangue ; ed altri 
di diverfì colori . Secondo Galeno nel nono delle ìacoltk de' femplici, il Dia- 
ipro verde ha la proprietà di giovare alla bocca, dello ftomaco , accollandovi 
lo . Ed il Mattioli ne' commenti a Diofcoride lib, j. cap. 117. die» di averne 
fatto efperimento con qualche felicità . 



4i ICONOLOGIA 

quiscùmqtm fecit Deus laudani Dominum j non lo vediamo al vivo negli uc- 
celletti [ dice etto ] , che mai qeOfano, di cancare » e lodare Iddio in quel 
miglior modo che polfono, ? la Lodala » detta appunto a lode » non canta» 
e loda fino alla morte il fuo. Creatore ; la Filomena » chiamata così da_» 
Philos » che lignifica amore » e Mene > che vuol dire deficio , in greco i 
§>*afi deficiens prx amore ad cantandum ? <&• landandum » perchè è di cueita_j. 
natura % che fempre canta » e giorno e notte , e di Verno ,, e di State , 
finché giunge alla morte . Ma non fola gli uccelli ». ed altri animali loda- 
no Iddio » ma ancora i Pianeti ». ed i Cieli , come, abbiamo, chiaramente-* 
in Job. 3 8. 2>bi eras cum me laud*rent fimd. aflra, matutina ». <& jubilarent om- 
ues filli Dei ; e fé quello è vero , come è veriffimo , che tutte le Creatu- 
re del Mondo lodano Iddio % perchè non andremo noi. col Profeta Davide* 
dicendo , che omnis fpiritus. laudet Dominum ? e quella Lode Divina, fi rap- 
prefenta colla corona » o ghirlanda di rofe » come di fopra abbiamo detto . 

La dimollrazione di fuonare la tromba» dalla quale ne efce grandilfimo. 
fplendore lignifica la fama » e la chiarezza del nome di quelli » i quali fo- 
no, veramente degni di Lode , e perciò, i Romani nella fom.mità del Tem- 
pio di Saturno , collocavano i Tritoni trombetti, colle code occulte. » e na- 
fc.olte » volendo per ciò lignificare » che la Storia delle cofe fatte nel tem- 
po di Saturno » è ali* eri noltra nota. , e chiara » e quafi di; voce viva» 
e divulgata % in modo che non potè mai eflere fcancellata ; ma le cofe_» 
fatte innanzi a Saturno » efTere ofcure , ed incognite , e iiarfi nafcofìe nel- 
le tenebre » e ciò lignificarli per le code de 1 Tritoni chinate a. terra » e 
nafcoite . 

Tiene il braccio finiflro. ftefa, moftrando. col dito indice qualche per- 
fona particolare. , perciocché Uhs eH. fermo dilucidane magnit^dinem. 'minuti* ali- 
jeujns , cosi dice S. Tommafo nella queir, i.. 2. q. 22. art.. 2. $h!n omntji, 
qitod habet aliquid virtutis eft. laudabile . E. Perfio » Satira l. cosi dice ». 

Vfqne adeone-i &C-. 

Scire tuum nihil eji , nifi te fcìre- hoc fciat alter ?■ 

*4t pulcbrum eji digito monjlrari % & dicere ». hit eji * 

E per maggior dichiarazione il Filofofanel prima -della Rettorica narra* 
che la Lode è un parlare» che. dimollra l'eccellenza ». e la grandezza di 
virtù; però dic.efi che più lode meritò Catone» per avere banditi i vizjda 
Roma , che Scipione per aver fuperati i Cartagine!! in Affrica ; e quello 
è » perchè laus proprie refpicit opera » cosi dice lo ltefso Filofofo .. 

FATTO STORICO SAGRO. 

IL fapientiffima Salomone ben riflettendo quanto difdicevole Ila nelP Uo- 
mo 1* innalzare fé ftelfa colle proprie lodi » ci lafcià affai notabile ri- 
corda» in cui più cofe» a mio feritimento » fi contengono . L' avvila è 
♦ale; laudet te alieniti » & non os tuum : extran&ts , & non labia tua, Dob- 

biam 



r o m o qv A r r o. 45 

bìam noi operare in modo , che dalle opere noftre a noi lode ne rifiliti ; 
ed ecco che ci appariice la lode » come la è in effetti » cofa in fé ftefla 
ottima per la caufa » e defiderabile . Comecché però obbligo è dell' Uomo 
1' efercitarfi nelle opere lodevoli » perciò ad effo non conviene 1' efaltare 
in fé quel merito , che da altro non procede « che dall' avere efeguito il 
proprio dovere . Merito , che da altri deve efler riconofciuto , e porto al 
fuo giutto lume . E qui rilevo altro avvifo a tutti , cioè che le azioni buone 
dell' Uomo , non debbono mai reftar prive di lode . 
Troverà, cap. 27. y. 2. 

FATTO STORICO PROPANO» 

Pindaro a un certo tale -> che Ipeffo gli replicava di non ceffar mai di 
lodarlo i rifpofe : Di ciò io al certo ti refto fommamente tenuto « e 
per e(Terti grato , operare in modo » che fi abbia fempremmai a confefik* 
re 5 che tu non hai mentito . 
Taul. Manuz. lib. 6. %Apopb* 

FATTO FAVOLOSO. 

GAndaulo , da alcuni chiamato ancora Marfilìo » figlio di Mirfo , ed 
ultimo degli Eraclidi . Coftui amava tanto la fua moglie » che non 
ceflava tutto giorno d' innalzarne foprammodo con chiunque il merito . Giun- 
le a tanto nel lodarla , che acciò foflfe pienamente creduto da un certo 
fuo favorito , di nome Gige 1 a cui efaltava la fua firaordinaria bellezza , 
s' indufife a fargliela mirare totalmente nuda . Si fdegnò fortemente la Re- 
gina dell' atto inonefto . La veduta >, piucchè le lodi , fece breccia nel 
cuore di Gige ; Tettandone al maggior legno invaghito . Da ciò ne av- 
venne » che la Regina per vendicarli , mofìrò di corrifpondere a Gige , 
e gli ordinò che uccìdete Candaulo , Ubbidì Gige , e fposò la fua Si- 
gnora , Erodoto Clio » 




F a LOGICA 



44 



ICONOLOGIA 
LOGICA. 

Hi Ce/are Xjpa . 



»,,2 




DOnna giovane vivace » e pronta , veftlta dì bianco . Tiene uno fiocco 
nella delira mano , e nella finillra quattro chiavi con elmo in capo.» 
e per cimiero un Falcone pellegrino . 

La Logica è una fcienza, che confiderà la naturai e proprietà delle^» 
operazioni dell' intelletto , onde fi viene ad acquiftare la facilità di fepà- 
rare il vero dal falfo . Adunque come quella , che confiderà fottilifiimi ,. e_» 
varj modi d' intendere , fi dipinge con lo flocco » il quale è fegno di acu- 
tezza d'ingegno; e l'elmo in capo moftra ftabilità » e verità di fcienza s 
e ficcome il Falcone s' innalza afBn di preda» cosi il Logico difputa alta- 
mente , per far preda del difcorib altrui , che volentieri alle fue ragioni 
fi fottomette . 

Le quattro chiavi lignificano ì quattro modi di aprire la verità in cia- 
fcuna figura fillogiftica , infegnate con molta diligenza da' Profeflbri di queft* 
arte . 

Veftefi di bianco » per k fimilitrudine , che ha la bianchezza colla veri- 
tà -, perchè come quello fra i colori è il più perfetto: cosi quella fra le_? 
perfezioni dell' anima è la migliore } e più nobile , e deve elfer il fin di 
che voglia ctTer vero Logico » e non Sofilta » ovvero Gabbatore. 



ognuno 



Logica 



TOMO QV A R T 0, 45 

Logica, 

DOnna colla faccia velata, vellica di bianco, con una fopraverte di varj 
colori . Moilri con gran forza delle mani di flrignere un nodo in_s 
una corda affai ben groffa , e ruvida . Vi fia per terra della canape , ov- 
vero altra materia da far corde . 

La faccia velata di quella figura , moftra la difficoltà , e che è imponì- 
bile a conofcerfi al primo afpetto , come penfano alcuni , che per far pro- 
fitto in effa , credono effer foverchj al loro ingegno fei meli foli , e poi 
in fei anni ancor non fanno la definizione di effa . 

Per notar il primo afpetto fi dimoftra il vifo , perchè il vifo è la pri- 
ma cofa che fi guardi all' Uomo . 

Il color bianco nel vestimento fi pone per la fomiglianza della verità, 
come (i è detto, la quale è ricoperta da molte cofe verifimili, ove mol- 
ti fermanco la villa , fi fcordano di effa, che fotto colori di effe ila rico- 
perta , perchè delle cofe verifimili tirate con debito modo di grado , ne 
nafce poi finalmente la dimoftrazione , la quale è come una caffa , ove fia 
riporta la verità , e fi apre per mezzo delle chiavi già dette de' fillogifmi 
probabili, i quali fi notano con varj colori, che febbene hanno qualche-? 
conformità colla luce , non ne hanno però tanta , quanto il bianco , che è 
P effetto più puro di effa . 

La corda dove fi ftringe il nodo , moftra che la conclufione certa è 
quella, che fia principalmente nella intenzione del Logico , e dalla Gmilitu- 
dine della corda fi dice il Logico legare un Uomo , che non fappia che_j 
fi dire in contrario alla verità mollrata da lui , e le fue prove fondate_j> 
colla fua arte , fono nodi indiffolubili o per forza , o per ingegno di qual- 
fivoglia altra profefsione ; la ruvidezza della corda , .moftra la difficoltà 
della materia . 

La canape per terra moftra , che non folo è offizio della Logica fare 
il nodo delle corde fatte , ma quelle medefime corde ancora procederei 
eoli' arte fua propria , fervendoli di alcuni principi della natura , ed impe- 
gnando di conofcere i nomi , le propofizioni , ed ogni altra parte , ovvero 
iftromento della dimoltrazione il fuo vero , e reale iftromento . 

Logica. 

Giovane pallida con capelli intricati , e fparfl , di convenevole lunghez- 
za . Nella delira mano tiene un mazzo di fiori , con un motto fopra» 
che dica : Verum , & falfitm ; e nella finiftra un Serpente ... 

Quella Donna è pallida , perchè il molto vegliare , ed il grande ftudfo, 
che intorno ad effa è neceffario * è ordinariamente cagione di pallidezza , 
e indilpolizione delta vita . 

I capelli intrigati, e fparfl dimoftrano , che l'Uomo, il quale attendo 
alla fpeculazione delle cofe intelligibili , fuole ogni altra cofa lafciare da_» 
parte » e dimenticarfì delia cuftodia del corpo . 
.\ UCO J I fiori 



45 ICONOLOGIA 

I fiori fono fegno , che per induitria di quella profetinone fi vede il 
vero apparire, ed il falfo rimanere oppreffò , come per opera della naturaj 
dall' erba nafcono i fiori , che poi la ricuoprono . 

II Serpente e' ìnfegna la prudenza neceffarifsima alle profefsioni , come 
tutte le altre virtù , non affaticandoli in altro 1' umana indullria , che in di- 
ftinguere il vero dal fallo, e fecondo quella diluizione, faper poi operare^» 
con proporzionata conformità al vero conofcìuto s ed amato. Scuopre an- 
cora il Serpente, che la Logica è filmata velenofa materia , ed inaccefsi- 
bile a chi non ha grande ingegno , ed è amata da chi la gufta j e morde » 
ed uccide quelli > che con temerità le fi oppongono » 

LONGANIMITÀ'. 

Dì Cefzre PJpa. 

UNa Matrona affai attempata , a federe fopra d' un faffo » cogli occhi 
verfo il Cielo, e colle braccia aperte, e mani alzate . 

La Longanimità è annoverata dall' Appoftolo Paolo al cap. j. de' Ga- 
lati tra li dodici frutti dello Spirito Santo, S. Tommafo nella 2.1. queft.136'. 
art. 5. dice che è una virtù , mediante la quale la perfona ha in animo di 
arrivare a qualche cofa affai bene difcolta ; ancorché ci andaffe ogni lungo 
tempo . E S. Anfelmo fopra il detto cap. 5. a' Galati , dice la Longani- 
mità effere una lunghezza di animo, che tollera pazientemente le cofe con- 
trarie , e che (la lungo tempo affettando li premj eterni , e febbene pa- 
re che fia 1' ìfleifa virtù, che la pazienza, tuttavia {ono differenti tra lo- 
ro, perchè come dicono li fuddetti Autori , e Dionifio Certofino fopra 1' 
ifteffo cap. 5. a' Galati , la Longanimità , è accompagnata dalla fperanza, 
che fa che lliamo affettando fino alla fine i beni promeffici da Dio noftro 
Signore ; e però quella virtù pare che guardi più la fperanza , e '1 bene, 
che la paura , o 1' audacia , o la malinconia , ma la pazienza fopporta i 
mali , le ingiurie , e le avverfità prefenti , affine di aver poi bene : ma 
perchè non balla foffrire al prefente folamente , fi ha da fopportare per qual- 
sivoglia lunghezza di tempo , e per quanto piacerà al Signor Iddio ', che 
però fi dipinge Matrona attempata , e a federe fopra di un faffò . 

Si dipinge cogli occhi verfo il Cielo quella virtù , alla quale si appro- 
pria , come colla nel Salmo : Deus longamìnis , & multum mifericors . Per 
il fine , che fono i beni eterni promeffici da Dio. 

Si rapprefenta colle mani alzate , per la fperanza che accompagna, e fa 
parer breve 1' affettare in quello Mondo. 



m 



LOaUA- 



TOMO QV ARTO. 
LOQ.UACITA' 

Di Ce/are Pipa , 



47 




T "VOnna giovane* coIla-4)^car-^^rta^-Sar-à-J-£lhtaL di cangiante * e detrae 
JL^ velie farà confetta di cicale, e dì lingue . Terrà in cima del capo 
una Rondine » che fìa nel nido in piedi % in atto- di cantare ; e colla delira 
mano una Cornacchia . , - 

Si dipinge di età giovanile * perciocché il giovane non può- fapere af- 
fai , perchè la prudenza ricerca la fperienza , la quale ha bifogno di lungo 
tempo . Arith nel Hb. 6. dell' Etica : fivoenis non potefl effe fapiens , quias 
prudentia requirit experìentiam , qua tempore- indìget ; e perciò pofsiamo dire », 
che il giovane non avendo fperienza ,, facilmente incorre nell' imperfezione 
della Loquacità . 

Si rapprefenta colla- bocca aperta j perciocché il garrulo Q. dimoitra pron- 
to, e licenziofo. nel parlare, come narra. Plutarco de ganv Garruli nemi- 
nem indimi , & femper loq:vintnr .. 

11 veftimento. dì colore cangiante denota la varietà: de*' concetti del 
Loquace ,, che fono, ltabili ,. e reali, ma lontani da' difeorfi. ragionevoli , ed 
atti a perfuadere altrui con termini probabili , e virtuofi ì onde fopra di ciò 
Plut. de Curiof. cosi dice t Loqiiacitas ejt rejaluta loquendi fine, ratione interna 
perantia , 

Le 



48 ICONOLOGIA 

Le Cicale , che fono {òpra il velh'mento, Properzio le prende per gerogli. 
fico della Loquacità \ effendocchè da effe deriva il tediofiisimo parlare , 
ed offende infinitamente 1' orecchio altrui ; non altrimenti di quello che_> 
-il Garrulo » ed il Loquace , come benifsimò' dimoftra Euripide apud Sto- 
beum . Multìloquium non folum auditori moleflum , <vertm ad perfuadendum inu- 
tile , prxfertim variis curis occupati* « 

Le lingue , che fono nel veitimento , lignificano la troppa Loquacità • 
onde Plut. nel libro adverfus Garrulo* , dice : Garruli naturarti reprebendunt ■, 
quod unam quìdem lìnguam ■> duas autem aures babent ; onde ne feguita , che 
il Loquace 5 dice molte bugie j come riferifee Salomone ne' proverbi : In 
multilaquio non deejì mendacium . 

La Rondinella , che tiene fopra il capo , nella guifa che abbiamo det- 
to , ne dimoftra la nojofa , ed importuna natura de' Loquaci ■, che efiendo 
fimile a quella della Rondine impedifconoi ed offendono gli animi delle_> 
perfone quiete , e ftudiofe . 

Tiene colla deftra mano la Cornacchia j per dimoftrare ( come riferi- 
ce Pierio Valeriano lib. 20. ) il geroglifico della Loquacità ; il quale uc- 
cello , fecondo l 5 opinione de' Greci , fu da Pallade fcacciato , come quello 
che fia nojofo col fuo parlare , onde 1' Alciato ne' fuoi Emblemi , cosi 
dice : 

xAtme già per propria infegna tenne 
La Civetta di buon configli uccello. 
Quejla accettò Minerva ( e ben convenne ) « 
Quando la Bea cacciò dal fanto oflello 
La Cornacchia , a cui fol quel danno avvenne 
Di ceder luogo a uccel di Iti meri bello y 
Tercbè la [ciocca fu troppo loquace ; 
Saggio chi poco parla » e molto tace . 

De' Fatti , vedi Jattanza . 




LUME 



TOMO £LV A R T 0; 
LUME DELLA GLORIA. 
Bel T. Fu Vincenzi* Ricci M. 0. 



49 




/'aria MTm~LoH>' -mz^. / 1X177^ driÙh ^T^OT^L/l, tarlo ljr*ari/lz iruj/f 



Giovane di vago afpetto* con pìccola facella accefa in mano •> ed ap- 
preso ve ne Ila una grande parimente accefa, e faccia fegno di folteva- 
re un piccolo Puttino da terra , il quale tiene tre candele » e fa fegno di 
accenderle in quella che tiene in mano sì grande . 
. - Due lumi foprannaturali ritrovanti , uno , che fi ha per mezzo della_« 
' grazia di conofeer Iddio , ed amarlo con accefo amore , a qual lume /eb- 
be gP occhi il Profeta . Pfal. 4. v. 7. Signatum efl fuper nos lumen vu tus 
mi Domine ì ed altrove Pfal. 88. v. 16. Domine in lamine vultus tui ambu- 
labunt . Ed altresì . Pf. 3. v. 4. Exortum efl in tenebris lumen reSlis corde . 
Vi è 1' altro della Gloria , ed è quello , che il Signore dona dopo la mor- 
te all' anima <, acciò poffa godere fua Divina Maeità, che naturalmente^ 
non può per 1* improporzionc , che è infra loro» e per l'infinita distan- 
za ; ne fia pofsibìle goderfì fenza tal lume ( dice il Dottor Angelico ) Th. 
1. par. Sum,Q), 12. ar. 2. in Tf. princìp. cir. fin. & ea q. ar. j. per totum. 
Eziandio (tante la portanza Divina non può fupplirlo , per effere caufa for- 
male j repugnante alla fua natura , benché il Dottor fottile aflerifee il 

G con- 



50 ICONOLOGIA 

contraria , volendo che non folo, fia caufa formale ; ma infieme coli' ani- 
ma Scot. in 3. v: 14. q. 2. ar., 1. Ut. B. & in 4. <v. 49. q. 11. Ut. ss. 
^igat. per modu caufa cfficientis . Qyale può. Iddio fenza imperfezione ve- 
runa fupplirla . E quelV è il lume ,; di che qui fi favella , Si dipinge dun- 
que il lume della gloria,, così nomato, da Teologi,, con. una facella. accefa 
d' apprettò ad. una grande , perchè effondo 1' intelletto, creato, molto pro- 
porzionato, all' oggetto beatifico ,, cV £ Iddio infinito, efiftente in tre per- 
fone , e 1* intelletto noftro ^ che vede come dice il Padre S. Agoftino , 
Vìfio efl. tota merces . Quanto al vedere , e. mollrare quell' oggetto , e la 
volontà fruifce completivamente ,. confidente in lei 1' atto, della fruizione 
beatifica. . Queite potenze dunque , fono, finite ,, e quanto a loro, non poflfo-- 
no godere quel Sovrano Oggetto ,, per la molta diftanza ,. ed in proporzione,. 
eh 5 è in fra '1 finito, ed infinito Iddio, dunque il Padre di pietà le folle va. 
col detto, lume di gloria, ch J è un certo abito, di carità, e grazia, ch'egli 
dona a dette potenze y rendendole abili a fruir ferteilfo, ; e. quello dinotala 
facella. piccola , che s' avvicina alla grande ? come il. lume della gloria crea-, 
to , e piccolo. , rifpetto. al molto, grande ,. anzi infinito. Iddio ,. ombreg- 
giato per la face sì grande t II picciolo, puttino è 1* anima , che s' innalza, 
con tre candele in. mano, delle tre potenze , memoria , intelletto , e. volon- 
tà, che fon candele da per fé evinte , rifpetto. a quel. gran, lume , al qua-- 
l.e fono. in. potenza pafsiva ,, accefe pofeia , fan.no. la loro, azione , concor-. 
rendo, altresì colla naturalezza loro., e benché vagheggino oggetto, infinito », 
in maniera però, finita, conforme alla propria capacità.. 

Alla Scrittura. Sacra , Le due. faci una. piccola , e l* aJtra< grande ac- 
cefe , che fono i. due lumi , uno de' quali fa veder 1' altro , come divisò il 
Profeta . Pf. 35. v^x.. Infamine tuo.videbimus lumen . Il piccolo, puttino. elevato, 
da terra. , è 1' anima ,, quale fi. beatifica , giacche vien fatta degna di. cotanto, 
lume, e di quello, picciol fanciullo dell' anima favellò. Geremìa 49, v. 15. 
Ecce, enim. parvulum dedi te in gentibus .Lo, folle va. alla fruizione, della fa- 
pienz.a eterna:. Pfal. 18.. v. 8/s.apientiam preejians parwtlis .. "Vedendo l'in-, 
telletto,. ed infieme amando la. volontà con, molto diletto, PfaJ.. 36;. v. 1 1. 
Deletìabmtur in moltitudine pacis . «, E la m.emoria farà, piena, di gloria f PÙq^ 
V. 1.8. Humores erunt nominis tui-, Domine. E' riafcuna di ette faci , o lucer- 
le d'' accenderfi in, quel, gran lume, parlava pur Qavide ;. PC. iy, y.. 2$». 
r«. illnmincts lucejnam. mgarti. », Domine ,. 




LUSSO 



TOMO §^V A R T 0. 
LUSSO. 

Dell' cibate Cefare Orlandi . 



*i 




{arZo A£cLrt£>&i. 



-L uj"s o 



Carlo Orandi ir>{i/i 



UOmo pompofamente veflito , Con corona reale in teda * e le ali alle 
tempia . Sia di datura gigantefca . Nella finiilra mano abbia il corno 
di dovizia verfante denari , gioje ec» fopra alcune baffe » e rozze cafette. 
Colla delira foftenga un grave martello , e lHa in atto di gettare a terra, 
alcuni magnifici Palazzi * che fi vedranno rovinare « Avanti i piedi gli 
fi ponga un Pavone colla coda fpiegata > 

La propria i e vera definizione del Ludo è ì fuperfluità nel veftire , 
fabbricare » banchettare , festeggiare , e fimili . 

Primacchè venghiamo alla fpiegazioiie dell' Immagine , non farà (co- 
sì io penfo ) cola difcara il difcorfere colla maggior brevità -, che polfi- 
bile . fia » fui propofito del foggetto . 

Pur troppo vero è , che fé il Luflb [ ragionandone relativamente alla 
Polizia, ed Economia degli Stati ] fu da innumerabili Filofofi , ed infiniti 
prudentifsimi Principi giudicato fempremmaì dannofo j fu altresì [ é volefle 
Dio che non lo folle peranche ] da non pochi Filofofi creduto utile» e de- 
gno di ogni commendazione « In foftegno del loro penfare portano quelli 
1' efempio di alcuni favj Principi * i quali » o non hanno corttra dì efso 
promulgata alcuna legge » o non fi fon punto curati della oilervanza di 

G 2 . ouelle 



P- ICONOLOGIA 

quelle antecedentemente fu tal propofito emanate . O che io iri* inganno ; 
o che eglino abbagliati fi fono nel volere a lor prò interpretare i fini , e le 
idee > che regolano la mente di un Dominante ; e quindi fermate hanno le 
loro ragioni fu fondamenti apparenti , ma falfi , ò al più di foverchio labili . 
Ma tralafciando le opinioni fu ciò degli antichi , mi contenterò di ri- 
ferire quelle di alcuni moderni Politici , ed illuftri Fiiofofi , i quali foftea- 
gono che il Lutto fia vantaggiofo agli Stati , anzicchè no . 

Merita fpezialmente di efsere rammentato il celebre Montefquieu , il 
quale tanto nello Spirito delle Leggi , quanto in altre fue opere , chiara- 
mente moftra di fentire in favore del Lufso , e foftiene , che il Principe 
flefso , perchè fia potente , dee fare in modo , che i fuoi fudditi vivano 
nelle delizie ; e dee cercar tutti i mezzi di proccurar loro ogni forta di 
fuperfluità colla ftefsa attenzione , con cui dee lor proccurare le cofe più 
necefsariè alla vita . Lettre* Terfan. 106. Nel Senato di Roma (come egli 
ofserva Efprit. des toix lìb. j. cap. 4. ) comporto di gravi Maeltrati , di 
Giureconfulti , e di Uomini pieni dell' idea de' primi tempi , fi propo- 
fe lòtto .Augufto la correzione dei coftumi , e del Lutto delle Donne ; 
ed è curiofa cofa il vedere in Dione Caffio lìb. 54. con quale beli* arte 
quello graziofo Prinsipe fchernì le ifìanze importune de' Senatori . 

Sotto Tiberio vero è che altresì gli Edili propofero nel Senato il riftabìli- 
mento delle antiche leggi Suntuarie . Quefto Principe però , che aveva de* 
buoni lumi , vi fi oppofe , e fcrifse al Senato quella bella lettera ,! che 
ci vien riferita da Cornelio Tacito ninnai, lìb. 3. in cui fa vedere » che 
quelle leggi erano inutili allo Stato, ed«ingiuriofe al Popolo. 

Il Commercio (riflette parimente lo ftefso Montefquieu . Efprit des Lo- 

(x lìb. 2Q. cap. 4. ) pare che ne' Governi Monarchici fia fondato fopra del 

Lufso» e che 1' oggetto unico , o principale» fia di proccurare alla Nazione» 

che lo fa » tutto quello , che può fomentare , o dare sfogo al fuo orgoglio» 

che può fer-vire ad aumentare » e mantenere le fue delizie » e le fue fantafie. 

Dello ftefso fentimento è ancora il chiariflimo Signor di Voltaire » il 

quale vuole » che tutte le leggi Suntuarie non provino altro , fenonfe che 

I Governi non hanno feropre la villa afsai grande , e che ai Minihri pare 

più facile il proibire 1' induftria, che 1' animarla « Effai far l' Hi/I.. Gene- 

veral. chap. 100. tyfages dit XVI. Siede . Graziofiflìaio altresì > e forfè più 

prudente è il giudizio » eh' efso dà del Lufso in quel fuo bel pezzo di Poe- 

fia 9 in cui prende a difèndere 1' Uomo dì mondo , allorché confefsando * 

<he il Lufso può rovinare uno Stato piccolo » dice * che ferve però ad ar- 

"^ehire uno Stato grande» e che la grandezza, e la pompa mondana è il 

1 ^ ntrai *ègno ficuro di un Regno felice . II che egli conferma coli' efempia 

*£»» ì -hi/terrà * e della Francia , ove per cento canali fi vede circolar 1' ab^ 

dell ìa b . , ncntre il guft del Lufso entrando in ogni rango , vive ivi il 

jjondanza» w ..... de ; (* r à£$ e J a fatica impegnata dalla mollezza ». fi 

povero, *&?*& k^ alla ricchezza . 

apre a patti lenti la Itm* do ttiflàmÌ foggetti , fi unifee qualche 



TOMO QV ARTO.- %% 

così » che ne* pìccoli . Ne' grandi per mantenere vivo un ramo d' indù- 
Uria , e di commercio ; ne' piccoli per abbattere 1' animofità de' Nobili 
ignoranti , e facokofì . 

Mi fia permefso il dimoflrare » fokanto per paisaggio » che non meno 
i celebri Signori di Montefquieu ». e di Voltaire , che qualunque Politico 
della fentenza loro , fi fanno conofcere fu quefto foggetto non del tutto 
buoni Filofofi , e molto meno ottimi Politici v 

Primieramente 1' Autore dello Spìrito delle Leggi a chiaro lume ci da 
a divedere) che egli dilungato fi è da regolata ragione» fubitócchè per for- 
mare un Principe potente , lo vuole autore della ruina de' fudditi fuoi . 
Ogni buon Principe fa , che la ricchezza de' VaOfalli è il follegno più for- 
te , il decoro più bello del Trono » Ad ogni buon Principe è noto » che 
l' amore verfo i fuoi {oggetti , non la cura di annichilirli , glorìofo lo ren- 
de » ed amabile ; e che un Principe amato » un Principe da facoltofì fud- 
diti affillito [ che fon pur tutta ricchezza fua j in vera potenza è colti- 
tuito . Quello baiti . 

Si rende poi quafl quafì degno di tifo ciocché il nominato Autore , dopo 
aver detto», dee cercar tutti i mezzi di proccurar loro ogni fona di Superfluità M 
lbggiunge », colla fieffa attenzione , con cui dee lor proccurar e le co fé pia necef- 
farie alla vita „ Come può Ilare infìeme attenzione in ridurre a nulla i fudditi 
per mezzo delle fuperfluità , e attenzione in proccurar loro le cole necefTarie 
alla vita ? Se fi ftudia di farle loro perdere»' e di togliere loro il modo di po- 
terle rinvenire » coli' impoverirli , come fi può unire » che loro le_j> 
proccuri ? L' intenda» la fpieghi chi può ; che io fu quello punto non 
farò più parole . Mi riltringerò fokanto a foggiungere », che i Politici al- 
la no lira opinione contrari , in quello;', a mio penfare » non colgono il punto» 
cioè , che non facendo diftinzione veruna dalla magnificenza , proprietà, de* 
coro , e buon guiìo, confondono tali comraendevolì cofe col Lulfo » che 
è lo llelfo , che dire colla fuperfluità , cofa in fé fletta » per qualunque par~ 
te fi confiderà» fempre mala, e condannabile . Che la magnificenza deb- 
ba eifer feguita , e voluta proporzionatamente da' Principi ne' fudditi ; e 
che da' fudditi olfervare fi debba la proprietà, il buon guflo , e il deco- 
ro confacente al refpettivo grado , e poffibilità delle proprie forze , non è» 
chi ben rifletta » che giallamente pofla difapprovarla .. 

Bilanci ciafcuno lo flato proprio » e col penfìero di non volergli dar 
crollo , fi regoli a norma dì quella . Due perfone , per figura » ugual- 
mente nobili » ugualmente di merito» fi trovano in difuguaglianza dalla for- 
tuna favoriti » Il primo ritrae dalle fue rendite 1' annua rifpofla di feudi 
ventimila ; 1' altro foltanto di dieci mila » 11 primo» fenza pregiudicare a* 
domefticì fuoi affari, impiegherà feudi quindicimila in velli» in trattamen- 
ti » in fabbriche, e fintili * Sarà quelli reputato amante della magnificenza» 
£ di quella Magnificenza » cioè all' elfer di un privata dicevole , giaechè noti 
intendo di prendere nel fuo rigorofo fenfo la Magnificenza » che folo appar- 
tiene a' Principi] proprio » e liberale » e delle fue follarne ne rifèntirà vantaggia 
& Pubblico relativamente ;, e quindi £àrà degno di ogni lode » Il fecondo poi 



54 ICONOLOGIA 

ne impiegherà fette mila ; ed anche quelli gioverà al Pubblico, ferberà que- 
lli ugualmente la magnificenza ve fofterrà a pari dell' altro il decoro dello lla- 
to fuo . Ma allorché vorrà col primo gareggiare , .il fuo regolamento non 
meriterà il nome di magnificenza , e di foftegno del fuo .grado , oensl di 
prodigalità, di arroganza, di pazzia; ed ecco nel fuo giudo lume il Lulfo. 
il Lutìb di quello tale a chi recarà vantaggio? Non a fé steflb : che an- 
zi necelfarìamente deve ìu -breve ridurlo a nulla . Non al Pubblico : per- 
chè ben presto gli dovrà mancare , onde ricevere dalle rendite di fue fo- 
stanze il relativo ripartimento . Al Principe nettampoco : giacché Conterà 
ne 1 fuoi Stati una Famiglia di manco , che aggiunger polfa lustro » e fo- 
"stegno alla fu a Corona. 

Ciocché fi dice in oppofizìone a* fentimentì di Montefquieu , s' inten- 
da opposto a qualunque difenfore del Lulfo , ed in particolare al . Sig. di 
Voltaire ; al quale primieramente non li nega , che il lulfo fia quello , 
che eccita 1* industria , che mantiene il buon gufto , il commercio , e I' 
abbondanza ; ma bensì fiamo inclinati a porre a questo principio quegli 
stefsi limiti , che egli stellò vi pone , quando parlando da Poeta , fi mo- 
stra ancora più Filofofo , che in altre occafioni , a propofito dì tal materia; 
e vogliam dire » che accordando ancora per un momento , che il Lulfo polla 
elfere utile ai grandi Stati , è però fempre dannofo agli Stati pìccoli , perciò 
appunto , che in quelli , a cagione del Lullo , il circolo del denaro fi perde , e 
per vìe ltravagantì , e non neceffarie , trafeorre fuori di quei confini , che 
deftinati fono a farlo girare con utile dello Stato » 

Intorno però all' utile , che può derivare dal circolo del denaro , per 
cagione di LulTo , eziandio negli Stati grandi , molte confiderazioni ci fi 
prefentano , per farcelo credere molto inferiore a quel buon concetto , che 
ne hanno ì fuoi parziali . Il Ricco dedito al Lulfo , fpenderà certamente 
in delizie , ed in fuperfiuità la più parte delle fue rendite , le quali perciò 
'paleranno in mano degli Artefici ec. ; ma può egli veramente far palfa- 
re , fenza biafimo , tanta parte delle fue rendite in man dì coltoro ? Se il 
Ricco fpende perii fuoi bifogni affolliti , fé fpende per li fuoi bifogni rela- 
tivi , può veramente con lode fpendere il rimanente per cofe inutili affat- 
to , e che nemmeno rifguardano i fuoi bifogni relativi ? Oltre la Morale 
CrilHana , che ci dice efprelTamente dì nò » e che vuole afsolutamen- 
te , che il Ricco dìa àì Poveri tutto quel che gli avanza , dopo aver 
foddisfatto ai fuoi bifogni alfoluti , ed ai fuoi bifogni relativi ; la giulta 
Economia degli Stati eziandio, e P umanità rteffa ci fa fapere, che chi fpen- 
de in cofe di Lufso , tuttocchè faccia circolare il fuo danaro , lo fa gira- 
re con un circolo viziofo, con un circolo ,che fempre fi fa con danno del 
povero, privo del fuo bifogno afsoluto, in grazia non folo del bifogno pu- 
ramente relativo , ma di un falfo bifogno , di una mollezza fuperflua del Ric- 
co . Egregiamente , e da quel gran Filofofo , eli' egli è . , il dottifsimo Si- 
gnor d' Alembert , con evidenza ha dimoltrato il difordine , che nafee ne- 
gli Stati dalla fai fa perfuafione , in cui fono i Ricchi di potere a lor ta- 
lento erogare in cole di Lufso quella porzione delle lor facoltà, che dopo 

> nver 



TOMO § V> A R T 0. 55 

aver provveduto al loro, bifogno afsoluto » ed. al loro. 'bifogno. relativo , 
Volutamente devefi al Povero » Perla qua! cofa conclude,, Chele Leg- 
gi morali Copra il Lufso. debbono efser più. rigorofe » che non fono le Leg- 
gi fui necefsario relativo « Si paf&onQ efse ridurre , dice, egli , a quefto 
principio fevero , ma vero, », Che il Lufso è un delitto, cantra. 1' umanità, 
ogni qualvolta un fola membro della focietà è in {(tento. ,. e quello, ttento. 
non s' ignora . Da ciò fi. giudichi quante poche occasioni , e quanti pò» 
chi governi vi fieno , in cui il Lufso. fia permefso. ; e fi tremi di lalciar-* 
vifi llrafcinare così, facilmente » fé fi. ha alcun retto di umanità » e di. giu- 
stizia . Noi qui non. parliamo , che de' mali civili del Lufso ,. di quelli 
che può produrre, nella focietà.. Or che farà., fé a. ciò fi aggiungono poi 
i mali puramente perfònali ,. i vizj, » che produce ,. o che nutrifce in coloro,, 
che vi fi abbandonano con pregiudìzio, dell' anima, loro,, del loro ingegno , 
e del loro corpo. ? Quindi è » che; ^quanto, più fono, in onore in una Na- 
zione !'• amor della. Patria» lo, zelo, per la fua difefa ,, lo fpirito. dì gran- 
dezza, e di libertà, tanto, più. il Lufso vi è profcritto, , o. disprezzato . Ef- 
Jò è il flagello, delle Repubbliche , e l'. iflmmento del Dìfpotìjmo dei Tirami % 
(^ d'Alembert- Elemens de Philofophie §. 8.. Morale de 1' Homme . ) ; 

Venghiamo, ora alfa fpiegazione della Figura ., Si dipinge il Ludo in for- 
ma di Gigante» ed in apparenza reale, per dimortrare la fua ilraordina-. 
ria forza , e quanto, in ifpezie al prefente. fia egli nel Mondo crefc.iuto ,. 
a. fegnocchè fi è renduto del tutto. Signore, Dominatore ,, ed. anzi Tiranno.. 

Le ali alia Certa, lignificano che: il: Lufso è. nato, dalla, capricciofa Fan- 
tasìa degli Uomini , e che in. efsa tutto, condite » e. fi aumenta, fenza rego- 
la , fenza ordine , ; e fenza ragione ; : ed è. guidato, folam.ente dalla legge- 
rezza del penfàre umano. , parimente ombreggiato, nelle, ali,. 

Ha nella finjrtra mano il. corno, di dovizia, verfante. denari, gioje &c fòpra. 
alcune baffe , e rozze cafette » per lignificare , che il Luflo è fovente la. 
fortuna di gente plebea ,. e mercenaria ,. che induftriaudofi. di fémpre inven- 
tar nuove capricc.iofe mode,, riceve perciò a piena mano, dagli amanti dj; 
quefte.- delle forame , che togliendola dal fango », in. poco ; tempo, fi vede. 
Condotta a. fègno di farfi; anch'' efifa dittinguere . Anzi dirò, meglio i Le fa- 
coltà. d§f' ricchi profondendofi in coftoro ', partano, eglino. a farfi ricchi, co-- 
m.e quefti da. ricchi,, poveri » e dilprezzabili .. Scordati quindi; gli Artefici,, 
i Mercatanti del. loro effe re » s' invaghirono, eglino fletti. » e fi danno, an-. 
zi perdutamente, a feguire quelle fuperflue. pompe,, delie quali già; furono, 
O; inventori ,. o. difpenfatori .. Dacché ne. avviene » che fpeflb, fpeffa fi mira-. 
0,o, quefti; tali' ricader^ ben pretto. nei; loro, cenci,, nelle loro, viltà;,. 

Qol;i' ! altra, mano, foftiene un martello , col quale ih, in, atto, di rovina-. 
re- alcuni; Palazzi; » per- dare, ad intendere » che. il Luflo, è il diffipam.ento, 
delle facoltà, T ertinzione.- delle, migliori; Famiglie, ». la. rovina delle. Città;,,, 
A propofito, Silio, lib_.. i£; 

\Affice- late: 
Wòmies; quondam Zhxm fiaj, m.tmt Vrlìes h , 

guippe 



f* ICONOLOGIA 

Quippe nec ira Deitm tantum , nec tela , nec hoftes , ; 

Quantum fola notes animis , illapfa voluptas . 

Si pone il Pavone colla coda {piegata , per ettere quefto uccello in tal 
politura geroglifico del Prodigo, e del Vanagloriofo . Cosi Pierio Vale- 
riano lib. 24. 

3S(o« ineptè autem nonndlì , perdito luxu prodigos , "Pavonis imagine defcribunt » 
in quìbus qitìdem cauda mira confpteitur pidchritudinis ; veruni ea ncque ad vola- 
tum , ncque ad motum utìlis , cum plerifque diis omnibus volatilibus cauda vel 
ad "jolatum dirigendum loco temonis cujufdam attributi, pt , aut edam ut mo- 
tum jirjet , vicemque remonint fibminiflret ; Tavoni vero ea tam ampia , tam 
fui prodiga , ad folam colorum oflentationem data ; ed a proposito del Vana- 
gloriofo rapprefentato nel Pavone , lo delio Pierio riflette , che un tale 
animale moltifsimo fi confà col penfar delle Donne , dicendo : §>uoniam 
'aerò famìnarum efl proprium , qualibct in re fibi applaufum quarere, gloriofafque 
effe , inter Tavonem , dr famìnam mirus quidam natura confenfus efl . In fatti 
convien confettarla . La Donna di qualunque condizione ella Ha , è tra- 
fportata all' eccedo al Lutto , appunto perchè naturalmente bramofa di ef- 
fere ammirata , didinta , e vagheggiata . La Dama vuol comparire in 
figura di Principefla , la Cittadina in figura di Dama , 1' Artigianella in 
figura di Cittadina, e forfè ancora qualche cofa di più . Fin la pezzente 
oltrepaffa i limiti del fuo dato , e fui penderò di comparire qualche co- 
fa fui Mondo , non dubita di porre tutto in ufo , a corto peranche di per- 
dere il buon nome di faggia , purché foddisfl in parte all' improprio fuo 
fuperbo capriccio . Troppo diffidi cofa fi è il contar Donna per povera, 
per vecchia , per brutta che fia , che non abbia predominato lo fpirito 
dalla fciocca ambizione di far comparfa, oltrepafsante il proprio merito e 
grado , e quello che è più , le proprie forze ; onde a ragione il graziofo , ed 
arguto Lorenzo Lippi nel fuo Malmantile . Cantare 8. Stanz. 30, 

«... La Donna come altera, e vana, 
Sopra agli sfoggi ognor penfa , e vaneggia % 
■E bencb' ella abbia un cefo di Befana, 
Tompofa, e ricca vuol eh* ognun la veggia . 



FATTO STORICO SAGRO. 

BEn lignificante efempio di qual mifero fine fia lo fcialacquamento delle 
fodanze in ifpefe del tutto fuperflue ci prefentò Nodro Signor Gesù' 
Cristo nella Parabola del Figliuol Prodigo . Volle quelli dal Padre la_» 
fua ereditaria porzione . Fatto poflfeffore di confiderabili ricchezze , pen- 
fava forfè che non potettero giungere ad aver fine ; quindi profondendo 
a piena mano in fede > in conviti , in indegni tripudi , e pelle più iplen- 

dide 



rOMOQ_VARTO. *7 

«lide pompe , ridufse finalmente a tale il fuo avere , che mancandogli que- 
fto affatto, li ritrovò ini iftato di dovere , per (ottenerli in vita , farli 
Guardiano d' immondi animali ', e poche ghiande divennero il fuo più ù.- 
porito cibo . Luca cap. i j. 

FATTO STORICO PROFANO. 

CAjo Giulio Cefare , prima ancora eh' egli giungere a farli perpetuo 
Dittatore , fu fommam ente dedito al Lutto. Ancorché egli carico fotte 
di debiti , avendo fatto fabbricare da' fondamenti un Palazzo in Villa * ed 
avendolo condotto a perfezione » lo fece con tutto ciò rovinare , non_> 
ottante la grave fpefa , che in elfo fatta aveva , perchè non ne reftava_* 
foddisfatto appieno . Quando flava in campagna alla guerra faceva da un_» 
luogo all' altro portare il pavimento « che fotto a' piedi aver doveva » 
ftando nel padiglione ; e quefto era lavorato di Mofaico , cioè di pietruz- 
ze minute graziofamènte fra di fé compofte , e collocate in modo , che«* 
rapprefentafiero varie figure di animali , uccelli , ed altre fimili cofe . 
Svetmìo Tranquillo nella vita di C. Giulio Cefare cap. 46. 

Fatto favoloso. 

'■■■.-*'■. 

FU Pliche una Giovane Principerà dotata di ftraordinaria bellezza» e_» 
dedita all' eftremo ad ogni forta di pompe, e di delizie . Cupido s'in- 
namorò dì lei, e per appagare il fùo luflureggiante genio, la fece porta- 
re da Zeffiro in un luogo affai deliziofo , ove ella flette lunga pezza con_» 
quefto Dio , fenza conofcerlo ; finalmente avendolo feoperto , iftantemente 
lo pregò di lafciarfi vedere nella fua vera forma . Non la volle appagare 
Cupido, e le difparve affatto. Venere intanto, a cui era fempre -al iom- 
mo difpiaciuto il fuo faftofo orgoglio , e che 1' aveva fempre perfeguitkta» 
la fece morire . Ma Giove la rifufeitò a* prieghi di Cupido , e la rendetéfe 
immortale . Rapprefentafi per la fua vanità quefta Pliche con una Farfal- 
la , che le va volando intorno . Gli Antichi la tenevano per Dea della»! 
Voluttà . Fedi ~4ptdejo nell' tifino d' oro . 




H LUSSURIA 



*3 



ICONOLOGIA 
LUSSURIA 
Di feftre ty* , 




Zi S sur i & 



farle {tron/ti Ì7ie/'j'£ 



U'Na Giovane» che abbia i capelli ricciuti » e artificiofàmente accon- 
ci . Sarà, quafi ignuda * ma che il drappo , che coprirà le parti fecre- 
te 9 fia di più colori , e renda vaghezza all' occhio » e che fedendo fopra 
\ia Coccodrillo , faccia carezze ad una Pernice » che tiene con una mano . 

LufiTuria è un ardente » e sfrenato appetito nella concupifeenza carnale » fenza 
otTervanza di legge » di natura > né rifpetto di ordine » o di feflb . 

Si dipinge colli capelli ricciuti » ed artifiziofamente acconci ,. e col 
drappo fuddetta» perchè la Luùnria incita» ed èvia dell'Inferno, e fcuo> 
la di fcelleratezze « 

Si rapprefenta quafi ignuda » perchè è proprio della Lufluria il difsipare* 
e diftruggere non folo i beni delibammo » che fono virtù » buona fama ». 
letizia * libertà i e la grazia del corpo , che fono bellezza , fortezza , de- 
ftrezza , e fanità j ma ancora i beni di fortuna » che fono denari » gioj'e » 
poflelfioni » e Giumenti . 

Siede fopra il Coccodrillo » perciocché gli Egizj dicevano» che il Cocco- 
drillo era fegna della LuflUria , perchè egli è fecondifsimo » genera molti 
figliuoli » e come narra Pierio Valeriana nel lib. 25. è di così contagioià, 

libi- 



T M gJV A R T . 59 

libidine , che fi crede, che della fua dritta mafcella i denti legati al bracci» 
diritto concitino.., e. commuovano la .Lutfuri^ ,. 

Leggefi ancora ne' Scrittori di Magìa , ed ancora preflb Diofcoride, e 
Plinio, che fé il roitro del Cpcodrillp tepreftre -, il qual animale è da al- 
cuni detto Scinco , ed i piedi fono pojti nel vino bianco ; cosi bevuti 
infiammano grandemente alla Lafcivia-. 

Tiene , e fa carezze alla Pernice , perciocché nìuna cofa è più conve- 
niente , e più comoda , per dimoitrare vna intemperantifsima libidine , ei 
una sfrenatifsima Lufluria , che la Pernice , la quale bene fpeffo è ck^ tan- 
ta rabbia agitata , pel coito , ed è accefa da tanta intemperanza di libidi- 
ne , che alle volte il mafchio rompe le ova , che la femmina cova , ef- 
fendo ella nel covare ritenuta, ed impedita dal congiungerfi feco . [a] 

De' Fatti , vedi Libidine . 




*f*"ZU *J7"&n 



H 2 MAC- 



(V) Il P. Ricci forma là Lufluria : Donna, che fcìolumente , e fenza ritegno cam- 
mina verfo certo luogo immondo , e fangofo , correndole •vicino un Porco . E" qucfta Don- 
na di licito allegro , e rìdente ; è vefiita riccamente , ma con ì piedi fcalzi . Vi- 
cino a lei è un fef clero dì offa fetide di morti , ed un gran fuoco , che brucia j e '- con- 
fuma molti germogli . 

Cammina fcioltamente , e fenza ritegno , perchè quefto nome Lufluria dicefi 
e htxti , cioè folutìone , feu fluxu ; intantocchè Luxuriofui [ fecondo S. Indoro lib. 
Ethimol. ] dicìtur quafi folutus in vcluptates . 

Cammina verfo luoghi immondi -, è fangofi , efiendo fozzuro i piaceri della_» 
carne . 

Le fi pone accanto il Porco , per effere quefto animale lufluriofo , ed imi 
mondo . 

E' di volto allegro , e veftita riccamente > perchè gioifee ne' falfi piaceri , 
ne' quali al più fi mantengono i ricchi , ed i profperofi , fervendoli delle ric- 
chezze per nutrire i lor vizj . 

Sta co' piedi fcalzi , perchè la LufTuria perloppiù riduce 1 fuoi feguaci ad 
eflreme miferie . 

Il fepolcro di offa fetide fi pone per il fetore di un tal vizio . 

Il fuoco j che brucia , e confuma i germogli , ombreggia 1' effetto della Luf- 
furia , che jè di eftirpare tutte le buone virtù , che annidano nel cuore umano. 



<$Q 



ICO NO LOGIA 

MACCHINA DEL MONDO . 
Dì Cefare ^ipa. 




Ài ac china. delMorido /«•&> Moneti mu/h 

Onna » che abbia intorno al capo i giri de* fette Pianeti j 
ed in luogo di capelli faranno fiamme di fuoco . Il fuo 
veftimento farà compartito in tre parti » e di tre colori » 
Il primo che cuopre il petto, e parte del corpo farà az- 
zurro » con nuvoli. Il fecondo ceruleo, con onde di ac- 
qua . Il terzo fino a* piedi , farà verde con Monti , Città * 
e Cartelli . Terrà in una mano la Serpe rivolta in circolo,* 
che fi tenga la coda in bocca . 
Il che fignifica , che il Mondo da fefteflb , e per fefteflò fi mitrifce , ed 
in fé medefimo» e per fé medefimo fi rivolge, fempre con temperato > 
e ordinato moto } ed il principio corre dietro al fine , ed il fine ritorna ai 
fuo fteffo principio . Per quello ancora- vi fi dipingono ì fette Pianeti . 

Il fuoco , che ha in cima del capo , ed il color del veftimento , fignifì- 
eano i quattro. Elementi ». che fono le parti minori della grandifsima Macchi- 
na univerfale » 




MAESTÀ' 



TOMO QV ARTO. 61 

MAESTÀ' REGIA. 

Isella Medaglia dì intonino "Pio . 

UNa Donna coronata ■> e fedente . Moftri nell' afpetto gravità . Nella de- 
lira mano tiene lo fcettro ; ed in grembo alla finiflra mano un'Aquila. 
Lo fcettro , la corona , e lo Ilare a federe , lignifica la Maeftà Regiat 
e per 1' Aquila gli Egizj Sacerdoti dinotavano la potenza Regia » percioc- 
ché Giove a quella fola diede il Regno colla fignorìa fopra tutti gli uc- 
celli » efiendo fra tutti dì fortezza » e di gagliardezza prellantiffima ; la 
quale effendo veramente flata datata dajla natura di catturai Regali , imi- 
ta affatto in tutte le cole la Regia Maeftà. 

MAGNANIMITÀ*. 

3i Cefare%ipa* 

DOnna bella » con fronte quadrata , e nafo rotondo , veftita 'dì oro » 
colla corona Imperiale in capo, fedendo fopra un Leone. Nella ma- 
no delira terrà uno fcettro , e nella finittra un cornucopia , dal quale ver- 
fi monete di oro . 

La magnanimità è quella virtù, che confitte in una nobile moderazione 
di affetti , e fi trova folo in quelli , che conofcendofi degni di effer 
onorati dagli Uomini giudizio!! , e llimando i giudizi del volgo contrari 
alla verità , fpelfe volte» né per troppo profpera fortuna s' innalzano, , 
né per contraria fi lafciano fottomettere in alcuna parte , ma ogni loro 
mutazione con egual' animo foftengono , e abborrifcono far cofa brutta » 
per non violare la legge dell' oneltà . 

Sì rapprefenta quella Donna bella , con fronte quadrata, e nafo roton- 
do, a fomìgiianza del Leone , fecondo il detto di Aditotele de fi fon. al cap. o. 

Veftefi di oro, perchè quella è la materia atta per mandare ad effetto 
molti nobili penfieri dì un animo liberale » e magnanimo . 

Porta in capo la corona, e in mano Io fcettro, perchè 1' uno dimoftra. 
nobiltà di penfieri , 1' altro potenza di efeguirli , per notar che fenza que* 
fte due cofè è imponibile esercitare Magnanimità , effendo ogni abito ef- 
fetto di molte azioni particolari : fi diraoitra la magnanimità, effer vera do- 
minatrice delle panconi vili , e larga difpenfatrice delle facoltà per altrui 
beneficio, e non per vanità, e popolare applaufo . Al Leone da' Poeti fo- 
no affomigliati Li Magnanimi , perchè non teme que fi* animale le forze de- 
gli animali grandi , non degna effo ì piccioli, è impaziente » de' benefici 
altrui largo rimuneratore , e non mai fi nafconde da' cacciatori , fé egli 
fi avvede dì effere fcoperto » che altrimenti fi ritira , quafi non volendo 
correr perìcolo fenza neceffità . Quella figura verfa le monete fenza guar- 
darle. *. perchè la Magnanimità nel dare altrui fi deve ofTervare fenza pen- 

farc 



6x I C N L GIÀ 

fare ad alcuna forte di rimunerazione » e di qui nacque quel detto : Di le 
cofe tue con occhi ferrati » e con occhi aperti ricevi 1' altrui . Il Doni di- 
pinge quella virtù poco diverfamente » dicendo doverli fare Donna bella » 
e coronata all' Imperiale » riccamente velh'ta collo fcettro in mano ,, d* 
intorno con Palazzi nobili » e loggie di bella profpettiva » fedendo fopra un 
Leone con due fanciulli a' piedi abbracciati infieme . Uno di quelli fparge 
molte Medaglie di oro» e di argento; 1' altro tiene le giu(te bilancie » e 
la dritta fpada della giullizia in mano . Le loggie , e le fabbriche di gran- 
di fpefe molto più convengono alla Magnificenza » che è altra virtù eroica » 
la quale fi efercita in fpefe grandi , ed opere di molto danaro » r che alla 
Magnanimità moderatrice degli affetti ; e in quello non so , fé per avventu- 
ra abbia errato il Doni , fé non fi dice » che fenza la Magnanimità » la 
Magnificenza non nafcerebbe . 

Il Leone , oltre quello che abbiamo detto » fi fcrive » che combattendo 
non guarda il nimico per non lo fpaventare j e acciocché più animofo ven- 
ga all' affronto nello fcontrarli ; poi con lento paflfo , o con falto allegro fi 
rinfelva » con fermo propofito di non far cofa indecente alla fua nobiltà . 

I due fanciulli moilrano » che con giuda mifura fi devono abbracciare 
tutte le difficoltà * per timor dell' onelto » per la patria , per 1' onore , per 
li parenti, per gli amici ». magnanimamente fpendendo il denaro in tutte 
le imprefe onorate . 

Magnanimità . 

DOnna » che per elmo porterà una tefta di Leone » fopra alla quale vi 
fieno due piccoli corni di dovizia , con veli , e adornamenti di 
oro . Sarà veltita in abito di guerriera » e la velie farà di color turchino» 
e ne' piedi avrà llivaletti di oro . 

De' Fatti » 'vedi Beneficio » Fortezza » Generofità . Liberalità , "Prudenza &c. 

MÀGNI- 

zf)) Vien figurata dal P. Ricci la Magnanimità : Donna di MI' afpetto , rk- 
tameute veflita . Sofliene coti una mano una Colonna . Coli' altra tiene un Cornucopia 
fieno ài gemme , oriento , ed oro . dpprcjfo le fla un Leone > col quale fidamente f 
mirano , ed un Elefante . 

Di beli' afpetto , perchè non vi è più bella cofa , quanto faper moderare , 
e temperare i moti dell' animo . 

Riccamente veftita , perchè è fomma , ed incomparabil ricchezza I' eflere 
Uomo prudente , e forte , che fappia regolarli nelle contrarietà della fortuna . 

La Colonna rapprefenta la fortezza dell' animo . ' 

II Cornucopia pieno di gemme , argento , ed- oro accenna , che ad un ma- 
gnanimo per efeguire i fuoi penfieri grandi , alti , e liberali , è meftferi ■ aver 
tali cofe, per poter fare azioni da grande, e beneficare altrui , che è proprio 
del Magnanimo . 



TOMO QV A R T . 63 

MAGNIFICENZA. 

Dì Cefare Bjpa . 

DOnna veftita » e coronata di oro. Avrà la fìfbnomia fimile alla Ma- 
gnanimità . Terrà la finiftra mano fcpra di un ovato 9 in mezzo al 
quale vi farà dipinta una pianta di fontuofa fabbrica . 

La Magnificenza è una virtù » la quale confitte intorno all' operar co- 
fe grandi «ed' importanza ; come abbiamo detto ; e però farà veftita di oro. 

L' ovato , fopra il qual pofa la finiftra mano , ci da ad intendere , che 
P effetto della Magnificenza » è 1' edificar Tempj , Palazzi » e altre cofe 
di maraviglia , e che riguardano 9 o 1' utile pubblico »o l' onor dello Sta- 
to 9 e dell' Imperio j e molto più della Religione ; e non ha luogo quefto 
abito 9 fé non fé ne' Principi grandi ; e però fi dimanda virtù eroica 9 della 
quale fi gloriava Augufto 9 quando diceva aver trovata Roma fabbricata di 
mattoni , e doverla lafciar fabbricata di marmo . 

Magnificenza . 

DOnna veftita d' incarnato. Porterà li ftivalettì dì oro. Avrà nella de- 
lira mano un* immagine di Pallade . Sederà fopra un ricchiffinio fcg- 
gìo 9 e fé fi rapprefenta a cavallo , avrà detta feggia accanto . 

I ftivaletti erano ufati dagli antichi Re » e per fegno di fuggetto Rea- 
le 1 P adoperarono peranche i tragici Poeti ne* lor perfonaggi . Sono fegno 
ancora in queft' immagine » di che forte di Uomini fia propria la Magnifi- 
cenza 9 che ha bifogno delle forze di molta ricchezza . 

L* Immagine dì Pallade è per fegno 9 che le opere grandi devono* 
portar feco P amore di operare virtuofamente » e fecondo il decoro 9 altri- 
menti farebbono opere di vanità 9 e mera pazzia . Le ftatue ancora 9 che 
con ifpefa» e con poco utile fi riducono a nobil termine dalla fatica 9 e 
dall' induftria de* fudditi 9 fono effetti della Magnificenza de' Principi 9 e 
tutte quelle cofe le fanno folo con cenni , comandando fenza molta fati- 
ca : perà àppréfib fi dipinge la feggia » che già fu il geroglifico dell' Imperio» 



.. • 



FATTO 



Il Leone è- geroglifica della Magnanimità .Vedi Pierio Valeriano lib. r. cap. 1. 

L* Elefante- vien paragonata da Seneca Epift. 28. al Magnanimo, perchè co- 
me quefta non cura ì difagi di quefla vita , né. fi turba per effi 3 così 1* Ele- 
fante non fi duole per le faette avventategli . 



64 ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

TUtta la Magnificenza de* Principi , che prima furono, e che fon do- 
po venuti 9 non ha mai potuto uguagliar quella di Salomone . Confu- 
mavafi ogni giorno per la Cafa di quello Re più di trenta rubbni Ro- 
mani di fior di farina , e fettunta di farina comune , dieci Buoi ben grafsi, 
ed altri venti levati da' pafcoli , cento Montoni , oltre un infinita molti- 
tudine di Cervi , Cavrioli ', Volatili, e di ogni forta di cacciagione . Te- 
neva egli quarantamila Cavalli da carozze , ed altri dodici mila di maneg- 
gio . Sopratutto fpiccò la magnificenza del fuo Regno nell' edificazione-» 
del Tempio , già da David architettato . Per quella imprefa Salomone de- 
ttino tremila feicento Uomini per fovraftare agli operai , ottantamila per 
tagliar pietre nelle montagne , e fettantaraila per portar ciò , che Infogna- 
va fopra le fpalle . Mandò a pregare il Re Iram a permettergli il taglio 
de' Cedri del Libano ; e con tale apparecchio erette il tanto famofo Tem- 
pio in Gerufalemuie , in cui parea che Iddio, in onor di cui era edifi- 
cato , fi dilettaffe di far conofcere fin dove poffa giungere la Magnificen- 
za degli Uomini . 3. dt' Bg . cap. 6*. 

FATTO STORICO PROFANO. 

ANtioco Re di Siria dovendo combattere contra de' Romani volle far 
moltra di fua Magnificenza col preparare un fuperbo , riccamente 
corredato efercito . Giunfe a tanto , che ornò una buona parte de' fuoi Sol- 
dati , con afte , e fcuri formate tutte di oro , e di argento . Bene è ve- 
ro che una tal Magnificenza non fu punto per tale occafione commenda- 
ta da Annibale , appretto il quale egli ne fé pompa . Anzicchè quello illu- 
ftre Capitano ne lo riprefe , dicendogli , che il fuo efercito maggiormen- 
te farebbe flato prefo in mira dall' avarizia de' Romani . Teflore Offk. Tit. 4. 

FATTO FAVOLOSO. 

NOn fu dove più fpiccaffe la Magnificenza della favolofa celeftial Cor- 
te, che nelle nozze della Dea Teti con Peleo . Ad effe intervenne- 
ro tutte le Deità Celefti , Infernali , Acquatiche , e Terreftri . La Difcor- 
dia fola ne fu efclufa ; la quale per vendicarli dell' ingiuria, gittò fulla ta- 
vola del convito un Pomo di oro , con uno fcritto fopra , che dicea =3 PER 
LA PIÙ' BELLA t= Giunone , Pallade , e Venere garreggiarono per aver- 
lo ; ed alfine fu eletto Paride per Giudice della contefa ; la qual cofa fu 
poi cagione d' infinite difgrazie . Omero . Iginio . Taufania &c % 



MALE- 



MALEDICENZA. 

fol « Di Ce/are Hjpa. 

DOnna cogli occhi concavi, veftita del color del verderame . Coii__» 
ciafeuna mano tenga una facella accefa , vibrando fuori la lingua , fi- 
mie alla lingua di un ferpe j e a traverfo del vellimento terrà una pelle 
d' larice u 

Il colore del vefiimento , e gli occhi concavi, fignificano malignità, 
come fi legge nella Fifonomìa di Aditotele , e il dir male delle buone* 
izioni altrui non nafee , fé noii da malignità , la quale fa defiderare {' al- 
trui difonore , fenza alcun profitto per fé medefìmo , dando a credere , che 
U gloria altrui rechi alla propria lode impedimento . 

Le due facelle accefe , dimoftrano , che la Maledicenza accende il fuoco, 
fomentando facilmente gli odj ; e la lingua ancorché umida è molte volte 
inftromento d 5 accendere quefti fuochi , inefìinguibili, ben fpeffo . 

La pungente pelle dell' Idrica , ci dinota.» che è proprio della Male- 
dicenza il pungere non la vita , come quella , ma l' onore , e la riputazio- 
ne » acquietata con fatiche . e ftenti . 

FATTO STORICO SAGRO. 

NOn contento Semei di un ingiufta maledicenza contra di David , nei 
tempo che a quefìo favio Re fi era ribellato il 'proprio figlio Afsa- 
lonne , proccurò altresì di offenderlo nella perfona , fagliandogli con- 
tra delle pietre . David in tale occafione mofìrò che alla Maldicenza non 
doveafi attendere , e che le ingiurie da Uomo favio doveanfi perdonare ; 
poiché offrendofi Abifai di punire eolla morte il maledico- Semei , David 
gle Io proibì . Morto Aflalonne , e pienamente rimafìo vittoriofo David» 
Semei gli fi fé incontro , e poftrandofi a* fuoi piedi , gli domandò umil- 
mente perdono del fuo trafeorfo . Nuovamente Abifai propofe al Re che 
fofle uccifo .Ma egli accettando la dimofìrazione.del pentimento del reo, 
generefamente del tutto gli perdonò. 2. de' I{e cap. 16. ». 19, 

FATTO STORICO PROFANO. 

ZOilo famofo per la maledicenza , effendo fiato interrogato per qual 
caufa diceffe male di tutti , rifpofe : Dico male di loro , perchè lo- 
ro nonpofifo far male . Eliano nel tilt. li. della fua varia . ftoria . 



FATTO 



6S. ICONOLOGIA 

FATTO FAVOLOSO. 

ALcitoe » Leucotoe % e Minea figlie di Mineo ricu&rono. non folo di ce- 
lebrare le fette in onore di Bacco » ma anzi fi poterò a dire di lui 
il maggior male » che poterono; e s' innokrarono ancora » nell* occafione_» 
che tutta, la Città venerava le accennate felle , a raccontare , per tratteni- 
mento proprio » fatti tutti in obbrobrio di altri. Dei « Fu. ben punitala 
loro maledica lingua, poiché terminati appena i maligni racconti » furono 
da Bacco trasformate in 1 Nottole . Ovviti, Metani, Ubi ij, 

MALEVOLENZA, 

Pi Cefare Xjpa , 

VEcchia con occhi concavi* brutta * fcapigliata, e magra» con un maz- 
zo di ortiche in mano » ed un Bafilifco appretto. 

Quella è della medefima natura dell' affezione , dalla quale nafce » che 
è 1' odio : ma per eflfer meno principale * e molto riftretta » è dipinta in 
quello luogo donna vecchia » perchè \' età fenile la partorifce » effendocchè 
li giovani nuovi al mondo , ttimano parimente nuove tutte le cofe ? e pe- 
rò le amano ; ma i vecchi , come fianchi di veder gran cofe , hanno a noj'a 
facilmente il tutto , 

E' fcapigliata 5 per dimofirare che li malevoli non allettano gli animi a 
benevolenza » anzi fi fanno abborrire come peste » che infetti le dolci con- 
verfazioni ; il che dichiara il Bafilifco , che col folo fguardo gli uomini av- 
velena . La magrezza è effetto, del continuo rammarico del bene conofciutQ 
in perfona del profilino. 

Le ortiche , come a quella figura > così ancora convengono alla maldicen- 
za ; perchè come 1' ortica punge lafciandd dolore fenza ferita » cosi il ma- 
ledicente non pregiudica nella vita» o nella roba , ma nell* onore ». che_» 
appena fi sa quel che fia > fecondo alcuni Filofofi i e pur nuoce , e difpia- 
ce a tutti fentirfi offefo. , dove fi fcuopra per un poco quello particolare in-- 
terefie , 

Z?C* Mutili, vedi Invìdia,, Inimicizia &c K 



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MAL 



TO M QV A R T 0. óf 

MAL GOVERNO. 

Del P. Fr* Vincenzio \icci M. 0. 

UOmo veftito di color cangiante. Avrà nella delira mano una boria , 
ed altre gioje di valore » ove fìa fìtto riguardando ; nell' altra una_» 
corona rotta per meizo » ed una carta cancellata » che gli penda fra Ie_* 
dita . A' piedi gli ltarà una Cagna » che fia.fi fgravata » co' fuoi Cagnolini. 
Ed allato vi apparirà una voragine j onde sfavillano fiamme » e forgon» 
Serpi » e Vermini . 

Non è cofa » che più mìni il Mondo » che il Mal Governo j quale fa__» 
apparire le cofe a rovefcio di quello» che fono» e provengono da lui tut- 
te le ftragi de' mortali ', però fi devono dare i Governi a Perfone mature, 
di cognizione , di lettere » e di cofcienza ; che quando non vi faranno 
quelle condizioni » fempre vi farà Mal Governo . 

Si dipinge da Uorao» veftito di color cangiante , perchè il cattivo Go- 
vernatore è inftabile » e non favio » come fi fuppone ; ma pazzo »■ mentre 
fé gli dà 1' offizio » pef ben maneggiarlo » ed egli ne fa il contrario ; mol- 
te fono le rivoluzioni » e ì difordini » che nafcono dal Mal Governo . Quan- 
te mutazioni indebite fi veggono ; quante efaltazioni di empi , ed oppref- 
fioni de' buoni ! quando però la rimunerazione non fi dà a chi fatica » e 
merita; ma a' tristi , e delinquenti, ed a gente di malavita , e gli onori 
non a' virtuofi , e maturi di giudizio » ed a quelli , che con fatica fi fono im- 
piegati in molte imprefe, per beneficio del Pubblico ; ma a quelli che_* 
poco meritano , che fanno mal offizio agli altri , per porli loro in grazia_j 
d' ingiulH Signori ; ed in fine » come regna il Mal Governo , il Mondo li 
perde» in veggendoli ogni cofa oppolla alla ragione » ed al giudo > Quin- 
di molti, che hanno poca contezza de' fecreti di Dio, ne mormorano, ve- 
dendo tanti difordini infra le genti , e nel Mondo , avvenuti femplicemen- 
te per gli offici fatti malamente , come dilfero con Giobbe » che Dio non 
aveva provvidenza ; ma che fé ne lleife nel Cielo » fenza abbadare alle_» 
noftre cofe , i2. v. 14. Tslubes htibulum ejus , nec no/Ira confiderai » & circa 
cardine* per ambulai . Nafcono al più i cattivi governi dal veleno del Mon* 
do» dalla tigna, che rode le leggi» dal verme divorante la verità, dalle 
tenebre dell' interelfe » che ofcurano la luce ; che però tiene là borfa__» 
nelle mani , ed altre gioje » ove flà fiflb con il guardo » in fegno che a quel* 
la ha mira , non alla legge , né al giuiio , ma al volerli arricchire . 

Tiene la corona rotta in mano , quale » conforme dice Tierio » è fimbolo 
della legge ; per tale ragione ( dico io ) ficcome la corona orna » e fregia 
le tempia di augufto capo , e le rende fra tutti fublimi , cosi le leggi ren- 
dono onorato chiunque le ófferva » ed ha zelo del lor mantenimento . Ora 
quefta corona Ila per mezzo rotta » per fegno che fi rompono , fi eilorcono» 
e violano le leggi da' cattivi Governatori , per V iniquo , e zizaniofò feme 
dell' intereffe > eh' è fra tutte le cagioni la principale , 

I 2 La 



<*g ICONOLOGIA 

La carta cancellata, che pende fra le dita, dinota l' ifteftb, che un_» 
iniquo Governatóre non fa conto , per le fue ingorde voglie di conculcare 
le leggi umane , dirizzate al ben vivere . 

La Cagna , co' Cagnolini dà notizia , ed è geroglifico di un' altra pag- 
lione , che impedifce il giulto reggimento , eh' è 1' amore , e 1* affezione 
de' Parenti ; effendo tale animale gelofiffimo de' proprj parti -, in tanto che 
non ha rifpetto a niuno ; ma ciafeuno morde , mentre tiene i piccoli Ca- 
gnolini alle poppe ; vero fembiante de' cattivi Governatori, che perpalfio- 
-ne , che hanno co' Parenti , ed amici , oltrecchè indebitamente alle volte 
gli danno gli ofììzj , togliendoli- a' più meritevoli , a voler di quelli fanno 
mal oltraggio agli altri , e fanno che le parentele fiano mezzo per vendi- 
carli . 

E per fine vi è la voragine , ove fono tanti animali fpaventevoli , che 
gli prefagifeono le più dure pene , ed alpri tormenti dell' inferno , che quanta 
è maggiore lo fiato , e la dignità de' tritìi , tanto farà alt' incontro fcam- 
bievole la grandezza del caftigo di Dio . 

Alla Scrittura Sacra. Si dipinge -con vefte di color cangiante il Ma! 
Governo , che così in ifpirito favellò Ezecchielle i6\ v. 13. Et ornata^ 
es auro , <& argentò* & meftita es biffo , & polymito , & multìs colorìbus . 

Ha nella delira mano una borfa , ed altri doni . Pf. 25;. v. io. In quo- 
rum manibus iniquitates funt, dextera eorum repleta efl muneribus . E nell'altra 
la corona , e la carta cancellata , che fono le leggi lacerate per 1' interefle. 
Abacuc 1. v. 4. Tropter hoc lacerata efl, & non pervenlt uj'que ad finem /«- 
dicium , quia impius prxvalet . Ed il Savio anche tefiificollo, Pr. 17. v. 23. 
Mimerà de firn impius accipit , ut pervertat femitas fudicii . La Cagna , che_» 
limboleggia 1' affezione de' Parenti , che qui ebbe gli occhi Michea , men- 
tre ditte . 3. v, 9. isiudìte hoc, Trincipes domus Jacob , $" Judices domus Ifrael ì 
qui abominamini judicium , & omnia retta pervertitis , @>ui adificatis Sion iru> 
fangutnibus , & jerufalem in iniquitate . Trincipes ejus in muneribus judieabant . E 
Crifto, da cui fu lungi ogn' interefle , e paffione , mentre fé gli difie » che 
i Fratelli , e la Madre 1' afpettavano fuori , egli come vero Governatore 
del tutto fuori di ogni interefle , e pafsione di fangue , rilpofe : Lue. 9. 
v. £ li Mater mea » &■ fratres mei hi funt , qui verbum Dei audtunt , & fa- 
ciunt . E per fine vi è la voragine de* tormenti , fervata a' Potenti iniqui 
del Mondo. Sap. 6, v. 7. Totentes amerà potenter tormenta patientm . 




MALI- 



D 



T M l QV A R T . 3 9 

M A L I G N I T A'. 

Dì Cefare Rjpa . 

Onna brutta , pallida , veftita del color della ruggine , e che tenga 
una Coturnice colla tetta alta verib il Cielo , e colle ali aperte . 

Brutta fi dipinge , perciocché le operazioni del maligno fono bruttif- 
fime , e fuggite da ogni converfazione politica , e civile . 

La pallidezza lignifica , che quando fono infette di umor maligno le_» 
parti interiori , fi manifeftano nelle citeriori del corpo . 

I colori del veltimento , dimoftrano , che ficcome la ruggine continua- 
mente confuma ogni metallo, ove ella fi pone, così il maligno non celta 
mai colla peffima fua natura di danneggiare ogni opera lodevole , e vir- 
tuofa . 

La Coturnice nella guifa , che dicemmo , lignifica Malignità , perchè 
come narra Pierio Valeriano nel lib. 24. de' fuoi Geroglifici , volendo gli 
Egizi inoltrare la Malignità, dipingevano una Coturnice , perciocché è di 
cosi peffima , e maligna natura , che avendo bevuto , colle zampe , e con 
il becco intorbida il redo dell' acqua , acciocché niunaltro animale poffa 
bere ; e a quefto fine Ezechiele Profeta nel cap. 34. rimproverando la 
Malignità degli Ebrei, dice : Et eum puriffimam aquam biberitis t reliquam 
fedibas •ve/ìris turbatis . [a] 

De' Fatti ì 'vedi Invidia , Maledicenza , Terfidia ec. 

MALIN- 

[>;] Dipinge il P. Ricci la Malignità . Donna di affetto deformi/fimo , Ha una 
mafebera fui capo , conche "vorrebbe celarfi la faccia . Ha un piede in mare , e 1' 
altro in terra . In una mano tiene un pugnale fuori del fodero , con che fi ferifee . 
Neil' altra un arco rotto , ed una faetta rivoltata al petto . Ai piedi ha un laccio ri- 
toperto con alcune foglie , Appreffo le fi vede una 'nube j, Avanti le fa un muro , e 
vicino il Sole , che f punta fieli' Orizonte . 

Deforme , per elfere cofa peffima , ed orrida , e di fommo male . 

La mafehera , che (la per calarli fui vifo , ombreggia la vergogna , e il difo- 
nore , che reca a' fcellerati la Malignità di offendere altrui . 

Ha un piede in mare , e l' altro in terra , per dimoflrare che in qualunque 
luogo nuoce , ed in qualunque luogo fi eftende la perle de' maligni ; oppure 
perchè è pròprio di quelli di tenere il piede in più parti , non avendo mai 
Schiettezza . 

Il pugnale rivolto al petto , denota , che il maligno offende anco feflefTo . 

L'arco diinoflra il defiderio , che ha il maligno di offendere altrui; ma per 
giudizio di Dio , perloppiù la faetta ritorna a ferire il maligno offenfore . 

Il Laccio ricoperto di foglie lignifica 1' ingannevole afluzia de' maligni . 

La nube è geroglifico dell' iHgratitudine ; vizio che forma la maggior parte 
della malignità . 

Il muro , che le Ma davanti , ed il Sole , che fi feopre* dall' Orizzonte , di- 
moftrano , che in ogni fua falfa tela , che trama il maligno , pretende di fare 
il tutta di nafeofto ; ma permette Iddio , che coi tempo la verità fi feopra . 



70 



,IC0N0L G I A 

M A L il ;N C O N I A . 
pi Cefare %ip<t . 




-* 



/tir/. 



Af a lince ni 



a 



DOnna vecchia» metta» e dogliofa » di brutti panni veftìta, fenz 1 alcun 
ornamento . Starà a federe fopra un fallo , con gomiti pofati fopra 
i ginocchi i ed ambe le mani fotto il mento : e vi farà accanto un albe- 
ro fenza fronde , e fra i fafsi . 

Fa la malinconìa dell' Uomo quegli effetti iftefsi , che fa la forza del 
vento negli alberi , e nelle piante , i quali agitati da diverfi venti » tor- 
mentati dal freddo, e ricoperti dalle nevi, apparifeono fecchi , Aerili , nu- 
di, e di viliftimo prezzo ; però non è alcuno , che non fugga « come cofa 
difpiacevole la converfazione degli Uomini malinconici . Vanno efsi fem- 
pre col penfìero nelle cofe difficili » le quali fé gli fingono prefenti , c_> 
reali ; il che moftrano i fegni della meftizia» e de! dolore . 

Vecchia fi dipinge , perciocché è ordinario de' Giovani ftare allegri , ed 
ì Vecchj malinconici : però ben ditte Virgilio nel 6. . 

Tallentes babitant morbi » trijìifqne fene£lus t 



F mal 



TOMO QV AUTO. 71 

E* mal veftita 1 e fenza ornamento , per la conformiti degli alberi fenza 
foglie, e fenza frutti; non alzando mai tanto l'animo il Malinconico, che 
penfi a proccurarfi le comodità , per iftare in continua cura di sfuggire , o 
provveder a' mali , che s' immagini efler vicini , 

Il faflb. medefimameate ove fi pofa dimoitra , che il Malinconico è du« 
ro , Aerile di parole , e di opere , per fé , e per gli altri ; come il faflfo 1 
che non produce erba , né lafcia , che la produca la terra , che gli fta fot- 
to ; ma febbene pare oziofa al tempo del fuo Verno nelle azioni Politi- 
che , al tempo nondimeno della Primavera , che fi fcuopre nelle necefsità 
degli Uomini fapienti , i Malinconici fon.Q trovati , ed efperimentati fa*> 
pientifsimi , e giudiziofifsimi , 

D? fatti , vedi rifanno , 




MALVA- 



7* 



ICONOLOGIA 

MALVAGITÀ». 

tuo .'••'. 

Dì Ce/are Bjpa . 




DOnna vecchia» mora». e dì eflrema bruttezza, vellita di color giallo- 
lino » il qual veftimento farà tutto confetto di ragni ; ma che fiano 
vifibili » e conofciuti per tali ; ed in cambio de' capelli avrà circondato il 
capo da un denfo » e gran fumo . 

Terrà colla defira mano un coltello , e colla finiiira una borfa ftre.ttamen- 
te legata » e per terra . Dalla parte deftra vi farà un Pavone con la co- 
da in ruota , e dalla parte finiftra un Orfo » mollrando di efler pieno d' 
ira » e di fdegno . 

Vecchia fi rapprefenta» perciocché i vecchi fono di maligna natura » eia 
Malignità ogni cofa tira nel peggio » malitiofì quoque furiti malìtia vero efi, 
inpejorem cunfta partem Jufpkari » dice Arifr. lib. 2. Rett. 

Dipingefi mora » perciocché narra Pierio Valeriano lib. 28. de' fuoi Ge- 
roglifici , che appretto i Romani il nero j ovvero fcuro , è prefo per gì' 
infami , e dannofi coltumi , e quindi è nato il divulgato proverbio : 

T^ero è co/lui pomari » da lui ti guarda . 






TOMO QV A R TO. 7t 

La rapprefcntiamo di eftrema bruttezza , perciocché , Turpìtudo efl de- 
formità* alicujus attionis infami; , & obbrobriose . . 

La verte di color giallolino fignifìca Malvagità ,. tradimento , afluzia, 
e mutazione di penfieri , e in fomma quefto colore non fi può applicare ad 
alcuna virtù, non avendo egli in fé fondamento (labile » e reale . 

Li ragni fòpra il vestimento fignifìcano la Malvagità , e la Maligniti 
della vita noftra eflfere fimile al ragno , il quale effendo debole , e tenuif- 
fimo i teffe certe reti ingannevoli alle mofche , che per là paffano : così 
fono gli animi de* malvagi » e fcellerati , che fi occupano a macchinare 
con falfe , e vane opere loro, alle quali fono dediti : Malignitatem vita- 
noflrte fimilitudo declorai , branca efi animai debile , oc tennifftmum , quod tran- 
feuntibus mufcis quaderni retia dolofa contexit ; ftcut animi illorum , qui fceleratis 
operibus dediti funt , inanìbus , & jubdolis machinationibns occupantur ■> dice Caf- 
fio : fuper illud : ^inni eorum Jiatt brattea . 

Il denfo i ed il gran fumo che gli efce dal capo denota , che ficcome il 
fumo fa danno agli occhi ; cosi fa ì* iniqua malvagità , a chi 1' ufa , onde 
fi può benifllmo paragonare quefto peffimo vizio al fumo • effendo come 
una nebbia ofcura , la quale ofcura la villa della mente . 

Siati fumus oculi : jìc iniquità* utentibus ea ; I{efte iniquità* fumo compara- 
tur : qua velia quadam feculari caligine , aciem mentis obducit libro 2. de Ca- 
ffi. & Abel. 

Tiene colla delira mano il coltello» per fignifìcare la natura del, Mal- 
vagio effere iniqua , e crudele ; perciò il principal Significato del col- 
tello geroglificamente era prefo per la crudeltà , effendo foliti gli Egizia- 
ni chiamare quefto nome Odio Re de' Perfi , il quale effendo crudelif- 
fimo fopra tutti gli altri, in ogni parte di Egitto , dove egli capitava^ 
riempiva ogni cofa di amazzamenti . Ciò narra Pierio Valeriano lib. 42. 
de' fuoi geroglifici . 

Tiene colla finiftra mano la borfa ftrettamenre legata , effendo che il 
malvagio non folo è crudele , ma ancora avaro , regnando in lui immo- 
derata cupidità, e fete di avere , la quale genera nelP uomo crudeltà ,■ in- 
ganno , difeordia , ingratitudine , e tradimento , e lo toglie in tutto da giu- 
ftizia , carità, fede, e pietà, e da ogni virtù morale , e Criftiana . 

Gli abbiamo meffo da una parte il Pavone , nella guifa che ab- 
biamo detto , per dinotare la natura del Malvagio , nella quale regna an- 
cora la fuperbia , la quale è un gonfiamento , ed un' alterezza di mente « 
nella quale 1' Uomo prefume ogni cofa del potere proprio , né ftima Dio, 
né prezza gli Uomini : cofa invero iniqua , e malvagia ; e perchè il pec- 
cato non va mai folo, ma l'uno tira l'altro, e per moftrare che la Mal- 
vagità in fé contiene infiniti vizj , le mettiamo dall' altra parte 1' Orfo , 
ponendofi detto animale per l' ira ; e però dicefi 1 

£>» cr-udel moto violento è V ira , 
Che in fofea nube il trifì' animo vela * 
E d' amaro bollore il cor circonda « 

K Coprendo 



74 ICONOLOGIA 

Coprendo i labri dì arrabbiata (punta % 
E focojò desìo nel petto accende » 
Di mina, dannofa , e di vendetta » 
Che fpinge l' Vom a furor empio » e prejio J 
Che l* intelletto in folle ardire accieca » 
E ogni Divina ifphazkm rimuove 
Dall' alma vile , e la conduce a morte % 
"Priva di grazia * e di falute eterna . 

De* Fatti » vedi Crudeltà , Invidia » Perfidia % ec» 
MANSUETUDINE. 



Di Ce far e Bjpa* 

•1 : .... ■ 

DOnna coronata di olivo» con un Elefante accanto ♦ fòpra del quak_> 
pofi la mano deftra . 

La Manfuetudine , fecondo Aratotele nell' Etica Iib. 4. è una medio- 
crità determinata » con una ragione , circa la pafsione dell' ira » in fuggirla, 
principalmente » ed in feguirla ancora in quelle cofe , e con quelle perfone» 
come» e quando» e dove conviene » per amor del buono » bello » e paci- 
fico vivere . 

L' Elefante nelle lettere degli antichi Egizj , perchè ha per natura di 
non combattere colle fiere meno poffenti di eflb » né colle più forti » fé non 
è grandemente provocatola grande indizio di manfuetudine , ed ancora per- 
chè camminando- in mezzo di un armento di Pecore » che le vengono in- 
contro » fi tira da banda » acciocché imprudentemente non le venilfero of- 
fefe , e porta tanta offervanza a così deboli animali , che per la prefenza__» 
loro» quando è adirato torna piacevole» e trattabile.; oltre a ciò riferifee 
Plutarco» che fé qualche Pellegrino camminando per deferti-abbia perduta 
la ltrada , e s' incontri nell* Elefante » non folamente non è offefo j ma è 
ridotto alla via fmarrita. 

- L' olivo è fegno di pace » e di manfuetudine » e però ì Sacerdoti de- 
gli Antichi ne' primi tempi volevano» che tutti i fimulacri de' Dei loro 
foflero fabbricati col legno di olivo, interpretando» che a Dio conviene_> 
effere largo donatore delle grazie fue a' mortali , volgendoli con benigni- 
tà > e manfuetudine a perdonare loro i commefsi peccati » e dargli abbon- 
danza di tutt 5 i beni . A quefto bel geroglifico parve che i Dei accon- 
fentitfero , fecondo che riferifee Erodoto , quando furono pregati dagli Spe- 
«lauricenu* a togliere la fieri! ita dal Paefe loro ; al che fu rifpoito, che_» 
la grazia farebbe feguita » quando aveflero fabbricato i fimulacri di Damia» 
e di Aurelia » di legno di olivo» e parve > che da indi in poi» fino a_j 

certo 



tomo $>w A f R no. n 

certo tempo preffo a J Milisj ardeffe , fenza opera di fuoco materiale, u il j 
tronco di detto legno. ; li Jì 

Oltre di quello , 1' olio ha tanta forza contro il furore , che ancora 
fparfo nel Mare, quando è turbato , fa enfiare la tempella , e lo fa tornar 
quieto , e tranquillo . (a) \j>] 

-. - De* Fatti i vedi.Tazknza, Vmiltà ec. 

' ■ - 
MA R A V I G L I A , 

Dì Ce fare fypa, . ' . 

UNa Giovane , che tenga il braccio deflro alquanto alto , colla man» 
aperta , ed il finiftro ftefo abbalfo , colla mano parimente aperta ; ma 
che la palma di e(Ta mano fia rivoltata verfo la terra , e con gamba più 
indietro che 1' altra . Starà colla tefla alquanto china verfo della {palla fi- 
nilìra , e cogli occhi rivolti in alto . 

Maraviglia è un certo ftupore di animo , che viene quando fi rappre- 
fenta cofa nuova a 5 fenfi , i quali fofpefi in quella, rendono 1' Uomo am- 
mirativo , e ftupido : che perciò fi dipinge col geflo del capo , e delle_» 
braccia nella euifa che fi è detto . 

Giovane fi rapprefenca', perciocché il maravigliarli è proprio de' Gio* 
vani, non elfendo' ancora in loro efperienza . 



€ 



fe «h m, m> a» 



m ms «Ss m£ «w 

v ■flfev -^jfcT T*^ "JM^ 



K 2 MAR- 



(jf) Se confifteffe nell' Olio la proprietà di far ceffare le tempefte., allorché fpar- 
fo fi fofie nel mar turbato , aflblutamente ognuno fi riderebbe delle minacce 
del mare , perchè farebbe ben cura de' Marinari di Mar provveduti in abbondan- 
za di olio . Da quale Autore abbia tratta quella favoletta il Ripa non faprei 
dirlo - i , _ „ 

\b] Il P. Ricci figurò la Manfuetudine.i Donna coronati , la quale fta piegata in 
terra , e proftrata , ove tìcn fiffi gli occhi . Itene le manette ad ambedue le mani . Vici- 
no le fta un agnello , ed imo Scettro . 

Coronata , perchè ne* Grandi del MondoJ dee ritrovarli più che in qualunque 
altro ,' oppurej la Corona fimboleggia la itiblimit» di lei , efiendo virtù eroica , 
degna di animi fublimi , e nobili ; perchè ancora reca la corona beata del Cie- 
lo all' anima } che la poffiede . 

E' proftrata in terra , per indicare 1' umiltà . 

Le manette lignificano la Pazienza . 

L' Agnello è vero fimbolo della Manfuetudine . 

Lo Scettro dimoftra che i Grandi del Mondo debbono apparire ornati di sì 
gloriofa Virtù . 



76 ICONOLOGIA 

M A R T I R I O . 

£i Ce/are Hfr*, 

Giovane bello , e fidente » veftito di rotto , cogli occhi rivolti a! Cielo» 
e le carni aiperfe di fangue . Avrà per le membra i fegni delle fe- 
rite * le quali a guifa di preziofifsime gioje rivenderanno . 

Martirio è propriamente il fupplicio , che fi paté per amor di Dio» e 
a. difefa della Fede Cattolica, e della Religione » per grazia dello Spirito 
Santo» ed afpettazione dell'eterna vita, le quali cofe lo fanno ftare alle- 
gro » e ridente 5 col vellimento roflb , in fegno di quefto amore * e colle 
cicatrici » che fono autentici iìgilli de* Santi Martiri . 







MATE- 



TOMO QV A R T 0. 



77 



M A X E M A t l C A i 



m Ce/are tipa . 




f co-la /rrv^/z-ai w 



_/W^2 ?<? 777 aiic a 



{ìzrZa-A/TccrLjytìz tir/- 



DOona dì mezza età » veftita dì velo bianco » e trafparente » colle ali 
alla tetta . Le treccie fiano dìftefe giù per le fpalle. Con uncòmj- 
paflb nella delira mano » moftri di mìiùrare una tavola fegnata dì alcune 
figure ; moftri di parlare impegnandole . Coli* altra mano terrà una pallai 
grande figurata per la terra , col difegno dell* ore » e cìrcoli celeftì r e nel 
lembo della vede tta un fregio inteffuto di figure Matematiche . Siano ì 
piedi ignudi fopra una bafe » 

Il veftimento trafparente dìmoftra » che ella fia dì aperte » e chiare 
dimollrazioni , nel che avanza facilmente le altre feienze^ 

Le ali alla telta infegnano » che ella coli* ingegno, s.' innalza; al volo 
della contemplazione delle cofe attratte * 

La faccia di giovane lafciva » conviene alla Poefìa * e alle altre prò- 
fèfEoni » che nell'età giovanile operano, la forza loro» e {bmmin-ìltrano; al- 
legrezza» che è proprietà della gioventù , Ma alla Matematica conviene 

Taipett» 



78 4C0N L Gì A 

1 afpetto di Donna grave , e di Matrona nobile ; talché né molte grin- 
ze la guadino » nò molta.. fple;ndidezza 1', adorni , perchè quelle difdicono» 
ove Ca piacevole nó6iltà4 quefta perchè- arguisce pachi anni »- ovvero po- 
ca prudenza , e molta lafcivia , il che non è in quefta fcienza amata da 
tutti gli. Uomini dotti , che non fi fondano nella vanità delle parole , o 
de' concetti plebei , de' quali prendono folo materia di nutrirà le orec- 
chia degli Uomini più delicati , e meno fapienti . Quello iftettò moftrano 
le treccie fparfe fenza arte per le fpalle j che da fé fole danno ornamen- 
to a .fé medefime . 

Il compattò è l' iftromento proprio , e proporzionato di quella profef- 
fione , e moftra che ella di tutte le cofe dà la proporzione , la regola , 
e la mifura . 

Sta in atto di tirare il circolo , perchè {ebbene la Matematica è fpe- 
culativa fcienza, denominandola dal fuo più vero , e nobil fine ; nondime- 
no ancora 1' ufo è line , fé no» della fcienza , almeno di chi la pofiìede , 
ettendo neceffario , dopo 1' acquifto dell' abito di effa , per giovamento di 
altrui manifeilarla in qualche modo ; e di qui fono nate le invenzioni di 
Mufiche , di Profpettiva , di Architettura, di Geometrìa , di Aritmetica» 
e di altre profeffioni , che tutte date alle Stampe, e cavate da' principi di 
quefta fcienza continuamente recano gufto alli ftudiofi con foddisfazione 
degli Autori, i quali per quefti mezzi, come per ampia fcala filgono al- 
la fama , ed all' immortalità . 

Tali abbiamo molti degli antichi , e non pochi , che vivono a gloria 
dell' età noitra , fra i quali hanno luogo Criftoforo Clavio , Giovanni Pao- 
lo Vernalione , Gio. Battifta Raimondo , Luca Valerio , Federico Mezio » 
Pietro Maillardi , Cefare Ruida , Camillo Agrippa , e molti altri , che con 
efquifita fcienza , e con fondamento , che vivamente poffiedono , in pre- 
mio delle fatiche loro, in dono di quefta profeflìone al noftro fecolo han- 
no racquiftata la fama , fmarrita mercè di alcuni , che per 1' applaufo del- 
la fortuna infuperbiti , vogliono effer tenuti Uomini di gran fapere in 
quefti ftudj , ftando fra la calce , e i fiflì , non fapendo elfi , che la virtù 
i Tributari ama , non i fervi della fortuna . Conviene adunque per non devi» 
ar molto dal noftro propofito di ritornar a quello , che dicevamo. 

Il compattò alla Matematica, ed il fregio di triangoli , e di altre fi- 
gure intorno alla vefte , inoltrano , che come fono nel lembo i fregi di or- 
namento, e di fortezza, così nelle prove Matematiche quelle ifteffe fono 
principi, e fondamenti. 

La palla colla deferizione della terra , e con le zone Celefti , danno 
indizio, che è la terra ; nel mifurar delle quali fi va fcambievolmente, e non 
avrebbono prove, fé non di poco momento, quando non fi follentaflero , 
e difendettero colle ragioui Matematiche . 

11 fanciullo , che foftiene la tavola , e attende per capir le dimoftrati- 
ve ragioni , e' infegna , che non fi deve differire la cognizione di quelli 
principi a altra età , che nella puerile , perchè oltrecchè a gì' ingegni più 
rozzi , e meno atti con quefta fi apre , come una porta di bel palazzo , 



TOMO QV A R T . 79 

o giardino » nel quale poi fi entra negli anni feguenti dell' età , fanno an- 
che un iftromento da fegnare Steli' intelletto noftro , eh' è come carta bian- 
ca j o tavola rafa 5 quafi tutte le cofe , che o da valenti Uomini , o da' li- 
bri ci verranno meffe avanti per 1' avvenire ; e per quello forfè principal- 
rfiente i Greci quel tempo che noi confumiamo ad apprender lingue ilra- 
niere , neiP età puerile fervendofi effi della propria, e naturale » l' adopera- 
van o nella Matematica ; onde difficili fi {limano oggi molti di quelli efempj* 
che effi danno per chiarezza delle dottrine . 

I piedi nudi , e (labili in terra , fono per dimoftrazione della fua evi- 
denza , e (labilità 5 a confermazione di quel che fi è detto . 




MATRI- 



So 



M 



A T 



ICONOLOGIA 

r I M O NI O . 

Di Ce far e Ai?*' 




i\->^\far:r?H Jsl 



Ma tr'i 777 o J7 i o 



farlo ór ari di -tricife 



UN Giovane -pornpofamente veftito, con un giogo fopra ih collo , e_> 
co' ceppi a' piedi , con un anello , ovvero una fede di oro in dito; 
tenendo nella medefiroa mano un cotogno , e fotto a' piedi avrà una«» 
"Vipera . * 

Per il giogo» e per i ceppi fi dimoftra j che il Matrimonio" è pefo 
alle forze dell' Uomo affai grave ■> ed è impedimento al camminare in_> 
molte azioni di libertà , effendo il maritarli un vendere felteffb , ed obbli- 
garfì a legge perpetua ; contuttocciò è caro » e defiderabile per molti ri- 
fletti , e particolarmente per 1' acquilto de' fucceffòri nelle fue facoltà , i 
quali fiano veri eredi della roba » e della fama % per 1' onore * e credito 
che fi acquifta nella Città , prendendoli quello carico per mantenimento di 
effa , e pel piacere di Venere , che lecitamente fé ne gode ; però fi fa_j 
coli' anello , il quale è fegno di preminenza 5 e di grado onorato . 

Il cotogno , per comandamento di Solone 5 fi prefentava a' Spoli in_> 
Atene , come dedicato a Venere * per la fecondità , e fi vede in molte.» 
Medaglie fcolpito in quefto Itefso propolìto , perchè fono indizio di amore 
fcambievole , come dice il Pierio ; gettandoli alle Donne nobili in alcuni 
luoghi , per effetto amorofo , con baciamento di mani dall' una . e dall' al- 
tra 



TOMO QV A R 7\0. Si 

tra parte ; o piuttofto , perchè fi dice I' Uomo corre il frutto , quando 
viene a quel fine , che fi confeguifce lecitamente per mezzo del Matrimo- 
nio , etfendo altrimenti peccato grave , e che ci fa alieni dal Regno di 
Dio . 

La Vipera fotto i piedi dimoftra , che fi deve calpeftare , come cofa_j 
vile ogni penfiero » che fià con danno della compagnia, a chi è congiunto 
in Matrimonio , fuggendo il coftume della Vipera , che per diletto amora- 
fo ammazza il marito , come fi è detto altrove . 

Matrimonio. 

UN Giovane di prima barba , il quale tiene nella mano finiltra un anel- 
lo , ovvero una fede di oro ; e colla delira fi appoggia ad un giogo . 

Matrimonio è nome di quell' atto j che fi fa nell' accoppiare 1' Uomo , 
e la Donna in marito , e moglie , legittimo , il quale pretto a noi Cri- 
fliani è Sacramento, vedi S. Matteo al 19. 

La fede, di oro , dimoftra la fedeltà , e purità dell' animo , che devc_j 
ettere tra il marito , e la moglie ; ed il primo ufo dell' anello fu ( fecon- 
do che racconta Pierio Valeriano ) per tenere a memoria di mandare ad 
effetto qualche cofa particolare , e fi faceva il detto anello , ovvero ricor- 
do , di cofa molto vile ; crefeendo dopo l' induftria , e 1* ambizione di vana 
pretenftone di pompe , fi venne all' oro , ed alle gemme , portate per or- 
namento delle mani : dall' intenzione di quel primo ufo è nato poi , e_? 
ricevuto come per legge , che fi debbano portar per fegno di Matrimonio, 
per ricordanza di oflervare in perpetuo la fede prometta una volta . 

Il giogo dimoftra , che il Matrimonio doma gli animi giovanili , e gli 
rende per fé , e per altri profittevoli . 



L MAIRI- 

. » 1 1 11 1 1 1 

( a ~) II Matrimonio fi figura dal P. Ricci : Va Vomo , ed una Donna rivoltate 
a faccia . Colle mani giunte . Gon due tengano un' afta ; e colle altre due infime ten- 
gano una Corona . A' piedi loro pano due fanciulli . Baiato una fiamma , ed una_, 
Cornacchia . 

Sì dipingono a faccia a faccia , per indicare il mutuo coofenfo , e 1' efpref- 
fione in faccia della Chiefa , colla forma , che vi proferifee il Sacerdote . 

Tengono le mani giunte , in fegno della famigliarità , che hanno a tenere , 
e vita infeparabile . 

Per 1' afta gli antichi Egizi , fecondo Pierio , intendevano la congiunzione.» 
Matrimoniale . 

La corona ombreggia il dominio , che ha il Marito fui corpo della Moglie , 
e la Moglie fu quello del Marito . 

I due Panciulli a' piedi dinotano che il fine del Matrimonio , 'è di generar 
figliuoli . 
La fiamma denota 1' amore fcambievole , che deve effere tra' Coniugati . . 

La Cornacchia, fecondo Pierio Valeri.iuo lib. zn y , è geroglifico della copula 
maritale . 



8*. ÌCONOLOGI A 

MATRIMONIO , UNO DE' SACRAMENTI . 
Del P. Fra Vincenzio I{icci M.. 0. 

UN Uomo , ed una Donna , che fi danno infie-me la fede . Terranno, 
fulle fpalle una pietra, per uno ; ed uno terrà in una mano una tefta 
di morte » e nell'altra due anelli pendenti» e l'altro uh funicello. triplica' 
to , qual ftà molto forte , e. indiflolubile , ed. una lira .. Tenendo un piedej, 
per uno al ferro . 

Il Matrimonio non è altro , fé non un mutuo confenfo» che fi danno 
lo fpofo, e la fpofa » e vi è il Sagramento della Chiefa» e cosi fono, due 
in una carne ; quindi vi corre la fede infra loro d' amarli 1' un 1' altro ,. 
ed offervarla nel Santo matrimonio ; che però fi dipingono infieme » dan- 
doli la fede il marito. , e la moglie » tenendo filile fpalle ambidue una 
pietra per uno , per fegno , che il. matrimonio è un grave pefo , ed. uno 
porta quello dell' altro ,. 

Tiene uno di quelli in mano, una tefta di morte ; perchè è una unio- 
ne il matrimonio , che non fi diflfolve, fé non per mezzo della morte » e. 
quefto fembra il funicella, triplicato in mano, difficile a romperli., com' è 
difficile il matrimonio a fepararfi . 

La Lira, fecondo gli Oniroc.riti , Ticr. lib. 47. ibi de Lyra : dinota la con- 
cordia infra la moglie , e '! marito , che tanto auguravano , quando nel- 
le nozze fi fognavano cotal iltrom.ento ; Ed in fine tengono un piede per 
uno al ferro v perchè infieme ftanno legati» né uno può camminare, né ha 
autorità, di muoverfi. fenza 1' altro. , che tale avviene al marito , ed alla, 
moglie , per dar in tanto legame ftrett' infieme, uno- non può muoverfi fenza 
!' altro.; cioè non può contenerli fenza. il. volere dell' altro.» né fepararfi», 
né fare altra colà .. 

Deve fra loro, altresì enervi cert'- ordine » cioè che la moglie ftia fog- 
getta al. marito , e che s' ingerifca folo nelle cofe di cafa , né dominare 
il marito, come talora fi è vifto .. Raccontano. Marco, Paolo., e.Odorico», 
nell'Oriente enervi una. Patria, nella Provincia, detta Tien ,. dove le mo- 
gli ordinano , e maneggiano i negozi di fuori ; ed i mariti tengono, cura 
della famiglia, e della cafa , e di: tutte le cof«. appartenenti a. Donne ; cofà. 
che ha del moftruofo : e piacefle a Dio ,. che. fra noi ancora, non fi: tro- 
vafTe tale abufo, che le Donne vogliono, reggere» governare , e. maneg- 
giare negozi , ed i Mariti fi fanno porre fotto i piedi ; ed Efaja pare che 
siccennafle tal. fatto : Topuhm. mewm. exaUores fui fpoliavemnt., miàiefes, &o-,. 
minata funt, eis . If. 3, g, 1.2.. 

Né le Donne fi. devono, ammettere, ne 1 negozi importanti ;, leggendoli; 
del Beato Lodovico. ■ Re di. Frangia ,. che. trattando lungo tempo, un. nego- 
zio; d' importanza. Egli ,. ed. il. fuo Con figlio ,, né potendoli, ridur a fine. , 
fàpendo ciò la. Regina fua moglie ». confultò il Re come, doveva, farli;», la 
mattina fu narrata la detta, cpnfulta. in prefenza di: tutt' i. Savi > e fi. mei- 

fero 



TOMO QV A .fi T 0. iy 

fero di efeguirla , per efler buona : replicò il Re : benché folte buonifTirna__> 
confulta , ed ottima , e riufcifle facilmente il negozio , non voglio , che_> 
per configlio di Donna fi faccia quefto , e cosi ritrovò uè' altra ftrada , ed 
efeguì il tutto ; dal che fi cava , quanto fia cofa odiofa 1* ingerirli le Don- 
ne in negozj appartenenti agli Uomini . 

Alla Scrittura Sacra. La moglie, ed il. marito, che infieme fi danna 
la fede di non ingannarli 1' un V altro : polite fraudare invicem 5 nifi fort<t-> 
ex confenfu , ad tempus , ut vacetis orationi : & iterum revertimini in idipfum, 
ne tentet mos Satanas propter incontinentiam veflram . i . Cor. 7. v. 6. 

Tengono la pietra in ifpalla del pefo -, che uno porta dell' altro ; ed 
uno ha podeftà fopra dell'altro, ed ha pefo di render il debito all'altro.- 
Wxori vir debitum reddat . Similitcr autem , & uxor viro . 1. Cor. 7. v. 3. 

Tiene la tefta di morte , in fegno , che il Matrimonio dura fino alla 
morte : Mulier alligata efl lezi quanto tempore vìr ejus vivit , quod fi dormie- 
rit <vir ejus liberata efl . Id. C: 39. 

Il funiccllo triplicato , difficile a romperli » eh' è la legatura del Ma- 
trimonio : Funiculus triplex diffìcile rumpitur . Eccl. 4. e. 12. 

Vi è la lira , per fegno del concordevol Matrimonio , ed onorevole.*» 
infieme , come diceva 1' .Appoftolo : Honorabile connubium in omnibus , & 
thorus immaculatus . Haeb. 13. v. 4. 

Tengono un pie per uno al ferro , perchè per camminare vi bifogna il 
comun confenfo , che forfè Davide divisò a tal proposto : vdmbulavimus 
(um confenfu . P£ 5-4. e. ì$ k 



C% GSnb 




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«4 



ICONOLOGIA 



MECANICA. 



Dì Ccf*re Bjpa 




Carlo -AfaTi-cHi del. Arf S* /* C /7 7"2 7^ CI Carlo Granili inxifù 



D Onna di età virile , veftita di abito fuccinto , con un circolo in cima 
del capo diritto in alto. Che colla delira. mano tenga una manuella» 
e la taglia» e colla fìniftra la vite % ed il cuneo;" ed in terra l'argano. 

Mecanica è arte che opera manualmente » mediante lì teorica delle_> 
feienze matematiche > come Aritmetica » Geometria -, e mifure diverfe , e, 
lignifica cofa fatta con artificio, da muovere fuori dell'umana poflanza_j 
grandinimi peli con picciola forza ; eflendo quella , che in tutti gli edifizj 
è inclufa , ed operata" , mediante le varie * e diverfe macchine fue * col- 
le quali va fuperando le forze della natura , perchè con facilita muove> 
ed alza ogni forta di peli da terra » e mette in efecuzione opere mara- 
vigliofe . 

Si rapprefenta di età virile » la quale fa che 1' Uomo Ha capace di 
ragioni , ed efperto delle colè 9 ed opera in tutte le azioni civili » e me- 
taniche . 

Si vede dì abito fuccinto » eflfendocchè all' operazione mecanica con- 
viene di efiere fciolto da qualsivoglia impedimento , per potere coli' in- 
gegno r 



TOMO QV ARTO. 8* 

gegno ) e coli' industria mettere in efecuzione quanto fi afpetta a detta_j 
pròfeflione . 

Le fi pone in cima del capo il circolo fòpraddetto» per dimoftrare_? 
le operazioni meccaniche , che per lo più derivano dal moto circolare . 

Le fi dà la mannella, e la taglia , eflendocchè la manuella è iiromen- 
to compartito , mediante la fua lunghezza , ad alzare col moto circolare , 
pefo a lei commifurabile ; di ciò ne fa menzione Ariftotele nel libro del- 
le Meccaniche ; e la taglia è quella che ferve per Orizonte . e per ver^ 
ticale , per tirare » ed alzare ogni gran pefo , 

Tiene la vite , effendocchè con maggior facilità de' fuddetti ftromenti 
opera circolarmente ad alzare medefimamente ogni ponderofa macchina , 
ed ancora per lìringere , ed alzare i conforme l'occafione ; il cuneo è quel- 
lo 9 che facilmente percoflb dal colpo t apre i sforza , e divide ogni foli- 
da durezza. 

Le fi dà 1' argano , come ftromento , che dal moto circolare meflb 
lotto il luogo del centro , tira, ed alza peli foprannaturali . 




MEDICINA 



86 



ICONOLOGIA 
MEDICINA. 

Di Cefare Bjpa . 




C arie Ch'ondi ùlttfit 



DOnna attempata . In capo avrà una ghirlanda di alloro , Nella man* 
defìra terrà un Gallo*; e còlla finiftra un ballon nodofo » avvoltovi 
una Serpe ■» 

Medicina è feienza , per la quale gli affetti vitali , e nutritivi del cor- 
po j per mettere •> e cavare , fi conofeono . 

Donna di tempo fi dipinge » perciocché gli Antichi tennero » che fof- 
fe vergogna all' Uomo •, che aveffe pattato quarant' anni chiamar il Medi- 
co , prefupponendo alla fua compleffione , e col fuggire 1' uno » e feguire 
l'altro, potette curare fé fteffo ; però il Medico vecchio coli' arte , e_> 
coli' efperienza » conferva la fanità prefente , e ricupera la perduta . 

Le fi cinge il capo di una ghirlanda di alloro , perchè quello albero 
giova a molte infermità » e folevafi alle Calende di Gennaio da' Romani 
dare a' nuovi Magistrati alcune foglie dì lauro , in fegno che aveffero da 
confervarfi fani tutto 1' Anno » perchè fu creduto il lauro conferire affai 
alla fanità ; né fenza caufa fu pianta amata da Apollo , inventore della__» 
Medicina , nel primo delle Metamorfosi dì Ovvidio : Iwoenlurn Medicina^ 
meum ejl* 

La 



r M Q QV A R T 0. 87 

La Serpe , ed il Gajlo , come racconta Fello Pompeo , fono animali 
vigilantirtimi , e tali conviene che fiano quei ,. che miniftrano la Medicina. 
Furono ancora le Serpi appreso gli Antichi fegno di fanità , perchè ficco- 
me la Serpe porta giù la. vecchia fpoglia fi rinnova , cosi pajono gli Uomi- 
ni rifanando effer rinnovati . 

Il baftone tutto nodofo , fignifica la difficoltà, della Medicina ; e la Ser- 
pe fu infegna di Efculapio , Dio. della Medicina > come, credettero falfa- 
m.ente i. Gentili ., 

Me dì e in a.. 

DOnna » che ftia in. atto di fc.endere un grado di' fcala .. Sarà veftita di : 
verde , a foggia di Sibilla . Portarà. nelle mani alcuni femplici medi- 
cinali . Avrà appretto un Sole , ed una. Cicogna , la quale, tenga in. bocca 
un ramo di origano .. 

E' arte la Medicina ,, nata dalla fperienza nell'altrui infermità , ed aiu- 
tata colla faenza, delle cofe naturali , le quali fono ortervate diligentemente 
da' Medici per la fanità dell' Uomo . Si fa che feende lo fcalino , perchè 
dalla contemplazione: , the è cofa molto nobile , e molto alta , feende all' 
azione della cura , per- mezzo- di cofe particolari ... 

E' vertita di. verde ,. per la fperanza che porta, feco agi" Infermi ?. e_r 
pel .vigore, che rende, alla vita , che andava mancando .. : 

Coli' origano la Cicogna aiuta la debolezza del proprio ftomaco , e_5 
però fu dagli: Egizi adoperata, nel. modo detto , per geroglifico di Medicina.. 
À quello propofito ufarono ancora l'uccello Ibi , il quale,, come, fi è detto 
altrove , col roltro da feftertò fi purga il ventre ; come il Cervo, il quale_> 
dopo che ha uccifo il. Camaleonte , fmorza iL veleno mafticando le fron- 
di dell' alloro , il. che fa ancora la Colomba , per rifanarfi. nell' in- 
fermità .. 

Il Sole mortra ,. che la virtù, naturale del cuore è favorita dal calor- 
di elfo Sole. , pel quale fi mantiene , e conferva la fanità in tutte le mem- 
bra del corpo » ed oltre, a ciò molte virtù, e proprietà, all' erbe infonde. », 
ger mezzo delle, quali la Medicina fi. efercita .. 

FATI O S T O R I C O S. A. G R O .. 

A Sa figlio di Abìa Re di Giuda fi" moflrò- nel principio, del fuo regno» 
ottimo Sovrano non meno ». che ottimo feguace del volere del vero 
Dio . Buon farebbe flato per effo ,. che feguito. fempre. averte nell' intra- 
prefa carriera ]. Pur troppo deviò nel correr del tempo dal retto {intiero ,, 
e fi rendette colle fue empie, opere odiofo fcgli occhi di Dio ,. il quale per- 
farlo ritirar dal fuo errore » fi. compiacque di avvJfarlo con una dolorofa in- 
fermità a' piedi . Accadde quello nell' anno trentèlimo nono di fuo regna- 
re .. Tutto però fu invano, all' ortinato. cuore di Afa ; poiché in. vece di 
riconofeere. 1' altiffima mano», da cui il gailigo gli: veniva , ed in. vece di 

chiedere 



&8 ICONOLOGIA 

chiedere a quella perdono , e foccorfo , fi confidò negli ajuti umani , af- 
fidandoli più nel fàpere de' Medici , che nell' Autore della vera Medi- 
cina ; nec in infirmiate fua qmefivit Domìnnm , [ed magis in Medkorum arte 
confifus efi . I Medici ad altro non fervirono 9 che a farlo più tormentoia- 
mente ufcir di vita. Taralipomenon cap. \6. 

FATTO STORICO PROFANO. 

AUftrigilde moglie di Guntranno Re degli Aureljani , efTendo a morte 
inferma i aflutamente perfuafe al Re di concederle qualunque grazia 
gli chiedefie ; ed avutane ferma promefTa con giuramento , ella gli addi- 
mandò » che ei doveffe fare alla fua prefenza tagliare il capo alli Tuoi Me- 
dici , dicendo, che quelli fe'l meritavano, per averla per più giorni con 
medicine tormentata . Quanto chiefe , tanto ottenne . TritemiorapporUto dnW 
Ujlolfi Off. Stor. lib. 3. eap. 22. 

FATTO FAVOLOSO. 

ESculapio figliuolo di Apollo , di Coronide . Uccifa che ebbe Apollo 
Coronide , cavò Efculapio dal fianco di lei , e lo diede* in cura al 
Centauro Chirone . Pafsò Efculapio tutto il tempo della vita ne' giardi- 
ni , ed acquiftò una perfetta cognizione dei femplici ; perilchè fu ado- 
rato come Dio della medicina . Giove lo fulminò , per aver reftitui- 
ta la vita ad Ippolito figliuolo di Tefeo , e di Antiope , o Ippolita Regi- 
na delle Amazoni . Omero Illiad. lib, 5: Tindaro ec. 




MEDIO- 



T M §l_1) ARTO. %? 

MEDIOCRITÀ*. 
Di Cefare l{ipa . 

DOnna . Colla delira mano tenga un Leone legato con una catena, e 
colla finiftra un Agnello legato con un debole 5 e fottìi laccio . Di- 
mollrandofì per e/fi due eftremi , il troppo rifentimento , e la troppa fbf- 
ferenza ; e tenendo detta Donna il luogo di mezzo , tra quelli eftremi di 
fierezza , e di manfuetudine , per i quali venghiamo in cognizione di ogni 
altro eftremo in ciafcun abito dell' animo , ci può efler vero geroglifico di 
Mediocrità , la quale fi deve avere in tutte le azioni » acciocché meritino 
il nome 5 e la lode di virtù . 



D 



Mediocrità, 

Onna bella , e rifplendente » colle ali alle {palle » colle quali fi fol- 
la terra . e coli' altra il 



leva da terra ; additando con una mano 
Cielo , con un motto fcrìtto » che dica ; Mediq tutiffimHt ìbk 

■Be' Fatti , vedi "Prudenza . 




M 



MEDITA- 



£Q 



N 



ICONOLOGIA 
MEDITAZIONI. 
Hi Ccftre Hjpx* 




c.XlIa. 



Medii anione. 



DOnna dì età matura ». di afpett© grave , e mode fio » fa quale polla a 
federe fopra di un monte di libri , fopra la mano del Anidro brac- 
cio , piegato fulla cofeia dell' lato deliro t ripofi la gota, in atto di Ila- 
re peafofa j e fopra il deftro ginocchio coli' altra mano tenga un libro foc- 
chiufò » avendovi fra mezzo qualche dito . 

Effendo la Meditazione una férma conftderazione ,. riguardante la fem- 
plice virtù, delle cofe, par che convengaHo le fuddette qualità all' età ma- 
cura , perchè 1* intelletto in quell' età è atto a difeernere il vero . 

La gravità ,. e modeftia non. fi difeofta dal convenevole dell' età » e 
dello ftudio . 

L' atto df fòftenrre il volto » ne lignifica la gravità de* penfìeri , che 
occupano la mente in quelle cofe , che fi hanno ad efleguìre , per ope- 
rare perfettamente ,. e non a cafò , come ben diffe Aufonio i de ludo /e- 
f tetti fapientum* eoa quelli verfi, per fentenza di Periandro i Diiìfita proba .. 



Msditatìonem ìd effe tstum , quod geras * 
Is quippe falus & gerenda efl efficax * 
Medium ararne qui prius ntgotiwn. % 



WJbil 



TO M QV ARTO, gì 

7{ibil efi , qnod ampliorem curam poftulet , 
<j£uam cogitare, quod gerendum fit , dehinc 
In cogitantes fors non confilium regìt . 

Lo Ilare fedendo fopra ì libri ne può dinotare 1' affiduità della Sua prò* 
pria operazione fondata nelle fcritture , le quali contengono i primi prìncipi 
naturali , colli quali principalmente fi procede alla inveftigazione del vero. 

Il tener il libro focchiufo è per accennare ■> eh' ella fa le rifleflioni 
fopra la cognizione delle cofe , per fermar le opinioni buone, e perfette, 
dalle quali vien onore , e ancora bene j come fi dimoftra per il feguente 
Epigramma , il qual dice : . 

/- Felix, qui vita curas exutus ìnanes, 
Exercet medìtans nobile mentis opus . 

Sic potuit certas venturìs linquere fedes , 
1>nde homines veruni difeere rite queant . 

Hunc ergo merito Memo dignatur honore » 
Et celebri cantu fama per afira vebit . 

MEDITAZIONE SPIRITUALE. 

DOnna porta colle ginocchia in terra , e colle mani gionte . Avrì 
gli occhi chiufi ; ed un velo la cuopra tutta , in modo che trafpa- 
rifea la forma di efla Donna . 

La Meditazione Spirituale non è altro che un* azione interna , che 1' 
anima congiunta per carità con Dio fa , confederando le cofe , che fanno 
a proposto per la perfezione , e falute ; perciò lo ftar colle ginoc- 
chia in terra , e colle mani gionte infieme , lignifica l' effetto di divozio- 
ne , e umiltà , che ha la perfona , la quale continova , e ufa la Meditaziene 
Spirituale . 

L' aver chiufi gli occhi dimoftra I* operazione interna , aftratta dalle 
cofe vifibili ; il che fi nota col manto , che la cuopre . 

11 detto coprimento può Significare, come chi medita» fi nafeonde ia 
luogo ritirato , e ftaffi folitario , fuggendo le occafioni della distrazione.» 
della mente . 

MEDITAZIONE DELLA MORTE. 

DOnna fcapigliata -, con velli lugubri , appoggiata col braccio a qualche 
fepoltura , tenendo ambi gli occhi fifti in una tefta di morto , che fia 
fopra la detta fepoltura ; e che alli piedi fia una pecorella colla tefta al- 
zata , tenendo in bocca erba , in fegno di ruminare . 

M 2 MEMO- 



9 % ICONOLOGIA 

M E M O R I A . 

Dì Cefare Ripa . 

DOnna di mezza età . Avrà nell' acconciatura della teda un giojelliero, 
ovvero uno fcrigno pieHO di varie gemme , e farà veflita di nero . 
Colli due primi diti della mano deftra fi tirerà la- punta della orecchia_j 
delira ; e colla finiflra terrà un Cane nero . 

Dipinge!! la Memoria di mezza età , perchè Arinotele nel libro della 
Memoria , e della Ricordanza dice , che gli Uomini hanno più memoria,.» 
nell' età perfetta , che non hanno nella vecchiaia , per la fcordanza , o 
nella puerizia , per non aver imparato . 

L' acconciatura del capo , nel modo che fi è detto , dimoftra , che la 
Memoria è fedeliflima ritenitrice , e confervatrice di tutte le cofe , che_> 
le fono rapprefentate da' noftri fenfi , e dalla fantasia ; però è addiman- 
data 1' arca delle fcienze , e de' tefori dell' anima . 

Veftefi di nero , il qual colore fignifica fermezza , e (labilità per la_j 
ragione detta altrove , eflendo proprio della Memoria ritener fermamente 
le forme del fenfo , come dicevamo rapprefentate , ed Ariftotele 1' afferma 
nel luogo citato di fopra . 

Tirafi la punta dell' orecchio , in conformità di quel che dice Plinio 
lib. il. della Storia naturale» con quelle parole: Efi in aure ima memori* 
loats , quem tangentes attejlamnr . 

E Virgilio nell' Egloga 6. dice : 

Cura canerem %eges , & pnelia , Cynthius aurem 
Fellit , & admonuit . 

Il Cane nero fi pone per la medefima ragione del colore del vesti- 
mento di detta figura , come ancora , perchè il Cane è animale di gran 
Memoria : il che fi vede per ifperienza continua , che condotto in paefe 
ftraniero , e lontano , per ritornare onde è fiato levato , da fé fletto fen- 
za difficoltà ritrova la llrada . 

Dicefi ancora , che ritornando UlifTe in Patria dopo venti anni , non 
fu altro ) che un Cane lafciato da lui alla partenza i che lo riconofceffe , 
ed accarezzale : onde Socrate, appretto Platone nel Fedro, giura per il 
Cane, che Fedro aveva imparato a mente tutta l'orazione, che Lifia_j 
aveva comporta . 

Memoria. 

DOnna con due facce » vellica di nero, e che tenga nella mano delira 
una penna, e nella finiflra un libro . 
La Memoria è un dono particolare della natura , e di molta confide- 
razione , abbracciandoli con. effa tutte le cofe pallate , per regola di Pru- 
denza 



TOMO QV ARTO. 93 

denza in quelle che hanno a fuccedere per 1' avvenire ; però fi fa coii_» 
due facce . 

Il libro , e li penna dimoftrano , come fi fuol dire > che la Memoria 
con l'ufo fi perfeziona» il quale ufo principalmente confitte j o nei leg- 
gere , o nello fcrivere . 

FATTO STORICO PROFA NO. 

ARiftofane Poeta fingolare fu di sì profonda memoria , che recò a To- 
lomeo Re di Egitto ftupore ; perciocché in una pubblica raunanza 
di Poeti j recitando a gara ciafcuno Poemi belIifUmi t egli trovò , che uno 
recitati aveva gli altrui verfl per fuoi . Palefollo ; recitò con felice me- 
moria tutti i verfi di quella Poesìa , e. fece rimanere 1' impoftóre Poe-; 
ta fiupito non meno » che fcorbacehiato . Vitruvio nella Trefaz.nel 7. 

FATTO FAVOLOSO. 

ETalide figliuolo di Mercuri© , ottenne da fuo Padre di poter doman- 
dare tuttociò , che ei voleva ^trattane P immortalità , ed egli richie- 
fe di poteri! ricordare di tutto, quello che aveva fatto , qualora 1' anima 
fua fòfle paffata in altri corpi ; e Diogene Laerzio liba 4. riferifce che_> 
Pittagora per provare la Metempficofi diceva egli eflere fiato quello Eta- 
lide ; tuttocchè Ovvidio nelie fue Metamorfosi lib. ij. faccia dire a Pit- 
tagora di eflfere egli fiato Euforbio uccifo nella guerra Troiana da Mene- 
lao . ÌDiz. Fav. 




MEMORIA 



94 



ICONOLOGIA 

MEMORIA GRATA 

De' benefici 'ricevuti . 

Dì Ciò. Zarat'm Caftellini . 




c.M.M. Memoria errala de Benefici; riceutU 



UNa grazìofa Giovane incoronata , con ramo di ginepro folto dì gra- 
nella . Tenga in mano un gran chiodo . Stia in mezzo di un Leo- 
ne , ed un* Aquila . ' 

Incoronali con ginepro , per tre cagioni : 1* una » perchè non fi tar- 
la' * e non s' Invecchia mai . Plinio lib. 6.] cap. 40. Cariem , & vetufla- 
tem non fentit juniperus : così la gran Memoria per tempo alcuno non 
ferite il tarlo dell' obblivione t né mai s' invecchia * però la figuriamo 
giovane . La feconda perchè al ginepro non cadono mai le foglie » co- 
me narra Plinio lib. 16. cap. 21 . cosi una perfona , non deve lafciarfì 
cadere di mente il beneficio ricevuto . La terza perché le granella del 
ginepro ftillate con altri ingredienti -, giovano alla memoria , e una la- 
vanda-bollita con cenere di ginepro parimente conferifee molto alla me- 
moria , come tra gli altri Filici infegna il Gualtero nel trattato latino del- 
la memoria artificiale . 

Cadore Durante raedefimamente conferma , che le bacche del ginepro 
confortano il cervello , e fanno buona memoria , la quale confervar fi de- 
ve circa li benefici ricevuti , ed eOfer fempiterna ; epiteto dato dall' Ora- 
tore - 



TOMO QV ARTO. oc 

tote 1 dicendo : Cui fum obflrìftm memoria benefici! Sempiterna. » dì cui lègiti- 
mamente può effère fimbolo il ginepro » annoverato tra le piante eterne. 

Il chiodo s che tiene in mano » è tolto dagli Adagi in quel Pro- 
verbio : davo trabali figere beneficium » conficcare il beneficio con un chio- 
do da trave , per denotare la tenace memoria del benefizio ricevuto , eh" 
aver fi deve . 

Ponefi ia mezzo al Leone , e all' Aquila , perchè quelli animali , an- 
corché privi di ragione , hanno inoltrato di tener grata memoria de 5 benefizi 
ricevuti . In quanto al Leone Aulo Gellio nel 5. lib. cap. 24. rlferiice,ehe Ap- 
pione Storico Greco lafciò Icritto di avere » non udito , ma con gli occhi 
propri veduto in Roma nel Cerchio ma filmo , facendoli li giuochi pubblici 
delle cacce »eflere fiato efpoflo uno Schiavo, detto per nome Androdo, da 
Eliano libro 8- cap. 48. de ^Animai, chiamato Androcle Av<Ppo%\r\s [alle fie- 
re» e beftie » che vi erano;, traile quali un orribile ,e feroce Leone fubitoc- 
chè vidde Androdo , flette quafi maravigliato , e dapoi sì accollò a lui fa- 
cendogli fella colla coda , come è cofiume di amorevoli cani , e legger- 
mente gli leccava le gambe » e le mani . Androdo che prima era quafi 
morto di paura » accarezzato dalla fiera» cominciò a ripigliare lo fmarrito 
fpirito, fiflando gli occhi verfo il Leone; allora » come foffè fatta fcam- 
bievole ricognizione, 1' Uomo » e la fiera allegri» pareva die 1' uno fi 
congratuIafTe di veder 1' altro . A quello fpettacolo cosi mirabile il popolo 
mandò fuori voci grandiffime di maraviglia : perilchè Androdo fu condotto 
avanti 1' Imperadore, il quale gli dimandò in qual modo quel Leone cosi 
»troca fofle verfo di lui manfueto. Androdo rifpofè» che già l'aveva co- 
nofeiuto in Affrica , quando vi era Proconfole il fuo Padrone » dal quale 
per le gran battiture » che da lui gli erano date, le ne fuggi per iftar na- 
fcollo in folitudini, e campi deferti » e che fi ricoverò nella sferza del gran 
calor del Sole in una lpelonca » né flette molto , che vi arrivò quel Leo- 
ne affai addolorato » e pieno di lamenti » al cui afpetto Androdo temè » 
mail Leone con atto umile » quafi dimandaffe aiuto, alzò un piede , e lo 
porfe verfò luì; Androdo vedendo il piede infanguinato » eomprefe , che vi 
aveffe male » sicché gli pigliò il piede, dal quale tratte fuora un acuto flec- 
co , e gli nettò la piaga ; il Leone confidato del medicamento » gli fece ca- 
rezze, e fi riposò in feno a luì » e da ìndi in poi Androdo per tre anni 
contino! abitò nella medefima lpelonca col Leone » e ville delle fiere » che 
il Leone pigliava » delle quali la miglior parte per mancamento' dì fuoco 
al Sol gagliardo ,. che in quelle parti di continuo arde , foleva cuocere » e 
di quelle cofe eotte G nutriva i ma col tempo effèndogli venuta in fàfli- 
dio così fiera » e filvellre vita » andato il Leone a procacciare il fòlito vit- 
to » Androdo lafciò la fpelonca , e ufer di quel deferto» ed avendo cammi- 
nato per tre giorni continui» si abbattè in una fquadra di foldati, da J qua- 
li riconofeiuto » fu mandato d' Africa a Roma » dove il padrone gii era 
coronato ». il quale lo giudicò reo della morte » come fervo fuggitivo » e 
ordinò che foffe condannato alle beflie , traile quali era il fùddetto Leo- 
ps * che ancor fu prefo * e condotto a Roma > il quale ricordevole del be- 
nefizio 



9 6 ICONOLOGIA 

nefizio per il ricevuto medicamento , non volle altrimenti offendere il ri- 
conofciuto. benefattore , ma piuttofto lo accarezzò: per il che Androdo ftt 
dalla pena affoluto , e per decreto del Popolo. gli fu donato il grato , e 
cortefe Leone , col quaile poi legato con delicato vincolo andava a fpa-f- 
lo per tutta Roma , e le genti gli correvano incontro ,' dicendo : Hic efl 
Leo hofpes bominis , hic cfl homo medicus Leonis . 

In quanto ali 1 Aquila, Grate Pergameno di Paefe vicino al fiume Caico 
nell' Afia , narra , che Tedici mietitori affetati mandarono uno de' loro 
compagni a pigliar dell' acqua , il quale vicino al fonte trovò un' Aqui- 
la i che era foffocata da un lungo ferpente , che intorno al collo con vari 
giri le fi era avviticchiato ; avendo egli feco la fùa falce , tagliò a pezzi il 
detto ferpente, e lafciò volare libera I' Aquila . Effendo poi ritornato col 
.vafo pieno di acqua , diede bere a tutti li compagni , e volendo -anch' ef- 
fo bere , in un tratto 1' Aquila fopraggiunfe , e colle ali gli sbatté dalla boc- 
ca il vafo in terra. II mietitore mentre attribuire ciò ad- ingratitudine dell' 
Aquila da lui liberata , vede li fuoi compagni , che bevuto avevano, cade- 
re immantinente morti ; onde fubito pensò, che 1' acqua foffe avvelenata, 
e conobbe effere in vita rimafto per grata ricompenfa del beneficio fatto 
all' Aquila . 

Degno è ancora che fi racconti il cafo , che Plinio nel cap. 5. del io. 
lib. efpone , dove leggefi, che in Serto Città della Tracia una Donzella 
nutrì un' Aquila, la quale per rendere grazia degli alimenti, gli augelli, 
eh' ella pigliava li portava alla Donzella , la quale morta che fu , nella_j 
medema Pira di fuoco ,-dove ella ardeva, l' Aquila fpontaneamente volò, 
e infieme colla Donzella fi abbruggiò . Ora fé consideriamo , che il Leo- 
ne è Re degli animali tcrreftri , e 1' Aquila Regina degli aerei , conclude- 
remo , che quanto più una perfona è nobile, magnanima , e generofa , tan« 
toppiù conferva grata memoria de' benefici ricevuti . 

De' Fatti , vedi Gratitudine . 




MERCA- 



TOMO §>V A R TO. 
MERCAT U R A. 

Betl* cibate Ce fare Orlandi. 



97 



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C4rfa££aru>&t «?//• 



M ^r? a tur a 



'ir/* inr ■ 



DOnna bella , riccamente veflita con abito di color candidò ; Sìa dì 
occhi vivaci . Si ponga avanti un Porto di mare con veduta di Na- 
vi « Vafcelli ec. . Tenga in una mano il corno di dovìzia . Coli* altra fò- 
ftenga una ftatuetta dì Mercurio » che abbia in mano una borfa di denari . 
Sia in atto di camminare in fretta . Le ftia appiedi un Gallo . Si oflervì- 
no apprefso la figura vari libri mercantili » diverfe balle » mifiire » bilance <• 
pefi , marche » ec. In aria fi veda volante la Fama . 

E' la Mercatura una Profeffione» che confitte nel comprare» vendere» 
e cambiare roba a fin di guadagno , 

N Per 



2$ ICONOLOGÌA 

Per la neceffità che fé ne tiene » per 1' utile e comodo 9 che fa Re- 
pubblica ne ritrae » fu fempremmai la Mercatura reputata degna di lode . 
Bartolomeo Caflaneo nella fua tanto specchiata opera * il cui titolo fi è : Co* 
lalogus Gloria Mundi nella Parte undecima » Confìderazione 45". ragionando 
de' Mercanti dice := Sunt bonorandi , cura nobis neceffarj effe videantur 9 curri 
qua nobis fuperfunt devebant* & permutando ac vendendo ea advekant, qua ne- 
cejfaria funt . Checché contradica Aristotele Totìtic. 7. cap. 4. qualunque ra- 
gione in contrario apporti Baldo in l. Ttybiliores. C. de Commerciis ì & Mer- 
catorìbus » dalla maggior parte de* buoni penfatori fi giudica la Mercatura 
onorevole tanto , che efercitandofì in e(Ta un Nobile » fi aflèrifce che egli pun- 
to nen deroghi allo Splendore de' fuoi Natali . L' efèmpio dì tante ìlluftri 
Nazioni , di tante fagge Repubbliche » che quefto determinano » debbono 
cller ben baftantì a far ricredere chiunque contra ne fenta . 

„ La Profeflìone mercantile ( dice Efraìrao Chambers nel (ho Dizionario) 
*> è ftimata nobile » e indipendente . In Francia per due Sentenze » o di- 
»» chiara zioni di Ludovico XIV» 1* una del 1669. » 1* altra del 1701.» è 
» permetto a' Nobili il traffico e per mare » e per terra » fènza deroga- 
la re alla loro Nobiltà : E Noi abbiamo frequenti efempj di Mercanti no- 
>, bilitati in quefto noftro Cielo , a cagione dell' utilità della Commercio ». 
» e per le fabbriche > o manifatture » che han melfe in piedi . 

» Nella Brettagna anche un traffico a minuto non deroga alla Nobiltà . 
s » Quando i Nobili di quella Provincia fono difpoftì pel Commercio » lafcia- 
99 no dormire » per dir così » la Nobiltà loro » cioè non la perdono » m» 
», cedano folamente di godere de* privilegi della Ior Nobiltà» finché il lo- 
,9 ro Commercio dura » e la riaftumono con lafciare il traffico » fenza al- 
« tre lettere » o ìftromentì di riabilitazione . 

9» Nelle Repubbliche la Mercatura è ancor più ftìmata j ma in nìuit 
»» altro luogo piucchè in Inghilterra » dove i figliuoli » e fratelli più gio- 
,9 vanì de* Pari » fono fpeffò allevati nella Mercatura ► Aggiungi a ciò ». 
99 che molti de' Principi Italiani fono ì principali Mercanti de' loro Stati» 
n e penfano di non ifcreditarfi punto col fare i lor Palazzi fervi? di ma- 
»» gazzini t E che molti de* Re dell' Afia 9 i più ancora di quelli della 
», colla d* Affrica » e Guinea » trafficano cogli Europei » or per mezzo de* 
j, lor Miniftri , ed ora in Perfona . 

Per mio avvifo perà 9 fi dee dìftìnguere la vera Mercatura da* quei 
generi di piccoli traffici » che per avere con eflà qualche correlazione » 
vengono abufivamente chiamati Mercatura . La Mercatura al? ingroflb è 
la fola » che non pregiudica alla Nobiltà » poiché quella, » che fi efercita» 
come fi fuol dire , a ritaglio» onninamente K ofeura .. Parlando pertanto, 
della Mercatura all' ingroffo » quefta conftfte o- in proccurare da remoti 
Paefi allo Stato quelle tali colè 9 delle quali effo ne è privo » e provve*- 
dere gli altrui di quelle » delle quali nel propria fi abbonda ; o ancora in 
eriggere fabbriche di manifatture » che non folo fiano di vantaggio' al pro- 
prio* Stato » ma eziandio agli Stranieri j dal che , oltre 1* utile che a que- 
fto », ed a fe ltefiò perciò fi procaccia » ne rifiilta. ftima » riputazione » e 

decoro. 



TX) M QV A £ 7 0. 99 

decoro . A quella fpezie di Mercatura , torno a ripetere , fopraftando un 
Nobile , non deturpa punto la fua nobiltà . Dirti fopraftandó , perchè un 
Mercante di quello rango dee fopraintendere sì con tutta la vigilanza , ed 
attenzione a' fuoi affari, dee avere ottime, e più corrifpondenze , dee te- 
nere fagaci , e fedeli minidri , e dee far efeguire le fue difpofizionj da* 
fuoi fubaltemi ; ma non mai (per quello che io ne penfi) in perfona com- 
prare , vendere, o cambiare; ogniqualvolta all' utile, che feco reca la__» 
Mercatura , voglia unito il vantaggio di non far comparire in vii figura^» 
quella Nobiltà , che 1' illuftra . La buona Economìa , come abito per fé 
fteffò fempremmai commendevole , e virtuofo , è il foftegno di chi bra- 
ma ferbarfi nel proprio rifpettabile grado ; e a buona Economia attribu- 
endoli P impiegare il denaro ne' generi di Mercatura , da' quali £ gene- 
ralmente parlando ) ne deriva accrefcimento al proprio peculio , perciò 
( oltre il rifletto dell' utile-, e decoro, che alla Repubblica fi arreca ) un 
tale impiego di fomme confiderabili è degno di lode in un Nobile , ed è uh 
atto che è proprio d' un ottimo economico penfare ; e quindi con tutta ra- 
gione fi giudica , -che per un limile atto la nobiltà ne' Aioi pregi non Gof- 
fra punto di crollo . L' Economìa per altro di un Nobile è diverfa affai 
da quella di un Mercenario ; e quanto efla deve confiftere in un perfetto 
regolamento, altrettanto allontanarli deve da qualunque benché minima azio- 
ne , che faccia trafparire ombra in fé di viltà . Il contrattare perfonal- 
mente , e moltoppiù lo ilare alla banca , è atto in fé che fente di fog- 
gezione, di fervitù . Chi contratta , nella guifa che diffi , fi fa dì ragio- 
ne pari a qualunque forta di contraente . Quello baffi . Lo flare alla ban- 
ca , non è ( per mio avvifo ) efeguibile , che da chi dipende da al- 
trui , e da chi da altrui fi abballa a dipendere . Se fia ciò compatibile ia 
un Nobile , ne lafcio il giudizio a chi fa ben riflettere . 

Accennato che abbiamo qual fia la vera Mercatura , per cui un No- 
bile non degrada dal fuo edere , e come ella da perfona tale debba effe- 
re efercitata , fcendiamo a {piegare 1' Immagine della Mercatura, nella__» 
quale intendo di comprendere non folo la Mercatura all' ingroffo , ma 
eziandio quella parte di lei , che fi dice Mercatura a ritaglio , quale feb- 
bene fia molto dammeno della prima , nientedimanco ha il fuo merito , 
ed è in perfona di fecondo rango onorevole , e commendabile . Si dice 
a ritaglio , perchè confifte nel vendere fpezzatamente -, 43 vogliam_» 
dire a minuto , quelle tali robe , che fi fogliono comprare ali* ingroffo , 
Efcludo da quella quel genere di traffico , che. confifte in chincaglierie , ed 
in varie minuzie , del quale convicn dire , che intendeffe Cicerone , al- 
lorché nel . primo de Officiti diffe c= Mercatura fi tennis èfi , fardida putanda 
ejì £= Egli lo chiamò Mercatura , ma abufivamente , come anche al preferi- 
te da molti fi fuoi nominare , mentre non merita , che nome di mercerìa, 
o fimili . Parla della Mercatura a ritaglio, fecondo il mio intendere , (che 
deve pur confiftere , per effer pregevole , in copiofi , e ricchi capitali di 
robe ) nel feguitare a dire ==: Si magna , & ccpiofa , multa, mdkjite appor- 
tati! a .wultij'que fine vanitale impartiens-, non efl admodum vituperanda ~ Della 

N 2 Merea- 



100 ICONOLOGIA 

Mercatura all' ìngroflTo , penfo che ragioni, allorché foggiunge '=3 atqae^t 
etiam fi fatìata qaxfiu , vel contenta potius , ut fépe , ex alto in portum ,fic ex 
ipfo porto fé in agros , poffeffionefque contulerit , videtur jure «ptimo poffe lau- 
dari =: 

Figuro pertanto la Mercatura Donna bella, e riccamente vellita, per 
dimoltrare ed il pregio della Profeifione , e la ricchezza che ci abbifogna 
per porla in efeguimento « e 1' opulenza non meno , che fempreppiu ac- 
crefee a chi giudiziofamente P efercita . 

Di occhi vìvaci, per denotare, che per esercitare la Mercatura fa duo- 
po vivacità di fpirito, fottigliezza di penfieri , intelletto, e cognizione di 
varie , e diverfe cofe , ed una fomma accortezza nel!' operare . Del che 
tutto fono indizio gli occhi vivaci » 

La vello con abito candido , per indicare la fchiettezza , ed onorato 
procedere , che fi ricerca , ed è neceflfario nel Mercante . Quando ab- 
biamo tolte quelle belle prerogative in perfona tale , ella riguardar non fi 
può , che per abbominio del Mondo , e che per pelle delle Città . I di- 
fetti maggiori , dai quali dovrebbono flar piucchè lontani i Mercatanti, fono 
1' abbominevole altuzia , colla quale eglino fi lludiano d' ingannare il Com- 
pratore nel vendergli peflima roba per perfetta ; e la menzogna , di cui 
piacefle a Dio , che non averterò taluni tutto giorno ripiena la lingua . 

Anzi volefle pure Iddio , che alle menzogne non aggìungeftero ezian- 
dio gli {pergiuri l A propolito di quelli tali così Andrea Fauileliino. i 

Terjurata fu* pofìpmit l^umina lucro 
| Mercator » fiìgiis non nifi dìgmp aquis «. 

1/ avidità del guadagno a fimili vizi li attira . Sono eglino pure mal- 
accorti .' Oltre il non mai abbaltanza deplorabile danno , che alle anime 
proprie arrecano , fi rendono di più fabbri dello llefìo loro temporale fvan- 
raggio , poiché venuta la verità a luce , ben fi comprende da ognuno quan- 
to poco fidar fi debba in Negozianti di tale natura » e quindi ne fuecede, 
che pollo in diferedito il loro Negozio , conviene che neceffariamente tra- 
colli , e fi riduca a nulla . 

Altro difetto, che l 5 onoratezza offende, fi è la lega, o voglian dire 
unione , che perloppiù , particolarmente ne' piccoli paefi , tra' Mercanti 
fi ftringe , nel fi-ffare alle loro mercanzie un prezzo , die forpaisi il giu- 
flo dovuto guadagno * Si itila innoltrc innoneflamente da taluni di tacere i 
difetti della roba ; per il qua! filenzio ne reità al fornaio il Compratore pre- 
giudicato , e moltoppiù il Venditore nella cofeienza . Riflettendo a tale mal- 
vaggio ufo Cicerone , così fi efprime nel terzo degli Officii =t Hot genus 
selandi qttis non vtdeat ? Certe non aptì , non fimplicis , non ingenui , non ju- 
fii , non boni viri :. fed potius ver futi » obfcuri , afiuti , fallacis , eè» callidi . ti 
Per la legge delle dodici tavole è {labilità la pena a chi in fimil cafo ta- 
ce } e per la legge Aquilia il Venditore è collretto a palefare tutti i di- 
fetti della roba , che vende . Buon farebbe che quelle leggi fofsero efat- 
taniente ofservate £ Da quelli 



TO M QV ARTO. 101 

Da quefir » ed altri difetti , che lungo farebbe 1' annoverarli , fi guardi a 
tutto potere chiunque fi efercita in Mercatura . T>a fimili errori io cer- 
tamente ftimo lontani gli onorati Mercanti di quefia tanto illiiftre Città, 
tra 1 quali meritano particolare menzione gli onefiifiimi Uomini Signori 
Giovanni Piazza , e G io. Andrea Canali . 

La pongo avanti un Porto di mare con veduta di Navi , Vafcellì ec. 
per lignificar la proprietà della vera Mercatura , che confitte nel far prov- 
vida da' remoti paefi di quelle cofe , che o nel proprio mancano affatto, 
odi foverchio fcarfeggìano ; oppure di far giungere ne' luoghi , dove_> 
mancano , quelle robe , che nel proprio abbondano ; per il che efeguire 
è necefsaria , quaficchè Tempre , la Navigazione . Oltre di ciò è fimbolo 
il mare del pericolo , travagli , e perdimento , come fi può vedere ap- 
preso il Valeriano lib. 58. ; e quindi voglio per elfo dimoftrare i peri- 
gli 1 a' quali è pur troppo foggetto chi mercanteggia , e le anguftie, che 
fovente produce nell' animo , o fui penfiero dello rteffo pericolo , o fui 
effettivo perdimento di robe » che fpeflb fpeffo accade . In fatti i roverfeì 
della forte de' Mercatanti fono pur troppo tutto giorno in villa . Quante 
fiate all' inabilità delle onde dovendo affidare la fomma de' loro negozi , 
è cagione una fola tempefta , che da ricchi, e felici, in un baleno fi ri- 
trovino in braccio alla più compaffionevol miferia i Pur troppo fpefifo fi 
lente taluno gridare con Properzio: 

*Ah pereat quìcumque rates , & vela pararti 
T J rimus ». & invito gurghe feeit iter l 

In altri pericoli eziandio incorrono i Mercatanti . L* improvvifo fa ar- 
mento di un Corrifpondente può rendere in un fubtto mìfero affatto Io 
fiato loro . In proposito però di fallimenti , non ferapre la forte ne è 
la fola origine , potendo eflì derivar da più fonti . Il poco buon regola- 
mento di taluno di coftoro ; lo fcralacquamento nello fpendere ; il voler 
talvolta garreggiar nelle pompe colle perfone a loro fuperiori ; il tenere 
poco accorti , e men fedeli Miniiìri e Giovani , il dar la roba ciecamente 
a condizione di afpettare , e come volgarmente fi dice , a credenza , fono * 
non già dì rado , le cagioni del loro fallire . 

E giacché fi è fatta parola del dare a credenza , mi fi permetta ,. 
che a Mercatanti non meno , che a citi riceve » io chiaro efponga il mio 
fentimento . 

Non è già fempre gentilezza di animo del Mercatante il dar la fua ro- 
ba a refpiro ; anzicchè io perloppiù la reputo un effetto di vera ingordigia 
di maggior guadagno, e mi fi lafci dire , di un guadagno ancora innonefto, 
Poicchè trovandofì il Compratore , per il defiderio che ha di confeguirla ». 
obbligato a non ripetere fui prezzo , che alla roba fi aflegna , il Merca- 
tante non ifcrupoleggia di notare alla partita del fuo Debitore il terzo for- 
fè di più di quello , che dovrebbe importare la data merce ; e che in ef- 
fetti non farebbe fiato refìlo a rilafciare a chi co' contanti alla maao glifi 
folle prefèntato per 1' acquifto di efia .. 

Compre a- 



iò2 ■ ICONOLOGIA 

Comprendo bene che il Mercatante non deve , e non fuole tenere-* 
ozìofo il denaro ; e che il confeguimento di efso nell' efito della roba Io 
fa ben pretto raggirare in fuo utile . Perciò accordo anch' io , che poffa 
non ingiuttamente il Mercatante conteggiare in fuo prò [ eoli* intefa però 
del Compratore ] quel tanto , che utilizzar gli potrebbe il denaro , fé a 
fé tratto fubitamente lo aveffe . Deve pertanto il Mercatante -, concorda- 
to il tempo dell' attendere , a norma di quefto regolare il fuo credito , e 
non già a norma del fuo capriccio, della fua avidità, e non abufarfi della 
neceffità in cui fi trova il Compratore di confegnir la fua roba . 

E-quefto facendo, non vanti il Mercatante di ufar finezza 5 poiché al- 
tro non fa, che rilafcìar denaro a frutto ; ma torno a ripetere-, quetìo frut- 
to non fenta di ufura . Che quando poi fi efprima di conceder la roba a 
refpiro per mera finezza , penfi allora , che giuftamente , e oneftamente 
non può efigere dal Compratore un foldo di più di quello , che confeguir 
dovrebbe da chi effettivamente , nell' atto della confegna della roba , gli 
sborfaffe il danaro . 

Per mio avvertimento però non dovrebbe il favio Mercatante quafic- 
chè mai far fortire dal fuo negozio le merci fenza 1' attuale sborfo per il 
giufto prezzo di effe . Se quello fi efeguifse , i prezzi forfè fi porreb- 
bono ( per confeffione degli Qeffi Mercatanti ) meno alti , e non_s 
n: avverrebbe , come pur troppo avviene -, che chi col danaro alla ma- 
no fi porta a provvederli di robe al loro negozio , doveffe , fenza av- 
vedetene , pagare il di più per quelli , che fono al pagamento rettii ; il 
Mercatante non fi gravarebbe di un ingiufto guadagno, né farebbe tanto 
foggetto a' fallimenti , accadendo più , e più volte 1 che i loro crediti 
fi rendono col tempo , per -qualche non penfata avventura , inefigibili . 
Pena ben degna , ttimo io , all' ingorda brama di un lucro foverchio . 
Giacché fi creda pure , che gran parte de' Mercatanti febbene vada quo- 
tidianamente efclamando contra del dare a credenza , nientedimeno in fe- 
ftefsi non bramano che rinvenir gente , che a credenza fi provveda da lo- 
ro ; fapendo che gente tale non è difficile molto ad accordare -, intorno a* 
prezzi , ciocché è in lor piacere di Affare ~, e qui fanno confittere , oltre il 
facile efito della roba, buona o cattiva che fia , i maggiori loro guadagni . 
Retto ben perfuafo che il più delle volte non potta efimerfi il Merca- 
tante dal concedere la fua -roba a piacere , o per la qualità della Perfona, 
che richiede , o per qualunque altro rifpetto ; ma in tali circoftanEe ap- 
punto fa maggior uopo dell' onettà , faviezza , e prudenza del Mercatante, 
nel porfi prima in ficuro intorno la Perfona, colla quale contratta, e di 
con mal fervirfi quindi , come fopra diffi , del bifegno , in cui vede effe- 
re la medefima , pel confeguimento della merce . 

E qui rivolto a quelli , i quali a credenza ricevono , mi concedano 
che dica, che il loro regolamento, oltre il non effere punto economico, 
A per le ragioni accennate, fpettanti all'innonefta politica di alcuni Merca- 
nti , che per lo fvantaggio , che feco generalmente apportano alle famiglie 
i debiti , è altresì fovente cagione di fommo danno altrui , e di .grave 

disdoro 



T O M QV A R T O. io* 

disdoro alla propria perfona , tutte le volte che puntualmente non fi fod- 
disfaccia il contratto debito . Che a' Mercatanti fia di fommo danno il ri- 
tardo del pagamento » è troppo certa colà . Dovendo eglino a' preferita 
tempi far delle rimette a' Corrifpondenti , non poffòno efeguirli , fé a_j 
loro mancano gli aflegnamenti » che fondati hanno nelle paghe de' loro 
recettivi Debitori . Da qui ne avviene * che perdendo apprettò gli accen- 
nati Corrifpondenti la neceffaria fede , non folo quelli trattengono il più 
fpedir loro le merci , per le quali fi mantiene * fi raggira » e fi accrefee il 
loro Negozio , ma anzi venendo obbligati ad improntare quei tanto , dì 
cui van debitori , né potendofi ciò efeguire per mancanza di rifeoflìoni » 
fono gì' infelici Mercatanti corretti a fallire » o almeno almeno far punto; 
che tra gli obbrobri è il men difdicevole ad un Mercante . Ed ecco ri- 
dotta in deplorabile fiato una famiglia 5 che pure era nel fuo ettère dì 
qualche luflro » ed utile alla Repubblica. Di un fimil danno chi ne è l'o- 
rìgine ? Ad un danno si grave chi mai ripara ? Non fi fanno taluni gran- 
de fcrupolo di non foddisfare ne' fittati tempi a' debiti loro co' Mercanti 
contratti ; eppure , fé ben riflettono , egli fi è quefto un notabil delitto * 
odiofo agli occhi di Dio * vergognofo a quelli del Mondo . Se fia e_* 
l' uno » e 1' altro j può a fufficienza comprenderlo chiunque privo affatto 
non fia di cognizione . Mirare talvolta alcuni patteggiar pompofi le piazze 
con ricche velli indottò » banchettar tutto giorno » tripudiare , fcialacquare» 
mentre i lor Creditori tra anguiliofi penfieri»e traile miferie peranche_?» 
pattano infelici i giorni , è un orrore del tutto infopportabile l Non va__» 
però pienamente impunito il loro reato j giacché gente tale vien del con- 
tinuo moflrata a dito con biafimo , fcherno » e comune difprezzo . E fe_> 
giammai loro accade qualche rovefeio di fortuna » come fuole bene fpettò 
avvenire a chi male fi regola •> non folo non nafee per etti compaffione_* 
nel cuore degli Uomini* ma anzi fi fentono ad ogni pattò gridar dietro t 

ghteflo e tot di quei tati* 

Che non ne pago mai un maledetto * 
Tenne gran poflo y fé fpefe bejìiali ; 
Ma poi per foddisfare ei non avrut 
Voluto men trovargli per la via , 

Lippi. Malmant. Cantar. 6. Stanz. 71. 

Tiene fa Mercatura il cornucopia 5 - per denotare la ricchezza » che ap- 
porta e a ehi l'efercka, ed infieme allo Stato. 

Ha nell' altra mano la Statua di- Mercurio * che tiene una borfà * per- 
chè Mercurio: in- tal atto fi prendeva dagli Antichi per la Mercatura ;. ed 
a' fuoi piedi fi poneva ancora il Gallo per la vigilanza» ia un Mercante 
neceffaria . Per quella ragione abbiamo poflo il Gallo appiedi della sottrai 
figura .. Parlando della ftatua di Mercurio Celio Augufto Curione nel £ìk> 
Trattato- de' Geroglifici lib. I. cosi di quella ne riferifee : Ter Mercurii 

iman- 



104 ICQ NO LOGIA 

imaginem , qua marfupium manti teneret » Gallunt ad ejus bafìnt ponente* % lu- 
crimi » Mercaturam '» Mercatoremve fignificarunt , qkod is mercium , & lucri 
Deus baberetur : quia fermonis ope omnia mercimonia » & còntrafius fiunt . Gal- 
lum vero ideino Mi adponebant vigilanti^ fymbolum » ut indicarent Mercatore* 
decere vigilantes effe ì nei totas fonino tribuere noèles . Giorgio Codino altresì 
de erigine Cajlant. ragionando della borfa » che' tiene iti mano Mercurio » 
dice: Mercur'mta lucri autborem perhibent-, & pnefìdem Mercatura ; quocirc/i* 
fintulacrum ejus marfupium gefiare faciimt . Ovvidio nel lib. 5. de* Farti po- 
ne in bocca di un Mercante « che prega Mercurio a favorirlo , i fegueafci 
termici 1 

Da mod* lucra mihì , da fatìo gaudia lucro 1 
Et fac ut emptori verbo, dedìffe juvet « 

E apprettò Plauto ia Sticho . Atto 3. Scena 1. 



Cum bene regefla falvus convertor domimi « 
^eptuno grates babeo , & tempeflatibus , 
1 Simd Mercurio , qui me in mercimoniis 

*Juvit , lucrifque quadrupla -avit rem meam . 

L s atto del camminare in fretta , nel quale fi figura la noflra immagine* 
lignifica la folleditudine , e diligenza , colla quale deve trattare i Tuoi ne- 
gozi il Mercatante . Cefare V Uomo più diligente , ed attento» che fi poffa 
mai rinvenire per efemplare di chi fappia ben reggere i proprj interefS-s 
era bene ipeflb riguardato in tale atto * Di lui Lucano j 



.... Sed C&far in omnia pneceps 
"Hil atìum credens <um quid fup ere f set àgendum 
Inflat atrox.. 

Conviene avvertire però fu quello proposto* che non tempre nell'Uo- 
mo di affari un tal atto è fegno di elevatezza di penfìeri » e di prudente 
dovuta diligenza ; giacché non di rado fi mirano taluni 3 i quali all' efter- 
Jie azioni fembraao i più occupati Uomini del Mondo > non fermandofi mai» 
non dandofì mai requie , e volendo far di tutto ; ma in effetti non risol- 
vono mai nulla , e non meritano che il nome di Faccendieri , o di Arde- 
lioni , col quale chiamò Marziale un certo Attalo » cosi descrìvendolo io*j 
«a {ho Epigramma i 



Declamas 



? M Q_V A R T 0. 105 

Declamas belle -, caufas agis , dittale , •belU , 
Hifiorias bellas , carmina bella facis . 

■Componis belle mimasi Epigrammata belle? 
Bellus Grammaticus , bellus es *Ajlrologtts . 

£* &e//è cantas , #• {alias-, dittale , &c//è , 
Bri//« « arte lyrx » bellus es arte pilx . 

I^il £e*e curri fac'tas , facis tamen omnia belle*. 
Vis dicam quid, fis ? rttapms es ^irdelio . 



. 



I varj libri, le diverfe balle» le mifure, bilance» pefì, marche» ec. 
fono il diftintivo della Mercatura » denotando quelle cofe » che in effa fono 
in ufo , e neceflarie . 

La Fama fi pone per lignificare » che il Mercante deve proccurare_» 
coli' oneftà del fuo procedere, e colla fcelta di perfette merci» di acqui- 
ftarfi nome del Mondo il quale acquiilato » fi rende certiffimo il fuo gua- 
dagno . 

FATTO STORICO SAGRO. 

ENtrato trionfante in Gerufalemme il noftro Redentore Gesù Crìfto» to- 
lto fi conferi al Tempio » e trovandovi Negozianti* ì quali compra- 
vano , e vendevano , pieno di fanto zelo ne li fcacciò , rovefciando per 
terra tutte le loro tavole , dicendo , che il tempio di Dio era cala dì 
orazione , e non dovea cangiarli in una ipelonca jdi Ladri . Man. <*p. 2 1» 
Marc. cap. il. Lue. cap. 19, 

FATTO STORICO PROFANO. 

G^ Loriandofi con un Lacedemonco^un certo Mercatante di aver folcato con 
gran guadagno quafi tutti i paefi marittimi, cosi quegli a lui rifpofe: 
Cefsa di gloriarti , o mifero ed infelice Mercante » poiché di quella_a 
mefle , che in molti anni con gravifsima fatica , e fìento hai radunata in- 
fieme , in men del gettar di un dado , in men di un foffio di vento porti 
pericolo di perderla a un tratto : Bartolom. Caftan. Catalogus Gloria Mundi, 
l'arte 11. Conftd. 45. Garzoni , Tiazza T)niv« <%. 45. 



O FATTO 



■10.6, 



/ C N a L 0, G I A 
FATTa F A V Q L O. SO.. 



VOltendo Cefalo, efperimsntare la. fedeltà, della fua Moglie- Procri : 5 . col 
configlio » ed. ajuto. della Dea Aurora ,. vefti ; abiti da Mercatante * e 
cangiò al; volto ; la naturale fua effigie.. Portatoli in tal: forma, alla propria 
cala » fé moftra. a Procri; di; ricchiffime. gemme » S' invaghì, la. bella Don- 
na del pregio >.. e rarità* di. quelle ». ma non. avendo tanto ,. onde- foddisfa- 
re al pre.zzo s , che il Mercatante ne richiedeva t , quelli a. lei propofe- un. 
cambio , e fu :. che. da efia avrebbe comprato, il fuo amore a. collo delle 
lue. ricchezze . Arrofsl ,, fi. moffc alquanto a fdegno Procri ;, ma. flirao- 
lata fempreppiù all'- adempimento, del contratto ,. cede la Donna % moftcan- 
do di voler condefce.ndere al cambio ... Allora; Cefalo fi palesò, qual egli 
era .. Procri fu forprefa. da. tanta, vergogna » che s' involò, dagli occhi di 
lui , e. fi. andò, ». nafcpnder& tra le. piò. folte- bofcaglie. ,. OvviA*. Met.am,. 
Ub,. %. 




MERITO' 



TOMO %*D A M T , 
M E H 1 T O, 

Di 'Ctjare Rjpa* 



lo? 




C.M.M 



UOmo fopra di un luògo erto» ed afpro . Il ve fti mento farà fontuofo-» 
e ricco» ed ilcapo ornato di una ghirlanda di alloro:. Terrà colla 
deftra mano, e braccio armato -uno fcéttro ; e colla mano finiftra nuda_j 
un libro . 

Il Merito» fecondo S. Tommafo nella terza parte della Somma» que- 
ftione 45. art. 6. è azione virtuofa-, alla quale fi deve qualche cofa pre- 



giata in ricognizione 



Si dipinge fopra il detto luogo afpro , per la difficoltà » per mezzo del- 
la quale 1' Uomo "perviene a meritare qualche cofa; perciò fi dice » eh' Er- 
cole » figurato per l'Uomo ftudiofo di fama, e di gloria, lafciata la via_à 
piana , e dilettevole » intefa per quella de' piaceri» fi eleggefle P altra dif- 
ficile , ed alpeftre del Monte » cioè quella della virtù ; onde "per tante » 
e sì celebri lue fatiche, meritò di efler numerato fra più degni Eroi . 

II. ricco veftimento fignifica la difpofizione » e V abito della virtù » 
mercè del quale V Uomo fa le azioni degne dì onore» e dì lode-. 

Avendo il Merito relazione a qualche cofa -, gir fi è dato la 'coro- 
na » e lo feettro » per farlo 11 più che fi può lpettabile -, effendo que* 

O 2 premj 



io8 ICONOLOGIA 

premj fegnalati , dovuti a gran merito , e però San Paolo della corona, 
cosi dice : lyon coronabititr nifi qui legitimè certaverit . 

La delira mano , e braccio armato , e la finiftra col libro , dimoftrano 
due generi di merito civile ; l' uno dell' azione di guerra , e I' altro del- 
lo ftudio , ed opere delle lettere , per ciafcuno de' quali 1' Uomo fi può 
far meritevole dello fcettro , fignificante la podeftà di comandare agli al- 
tri Uomini, ed ancora della corona di alloro , premio non meno di eccel- 
lente nelle lettere , che d' invitti Capitani , la quale fignifica vero onore, 
e perpetua gloria . 

Meritai come dipìnto nelta Saia della 
Cancellarla dì l\pma . 

'Omo ignudo » con un manto reale . Terrà una corona in capo , e_» 
, . colla delira uno fcettro . 

Ma perchè il Merito è cofa che avanza le noftre parole , lafcierema 
die egli racdefirao a maggior efficacia parli di fé fteffo . [a] 



U ( 




MERITO 



[ a ] Piacque al P. Ricci di figurare il Merito : Giovane robufto, con abito di color 
roffo , fregiato, ed- ornato di verde nel di [opra » Sul detti abito fono dipinte molte ma- 
ni . In una mano tiene un cartello col detto : NESCIO . In alte fi vede uno fplen- 
iore con due mani , una delle quali tiene una corona ricca di gemme , l l altra una 
figura sferica . 

Giovane robùfto , per dimoflrare la forza delle opere buone appretto Iddio . 

E' veftito di roflb , per indicare Ja grazia , e la carità , che vanno col merito. 

Il verde lignifica la speranza del Cielo , quale non vi farebbe , fé non vi 
fotte il merito . 

Le mani dipinte ombreggiano le opere buone , quali principalmente fono efe- 
guite dalle mani, e da' piedi. 

Il Cartello col detto ; NESCIO , rapprefenta F incertezza del noflro merito 
appretta Dio ( Dobbiamo però fempremmai affaticarfi per acquietarlo 3 effendo 
ficuri che operando noi bene , a noi non mancherà la divina retribuzione . ) 

Lo fplendore colle due mani in alto , che, tengono una Corona ricca di gem- 
me , ed una figura sferica , denota che il noftro bene nafee da Dio , e non da 
noi , che la noflra forte fta nelle fue mani , e che da per noi a nulla vagliamo . 



TOMO £LV ARTO* 109 

MERITO DI CRISTO» 
Del T. Fra Vtmenzio Hjccì M. O. 

UOmo valorofo » alato » coli' elmo in tetta da vittoriofo Capitano ; 
Terrà la fpaJa nuda nella delira mano in verfo terra» ed una chia- 
ve? e la finiltra alzata verfo il Cielo , con un altra chiave 1 e collo 
fcetfro . Sotto il piede deliro vi Aia Satanalfo uccifo » e che gli tocchi la. 
punta della fpada . fotto il pie fìniltro vi fìa la morte , ' altresì uccifa . 
Da un lato vi è una tavola di oro rotonda » fui la quale vi e un teforo 
grande di argento, oro, e preziofe gemme, e dall' altro lato un Leo- 
ne con volto terribile , ed un Agnello ferito , a cui efce fangue_? 
per tutto . 

Il Merito è un' azione , per la quale è cofa giulTa , che all' agente 
fi dia alcuna cofa , conforme alla dottrina del Dottor Angelico Di-v. Tbem. 
3. p. q. 4J. art. 6. Oppure il Merito è una cofa» per la quale fi giu- 
gne alla mercede , ed al premio , e fernpre precede , come il mezzo , il 
fine » Il Merito dunque precede in noi , benché non in Crifto » avanti la 
Beatitudine, nel quale furono due nature» umana , e divina; e per Ia_j> 
comunicazione degl' Idiomati , quello che convenne ad una , convenne all' 
altra . Sicché le opere fue furono operate da lui , come Dio , e come_» 
Uomo indenne ; quindi vedefi chiaro efempio effere fiate di merito infi- 
nito , che tanto bifognava per placare l' ira di Dio de rigore jufìitia » 
eh' è infinito » ed infinitamente offefo dall' Uomo » obfeSli'vè però . Né 
altra Creatura far la redenzione umana » eccetto egli » eh' era conti- 
nente Dio , ed Uomo » conforme la dottrina del Dottor Angelico , benché 
fecondo Scoto 3. fent. 7. q. 3. potea una pura Creatura farla » e l 5 opera 
di quella farla fiata infinitamente accetta da Dio ; meritò a noi la gloria » 
cioè 1' apertura della porta del Cielo , né meritò nel fuo patire nuova.,» 
grazia; ma fempre era 1' ideila , che meritò dal principio di fua incarna- 
zione » quale fu fom-ma negative , come dichiarano i Scoditi . Doveva il 
Figliuol di Dio venire al Mondo ad incarnarli , eziandio se Adamo noit_9 
avelie peccato » feguendo 1' ordir/e de' Scoditi medefìmi della predeltina- 
zione , perchè furo in prima previde tutte le Creature ab eterno , .ed altre 
di quelle furono elette per la gloria , ed altre, previi'ri i loro demeriti» 
elette per l'inferno, ifeorgendofi la loro periìltenza nel male. Ora Crifto 
fu capo de' Predcltinati , egli dunque doveva prima elfer previlto , quanto 
alla priorità di natura ; e perchè quelle cofe , che fono prima nelP inten- 
zione , fono ultime nejl' efecuzione , prima fu previita quella incarnazione» 
e poi il peccato di Adamo; quanto al penfiero di Dio, nell 5 efecuzk>ne_^ 
pofeia , fu innanzi il peccato , e dopo il nafeere di Crilto , e perchè le_> 
cofe di Dio fono immutabili , fatta la determinazione della Divina volon- 
tà , e determinato quelt' atto d' incarnarli , doveva efeguirfi » nà doveva^» 

e (Ter 



no ICONOLOGIA 

efier occafionato un tanto bene» da un fonimo male » com' era il peccato; 
dunque fé non foGTe fiato il peccato -, farebbe fatta 1' incarnazione .; CurtLa 
omne prins poffit ejfe fine fuo pojleriori. Mentre quello non cafea nella fua_* 
eflenza , com' è nel proposto.; dunque fé Adamo non peccava , Crillo fi 
farebbe incarnato -, come di fatto -, -e realmente è (lato in carne mortale •; 
ed "ha patito morte .per le noftre colpe -, per cancellarle coi fuo me- 
rito d'infinito pregio, aprendo il Cielo, e fer.rando l'Inferno- 

Siccome folo il figliuol di Dio ( dice Agoftino ) cap. 4. ad Bruf. è 
fatto figliuol dell' Uomo , acciò ieco facetfe noi figliuoli di I)io : così per 
noi ha prefo fenza meriti cattivi la pena 9 acciò noi per eflfo , fenza me* 
riti noftri buoni , confeguiflìmo l' indebita grazia Non è quel che tu cer- 
chi? Con quai meriti fperi ie cofe buone del Cielo , ifpezialmente perchè 
intendi -da Dio, non per voi-, ma farò per me ; balla dunque al merito 
fapere , che non fia fufficiente il merito ( dice S. Bernardo ) . Semi. 68. 
ftp. Cara. 

Abbi cura di aver meriti , e fpererai il frutto della Divina mifericor- 
dia , dice lo fteffo, ibi, e fé mille fiate moriamo-, e fé facciamo raccolta 
di tutte le virtù dell'anima, non portiamo cofa degna per xjuelle cofe -, 
che riceviamo da Dio [ dice S. Grifoitomo ] xle «mipunÉiione cordis-, 

'Quindi quello fantiflimo merito (i dipìnge da valorofo Capitano arma- 
lo , colla ipada in mano-, perchè vìnfe valorofamente nelle battaglie , che 
fece colla morte nella Croce-, e col Diavolo ; che però gli fia fottoì 
piedi uccifo , .reiiando per allora debilitato affatto nelle forze , e "nel do- 
minio-, xhe .cotanto aveva nel Mondo; reftò altresì uccifa la morte -lòtto 
1' altro fuo piede, che innanzi fi faceva temere , -quale pofeia da lui fieffo 
fu convertita in vita .. 

Tiene due chiavi, ima -verfo terra , con che ferrò l' Inferno , eh' era 
cotanto vorace, e indi poi ferrò .la bocca, aprendo il Cielo, a cui dian- 
zi a tutti fi negava I' ingreflò.. 
. Lo feettro è quell' impero-, eh' egli ha in Cielo, ed in Terra. 

L"" elmo in telìa -, che difende il capo di Crillo-, ombreggia , <:Iie 'una 
delle due nature giammai fu offtìa , ma fempre reftò nell' elfcr fuo Divi- 
no-, fenza. che riceveffe pregiudizio alcuno nel patire-, e nelle ingiurie -, 
non patendo giammai-, né fu affrontata in eoa' alcuna-, folo nel modo So- 
praddetto ; e la ipada che tiene -, è la fua potenza -, con <:he sbafsò ì 
nemici . 

Tiene a lato ima tavola di figura sferica-, eh 5 è iimbolo dell'infinito, 
col teforo di argento , oro-, ed altre gemme pregevoli -, che fem'brano il 
fuo merito infinito, ed il valore del fuo fangue fparfo in Croce. 

Dall'altra parte vi fta il Leone molto ardito , e baldanzofo-, cornea» 
veniife di aver fatto gran preda -, «he fembra la Divinità dei figliuol dì 
Dio , >qual fempre rim afe intatta , eflendo impaflìbile-, e le fue vittorie^ 
le fé tutte da valorofifTuno Leone . 

L' Agnello uccifo , -che verfa fangue-, accenna l'umanità, e "la carne, 
h quale -, come pafiìbiie -, che talmente la prefe -, non 'ottante -, che_? 

Criih» 



TOMO g_V A £ T O. in 

Crifla fu fèmpre Beato , quanto alla porzione fuperiore , fparfe il fangue , fi 
diede a* flagelli * ed in fine ad una morte infame » e. qual Agnello man- 
fùeto foggiacque. alle mani d' infelloniti Ebrei.. 

Alla Scrittura Sacra .. 11 Merito di" (Trillo fi dipinge da gran valorofòr 
Capitano», che gagliardamente combatte contro, i nemici», come 1' allego- 
rizò Geremìa. tiv v. uv Dominus mecum ejì. tamquam. bellatot fortis .. Colla 
fpada in mano i Gladius fnper- brach'mm ejus . Coli* elmo in tefta della Di- 
vinità.. Zacchi ir. v. 17-. Caput Curifti Deus . Colla, fpada ammazzò il Dia- 
volo» diminuendo affatto le lue forze ». che quella fu 1* ucciflone» Hierem.. 
51. v» 50-. Devonttjtm efl robur eorum . Uccife la morte ancora» ponendole 
il. piede fopra . PfaL 69.. v.. 5. Jtow, afcendet fnper- occafum fuper mortem . 
legge il. Greco t Dominus nomen UH » ed Ifaia. 2j; v. 8.. Trtecipitabit mor- 
tem. in: tetern^m » ed Ofèa. altresì- 13. v.. 14.. Mors ero. mors tua, » morfus tims 
ero » Inferne .. Tiene la chiave verfo giù ,. con- che ferra l' Inferno » comò 
dice S> Giovanni. Apoc.. 1.. v. if. Habco- Claves morti 's » &■ inferni. L'al- 
tra chiave » con- che: apre il Cielo ». divifando acconciamente Eiàia in fua. 
perfona 45; v. 2.. *Aperiant; ante-, eim januas + & porta non. claudentur .. Tiene 
lo fcettro- dell' imperio ». coli' iftetTa chiave ». cantando così Santa> Terefa ; 
O clavis-. David', ér fceptrum domus Ifrael '", qui aperi's ». <& nemo claudit -, qui 
claudis , <&■ nemo aperii .. Vi è il tavolino dell' infinito tefóro, del fùo me- 
rito ». del quale parlò, il Savio .. Sap.. 7. v.. 14. lnfinitus efl. tbefaurus illius ,, 
quo qui ufi. funt , participes fatti funt amidt'ue Dei \ Dall' altra parte è il Leo- 
ne baldanzofo , poiché la fua vittoria fu da, Leone. Apoc. 5; v. 5*. Vicit 
Leo de Tribù, fatta ». B&dix David' '. E finalmente 1' Agnello^ uccifo , che_» 
verfà fangue ,. che qual Agnello- lo previdde Geremìa ,• condotto avanti il. 
Macellaio .. Ifaj. 8$.. v, 7; Si'cut Ovis ad uccìftonem ducetur ». & quajì. *Agnus 
coram. fondente fé óbmutefcet .. E fu ah sterno uccifò nella paterna, mente ... 
Apoc. 13.. v. 8» ^ttorum non funt, fcripta nomina, in, libra vita ^igni , qui oc- 
cifus efl: ab origine Mundi .. Sparge il fangue queft' Agnello ». col quale, non 
con oro ,. né eoa argento, fiamo flati ricomprati » ma con quello appunto 
preziofò », ed; immacolato di Crifto ,. come ben diffe il- gran. Principe di 
Santa. Ghiefa ... Pet.. 1. v. 18.. Scientes , quod non. corruptibU'tbus auro , vej ar- 
gento redenti eflis de vana, veflra. conver fattone, paterna, tradiilionis , fed pratiofo. 
(anguine » quaft *Agnii immaculati. Chrifìi a &■ incontaminati °~ 




MESI 



in, ICONOLOGIA 

MESE IN GENERALE. 
Di Cefare Hjpa . 

Giovine veftito di bianco, «on due cornetti bianchi , volti verfo la ter- 
ra ; e terrà la mano fopra un Vitello -di un corno folo , e farà co- 
ronato di palma. 

E' il Mefe da Orfeo domandato Vitello di un corno folo , perchè in 
quello modo fi ha la definizione del Mefe , il quale non è altro i che il 
corfo , che fa la Luna per i dodic; legni del Zodiaco , nel quale viag- 
gio, pare agli occhi noltri , che parte del tempo crefca , e parte fcemi .- 

Lo fcemare fi dimoftra , col corno tagliato 9 e col crefcere V età del 
Vitello , il quale per fé fteffò fi viene aumentando col crefcere , e col ca- 
lare della Luna ; però la Luna è da Apollodoro , e da alcuni altri Scrit- 
tori dimandata Taurione . 

Le due corna della tefla , dimoflrano 1 J apparenza che fa eSa a noi al- 
tri s quando è nella fine del Mefe . 

Euitachio dimanda il Mefe , Bue , come cagione della generazione-* » 
commentando il primo libro dell' Illiade . 

La palma ogni nuova Luna manda fuori un nuovo ramo 5 e quando la 
Luna ha ventotto giorni , ella ha 1* ultima parte di fuori illuminata , in 
modo che 1' eilreme parti della Luna riguardano ali' ingiù , e de' fuoi 
frutti quelli più fi ftimano per alcune medicine •> i quali hanno forma più 
limile alla Luna . 

Si potrà fare ancora coli' erba detta Lunaria , la quale fi fcrive eflfer 
di tal natura , che ogni giorno perde una foglia , finché la Luna cala , poi 
al- crefcere di efifa > crefce ogni giorno all' erba un' altra foglia 5 talché in 
Aia fol Mefe tutte le perde 9 e riacquifta , 




MESI 



TOMO S_V ARTO. 113 

M E S I. 

Di Cefare %$*. 

" MARZO. 

Gloyane di afpetto fiero . Abbia in capo un elmo . Sia veflito di color 
tanè » che tiri al negro ; e agli omeri abbia le ali . Con la delira mano 
tenga con bella grazia il fegno dell' Ariete , adorno di fiori di mandorle; 
.e con la finiftra mano una bella tazza piena di prugnoli , fparagi « e lupoli. 
Giovani dipingeremo i Meli 9 perciocché volendo noi dividere il tem- 
po in ore « in giorni , meli, ed anni , faremo che le ore fiano nella pue- 
rizia 9 il giorno nell' adolefcenza , il mefe nella Gioventù » 1' anno nella 
Virilità- , ed il tempo che è tutta la parte infieme , Io faremo vecchio . 
U effere quello mefe di afpetto fiero , e che tenga in capo 1* elmo , di- 
moltra effere fiato dedicato da Romolo a Marte fuo genitore -, e da quello 
così chiamato . (a) 

Si velie del fopraddetto colore » -effendo il color tanè comporto di due 
parti nero , e roffo . 

Per le due parti nero» ci viene a lignificare il calore della terra, e la 
parte roffa la virtù , e forza di effa , la quale in quello mefe col tepido 
calor del Sole , incominciano a germogliare le piante ■> e la natura di tutti 
gli animali a rifentirfi . * 

L' effer alato ci dimoltra il continuo corfò > che fanno i meli y ed il 
Petrarca nel trionfo del tempo cosi dice : 

Volano gì' anni , i me fi , i giorni i e l' ore. 

Il tener colla delira mano il fegno dell' Ariete » circondato dai foprad- 
detti fiori j ci dimollra i principi della Primavera ; onde 1' Ariollo fopra 
.di ciò 5 così dice : 

Ma poiché il Sol nell' animai difereto » 
Che portò Friffo , illuminò la sfera * 
E Zejfiro tornò foave s e lieto 
\A rimenar la dolce "Primavera . 

P Moflra 

- . i , i< ■■ .i .i 

(17) E' di fentenza Varrone } che il Mefe di Marzo fia flato certamente dette 
da Marte , non già però , perchè egli foffe padre di Romolo ; ma bensì dalla_» 
guerriera fortezza della gente Latina , giacché tutte le altre Città del Lazi* 
uominaroiio fempremmai Marzo quello Mefe . 



U4 ICONOLOGIA 

Moftra ancora , che come 1* Ariete è un' animale debole dietro , ma 
'ha qualche forza davanti ; cosi il Sole nel . principio di eflfo fegno 
ha le forze fue deboli, per caufa del freddo, che fminuifce la fua gagliar- 
dezza , ma piìl avanti verfo 1' eftate è più gagliardo , cioè più caldo . 

La tazza, piena di prugnoli ,. fparagi , e lupoli , ci da fegno quali lia- 
na i frutti di detto Mefe ; ma fi deve avvertire » che i frutti cosi di que- 
llo Mefe i come degli altri fi poffono dal diligente Pittore variare , fecon- 
do la qualità dei luoghi: perchè 1' aere, dove è più caldo, più prefto ven- 
gono , e per lo contrario ne' paefi freddi . 

APRILE. 

Giovane con una ghirlanda di mortella in capo , veftito di color verde . 
Avrà agli omeri le ali . Colla delira mano terrà il fegno di Toro , 
il quale farà con beli' artifizio adorno di più forte di viole, e di varj fio- 
fi , che in detto Mefe fi trovano , e colla finiftra una bella ceftella_j 
piena dì carcioffi , baccelli , mandorle frefche , frutti , che nel Mefe di 
Aprile cominciano a venire . 

' Chiamali quello Mefe Aprile , fecondo Varrone , quali Apexile , percioc- 
ché in elfo fi apre la terra , e fpande fuori le fue ricchezze , e per 1' iflef- 
fa ragione i Greci chiamarono 1' ilìeOfo Mefe ctvtisnpiZvcL , perchè in_> 
quello ogni cofa fiorifce , ovvero come dice Ovvidio , dalla chiarezza- , e 
ferenìtà del Cielo , dicendo : 

*Aprìlem memorant ab aperto tempore dìfttm . (à) 

La ghirlanda di mortella , che tiene in capo , lignifica , che effondo 
quella pianta dedicata , fecondo gli Antichi , a Venere , in quello Mefe fi 
della gagliardamente V amore nelle piante , come negli animali . Ed il 
Petrarca nel Sonetto 42. così dice : 

V aria 



(a~) Sono alcuni di opinione , come riferifce Macrobio ne' Saturnali lib. 1. 
cap. iz. che Aprite fi debba fcrivere coli' afpirazione Apriìi% , e così fia nomi- 
nato a Spuma , che i Greci chiamano oL<DpÒv , dalla quale fi crede nata Ve- 
nere , aflerendo che Romolo denominane quello Mefe Aprile in onore di Vene- 
re madre di Enea , da cui egli difeendeva . Gincio però nei fuo libro de' Pa- 
lli tacciò d' imperizia coloro , che penfavano che il Mefe di Aprile fofie così 
detto da Venere , poiché , dice egli , neffun giorno feftivo , neiTun facrificio 
era fiato ordinato da' maggiori in quello Mefe in onore di Vènere ; anzkchè 
nei verfì de' Sacerdoti Sai; , ne" quali erano lodate tutte le Deità celefii , di 
Veuere neppure fi faceva menzione . Varrone fi unifee a Cincio affermando 
che fotto i Re appretto i Romani né in Greco , qè in Latino fi nominava-» 
Venere ,- e che perciò il Mefe di Aprile non poteva elfere mai fiato detto da 
Venere . 



TOMO QV A R T ' 0. 1 1 $ 

V aria , /' acqua, la terra è d' amor piena. 

Ogni animai d' amar fi rkonfiglia . . ; . ; ... ' 

Si vede di color verde , perchè in quello Mefe la terra fi velie di 
quello bel colore , rendendoli a riguardanti bellifsima cofa a vedere, per 
etfer il verde di fua natura grato alla villa , maffime , che tante , e cosi 
varie forti di vìvi colori , i quali , fono i bei fiori dipinti , quafi 
gemme rilucenti nel verde campo apparifcono fcintillando , e fingolar va- 
ghezza gli apportano . Onde il Petrarca nel Sonetto 42. cosi dice . 

Zeffiro torna, e H bel tempo rimena,' 
E i fiori , e l' erbe , fua dolce famiglia ; 
E gioir Trogne , e pianger Filomena , 
E Trimavera candida , e 'vermiglia : 
Q ' r Rìdono i prati , e 'l del fi rasserena s 

Giove s' allegra di mirar fua figlia , 

Il légno del Toro, che tiene colla man delira, è per lignificare , che 
il Sole va camminando in quello Mefe per fegno, il quale tuttavia piglia 
maggior forza, ficcome il Toro è più forte del Montone : dicono anco- 
ra , che il Sole regna in detto fegao , perchè nel Mefe di Aprile , fi co- 
minciano a vedere le fatiche dei BuoJ , cioè le biade . . 



MAGGIO. 

C~1 lovane veftito di color verde riccamato di vari fiori , come di elfi pa- 
T rimentc avrà in capo una ghirlanda : Terrà colla delira mano i Ge- 
mini, i quali faranno circondati di rofe bianche, rotTe e vermiglie ; colla 
finillra una bella celtella piena di cerafe , pifelli , fragole, uva fpina , e 
altri frutti , che in detto Mefe nafcono , ovvero fi trovano . 

E' chiamato quelle Mefe Maggio dalli Latini a majorìbus [a~\ perchè 
avendo Romolo diltribuito il Popolo Romano in due parti , cioè in mag^ 

P 2 giore, 



[ a ] Cincio pcnfa che quello Mefè fia flato così detto non da' maggiori , ma 
da Maja moglie di Vulcano . Pifone però vuole che la moglie di Vulcano fi 
chiamafle. Majestà , non Maja . Altri poi rogliono che quello Mefe abbia prefo 
ii nome da Maja madre di Mercurio, , e figlia di Atlante , portando in conferma 
della loro opinione , che nel Mefe di Maggio erano foliti tutti i Mercanti di facrifi- 
care ugualmente a Mercurio , che a Maja Madre di lui . Cornelio Labeone con mol- 
ti altri afferma , che quella Maja*, dalla quale penfano , cke abbia avuto il nome 
il Mele di Maggio , fia la terra cosi detta a magnitudine , comecché nelle cofe fa- 
gre fi venera col nome di water magna . Intorno a quella Maja vedi pio cofe ap- 
rreflb Macrobio ne' Saturnali I.ib. i.cap. i>. 



ii5 ICONOLOGIA 

giore i e minore , o vogliamo dire giovani , e vecchi > che quelli colle ar- 
mi , e quelli con il configlio governaflero la Repubblica . In onor dell' una.» 
Maggi o ; e il feguente Giugno in onor dell' altra , onde Óyvidio : 

tììnc fu* majores tribuere wcabnla Majo » 
yrnìus a ^uvenum nomine diftus adejì . 

Gli fl da il verde s e fiorito veftimentOj e la ghirlanda in teftadiva* 
rj fiori » per inoltrare la bellezza , e vaghezza dei prati j colli , e cam- 
pagne , le quali tutte ordinate) e ornate di varj fiori , e verdi erbe 5 ren- 
dono maraviglia , e allegrezza alli riguardanti , e incitano gli augelli a can- 
tare foavemente , e tutta la natura gioifee • Onde ben dille il Sannazaro : 

Z)u bel fiorito , e diletto fo Maggio. 

Il fegno di Gemini ci moftra , che in quello Mefe la forza del Sole fi 
raddoppia ^ perchè cominciando ad efler caldo ) e fecco , effendocchè per 
due gradi il Sole fi eleva dalla terra , e in quello Mefe le cofe fi rad- 
doppiano ) cioè li moltiplicano , perciocché gli animali partorifeono . 

G I U G N O . 

Giovane , e alato come gli altti Meli) e veftito di verde chiaro , ovvero 
come dicono verde giallo . Avrà in capo una ghirlanda di fpighe di 
grano non mature . Colla delira mano portarà per infegna il Cancro ) ov- 
vero Granchio) il quale farà circondato dalle fopraddette fpighe . Colla 
finillra terrà una tazza , ovvero una bella ceda , dentro alla quale vi faranno 
vifciole ) fchafe ) albicocche , pere mofcarole , cocuzze , citrali , prugne « 
finocchio frefeo , e altri frutti , che fogliono eCfere in quello tempo . 

Chiamali Giugno da' Latini , per la caufa detta di fopra nel Mefe di 
Maggio ) benché alcuni lo chiamano da Giunone latinamente 'Junonium le- 
vate due lettere di mezzo t dicono fitnium , perchè al primo di quello fu 
dedicato il Tempio di Giunone , ovvero da Junio Bruto * che fcacciò dal 
Regno il primo giorno di quello Mefe Tarquinio li [a] 

Si velie di color verde chiaro > perchè in quello Mefe ■> per il calor 
del Sole » incomincia a ingiallire il grano , e ancora diverfe erbe . 

Il 



(j ) Agrezio antico Grammatico porta opinione , che Giugno fia detto dalla 
Dea Gioventù moglie di Ercole , la quale in Greco fi nomina Ebe , lì medefimo 
afferma Ovvidio , il quale ancora rapporta , che Giugno fia flato così detto da' Ro- 
mani 3 e Sabini, e da' loro Re Romolo , e Tazio , in aroiftà congiunti . Così 
Ovvidio ne* Fatti , lib. 6. 

Et lare communi genera , foeercfque receptet , 
Hh nomen junftis "fumiti } inquit , habtt . 



TOMO QV ARTO. 117 

Il fegno del Granchio denota , che arrivando il Sole a quefto fegno in- 
comincia a tornare indietro , fcoftandofi da noi » a guifa di detto animaìei 
il quale cammina all' indietro . 

L U G , L I O. 

Giovane . Sarà alato , e veftito di colore ranciatOj e coronato di fpi- 
ghe di grano . Avrà nell' una delle mani il fegno del Leone , anch' 
effb ornato di varie forti di biade mature , e legumi ; e coli' altra ma- 
no porterà una bella ceftella coti meloni , fichi primaticci , .pere di più. 
forta » nocchie » e altri frutti > che quefto Mefe fuole apportare . 

Chiamali Luglio in onore di Giulio Cefare Dittatore «perchè in quefto 
Mefe ai dodici nacque ; febben prima fu chiamato Quintile dal numero * 
cominciando da Marzo eflfendo , quinto in ordine . 

Si dipinge -con veftimento fjgciato 5 perchè maturandoli in quefto Me- 
fe le biade ingiallifcono . 

Il Leone è. animale di natura calida , e ferocissimo , e dimoftra quefto 
tempo 1 nel quale il Sole afcefo al grado di quefto fegno , produce caldo 
ecceisivo , e ficcità grande . 

AGOSTO. 

Giovane alato » di fiero appetto , veftito di color fiammeggiante ; Sarà 
coronato di una ghirlanda di rofe damafchine , gelfomini di Catalo- 
gna 1 garofani d' India * e altri fiori , che la ftagione apporta . Terrà colla 
deftra mano il fegno della Vergine > e colla Anidra una ceftella piena di 
pere di più forta , prugne , mofcatello » fichi , noci , e mandorle mature . 

E' quefto Mefe Umilmente in onore di Augufto , e dal Senato a lui fu con- 
fegrato , perchè in quefto Mefe fu la prima volta fatto Confole ; trion- 
fò tre volte in Roma , e foggiogò fotto le podeltà del popolo Romano 1' 
Egitto , e pofe fine alle guerre civili . ( a ) Prima detto Mefe fi chiama- 
va Sellile s per etfer il fello in ordine , cominciando i come fi è detto nel 
Mefe di Luglio , da Marzo . 

. Il fiero afpetto ci da ad intendere quanto quefto Mele fia molefto » e 
come di molti mali può efler cagione» per la ftella canicula,.dove il Sole 
fi. trova , il quale a guifa di rabbiofo cane offende chi non fi ha buona 
cura . 

Il 



[ a ] Ecco le parole dette dal Senato : Cum Imperator Cafar Augupti Menfe 
Scxtiìi , & prìmum confnlatum inierìt , (y irìumphos irei in1)rbemintulerit,& ex'Ja- 
nicnlo legicncs ieàuBa fecutaque Jìnt ejus aufpicia ac fidem , & /Sgypfus hoc menfe in 
poteftatem Popuìi Romani reda&a Jtt , finifque hoc Menfe bellis civili bus impofnus fu ; at- 
que ob bai caufai bic Menjìs buie Imperio fclkiflimui fit ac fuerit , piacere Se natiti , ut 
Menfìi Juguflm appelleiur.. 



n8 . fC N O L G7 A 

II fegno Celefte , che regna in quello Mefe , ò chiamato Vergine ,per 
dimoftrare , che .ficcome la- Vergine è Aerile» né da fé genera , cosi it 
Sole in quello Mefe non produce cofa alcuna : ma folo le prodotte ma- 
tura , e perfeziona . . 

Per la certa piena de' fopraddettì frutti, e la ghirlanda di fiori fi di- 
moftra quello , che quefto Mefe produce , 

SETTEMBRE. 

Gióvane alato « allegro , ridente , véftito di porpora . Avrà in capo 
una ghirlanda di miglio, e di panico . Nella delira mano il fegno 
della Libra si e con il altra mano il cornucopia pieno di uve bianche , e 
nere , perfidie » fichi , pere , mele, lazzaruole , granati , e altri frutti »' 
che fi trovano in detto Mefe . 

Chiamali Setteiribre, per edere , come fi è detto, il fettimo , febbene fi 
chiamò qualche tempo Germanico da Germanico Imperatore . JV] 

Si velie di porpora , perchè ficcome la porpora è- vellimento Regale, 
e folo convieni! ai Re , e Uomini illuftri, e grandi i quali abbondano di 
Tefori , e grandezze ; cosi quello mefe, come Re , e Principe di tutti 
gli altri meli dona in maggior copia tutte quelle cofe , che fono necefiarie 
al vitto umano ... O * 

Tiene il fegno della Libra , per dimoftrare , che in quello tempo vie- 
ne il Sole in quefto , e falli 1* Equinozio , agguagliandoli la notte col gior- 
no , come ditfe Virgilio . 

Lbra dks , fomnlqne pam uhi fecerit horas . 



OTTOBRE. 

Giovane con veflimento di color incarnato , e colle ali conve li altri 
Meli . Porterà in capo una ghirlanda di virgulti di quercia colle ghian- 
de . Colla delira mano il fegno dello Scorpione, e colla finillra una bel- 
la ceflella piena di fòrbe , nefpole » funghi di più forte, callagné con ric- 
ci , e fenza . 

Fu chiamato quefto Mefe da Domiziano Imperatore : ma. per decreto 
del Senato , e a quefto , e a quello meritamente furono cancellati » fic- 
come erano flati tirannicamente impofti , e gli reftò il nome antico di Ot- 
tobre , per etfer V ottavo in ordine . (6) 

Gli 



(0) Anche Tiberio volle che dal fuo nome foffe quefto Mefe chiamato 

Tiberio . ' 

[ b 1 II Mefe di Ottobre era facro a Marte , a cui s' immolava un Cavallo , che 
chiamavano Ottobre ; e quefto lagrificio fi efeguiva negl' Idi di Ottobre nel Cani- 



TOMO Q^VARrO. aio 

Gli fi dà il vellimento di color incarnato , perchè declinando il Sole 
nel Solitizio Jemale , comincia a reftringerii l'umore nelle piante» onde_j 
le loro foglie diventano del detto colore . 

Dipingefi collo Scorpione > perchè in quefto Mefe il Sole fi ritrovala 
fotto detto fegno , ed è chiamato Scorpione dalla figura delle ftelle , e 
dagli effetti , che produce in quelle parti ; imperocché , come lo Scorpio- 
ne col fuo veleno , pungendo dà la morte , fé prefto non fi {occorre a_j 
quelli i che fono punti; così mentre il Sole è in quefto fegno , per 1' ine- 
qualità del tempo , apporta malattie molto pericolofe , e per quefto diife_> 
Ippocrate negli aforifmi , che l' inequalità del tempo partorifce infermità, 
maffime quando nell' ifteffo giorno , ora regna il freddo > ed ora caldo , il 
che fpeffo avviene nell' Autunno . 

La ceftella fopraddetta contiene i frutti , che porta feco elfo Mefc . 

NOVEMBRE. 

Giovine , veftito del colore delle foglie , quando incominciano a feccarfi, 
e cadono dagli alberi , alato . Avrà cinto il capo di una ghirlanda.,» 
di olivo col fuo frutto . Porterà nella delira mano il fegno del Sagittario; 
*e colla finiftra una tazza piena di rape , radici , cavoli , ed altri frutti , 
che il mefe di Novembre porta feco . 

Il tenere il Sagittario nella deftta mano ci fignifica , che il Sole in_* 
quefto Mefe regna , e paffa fotto quello fegno , il quale è detto Sagitta- 
rio , sì dalla figura delle fielle , come ancora dagli effetti , che produce , 
poiché in quefto tempo faettando dal Cielo grandine , piogge , folgori , 
arrecano non poco {pavento , come ancora in quello mefe più fi efercita_i 
la caccia , la quale fi fa per gli {iettatori , 

La ghirlanda di olivo col frutto è lìgno di quefto tempo , nel quale.3 
1' oliva già matura fi coglie per farne 1' olio , liquore utiliffimo per più. 
cofe alla vita umana , 

Si chiama Novembre dal numero, per elfer il nono, ficcome nncora 
il feguente , per effer il decimo , fi chiama Dicembre . [4] 

DICEM- 

— t 1 - 

pò Marzio. Il capo di detto Cavallo fi circondava di pani . Da molte genti pe- 
rò j come dagli Spartani, da Salentinf, e dai Rodiotti Un tal Cavallo fi ripo- 
neva nel numero delle altre vittime , fecondo ciò che ne riferifce Pefto . 

L a ì Quefto Mefe era fotto la tutela di Diana , ed in quefto Mefe fi celebrava 
un pubblico Convito in onor di Giove , e parimente le felle Vacunali ; così 
dette da Vacuna Dea del ripofo , e dell'ozio. Gli Agricoltori in particolare-» » 
per la ragione che fi ripofavan in quefto Mefe dalle fatiche della Campagna 3 
folevano fciogliere i loro voti , e fagrificare alla Dea Vacuna . Era quelta Dea 
[fecondo quello che ne attefta Porfirio ai verfo 451., Epiftola io. lib, 1. di Ora- 
zio 3 adorata' da' Sabini fotto una forma incerta . Altri la chiamarono Bellona , 
altri Venere , altri Diana , ed altri la confideranno per la Vittoria . A Varrone 
però piace in primo rerum àìv'marum di chiamarla Minerva Dea della Sapienza , 
giacche i Sapienti fommamente godono in tempo di p3€€-j-£__dLr-ipofo . 



il® ICONOLOGIA 

DICEMBRE, 

Giovine di afpetto orrida , come anche faranno gli altri due Meù" fe- 
gucnti, velìito di nero , ed alato . Colla delira mano terrà il Capricor- 
no , e colla finiflra una tazza piena di cartufoli . 

Orrido , e veiìito di nero fi dipinge , perchè in quello mefe la terra 
è spogliata di ogni Tuo adornamento ; che perciò ancora fi rapprefenta len- 
za ghirlanda . 

Per il Capricorno fegno Celefte , fi dimoflra quello mefe » nel quale il 
Sole cammina per detto fegno . E' detto Capricorno , perchè ficcome il Ca- 
pricorno fi pafce nelli precipizi , e monti altiffimi, cosi ia quello mefe il 
Sole è in altiflimo grado verfo il mezzo giorno . 

Se gli da i tartuffi i perchè quelli nel Mefe di Dicembre fi trovano in mag- 
gior quantità , e più perfetti . 

G E N N A J O. 

Giovane alato , e veftito di bianco , il quale terrà con ambe le mani il 
Segno di Acquario . 

Quello mefe , e il fecondo furono aggiunti all' anno di Romolo da Nu- 
ma Pompilio ; è chiamato quello da Jano Januario , perchè ficcome Jano 
fi fa con due facce : così quello mefe , quali con una guarda il pattato , e 
e coli' altra il principio di quello , che ha da venire , fecondocchè dico- 
no i Moderni . 

Lo dipingevano con il veltimento bianco , perchè in quello Mele, per 
V ordinario la terra è coperta di neve , talché fi veggono le campagne 
tutte di un colore . 

Tiene con ambe le mani il fegno di Acquario , perchè fi faccia noto 
quello Mefe per il corfo del Sole , il qual' è detto Acquario , perchè ab- 
bondano le nevi, e piogge in quello tempo. 

F E B B R A J O. 

Giovane , il quale abbia le ali , e farà- vellito di colore berrettino , por- 
tando con bella grazia colla delira mano il fegno del Pefce . 

Numa Pompilio chiamò quello Mefe Febbraio , o dalle febbri , le 
quali allora facilmente vengono, ovvero da quella parola Latina Februus , 
cioè , purgazioni februe , che lignificavano facrifici fatti per li morti , per- 
chè i Romani in quello Mefe facevano la memoria delle anime , e quelle 
intendevano di purgare con celebrare 1' efequie de* morti . 

Si velie di berrettino , perchè in quello Mefe regnano molto le piog- 
gie , onde per il più il Cielo è coperto di nuvoli , li quali rapprefentano 
il detto colore . 

Porta 



T~0 M QV A R T 0. 121 

Porta ( còme dicemmo ) il Pefce , perchè pafsando il Soie, per quello 
f;gno Celefte , rre dinota quello Mefe ; e ficcome il Pefce è- acquatile , 
cosi quello tempo per le molte piogge è affai umido , ovvero perchè cC- 
fendofi rifolute le acque , è tempo di pescagione . 

MESI SECONDO V AGRICOLTURA . 

G E N N A J O . 

UOmo di virile afpetto , che (landò a lato di uaa ruota da arrotare^» 
ferramenti , tenga colla delira mano un roncio , e colla finillra mo- 
flri con il dito indice diverfi ferramenti neceffarj all' Agricoltura -, quali fia- 
no per terra da una banda , e dall' altra un Gallo . 

Dipinge!! di virile afpetto, e con il roncio nella delira mano , per- 
ciocché quello Mefe il diligente Padre di famiglia , o altri , che fanno ir- 
te di campo , potranno rivedere tutti i ferramenti , che fi fogliono ado- 
perare alla coltivazione delle vigne , come ronci, o falcetti» i quali fer- 
vono per potare . 

Si moltra , che Aia accanto ad una ruota , perchè conviene avere irL_# 
quello Mefe,[effendo egli, fecondo i moderni , principio dell' anno] co- 
ti , pietre , ruote per arrotare , e aguzzare detti ferramenti fottili , e che 
taglino bene, come dice Columella lib. 3. cap. 24. D'iris tenuifsimifquc fer- 
ramentis omne opus rufticum exeqitendum . 

Mollra colla finiiìra mano i detti ferramenti, perchè Umilmente indet- 
to Mefe , chi fa arte di Campo deve mettere in ordine i Vomeri , con 
li fuoi aratri, ricalzare vanghe , bidenti , zapponi , e altri ferramenti ne- 
ceffarj , per averfene poi a fervire nel feguente Mefe , perchè dice Mar- 
co Catone de re ruflica cap, 5. Omnia mature confidasi nam res ruflica fic ejì, 
fi unum rem fero feceris , omnia opera fero facies . 

Bifogna , che fia dunque molto vigilante , e li negozj non vadino trat- 
tenendoli di giorno in giorno , che perciò gli fi dipinge il Gallo accanto; 
e a quello propolito farà bene che io faccia menzione di quello , che nar- 
ra Plinio lib. 18. cap. 6. mollrando quanto fia utile agli Agricoltori 1' ef- 
fer vigilanti , e laboriofi, 

G. Furio CreCna , di fchiavo , che egli era , fatto franco , ricogliendo 
in un campo molto piccolo , molto più , che i fuoi vicini nelle poffe filoni 
grandi , era molto odiato, come fé per incanti egli aveffe tirate a fé le 
biade dei campi vicini . Per la qual cofa effendo citato da Spurio Albina 
Edile Curule , e accufaro al Popolo , e perciò temendo egli di effer con- 
dannato , perciocché bifognava , che le Tribù metteffero il partito , com- 
parve in giudizio , e portò quivi tutti i fuoi ferramenti , co quali egli la- 
vorava , e menò una fu a figliuola ben guarnita , e veih'ta . I wrraajètó 
erano/ eravi, e grandi , e b:n fitti, zv-ypz granii , non i piccoli Vomeri, 

CL ' e Bovi 



m% ICONOLOGIA 

e Bovi, ben pafciuti , e dilTe . O Cittadini Romani , quelli fono i mici ia- 
cantefimi , ma non vi poffo già , come io vi moilro i miei ferramenti , 
inoltrare le vigilie , le fatiche, e i fudori miei . E ciò detto fu affoluto . 

FEBBRAIO. 

UOmo di età virile , che ftando in una vigna moftri potar quella . 
Sono due tempi di potare ; ma fecondo Magone li pota prima che 
germini la vite , perchè etTendo piena di umori piglia leggier ferita , e 
uguale j né refiite al coltello. 

M A R Z O . - 

UN Giovine con una vanga in mano , e moftri di fcalzare le viti ; 
e da un lato fia Un cavallo . 
Si dipinge Giovane , per effer 1' opera della vanga di gran fatica , e 
perchè in quello Mefe fi comincia a fcalzare le viti , come fi dice , a ca- 
vallo . Conviene avvertire , che non fi fcalzi più tardi , perchè la vite 
potrebbe germogliare , e perdere affai fperanza della vindemmia 9 buttaa- 
do gli occhi della vite per terra . 

. , Vi fi mette accanto il Cavallo, perciocché in quello Mefe , come ci 
narra Plinio lib. S. cap. 42. vanno in amore nell' Equinozio delia Primavera, 

APRILE. 

PEr avvertimento , che danno molti , che trattano dell' Agricoltura, 
per il Mefe di Aprile , fi potrà dipinger un Contadino sbracciato , che 
metta le canne alle viti , cioè che tenda, e non molto lontano vi fia una 
Vacca , che pafcoli con un Vitello, che latti detta Vacca, perciocché Palla- 
dio al lib. 5. narra , che i Vitelli fogliono nafeere in quello Mefe , e per 
P abbondanza de' pafcoli le Vacche riefeono alle fatiche , e al lattare . 

E volendo far differente quella pittura , con accompagnarla infieme co» 
altri animali . 

II mede fimo Palladio nel lib. 5*. dice , che in quello Mefe fi tofano le 
Pecore : onde in luoco della Vacca fi potrà mettere un Uomo , che tofa 
le pecore . Dicefi ancora , che in quello tempo è la prima , e più potente 
apritura dei Montoni , e di elfi hanno d' Inverno gli Agnelli , che già fi 
fono maturati , e fatti. 

MAGGIO. 

IN quello Mefe , [fecondo , che narra Palladio nel libro fello de re TU' 
flica ~] fi fegano i fieni : onde ragionevolmente fi potrà dipingere per 
il Mefe di Maggio 

Un Conta diuo giovane , che Aia in mezzo di uà campo pieno di ver- 
dura 



TOMO QJV A R T . iì 5 

dura , e con arabe le mani tenga una falce fenara , e con bella difpofi- 
zione moltri di fegare il fieno . 

Tagliali il fieno il Mefe di Maggio , perciocché Columella 7. de re ru- 
fiica , dice , clie fi debba fegare prima che fi fecchi , perchè non folo fé 
ae ha maggior copia : ma anco agli animali è più grato il cibo , eflendoc- 
chè non è al tutto lecco, ne verde, dove ltia nella fua perfezione. 

GIUGNO. 

NArra Palladio lib. 7. che in quefio Mefe fi comincia a mietere I' or- 
zo , e poi il grano , onde fi potrà dipingere 

Un Contadino giovane con braccia nude , e che tenga con la delira 
roano una tagliente falce, colla quale tagli i covoni delle fpighe di grano, 
le quali raccoglie con la finiltra mano : ovvero che moltri di aver mietuto, 
e che di elfo grano faccia una meta . 

Devefi , come racconta Columella libro fecondo de ^4?rìcultura , in , 
quefio Mefe , ove faranno mature le biade , mieterle , prima che fi abbru- 
cino dai vapori della State , che fono nell' apparir della Canicula grandif- 
fimi : però fi devono mietere in fretta , perciocché è nojofo ogni tarda- 
re , eflendo che gli uccelli, e altri animali fanno danno, come anco ef- 
fendo fecche le gufeie , i grani , e le fpighe cadono ; però , come ho det- 
to , fi deve mietere quando egualmente le biade ingiallifcono . 

L U G L I O . 

^Erchè il più notabile effetto di quello Mefe è la raccolta de' Grani, 
dipingeremo per eflfo un Contadino robufto in un' aja , mezzo nudo . 
Terrà con ambe le mani un correggiato , il quale è flromento da battere 
il grano , e fiando con bella attitudine mofiri di battere il grano , il qua- 
le farà tìelò nell'aia, accanto alla quale vi farà una pala , un raftrello , ed 
altri lìromenti per limile efercizio . 

AGOSTO. 

UN Uomo , che fiia in atto di acconciare botti , tini , bigonci , e ba- 
rili , avendo appreifo di fé tutti que' firomenti neceflarj a limile^ 
oflìzio , che così narra Palladio, lib. 9. de re rufiica . 

Si potrà ancora dipingergli accanto una Chioccia con i Pulcini, attefoc- 
chè i Polli che nafeono di quello Mefe , fanno più ova affai degli, altri , 
i quali nafeono in altri Meli. 



a 2 SET- 



iz* ICONOLOGIA 

SETTEMBRE. 

UOmo , che tenga un cedo pieno di uve , colle cofcie , e gambe nu- 
de , come quelli che fi occupano negli efercizj di cavare il modo 
dalle uve . Accanto vi farà un tino pieno di uve , le quali inoltrando di 
efser pelle , da efso tino efea il mollo , ed entri in un altro vafo . 

E per effere ancora ., che in quefto Mefe fi fa il mele, non farà fuori 
di propofito di mettervi accanto due , o tre coppelle di Api . 

O T T O B R E. 

UOmo che tenga colla mano Cniftra un certo pieno di grano » e colla 
delira pigliando elTo grano , moftri di fpargerlo in terra , e che ven- 
ga coperto da uno , che ftimoli i Buoi , i quali tirano un aratro ; ed an- 
corché j fecondo Efiodo , il quale fu il primo che fcriveflfe dell' Agricol- 
tura » [ come narra Plinio lib. 18. ] fi deve feminare a' dieci di Novem- 
bre, che in tal giorno tramontano le Vergilie , fette giorni dopo fogliono 
perloppiù feguir le piogge , ed efler favorevoli alle biade feminate ; non- 
dimeno per la varietà de' terreni caldi , e freddi , fi feruina più prello , 
o più tardi . 

Ma per non confondere le noftre pitture , e terminare ciafeun Mefe_» 
1' offizio fuo , faremo che in quello fi femiai il grano , come cofa princi- 
pale al vivere umano . 

NOVEMBRE. 

E Perchè I' olio è molto neceflfario all' Uomo , non folo per mangiare , 
ma ancora per molti altri comodi : faremo che in quefto Mefe , come 
narra Palladio lib. 12. de re ruflìca , fi faccia l'olio , per effere , come_» 
abbiamo detto , molto neceflario , come fi vede in tutte le fcritture facrc, 
eflendocchè di quefto preziofo liquore , non folo fi ferve in condire i cibi, 
ma ancora in confecrare i Miniftri della Santa Chiefa , e le altre cofe a_j 
lei pertinenti . 

Dunque dipingeremo un Uomo , che tenga colla delira mano una_o 
sferza , e vada dietro a un Cavallo , il quale fia attaccato ad una ruotai 
da molino , ove fi macinano le olive , e a lato di eflfa vi fia un monte_» 
di olive 1 ed una pala , un torchio , fiefcoli , e quanto farà bifogno a tale 
officio . 

DICEMBRE. 

UOmo robullo , che con ambe le mani tenga un' accetta , e con bella 
difpofizione moftri di tagliare un albero . 
Secondo Palladio lib. 13. de re rujlic** eflendo Dicembre principio dell' 
Inverno, e Paria fredda , la virtù degli alberi fi concentra in effi , e fono 

più 



T M QV A R ? 0. il? 

più durabili i legnami per le fabbriche , e per fare ogni altra opera » 
dove che in quelto Mefe fi tagliano non folo le Selve per far legnami 
per le fabbriche « e per far qualunque opera , come abbiamo detto , ma i 
foverchj rami , e le fiepi verdi per far fuoco ; fi tagliano ancora le per- 
tiche , i giunchi per le Vigne , e anche di elfi fé ne fanno le celle » e_> 
moke altre cofe , che fono opportune all' ufo n olirò, (a) 



MESI 



£al Dall' eruditiffimo Giacomo Pontano ne' fuoi Proginnafmi , o fiano Dialo- 
ghi li -rapportano alcuni verfi.ne' quali fono indoli tutti i Meli dell' Anno , 
e fono i feguenti , 

"}ANE bìceps , Jenni finn , redeunth erigo , 
Latu% ai ignlvomum deccque parta focum . 
§)!» FEBRVO tihi nec pellet , nec Ugna referws , 

Falkrii : bac currum , qua ratti ibat , ages . 
Vomere feindit agro: , noBefque dtebui adtcquat 

MARTFUS : (y Verh nuncia bìrunio redit . 
L Cana viret tellus , fé frondtbus induit arbor , 

APRILI gemmarti elìdente deciti . 
Salve ter felix , o MAjEfmaragdine , fai ve t 

Temperie certant tempora cunila tua . 
sfVNlVS aftivo detonfa tempore lana 

Defendai pecori folflitiumque jubet . 
Sub bruma)» ne forte pecui moriatur, 'J'VLI, 

Frofpkis , fy curva gramìna fake fecas . 
'Jam maturefeunt AVGVST1 faune re fruga : 

Cumque ampio fortem f tenore reddit ager . 
AUGUSTI Ceresefl, SEPTEMBR1S munus Jaccbui . 

"Onde bomines vivunt , noi 'duo perpetrami . 
OCTOBER tnuftum calcati! exprimtt uvis : 

Et ferit hoc anno , qua redeunte metat. 
Autummts quacumque dedit, confumo NOVEMBER : 

Et pinguem byberna glande trucido Suem . 
Haud avi! , band fera venanti deeft ulla DECEMBRli 

Quamvh ningat atrox , (y gelet ufque vadum . 

Altri più concili verfi parimente rapporta Io Hello Pontano . 

Peeula J4AVS amati FEBR7JAR1VS fei frìgeo clamat ; 
m MART1VS arva fodit : fed APR1L1S florida nutrit . 
Ros, (y poi nemorum M ÌJO funt , ?>af et amorum . 
Junius bine lanam dat : JVLIVS addii avenam . 
ATICVSTVS legete! proferì : SEPTEMBER (y uva: . 
Seminai OCTOBER: fpcliat virgu/ta NOVEMBER: 
&» mihì mailaiur prapinguh menfe DECEMBR1. 



izó ICONOLOGIA 

M E SI, 

Come dipinti da Euftachio Filofofo . 

MARZO 

"Princìpio dell' *Anno , fecondo gli antichi . 

UN Soldato tutto veftito di ferro , colla lancia , e feudo , alludendo al 
nome del Mefe formato da Marte , perchè in quello Mefe « come_> 
dice Euftachio » fi finifeono i fvernamenti della Milizia , e fi ritorna agli 
efercizj della guerra vigorofamente . 

APRILE. 

SI dipinge il Mefe di Aprile in forma di Paftore * colle braccia , e gam- 
be nude , avendo appreflb una Capra , con due Capretti nuovamente-» 
partoriti , e che detto Paftore moltri di fuonare una zampogna . 

Cosi fi dipinge da Euftachio , e dichiara , che fi nota in particolare , 
che Aprile moltiplica col parto gli Armenti . 

MAGGIO. 

SI dipinge giovinetto , con faccia bella , e Iafciva . Ha i capelli ricciu- 
ti •> circondati da una ghirlanda BeiJuta di rofe bianche , e vermiglie , 
il veltimento lavorato di oro , e contefto di fiori , eifendo moifo dal vento 
con leggiadrìa . Avrà le mani piene di rofe 5 e di viole , con i piedi fcalzi 
fopra di verdi erbette . 

11 che dimoftra , .che in quefto Mefe la terra , quafi dal fonno dell'In- 
verno già nuda fi fveglia , e fi rivefte di nuove pompe , convenienti a__* 
feftetta , che fono 1' erbe , le foglie , ed i fiori . 

E però gli Uomini allora facilmente s' incitano al piacere , colle appa- 
renze della vaghezza del Mondo, e fi gode con allegrezza' tutto quello , 
che la terra produce , lontano dalla malinconìa , eilendocche quefto Mefe 
apporta allegrezza infinita . 

GIUGNO. 

UOmo veftìto da Contadino , con una ghirlanda di fiori di lino . Sta__3 
in mezzo di un campo pieno di verdure , e tiene una falce fenara . 
Si dipinge così , perchè in queito Mefe , fecondo Euftachio , il Sole 
prende vigore , fi fecca il fieno , e li miete . 

LUGLIO 



r o u o &v a r r o . 127 

LUGLIO. 

UOmo mezzo nudo, chinato, che colla deftra.mano tiene una tagliente 
falce , colla quale taglia i covoni delle fpighe di grano , le quali egli 
raccoglie colla Anidra mano . Tiene in capo un cappello largo , col quale 
mollra di difenderli dall' accefo calor del Sole . 

Il lignificato di quanto abbiamo detto di quella immagine , è , che e£ 
fendo i grani maturi, fi fogliono tagliare, quando il Sole ha più vigore, 

AGOSTO. 

UOmo ignudo , il quale mollra di erter ufeito da un Fiume , ed eflerfi 
lavato ; e portoli alla riva di quello a federe, fi cuopra con un pan- 
no di lino le parti meno onelìe , e mollri per 1' ecceffivo caldo fofpirare, 
e metterli una tazza alla bocca per bere . 

Quella figura , che nel bagno fi lava , e che beve , altro non denota , 
che il nafeimento della Canicola , da cui raddoppiato il caldo , gli Uomini 
hanno bifogno di bagnarfi , per umettare il corpo , e bere per fpegnere_* 
la fete . 

SETTEMBRE. 

UOmo anch' elfo in abito eli Contadino , con una ghirlanda di pampa- 
ni in teda . Tiene in mano alcuni grappoli di uva , colle gambe , e 
cofeie nude , come quelli che fi occupano nelK efercizio di cavare il mo- 
llo dalle uve ; ed accanto vi è un tino pieno di uve pelle , e da elfo tino 
efee il morto , ed entra in un altro vafo . 

Altro non dimoltra quella figura , fennon la Vendemmia , la quale fi 
fuol fare nel Mefe di Settembre , quando le uve fono mature . 

OTTOBRE. 

UN Giovine in un prato, ed in elfo mollri di aver piantato molte_> 
frafche , ed in quelle fi vede averci teli fottìliffimi lacci, e reti accioc- 
ché gli uccelli , non folo non fi avvedano dell' inganno ,ma ancora non porta- 
no veder quelli , che per il prato fparfi dolcemente cantano : e non mol- 
to lontano (la il detto Giovinetto nafeofto in cappannello , e ridente mo- 
flra di ammazzare un prefo uccello , il quale itarà con le ali aperte , per 
tentare di voler fuggire . 

Ciò lignifica , che nel Mefè di Ottobre fi da principio alle Caccie , 
per pigliare gli uccelli . 



NOVEM- 



~x 



128 ICONOLOGIA 

NOVEMBRE. 

UOmo » che ftimola i Buoj , i quali tirano uno aratro in mezzo di uà 
campo . 
Coftui ,.il quale con fatica fi appoggia all' aratro 5 moftra la ftagione della 
Pliade , la quale , come dice Euftachio , è molto atta all' efercizio dell' arare. 

DICEMBRE. 

UOmo 1 che tiene colla mano Anidra un cefto pieno di femente di gra- 
no , la quale colla mano delira moftra di fpargere in terra 1 la qua- 
le vien coperta da alcuni Lavoratori . 

Ciò dimoftra il tempo delle fementi , le quali fi fògliono coli' autori- 
tà del detto Euftachio fpargere in terra il Mefe di Dicembre . 

G E N N A J O. 

UN Giovine , il quale moftra di andare a caccia con diverfi Cani . 
Tiene con una mano un corno da Tuonare ■> e in ifpalla un baftone > 
col quale porta una Lepre» con altri animali. 

Con quello fi moftra il tempo di andare a cacciai perciocché effendo 
riporto il grano , e il vino » e raccolte tutte le altre cofe , che fono utili 
alla vita umana , 1' Uomo fé ne va quello Mefe di Gennaio a caccia . 

F E B B R A J O. 

UN Vecchio crefpo, canuto, veftito di pelle fino a i piedi. Sta a 
federe appreflfo un gran fuoco , e moftra di fcaldarfi . 
Quefta figura moftra non pure 1' afprezza dell' Inverno , ma il fredda 
dell' iftefta vecchiezza 9 ficcome fi fuol dire . 



La flagion fredda , e piaceri amoroji 
Dal vigor naturai coftm spogliando , 
Condotto l' hanno a flar vicino al fioco . 




MF.TA- 



TOMO QV ARTO. 119 

METAFISICA. 
Di Ce/are ì{ipa. 

DOnna con un globo « e un orologio fotto de* piedi . Avrà gii occhi 
bendati , e in capo una corona » facendo cella delira mano un gefto 
tale» che dia fegno di contemplazione; e colla finiftra tenga uno fcettro ■ 
perchè cDfendo ella Regina di tutte le altre fcienze acquiftate per lume_» 
naturale » e {prezzando le cofe foggette alla mutazione » ed al tempo « 
confiderà le cofe iuperiori » colla fola forza dell' intelletto , non curand* 
del fenfo . 

Mei'afifica.. 

DOnna» che fotto al piede fin iftro tenga un globo, colla delira man» 
appoggiata alla guancia» e che {Ha penfofa , e colla finiftra mano ftia 
in atto di accennare . 

Per la palla confiderà il Mondo tutto , e le cofe corruttibili » che fog- 
giacciono» come vili » a quella feienza » la quale s' innalza folo alle cofe celeiti, 
e divine . 

MEZZO. 

Di Cefare Rjpa . 

UOmo dì età virile , che ftìa in piedi in bella attitudine fopra di uà 
Globo terrèftre, con un manto di oro , e che abbia incapo una ghir- 
landa di lauro, e che con la delira mano tenga con bella grazia un cir- 
colo divifo in due parti eguali , e con il dito indice della finiftra mano 
moftri il bellico , e fopra il capo fia per diretto un Sole . 

Per il Mezzo, poffiamo lignificare diverfe cofe. Prima, il Mezzo fìgni- 
fica un' iilrumento, per mezzo del q«ale fi fa qualche cola, come ancora 
nel moto locale fi confederano tre cofe , il termine detto a quo , il termine 
ad qitem , e il mezzo per il qnale palla la cofa mobile ; fecondariamente 
fìgnifica la mediocrità delle cofe tra 1' eccelfo , e il difetto di elle , che 
partecipi di tutte due gli eilremi , onde dice Arili, al fecondo dell' Eti- 
ca : Mediocrius efl quidam virtù* medii , & perfetti indagatrtx , e Marziale 
nel lib. I. 

Illud quod medium efl , inter utrumque probatitr. 

Si piglia per una parte uguale di una cofa , quale {partita in due par- 
ti » fìano ambedue tra fé uguali ; e in ultimo fìgnifica quella parte » che 
egualmente difta dagli direnivi , come in un circolo il punto di mezzo , o. 

R voglia- 



ijo / C N L G I A 

vogliamo dire Centro» dal quale tutte le linee che tirate alla circonferen- 
za , faranno tra Te eguali, come dice Euclide 3 elfendo. ancora da Aridote- 
le nel 2. dell' Etica al cap 6. cosi definito : Heì medium appello id quod 
eque abefl ab utraqne extremitate : quale per ben figurare 

Si dipinge di età virile , eflendo quella il mezzo non folo degli anni 
della .vita nodra * ma ancora «(Tendo in ella il vigore di tutte le virtù fpet- 
tanti al corpo , e all' animo ; al corpo per eifere in quell' età il tempe- 
ramento nel fuo vigoi'e a e ali' animo » perchè allora 1' Uomo fa adoppi- 
ne, tutte .quelle quattro Virtù dalla ragione guidate : cioè Fortezza , Pru» 
denza , Temperanza, Giuftizia * eftendo allora 1' Uomo arrivato ad una, 
perfetta cognizione di effe .. 

Sta in piedi l'opra il globo della terra , efsendo efìa il centro , e mez- 
zo di tutto il Mondo , mercè della fua gravità ; e di qui ne nafee > che_> 
f;mpre cerca il luogo più bado , quale è il più remoto dal Cielo , ed 
avendo una volta poi feduto , non fi può naturalmente fiaccare > il che_> 
elegantiifiniamente ditte Manilio : 

7(ec vero tìbi Tiratura admiranda videri 
Tendetitis terra debet , cum pendeat ipfe : ., 

Mimdus , <& in nullo ponat <ve(tigia fundo . 
guod patet ex ipfo motti » curfuque volanti* , 
Cum fufpenfus eat Tbcsbus , curfumque refletlat 
Huc , Ulne , agiles & fcrvet in stbere metas , 
Cum Luna , & Stc ll.a volitent per inanìa Mundi % 
Terra quoque aerias leges imitata pependit . 
Ejl igitur tellus meiiam fortita cavernam 
xAerit , & tato pariter fublata profondo . 
T^ec patulas differita plagas , [ed condita in orbem» 
Z'ndique furgentem pariter > pariterque cadeutem-, 

B<cc efl "Haturce facies .... 

-" Ma tutto quello ancora benitfimo e' infegna Giovanni Sacrobofco al 
i . cap. della fua Sfera in quelle parole : ^uod autem terra in medio omnium 
teneatur immobiliter , cum fit fummè gravis , ftc pervadere videtur e)us Gravitasi 
«rune grave naturaliter tcndit ad centrata . Centrum q'.iidem punflus in medio fir- 
mamenti : terra igitur cum fit fummè gravis , ad puntJitm illum natnralitsr tendit. 
Il manto di oro, e la corona di lauro , lignifica la perfezione, come 
più volte fi è detto , ed il pregio della virtù , la quale confide nel Mez- 
zo , che però ditfe Efiodo : Dimidium plus toto , il che conferma ancora 
Platone lib. de B^epubl. perchè rei Mezzo confifte la perfezione , non nel 
tutto, che. contiene ancora gli eftremi , che qualche volta fono vi/iofi , 
e dannevoli : finalmente 1' oro può ancora lignificare il Mezzo , ef^endocchè 
uguagliando il Mondo grande col niicrocofmo , come dicono particolar- 
mente i Paracel fisti, l'argento è il cervello , e I? oro il cuore , il quale_» 

feconda 



T O M QV A R T 0. 151 

fecondò gli Anatomici fta in mezzo dell' Uomo , dal quale, come princi- 
pio di vita ne nafee ogni perfezione , e firn e tri a- corporale , eflendo , fe- 
condo Aratotele : Trimunt vivai* , & ìdtimum morie** . 

Tiene colla delira mano il circolo divifo in dùf-e parti eguaH , per mo- 
ftrafe il cerchio Equinoziale, dal Parabofco detto Coluro Equinoziale, il 
quale divide la sfera in due parti eguali , pafsando per i Poli del Mondo, 
ed egualmente ditta dal Coluro del Solstizio , quando il Sole pafsando per il 
primo punto del Cancro, fi accofta quanto più può al Zenit , cioè al punto 
del Cielo foprappofro al noflro capo fa il Solftizio , e toccando il princi- 
pio del Capricorno , fa il Solftizio dell' Inverno , feoftandofi da noi quanto 
più può : così per appunto toccando il principio dell' Ariete fa 1' Equino- 
zio della Primavera , e toccando la Libra , quel dell' Autunno : e per que- 
fto è ancora detto Equatore , perchè pafsando il Sole per il detto Coluro, 
allora il giorno è di 12, ore, come ancora la notte, il che elegantemente 
fi raccoglie da quefti verfi : 

Hòc duo Solfi itiirni fac'umt Cancer-, Capricorni** ■> 
Sed notte* aquat <Arks y & Libra diibus , 

E' ancora detto cingolo del primo mobile , dividendolo ih due parti 
eguali , a guifi di una cintura . 

Tiene il dito indice della fimftra mano, in atto di moftrartf il bellico, 
perchè narra Pierio VaTeriano nel libro 34. de' fuòi geroglifici , ch-e_» 
nell'Uomo ancora il bellico è fiutato in mezzo di tutto il corpo, o voglia 
fituarlo colle gambe larghe, o colle braccia alte',' éd ; 'aperte ,- o ' porlo in_* 
fito di figura quadrata ; ma ciò non è fenza ragione y efsendò 1 àtttófa da_j 
tutti li migliori Anatòmici avvertito , come dice il Va-ftee hélfe fua pri-» 
ma tavola anatomica , Pomponio Gaurico , de hominis [ymetria , e •G-iféfio 
( per lafciar gli altri ) lib. 15. de ufu partinm bumani torpori* , cap. 4. e 
nel libro de Ti ariti* , Ippoc. e Plat. al cap. 4. cercando fé il mezzo del 
corpo fia il cuore, o il bellico, dice che il cuore è il mezzo del petto ( 
ed il bellico il mezzo di tutto il corpo . 

Si dipinge per linea retta ; il Sole fopra il capo , per rapprefentare il 
mezzo giorno del poltro Orizonte , perchè quando il Sole paisà per quel- 
la linea meridiana , fia 1' Uomo dove fi vuole ', ed in qualuvoglia tempo 
dell'anno, fi fa allora il mezzo giorno, dividendo la detta linea il Cielo 
in due parti . 

Diro di più , che il Sole è buoniflìmo (imbolo del Mezzo , eflendo in 
mezzo di tutti i Pianeti , come conferma Ptolomeo tlicì. 5. cap. 15. , ed 
Albategnio al cap. 50. della fua opera , lo prova con molte ragioni , e_» 
conclude, che il Sole fia fopra IaLuna , Mercurio , e Venere, fiotto a_j 
Saturno, Giove, e Marte, il che noif'è' lenza ragione, perchè, fiando ìn_» 
mezzo , è regola , e milura degli altri pianeti ; ma con ragioni diverfe » 
perchè Marte , Giove , e Saturno , per caufa dell' Epidico conviene nel 
moto con il Sole : ma la Luna , Mercurio , e Venere con i fuoi circoli fi 

R 2 con- 



in ICONOLOGIA 

conformano nel moto con il Sole , e quella è una ragione » per la quale_» 
il Sole ita in mezzo , per accordare quelli due moti divertì . Un' altra_o 
ragione è di Albumazar , dicendo che il Signor Iddio non ha pollo il Sole 
fopra Saturno « perchè per la troppo difianza non avrebbe potuto operare nelle 
cofe inferiori , e la terra farebbe reftata fredda; e fé 1' avelie pollo fòpra la 
Luna , fi farebbe mollo troppo tardi dall' Oriente all' Occidente , e per la 
molta vicinanza alla terra fi farebbero bruciate tutte le cofe inferiori , e 
per quello ftando ia mezzo ha le fue azioni temperate ; e perciò non_» 
lenza ragione appreffo Ovvidio al i delle Metamorfosi , Febo ammonifee 
Fetonte » che era per falire fui Carro del Sole , dicendo : 

* 

•Altius egrejjits calejlia Jtgna cremabis : 
Inferita terras ; Medio tutijjìmus ibis , 

Per quelle ragioni fi può dire > che il Sole è il Re » e quali il cuore 
di tutti i Pianeti , e per quello come Re in mezzo del Regno , e corae_» 
cuore in mezzo dell' animale è collocato » acciò poQa egualmente foccorrere 
a tutte le membra : e fé ci è a quello propouto lecito fìngere una Re- 
pubblica de* fette Pianeti » diremo 9 che il Sole è il Re di tutti * come è 
veriflimo : Saturno per la vecchiaia , fuo Configliene : Giove per la magna- 
nimità i Giudice di tutti : Marte , Capitano di milizia ; Venere , a gui{\-» 
di Madre di famiglia , difpenfatrice di tutt' i beni; Mercurio , Segretario . 
e Cancelliere ; e la Luna finalmente fa I' uffizio di Ambafciadore , e per- 
ciò è di veloce moto dall' Ort© all' Occafo , acciò ogni Mefe feorrendo il 
tutto , pofsa fervire il fuo Re . 

Finalmente il Sole Ha in mezzo , acciò pofsa j come Autore ? e Dato- 
re della luce • più. comodamente contribuire il lume a tutti gli altri 
Pianeti . 




MINACCE 



TOMO QV A R TQ. 133 

MINACCE. 

Dì Ce fare Ripa* 

DOnna colla bocca aperta, con acconciatura di tefia , che rapprefenta. 
un mollro fpaventevole , veitito di bigio , ricamato di rofso , e ne- 
ro . In una mano terrà una fpada , e nell' altra un battone in atto minac- 
cevole . Minacce fon le dimoltrazioni , che fi fanno per ifpaventare , e_a 
dar terrore altrui : e perchè in quattro maniere può nafeere Io fpavento, 
però quattro cofe principali fi notano in quella figura , deferitta da Eusta- 
chio , e fono la telta , il velHto , la fpada , e il battone . 

Sì fa con la bocca aperta , per dimoitrare , che V impeto delle minac- 
ce , fa la voce , il quale poi accrefee fpavento a quelli » perchè fi grida» 
e perchè nel gridare fi commuove ii fangue . Si porta fempre un non fo 
che di fpaventevole nella faccia , e fìccome la voce commuove le orec- 
chie , cosi i lineamenti della faccia fpaventano per la viltà dilpiacevole , 
some ancora la orribile acconciatura della fua telta . 

Il veiiito bigio , per efser quelto colore comporto di bianco , e di ne- 
ro » è mefso per fomigliar la notte , che è fpaventevole , non quando è 
ofeurifuma ,, ma quando ha folo tanta luce , che ferva per veder le forme 
ipaventevoli, che fi polfono rapprefentar confufamente in efsa : per quelto 
fi dice da' Poeti 1' Inferno efser pieno di ofeura luce 1 e Virgilio nel d. 
dejl' Eneide difse : 

Quale per incertam iunam [ub luce maligna 
Efl iter in Jyhis , ubi calum condidit umbra 
fupiter , &c . 

II ricamo rofso , e nero , moflra , che il minaccio fi ftende per ifpaven» 
/tare , o al fangue, ovvero alla morte . 

Il battone , e la fpada, fanno conofeere qual forte di minacce fi deve 
adoprare con nemici valorofi , e quale con fervitori , e genti plebee, che 
poco fanno , e conofeono delle cofe di onore . 

FATTO STORICO SAGRO. 

SEnnacherib Re degli Aflìrj con formidabil efercito fi accampò fotto le 
mura di Gerufalemme , minacciando la fua eltrema rovina . Grande 
fu lo fpavento del Popolo . Ezechia loro Re aveva prefe tutte le neceflfa- 
rie mifure , per porre la Città in iltato di valida difefa ; ma non atten- 
deva la fua liberazione , che dal foccorfo Divino . Iddio fi era impegna- 
to con pVomelfa folenne , e replicata più volte , di difendere Gerufalemme 
dagli Aflirj, purché non facetfe fondamento, che in Lui, e non chiamal- 
fe in foccorfo altre potenze , I Grandi , ed i Politici nulladimeno manda- 
rono- 



i54 ICONOLOGIA 

rono deputati , per implorare il foccorfo dei Re di Egitto , e di Etiopia? 
i quali corfcro Cubicamente in diféia di loro .- Si- die la battaglia , e re- 
tto Sennacherib vittoriofo . Maggiormente fuperbo , minaccia di bel nuovo 
di porre a fiamme , e ferro , e di rinovaf del tutto Gerufalemme . Eze- 
chia , non ottante tuttociò , fi tenne fempre forte nel confidare in Dio , 
il quale mandò nell' efercito di Sennacherib 1' Angiolo iterminatóre , che 
in una fola notte vi ucciie cento ottantacinque mila "foidati. Allo fpuntar del 
giorno veduto ciò da Sennacherib< , in tutta, furia; fi rifugiò in Nini ve , do- 
ve fu uccifo da' fuoi propri figli. 4. de' % . cap. 18. ic> é Taralìpommìn 
cap. 52. &c. 

FATTO STORICO PROFANO. 

Polidoro figlio di Alcamene udendo un certo tale , che minacciava fo- 
prammodo ì fuoi nimici , cosi lo riprefe : Non ti avvedi , che tii 
colle tue minacce confumi invano una gran parte della vendetta, che hai 
in animo di prendere contra de' tuoi nemici ? Poiché chi ha llabilito di ven- 
dicarfi"del nemico , colle minacce altro non fa 1 che renderlo più premunito, 
ed a fé diminuire 1' opportunità di offenderlo . Tlutar. in Latori. 

FATTO FAVOLOSO. 

C Eculo figliuolo di Vulcano, così detto, perchè aveva gK occhi- plc- 
coliffimi . Coftui fabbricò la Città di Prenefte . 11' che fatto , nell' 
occafione di certi giuochi pubblici • che aveva illituiti , efortò i Cittadini 
a voler fabbricare un' altra Città . Quefti gli fi- oppofero ; onde egli li 
minacciò di gran male V fé non lo averterò ubbidito . Tutto però invano, 
giacché i Cittadini non credevano che egli foife figlio di Vulcano . Cecu- 
lo allora invocò quelìo Dio, e fubitamente 1* affemblea fu circondata di 
fiamme . La qual cofa veduta , e che le minacce fi ponevano in effetto, 
temendo ancora di un male peggiore , tutti {paventati chiedetelo perdo- 
no a Ceculo , e gli promifero di fare tutrociò , che ei vojeffe . Virgili» 
Sirvio &c. 




MISERIA 



r o.m o qv a r r o 

M 1 5 E RI A. 



15T 



Vedi Calamiti ., 



Hi Ce fere B^pa 



Mi feria Mondana* 



DOnna * che tenga la tefta dentro ad una palla di vetro » e che da 
tralparente , e con una boria verfi denari , e gioje . 

La telta nella palla di vetro facilmente per la continua elperienza del- 
ie vanità di quella vita , fi comprende quel che lignifichi , e cialcun per 
fé llefso nel pellegrinaggio di quelli pochi giorni, che ltiamo Coprala terra» 
fa quanto vani llano li noftrj defider; , e corte le nollre fperanze . 

La tefta fi piglia per il penfiero ^effetto dell' anima in efsa . 

Il vetro mollra la vanità delle cofe mondane per la fragilità fua , ov- 
vero perchè la miferià umana conlifte in vedere , in qual parte 1' uomo fi 
volta i le cofe maggiori di quel che fono , (limando gran cofa gli onori , 
le ricchezze , e cofe limili , che poi lenza il vetro , fi vede , che fono va- 
nità , e miferia : ovvero , che come il vetro non termina la villa di quel- 
lo i che vi guarda , per efser corpo diafano » così b; ricchezze » e beni 
del mondo non danno mai termine a* noltri penfieri ; anzicchè. tuttavia ac- 
crefeono il delìderio di pafsare avanti , e con quello infelice continuo fti- 
molo ci conduciamo miferamente alla morte . 

La borfa , che ella verfa , mollra , che come volgarmente fi crede ef- 
fere felice chi ha gran facoltà, cosi fi vede efser privo ~di gran commodi chi 
ne è'fenza: il che facilmente pnó fuccedere a ciafeuno . 

De' Fatti i vedi fnfelicitd . 




■ 



MISERI- 



ATE 



W=-> 



i}6 



ICONOLOGIA 
MISERICORDIA 

Di Cefare $Jpa . 




DOnna di carnagione bianca . Avrà gli occhi grotti , e il nafò alquan- 
to aquilino , con una ghirlanda di olivo in capo , dando colle brac- 
cia aperte ; ma tenga colla delira mano un ramo di cedro , con il frutto . 
Accanto vi farà l'uccello Pola» ovvero Cornacchia. 

Mifericordia è un affetto dell' animo compaflionevole verfo 1' altrui ma- 
le , come dice S. Giovanni Damafceno lib. 2. cap. 24. 

La carnagione bianca , gli occhi groflì , e il nafb aquilino , fecondo il 
detto di Arinotele ai capo fello de Thyfonomja , fignificano inclinazione alla. 
Mifericordia . 

La ghirlanda di olivo , che tiene in capo , è il vero fimbolo della Mi- 
fericordia nelle fagre lettere» alle quali fi deve I' obbligo della cognizio- 
ne vera di quella fanta virtù » e il ramo dì cedro lignifica il medefimo, 
come fa fede Pierio Valeriano « ove tratta del cedra . 

Lo (lare colle braccia aperte » dinota che la Mifericordia è a guifa di 
Gesù Criilo Redentor noftro , che è la vera Mifericordia, e con prontezza 
ci afpetta fempre colle braccia aperte » per abbracciar tutti , e fovvenir 
alle miferie noftre ; e Dante nel Canto 3. del Purgatorio di ciò cosi dice: 



ì 



OrribH 



TOMO Q,V A £ TO . 137 

Qrribil furori li peccati miei t 

Ma la bontà infinita ha sì gran braccia , 
Che prende ciò che fi rivolge a lei . 

Gli fi dipinge accanto 1' uccello Pola , perciocché apprettò gli Egizj fi- 
gnifìcava mifericordia , come fi ;può vedere in Qro Apolline „ 

Mifericor.dia * 

Vedi le Beatitudini, 

Ré 1 Fatti • veda CompaJJìone . 

MISURA, 

Di Ciò. Zaratino Caflellini . 

Plerio Valeriano tiene -, che la Mifura figurata fotte in quella Meda- 
glia dì argento di Calo Mamilio , che ha per riverfo un fimulacro 
pileato-, con una canna in mano, ( come egli penfa ) alli piedi del quale 
un Cane abbaja verfo di lui , che Pierio lo piglia per fedeltà , la_» 
quale deve aver chi ettercita sì fatto magiftero, e la canna fpartita in più. 
nodi la piglia per fegno -, e iiìromento da mifurare . Ma è da avvertire» 
che Pierio in quello luogo erra all' ingrolTo : poiché quel fimulacro non 
è con abito Romano, e nemmeno tiene una canna didima con nodi , fic- 
•come più abbatto fi efporrà . Niuno Autore fa menzione , che C. Mami- 
lio fotte •mifuratore , e nemmeno fi trova in monumento, né in alcuno Scrit- 
tore, che gli Antichi ufaffero la canna per iftromento da mifurare ; ufa va- 
no bene la Decempeda, che era mifura di dieci piedi, chiamata una volta da 
Plinio nella 2, Epistola del lib. 8. pertica . Budeo ne tratta diffufàmente 
nelle pandette , ex L uh. fi Me-nfor falfatn modum dixerit ; e 1' Autore degli 
Adagj in quel proverbio : Una pertica ; ove la pertica ponefi in vece di 
Decempeda , ficcome oggidì volgarmente pertica fi chiama . La cagione 
dell' errore nacque in Pierio , perchè egli fi confale in quelle lettere , che 
(tanno abbreviate per travedo Jiella Medaglia fopra il Cane, che fono que. 
fie . LIME a N, le quali Pierio divife in due parole . LI . Mh A N. inter. 
petrandole egli lìmitìbus metandis , credendoli , che quella abbreviatura A. 
che è pur latina , polla in vece di TA- fotte figura di lettera greca , e che 
C. Mamilio fotte mifuratore „ Ma con rifpetto di sì pregiato Autore fia 
detto , che quella Medaglia non è fatta per denotare la mifura , né 
che C. Mamilio fotte mifuratore , attefocchè quella parola L1METAN, 
non vuol dir, lìmitìbus metandìs , ma e il cognome di Cajo Mamilio, che 
fu cognominato L1METANVS , il qual Cajo Mamilio Limetan , non fu 
altrimenti mifuratore , ma uno de' tre Deputati lqpra U Zecca , infieme 

S con 

\ 



*i& ICONOLOGIA 

con Pubblio Crepufio , e Lucio Marzio Cenforino , che fu Confole con 
Cajo Calvifio Sabino I' anno dell* edificazione di Roma 714. nel quul fio- 
rì ancora C. Mamilio Limetano ; ficcome oiferva il Signor Fulvio Orlino 
de familìis Rgmanorum nella Gente Crepufia , dove mette una Medaglia , 
nel cui diritto leggefi dietro una tetta . L". CENSORIN. nel rovefcio una 
Vittoria fopra un carro tirato da due Cavarli in atto di correre, fotto- li 
quali vi fono quetfi nomi . C. LIMETA . P. CREPVSI. che fono i detti 
Deputati {opra la Zecca , dal qual rovefcio appariice , che C. LIMETA . 
non può fignificare altro , che Cajus L'rmetanus , attefocchè furia uno fpropo- 
fito a mettere C. Limitibus metandis fotto due Cavalli . La Medaglia di 
Cajo Mamilio Limetano » da Pierio non conofeiuta , vedefi rapprefentata al 
vivo in iftampa nella mede/ima opera dell' Orlino , dove tratta della Gen- 
te Mamilia , e prova per autorità di Salulrio', che detto C. Mamilio fu an- 
che Tribuno della Plebe ; ivi chiaramente lì viene in cognizione , che quel 
Simulacro con abito palliato , corto , è fuccinto , col cappelletto in tetta , 
col battone in mano , e col Cane a' piedi, che ha la tetta alzata, e boc- 
ca aperta verfo lui ; è Ulifle , che dopo xx. anni fé ne ritornò a cafa fua 
incognito , fotto mentito abito di mendico , riconofeiuto per padrone da_j 
Argo fuo Cane ; la quale immagine fece imprimere Cajo Mamilio Limeta- 
no , per memoria, che fua gente Mamilia difeendeva da Mamilia , figlia 
di Telegono, che fu figliuolo di Ulilfe , nato di Circe, ed è quello, che 
edificò nel Lazio Frafcati , come fcrive Setto Pompeo , Plutarco , Aera- 
ne , e Porfirio Interpetre di Orazio ; però i più antichi Ma milj furono co- 
gnominati Tufculani , il primo che fi trova è Ottavio Mamilio Tufculano; 
Cicerone lib. 2. de T^atur. Deemm ; ^Apud B^egillum bello Latinorum , cuna 
^iuL Toflbumius Ditlator cum Ottavio Mamilio Tufculano pralio dimìcaret , iti 
nojlra ade Caflor , & Toltux ex eqnis pugnare <vifì funt . Il quale Ottavio 
Mamilio fu Genero di Tarquinio Superbo, come attefta Livio nella Deca- 
de prima del terzo libro , quando ragiona di Tarquinio Re , che fi conci- 
liava 1a grazia de' principali Latini con gli alloggi , e parentele . Otta- 
vio Mamilio Tufculano [ is longè Trinceps , latini nominis erat , fi fama ere- 
dìmus , ab Ztliffe Deaque Circe oriimdus~j ei Mamilio filiam nuptam dat : fcac- 
cìato dal Regno Tarquinio Superbo , dopo J2. anni eflendo Confoli Lucio 
Minuzio Carbeto , e Cajo Nauzio Rutilio, fu Lucio Mamilio Tufculano fat- 
to Cittadino Romano , di che Livio Decade prima lib. 3. L. Mamilio tu- 
fculano approb anfibia cunc~tis Ciirìtas data efi . 400. anni dopo in circa Cajo Ma- 
milio Limetano, per memoria della fua ttifpe difeefa da Ulifle , fece im- 
primer la fuddetta Medaglia . 

Il cappelletto , che porta in tetta fenZà falda è di quelli fatti a guifà 
di mezz' ovo di Struzzo , nella forma che fi vede in capo alle tìatue dì 
Cadore , e Polluce Guerrieri Laconici ; di che Pompeo Fefto . Tilea Co- 
fiori , & Volimi dederunt antiqui , quìa Lacones fuerunt quibus pileatis pugna fi 
mos efi . L' ufavano in guerra ì Laconici ; fuor di guerra , per abito con- 
fueto , i Tettali , i Parti , i Daci , gli Armeni , e altri ttranieri , co- 
me fi raccoglie dalle medaglie , e ftatue 3 i Perfhni ancora per autorità di 

Celio. 



TOMO QV ARTO. 139 

Celio Rodigino lib. xvi. cap, x. portarono il cappello : i Romani noi te- 
nevano per abito loro ; fu ben loro permetto , e conceffo da Calligola Im- 
peradore di tener il cappello fatto all' ufanza di . Teffaglia ne'Iii Teatri ; 
per riparare V a>rdor del Sole-, come riferifce Dione ; fegno che fuor di 
Teatro noi potevano portare ; nelle .medaglie folo per fimbolo della Li- 
bertà V hanno pollo ; perciocché quando volevano dare la libertà ad uno 
fchiavo, lo radevano , e gli ponevano in tetta un cappello : dalla nobiltà 
-non fi portava in Roma, ancorché Marziale lib. xi. Epig. 7. chiami Roma 
pileata : 

Vntlis falciferi Senis diehus , 

Regnator quìbus impera fritillus , 

Verfu ludere non laboriofo 

"Permittis pitto pileata B^pma . 

Pileata ditte , perchè celli giorni , e conviti Saturnali , de' quali ragio- 
na Marziale , mutavano i Romani abito, pigliavano il cappello, e lafciavano 
la toga , mettendoli ila Sintefe , vette di minor riputazione, più vile fe- 
condo Baifio ; 1' ifteffo Poeta nel primo degli Apoforeti : 

Synthefibus dum gaudet Eques , Dominufque Senatus ; 
Dumque decent nofirum Tilea fumpta Jovem . 

Ciò era lecito per cinque giorni , che per tanti giorni al tempo di 
Marziale dovean durare i Saturnali , contro Macrobio , che non vuol che 
duralìero più di un giorno folo , il decimonono di Dicembre ; il detto Poe- 
ta nel 141. Apoforeto : 



Dum toga per quinas gaudere qaiefcere luces 
Hos poteris cultus fumere jure tuo . 



Altrettanti giorni fenza dubbio portavano il cappello , né gli altri gior 
ni non lo portavano , ma o andavano colla tetta fcoperta , o fi coprivano 
con una parte della toga , liccome nell' uno , e 1' altro modo infinite-* 
ftatue de' Senatori fi vedono , col cappello niuna fé ne vede : di quello pa- 
rere è Adriano Turnebo nel fuo giornale lib. ottavo, cap. 4. citando l'au- 
torità di Euttachio fopra il primo dell' Odittea , il quale fa giudizio, che i 
Latini pigliaffero la confuetudine di andare fcoperti dagli Antichi Greci.» 
attefocchè Omero non fa menzione alcuna de' cappelli : non avendone Ome- 
ro fatta menzione , maflìmamente nell' Odittea comporta fopra Ulitte , noti 
so come il Pierio potta nel quarantèiimo libro affermare di certo, che il 
cappello era da' Greci tenuto per indizio di nobiltà , e perciò fi da- 
va ad Ulitte nobile di ogni canto paterno, e materno. Se ciò fotte ve- 
drebbonfi ancora col cappello , Achille, Ajace , e altri nobiliffimi Greci; 
ma in quello non fi deve parimente predar fede al Pierio , sì perchè non 
ne ragiona Omero , sì perchè non arreca teltimonio alcuno di Autore an- 

S 2 tico. 



14° ICONOLOGIA 

tico . Abbiamo ben noi in favor noftro Plinio Iib. 3 j. cap. io, l^icomaehus 
primis Vlyfjì addidit pileum . Se Nicomaco Pittore , che dipinfe Siila fu il 
primo, che aggiungetfe il cappello ad UliflTe, è fegno che Uliffe a* fuoi 
di non lo portane ♦ e fé nella Medaglia lo porta j è da confiderare * che 
non è fiio abito, ma finto »- e traveftitoda mendico; cofe che non fi con- 
venga col cappello , fé fùlTe da nobile j e ciò tanto più maniféfla la_* 
verità , poiché fé Ulilfe folle flato folito a portarlo , e fé il cappello foCfe 
flato ind^ìo di Nobile , non 1' avrebbe portato' allora » per non darfì a co- 
nofcere ; ma nella Medaglia vi fta imprefifo » ovvero per aggiunto ,. nella 
guifa, che lo aggiunfe in quell'i tempi Nicomaco, tantoppiù che ne' ver- 
fi di Omero ( che per tal conto più abballò poneremo ) non fi nomina ; 
ovvero » perchè Ulifle Ita figurato per viaggio , penfando Caio Mamilio , 
che la fece battere all' ufo di" Roma , attefocchè i Romani per viaggio 
portavano il cappello . Tarquinio Prifco avanti che fotte Re , andando a Ro- 
ma , un* Aquila gli tolfe il cappello, ed un x alcr' Aquila fece il fimile a 
Diadumeoo figlio di Macrino Imperadore , mentre àridava a fpaflb in cam- 
pagna :• in- Città non 1* ufavano i Romani : GiuftaLipfio lib. primo elc- 
clorum cap, 25. afferma, che i Romani andavano fcoperti , e non porta- 
vano all' ufanza noflra i cappelli , dì che promette trattarne appieno nelli 
Cuoi Saturnali" , a* quali rimetto il Lettore , non- avendoli io veduti : in 
quanto al dubbio , che ivi- muove fopra Autori , che fanno menzione di 
fcoprirfi la tefla per onorar altri, tra quali Seneca, Salulh'o ,. e Plutarco, 
nelli precetti di reggere la Repubblica , e nella vita di Porapejo , ragio- 
nando dell' onore , che faceva Siila a Pompeo » dice ,. che avanti di lui , 
ancorché giovane , fi' levava in piedi , e fi {copriva la tefla . Si può ri- 
fpondere » che fé un Cittadino Romano era in Città fi fcopriva la tefla , 
con quella parte di toga , che in tefla ravvolgeva ogni Cittadino ; s' era 
per viaggio fi levava il cappello- . Il medefimo cappello da viaggio > det- 
to da Giulio Capitolino Cucullione »- portavafi ancora di notte .* ficcome 
riferifce nella vita di Vero Imperadore , il quale ad imitazione de* vizj dì 
Calligola , e dì Nerone andava la notte in volta ,. con un- capperi© in te- 
fla per le taverne , e luoghi pubblici di Donne infami , ove incognito fi 
mifchiava , con tagliacantoni , e fgherri , per attaccar riife , dalle quali 
bene fpelfo fé ne partiva colla faccia ammaccata , e livida, tornandofene 
2 Palazzo tutto afflitto ; In tantum vitiorum Cajanorum » & T^eronianorum-., ac 
Vitellianorum fuijje omnium- 1 vi vagaremr notte tabernas* & lupanari*. obfetla 
capite Cncullione vdgari viatorio-, &■ commifceretur cum triconìbiis , & commìt- 
teret rixas ; dijjìmulam quis ejfet , ficpeqite affticìum livida fack rediijjìe , & 
in tdbernii agnitum, , cum fé fé abbonderei » Cuculio Santonico da Giove- 
nale nella Satira ottava chiamali il cappello alla. Francete » che. i vaga»- 
gabondi adulteri, di- notte portavano i- 

. ► . . . l T^ptfarnus adulter 

Tempora. Santonico- velas adoperta Cuculi* ¥ 

Ma 



TOMO Q^V A R T Q. 141 

Nella, terza Satira diflet 

Veneta dunque Cuculia* 

II medefimo Satirico nella fefta biafima Meflalina , impudica moglie dt 
Claudio Imperadore , la quale addormentato il marito £è ne andava fuor* 
la notte > con un cappello in tetta :. 

Dormire Virum cum fenfirat uxor 
^iufa Talatìno tegetem pneferrc cubili 
Sumere noclurnos meretrìx ^iugujla cucullos , 
Linquebat i comite anelila non amplìus una , 
Et nìgrum flavo crinem ab [coniente galero » 

Sebben forfè legger fi potrebbe t= Et nìgro fta-vum crinem oBfcondere ga- 
llerò =: più verifimil è , che il biondo in quello luogo fia epiteto della 
chioma ,- che del cappello » Virg.. nel 4.. dell' Eneid, $k crine ik pure L* 
epiteto di biondo .. 

Et crines flavos^ Or membri decora inventa. » 

Qvvidio nel Iib. 2. de' Falli .. 

E orma placet »- niveu[que coler t fiavique- capìttì * 

TI negro por Ila epiteto del cappello' * perchè £è Meflalina ruffe fiata; 
{olita a ponerfi in tetta un cappello giallo; di notte 5 faria Hata più cono» 
fciuta . Da Svetonio dicefi capillamento in vece di cappello , come pia» 
ce al" Sabellico cap. xk nella vita di' Calligola Imperadore » che lo porta- 
va con un abito lungo di notte per non efler conofeiuta. Caneas atque aiul- 
Uria, capillamento celatus , & vefle langa notlibm ambìret ? e fé il capillamen- 
to s' ha da pigliare peruna capigliatura polticcia portata da Calligola per 
trasformarli di notte , e coprir la calvezza > e deformità della fiia tefta » 
diremo che Calligola nemmeno di notte portaffe il cappello , ma fòlo 
la capellatura » perchè Svetonio non Io Specifica , ficcarne lo fpecifica in 
Nerone cap. 20" . Tofì creptrfculum (latìm arrepto pilea , <vel galero popinas ini- 
bat : quello luogo fa palefc , che di giorno in Roma non fi portava il cap- 
pello .- attefocchè Nerone dopo il crepuscolo, fcibito pigliava il cappello 
per andare alle taverne . A dire » pofl crepufedum flatim , inferifee » die in» 
nanzi il crepufcolo non fi portava il cappello- t onde chiara cola è , che 
non fi uiava in Roma , fuor di Teatro 5 fuor de' giorni Saturnali » fuor 
di viaggio » e di notte ; però non fi conviene a Caio Mamilio; nobile-? 
Somano .. 

V abit» 



r#a ICONOLOGIA 

L' abito poi fuccinto , e palliato , nemmeno è da nobili Romani fa- 
pendofi che andavano togati ; anzi, come detto abbiamo , il rovefcio di tal Ma- 
daglia rapprefenta un povero mendico, vettito di fritti , e vili panni, con le 
bifaccia al fianco, e col battone in mano per appoggiarti ; così appunto 
è defcritto nell' Odittea 17. -da Omero , Ulifse quando parla ad Eumeo, 
acciocché lo riconduca , . come guida alla patria , con tali Pentimenti 
di parole . 

Hunc autem refpondens allocutus efl prudens Vlijfes . 

Cognofco , mente temo , b<sc jam intelligenti jubes ; 

Sed eamus , tu autem pofiea a/fiduè due . 

Da autem mihi ficubi vaculum incifum efl., 

Vt 'militar , qmniam dicitis nitide lubricam effe miai» . 

Dixit , & circum bumeros deturpem impofuit peram . 

Denjìs fcrutìs rimofam , tortilis mero erat funis . 

EunutHs autem ei baculum gratum dedit . 

Hi imerunt , flabulum autem canes , & pajlores miri : 

Cujìodiebant a tergo manentes ; ine autem in Cimitatem duxit Uggeri» 

Tauperi trifli fìmilem , & fenì 

Baculo innitentem,hxc autem triflia circum corpus mejlimenta indutus erat , 

Più abbatto riferifee Omero quando il Cane Argo lo riconobbe dopo 
venti anni : 

Canis autem , caputque , & aures jaciens elevamit . . 
• ^irgus VlyJJìs laboriofi , quem jam quondam ìpfe nutrimit . 

E dopo altri fei verfi : 

Illic Canis jacebat <Argus plenus ricìnorum , 

Jam tane fiatim agnomit Vlyjfem prope euntem . 

Cauda quidem hic adulatus efl, & aures dejecit ambas, 

E poco più fotto : 

*Argum aurem rurfus Varca accepit nigra mortis « 
Cum primum njidiffet Vlyffem migefimo in anno . 

Dimodocchè il Cane in quella Medaglia non è altrimenti fimbolo della 
fedeltà , come dice Pierio , ma figura materiale del Cane Argo . Seconda- 
riamente quel fìmulacro non è Cajo Marailio mifuratore , ma Ulitte in_» 
abito da poverello . Terzo non tiene in mano una canna dirtinta in più 
nodi , per mifurare , ma un battone per appoggiarli . Quarto , Pierio pigli* 
Mercurio , {colpito nel diritto di 'detta Medaglia , per fìmbolo della Con- 
cordia 1 che ne deve feguire dopo la limitazione della Mifura « nel che_* 

pari- 



r o m o Qv a r r o. 145 

parimente erra , elfendo in quello impronto Mercurio, figura dell'eloquen- 
za , e fapienza di Ulilfe , al quale Mercurio fuo protettore diede ( come 
canta Omero nella io Odifsea ) contro gl'incanti di Circe , 1' erba Moli 
difficile a fcavarfi , della cui difficoltà Plin. lib. 25*. cap. 4. la qual' erba è 
geroglifico della Capienza , ed eloquenza , che difficilmente dagli Uomini fi 
acquiita , colia quale Ulilfe potò fare referenza agi* incanti di Circe , cioè 
a' piaceri, ed alle fenfualità , mediante il dono di Mercurio , dono di elo- 
quenza , e fapienza : per quello rifpetto è Mercurio imprefTo in detta Me- 
daglia , non per fegno della Concordia , che fegue dopo la Mifura : elfendo 
dunque tal' errore in detta figura di Pierio , ne formareaio noi- quell'altra» 

MISURA. 

Dello Steffo . 

DOnna di grave afpetto . Nella mano delira tenga la mifura del piede 
Romano , nella finillra la quadra col compaffo . Sotto a' piedi la de- 
cempeda , cioè la pertica , che contiene io. piedi . Vicino alla pedana_j 
della velie la livella dritta , col perpendicolo , piombo itelo , che pende. 

La Mifura è ciò, che eoi pefo , colla capacità, con lunghezza, altez- 
za , ed. animo fi termina , e finifce ; così definita da Ifidoro , e da altri 
Autori : Menfura efi quidquid pontiere » capacitate , longitudine , altitudine , ani- 
moque finitur . 

Varj inventori di mifurare da varj Autori nominati fi trovano , ciò av- 
viene [ per quanto giudica Polidoro Virgilio ~\ perchè molti in dìverfi 
paefì ne fono fiati primi inventori . Eutropio nel libro de' Gefii de' Ro- 
mani cap. j. dice , che Sidonio fu inventore de' pefi , e delle mifure » 
mentre Procace tra gli Albani , Aza nella Giudea , e Geroboam in Gern- 
falemme regnavano j ma è facil cofa , che intenda di mrfure di cofe li- 
quide, e minute. Gelilo citato da Flinio lib. 7. cap. 5*6., attribuifee l'in- 
venzione delle mifure a Pallamede , e Plinio a Fidone Argivo » che fu il 
decimo Principe degli Elei , dopo Ercole potentiffimo fra tutti gii altri dì 
fuo tempo , per quanto riferifee Strabone lib, 8. , dove nomina la mifura 
Fidonia , la quale fenza dubbio era di cofe liquide, e minute, fé ponia- 
mo mente a quel paffo dì Teofrailo ne' caratteri Etici, nel titolo dell'im- 
purità de' cóllumi , quando tocca quelle fozze , e fpilorce Pedone , che_> 
colla mifura Fidonia , fatta di (lagno , di ferro , o di altra materia » che-» 
col martello fi poffa ammaccare , e piegare in dentro , fotto il fondo , ac- 
ciò tenga manco , mifurano a quelli di cala il vino, o altro liquore: Tbi~ 
donìa menfnra fi quid meliatm eam adhibet » chjus fit fimdum colli 'fum , <&■ iw*- 
trorfus adaUum ; domefticis jkis demenfnto ipfe , per quam fiudiosè tadens meti- 
tur ; dal qual tefio apparifee , che Fidone folfe inventore di mifure di 
cofe liquide , e minute ; non di mifure di cofe (labili , e di fpazj locali» 
ria noi figurate ; però con diitiazione ci è parfo conveniente ragionarne * 

atte- 



U4 ICONOLOGIA 

attefocchc gli tiramenti , che rapprefentano la nofira figura , fono <fi Gee- 
mètrla , la qual Geometrìa , altro non vuol lignificare , che mifura di terra? 
Geometria latine dicitur teme dimenfio , dice Cafiiodoro Senatore nel capitola 
della Geometrìa, ove narra» che il primo, che mifurafle , e partine la_j 
terra , fu 1' Egizio : Trimum v/Egyptius dominiis propriis fertur effe partitus , 
CHJìis dijciplinx magiflri raenfores ante dicebantur : qua! folTe quello Egizio tro- 
va.fi in Erodoto lib. 2. chiamato Sefotlre , da alcuni Sefofe, difcefo dall' A- 
rabia 9 Re di Egitto , il quale diltribuì ad ogni fuo Vatfallo una egual por- 
zione di terra, e v' impofe un dazio da pagarli ogni anno, e fé a qual- 
cheduno gli folfe fiato fminuito il terreno dalle ^inondazioni , il Re man- 
dava a mifurare il danno dato , acciò fecondo la taffa fi difalcaùe , e fmi- 
nuifse il dazio : di qui la Geometrìa , e la Mifura ebbe origine , la quale 
pafsò poi nella Grecia : *Ah hoc P^ge in omnes o/F.gypùos di/partita foli qua- 
drati (equa portione viriti»: per fortem data ; atque bine proventus infittati impo- 
rta certa penftone , quam UH quotarmi* folverent : quod fi cujus portìonem allu- 
sione Flumen decurtaffeh is adiens P^egem , rei qu£ contigerat certiorem faciebat : 
%ex ad pradium injpiàeaiunt miitebat , qui metìrentitr quanto deterius faSlum* 
effet , ut ex refiduo proporzione taxatum veEligal ponderetur , atque bine Geome- 
trìa otta videtur in Grxcìam tranfeendiffe : onde il Cardano nell' Encomio del- 
la Geometrìa, tralafciando d' invefiigare il fuo inventore -, dice , che fola 
Talete Milefio portò dall'Egitto in Atene la Geometrìa , la quale, fecondo 
lo fieflò Cardano , piglia il nome .dalla Mifura della terra i Geometria no- 
mea fuum a terra menfura fufeepit , la qual Mifura , fecondo Giufeppe Sto- 
rico nel primo delle Antichità cap. 4. ebbe più antica origine ; poiché Caino 
primo figliuolo eh' Eva partorì , divife la terra , pofe i termini , e edificò 
Enoch Città, nominata nel quarto della Genefi , la quale fenza regole , im- 
itare, e Geometrìa edificar non fi deve; perciò alcuni applicano a lui quel 
verfo di Ovvidio , nel primo delle Metamorfofi ; 

■Cautus bumum longo jtgnavìt limite Menfor.. 

E* la mifura figurata da noi con illromenti -, che fcelpiri fi veggon® 
nelle antiche ifcrizioni de' Romani , e primieramente fé le dà nella man 
delira il piede Romano , principal mifura , dalla -quale tutte le altre fi de- 
rivano -, come la fuddetta Decempeda , Viva -, cubitum , Orgia mifura di 
fei piedi , & Tletrum mifura di cento piedi, ed altre, che nomina Budeo 
nel luogo citato , e con quelle niifure de' piedi fi mifuravano le miglia , 
gli jugeri , e lo lladio , che era di feicento piedi , 1' ottava parte di un 
miglio, che è 125. palli , e il palio contiene cinque piedi ; il piede poi, 
ficcome riferifee Demetrio Alabaldo de Menf.ms , Ermolao Barbaro ìilj 
Plinio lib. 35. cap. .14. e Budeo nella iliade tta legge era compoito di fe- 
dici dita , la grandezza fi vede oggidì nel Palazzo dell' Eminentilfimo 
Cardinal Farnefe , in quella iscrizione di Cajo Giulio Ermes mifura tore « 
nella quale apparite una linea concava , alta appunto xvi» dita, dove era 
la mifura di metallo, che poi è ltata levata via ; ma vedefi in illampa oen 

dillinta. 



T M QV A R T G. 14^ 

diftinta nelle ifcrìzioni dello Smezio, con gii fpartimenti delle fedici di- 
ta , la quadra da' Latini , detta norma , è di tal forma . 7 . Vi è un' altra 
norma emendata invenzione di Pitagora , di che Vitruvio lib. 9. cap. 2. 
fopra il comparto a tutti noto non accade far dimora . La Decempeda , ov- 
vero pertica è porta dallo Smezio a carte 95. num. lì. in forma lunga « 
e rotonda , fotto 1* ifcrizione 1 che comincia 



T. STATILIO. VOL APRO MENSORI jEDIFICIORUM. 
VIXIT. ANN. XXII. M. Vili. D. XV. 



Era flromento de' Mifuratori di Edifici > e di Architetti , che ancor 
citi colle mifure fi regolano . Cicerone nella Orazione prò Milone : Cum 
JdtcbiteBis , <& Decempedis iiillas multorum » bortofque peragrabat . Acrone 
fopra quelli verfi di Orazio lib. 2. de Ode 15. 

nulla Decempedis 

Metata privatis : opacam 
TorticHs e.xcipiebat ^irclon . 

Le defcrive in quello modo : Decempeda regala ejl Decempedum » ai 
(j'ios ab ^irtificibus fabriae menj'ura colligitur . Contuttociò, non folo racco- 
glievafi la mifura delle fabbriche , e edifizj colla Decempeda , ma ancora 
di altre cofe , di terreni , di foffi , di campi militari ; portavafi con altre 
mifure negli eferciti , per ordinare il campo , e difegnare i luoghi , per 
piantare i padiglioni ; a quello effetto andavano un pezzo avanti alla fol- 
datefca i Mifuratori , che atfegnavano gli allogiamenti , fopra i quali fole- 
vano mettere diitintamente il nome di chi vi doveva alloggiare : contuma- 
ce, e reo fi teneva colui , che levato, o mutato averte alcuno di quei no- 
mi porti dalli Mifuratori , fecondo la cofiituzione Imperiale I. prima C. de 
metatis lib. 12. Adriano Turnebo lib. 24. cap. 16. nel fuo giornale riporta 
un tello di Maurizio autore di Milizia Romana , che fa menzione di tali 
Mifuratori , ^inteceffores , qui ante agmen eunt , locaque cafìris metandis ido- 
nea deligunt , &■ vias qua duci exercitus commodè pojjìl , vident . Menfores qui 
loca caflris metandis metimtar . H Vegezio lib. 21. cap. 7. Metatores qui pr<&- 
cedentes lociim eligunt cafìris ; 1' irtelfo abbatfo . Menfores qui in caflris ad pò- 
difmum Aimetiuntur loca , quibus milites tentoria figant , mei bofpitia in Ovitati- 
bus prrsftant . ove la parola Todifmum è mifura di piedi fatta con la De- 
cempeda . Augullo la fece portare a' foldati , che averterò commetfo qual- 
che errore , come narra Svetonio cap. 24. non perchè la Decempeda fof- 
fe ltromento d' ignominia , ma per dare ad intendere , che quel foldato , 
come indegno di portar picche , armi , e alte nella milizia , appena era 
atto a portare la perfica dietrb sititi Mifuratori . Marco Ajttoaiu Saòellico 

T nel 



i 4 <* ICONOLOGIA 

nel detto paflfo di Svetonio , fuor di ragione awih'fce la milura Decempe- 
da , riputandola {blamente da artefice , non da Capitano , e Centurione , 
quaficchè non fia cofa da Capitano il faper di Architettura , per fortifi- 
care i e di Geometria per mifurare i campi della milizia . Adriano Im- 
peradore fu nella Geometria peritiflimo , come attefta Spartiano * e anco- 
ra fi reputò buono Architetto , tanto che fece morire Apollodoro pro- 
feìfore di Architettura, perchè avanti fofle che Imperadore» interponendo il 
fuò parere in prefenza di Traiano , gli diiTe 1' Architetto in disprezzo del 
fuo giudizio : Ita cheto • e va a dipingere delle zucche ; ficcome più a 
lungo narra Dione : Anzi trovanfi nelle Morie i maggiori , e principali 
Capitani di eferciti Mifuratori intelligentifiìmi . Appreilb Livio nella De- 
cade quarta , libro quinto , Annibale giudiziofo giudice nella militare di- 
fciplina dopo Aletfandro , lìima più di ogni altro Imperadore Pirro» perchè 
tu il primo i che infegnatfe a mifurare i campi de' Soldati , e niuno me- 
glio di lui feppe fcegliere i luoghi , e difponere i prelidi . Similmente 
i J rocle Cartaginefe in Paufania lib. 4. vuole che Pirro di fortuna fofle in- 
feriore ad AlefTandro > ma in mettere in ordinanza un efercito più efperto 
dì lui ; della intelligenza di Pirro in mifurare , e ordinare i campi milita- 
ri, ne tocca Plutarco nella fua vita . Abbiamo poi in Vegezio lib. 3. cap. 
8 . che li Capitani , e Centurioni colle proprie mani pigliavano la pertica, 
e mifuravano le foflfe fatte da' foldati intorno al campo , per vedere s' era- 
no larghe abbaflanza , perchè avevano ad elfere , o di nove , o di undi- 
ci, o di tredici , o diciafette piedi , fecondo che vedevano far bifogno 
fecondo le forze de* nemici . Opus hoc Centuriones decempedis metiuntur , »e_> 
minm foderit , aut erraverit alìcujus ignavia . Il Livello con il perpendicolo 
è intagliato nella ifcrizione di Gneo Cofluzio in forma di un* A grande, 
dalla cui fommità cala per Io mezzo , fino abbaCfo egualmente il piombo 
attaccato ad un filo, da' Latini dicefi libella, quali nome derivato da bi- 
lancerà ; fimbolo di giuftizia , per la giustezza , che deve olfervare il Mi- 
gratore , non tanto In mifurare manualmente gli edifici , quanto mimica- 
mente parlando in diltribuire egualmente il fuo ad ogni uno nel mifurare 
i campi , e altre cofe ; ficcome giustamente fi portò Lucio Antonio loda- 
to dall' Oratore nella decima terza Filippica : Cavebat edam L.. Antonio , 
qui fuerat aquiffìmus agri privati , & public i Decempedator : la qual giultez- 
za con equità mantener fi deve in ogni mifura di terreno, di campi , di 
edifici , e in altre mifure , e pei! attinenti alla grafcia , altrimenti il com- 
mercio non va retto , e tutte le cofe fi conturbano , fé nelle mifure Ia_j 
frode corrompe l* integrità . Caffiodoro lib. 1. cap. x. Conflet populi poti- 
dits , ac menfura probabilis , quia cimila turbantur , integriti cum fraudibus mi' 
fceatur . Acciocché foflero note a* Popoli le mifure, e i pefi per la legge 
di Graziauo Imperadore regiftrata nel Codice Teodofiano libro 12. titolo 
6. fi pofero in pubblico le mifure , e i pefi , perchè ciafcuno faper po- 
tere il conto fuo , e non fi poteCTe commetter frode : In jingulis ftationi- 
bus , & menfarx , & pondera publicè collocentur , ut fraudare cupientibus , frau- 
dandi adirti ant poteflatem : e nel medefimo libro , titolo fecondo , la cura 

de' 



TOMO QV A R TO. I47 

ile* pefi » e delle mifure, acciocché il pubblico non patifca danno» fu cora- 
meffa a! Prefetto della Città . San Tommafo nel fecondo libro del reggi- 
mento de' Principi , capitolo quattordici , dice , che li pefi , e le mifure 
fono neceffarie alla confervazione della Repubblica , perciocché con quelli 
fi conferva la fedeltà nel contrattare : onde V Eterno Padre Iddio nel Le 
vitico capitolo diciannove» ordinando a Mosè * che efortafle il Popolo & 
mantenere la giuttizìa , propofe regole della naturai giuftizia ; non fare- 
te , diffe , cofa alcuna iniqua nel pefo , e nella mifura : T^on faciet iniquum 
oliquid in judicio , in regala , in pendere , ó" menfura » flaterj. Julia , <Zr aqud 
fìnt pondera ; juftus modus » aquufque fextarius . Soggiunge il Simanca Ve- 
feovo » conforme a San Tommafo . Ergo reges pondera , <3* menfweas frode- 
te debent populis fìbi fubjetlis , ut reilè fé in commerciti habeant . 

La prefente figura può fervire , non folo per mifura materiale de* liti» 
campi i e edifici , ma ancora per mifura morale » e moderazione di fé me- 
defimo : è certo , che ottima cofa è faperfi mifurare . Menfuram optimum 
ait Cleobolus » Lyndius in re : e Efiodoro : Menfuram firva , modus in re ejl 
eptimus omni : al qual propofito fi poffono fimboleggiamente applicare i me- 
defimì iftromenti » e fpezialmente il piede » ficcome 1' applicò Sotade aa- 
aichiflimo Poeta Greco : 

Et modefius : hoc Dei munus pitta . 
Moderatìo autem vera tunc erit ubi 
Si menare te Tede , ac modulo tuo . 



E' giufto « che ciafeuno fi mifuri colla propria forma , e modello : coa- 
viene mifurar bene fefteflo » e le forze , acciò la perfona non faccia del 
grande, piucchè non è , e non fi metta in imprefe diffìcili » dalle quali 
non pofsa poi ufeirne con onore , ma pofsa mandare ad effetto , ciocché 
con giuffa mifura piglia a fare . 

La Decempcda , che dal piede fi forma , efsendo pertica » colla quale 
pertica fi mifura il terreno , e fi fa lo ftandaglio dì quanto vaglia » come 
apparifee in quella Commedia dell' Ariollo , nella quale Torbido perti- 
catore dice : 



"Poiché io V avrò mifurata , la "Pertica 
Mi dirà quant' ella vai , fino un picciolo • 



è molto proporzionata a denotar la mifura del proprio vivere , e a far 
lo fcandaglio delle fue facoltà, perchè contenendoti molte mifure di per- 
tiche nelli terreni, poffeflìoni, e Ville, dalle quali fé ne cava il vitto • 
fignificarà in quello luogo il faper mifurare le fpefe , allenendoli dalle fu- 
perfluità , e governandoli conforme I' entrata fua » e rendita , che danno 
le raccolte de' fuoi terreni . 

T 2 Ond' 



i 4 8 ICONOLOGIA 

Ond' è quel detto di Perfio: Poeta paffato in proverbio : Mefle tenus pru 
pria vive. Fa le fpefe fecondo la tua ' raccolta , e le tue facoltà : metafo- 
ra prefa dagli Agricoltori , che mifufano le fpefe con l' entrate , che ca- 
vano dalle raccolte delli campi loro , altrimenti non fi può durare > quan- 
do la fpefa fupera il guadagno. .Orazio lib. 2. Satira 3. : Defìtte ctdttm 
majorem cenfu . Lafcia la fpefa maggiore dell' entrata * non ti mettere a 
far quel che non puoi ; ma datti mifura, e norma da fé ftelfo ; della_j 
qnal norma farà figura la quadra , da i Latini detta norma 1 colla quale fi mi- 
fu rano', ed agguagliano gli angoli; e perciò noi colla quadra della ragione 
dobbiamo agguagliare 1' angolo della fpefa , cpll 5 angolo dell' entrata: e 
dobbiamo mifurar bene 1' uno , e 1' altro cantone con la propria .mifura » 
conforme a quel detto di Luciano : Dijadices dimetiarisque propria utrumcp.it 
mi'njura . Sicché devefi Ilare in cervello , e vivere a fegno., che è il compaf- 
f j , col quale dobbiamo mifurare la circonferenza » e apertura della noilra. 
bocca . Giovenale Satira xi. 

* 

Buccf 

jtyjcenda efl menfura fu£ « fpeftandaquc rebus 

In fummis , minimifque etiam , cum Tij'cis emetur ^ 

Ts(e cupias Mullum , cum fìt ubi Gobio tantum 

In loculis : gui enim te deficiente crìimena , 

Et crescente gda manet exitus cere paterno ? 



Ne* quali verfi ci fi da ad intendere , che non fi deve mandare ogni co- 
fa giù per la gola con parafiti , in palli , in banchetti 4 e conviti ; ma 
che ciafcuno deve conofcere la mifura della fua bocca , e che fi deve_* 
riguardare nelle fpefe grandi , e nelle minime ancora ; quando fi compra 
il pefce , fé hai folamente modo da comperare il Gò , pefce da buon mer- 
cato , non desiderare il Mullo , fecondo alcuni la Triglia , che vai più ; 
imperciocché fcemando la borfa , e crefcendo la gola , non fi può fpera- 
re le non efito cattivo , e infelice dell' eredità paterna : riducendofi poi 
in ellrema miferia il diffipatore , è fpregiato , perchè fenza mifura è viifu- 
to. Il livello col perpendicolo, da' Latini detto Libella , tiene anco il fuo 
milHco fentimento , attefocchè col livello fi bilancia, per dir cosi , l'ope- 
ra, facendjfi prova fé ella è retta, giulta , e uguale : così noi parimente 
dobbiamo ponere il livello fopra le noilre opere , e con giulta mira bilan- 
ciare 9 e mifurare la noilra condizione , e lo fiato noltro : 



Oportet autcm juxta fuam quemque conditìonem 3 
Vniuscujttfque rei Jpeftare modurn , 

Difle Pindaro . 

I E perchè 



T M QW A R TO. 149 

E perchè col perpendicolo, pefo di piombo , fi mifura 1' altezza, dob- 
biamo ancora noi mifura re 1' altezza de 1 nuitri penfierì " col perpendicol© 
dell' intelletto , e del giudizio , acciocché non facciamo cartelli in aria . 

6>uìdqnid exceffìt modum 
Tendet inftabili loco . 

Dice Seneca nell' Edipo . Cioè chi eccede il modo , ed è fuor di mifuras 
dipende da luogo inftabile : ma la mifura rende il luogo (labile , e fermo» 
e li penfieri di azioni gravi , mifurati con debita mifura , fi pofsono com- 
portare . . 

S!>ui fua, metìtur pondera, ferrc pote/l . 

Verfo degno di Valerio Marziale . Deve dunque ciafeuno portar feco 
la mifura della ragione per mifurare le operazioni , e regolarfi in quelle 
con debiti modi , acciocché pofla camminare in quella via diritta « giufta , ed 
uguale fenza intoppo alcuno , 




MODE- 



IfO 



ICONOLOGIA 
MODESTIA. 

Dì Cefare Bjp* 




JlfO tic J ti OL 



ùzrù> Orarteli ina/e 



UNa Giovinetta , che tenga nella deftra mano uno feettro , in cima_» 
del quale vi fia un occhio . Veftafi di bianco , e cingali con una_» 
cinta di oro . Stia col capo chino » fenza ciuffo , e fenz 1 altro ornamento 
di tefra . 

S. Agoftino dice , che la Modeftia è detta dal modo , ed il modo è 
Padre dell' ordine : dimodocchè la Modeftia confitte in ordinare , e mode- 
rare le operazioni umane ; e per far ciò, bifogna collocare lo feopo della 
noftra intenzione fuori di ogni termine eftremo del mancamento , e dell' 
ecceflb , talché nelle noftre azioni non ci teniamo al poco , né al troppo, 
ma nella via di mezzo, regolata dalla moderazione, della quale n' è /Im- 
bolo l'occhio in cima dello feettro; perciocché gli antichi Sacerdoti vo- 
lendo con geroglifico lignificare il Moderatore , fjlevano fare un occhio , 
e uno feettro , cofe molto convenienti alla Modeftia , perchè chi ha Mo- 
deftia , ha occhio di non cadere in qualche mancamento , e chi fi lafcia__a 
reggere dallo feettro della Modeftia , sa raffrenare i fuoi penfieri , acciò 
non incorrano nel fwerchio : Mìdejiìa, enim ( fecondo fcrive Ugone Autore 
efemplare ) e/i cultitm , cS* momm , dr omnem nojlram occupationem ultra de' 
feclmn , & citm excejfam filiere . 

La 



TOMO g_v A R ro. iu 

La. Modeftia dunque richiede, che PUcmofcppia moderare fefieffo-, dono 
f articolare di Dio, come Sotade antichiflimo Poeta Greco lafciò fcritto: 

Es mode/lus ? Hoc Dei munits tuta , 

Modeflia prompta tutte aderìt tibi , fi moderaberis te ipfum • 

Il veftimento bianco è fegno di Modeftia , e di animo , il qual con- 
tento delle cofe prefenti , par che niente tenti più avanti ; cjò narra Pie» 
rio Valeriano lib. 4. 

Si cinge la Modeftia con cinta di oro , perciocché ancora le Divine 
lettere » mediante la fuddetta cinta dimoftrano la temperanza , e la mo- 
deftia , per la quale i larghi , e lafcivi defiderj , e sfrenate cupidità fi ri- 
ftringono , e fi raffrenano , informandoli dentro 1' animo una pura modeftia, 
come fi può comprendere dal Salmo : Ernèlaiit , in quel terzetto : Omnis 
gloria ejus fili a B^gn ab intus in fimbris aureis : CircumamiBa "jarktatibus . E 
1' Apoftolo diise : abbiate i lombi voftri cinti di cintoli di oro ; il che alcu- 
ni interpretano per la Modeftia, e fincerità di cuore, colla quale fi raffre- 
nano le parti concupifcibili dell' animo , fecondo Eutimio . 

Sta con il capo chino , per fegno di Modeftia, come fanno le onefte 
Donzelle , e li Religiofi amatori della Modeftia , che con tal fegno * 
eziandio nel camminare , e nelle ricreazioni la dimoftrano per ubbidire 
intieramente al precetto di S. Paolo : Gaudcte : Modeflia veflra fìt nota omni- 
bus homihib'is . 

Efsendocchè chi è dotato di quefta virtù , non va colla tefta altiera ; 
va bene fenza ciuffo , perchè la Modeftia non ammette cofe fuperflue , 
come abbiamo detto : il ciuffo certamente è fuperfiuo , ed è fegno di una 
vana fuperbia ; perciocché con tal palefe altezza , fi viene a manifeftare 
1' alterezza , che nella mente occulta rifiede . Segno manifefto ne danno al- 
cuni animali, che hanno il ciuffo, ovvero la crefta in tefta, i quali fono 
di natura immodefti ; e però Plauto in Captivis , con ragione piglia I' Upu- 
pa , che è sfacciata , e porta il ciuffo , per una meretrice ; così ancora il 
Gallo , in luogo di ciuffo porta la crefta, ed è fempre ardito, perduta la cre- 
fta , diviene umile , e modello , onde il Petrarca contra Gallum , diffe : 
*Aperiat nnne astretti Gallus , & criflam mfoletttia dimittat . Motto imitato da 
Pio II. ne' fuoi commentari lib. ir. ragionando di un Filofofo , Teo- 
logo altiero , che reftò mortificato , difputando in Roma , di cui diffe : 
Crjjhe cecidere fnperbo . Veggafi 1* Adagio : Tollert criftas , ove 1' Autore dice: 
translatum ab avibus criflatis , in quibus crifls ereclioris alacrìtatìs , atque ani- 
morum indicia flint . Sicché il ciuffo è indizio di animo fumofo ; e però la 
Modeftia non lo comporta , e rifiuta ogni altro ornamento di tefta . 



m 



FATTO 



i$% ICONOLOGÌA 

FATTO STORICO SAGRO. 

UMiliatafi la Beatifsima Vergine alla prefenza di Dio per la fingolar. 
grazia ricevuta dell' incarnazione del Verbo operata nel proprio fe- 
no , volle anche far comparire la fua innarrivabil modeitia alla prefenza_j 
degli Uomini , per iitruirli , che quanto fono maggiori i doni , che ellì 
ricevon dal Cielo, tanto più profondamente devono abbaflarfi qui interra. 
S' accinfe pertanto ad un ben lungo , e faftidiofo viaggio per le montagne 
della Giudea , ed andò a vifitare Elifabetta fua Cognata , per feco congra- 
tularfi dell' eflere Ella (lata da Dio con occhio benigno rimirata , e libe- 
rata dall' obbrobrio di una lunga ilerilità ; fenza punto difcorrere del- 
la propria grandezza , a cui e(Ta medefima era irata innalzata * divenendo 
Madre di Dio , e Regina del Mondo . Ma fé Maria non penfava che ad 
umiliarli , ed a nafcoudere il proprio ingrandimento , non mancò Dio dì 
vieppiù glorificarla , con far paleie ciò, che 1' incomparabil modeitia dì 
lei ingegnava!! di celare . 11 Divino Fanciullo , eh' Ella portava nel feno, 
operò con tanta efficacia nell' anima del bambino Giovanni , racehiufo an- 
cora nel ventre di Elifabetta, che egli con rifalti di allegrezza» e di giub- 
bilo diede a conofeere , che prima di ufeire alla luce , vedeva » ed ado- 
rava Gesù Criito nel feno di Maria . L:ica cap. i. 

FATTO STORICO PROFANO. 

AGefilao nel partire dall' Egitto per far ritorno alla fua patria , efTen- 
dofi mortalmente infermato , e vedendoli gii prelfo alla morte , proi- 
bì a' fuoi che in alcun modo non alzaifero in onore di lui immagine , o 
(tatua . Giacché difs' egli , le cofa alcuna degna di gloria ho io operato, 
farà quelto il mio piucche fufficiente monumento ; fé poi no ; tutte Ie_» 
Statue del Mondo non ferviranno ad illullrare la mia memoria . Plutarco 
in Laconici!. 

FATTO FAVOLOSO. 

LA modefliffima Diana elTendo un giorno entrata in un bagno coIIe_» 
fue dilette pudiche Ninfe , fu in tale fiato cafualmente veduta da At- 
teone , che per quei contorni fi era portato a cacciare le fiere . Tanto 
fi vergognò Diana per efsere fiata mirata nuda , che acciocché Uomo glo- 
riar non fi potefse di averla in tal guifa ofservata , lubitamente prefa dell' 
acqua del bagno la fcagliò in faccia al mifero Atteone , trasformandolo in 
Cervo 5 che fu poi come tale dilaniato da' fuoi propri Cani . Ovvia. Me- 
tani, lib. 3. liutai Conte &c 



MONAR- 



TOMO QV A R T 0. 
MONARCHIA MONDANA. 
Dì Cefare tijpa. 



*53 




C3R< 



CU'l-Oitl- ZTIU 



-AforrarvfricLAf ondano. 



Caj^ù> ^jrcmjiz. ■m-ei/'*' 



D 



Onna giovane » ài aipcao altiero » e fuperbo . Sarà armata, e fótta 
all' armatura avrà una faldiglia di color rolfo , e in mezzo al petto 
Kn gioiello , con un diamante ; e per cambio di corona abbia circondato il 
capo da raggi limili a quelli del Sole j ed abbia alli piedi i coturni di or© 
contelH di varie gioje di gran valore . 

Starà a federe fopra di un Globo-terreftre , e che colla delira man© 
tenga quattro feettri , e I* indice della llniltra lìefo in atto di comando » 
con una cartella, ove fia fcrit.o Omnibus mus ; e da la parte deltra vi Ha 
un ferociflìmo Leone -, e un Serpente di fmifurata grandezza, e dalla fini- 
flra alcuni prigioni con corona in capo , incatenati , e ,prolirati in terra » 
con diverfe armi offenflve , trombe, tamburi, infegne , stendardi , coro- 
ne di domrnj , danari , gioje , collane , e altre ricchezze . 

La Monarchia non è altro -, che il Principato di -una fola perfona , e 
viene dalli nomi greci Manos, che vuol dire uno, e *Arcbì , che vuol di- 
re Principato, onde Omero 2. Iliad. SU Dominai unus , mus & Hcx, 

Si dipìnge giovane, efiendocche il Filoibìo nel 2. della Rertorica dice 
che è proprio de* giovani etTere ambi/ioli, altieri, e iepraitare agli ai-tri. 

V Superbia 



154 ICONOLOGIA 

Superbia eft elatio vitiofa , qm ìnferìorem defpiciens » 
Superioribns , & paribus jatagit dominati , 
dice Ugo. 

La dimoftrazione dell' afpetto altiero , e fuperbo , è fegno di appetito 
difordinato della propria eccellenza » la quale fuole cadere per lo più ne- 
gli animi altieri , e fuperbi . 

Si fa armata, per dar terrore , e tenere in ifpaventp altrui j come an- 
cora per efsere pronta a combattere con chi contradire, e contrattar volefie. 

La faldiglia di color rofso, lignifica alterezza, la quale accrefce l'ar- 
dire a chi fopraftare vuole con animo intrepido , e collante . 

Porta in mezzo al petto il gioiello con. il diamante ,- perchè ficcome 
quella gioja ha il nome della indomita durezza , e infuperabil forza , fa- 
cendo refitlenza alla lima , allo fcarpello , come ancora alla violenza del 
fuoco , così parimente il dominatore , con 1' infuperabil durezza dell' ani- 
mo fuo cerca di far refitlenza a qualfivoglia cofa a lui contraria. 

Porta in cambio di corona li raggi fimili a quelli del Sole , per ino- 
ltrare , che ficcome il Sole è iblo , cosi parimente folo cerca di etfe- 
re colui , che prefume di eflfere fopra gli altri , con far che nefluno gli 
fi pofla avvicinare con la villa , non che con la pedona : Onde racconta 
Stobeo ferm. 45;. per bocca di Antonino, che un certo Lydo accodandoli 
a Crefo , gli dilTe : 

Si gemini Soles forent , periculum conflagrationis rerum immineret , ita & i^e- 
gem unum accipiunt Lydi , ditos vero fimnl tolerare non poffunt ; ficché perciò 
rapprefentiamo il foggetto di quella figura , che fia a federe fopra il glo- 
bo terreitre , come folo , e fuperiore a tutti. 

Le fi danno i Coturni , come calciamenti foliti a portarli da Eroi , Prin- 
cipi, e perfonaggì grandi, e per maggior fegno di fuperiorità , e preemi- 
nenza le fi danno che fiano di oro , e cumeiti <ii" varie °ioje di gran iti- 
ma , e valore . 

Tiene colla delira mano quattro fcettri,per dinotare il dominio delle_3 
quattro parti del Mondo . 

Il gello dell' indice della finiflra , e la Cartella con il motto Omni- 
bus unusi è fegno di preeminenza , e di comando . 

Le fi mette accanto il ferociffimo Leone, con il Serpente di fmifura- 
ta grandezza , perciocché Pierio Valeriano libro 15. dei fuoi Geroglifici di- 
ce , che i Serpenti aggiunti , e accompagnati con i Leoni, i quali fi met- 
tevano apprelfo 1' immagine della Dea Ope , lignificavano il dominio di 
tutto il Mondo . 

Tiene per trofei dalla finiflra parte li fuddetti Re di corona incatena- 
ti , e proftrati in terra colle loro fpoglie , e ricchezze , e altre corone de* 
divedi dominj ■> per fegno di Vittoria , e di eflere Monarca , e Dominatore 
di tutto il Mondo . 

.Be' Fatti * vedi Dominio . 

■ '- MONDO 



TOMO Q_V A R T 0. 

M O N . D O . ■ 

Come dipinto dal Boccaccio nel primo libro della Genealogia 
delti Dei , colle quattro fue Tatti . 



15? 




Jtf O 7~L<± O 



PEr il Mondo dipinie il Boccaccio nel luogo citato » e ne' Commenti 
Geroglifici di Pierio Valeriano , Pan colla faccia caprina» dì colore_> 
roflb infuocato , colle |orna nella fronte j che guardano in Cielo , la bar- 
ba lunga , e pendente verfo il petto 5 ed ha in luogo di verte una pelle-» 
di Pantera * che gli cinge il petto , e le fpalle . Tiene con una mano 
una bacchetta , la cima della quale è rivolta in guifa di paftorale , e con 
I' altra la fittola itromento di fette canne . Dal mezzo in giù è in forma_o 
di Capra peiofo , ed ifpido . 

E Silio Italico lo dipinge ancor egli in quella guifa , così dicendo : 
Lieto de le fue felle "Pan dimena 

La picciol coda « ed ha di acuto pino 

Le tempia cinte , e da la rubiconda 

Fronte efcono due brevi corna , e fono 

Le orecchia qual di Capra lunghe » ed irte ; 

V ispida barba fcende fopra il petto 

Dal duro mento , e porta qiteflo Dio 

Sempre m.i verga paflorile in mano 

V 2 Cai 



i%6 ICONOLOGIA 

Cui cinge i fianchi di timida Damma: 
La maculofa pelle il petto % e il dorfo» 

Pan è voce Greca , ed in noftra lingua lignifica 1' Univerfò j onde_» 
gli Antichi volendo lignificare il Mondo per quella figura > intendevano per 
li corni nella guifa che dicemmo » il Sole » e la Luna ; ed il Boccaccio nel 

fopraddetto luogo vuole , che i detti corni rivolti al Cielo inoltrino i 
corpi celelti , e gli effetti loro nelle cofe- di quaggiù . 

La faccia rolla » ed infuocata fignifica quel fuoco puro » che (la fopm 
gli altri elementi * in confine delle- celefta sfere ^ 

La barba lunga , che va giù per il petto , moftra che i due elementi 
fuperiori , cioè 1' aria , ed il fuoco , fono di natura , e forza mafchile j e 
mandano le loro impreffioni di natura femminile . 

Ci rapprefenta la macchiata pelle» che gli cuopre il petto» e le fpaU 
le » 1' ottava sfera » tutta dipinta di chiariflime (telle » la quale parimente 
cuopre tutto quello che appartiene alla natura delle colè. Eufebio Iilx j. 
cap. j. nella preparazione » dal quale tutti gli altri hanno levato » piglia_» 
la pelle varia di Pantera , per la varietà delle cofe celelti . Tiene fimile 
figura di Pan» (Imbolo dell' Univerfo» elfere invenzione de' Greci, a cui 
diedero le coma » per cauta del Sole » e della Luna . 

La verga dimollr* il governo della natura , per la quale tutte le cole 
( maffime quelle che mancano di ragione ) fono, governate » e nelle fue 
operazioni fono ancora a determinato' fine * 

Si dimoitra ancora per la verga ritorta P Anno» il quale fi ritorce-» 
in felleflb . Neil* altra mano tiene la (ùlula delle fette canne ,. perchè fu 
Pan il primo, che trovaflfe il modo di comporre più canne infieme con 
cera , ed il primo che la {ùonatfe ancora » còme dice Virgilio, nell'" Egloga 
feconda . 

Si rapprefenta dal mezzo in giù in forma di Capra r pelofo. » ed ifpi- 
do , intendendoti perciò la terra , la qual* è dura » afpra » e tutta difuguar 
le » coperta di alberi ». d' infinite piante ». e di mok' erbe » 



MONDO. 

Come dipinto nel primo libro de* Commenti Geroglìfici 
di Tieria balenano » 

UOmo-» che tenga f piedi in atto di fortezza » con una vette Funga di 
varj colori. Porterà, in capo una gran palla » o globo sferico di oro.. 
Si dipinge cosi ». per inoltrare la fortezza 'della terra *. 
La velie di varj colori dinota i quattro elementi > e Le cofe da ef& 
generate », della, varietà de' quali la, terra fi velie » 

La 



TOMO $ V A R TO. iff 

La palla sferica di oro lignifica il Cielo , e il ilio moro circolare . 
Vero è, che Eufebio, per autorità di Porfirio ,• defcrive tal fìmulacro Egi- 
zio colli piedi intorcìati , perchè' non muta luogo ; eoa velie lunga , e va- 
ria , per la natura varia delle nelle : e-, con palla di oro , perchè il Mondo 
fteflb è rotondo : di oro diremo noi , come fìmbolo della perfezione , per 
la perfetta Architettura , che è nella mirabil faborica dell' Univerfo fatta_» 
da perfetto architetto Creatore del '<-ielo , e della Terra. 

Volendo gli Egizj [ come narra Oro Apolline j fcriver il Mondo, di- 
pingevano un- Serpe» che divorane la £ua coda, e il detto Serpe era fi- 
gurato di varie fquamme , perle quali intendevano le ltelle- del Mondo, ed 
ancora per etTer quello animale grave * per la grandezza, fua intefero la_» 
Serra - y è parimente sdruccioiofo , perilchè diflero eh.' è fìmile all' acqua ;. 
muta ogni anno inficine colla vecchiezza là pelle , per la qual colà fa- 
cendo ogni anno il tempo mutazione nel Mondo , divien giovane .. 

.Si rapprefenta che adopri il fuo corpo per cibo, queflo fìgnifica tutte 
le colè i le quali pei' Divina provvidenza fono governate nel Mondo » 




EUROPA 



158 



ICONOLOGIA 

EUROPA. 

Una delle Parti principali del Mondo 
Di Cefare Sjpa. 




J£ %LJ- o tC £t- 



DOnna ricchiflìmamente vcftita di abito reale di più colori , con una_-. 
corona in teda, e che fieda in mezzo di due cornucopia incrocciati: 
1' uno pieno di ogni forca di frutti , grani , migli • panichi - riiì , e fimili, 
e l' altro di uve bianche , e nere . Colla delira mano tiene un belliffimo 
Tempio ; e col dito indice della finiftra mano moltri regni , corone di- 
verfe , feettri , ghirlande - e fimili cofe , che le ftaranno da una parte , e 
dall' altra vi farà un Cavallo con trofei» e più forta di armi . Vi farà an- 
cora un libro , e fopra di eflb una Civetta , ed accanto diverfi firomenti 
muficali , una fquadra , alcuni fcarpelli , ed una tavoletta , la qnale foglio* 
no adoprare i Pittori, con diverti colori fopra , e vi faranno ancora al- 
quanti pennelli . 

Europa è prima , e principale parte del Mondo , come riferifee PIinÌ3 
nel terzo libro , capitolo primo ; e tolfe quello nome da Europa , figliuola 
di Agenore Re de' Fenici , rubbata - e condotta nell' Ifola di Candia_j 
ci Giove . 

SI 



T M QV A R ? 0. tip 

Si vefte riccamente di abito reale , e di più colori » per la ricchezza, 
che è in efia , e per efifere ( come dice Strabone nel fecondo libro ) di 
forma più varia dell' altra parte del Mondo . 

La corona , che porta in tetta , è per moitrare , che I 1 Europa è fìat'*—» 
Tempre fuperiore , e Regina di tutto il Mondo . 

Si dipinge che fieda in mezzo di due corni di dovizia , pieni di ogni 
forta di frutti , perciocché , come dimoilra Strabone nel luogo citato di 
fopra , è quella parte fipra tutte le altre feconda , e abbondante di tutti 
que' ben/ , che la natura ha faputo produrre , come fi potrà vedere da al- 
cune fu e parti da noi defcritte. 

Si rapprefenta che tenga colla delira mano il Tempio , per dinotare» 
eh' in lei al prefente ci è la perfetta , e verilfima Religione , e fuperiore 
a tutte le altre . 

Moltra col dito indice della finiltra mano regni , corone , feettri , 
ghirlande , ed altre fimili cole , effendocchè nel!' Europa vi fono i mag- 
giori j e più potenti Principi del Mondo ; come la Maettà Cefarea , ed il 
Sommo Pontefice Romano , la cui autorità fi ltende per tutto , dove ha_j 
luogo la Santifiima , e Cattolica Fede Criftiana , la quale, per grazia del 
Signor Iddio , oggi è pervenuta fino al nuovo Mondo . 

11 Cavallo , le più forta di armi , la Civetta fopra il libro , e i diverfi 
firomenti muficali , dimottrano che è fiata . fuperiore alle altre parti del 
Mondo, nelle armi, nelle lettere, ed in tutte le arti 'liberali . 

Le fquadre , i pennelli , ed i fcarpelli , lignificano aver avuti , ed avere 
Uomini illutfri , e d' ingegni prefiantiflimi , sì de* Greci , Latini , ed altri 
eccellentilfimi nella Pittura', Scultura, ed Architettura. 



EUROPA DA MEDAGLIE. 

Dì Gio: Zarattino Cafldlini . 

EUropa , figlia di Agenore Re di Fenicia , fu portata nell* Ifola di 
Candia da Giove, in forma di Toro, come fingono i Poeti, fpezial- 
mente Ovvidio , però nella Medaglia di Lucio Volte jo Strabone è figurata: 
Donzella fopra un Toro corrente per terra , non per acqua , e vi Ita 
a cavallo con una gamba di qua , e P altra di là , febbene per fianco vol- 
tata con la faccia verib la groppa , comecché rifgnardi il luogo donde_j 
fi parte . Colla delira alzata tiene un velo , che le fa vela fopra la te- 
tta , e la circonda di dietro , fino fotto la cintura , dove colla mano fini- 
ltra , appoggiata alla fchiena , tiene 1' altra fommità del velo . Sotto il 
Toro tra le gambe , vi è dillefa una foglia unita al fuo tronco , alquan- 
to alto . 

Ne' Geroglifici aggiunti da Celio Augufto , lignifica V anima dell' 
Uomo, portata dal corpo nel corfo di quella vita , o nel Mare di quello, 

Mondo 



iSo ICONOLOGIA 

Mondo, e nondimeno elsa la patria, che ha kfciato, cioè Dio Creator?, 
con avidi occhi rifguarda. E quello è quel platonico circolo dell'anima * 
e quel moto della ragione » quando la mente noilra rivolta daNe cole Di- 
vine -, al penfare alle umane, e create, finalmente alla contemplazione di 
Dio ritorna . 

La foglia col tronco alto , Cotto il Toro , tra le gambe , è figura..» 
d'Italia, che (la nel feno di Europa, fondamento, e ornamento principa- 
le di lei ; la quale Italia prefè il nome da' Tori , che Itali fi chiamava- 
no dall' antica Grecia , fecondo Timeo in ¥arrone , ed in Sello Pompe© 
abbiamo , che i Vitelli furono detti Itali : Vitali entm Itali funt ditti . 
Plinio nel Terzo libro .» cap. j. dice -, che Italia fi afsomiglla molto alla 
foglia di quercia, più lunga afsai , che larga.; ficcome è la foglia impref- 
fa nella fuddetta Medaglia . 

•Il tronco alto è figura ddle Alpi , dalle quali comincia i' Italia * 
Giulio Solino , cap. 8. Italia umverja confurgit a ^Jugìs bipiani . 

Più lotto: Similis q'terno folio , feilieet proterìtate ampliar •, tpiam latitu- 
dine . Tal figura dipinte in verfi Claudio Rutilio *iel fuo Itinerario a libr« 
fecondo» 

Italiani rerum dominami qui cingere "jifu* 
Et totam panter cernere mente miti s 



Inveniet quernte jìmìlem procedere fronM 
<Anatam laterum conveniente finn . 

• 
Polibio non tralasciò di lodare l' Italia , dall' abbondanza dì ghiande^ 
prodotte in divedi luoghi da molti bolchi di quercie , per nutrimento de 11 
Porci a' facrificj ■, ad ufo privato , ed a necefsario apparecchio per gli 
eferciti , attefocchè il numero degli Uomini armati di tutta Italia indenne 
era di fettecentomila Pedoni, e da fettantamila Cavalli al tempo di Poli- 
bio . Altri afifomigliano Italia ad una lingua ; altri ai un' aguglia , che dal- 
le fue bafi caduta , fi ftenda in terra per lungo , ma vi bifognerebbe po- 
nete in cima una mezza Luna ; poiché Plinio dice , che Italia neHa cima 
firrifee in forma di uni targa di Amazone, la quale era lunata ; però mol- 
to bene 1' aflfomigliano ad un pefee lunga , colla coda biforcata , Il capa 
del pefee , tipo delle Alpi, il corpo fiorile lungo, e largo nel principio, 
che fi va rillringendo nel fine . La coda biforcata è figura defle due corna» 
per i golfi lunati . Leucopetra , capo delle armi a mano diritta , e Laci- 
nio , capo delle colonne a mano manca ■; un corno rifguarda il Mare Jonio, 
e P altro il Mare di Sicilia . La fpina , che dal capo alla coda va per 
mezzo del pefee , raifembra I' Appennino , che dalle Alpi palla per mez- 
eo di tutta 1' Italia . Pio Papa II. ne' Commentari : ^ippennims mons efi 
altij/ìmus , qui ab %Alpibns defcendens univerfam Italìam perairrit , Ciò fia_» 

detto 



TOMO QV A R TO. ìéi 

detto per intera dichiarazione di quella foglia polla tra le gambe del Tu- 
ro , figura d' Italia , capo di Europa. 

EUROPA, 

T^ella Medaglia di Lucio Valerio» 

DOnzella a federe fopra un Toro , che per terra di patio cammina . 
La Donzella fìa colla faccia verfo la telta del Toro , colla finiftnu» 
diftefa fopra il collo del medefimo Giumento -, e colla delira alzata . Di 
dietro tiene un velo-, che le fa vela fopra la teda-, ed innanzi al contrario 
dell'altra. Il Toro, fecondo alcuni , è figura della Nave) che aveva per 
inlegna, un Toro bianco , nella quale fu portata Europa in Candia 5 e ma- 
ritata con Giove 5 o con Aìterio , o Santo Re , come altri fcrivono . Il 
velo gonfio in aria è legno della vela di quella Nave » che portò 
Europa . 




X 



ASIA 



\6i 



ICONOLOGIA 

ASIA. 

Di Cefarc Xjpa* 




Carle JVtxripttL delirate 



J± S i- 



Ccn~/o ^r-rtnrit Tri fife 



DOnni coronata dì «na bcllì/fima ghirlanda di vaghi fiori » e di diverfì 
frutti contefta . Sarà veitita di abito ricchifiimo , tutto ricamato di 
oro , di perle , e altre gioje di ltima . Nella mano delira avrà ramufcel- 
li con foglie , e frutti di caffia , di pepe , e garofani , le cui forme fi po- 
tranno vedere nel Mattiolo . Nella finifira terrà un belliflìmo , e artifizio- 
fo incenfiero, dal quale fi vegga efalare affai fumo. Appretto la detta Don- 
na vi Itarà un Cammello a giacere tulle ginocchia, o in altro modo , come 
meglio parerà all' accorto , e difcreto Pittore . 

L' Afia è la metà del Mondo , quanto all' eftenfione del paefe , eh' 
ella comprende ; ma quanto alla divifione della Cofmografia » è folo Ite» 
terza parte di elfo Mondo . 

E' detta Afia, da Afia Ninfa, figlia di Tetis , e dell'Oceano, la qual 
vogliono che tenefse 1' Imperio , sì dell' Afia maggiore , come della^» 
minore . 

La ghirlanda di fiori , e frutti, è per lignificare , che 1' Afia ( come 
riferifee Gio. Boemo ) ha il Cielo melto temperato, e benigno; onde pro- 
duce , non folo tutto quel che fa meftiero al vivere umano , ma ancora 
ogni forte di delizie ; perciò 11 Bembo , così di lei cantò : 



TOMO QV A R T ». i<?£ 

T^ell' odorato , e lucid' Oriente 
Là [otto il vago , e temperato Cielo , 
Vive una lieta , e ripofata %ente , 
Che non /' offende mai caldo , né gelo . 

L' abito ricco di oro , e di gioje conteflo , dimoftra. non foio h co- 
pia grande , che ha di effe quella feliciflima parte del Mondo ; ma anco* 
ra il coltume delle genti di quel paefe, perciocché, come narra il foprad- 
detto Gio. Boemo, non folo gli Uomini , ma le Donne ancora portano 
preziofi ornamenti, collane» maniglie, pendenti , e ufano altri divedi ab- 
bigliamenti . 

Tiene colla delira mano i rami di varj aromati ; perciò è I' Alia di et 
si così feconda , che liberamente gli diltribuifce a tutte le altre regioni . 

Il fumante Incenliero dimodra li foavi , e odoriferi liquori, gomme» 
e fpezie , che producono diverfe Provincie dell' Alia : laonde Luigi Tan« 
(ìlio dolcemente cantò . 

E fpìravan foavi *Àrabi odori . 

E particolarmente dell' incenfo ve n' è in tanta copia , che balìa abbondan- 
temente per i fagrificj a tutto il Mondo , 

Il Caramello è animai molto proprio dell' Alia » e di elfi fi fervono 
piucehè di ogni altro animale . 

ASIA. 

DOnna in piedi , che nella finifìra tiene tre dardi . In una Medaglia di 
Adriano , difegnata da Occone ab Vrbe condita 876". vien ancora di- 
fegnata nell' iltelfo luogo : 

Dunna in piedi . Nella delira ha un Serpente» nella finiitra un Timone . 
Sotto i piedi una Prora » colla parola ASIA . 




X 2 AFRICA 



**4 



ICONOLOGIA 
AFFRICA 




UNa Donna mora, quaft* nuda . Avrà li capelli crefpi , tenendo in ca- 
po* come per cimiero» una teda di Elefante . AI collo abbia un filo dì 
coralli , e di elfi alle orecchia due pendenti . Colla deftra mano tenga una 
Scorpione i e colla Anidra un cornucopia pieno di fpighc di grano . Da 
un lato appretto di lei vi farà un ferociffimo Leone , e dall' altro vi fa- 
ranno alcune Vipere » e Serpenti velenofi . 

Affrica, una delle quattro parti del Mondo, è detta Aurica, quali apri- 
ca , cioè vaga del Sole » perchè è priva del freddo , ovvero è detta da Afro» 
uno de* difcendenti di Abramo » come dice GiofefFo . 

Si rapprefenta mora , eflendo 1' Affrica fbttopofta al mezzo dì , e par- 
te di efsa ancora alla zona torrida ; onde gli AfFricani vengono ad eisere 
bruni , e mori . 

Si fa nuda » perchè non abbonda molto di ricchezze quello paefè . 

La teda dell* Elefante fi pone , perchè così da fatta nella Medaglia dell* 
Imperadore Adriano , efsendo quelli animali proprj dell' Affrica , quali me- 
nati da quei popoli in guerra , diedero non fblo meraviglia, ma dapprin- 
cipio Spavento a' Romani loro nemici » 



ì capelli 



TOMO QV A R T O . \6.i 

I capelli neri , crelpi , ed i coralli al collo , ed alle orecchia » fono or- 
namenti loro proprj morefehi . 

II ferociffimo Leone , lo Scorpione , e gli altri velenofL Serpenti , di- 
moitrano , che nell' Affrica di tali animali ve n' è molta copia , e fono- 
infinitamente velenofi ; onde fopra di ciò così dic« Claudiano; 

t^amque feras aliìs tellus Maurujìa dmum 
TrSuit e buie foli debet ceu lUia tributiti» a 

E Ovvidfo nel quarto delle Metamorfofl z 

Cumque fuper Lybicas vitlor penderet arenas 
Corgonei capitis guttx cecidere cruenta. .. 

Il cornucopia pieno di fpighe di grano denota 1* abbondanza , e ferti- 
lità, frumentaria dell' Affrica , della quale ci fa fede Orazio ; 

§>uicqnid de Lybicis <vertitur areis „ 

Gìo. Boemo nella detta definizione » che fa de' cofiumi , leggi , e 
uCanze dì tutte le genti, dice, che due volte 1* anno gli Affricani mietono; 
le biade ? avendo medefim amente due volte nell' anno 1' eltate, 

£j*« burnus exceptas varios anìmam in angttes» 
Vr.de frequenr ili a efi -, infe/ìaque terra colubrìs » 

AFFRICA. 

Dònna » che colla finilìra trene un- Leone legato eoa una fune . Me- 
daglia di Severo, deferitta da Occone ab Vrbe condita 948. e 960. 
Nella Medaglia di Adriano tiene uno Scorpione nella deftra . Sta auìfà in ter- 
ra. Nella finilìra ha un cornucopia . V Affrica colla probofeide in tefta di Ele- 
fante , vedali in Fulvio Orfini nella gente Ceiiia , Eppia , Norbana ;. e nella 
Medaglia di Q; Cecilio Metello Pio « 




AMERICA 



166 



ICONOLOGIA 

AMERICA. 
Dì Ceftre Hip*. 




DOnna ignuda , di carnagione fofca , di giallo color mìfto « di volto 
terribile » e che un velo rigato di più colori , calandole da una__s 
fpalla a traverfo al corpo , le copra le parti vergognofe . 

te chiome faranno fparfe , ed attorno al corpo fia un vago , ed arti- 
fìcio fo ornamento di penne di varj colori . 

Tenga colla finiilra mano un arco , e colla delira mano una frezza . Ab- 
bia al fianco la faretra , parimente piena di frezze .Sotto un piede tenga una 
tefia umana , pacata da una frezza; e per terra da una parte farà una Lu- 
certola , ovvero un Liguro di fmifurata grandezza . 

Per effere novellamente fcoperta queita parte del Mondo , gli antichi 
Scrittori non polfono averne fcrìtto cofa alcuna ; però mi è fiato duopo 
veder quello , che i migliori Storici moderni ne hanno riferto , cioè il 
Padre Girolamo Giglui , Ferrante Gonzales , il Boterò , i Padri Gefuiti ; 
ed altresì di molto profitto mi è fiata la viva voce del Signor Faufto Run- 
ghefe da Montepulciano , al quale per fua benignità , e cortesia è piaciuto 
darmi di quello Paefe pieno ragguaglio , come Gentiluomo peritiifimo * 
che di Storia , e di Cofmografia nuovamente ha mandato in luce le_» 

Tavole 



r o m o qv a r r o. \6 7 

Tavole di tutte le quattro parti del Mondo, cogli elogj dottiffimi a ciafcuiaa 
di e(Te . 

Si dipinge fenza abito , per eflere ufanza di que' Popoli di andare_» 
ignudi . £' ben vero , che cuoprono le parti vergognofe con diverfi veli di 
bombace , o di altra cofa . 

La ghirlanda di varie penne è ornamento, ch'eglino fogliono ufare , 
anzi di più fogliono impennarli il corpo in certo tempo , fecondocchè 
viene riferito da' fopraddetti Autori . 

L' arco , e le frezze fono proprie armi , che adoperano continuamente» 
sì gli Uomini , come anche le Donne in affai Provincie . 

La tefta umana (otto il piede apertamente dimoftra di quefta barbara 
gente eflere la maggior parte ufata pafeerfì di carne umana ; perciocché 
gli Uomini da loro vinti in guerra gli mangiano , così gli fchiavi da loro 
comprati , e per diverfe altre occasioni . 

La Lucerta , ovvero Liguro , fono animali , fra gli altri molto notabili 
in que* Paefi , perciocché fono così grandi , e fieri , che divorano non_j 
folo gli altri animali ; ma gli Uomini ancora . 




MONDO 



i58 ICONOLOGIA 

MONDO, 

Come uno de' tre noftri nemici . 
Del P. Fra Vincenzio I{icci M* 0, 

UOmo ignudo -» ma coperto nelle partì pudende . Di dietro tienej 
una palla . Avanti tiene una beiHa formidabile con tre capi , che 
eammina per ftrada agevole , e bella , ma nel fine ritrova il periglio , aven- 
do un vafo di veleno in mano . 

Il Mondo è uno de nostri nemici capitali , che continuamente procac- 
cia guerra alle anime noltre , e quanto più è profperofo più offende ■•> e 
quanto è più. in -borafca più giova, e meno nuoce difpreggiandofi da noi , 
e quanto addiviene con travaglia E' dunque quello Mondo A\z maniera del 
mare -, eh' è così perìcolofo nei pattarlo-, e navigarlo, ma differente in^^s 
quello , che più bonaccia, più fommerge, e quanto più quieta nelle pro- 
fperità , più uccide le genti ; è ancora come i luoghi paludofi , ove fo- 
no le nuvole , e i vapori , che perciò vi è ofeurità , e aria cattiva ; i_g- 
^ì in lui , quando vi fono i vapori di peccati , ed errori , cagionati per 
le occafioni , eh' egli dona a' mortali, ne viene l'aria offenfiva della di- 
fgrazia di Dio, e per tal ofeurità né anco fi conofee , ne fi vede . Oh 
mi-feri , ed infelici mortali -, che feguono Mondo si fallace ne' fuoi beni ] 
oh quanto fon ciechi -, e forfennati in camminar dietro a cofa cotanto fal- 
lace , coni' è il Mondo -, e quanto fi riferba in lui ! oh quanto par cola, 
verifimile ad uno , che tal ora ltando nelle morbide piume con tutti i fuot 
agi , e ripofi dormendo , fi fogna di elfer giunto ad una grandezza , ad 
uh officio grande -, o ad un titolo fupremo ! ecco , che infra il fonno Ccn~ 
Te contento, e piacere , e par eh' inviti tutti i fuoi amorevoli a fileg- 
giare , e a prenderne gioja , ma difa-vventura grande llando nel colmo de* 
contenti , ove giubila cotanto , fi rifeuote dal fonno , ed ecco il me- 
fchino nulla fi ritrova in mano, anzi par , che delufo retti -, per le gran- 
dezze vedute nel fogno folo in apparenza . La vita de' mortali ralfembra- 
mi qual fogno , nel quale veggiono le terrene grandezze , gli onori , ed 
ogni altro di patteggio , ma dettandoci nella morte, niente fi ritrovano» 
folo -caie fognare , e cofe che mai l' aveifero avute . Il concetto è del 
Profeta Reale Pf. 2. v. 20. Veliti fornitura fitrgenrinm Domine in Cimate 
■tua imaginem ip forum ad nihilum redige s . Sono in guifa di dormienti i mor- 
tali , che fi fognano certe immagini , e certe grandezze , poicchè non fo- 
no altro le cofe de! Mondo , che cofe fognate , ma che? Imaginem ip forum, 
ad nihilum rediges . Si rifvegliano giungendo al vigilar della morte , ed ogni 
cofa è niente , fparifeono le grandezze -, le albagìe, i titoli , gli onori, le 
ricchezze , e quanto vi è ; e il peggio.fi è, che qual uomo, che fi fo- 
gno , reltano beffati . Perchè dunque non ifeorgono i feiocchi mondani , che 
il Mondo ; par che faccia mottra di gran cofe, ma nel vero non vi è nulla: 

ogni 



TOMO £IV ARTO. j6> 

ogni cofa è bugiarda "finzione , e apparenza vana , e fé ne vogliamo un_* 
ritratto véro, andianne alia. Samaritana sì vaga de' beni di quella vita, di 
piaceri, di contenti , e di altre grandezze ancora. Si abbattè ella col Sal- 
vatore , che fpregiolla ia maraviglia nel fonte di Giacobbe joa. 4. v. 6. 
"Jefus ergo fatìcatus ex itinere , fedebat fupra fontem . Ove fi compiacque \{ 
noltro Criilo chieder da bere a quella Donna , benché di altre acque ; 
che di quella terra , che fimboleggiavano i beni mondani , egli favel- 
Iafse , Da mibi biltere , il che negogli la difeortefe Donna , ibidem . J>«#« 
modo tu Judeus cum fis , bìbere a. me pofeis drc. Ripigliò il liberalifsimo Re- 
dentore : ibidem fi feires donum Dei, & quis e/I , qui dicit tibi : Da. mibi 
libere : tu forfitan petìffes ab eo , & dediffet tibi aqmm vivam . Rifpofe la. 
Donna , ove caverai queft' acqua per darmi da bere ? ibidem . T^eque in 
quo haurias babes , puteus altus efi : è alto il pozzo; come fi trova pozzo « 
s' è fonte ? ove lìava Grillo . Fatìcatus ex itinere, fedebat fic fupra fontem» 
non è dubbio elfervi grandifsima differenza tra il pozzo, e la fonte; poi 
che in quelli vi vuol fatica grande per cavar 1' acqua , e la fune , e it 
vafo ancora , ma nel fonte 1' acqua è di fopra, fgorga da bella miniera» 
né vi fi richiede per bere vafo , né fune ; ora quefto è 1' inganno dei 
Mondo bugiardo , che inoltra le fue cofe di bella villa , qual fonte di fi- 
nifsimo marmo , con maellrevol lavoro , fa inoltra di fue grandezze , e 
di fuoi beni , che belli paiono qual fonte , in cui forgon in fu con belli 
fcherzi , e giuochi i cristallini umori , che chiunque invitano a gullarli ; 
ma non è fonte , ove fi prende con agio 1' acqua , ma pozzo alto , e 
profondo di affanni , di tormenti , di fatiche , e difagi , che fi foffrono per 
attingerla , e tal fiata ritrovali pozzo , eh' è fecco , e non ha acqua per 
fmorzar la fete , e fé pur ne tiene , è torbida e piena di puzzore . Oh 
che fonte adorno fembrano le ricchezze del Mondo ! che lavorìo bello , oh 
che marmo fininiffimo fi ravvifano le comodità! ma avverti , che è poz- 
zo profondo , non fonte , fabbricato con ruvide pietre di afflizioni , di {ten- 
ti , di dolori , e fatiche , che fi richiedono per farne acquiito ; mira be- 
ne che è pozzo fecco fenz' acque , e fé ve fé ne veggono, fono torbide» 
né vagliono punto , poicchè fotto le ricchezze annidano le miferie , le po- 
vertà , e gli affanni , eflendo chi vigila , ed oGTerva minutamente i ricchi 
per calunniarli , ed adorarli male per rabbiofa invidia ; e gli onori , I« 
grandezze , i gradi , le dignità , e titoli , oh che vaga veduta fanno viep- 
più di ogni ricchiffimo fonte di acque , ma ohimè ! che Tuteus altus e/i ; 
è pozzo alto , e fecco , non fonte , non effendovi acqua di bene , poicchè 
a quei, che afeendono a quelle grandezze , fa meltieri fpender molto, e 
ifuvinarfi , ttar con gravità , attender a corteggi , ltar fui punti , e duelli ; 
in fine fono un pozzo fecco di bene , oppur le colà vi accolgono acque , 
fono torbide , e peitifere e di averfità ., e difaggi , e di pefi infop- 
portabili , elfendo le dignità , e gli uffici carichi , addotfaudo a chi ne è va- 
gò carica di ftnifurata gravezza nelle fatiche corporali , e molte fiate nel- 
la cofeienza ; oh che fonte in fine fembrano i diletti della carne , e i pia- 
ceri.! ma quelli sì* che pure fono pozzo fecco, fenz' acque di beni, e di 

Y COH- 



ITO ICONOLOGIA 

contenti » Imperocché fotto 1' apparenza dì bello » di {bave * e di dìle*» 
to dolce vi fi nafcondono amarezze mai più udite,, vi itan defte per tra- 
figgere pungentiflìme fpine , che pafifano le vifcere di tante gelofie , di di- 
gulii , e di rammarichi » efifendo altresì quelli ruvina della riputazione , e 
della fama; .. Tutsus altus cfl . Sono pozzo dì acque cattive « e torbide , 
perchè intorbidano la cofcienza » macchiano la nobiltà » la fama » I' ono- 
re ,. e quan„to v' è . Sappia dunque ciafcuno le cofc del Mondo efler pie- 
ne d' inganno » mofirando una cofa » ma in. fatti ne recano un* altra , né 
fono fé non beni apparenti folo » fugaci » e colmi di bugìe . Ì>un-» 
que con ragione fi dipinge ignudo il Mondo » che rapprefenta cole sì fin- 
te , e bugiarde » perchè ita fpoglìato di tutti ì beni j e per i fuoi 
mali cotanti , che falfamente appalefa , San Giovanni dìfle : Joan. 2. 
v. 16. : Troike diligere Mandarti , ncque ea qua funt m Mando . Né 
fo fé debba dire » che fia mondo , o immondo , per i fuoi errori , e £• 
fia ignudo, o pur velìito , altrove rapprefentato in tal guifà » e molto or- 
nato ,. ma ingannevolmente , e panni eflfere la verità , che egli fia fpo- 
glìato di ogni virtù. , e bene ^ e afferabile ( fènza fallo ) può ftimar- 
fi , chi fiegue la fua traccia , ed in. tutto cieco. ,. forsennato , dovendo co* 
nofcere i fuoi ingannì » La beftia così formidabile , che tiene avanti , è la 
fua. grandifiìma iniquità , nella quale avvolge li fcìocchi mondani fuoi ami- 
dori , effendo- egli tutto fondato fulla malignità , fenza contener punto di 
bene . I tre capi fembrano i tre vizj principali , che fono più comuni in 
lui , come la fuperbia origine di peccati » la cupidigia veleno della vir- 
tù , e la carnalità vorace del tarlo dì ogni fantità . La palla rotonda è 
(imbolo dell' infinito Iddio capital nemico del Mondo, che odiò così il Sal- 
vatore Jo. 7<>. v. 2\(o» potejl Mundum odijfe vos j me (interri odit . Né mai 
lo conobbe » benché fotfe il fattor di lui, quanto al buon edere,, non qua- 
to al male i Idem i. v. 8. Mundus per. ìpfttm. fa£tns. efi * <& Munita eum non 
cognovh k E così ancora chi è amico del Mondo, non può effere amico di 
Dio , e San Paolo il diceva così chiaramente s Galat. i . v. io. Si adhuc 
hominibm piacer em (_ ove racchiudeva il Mondo ) Servus Cimili non effem . La 
ftrada bella» per la quale cammina, fjèmbra » che i fentierì del Mondo 
così piacciano a mortali * e sì volentieri ogn' uno vi cammina, e chiun- 
que s' invoglia di gulìar i fuoi mali è bella ne' primi fembìanti quella lira- 
da , ma il fine pofcia è malagevole,, perchè vi fi commette ri peccato con- 
tro Iddio .. Il vafo di oro r ma pieno, di veleno ,. che tiene in mano. , per 
apprettarlo a* mortali , fembra ,, che contenti , piaceri ,. e grandezze egli 
promette ,, ma lòtto cotali Sembianti dà a tutti^4i^v^Ieno: , che uccide ; e 
gì' uomini per giungere a gradi , che offerifce , commettono, mille frodi » 
mille errori ,. finché di buona maniera, relìano avvelenati ,. e fatti preda 
di eterna morte .. 

Alla Scrittura fagra . Sta ignudo il Mondò , e Spogliato dì virtù , che 
«osi elfendo. » non potè ricevere 1' autore delle virtù , che è lo Spirito. 
Santo s Jo. 14.. v. 15. Dabo fpiritum veritatis , quem Mundus non potejl accì- 
gere. ,. Se non può ricevere lo Spirito Santa , dunque ben gli ila 1' ef- 
fe re 



TOMO^VARTO. i 7 i 

feBefe spogliato di tutti i beni , che in tal guifa ignudo lo d efcrhfe Michea 
I. v. 8. Super hoc piangami &■ ululabo: vaiata [poliatus, & nudus . La pal- 
la rotonda fimboleggia Iddio , con chi tiene inimicizia >, Jacob. 4. v. 4. 
$>uÌ4 amìcìtia hujus Mundi ynimicìtia efl Deo . La bellia formidabile fembra 
1' effer tutto polio nel male . Mitndus t'otus in maligno pofitus ■efl . E i tre 
capi fono i tre principali peccati , che in lui regnano : Id. 2. v„ 16 gyo- 
niam omne , quod e/ì in Mundo concupi '[centi a carnis eji , & concupifcentia oculorum » 
C&" [uperbia vitce , qua non e/i eie Tatre , [ed ex Mundo efl . Cammina per lirada» 
che agli uomini par sì bella , e vaga , ma il fine è male , e deforme , e 
conduce alla morte : Pr. 14. v. 2. Efl ina ance videtur bemini fufla; noviffìmx 
mtem ejus ieducimt ad mortem , Ha il vaio di veleno de' fuoi inganni , 
con che uccide le genti : Tren. ?. v, 4. Occidit omne, quod pulcbrum era$ 
ftnfu in tabernaculo filine Sion' effudit quafi igrten: indignationem ftiam . 

ti O N D 1 

Dello fleffo . 

UOmo di bellìnìma vlfta , coronato di oro , e di altre preziofe gem- 
me 1 fotto la qual corona vi farà un altra d' alfenzio . Sta veitito dì 
porpora reale 9 ma fotto quella farà un altra verte tutta pungente , e roz- 
za a pari di rigorofo » ed afpro cilizio . Starà fopra un falcato carro di 
trionfi , con che pafsa un torrente di acque . Il Mondo fi prende in pia 
maniere , vi è P architipo , P elementare » il microcosmo , e il quarto 1 
che è il mondo difettofo . Il primo fono quelle idee della mente di Dio» 
le quali diverfamente fono chiamate da' Sagri Teologi , altri le nomarono» 
Ioa. t. v. 3. Cognìtiones rerum , altri rationes rerum . E variamente, e co- 
ti quelle idee identicamente fono lo fteffo Iddio : Joan. i. v, 3. Omne » 
quod efl in Deo, efl ipfemet Deus, e San Gioan. : §>nod [atlum efl in ipfo 
vita erat . li fecondo è il Mondo elementare , che racchiude tutte le crea- 
ture fublunari infieme con cieli ancora , de' quali favellò V EccIefialKco: 
43. v. io Species deli gloria flellarum Mundum illumìnans inexcelfìs Domìnus*. 
Il terzo microfmo, che vuol dire Mondo piccolo , che è V Uomo fatto a 
fomiglianza del Mondo grande ; ed il quarto communemente -chiamali Mon- 
do malagevole , e difettofo , ed è che 1' Uomo , per cui fatte fono tut- 
te le creature , fi ferve male di quelle , e contro il volere del Signore; 
come per efempio Iddio 'ha cercato la luce per fervigio di quell' Uomo , 
ed egli fé ne ferve al peccato „ Iddio ha -creato 1' oro , acciò V Uomofe ne fer- 
vile ne' fuoi bifogni giustamente , e quegli con quelle cofe ne fa ufure , ed 
altre cofe illecite , e così fi ferve malamente di quelle cofe create per bene 5 
e queit' appunto è il Mondo trillo , e difettofo , che non era degno ricevere 
lo Spirito Santo, come dille San Gio. 14. v. 15. Et ego rog.ibo "Pattern', <& 
alium Taraclitum dabit vobis , ut maneat vobijcum in (eternarti , Spiritarti -ve- 
ritatis » quem Mundus non Jtoteft ateipere , qma non -videt eum , ncc [eia eum; 

Y 2 ejes* 



17 z ICONOLOGIA 

*jos autem cagno fcetìs eum , quìa apud vos manchiti- tir erif in vobis . Qual 
è il Mondo uno de' tre nemici nollri capitali . Quello Mondo infelice é 
quello , che con le fue apparenze lufinghiere inganna tutte le genti, fa,- 
ycendp pompofa moltra di varie beltadi, e in fatti niente di bello reca., né 
ai buono , promette grandezze , e dà viltà , e miferie , promette contenti, 
eMa amarifsimi difgulti , promette canti, e rifi, e dà pianti, e lagrime 
amarifsime , promette vita longa da menarli in delizie , profperità , e pia- 
ceri , e incontanente reca morte , con travagli , e difpiaceri ; ficchè può 
chiamarli con giuda ragione Mondo fallace , e malagevole , Mondo bugiar- 
do , e ingannatore , Mondo, che contiene un apparenza efìrema , ma di 
dentro , e nell 5 efperienza tutto il contrario vedefi . Oh quanti miferi li 
han lafciato burlare dalle fue fallita , ed ingannare dalle fue mentite , c_> 
beffeggiare dalle fue bugiarde promelfe ! Dunque diafegii titolo di men- 
titore , , e di Mondo dannevole , che tante anime mifere , per la diluì 
cagione fi fon dannate . Mondo miferabile , ed ingannatore , e dove fo- 
no [ dice il devoto Bernardo ] lìbr. meditat. gli amadori fuoi , che dian- 
zi noi fono flati ? niente è rimafto fé non cenere , e vermi. Ecco, che 
il Mondo in fé lteflb è innaridito in tutto , e ne' noftri petti fiorifce , 
per ogni torno fi veggono morti , lutti , e defolazioni , per ogni parte 
fiamo percofsi , e pieni di amarezze , e nientedimeno colla nolìra mente 
piena di carnale concupifeenza , amiamo le fue cofe malagevoli , feguitia- 
aio quel che fugge , e ci accolliamo ad uno , che ogni or cade , né può 
tenerli in piedi ( dice Gregorio Papa ) in homel. quod . Oh amadori del 
Mondo [ va dicendo Agofh'no ] lib. Confejf. fotto chi voi militate I noiu^ 
può elfer maggiore la voftra fperanza nel Mondo , che di effer fuoi ami- 
ci . Mondo dunque da difpreggiarfi è quello , e pazzi fono quei , che CO: 
tanto vi ftudiano , e forfennati in tutto : 

Sui circumgraditur , progreffus mn facit ullos , 
Sei fua <vefano membra labore premit . 

i 

tìnte fimilis piane ejl . qui Mundi raptus amore 
Fluxa putat folidìs anteferenda bonìs . 

T^am quia terga Deo •vertit , qui folus acerba » 
Et media curas pellere mente potefi , 

Omnia percurrent , in cuntlis ttedìa rebus 
Inverni , aternam perpethurque famem . 

Quindi egli n* appare da rìcchiflimo Re coronato di oro , perché a pri- 
ma faccia faffi vedere la miglior cofa , che fia , la più ricca , e la più 
grande, e Come Re di madia parche voglia tutti ingrandire , ed efaltare , 
concependoli affetto nel petto di ciafeuno di voler participare dei fuoi titoli , 
e delle fue e ccellenze » ma oh inganno crudele i Sotto quella corona di 

oro , 



r M 4 V A R T . 1 73 

«-a, ingemmata delle più fine gemme , che mai fi porta vedere da occhio 
mortale , fpeiTb vi Ila 1' attendo amaro, che fé pur ci dà qualche cofa pic- 
cola , aliai minore di quella ci promette , e ce la dà piena di amarezze * 
di travagli , di diiguiti , di nemicizie , e la va contrapefando con molti 
affanni , ed in fine dà un tantino di piacere , ma il difpiacere a bilancia 
traboccante , come fi fuol dire volgarmente . Sembra ancora aver fotto 
la corona di oro quella di allenilo, perchè è bugiardo , ed ingannatore a 
maraviglia; dice, e mollra una cofa, e I 5 altra ci dona; e di ciò fi la- 
mentò Efaìa 28. v. \6. Oiia. pofiimts mendachm fpem no/lrant , & menda- 
cio protetti fumtts . Oh noi miserabili i Ha la velie di porpora ricchiflima 
di fopra , per I* apparenza , ed onori di fue ricche grandezze , e fa bel- 
la molira , con che infiamma i cuori umani al defiderio , ed alla feguela 
di lui ; ma di fotto ha la verte di cilizio afpriflimo di punture delle con- 
tìnue miferie , che apprerta a' mortali , e vela fotto le ricchezze le po- 
vertà , e mortra continuamente metamorfofi , facendo rivolger la ruota fo- 
vente ; poiché uno, qual cominciaraflì a vertire querta fua velie di bellez- 
ze , e di ricchezze colma , in un tratto fi trova il mifero 1' altra di ci- 
lizio di eftrema povertà indotto , d' inimicizie , di rammarichi , di odi » 
di perfecuzioni , e di mille inquietudini ; ficchè felice chi fa fuggir un co- 
tanto profeflbr d' inganni , e fcovrir le fue mafchere . Il Carro di trion- 
fi fembra le fue grandezze , i fuoi titoli, e le fue nobiltà, che promet- 
te volentieri ; fembra ancora 1' innalzare delle famiglie , il trionfare , e 1* 
ingrandire ; ma che ? parta quello carro il torrente di molte acque , che 
dinotano le miferie di quella vita , e quando il mifero Uomo fi tiene.* 
filila ruota della fortuna, ad un ora iftefla I' ammira alle fpalle , ritrovan- 
doli sbattalo , e nel colmo di dolori , ed affanni , e nel torrente pieno di 
miferie , e fotta piedi di tutti miferamente calpeftato ; dunque ogni uno 
impari a fuggire il Mondo , e i fuoi inganni . 

Alla Scrittura Sagra. Si dipinge il Mondo coronato di oro , e ingem- 
mato di varie gemme, il che fembra la grandezza , della quale egli fa mo- 
rtra Ifa. 9. v. . . . Et feiet omnh populus Ephraim babitantes Samariam in 
fnperbia , & magnitudine . Ove per Effraimo , e Samaria , fi può intendere 
il Mondo , con i fuoi abitatori . Ma di fotto vi è la ghirlanda di attenzio 
amaro della tribolazione , ed affanno . Idem 22. v . . . Coronati* coronabit 
te tribdatione . La velie di porpora tutta bella , e ricca , che fignifica le_» 
fue grandezze , e ricchezze ; e di fotto 1' afpro cilizio delle povertà , ed 
infelicità , che il Mondo apprerta . Salomone narrò le ricchezze del Mon- 
do, delle quali s'invaghì . Eccl. 2. v. 1. Dixi ego in corde meo : Vadam , 
& afflxam diliciis , & frnar bonis . Finalmente fotto quella pompofa verte 
che trovò? fennon vanità, e punture di afpro cilizio . Idem ibi v. 12. 
Et vidi , quod hoc quoque effet vanita* . Fidi in omnibus vanitatem , & affli- 
clionem , & nibil permanere fab Sole . E Giobbe 30. v. 7. Et effe fub fen- 
fibus delicias computabant . Avendo le delizie , e piaceri del Mondo di fot- 
to afpriflime punture . 11 carro trionfale del Mondo , del quale divisò 
Ifaìa 22. v. . . . Sicut pilam mìttit te in terram fpaùofam , & ibi erit currxs 

gloria 



174 ICONOLOGIA 

gloria ttt£ . Di fbtto fono le »cque di miferie , che apporta infra trioni 
fuoi , che di quelle favellò Davide . Pf. U8. v. 2, Salvttm me fac Deus * 
quoniam intraverunt aqu<e ufque ad animam meam . Oh' erano £ fenza dub- 
bio veruno j le acque delle tribolazioni , -e miferie di quelle vita.. 



MORMORAZIONE, 

Vedi Detrazione . £<fj 




MORTE 



£ a ] FfguTÒ il P. Ricci la Mormorazione : Donna Ai afpttto deforme . Tiene 
fin Cane in braccio . Sul capo 4t fta una Colomba . Da un lato ba un Leone , *e ioli? 
altra un Porco. 

Deforme , per effer cofa orrida > * odiofa a tutti . 

il Cane dimoflra , che ficcome è proprietà di quello animale di fempre latra» 
ce j e mordere , cosi il Mormoratore latra del continuo 3 e morde ia reputa- 
alone del fuo proni mo . 

La Colomba lui *apo denota , che nella guifa che quefta cerca la focietà , 
così è proprio de' Mormoratori i' andare in traccia di conventicole , per isto- 
gare la loro indegna paffiotre di fuffurrare con altri , e dir male de' latti altrui. 

Il Leone lignifica la fierezza della Mormorazione , 

Il Porco 1' immondezza . e 1' inquietudine . 



ro m a q_v a jz ro* 

MORTE. 

fówafr fopprefentaià l* Cumlh d& Semut e /piegate Dtt Ce/are %ìpa 



iti 




Coj'7c AfjrioHr dr.l. 



JW o -r t e 



lo Ltr<aj-ulx. triti/I* 



CArailla da- Ferrara * Pittore fntellìgenre » dipihfè là Morte coli' offa-- 
tura» mufcoli» e nervi tutti fcolpiti . La velie di un manto di oro», 
fatto a broccato riccio- y perchè fpoglia i potenti, ed altri delle ricchezze» 
come i miferi -,. e poveri dello (lento ,. e dolore. Sulla tella. gli faceva de-, 
licata mafchera di belliflima fifonomla , e colore , perchè non a tutti fi 
moftra medefima j ma con mille facce continuamente trafmutandofi , ad 
altri fpiace » ad altri è cara ;• altri la defiderano , altri la fuggono » ed è- 
il fine di una prigione ofcura agli animi gentili \ agli altri è noja» e cosi 
1' opinione degli Uomini fi' potrà dire , che fiano le mafchere della Morte» 
E perchè molto ci preme nel vivere politico , la religione ,. la patria ». 
la fama.» e la conferva-zione de' flati * giudichiamo eùer bello il morire» 
per. quelle cagioni ce la fa defiderare il persuaderci, die un bel morire 
tutta la vita onora.; il che potrà, ancora alludere il veltimenta-. 

Coronò quello Pittore L' ofso deL capo di elsa di una ghirlanda di. 
verde allora, per inoltrare l'imperio fuo Copra tutt' i mortali, e la legge 
perpetua. Nella, finiilra mano- le ciipinfe un coltello avvolto con un ramo 
di olivo , perchè non fi può avvicinare la pace , ed il comodo mondanoj, 
die non fi. avvicini ancora, la Morte 3 e la Morte per feiteffa apporta^» 

pace * 



176 ICONOLOGIA 

pace , e quiete , e che la fua ferita è di pace , e no» di guerra ; aoiL-» 
avendo chi gli relitta . 

Le fa tenere un bordone da Pellegrino in fulla fpalla , carico di coro- 
ne » di mitre , di cappelli., di libri, tiramenti museali, collane da Cava- 
lieri , anella da maritaggio , e gioje , tutti ltromenti delle allegrezze mon- 
dane, le quali fabbricano la natura, e l'arte , ed ella emula di ambedue 
va per tutto inquieta pellegrinando , per furare , e ritornare tutto quello • 
di che all' indultria , ed al fapere umano fecero donazione . 

Morìe . 

DOnna pallida , cogli occhi ferrati , veftita di nero , fecondo il parlar 
de* Poeti , i quali per il privar del lume intendono il morire * c«»- 
me Virgilio in molti luoghi , e nel fecondo libro dell' Eneide : 

Semi/ere ned , mmc caflìtm lamine lugent . 

E Lucrezio nel terzo libro : 

DuIcìa liquebant lamentls lumina vitti 

Ovvero , perchè , come il fonno è una breve Morte : cosi la Morte 
è un lungo fonno , e nelle fagre lettere fpeflb fi prende per la Morte il 
fonno medefimo. 

Morte. 

v'i può ancora figurare con una fpada in mano in atro minaccevole, c_a 
i3 nell'altra con una fiamma di fuoco , lignificando , che la Morte taglia, 
e divide il mortale dall' immortale , e colla fiamma tutte le potenze fen- 
fitive , togliendo il vigore a' fenfi , e col corpo le riduce in cenere , ed 
in fumo . 

Morte. 

COn gran confiderazione farebbe fondato all' autorità della Scrittura Sa- 
gra chi volefife dipingere la Morte , fecondo fu inoltrato in ifpirito da 
Amos Profeta , ficcome è regiftrato neHe fue Profezìe , al cap. ottavo , 
dove dice: Wncinum pomorum ego video, cioè , che vedeva la Morte, non 
folo come fi dipinge ordinariamente colla falce nella finiitra mano , ma 3 
anche con un uncino nella delira , perchè , ficcome colla falce fi fega il 
fieno, e l'erbe baile che ftanno a terra, per le quali vengono fignificate 
le perfone baffe, e poverelle : cosi l'uncino, che fi adopera per tirarci 
abballo dagli alberi que' pomi, che Hanno ne' rami alti , e che pare che 
fieno ficuri da ogni danno , vengono lignificati i ricchi , e quelli che_» 

fono 



T M QV A R T 0. i 77 

fbno podi in dignità , e che ftanno con tutte le comodità poflibili ; onde 
dipingendoli cosi la Morte » fi verrà a lignificare beniffimo 1' officio fuo , 
che è di non perdonare né a* grandi , né a' piccoli 9 né a.' ricchi , né a' 
poveri , né a' podi in dignità » etiara fupremè 5 né a* vili , e perfone_» 
abiette , e di niun valore » ma quelli colla falce fegando , per effere di 
maggior numero > e quelli coli' uncino piegando , tutti alla fine egualmente 
manda a terra » conforme alla memorabil fentenza di Orazio nei primo li- 
bro» Ode 4. 

Tallida mors &quo pulfat pede paupenttn tabernas» 
J{egumqne turres . 

Né la fparagna ad alcuno , ficcome nell' Ode 28. dello Iteflb libro dice : 

7{ullum fxva, caput Trofcrpìna fuga , (à) 



^SKF 



MORTH 



( a ) Defcrive il P. Ricci la Morte : Donna coronata , che fiia [opra un letticiuol» 
a ripofare , in atto di dormire . Avrà due facce , e la barba bianca . Le ftia dalla 
parte de' piedi una belliffima Ciò-vane , che tenga in mano una tela , e con le forbici 
la tagli , e vicino tenga una Rocca } col fufo , e 'l filo rotto caduto in terra , Vicino 
alla Donna diftefa vi fiano la falce , la framea fpecte di faetta , un Ragno , e quantità 
ii ricchezze, egioje . Tenga in mano i fuci capelli fvelti , ed una fpada . 

Si dipinge la Morte da Donna , che fi ripofa , e dorme , perchè 2I formo ha 
fimiglianza colla Morte . Sta in oltre in atto di ripofare , per denotare , che la 
Morte reca ripofo a' mortali da cotante fatiche , che fono in terra . 

Si rapprefenta con due facce , perchè riefee dolce , e foave a chi ha ben 
•viffuto j come al contrario a' malvaggi fi rende fpaveutevole , ed amara . 

Ha la barba bianca , in fegno , che tutti domina , ma è più naturale a' Vec- 
chi , che ai Giovani , 

La Giovane , che tiene la tela, e taglia , rapprefenta ciocché finfero i Poeti 
delle tre Parche . 

La falce accenna , che tutto indiftintamente tronca , ed uccide . 

La framea è una fpecie di faetta ufata da' Germani , fecondo Pierio Vale- 
tìano , ed è geroglifico di morte mala de' peccatori . 

Il Ragno per effere animale deboliffimo } e che tefle fragiliffima tela , om- 
breggia la fragilità della vita Umana . 

I capelli fvelti fono geroglifico della morte . 

La fpada figaifica lo iteffo , e vedi Pierio Valeriane , 



i 7 8 ICONOLOGIA 

MORTE DEL PECCATORE. 

Del T. Fra Vincenzio Bjccì M, O. 

UOmo che ftia con gran pefo fulle (palle , e cammini, in una ofcurìta 
tutto timorofo , colle braccia battiate, come fofsero fecche ^cammi- 
ni per balze , e rupi , per precipitarli . Ha innanzi una Sirena , che Aride 
cosi fortemente , che tutti {paventa . Dietro tiene una Morte , fulla quale 
vi Ila una Nottola . 

La Morte del Peccatore è contraria a quella del Giulio , che ove_> 
quella fi dipinge , e defcrive col ripofo , e col Conno , quella coli* inquie- 
tudine t e gravezza ; e dove quella è pregiata , quella è dannevole ; quella 
e vita , quell' è morte ; quella è celebrata con lode da tutti , quefta è vi- 
tuperata con difonore da qualunque Perfona fi Ila , perchè chi muore da 
Peccatore , muore con difonore ; va colla cofcienza piena di errori , e_> 
tutta aggravata di misfatti » che però tiene un gran pefo fui dorfo , per 
le gravi colpe commette contro la Divina Legge . 

Vi è 1' ofcurita, perchè il mifero non ha lume di Dio , né dell'altra 
vita, mentre sì trafcuratamente fi riduce ad una morte dannevole, ed in- 
fame , come quella di morire ne' peccati . 

Sta tutto timido , perchè 1' ira di Dio gli fopraggiunge , e la cofcien- 
za » che gli morde, e 1' Inferno, che fé gli prepara a fuo mal grado. 

Le braccia , come fecche , fono fimbolo di poco valore , che ha di 
aiutarli , e di operare : quello dinotando le braccia rilafciate , e di jnorirc 
malamente , eh 5 è effetto proprio di lei . 

Cammina il mifero per balze , e rupi , correndo al precipizio , eh' è 
l' Inferno , ove abbruccerà in eterno . 

La Sirena che ftride , fembra il dolore , con che muore l' ingiufto Pec- 
catore ; e fé a' Naturali crederemo » quando ella è vicina al morire , un 
certo ("angue amaro , che tiene nelle vene , corre vicino al cuore , e per 
grave duolo , fa che mandi amaramente orride llrida ; ficchè in guifa tale 
avviene al Peccatore , alla cui memoria forge il cattivo fangue delle cat- 
tive opere , e la rimembranza del poco conto fatto del Signore , fapendo 
ilargli appretta la pena dell' Inferno , e cosi muore flridendo » e pian- 
gendo miferabilmente , fenza che a nulla gli giori . 

Vi è la Morte dietro , in fegno che queft' è vera morte del corpo * e 
dell'anima fpiritualmente , per dover ettere priva di Dio, ed erede del 
Diavolo , e delle tartaree porte . 

La Nottola, per fine pretto gli EgizJ ( conforme dice Pierio) Iib. 20. 
ibi de Trotina , era geroglifico dalla Morte , ed è divulgato ancora infra_j 
Poeti y ed Oratori , eh' ella è fegno di cattivo augurio , per eifer uccello 
di notte , quando fono le ofeure tenebre ? ombreggianti 1' ofcurita della_j 
viu 3 come altri dittero, Virg, lib, io, Eneid, ìh atexmm ckadmmr lumin* 

nofìem <■ 



T M Q^V A R T . i 7S > 

noReftt . Sed nox atra caput trifli cìrcumvolor umbra . lib. 6. Eneid. Ancora 
perchè è animale così contrario alla Cornacchia » eh* è augurio di bene * 
com' ella di male » d' infortunio » di difpiacere . di afifalto , e danno da_» 
recarfì da' nemici , come fu Pirro Re degli Epiroti , full' alta del quale_» 
poggiò , mentre aadava ad affalire gli Argi nella battaglia , da' quali fo- 
llenne ignominiofa morte ; parimente al Peccatore , della cui morte egli è 
geroglifico , e fi dipinge fopra la Morte , per fegno dell' eterna , infame» 
ed ignominiofa pena d' Inferno , che ha d' avere , dinotando peraltro ogni 
altro cattivo evento , che aveffe a fuccedere a quello . 

Alla Scrittura Sagra. Sta con grave pefo il Peccatore che muore i dì- 
Vifando così in perfona di un tale il Regio Profeta . Pf. 37. v. 5. Siati 
enus grave gravata fimt fuper me . Cammina nell' ofeurità » favellandone-» 
in acconcio il Savio. Prov. 7. v. 7. Confiderò vecordem juvenem , qui tranfit 
per plateam juxta angidim , & prope viam domus illins , graditur in obfcuro s 
advefperafcente die in noèlis tenebrisi <& caligine. E Davide Pf. 8 lai. v. y, 
T^efcierunt » netjue intellexerum in tenebrìs ambulant , &c. Oppure cammina^ 
nell' ofeurità , perchè non ha lume di vera intelligenza di Dio , -come ne 
fé teitimonianza il faggio Salomone, in perfona de' Dannati. Sap. y. v. 6"» 
Ergo erravimus a via veritatis , <&• jufìitia lumen non luxit nobis . Appunto 
ancora tal ofeurità fembra , che i Peccatori fi perfuadoao tener femprej 
ammantati , ed ofeurati i loro peccati. Sap. 17. v. 3. Et dum putant /e_* 
latere in obfatris peccatis , tenebrofo obiivionis velamento difperfi funt paventes 
borrendo » & cum admiraìiene nìmia perturbati . Sta timorofo : Timor mortit 
conturbat tue. Colle braccia fecche, e confumate •, Job. 17. v. \7>. Confamat 
bracbia illius primogenita mors . Le ftrade malagevoli , per le quali cam- 
mina , alludono alle vie dell' Inferno 5 ove trabocca . Proverb. 7. v. 23. 
Vìa inferni domus ejus penetrantes in inferiora mortis . Le balze , e rupi , 
ove cammina : Baruch. 4. v. z6. Delicati mai ambulaverunt mas afperas » 
diteli funt enim ì ut Grex direptas ab inimicis . E Giobbe 6. v. 18. ^imbw 
labunt in vacuum » & peribunt . La Sirena , che Ìbride fpaventevolmente « 
lignifica il pianto amaro -di così cattivi morienti . Hierem. 4. v. 21. 
Vox in *viìs audita efl , pleratus 1 & uhdatus filiorum Ifrad . Ed altro- 
ve 30. v. 5. Vocem terroris andivimus , formido , & non efl pax . Tie- 
ne la Morte di dietro , perchè quella i Peccatori tranguggiano atrocemeo* 
te. Pfal. 481 v. 15. Sicut oves in Inferno pofiti funt, mors depafeet eos « 
Qual' è fra tutte la più peggiore . Pfal. 33. v. 22, Mors peccatomni» 
pefjìma . 




Z a MOSTRI 



i8o ICONOLOGIA 

MOSTRI 



PErchè molte volte occorre di rapprefentare diverfi Moftri , sì terre- 
ftri , come acquatici , ed aerei , ho trovato alcuni Poeti , che ne_s 
fanno menzione ; onde mi pare appropofito di mescolarli affieme 5 per chi 
ne avrà bifoguo . 

SCILLA, 

Secondo Omero nel? Odiffea . 

UN Moflro orrendo dentro di una fpelonca marina , con dodici piedi , 
e fei colli , con altrettanti capi , ed ognuno di quelli avrà una gran 
bocca 5 con tre ordini di denti , da' quali vedrafll cafcare mortifero veleno . 
Sta in atto di {porgere in fuori dell' antro le fpaventevoli tefte , come 
per guardare fé poteffe far preda de' Naviganti , come già fece de' com- 
pagni di UliflTe i che tanti ne furono divorati , quante erano le voraci boc- 
che del crudel moflro i il quale abbaja come Cane . Ed Ovvidio lib. 14. 
lo dipinge in un Lago avvelenato da Circe 9 e così dice : 

Ella meglio il guarda , e ancor no '/ crede , 
E '/ pel tocca , e la pelle ir futa ■> e dura , 
Ma quando chiaro alfin cono/ce , e vede » 
Che tutto è Can di fatto alla cintura , 
Si flr accia il crine , e 7 volto , e 'l petto fiede « 
E tale ha di fé flejfo onta ■> e paura -, 
Che fugge il nuovo Can , feco s' adira , 
Ma fugga ovunque vuol feco fé 'l gira , 

E Virgilio nel terzo dell' Eneide diflfe : 

Scilla fi flrìnge negl' aguati ofcuri 

Di una jpelonca , e 'n fuor porge la bocca , 
E i legni trahe dentro agli afcofi fcogli : 
Vmano ha il volto , e nel leggiadro afpetto » 
Vergine fembra , e le poflreme parti 
Di marin moflro fpaventofo , e grande » 
Congiunte fon di Lupo al fiero ventre » 
Di Delfin porta alfin le altere code . 



Scilla 



TOMO £IV ARTO. 181 

Scilla» e Cariddi fono due (cogli pofti nel Mare di Sicilia , e fono 
fiati Tempre pericolofiflìmi a' Naviganti: però i Poeti antichi gli diedero 
figura di Moftri marini » oppreflbri di tutti quehi , che pafiano vicino ad elfi. 

SCILLA. 

Moflro nella Medaglia di Seflo "Pompeo » 

UNa Donna nuda fino al bellico » la quale con ambe le filarti tiene uà 
timone di Nave , e par che con eflb voglia menare un colpo ; e dal 
bellico in giù è Pefce , e fi divide in due code attortigliate ; e fotto al 
bellico efcono come tre Cani , e tengono mezzo il corpo fuori » e pare_> 
che abbaiano . 

Tiene il timone in atto minaccevole, e nocivo» per denotare » che_» 
eflendo Scilla un paOTo molto pericolofo a' Naviganti , fuol fpezzare le_» 
Navi, ed ammazzare i Marinai . 

Si dimoitra per i Cani , lo ftrepito grande che fa il Mar tempeilofo , 
quando batte in que' fcogli , che fi aflomiglia al latrare de' Cani , e il 
danno , che ricevono dalla fierezza di Scilla quei che danno attraverfo ; 
onde Virgilio cosi dice » con quefti verfi nella fefta Egloga : 

Candida fuccinflam latrantìbus inguina monflris 
Dulicbias vexaffe rates , & gurgite in alto 
•Ab tirnidos iS^aatas cinibus lacerale marinis . 

CARIDDI. 

C Ariddi è poi 1' altro fcoglio , anch' elfo pericolofiflimo » che 1' acqua 
intorcendofi d' intorno aflbrbifce molte volte le navi , e talora s' in- 
nalza fopra i monti > dimanieracchè grandiffimo {pavento rende a' Navi- 
viganti ; però fu detto da' Poeti » che era di brunimmo afpetto 5 colle_s 
mani , e piedi di uccello rapace , e colla bocca aperta . 

Scilla , e Cariddi fono vicini 1' uno all' altro , ed ove fono pofti , è 
p ericolofo di navigare , per le onde di due contrari mari , che ivi incon- 
trandofi infieme combattono , e perciò il Petrarca ditte : 

Taffa la T^ave mia colma d' obblh-, 
Intra Scilla 5 e Cariddi , &c. 

CHIMERA. 

Lucrezio , ed Omero dicono , che la Chimera ha il capo di Leone » 
il ventre di capra , e la coda di Drago , e che getta fiamme per 
la bocca % come racconta ancora Virgilio , che la finge nella prima entrata 
dell'Inferno» infieme con altri Moltri . 

Quello , 



rSz ICONOLOGÌA 

Quello , che dìffero favoleggiando i Poeti della Chimera , fu fondata_i 
nella Storia di un monte della Licia , dalla cima della quale continuamente 
efcono fiamme , ed ha all' intorno gran quantità di Leoni , eflendo poi più 
abbaffo , verfo il mezzo della fua altezza molt' abbondanza di alberi , e_» 
pafcoli , 

GRIFFO. 

SI dipinge colla teda » colle ali , e cogli artigli » all' Aquila fomìglianti , 
e col refto del corpo, e co' piedi polleriori , e colla coda al Leone, 
Dicono molti, che quelli animali fi trovano ne' monti dell' Armenia . 
Il Griffo è infegna di Perugia mia Patria , datale già dagli Armeni , i 
quali palfati quivi con figliuoli , e nipoti , e piacendogli infinitamente il 
fito , elfendo dotato dalla natura di tute* i beni , che fono necefsarj all' ufo 
umano , lecitamente vi abitarono , dando principio alla prefente nobile « 
invitta , e generofa profferita . 

SFINGE. 

LA Sfinge » come racconta Eliano , ha la faccia fino alle mammelle dì 
una giovane , e il refto del corpo di Leone ; e Aufonio Gallo 
oltre a ciò dice , eh' ella ha due grandi ali . 

La Sfinge , fecondo la favola , che fi racconta , flava vicino a Tebe & 
fopra di una certa rupe , e a qualunque perfona , che pattava di là propone- 
va quefto enigma , cioè : Qua! foffe quel!' animale che ha due piedi , e 
il mede fimo ha tre piedi , e quattro piedi ; e quei che non fapevano feior- 
re quefto detto , da lei reftavano miferamente uccifi, e divorati ; lo fciol- 
fe Edipo, dicendo , eh' era 1' Uomo, il qual nella fanciullezza alle ma- 
ni , e ai piedi appoggiandoci , è di quattro piedi , quando è grande cam- 
mina con due piedi , ma in vecchiezza fervendoci del baltone , di tre pie- 
di ; Onde fentendo il Moilro dichiarato il fuo enigma -, precipitofàmente 
«giù del monte ove flava t fi lanciò. 



G 



ARPIE. 

F Infero ì Poeti le Arpìe in forma di uccelli fporchi , e fetidi , e dìffe- 
ro , che furono mandate al Mondo per caftigo di Fineo Re di Ar- 
cadia , al quale perchè aveva accecati -due fuoi figliuoli , per condefeen- 
dere alla voglia della moglie madregna di elfi, queftj uccelli, eùTendo accie- 
cato 1' imbrattavano, e toglievano le vivande mentre mangiava, e che poi 
furono quelle Arpìe fcacciate dagli Argonauti in ferràio di detto Re nel 
mare Jonia , nelle Ifole , dette Strofadi', come racconta Apollonio diffu* 
famente. Racconta Virgilio nel 3. dell' Eneide, che una di quelle predi- 
cele 



TOMO gKZf A R T . i8j 

eeffe ai Trojani la venuta infelice , e i faiìidj , che dovevano fopportare 
in pena di aver provato di ucciderle ; e affimiglianza di Virgilio le deferì- 
ve l' Ariofto cosi : 

Erano fette in una febiera ■, e tutte: 

Volto di Donna avean pallide , e [morte % 

Ter lunga fame attenuate •> e afciutte » 

Orribili a veder pia che la morte ; 

V alacce grandi avevan difformi » e brutte » 

Le man rapaci » e V ugne incurve , e torte a 

Grand' e fetido il ventre, e lunga coda* 

Come di ferpe , che s' aggira , e fnoda . 

Furono le Arpie dimandate cani di Giove , perchè fono I' ilteflfe , che 

le furie- pinte nell* Inferno con faccia di cane » come dille Virgilio nel fe- 
llo dell' Eneide : 

Fifeque canes ululare per umbram , 

Diceli * che quelli uccelli hanno perpetua fame » a fimilitudine degli 
Avari . 

I D R. A . 

DIpingenfi I'. Idra , per un fpaventevole Serpente» il quale, come rac- 
conta Ovvidio lib. 9. Metamorf. ha più capi , e di lei Ercole » co» 
si difife s quando combattè con Acheloo» trasformato in Serpente : 

Tu con un capo fol qui meco gioflrì » 
V Idra cento n y ave a , né la (limai » 
E per ogn' un » cb* io ne troncai di cento a 
T^e viddi nafeer due di più /pavento . 

Ci fono alcuni , che la dipingono con fette capi » rapprefentati per 
ì fette peccati mortali [aj CERBERO 

1 
(_ a r ) Defcrive Benedetto Menzini nella fua Etopedia , ovvero Iftituzione Mo« 
rale 1* Idra nella, feguente maniera : 

Era mila palude ampia di Lena 
Funefto , orrendo , formìdabìl wojlro % 
Idra fu detto : tm efecrjnda mejfe 
Di fette tejk . Avea di fiamme rote 
Intorno agli occhi , e dalle gole mtmenfe 
Dì marcia , e Bava , d' atro fangue lorda 3 
6)?tal da profondo orrido avello fuora 
Dfcìvan fiati pestiferi . e crudeli . 
Di fcagle il dorfo , e 'l ferpentìno piede 
Di fero artiglio armava ; e ne' fuoì giri 
Colla volmninofa , e lunga coda 
Or s' aggruppa , or f fonde , e 'l fuolo sferza > 



9 



i8 4 ICONOLOGIA 

CERBERO. 

iJ Eneca Io defcrive in quello modo : 

II tenìbil cane * cb' alla guardia 
Sta del perduto regno , con tre bocche 
Lo fa d' orribil voce rifonare , 
"Porgendo grave tema a le tri/I' ombre 
Il capo i e'I collo ha cinto di Serpenti 
Ed è la coda un fiero drago » il quale 
Fifchia , s' aggira * e tutto fi dibatte . 

ApoIIodoro medeflmamente lo defcrive > ma di più dice * che i peli del 
dorfo fon tutti Serpentelli. 

Ed anche Dante , cosi dice : 

Cerbero fera crudeli e diverfa* 
Con tre gole caninamente latra 
Sovra la gente , che quivi è fommerfa . 

Gì' occhi vermigli , la barba unta , ed atra % 
1/ ventre largo , e unghiate le mani 
Graffia li fpirti , V ingoja * e li fquatra . 

Alcuni dicono , che Cerbero s' intenda per la terra , la quale divora 
li corpi morti . 




SIRENE 



Il . 



TOMO P® A R 7 O 
SIRENE. 
:DélP *Àbate -Ce fare Orlandi*. 



ì 6' > 



.. . - .■ .'.-j G } . ■;■:■■ 




. u7Hs OraiuH iru. 



r£ 77 e 



• C Af ini/ . 



SI figureranno nel mare tre befiiffime Donzelle, che dal mezzo In giù 
terminano in pefee * ovvero in uccello ; e loro fi potranno anche ag- 
giungere le ali agli omeri, come piace a Nata! Conte -, ed a molti altri 
Poeti . Una di effe terrà alla bocca una piva , o flauto . L' altra avrà in 
mano una Lira . La terza fi dipingerà in atto di cantare . Si dipingerà 
altresì nello lìeffo mare un Naviglio , fu cui -fi ammirino alcuni Uomini , 
parte dormienti , parte in atto di addormirfi , e parte rovinare da effo in 
acqua . 

Molte , e diverfe cofe hanno finto i 'Poeti delle Sirene . Altri le fan- 
no figliuole di Acheloo , e di Calliope ; -altri di Terficorc; altri di Mel- 
pomene ; ed altri di Sterope . Riguardo a' loro nomi piace a Natal Conte» 
«he -fonerà Aglaope -, Pifinoe-, e Texiopia . vCherilo le nomina Telxiope, 
Molpe , Aglaofone . Clearco però in amatoriis lib, j. feguito dalla mag- 
gior parte degli eruditi, vuole che una di quelle fi chiamaffe Leucofia, I* 
altra Ligia t e la terza Partenupe . 



A a 



D* 



i8tf ICONOLOGIA 

Da quella Partenope Sirena , vogliono Plinio , Solino , Virgilio , Silio 
nell' ottavo , e Strabone nel primo della fua Geografia , che ricevette il 
nome la nobiliffima Città di Napoli , nella fua edificazione detta Parte- 
nope , dalla riferita Sirena , che fi dice etter morta in quei contorni . Ef- 
fendo fiata poi la Città di Partenope rovinata dalli Cumani , e dagli fieffi, 
come a molti piace , o da Falaride Tiranno di Sicilia riedificata , non più 
Partenope , ma Napoli fu nominata , cioè Cittì nuovi . ( Di ciò per altra» 
a Dio piacendo , mi riferbo a difcorrerne fondatamente in altra più pro- 
pria occasione ) . Vuole parimente Strabone lib. 6*. che dall' altra Sirena..» 
detta Leucofia ricevette il nome V Ifoia chiamata Leucofia . Si dice dalle 
favole i che quelle tre Donzelle unite facevano un cosi foave concerto * 
che attiravano in maravigliofo modo a fé i Naviganti , e li riducevano % 
rompere in certi fcogli della Sicilia » ove effe abitavano . Era fiato loro 
concettò di vivere fino attanto , che fi folle trovata perfona « che noti 
oftante il loro canto , le fotte riufcito di partirfene libera '. Uliffe fu il 
fortunato ; giacché paffando per luoghi tanto pericolofi , fi fece legare all' 
albero della nave * ed a' fuoi compagni fece chiudere le orecchia con ce- 
ra t acciocché non le udiffero. Le Sirene, le quali non poterono ottenere 
il loro ìntentOj difperate fi gettarono in mare , e fi affogarono . Uliffe po« 
fé in efecuzione quel tanto, che fi è detto, per l' avvertimento della Ma- 
ga Circe , la quale a lui cosi parla , dal Greco in Latino , appretta Omero 
nell' Odiffea : 

Sirenas primntn advenies , qua Carmine cunSlos 

Mortales mulcent , fi 'quifquam accederti Ulne . 

Sirenum terris quicumque improvidas btzftt , 

7{en UH pendent dulces cìrcum ofciila nati ; 

f.on uxor reduci , cenvivia nulla parantur . 

Sirenum cantus deleUant ; florido at ili* 

In prato refident-, quod mdtorum ojjìbus albet 

Extinclorum bominum . "Pofiquam perveneris ili ne » 

Tum moneo navem curvis impellere remis ; 

Obtura ceris fociorum mollibus aurei 

2V(e quìs Sirenum voces exaudiat, ipfe 

Si cupìs audire has , vinche manufque , pedefque 

Tnecipio ad mahm » & firmiffima vincala ncììant . 

Altri riferifeono che le Sirene foffero fuperate da Orfeo « e che per 
iifperazione fi annegaffero . Lo fteffb Orfeo ciò racconta di fé ; ed Apol- 
lonio nel lib. 4. ^irgonaut. lo conferma . Ecco i fuoi verfi dal Greco 
in Latino ridotti , ne' quali vengono , e deferitte le Sirene » e riferita 
la loro origine » e feonfitta : 

Efi Infida protinus ìllis 

Fertilis afpe£ln » & florens : colme canora 

Straw 



TOMO QV ARTO, 187 

Sirenes Uhm proles *Acbeloja , quarum 
Dira Ines cantus mortalibus extìtìt illis , 
§>nì mare j'ulcantes jecere ad littora fmes. 
Oliva Terpjìcore bus *Acbeloo in luminis auras 
Edidit •• Ala una efl Mufarum ; tura quoque natavi 
Cam ab ant Cereris formofam : tum quoque earum 
silura pan virgo fuit « altera rurfus & ales . 
E fpeculo Jemper fpettabant adveniemes ; 
In Tatriam reditu multi camere per illat 
Fundere , <& bis dulcem vocerà capere % rudente* 
E puppi fuerunt jailuri ad littora : clarits 
tilius Oeagri nifi mox > & Tbracius Orfeus 
Bifloniam tnanibus cytbaram fitmpjìffct, & aures 
Sublimi canta cantu revocajjet ab ilio ; 
Virgineamque cbelys vocerà fuperaffet acuta . 

Da chiunque foflero vinte » o da UliflTe , o da Orfeo % feguitano « 
raccontarci le favole , che elle precipitateli in mare furono trasformate im 
fcogli , Così Orfeo in Argon . 

Smt graviter quelite , ut fenferunt fata Deomm 
^tdventaffe fibi , fummaque crepidine fexi 
"Prxcipites faliere maris fpimantis in undas j 
Trotinus in duras vertuntur cerpora cautes . 

Scrive Ariftotele nelle cofe maravigliofe del Mondo , che in certe-» 
Ifole , chiamate delle Sirene , polle frai termini dell' Italia , furono que- 
fte adorate con molta folennità ì e loro furono eretti tempi » ed altari . 

Intorno all' effenza delle Sirene , la maggior parte degli Scrittori lane* 
ga affatto , affermandola femplice invenzione poetica . Non manca perà 
chi fortemente la foilenga , aderendo efler quelle in realtà Moftri marini . 
Pare» che Ovvidio fodie di quella opinione » dicendo nel lib. 3. dell'arte 
di amare . 

Monflra maris Sirenes erant , quee voce canora 
^ualibet admijfas detinuere rates . 

Come di cofa vera ne fanno menzione Pietro Ifpalenfe * ed il Ramu- 
fio nel primo Tomo delle navigazioni ; e con loro molti altri . Il Padre 
Francefco Sacchino nella feconda Parte delle Storie della Compagnia di 
Gesù al libro 4. numero 274. racconta » che nell' Ifola Manaria colle reti 
ce furono pigliate fedici , nove femmine 1 e fette mafchj ; e che alcuni Pa- 
dri della fuddetta Compagnia furono a vederle unitamente con un Medico. 
Il Padre Cornelio a Lapide discorrendo fopra quel palio d 1 liaìa al cap. 

A a 2 



iU fCONOL-QGfA 

li 3. num. 22. &■ Sirenes in delubri* vohtptatis , riferifce che fu In Frifia pre- 
fa una Sirena ,. la parte luperiore della quale era di Donna , ed il rello 
pefee ; e che vile molti, anni fra gir Uomini r e che- di più imparò per- 
anche a filare . Il P. Gio. Stefana Menocchio nelle fue Stuore * o fiano Trat- 
tenimenti eruditi . Tomo t. Centuria terza, cap^ 30. dopo- aver rappor- 
tata la relazione del luddetto- P. Sacchi-nò intorno alle Sirene , foggiunge, 
„ Sappiamo ancora , che non fono molti anni , che nelle pefeagioni fatte 
„ in Norvegia , e Danimarca furono pigliaci pelei Staili , con fattezze-» 
„ umane tali , che parevano Monaci ». e Monache , ed alcuni Vefcovi 
M colla mitra in capo ; ed Olao Magno nel lib. 21. cap. 1. il medefimo 
„ dice delle Sirene in forma di Monaci. 

O totalmente fìnte fiano » o fiano veri Mollri le Sirene ». pafsiamo. a 
fpiegarne V Immagine, ed attendiamo alla loro moralità.. 

Per le Sirene viene- lignificato 1' ingannevol piacere del Senio-.. 

Si dipingono Donne beliiffime r e nell' atteggiamento riferito , perchè 
al fenfo non ci è cofa più- allettativa, che la bellezza femminile, in ifpezie 
quando va accompagnata da lusinghiere grazie , e lulTureggianti vezzi ; 
onde per quella particolarmente fi dimoltra 1* inganno.,, e la. rovina > acuì 
conduce l? amor fenfuale » 

Si fingono tre di numero per denotare i tre principali fcogli, ne' qua- 
li urtando il fenfo va miseramente a perderli . Sono quelli :. Gli occhi » 
le parole, ed il commercio . Sono- gli occhi le porte per le quali furti- 
vamente introducendofi Amore , penetra al cuore , e facendoli di quello 
Padrone » fé ne rend? ben pretto Tiranno .. Molto bene Properzio.! 

Sì nefcisi oculì 'fune in amore duces * 

Virgilio nell' Egloga S. 

1)1 vidi » ut perii * ut me mdiis abjlulil error „. 

Ed Ovvidio nelle Pillole 2; 

Tunc ego te vidi 1 , tune capi frire quis ejfes r» 

Illa fiiit mentis prima ruina mete . 
Et vidi ». & perii 1 nec notis ignìbus arfi» 

Per gli occhi è intefa Partenape % giacché quefìa in Greco fi dicfcj ì 
$i& rò Hx iiV ° 7TX 7 * a -p%fà f tx&> » che corrifponde all' afpetto ► 

Piucchè gli occhi, lenza dubbio, hanno forza le parole con dolcezza» 
e artificìofamente efpreffe . Per quelle viene intefa Ligia » poiché o è 
efia formata dalla parola Greca \1y\S0v '» che dona lo ltedò che Canoro » 
oppure dalla parola Xcyitot , che lignifica acutamente , dolcemente . Oppure 
1' etimologia di Ligia » fecondo la ièntenza di alcuni deriva a Uganda » 
avvero ah illiciendo . Le parole in fatti legano gli Uomini 9 giuda il tri- 
to proverbia ; Verbo, ligant homines j e colla, l.ox dolcezza allattano , piuc- 
chè 



T'O M O $L V A R TO. 1-89 

ehè qualunque altra cofa , gli animi , e 1* inducono ad efeguir ciocché da 
«ÌTe vien propello . 

Quindi per efe ! fi feende ad ammirare- con- occhio non più indifferen- 
te , a defiderare con animo non più giulto , e fpefTe fiate ad illecitamente 
godere di quella bellezza» che dovrebbe unicamente muovere 1' Uomo al- 
la contemplazione dell' infinita bontà , ed onnipotenza del fuo Fattore . 

Per la bellezza pertanto -vien prefa Leucofia dal Greco 'Xsu.xov-i-chz.j> 
fi^ifica bianco . Ed etfendo la bianchezza uni -parte principale,' ed al' {om- 
ino allettativa della bellezza unnna , quindi per correlazione alle altre 
prerogative , -ad eifa in ifpezié fi attribuifee una .notabile forza di attira- 
re a fé il cuore degli Uomini' » e di farli precipitare nel fetente lezzo 
della lafcivìa . ■ • < - ; , 

La Favola in fatti delle Sirene (i vuole propriamente ritrovata per da- 
re ad intendere le dannòfe cònfeguenzè » che derivano da' vani arao- 
ori , e da' piaceri del fehfo , Siriefio nella Pinola 145^. ad Hercnlia- 
num così fi efprime : Ego fané non aliani oh canfam ex'tjìimo Sìrenas ma' 
le a poetis acceptas , quarti q>iod vocis didcedine addnclos perdermi . iAudi~ 
vi a quodam è fapìentibus , tini allegoricè fabidam' exptìcaret , Sirena* ebfcurè 
lignificare voluptates fenftm obletìantes , qnne eos perdunt » qui ipfarum cftntui * 
<&■ blanditili anres prxb'termt . Si vuole altresì 1 che la favola fià' fondata nel 
vero ; raccontandoli particolarmente da, Servio, da Palefato,dal Commen- 
tatore di Licofrone » e da altri molti , e da Dorione nel libro de Tìfcibitsy 
che furono già tre Meretrici di graziofo affretto, e che foavemente can- 
tavano ; 'Abitavano quelle alla JÈpiaggia del mare, ed allettavano i Navi- 
ganti* che ivi,, peggio che nei itogli- * facevano mifero naufragio » fatti 
preda di quelle divoratrici delle foiìanze loro , 

11 Naviglio » che mi è piaciuto di figurare apprefo , non tanto allude 
a ciòr che fi racconta di Uliife, od al Naufragio di quali!, che nelle Si- 
rene s' incontravano, quanto per dare ad intendere , che varj fono i : pe- 
ricoli» che agli Uomini avvengono, per non isfuggvre » o darfi ancora 1 in; 
preda alle lufinghe del fénfo non meno» che a qualunque altro allettamen- 
to, alla fragile Umanità noltra infidiofo .. Imperocché- èfentenza di molti» 
• che le Sirene dinotano non folo l* amor lafcivo , ma eziandio 1* adula- 
zione- * la fuperbia , e l* ozio peranebe , 

Avendo forfè riguardo all' adulazione nel iz. dell' OdHéa Omero, fa 
' che le Sirene all' apparir della nave di Ulnfe , a lui volgano le voci pie- 
ne di- falle lodi, e di bugiarde proni e de , dimoitrando nello 'ftefio tempo- 
ri loro orgoglio , e prefunzione di eifer dutate di fòmmo fapere % giacché 
Io Infingano a volerle afcoltare , ripromettendogli fempreppiù . vafta cogni» 
alone di cofè * I verfi fono i feguenti dal Greco tradotti %. 

.. _.,■ 
Huc age, flette totem » Grajorum gforìa Vlyffes 9 -■ 
Flette ratem celerem , noflras &■ percipé voces „ 
"Julius enint nigram tranfégit navitct puppim .5 
§litin nofiras voces audmw :- inde reeej/ìt 

lìott'm 



t9* ICONOLOGIA 

Dotlior i & cantu msx deleftatui eodem . 
Stimiti entm Grati fuerint qua Tergama dram 
Confitto Sitperum « & qua Troes fimera pajji . 
Denìque cmfta patent nobii mortali* f afta* 

Queftì verfi di Omero furono cosi tradotti da Cicerone ad lib. J. tt- 
fnibus honorum » & malorum ; 

O decus xArgalicum » qui» puppim fleti is , Vlijfes» 

*A uri bus ut noflros pofjìs cognofeere cantiti ì 

T^am nemo ime umquam ejì transveftus cxrula curfu % 

Qttin priui adfliterit vocttm didcedine captiti » 

Toji variis avido fatiatui peftore ntitfii « 

Doftior ad patriai lapfus pervenerit orai ; 

7{oì grave certamen belli , dademque tenemut t 

Crocia i quam Troice divino numìne vexìt , 

Omniaque è latis rerum vefligia terris . 

Riguardo all' Ozio , cosi Orazio lìb. z. Sermonttm . 3at, 3. 

....... vitanda ejì improba Siren Defidia . 

Il Naviglio pertanto in mare dinota 1' umana vita efpofta à' gravi pe- 
ricoli , fé con prudenza , e faviezza non fa regolarli . Gli Uomini » che 
fono in atteggiamento di addormentarli , fono figura di quelli * che di fé 
ftelfi troppo fidandoli» non isfuggono le occafioni > e feioccamente con quel- 
le cimentandoli , fi pongono a rifehio di naufragare . 

I dormienti dimoftrano coloro , che fi donano in braccio a' vizj 1 e che 
dalla falfa dolcezza di un fonno così ingannatore non rifeuotendofi » fono 
per far paflaggio da quello ad una perpetua infelicilfima morte . . 

Quelli che rovinano in mare ci lignificano quegl' infelici, che da' lo- 
ro vizj i a' quali tanto credettero , e fi affidarono , tratti in perdizione s a 
noi col loro irreparabile precipizio infegnano . che dobbiamo sfuggire ogn* 
incontro di errare ; e che in braccio all' errore trovandoci , dobbiamo bea 
fubito da quello liberarci , fé rovinar non vogliamo nell' abbitfo di ogni 
eterno male . 




MUSE 



TOMO Q^V A R TQ. ipi 

M U SE. 

Di CefarcHjpa. 

t oi surns 

FUrono rapprefèntate le Mufe dagli antichi > giovani » graziole» e ver* 
gini » quali fi dichiarano nell'epigramma di Platone» riferito da Dìo»" 
Sene Laerzio in quella fentenza : 

H&c Venus ai Mufas : Venerem exhoneftìtc iltymphài 
*Armàtui vtbis ant *Amor inftliet , 

Tunc Mufa ai Venerem : Lepida btsc joca fòlle precamur . 
%Aliger bue ai nos no» volat Uh puer . 

Ed Eufebio nel libro della preparazione evangelica » dice efifer chiama- 
te le Mufe dalla voce Greca ft,v((ù , che lignifica iftruire di onefta » e_* 
buona difciplina , onde Orfeo ne' fuoi Inni canta » come le Mufe hanno 
dimoftrata la Religione » ed il ben vivere agli Uomini . I nomi di detto 
Mufe fonò quelli : Clio , Euterpe» Tali» » Melpomene » Polimnia» Erato, 
Terlicore » Urania » e Calliope . 

CLIO; 

RApprefenteremo Clio Donzella con una ghirlanda di lauro . Che coli» 
dettra mano tenga una tromba » e colla finiftra un libro » a cui di fuo* 
ri fia fcritto HERODOTUS . 

Quella Mufa è detta Clio , dalla voce Greca H^-tA » che fignifica lo- 
dare , o dall' altra K^eW » fignificante gloria » e celebrazione delle cofe * 
che ella canta , ovvero per gloria » che hanno ì Poeti preflfo gli Uomini 
dotti » come dice Cornuto ; come ancora per la gloria » che ricevono gli 
Uomini , che fono celebrati da' Poeti . 

Si dipinge col libro HERODOTUS , perciocché attribuendoli a quella 
Muià la itoria » fecondo Virgilio in opufe. de Mufis : 

Clio gefta tanens tranfatli tempora reddit . 

Conviene che ciò fi dimoflri colle opere del primo Storico » che apri 
la Storia Greca alle Mufe » dedicando il primo libro a Clio . 

La corona di lauro dimoftra» che ficcome il lauro è fempre verde» e 
lunghilfimo tempo fi mantiene » cosi per le opere della Storia perpetua- 
mente vivono le cofe paffute » come ancora le preferiti . 

EUTERPE 



i$a '/CONO L 0<3 i A 

E U T -E R.i P E . 

Giovanetti bella . Avrà cintar,!* tefta -. di «una ghirlanda di varj fiorir 
Terrà con ambe le mani diverfi ftromenti da fiato . 
... .-Euterpe v fecondo l^,.yoce 'Gcccz \ lignifica gioconda » e dilettevole I 
per il, piacere,, che fi piglia , dalla buona erudizione» come dice DiodorQ. 
ìib. j. cap. i. e da' Latini fi chiama Euterpe '.Bine, dekèJans .* . . 

Alcuni vogliono , che quella Mufa fia fopra la Dialettica ; ma i più 
dicono, che fialetta -delle Tibie, ed altri finimenti ..da fiato s cosi dicea- 
do Orazio nella prima Ode del lib. i. 






Si ncque Tthias Euterpe e?hìbct . 



■ 






E Virgilio ia opufc. de Mttfis . 

■'','- n ■ ■,■■ 

Dultiloquis cautms Euterpe ftatibus tttgeti.. 

. . . . • ■ . . •.. 

Se le dà la ghirlanda di fiori , perchè gli Antichi davano alle Mufej» 

ghirlande, di fiori , per efprimere .la giocondità del prdprio fignifìcatQ*.pel 

fuo nome » ed effetto del fuono » che tratta , 

T, A L I A . 

Giovane di Iafrivo , ed allegro volto . In capo avrà una ghirlanda di 
edera ..Terrà colla finifira mano una mafeh-era ridicolofa , e ne' piedi 
-£ zocchi . 

. ; A quefta Mufa fi attribuilie l'opera della Commedia,, dicendo Virgilio 
in opufc, de Mujìs t 

Comica Infcivo gauàet fermone. Thdia . 

Perciò le fia bene il volto allegro ^ e lafcivo , come ancora .la ghir- 
landa di edera , in legno della fua prerogativa fopra la Toefia Comica. 

La mafehera ridicolofa lignifica la rapprefentazione del foggetto ridi- 
colo , per proprio della Commedia , 

I zocchi etfendo calzamenti, che ufavano anticamente portare i Reci- 
tanti di Commedia, dichiarano di vantaggio la nofira figura , 






MELP0- 



r o mo §^v a r ro . w 

MELPOMENE. 

DOnzelia di afpetto , e veflito grave , con -ricca , e vaga acconciami 
di capo . Terrà colla Cniltra mano fcettri , e corone alzate in alto j 
e parimente faranno altri fcettri, e corone avanti -a lei» gettate per ter- 
ra ; e colla delira mano terrà un pugnale nudo , e ne' piedi i coturni . 
Virgilio attribuifce a quella Mufa 1' opera della Tragedia , con quei!» 

verfoj 

Melpomene tragico proclamai mafia boatu* 

i 

Tknchè altri la facciano ìnventrice del canto , donde ancora ha ricevu- 
to il nome , perchè vien detta dal nome Greco fJt,o\7rrì , che vuol dire_» 
cantilena , e melodia , per la quale fono addolciti gli auditori . Di qui di- 
ce Orazio, Ode 24. Kb, 1. 

Cui liquidam Tate? mocem cam cithara dedk . 

Si rapprefenta di afpetto , e di abito grave , perchè il foggetto della_j 
Tragedia è cofa tale -, e (fendo azione nota per fama, o per le llorie ; Za 
guai gravità gli viene attribuita da Ovvidio : 

Omne genus /cripti gravitate Tragedia <vìncit . 

Le corone , e fcettri parte in mano , e parte in terra * ed il pugnale^ 
nudo lignificano il cafo della felicità , ed infelicità mondana degli Uomini, 
per contenere la Tragedia trapalfo di felicità a miferie , ovvero il contra- 1 
rio , da miferie a felicità , 

I coturni che tiene ne' piedi fono ftromenti di e(Ta Tragedia; onde_j> 
Orazio nella Poetica dice Élchilo avergli dati tali itromenti : 

Tofl htmc perforile , pall&que repertor honefla 
ejgfchilns, & modicis inllrayit p'dpita tignis , 
Et docuit , magmtmque loqni , antique cothurno „ 

P O L I N N I A » 

STarà in atto dì orare, tenendo alzato 1' indice delk delira mano. 
L'acconciatura della tefta farà di perle, e gioje di varj , e vaghi co- 
lori fuperbamente ornata. L'abito farà tutto bianco, e colla llniùrà -ma- 
no terrà un volume , fopra del quale Ha fcritto SUAD£RE . 

B ò U H ar e 



194 ICONOLOGIA 

Lo (tare in atto dì orare , ed il tener in alto l' indice della delira man» 
dimoftra, che quella Mufa fovrarta ( fecondo l'opinione di alcuni ) a' Ret- 
torie! ; dicendo Virg. in opufe. de Mufis : 

Signea cimila manu , loquitur Tolyhimnia geflu . 

E Ovvidjo tiel j. de' Farti I- induce , che parli prima : 

Dìffenfere De<e, qmrum Tolyhimnia capii 
Trina , filent alia . 

Le perle , e le gioje , che tiene attorno le chiome -, denotano le doti» 
e virtù fue , fervendoli la Rettorica dell' invenzione della difpofizione del- 
la memoria , e della pronunciazione , maffime elfendo il nome di Polinnia 
comporto delle voci » 7io\o « pvztx , che fignificano molta memoria . 

L' abito bianco denota la purità , e fincerità , cofe che fanno all' Ora- 
tore ficura fede intorno a quello , che dice più di ogni altra cofa . 

II volume, col motto SUADERE , è per dichiarare compitamente la 
fomma della Rettorica , avendo per ultimo fine il perfuadere . 

E R A T O . 

DOnzella graziofa , e fellevole . Avrà cinte le tempia con una corona 
di mirto , e di rofe . Colla finiftra mano terrà una lira , e coli' altra 
il plettro. Ed appreflb a lei farà un Amorino alato, con una facella in_» 
mano , coli' arco , e la faretra . 

Erato è detta dalla voce Greca ipos » flgnificante amore » il che mo« 
Ara Ovvidio nel 2. de lArte amandi : così dicendo : 

Tutine mìhi fi quando Ttter , & Citherea f avere 
T^unc Erato nam tu nomen amoris habes . 

Le fi dà corona di mirto , e di rofe , perciocché trattando quella Mufa 
di cofe amorale , fé le conviene accanto Cupido , il mirto , e la rofit ; 
eflendocchè fono in tutela di Venere , madre degli amori ; onde Ovvidio 
4. Faft. cosi dice : 

Leviter mea tempora wtyrto. 
Pontano .. 

Beava Venerìs fapora myrtus . 

Ed Anacreonte nell' Ode della rofo » dice : 

Hpfam amoribus dicatm • 

La 



r o m o $ v a r r o. 19^ 

La lira» ed il plettro le fi dà per l'autorità del Poeta, che così dice 
aell' opufe. de Mufis . 

"Plettro, gerem Erato faltatpede, Carmine, vultu . 

TERSICORE. 

SI dipìngerà parimente Donzella di leggiadro , e vago afpetto . Terrà i* 
cetra , moftrando di Tuonarla . Avrà in capo una ghirlanda di penne.* 
di vari colori , tra quali vi faranno quelli di Gazza ; e darà in atto gra- 
zioso di ballare . 

Se le dà la cetra , per 1' autorità del Poeta , che nel detto opufcol» 
«ice : 

Terpficore affeHus cìtharis movet , ìmperat , auget . 

Le fi dà la ghirlanda , come fi è detto , perchè folevano gli Antichi 
talora coronare le Mufe con penne di varj colori , inoltrando con effe il 
trofeo della vittoria , eh' ebbero le Mufe , per aver vinte le Sirene a_i 
cantare » come fcrive Paufania nel nono libro della Grecia, e le nove fi- 
gliuole di Pierio , e di Evippe , e convertite in Gazze » come dice Ovvi- 
dio nel j. libro delle trasformazioni. 

Significano ancora le dette penne 1' agilità , e moto di detta Mufa , ef- 
fendo Tersicore fopra i balli . 

URANIA. 

AVrà una ghirlanda di lucenti fteHe . Sarà veftita di azzurro » ed avrà 
in mano un globo rapprefentante le sfere celelH . 
La prefente Mufa è detta da' Latini celelìe , Significando O'vpxpàs ? che 
è l'iiteffo, che il Cielo . Vogliono alcuni che ella fia così detta, perchè 
innalza al Cielo gli Uomini dotti . 

Se le dà la corona di delle, ed il veftimento azzurro, in conformità 
del fuo lignificato , e globo sferico , dicendo così Virgilio in opufe. de Mufis. 

Urania Cali motus fcrutatur , & afira . 
CALLIOPE. 

Giovane ancora ella , ed avrà cinta la fronte di un cerchio di oro . Nel 
braccio Anidro terrà molte ghirlande di lauro ; e colla deflra mano 
tre libri , in ciafeun de' quali apparirà il proprio titolo , cioè in uno Odif- 
fea , nel!' altro Uliade , e nel terzo Eneide . 

Bb 2 Calliope 



ì 9 6 . / CO • N : VL G f A 

Callìope è detta dalla bella voce ,. quafi dsrótns w&fì $ow6S * dondfc> 
anche Omero la chiama : Deam clamante»! . 

Se le cinge la fronte col cerchio di oro » perchè fecondo Efiodo è la 
più degna , e la prima tra le fue compagne , come ancora ùimoltra. Ovvidio, 
!Ìb, $ Fair. 

Trìma fui tcepìL Calliopea chori. .«. 

E Lucano.», e Lucreiio lib. 6u 

Calliope, vequìes bomimm » divutnque voluptas » 

Le corone di alloro dimoftrano, , eh,' ella fa. i Poeti , effenda quefl&> 
premio loro, e fimbolo. della Poesia.. 

I libri fono le opere de' più. illuftri Poeti in .verfo eroico » il qual 
verfo fi attribuife a quella Mufa 5 . per il verfo di Virgilio in opufe 

Carmina Calliope libris. bevoica mandai. » 

A- quelli veri! di Virgilio , che abbiamo citati , li. cohfanno ifimulacur 
delle Mule , che Hanno 'imprefle nel libro del Signor Fulvio Oniìni v rfe_» 
lamìhis B^pmanorum , nelle Medaglie della Gente Pomponia . 

Veggalì- ancora il nobile trattato., che fa. Plutarco, nel nono Simpofiaco*. 
queitione Jt.u.1» 

M U S E . 

Cavata, da. eerte Medaglie amiche del Sig. Vincenzio della "Porta* 
Eccellenti/fimo nelle antichità ... : 



T 



Clio. 

Iene una tromba ». per inoltrare le Iodi» che el!a ; fa rifuonare ■»• peri; 
fatti degli Uòmini illultri. 

Eut erp e ». 

Con due tibie. 

Tali a.. 

Con una mafehera , perciocché a detta Mufa vogliono che folte l%-& 
Commedia dedicata. Ha ne' piedi i zocchi. 

Melp oritene:. 






Con un mafeherone » in fegno della Tragèdia . Ha ne* piedi i coturni., 

7ep\v- 



TOMO Q_V A R T * 197 

Terftcope* 

fiene quefta Mufa una cetra . 

E r at * ■ 

Colla lira ». e capelli lunghi » come datrice dell' Elegia». 

Voi in ni. a.. '-' ' 

Con il barbito da una mano , e là penna dall' altra-.:' 

V v a n t a . 

Colla fèfia ». facendo un cerchio ; ma molto meglio » che tenga unsui 
afera , poiché a lei fi attribuìfee- 1' Astrologia „. 

C a l li o p e .. 

Con un volume » per fcriver i fatti degli Uomini illufiri '.. 

..... T . 

M U S- ' E . 
» 

dipinte con grandìflìma diligenza* e le Tìttwe di effe le ha il' 

Signor Francefco Bonaventura » Gentiluomo Fiorentino s, 

amatore » e. molto intelligente di belle lettere * 

Clio. 

Con una tromba in mano ». 

Ente rpe-,. 

Con un flauto in mano » e con molti altri ftromenti da fiato a* piedi ... 

T'aliar., . 

. , ih 

Con un volume . 

M e Ip o m e n e „ 
Con una mafehera , 

Ter fi core., 

... Con un' arpa, 



i<?8 c IC N L G I A 

E r at o.\ 
Con uno {quadro . 

Tolinnia. 

Con un' aria pretto alla bocca, , in fegno della voce « ed una mano al- 
zata , per i geitì » de* quali fi ferve P Oratore . 

- • - • . ' . > . 

Urania. 
Con un globo celefle . 

Calliope. 
Con un libro ,,,.. 

M US E . 

Come dipinte dall' EminentiJJìmo Cardinal dì Ferrar* 
a Monte Cavallo » nel fuo Giardino . 

CLIO. 



COlla delira mano tiene una tromba , e colla fìniftra un volume , cl» 
dalla medefima vi è un Puttino » che per ciafeuna mano tiene una 
facella accefa « ed in capo una ghirlanda . 



EUTERPE, 

i On ambe le mani tiene una mafehera . 

T A L I A . 

COlla delira mano tiene una mafehera , con i corni , e colla fìniftra uà 
cornucopia pieno di foglie , e di fpighe di grano * ma verdi ; e per 
terra uà aratro . 



MELPOM E "N E. 

'Olla delira mano tiene una mafehera , e colla finiftra una tromba ; -e 
per terra vi è un libro di malica aperto. 



TERSr- 



r o m o qv a r r o. i 99 

TERSICORE. 
lOHa finiftra mano tiene una lira, e colla delira il plettro. 

E R A T O . 

Tiene colla delira mano un corno di dovìzia , pieno di frondi , fiorì » 
e diverfi frutti ; e colla finiftra mano un flauto ; e dalla medefima_j 
banda vi è Cupido , che colla flniitra mano tiene una mafchera » e colla»# 
delira un arco colla corda fciolta „ 

POUNNIA, 

'fèrie colla delira mano un legno fimile ad una mifura > e colla finiftra 
una mafchera ; e per terra un aratro . 

CALLIOPE. 

' Olla deftra mano tiene un libro , e colla finiftra un piffaro j e pec 
terra una mafchera . 

URANIA. 

Tiene colla delira mano una tavola bianca » appoggiata alla eofeia ? e*» 
colla finiftra uno .specchio. 




MUSICA 



20® , J C N LO GIÀ 

Dì Cefare I{lpa . 

DOnna giovane a federe fopra una palla di color celefte , con una pea- 
na in mano . Tenga gli; ocelli filfi in .-una carta di mufica „■ Uefa fo- 
pra un incudine. ..con •bilance a' piedi, dentro alle quali-fianp' alcuni mar- 
telli di ferro. .-.".... - „ ;• ; 

Il federe dimoilra elfer la Mufica un fingolar ripofo dell' animo tra-, 
vagliato . 

La palla fcuopre , che tutta 1' armonìa della Mufica fenfibile fi ripofà. 
e fonda nell' armonia dei Cieli conofeiuta da' Pitagorici , della quale an- 
cora noi per virtù di e/fi partecipiamo , e però volentieri porgiamo le_j?- 
orecchia alle confonanze armoniache • e unificali . Ed è -opinione dimoi- 
ti antichi gentili , che fenza confonanze muficali non fi potette avere la 
perfezione del lume da ritrovare le confonanze: dell' anima . e la fime- 
trla , come dicono i Greci , delle virtù . 

Per .quello' fi feri ve da' Poeti, li quali furono autentici fecretarj della 
vera Filofofia « che avendo li Cureti , e Coribanti toltp' GJove, ancora fan- 
ciullo dalla crudeltà di Saturno fuo Padre, lo conduffero in Candia , ac- 
ciò fi nudrilfe - ed allevalfe , e -per la ilrada aadorno fuonando fempre cim- 
bali , e altri llromenti di rame , interpretandoli Giove moralmente per la 
bojità-. e fapienza acquiltata , la quale non.fi può allevare . né crefeere ia 
noi fenza P ajuto defia armonìa muficale di tutte le cofe , le quali occu- 
pando d' intorno 1' anima , non poflbno penetrare ad aver nollra intelli- 
genza gli abiti contrari alla virtù , che fono padri , per elfer prima in noi 
l' inclinazione al peccato , che a gli atti, li quali fono virtuofi , e lodevoli. 

E Giove fcampato fano dalle mani di Saturno dimoilra quella più pura 
parte del Cielo incorruttibile , contro la quale non può efercitare le lue for- 
ze il tempo divoratore di tutti gli Elementi ,. e confumator di tutte le com- 
pofizioni materiali . 

Furono alcuni de' Gentili.» che dilfero i Dei elfer comporti di nume- 
ri , e armonìe , come gli Uomini di anima , e corpo , e che però nei lo- 
ro facrifizj fentivano volentieri la mufica , e la dolcezza de' filoni ; e dì 
quello tutto dà cenno » e indizio la figura , che fiede « e fi foftenta 
fopra il Cielo . 

11 libro di mufica mortra la regola vera da far partecipare altrui le_? 
armonìe in quel modo, che fi può per , mezzo degli occhi. 

Le bilance inoltrano la giurtezza « che ricercali nelle voci per giudizio del- 
le orecchia , non meno che nel pefo , per giudizio degli altri fenfi . 

L' incudine fi pone, perchè fi fcrive , e crede quindi avere avuto orì- 
gine quei!' arte ;e fi dice che Avicenna con quello mezzo venne in co« 
gnizione , e diede a feri vere della convenienza , e mifura de' tuoni mu- 
ficali. 



TOMO QV A R T 0. 201 

ficai! « e delie voci, e così un leggiadro ornamento accrebbe al consor- 
zio ì e alla converfazione degli Uomini ; 

Mufica. 

DOnna j che con ambedue "le ) mani tiene la lira di Appo'lline , e a* 
piedi ha varj ftromenti muficali . 
Gli Egizj per la Mufica fingevano una lingua con quattro denti , co- 
me ha raccolto Pierio VaLeriano » diligente oiTervatore delle antichità, 

Muflca. 

DOnna con una vede piena di diverfi ftromenti , e diverfe cartelle « 
nelle quali fiano fegnate le note , e tutti i tempi di effe . In cape 
terrà una mano muficale , acconciata frai capelli > e in mano una viola d% 
gamba» o altro tiramento muficale-, 

M ufi e a .. 

SI dipingono alla riva di un chiaro fonte , quafi in circolo molti Cigni» 
e nel mezzo un Giovanetto scoile ali alle fpalle , con fàccia molle, e 
delicata, tenendo in capo una ghirlanda di fiori ; il quale rapprefenta Ze- 
firo in atto 'di gonfiare le gote , e fpiegare un leggiero vento, verfo £ 
detti -Cigni ; per la ripercuìfione di queiìo vento parerà che le piume di 
effi dolcemente fi muovano, perchè , come dice -Eliano , quelli uccelli non 
cantano mai-, fé non quando fpira Zefiro , come i Mufici , che non fo- 
gliono volentieri cantare , fé non fpira qualche vento delle loro Iodi , e 
appr-effo perfone , che guitano la loro armonia .. 

' ■ ■ . ' • ■ > 

Mujì e a . 

DOnna , che fuoni la cetra , la quale abbia una corda rotta , e in Iuo* 
go della corda vi fia una cicala . In capo abbia un Ulignolo, uccello 
notiffimo ; ed a' piedi un gran vafo di vino , ed una lira col fuo arco . 

la cicala polla fopra la cetra , lignifica la Mufica, per un cafo avve- 
nuto di un certo Euhofnio. , al quale fuonando un giorno -a. concorrenza 
con Ariìloffeno Mufico , nel più dolce del fuonare fi ruppe una corda, e 
fubfto fopra quella cetra andò volando una cicala , -la quale col fuo canto 
fuppliva al mancamento della corda, così fu vincitore della concorrenza^» 
unificale .-Onde -per benefizio della cicala , di tal fatto li Greci drizzor- 
no una -ftatua al detto E-unomio con una cetra con la cicala fopra , e la 
pofero per geroglifico della Mufica *. 

Il Rofignuolo era fimbolo della Mufica per la varia, foave , e dilette- 
vole melodìa della voce; perchè avvertirono gli antichi nella voce di que- 
llo' uccello tutta la perfetta feienza della Muiica , cioè la voce or grave» 
e ora acuta , con tutte le altre , che fi otfervano per dilettare » 

Ce U 



204 ICONOLOGIA 

II vino fi pone, perchè la Mufica fir ritrovata per tener gii Uomini al-, 
legri i come fa il vino , e ancora perchè molto ajuto dà alla melodia^* 
della voce il vino bianco » e delicato ; però dittero gli antichi fcrittori 
vadino in compagala dì Bacco . 

FATTO STORICO SAG RO. 

DAvid dettino i Leviti, che celebraflero dì continuo le Divine lodi 
avanti l* Arca . Il capo, che avrebbe cantato le divine lodi , toccan- 
do il cembalo , fu Afaf co' fuoi fratelli , a cui aflfegnò da cantare il Sal- 
mo 104. Confitemìni Domino , et invocate nome» ejtis &c. e queft' officio di 
cantar Salmi fu il ministero continuo , che Afaf co' fuoi fratelli dovea iq 
avvenire predare avanti l'Arca, colle alternative adattate al Ioronnmero. 
Non folamente David fomminiftrò a' Leviti i Salmi da cantarli * ma loro 
eziandio compofe le note muficali , con cui figurarne il canto . Et fiare 
fecit cantora contro, cibare , & in finn eorum didces fecit modo* . l . Para» 
lipomenon cap. 16". Ecclelìaftico cap. 47. v. ir. 

FATTO STORICO PROFANO. 

A Vendo udito Nerone da' fuoi Matematici , che poteva anche avve- 
nire che foCTe fiato una volta difcacciato dall' Imperio » egli foleva 
riderfene , fpeflb replicando : Terra qn<evis artem ala : E ' ciò diceva , per- 
chè credendoli nell* arte del cantare giunto alla perfezione» peniava » che 
per qualunque difgrazia gli fofle potuta accadere , farebbe fiato femprem- 
mai appreflb qualunque nazione tenuto in fommo credito , per ertere egli 
eccellentiffimo Mufico , e quindi nulla gli farebbe venuto di manco 1 Sì 
verificò ciocché gli fi era dato a temere . Fuggendo egli da' fuoi nemi- 
ci « che 1' infeguivano , difperando di fua falvezza , ed eCfendo già in de- 
terminazione di ucciderli , efclamò : Ah ! qual eccellente Profeìfore muo- 
re in me I ^uantus artifex feno ! Svetonio . 

FATTO FAVOLOSO. 

A Rione famolb fuonator di liuto , etfendo fopra un Valcello, i Mari- 
na; lo vollero aflaffinare » per rapirgli i fuoi denari ; ma egli otten- 
ne da elfi di poter prima di morire fuonare il fuo liuto . Gli fu accordata 
la grazia . Al fuo fuono i Delfini li adunarono attorno al Vafcello , ed egli 
gittatofi in mare , fu da uno di quei Delfini portato fulla fpiaggia . Giunfe 
a cifa di un fuo amico , per nome Periandro , che ratti perfeguitare 
quei Pirati « furono la più parte Severamente puniti . Erodoto , Fedro . 
"Plinio &e. 



NATURA 



TOMO g_V ARTO. 



10$ 



NATURA. 

Di Ce/are 7{ip4 • 





Onna ignuda » colle mammelle cariche di latte , e eoa 
un Avoltojo in mano , come fi vede in una medaglia 
di Adriano Imperadore ; effendo la Natura , come difinifee 
Ariftotele nel a. della Fifica « principio in quella cofa » ove 
ella fi ritrova del moto •> e della mutazione , per la qua- 
le fi genera ogni cofa corrutti.bile . 

Si farà Donna » e ignuda , e dividendoli quello princi- 
pio in attivo , e partivo » ì' attivo dimandarono con il 
nome di forma » e con nome di materia il paflivo . 

U attivo fi nota con le mammelle piene di latte » perchè la forma è 
quella , che . rutrifee , e fofienta tutte le cofe create» come colle mam- 
melle la donna nutrifee » e foftenta li fanciulli . 

L' Avoltojo » uccello avidiflìmo di preda , dimoftra particolarmente 1* al- 
jro principio dimandato materia , la quale per 1' appetito della formio 

v» e £ moven- 



204 fC'O N L 0: GIÀ 

movendoli 5 e alterandoli » tirugge appoco appoco tutte le cole corriitti-- 
i?ili . (à) 

NATURA ANGELICA. 
Del 1>. Fr. Vincenzio Bjcci M. Q.. 

Giovane vaga , e bella , con un raggio fulla faccia ,. clic lia. ricopre- .. 
In una mano avrà, una carta fcritta » e nell' altra una fiamma di fuo- 
co .. Vicino le farà un Oratorio , e fopra una colonna rotta per mezzo .. 
Furono creatigli Angioli nella grazia naturale) con effer per alquan- 
to di dimora Viatori» e pofcia in termine .. Fu la loro creazione nel prin- 
cipio del Mondo-», appunto quando ebbero • 1' etTere tutte le altre creatu- 
re , conforme la Dottrina del gran Padre Agoliino lib. i. de Genef. ad. 
lift. , Vgo.,, F^éert. ^ibb. lib. i. de Trini. Orig. , Ifid. lib. j. de fui», bon. 
S. Agoftino infra gli altri fpiega il luogo » e il tempo , cioè quando difle- 
Iddio , fiat lux . Allora gli Angioli ebbero P edere , efJendo uniformi al- 
la luce ». per la fottigliezza dell' intelligenza per effere colmi di alta cogni- 
zione ,. e ricchi di fplendore nel modo d' incendere . E' I' Angiolo £>- 
ftanza intellettuale» Tempre mobile ». libera di arbitrio , incorporea ,. im- 
mura d' Iddio» ricevendo 1' immortalità per grazia , non per natura, di 
cui la fpecie della foltanza » e il termine Colo chi i 5 ' ha creato » Jò.conp-- 
fee 5 dice Damafceno ffl>, 2, e. 5.. 

Sono 

■ 



[tf] II Signor Gio. Battifta Boudard Protettore della RealeAccademia' di Parma, 
nella fua Iconologia tratta da diverti Autori impreffa= ultimamente nella fud- 
detta Città di Parma nell' anno 1759. rapporta 1' Immagine della Natura nelia 
feguente torma rapprefentata : Giovane Donna , nella parte inferiore rinferrata den- 
tro una fpecie ili termine ornato nei lati di differenti forte dì animali terrefiri . Reca 
ella falle braccia ftefe dìverfe forte di uccelli , e le fi veggono vari: poppe fui petto gra- 
vi di latte . Ha.il capo velato , per moftrsre. fecondo- il parere, degli Egiz] , eie ipiù 
importanti di lei fecr.ctìfcna rìfervati al fola Creatore ^ 

Il Sig. Boudard è femplice Traduttore , eflendogli pervenuto 1' originale^ 
.fcritto in Erancefe da un fuo amico , che egli nyn nomina , di tal nazione . 
"Ma tanto egli ,, che il detto fuo amico in vece di porre in fronte a tale Edi- 
zione il titolo d' Iconologia , meglio forfè , a mio parere , l'avrebbe chiamata^» 
Raccolta dì figure kcnckylcbe tratte &c. poiché il nome d' Iconologia derivando 
da due parole Greche leen ," che lignifica Immagine- , e Logos parlamento , di- 
feorfo &c. altro Iconologia non vuol dire , che Ragionamento d' Immagini . Sic- 
ché non ragionandoli quaficchè punto- nella rirerita Edizione fulle Immagini. , 
che fi fono raccolte, ne rapportandouidifcQr.fi de' loro refpettivi Autori , a'quali 
neppure vien- tatto l'onore di effer nominati . ( ieubene ognuno rawila ; cue quafic- 
chè tutte le figure fon tolte dal Ripa] ma ponendoli fempiicemente la Pittura delle 
Immagini , non- fo fé. con. ragione pofla intitolarli Iconologia . Dico il mio fé n- 
tìmento ; come altresì colla ftefla ingenuità mi fpiego , ciié a tenore del mio 
giudizio ,, tanto 1' incognito Erancefe" , cue il Sig. Boudard meritano nella lo- 
ro, imprefa. tutta la lode j, ed io p'er loro protetto ogni più; dovuta itima .. 



T M £LV A R T 0. *sa$ 

' Sono gli Angioli , dice l' ideilo ibidem, creati mutabili di natura , ma fono 
divenuti immutabili » per la contemplazione ; fono patibili di animo., ra- 
gionevoli di mente , eterni nella.' tìirpe, e perpetui nella beatitudine . 
. In quello [ dice Gregorio, Papa] libi Maral. 2. , è diltinta la natura^ 
Angelica da noi » perchè- noi fiamo circonfcntti da' luoghi , e fiamo pre- 
si! da ignoranza , ma gli Angioli non fono così nel luogo. ,. fennon. affiti* 
■.tivè ,. e nella fcienza molto eccedono 1' umana ,. . 

Fanno fetta gli Angioli [ dice Origene ] in num. bomel. 66. rallegran- 
doli fopra quelli» che fuggono I' amicizia de' Demonj,eper gli efercizj 
delle virtù , corrono, in fretta, ad accompagnarli 'alle- Angelicite conr 
verfazioni . 

La Natura degli Angioli [dice Damafceno ] Db. 2. è mutabile ,■ perchè 
è innelìata la natura nella mutabilità ; mala carità fempiterna 1' ha fatta 
divenire incorrotta ì. 

La Natura Angelica è differente, e din-ima fpecìficamente dall' anima s - 
come dice Scoto 2. Sem. i. q. 8. per caufa dell' eiTer proprio naturale ,. 
non per. non unirfi alla materia, ne per cagione del difcorfó più perfetto 
i-del.noftro , oppure per non farne in niuna maniera , come altri volfero , né 
'quefte. .cpfe fanno differenza, fpecifica , come abbiamo, dichiarata diffufa^ 
mente altrove . ■ . -. 

■ Queita. natura, è nobilifltma ,. creata da Dio ih maggior nobiltà dell' 
Uomo, con diiHnzjone di fpecie , ed individui ; fono di belliffima natura gli 
Angioli, si per la perfpicacità ,. come' ancora per la cognizione chiara , 
effendogli ilate infufe le fpecie delle xofe da Iddio , nel principio della 
Ior creazione , o univerfali » o particolari- £ Quindi fi dipinge da Giova- 
ne così vaga,, e bella, e col raggio, fulla- faccia , che la ricuopre ., emen- 
do, natura inviabile , e puro, fpirito ; né può vederi! da noi nella propria 
natura , ma folo quando* apparifee eoli corpo alfunto sformati di aria , coi- 
rne più fi a; e fono apparii gli Angeli .] Tiene in una mano una carta fcritta, 
per fegno , che vengono ad annunziare agli- Uomini gli oracoli celefti,-ed 
ifpezialmente quelli , che' fanno 1' ultimo coro , e benché ikno fpiriti ,-pu- 
-re prendono il nome, di.. Angioli ,. dagli òffuj , che fanno ; ed i Supremi 
fpiriti , che fono i Serafini ,. fono- tutto fuoco ,. e. sfavillano fiamme acce.- 
fe di amore inverfo il loro Signore , perciò fi dipinge colla fiamma in 
mano. . Vi è I' oratorio, p.rchè gli Angioli altro non fanno, che ve- 
nerare , ed adorare il Creatore . La colonna rotta per mezzo > che vi è 
di fopra» dinota., che queita. creatura e mezzana infra noi-, e Dio, qual s 
.è eterno , e fenza principio-, e fine ,. e noi temporali » che abbiamo 1' 
uno, e 1' altro; ma quelli non hanno fine* ma folo principio » e perchè 
fono mezzani , in far- che riceviamo grazie dal comune Signore;.., . 

Alla Scrittura Sagra .. Si dipìnge la Natura Angelica Giovane bella »- 
atfendo di bellezza, e fplcndore ,. qual altro Sole , come di;fe Eiaja di 
Lucifero, innanzi , che peccafle 14;. v. r. JOjpntodo cecidijti de Celo , Lucifer* 
qtà mane eriebaris ? corrutftiiti ternani , cm iMnvraB'as gtntcs .. Beila per li 
gerfpicace. cognizione , e. beatifica vallone, di Dio. Mat.. 18, v. 10. Jjfcfpts: 

*4ngeli 



%oS ICONOLOGIA 

^Angeli eorum femper wident faciem Tatris mei , qui in Calis efl . Sta col vof 
to coverto , econ una fiamma in mano, perchè gì' Angeli fono inviabili 
Spiriti , e tutti accefi di amor di Dio i Pf. 103. v. io. ghifacis *An- 
gelos tuos Spiritus , & mini(lros tuos ignem urentem . Tiene una carta in ma- 
no , perch' annunciano , ed infegnano a noi , come fé quel Angelo a Da- 
niele . Dan. io. v. 15". Veni autem ut docerem te qux ventura funt popalo tm 
in mvìffìmis dìebus . L' Oratorio , per adorare Tempre Iddio : Pf. 96. Et 
adorent eum omnes angeli ejus . E per fine la Colonna fpezzata in mezzo , 
eflendo mezzani infra noi , e Dio; che però Davide voleva orare in pre- 
fenza loro, acciò gì' intercedettero grazia. Pf. 137. v. I. In confpettn Un- 
gelorum pfallam tibi , Deus meus . 

NAVIGAZIONE. 

Dì Cefare Ripa . 

DOnna , la quale con graziofa attitudine tenga una vela , donde pen- 
dano le farte fopra un timone da Nave 1 e ftia in atto di riguar- 
dare con attenzione un Nibbio , che che vada per 1' aria volando ; e di 
lontano per Mare fi veda una Nave , che feorra a piena vela . 

La vela, le farte, il timone, e la Nave fono cofe note per fé ftelTe » 
e danno cognizione della figura , fenza molta difficoltà . 

II Nibbio uccello rapace , e ingordo fi pone con 1* autorità di Plinio 
nella naturale Storia , ove dice, che gli Antichi impararono di acconciare 
il timone a!la Nave , dal volare del Nibbio , oflervando , che come que- 
llo urcello per lo fpaziofo campo dell' aria, va or qua, or là, movendo 
con grazia le penne della coda , per dar a fé fteflfo ajuto nel volgere , e 
agitare il corpo , accompagnando il volo colle ali ; così medefimamente fi 
poteva col timone pollo dietro alla Nave , volgendo nel modo , che vol- 
geva la coda quell' uccello , coli' ajuto della vela folcar il Mare , an- 
corché folle turbato ; e avendo fatto di ciò prova di felice fucceflò, vol- 
lero , che queflo uccello folle il Geroglifico della Navigazione , come_* 
nel Pierio Valeriano fi legge al fuo luogo . 

T^avigazione • 

U'Na Donna ignuda prostrata in terra , che abbia li capelli Iunghiflimi, 
che fpargendoli per terra vengono a fare onde, Amili a quelle del Ma- 
re , tenendo con una delle mani un remo, e coli' altra la carta* e la_* 
bulTola da navigare . 



NECES- 



TOMO §^V ARTO 
NECESSITA*. 
Dì Cefarc Hipa . 



207 




DOnna » che nella mano deftra tiene un martello » e nella fihiflra un_» 
mazzo di chiodi . 
Neceffità è un edere della cofa , in modo che non pofla (tare altrimenti» 
e pone ovunque fi ritrova un laccio inditfolubile « e perciò fi rajTomiglia 
ad uno , che porta il martello da una mano * e dall' altra i chiodi ; dicen- 
doli volgarmente » quando non è più tempo da terminare una cofà con_s 
configlio 1 etier fìtto il chiodo ; intendendo la neceflità delle operazioni . 



D 



T^e cefsità. 
Onna fòpra di un alto piedeftallo . Che tenga un gran fufb di Dia- 
mante » come fi legge ne' fcritti di Platone . (a) 

NECES- 



[0] La Neceflità era reputata dagli antichi Gentili una divinità , e fi faceva 
figliuola della Fortuna . Era adorata da tutto 1" Univerfo , e tale era il iuo po- 
tere a cue Giove fteffo era aflretto ad ubbidirla . Niuno , eccetto le Sàcerdotefle 
di lei , poteva entrare nel fuo tempio a Corinto . Rapprefentavafi in com- 
pagnia delia Fortuna Aia Madre , Teneva lunghi cavicchi nelle mani , le quali 
erano di bronzo » 



208 . I-C 0-N L G I A 

NECESSITA' VICENDEVOLE, O SIA COMMERCIO 

DELLA VITA UMANA. 
Di Cefare Kjpa - 




UOmo, die col dito indice della definì mano accenni ad *uà% macinala 
doppia , die gii -fla accanto . Colla- finiilra mano tenga una Cicogna» 
ed a' piedi un Cervo . 

Si dipinge in quella' guifa , perchè la macina è fimbolo delle anioni * 
e .commerci della umana Aita ; pofciacchè le macine -fono Tempre due » 
ed una ha biibgno dell'altra» e iole mai non poflfono fare l'opera di ma- 
cinare : così ancora un Uomo per fé iteffo non può ogni cofa » e però le 
amicizie nottre.fi chiamano neceiTitudini » perchè ad Ognuno è neceffark» 
avere qualche amicò , col quale potià conferire i fuoi difegni •» e kafc-I 
ifcambievoli beneiuj 1' un 1' altro iollevarfi , ed aiutarli , come fann^o le 
Cicogne, Je quali .perchè fono di colio alto, a lungo andare, si Itraccan® 
nel volare » né ipoilono fotienere la teita , ficche una appoggia il collo die- 
tro l'alt;ra,; : e la guida quando è •ttraoca ». paisà dietro 1' ultima , a cui efl» 
li .appoggia^ così dice Plinio Kb. io caponi.» ed Ifidoro riferifce un_> 
fìmile coitume -de' Cervi-, i quali per il. jk-fo delie corha , in breve tem* 
pò fi lìraccano-, né poiìbno reggere la' teita , 'quando nuotano per Mare, o : 

per 



r o m r o g_v a r r o. %c 9 

pef qualche gran Fiume ; e però uno appoggia il capo fopra la groppa__> 
dell' altro , ed il primo quando è ftracco , paisà dietro » ficchè in tal ma- 
niera quelli animali fi danno I' un 1' altro ajuto . Così ancora gli Uomini 
fono altretti tra loro a valerli dell' opera » ed ajuto vicendevole , perchè 
molto rettamente è flato detto quel proverbio , tolto da' Greci , una_j 
mano lava 1' altra : Manus manum la<vat » &■ di^itus digìtum ; Homo Homi- 
nem fervat , Civitas Civitatem . Un Uomo conferva 1' altro , ed una Cit- 
tà 1' altra Città ; e quello fi fa non con altro mezzo » che col Com- 
mercio : e però Aditotele , tra le cinque cofe » per le quali fi fa confi- 
glio » mette nel quarto luogo : De iis qua ìmportantur , & exportantnr > cioè 
di quelle cofe , che fi portano dentro , e fuori della Città , nelle quali due 
azioni confiite il commercio ; perchè faremo portare dentro la noftra Cit- 
tà di quelle cofe » che noi ne fiamo privi , e che ne abbiamo bifogno 
fuori » poi faremo portare cofe y delle quali ne abbondiamo ? in Città » che 
ne ha bifogno ; perchè il Gran Maefiro di quello Mondo , molto faggia- 
mente ha fatto , che non ha dato ogni cofa a,d un luogo ; imperocché ha 
voluto che tutta quella Univerfità fi corrifponda con proporzione ; che_j 
abbia bifogno dell' opera dell' altro ; e per tal bifogno una Nazione abbia 
occafione di trattare , ed accompagnarli coli* altra ; onde n' è derivata la_j 
permutazione del vendere» e del comprare» e fi è fatto tra tutti il Com- 
mercio della Vita umana . 



De* Fatti » vedi Mercanzia . 



- 




Dd 



NEGLI- 



2IO 



ICONOLOGIA 
NEGLIGENZA» 

Di Ce/are I{ipa t 




\9 lz J? 



DOnna veftita dì abito tutto Squarciato , e rotto . Sarà Scapigliata » 
ftando. a giacere con un orologio da polvere di traverfo in mano » 
o in terra * 

Dipinge!! la Negligenza Scapigliata , e mal veftita » per Ségno » che 
il negligente non è compito nelle fue azioni , e {piace generalmente a 
tutti . 

Lo ftare a giacere » lignifica defiderìo di rìpofb > donde è cagionato 
Quello vizio . 

L' orologio pollo in in modo > che non corra I* arena» dinota il ter», 
pò perduto, ed è quello vizio figliuolo dell' Accidia, ovvero nato ad un 
parto con ella » però fi potrà dipingere con una Teftugine , che le cam- 
mini fu per fa velie , per effere lenta » e negligente nelle fue operazio- 
ni , per il pefo della viltà dell' animo * che non la lafcia ufcire dalla 
jiia .naturai fordidezza . 
D? Futti » v$di Ozio , 

NEGRO- 



T OU QV ARTO. 
NEGROMANZIA. 

Dell' cibate Cefare Orlandi. 



ìli 




C ariti Jl/Latto&t rrz 



Afe & r y oma,7Z2:z£L 



e/ 



far/o ó-r&j-i-cùr 



DOnna di età fenile , dì faccia afpra , ruftka « e fpaventevole . Abbia 
i cappelli rabbuffati . Sia avvolta in lungo manto , di color tetro » 
In detto manto fi mirino ricamate varie figure , rapprefentanti Demoni , 
Moftri , ec. e molte fiamme di fuoco. Tenga in mano una verga, colla_j 
quale difegni in terra alcuni circoli, e vi fi oifervino diverfe immaginet- 
te di Uomini , animali ec. , caratteri firani , cifre 5 numeri ec. Pofi i pie- 
di fopra una rete , 

La Negromanzia, erettamente prefa , fi detìnifee ì Indovinamente pervia. 
Ai marti-) per rivocar le anime ai loro cadaveri . La voce Negromanzìa è 
formata dal Greco viypm morto , e ua.vrux incantefmo , divinazione <&c. 
Più propriamente però confiderata , ella è , quale la definifee Efraimo 
Cha.mbi.-rs nel fuo Dizionario , V arte , o V atto dì comunicare co' Diavoli , o 
di fare opere forprendenti col loro aprto ; particolarmente eccitare , o chiamar 
morti, per interrogarli, e cavarne rijpoiìe . Ed in {brama è la Negromanzìa 
quella parte della Magìa fcellerata , e nefanda, detta ceremoniale , e de- 
moniaca. Diifi parte della Mogia, e parte fcellerata ; poiché riguardata in 
fé li e fifa , e nel fuo principio , e proprie fine la Magìa , quella non fi do- 

D d 2 vre-bbe 



» 



5i 



2iz ICONOLOGIA 

vfebbe definire , che £3 Scienza. , iìfciplina , dottrina, de* Magi , rfe* 
$*gg» <ie//d Per/ìa =5 De' Saggi della Perfia , perchè gli antichi Perfiani , 
fecondo la tradizione degli eruditi , quaficchè tutti , onoravano i loro Sapien- 
ti 5 od i loro Filofofi col titolo di Magi . Era quella fcienza tanto in ve- 
nerazione , che a tenore di ciò , che ne riferifee Cicerone , ed altri , non 
venivano ammefli alla Corona di Perfia, fé non fé quelli» i quali erano 
fiati ammaendati nella difciplina de' Magi . Quindi è , che la Magia in_j 
fé fielTa non recava che un' idea , ed un fignificato molto innocente , anzi 
degno di ogni lode , adoprandofi folo per dinotare lo ftudio della fapienza, 
e delle più fublimi parti della cognizioHe . Ma elfendocchè gli antichi Magi 
in mal ufo la convertirono , dandoli in gran parte all' Altrologìa , alla di- 
vinazione , alle flregherìe ; quindi ne avvenne , che il termine di Magìa 
diventò affatto odiofo , e fu foltanto indirizzata a lignificare una illecita 
e diabolica fpezie di fcienza , dipendente dall' aiuto del Diavolo . Per 
una tal ragione Tommafo Garzoni nella fua Piazza univerfale Difcorfo 41. 
unito al fentimento di altri dotti, divide la Magia in due rami, cioè natu- 
rale , e ceremoniale . La prima fpezie vien definita non eflere altro che „ 
n una fomma perfetta , e confumata cognizione della Filofofia naturale , aju- 
), tata nelle opere maravigliofe dalla notizia della virtù intrinfeca , ed oc- 
„ eulta delle cofe , colle quali , applicate convenevolmente a' foggetti di 

fpofii , e' infegna di produrre quafi miracoli in natura „ La feconda fpe- 
zie detta ceremoniale „ in fé itelfa nefanda , e fcelleratata , la quale fi 
,, partifee in Teurgia , e Goezia detta Negromanzìa largamente , per fen- 
,. tenza di Porfirio citato da Agoftin Santo nel decimo libro de Cìvitate 
„ Dei al capitolo nono , ed anche in Farmacia , per fentenza di Filone nel 
„ libro delle leggi fpeciali , per le fuperftizioni , feongiuri , incanti , ve- 
„ neficii , e malignità diaboliche inferte in elfa , da tutte le leggi univer- 
„ fali viene fcacciata , e bandita „ Di quefta formo io 1' Immagine . 
Stimo però bene di accennar prima qualche cofa fui foggetto della Ma- 
gìa in genere prefa . 

Rifpetto agi' Inventori di effa varie fono le opinioni . Venendo quelle 
rapportate dal fopracitato Garzoni nel riferito difcorfo , ftimo bene di tra- 
fcriverne fu ciò le fue parole : „ Quanto a quelli , che imparata I' han- 
„ no , dice Mercurio nello Afclepio , che gli Egizj fono fiati i primi . 
„ Ma Plinio nel trigefimo libro , par che tenga Agonace efierne fiato 1* 
„ Autore , da cui 1' imparale poi Zoroaftro in Perfia , il quale vi compo- 
„ fé fopra cento mila verfi , che poi da Ermippo furono con folennifli- 
„ mi Commentari dichiarati . Sant* Agoftino vuole , che Zoroaltro Re 
„ de' Battriani ne fotfe 1' inventore . L' Abate Sereno prefiò a Giovanni 
„ Caffiano nell' ottava Collazione , vuol che 1' inventore della Magìa fia 
„ fiato Cham ; e feco tiene il medefimo Pietro Comefiore nella Storia Sco- 
„ lattica, benché voglia che Cham fotfe detto anche Zoroaltro; ed a pro- 
„ polito di ciò lì è ritrovato un libro che infegnava i principi di Negro- 
9 , manzìa, detto [criptura Cham, del quale fa menzione Cecco d' Afcoli ne* 

fuoi Commeatarj fopra la Sfera . Ed intorno a quella maledetta pro- 

fe alone 



55 



TOMO £LV A R T 0. zi 3 

„ feffione fi affaticarono in quei primi fecoli Apufcoro , e Zarato Medj , 
„ Marmaridio Babilonio , Ippoco Arabo , e Zarmocenida Affino , ed a tem- 
n po del Re Serfe ne fece molti Commentari Oltane» che gli fece com- 
,, pagnia nella guerra di Grecia , ove nel viaggio con quelt' arte ribal- 
,, da molte perione uccife ,, Vedi poi , tanto intorno al ritrovamento « 
che rifpetto a tutt' altro, che riguarda la Magìa , i dotti fcritti del P. 
Martin del Rio , il quale ex profeto ne ha parlato nella fua opera , il cui 
titolo fi è : Difquifitiones Magica . Secondo elfo, non meno che fecondo il 
fentimento degli eruditi , quaficchè tutti , come di fopra fi è detto , i Per- 
fiani furono veramente i primi addetti alla Magìa . Quelli credettero due 
due Dei autori , e fignori delle cofe . Uno buono , e 1' altro cattivo . Il 
buono lo chiamavano Oromazo , ovvero Oromagda , e ftimavano che 
quello fofse il Sole . Il cattivo era detto Arimane , ovvero Plutone . Da 
quelli Numi dedufTero , che di due forti folfe la Magìa : Una che tutta 
fuperlìiziofa infegnava il culto de' falli Dei : 1' altra , che ìnfegnava la_j 
natura delle cofe . Fallace ed empia la prima ; degna di ogni onor la 
fecouda , la quale « come fcienza naturale , e legittima fu comunicata da 
Dio unitamente colle altre scienze ad Adamo : In quella , fenza alcun 
dubbio, fu fommamente perito il fapientiffimo Salomone . Intorno al quale è 
da avvertirfi , che ciocché di elfo racconta Io Storico Ebreo Flavio Giu- 
feppe , nel libro ottavo delle Antichità Giudaiche , cioè che ordinafTe , 
ed efeguiffe gì' incantefimi giovevoli per efpellere le infermità da' corpi , oè 
totalmente falfo , oppure fi deve riferire a quel tempo , in cui egli fi 
diede in braccio all' Idolatria , e ad ogni fpezie di fuperftizione . fc' fen- 
tenza di non pochi , che i Magi , de' quali fanno menzione i Sagri Van- 
geli , che fi portarono all' adorazione del nato Bambino Gesù , foifero be- 
ne efperti nelP arte magica naturale non folo , ma eziandio demoniaca . 
Su tal propofìto però penfo che non farà difgradevole a' Lettori, che io 
faccia qualche parola . 

Varie fono le opinioni degli autori intorno la qualità , condizione , e 
numero dei fuccennati Magi . Ci è chi li ha creduti incantatori , e male- 
fici ; e tra molti Lorenzo d' Aponte fopra il capitolo fecondo di S. Mat- 
teo , confiderando , che erano eglino Gentili , perciò reputa molto pro- 
babile , che foifero preltigiatori , e amici de' Demonj . Sembra ancora , 
che a un tal parere inclini Santo Agoltino nel Sermon 2. dell' Epifania , 
dicendo : Manifeflatus efl ergo 'Jejus non dotlis , nec juflis ; pr&valet namque 
impernia in ntjiicitate Tafìorum , & impietas in facrilegiis Magorum . Il me- 
defimo accennano Origene , S. Bafilio , ed altri . 

La maggior parte però de' buoni penfatori giudicano , che eglino ve- 
ramente foifero detti Magi , cioè Sapienti , Dotti ec. all' ufo de' Perlìani , 
che , come fi di:fe,i loro Magi denominavano Sapienti-, come da' Greci ve- 
nivano chiamati Filosofi, ; dagli Egizi Gerofanti ; dai Babilonefi , Caldei ; da- 
gl' Indi Bracmani, o Gimofofifli ; dagl' Italiani , o Tofchi ^Irnfpìci ; dai Fran- 
cefi Druidi , ec. Sapienti dunque , e non Incantatori , o Negromanti fi vuole 
che eglino foifero. S. Anfelmo fopra il cap. 2. di S. Matteo, li chiama 

fapien- 



zi4 ICONOLOGIA 

fapienti A Urologi : T^on Malefici, [ed fapientes ^ijlrologi fuerimt . S. Leone_» 
nel Sermone 3. dell' Epifanìa) li dice verfatiffimi nell'arte delle Stelle 1 
Gens , qua fpeilandorum fyderum arte pollebat . Innoltre S. Cipriano in Serm. 
de Stella , & Magis , così ne difcorre : *Arte mathematica i)im , & difcurfum 
noverant planetarum , & elcmentorum natura-m , & aflrorum minifieria certis ex- 
perimentìs obfervabant . Dì più S. Ifidoro nel libro ottavo dell' Etimologie, 
cap. 9. apertamente conchiude , che gì' Interpetri delle Stelle fi denomi- 
navano Magi , quali appunto furono gli adoratori di Crilto . 

Intorno alla loro condizione ilimano alcuni , ch'eglino foflero veramen- 
te Re , altri lo negano ; tra' quali Gianfènio nel capitolo 2. della fua__a 
Concordia . Sì fonda una_ tale opinione fulla ragione , che fé eglino fof- 
fero ftati in effetto Re , il Vangelifta non lo avrebbe taciuto , tantoppiù che 
ciò farebbe ridondato in maggior gloria del nato Mefsìa . Altra ragione_j 
altresì pare che perfuada , che non folfero tali , poiché in tal cafo avreb- 
be dovuto Erode render loro maggiore onore di quello , che apparifce * 
che loro facelfe . Anzi dalla lettura del Sagro Vangelo fi rileva, che egli 
li trattale con atti non folo di poca itima » ma eziandio di fuperiorità * 
dicendo loro : Ite , interrogate dìligenter de pnero &c. Battitla Mantovano ri- 
iiringe ne' feguenti verfi 1' una ., e 1' altra ragione ; 

T^ec I{eges , ut opinor , er.vit ; nec enim tacnijfent ■ 
Hijloria Sacra ^lufìores genus iflud honoris , 
Inter mortales quo non fnblimìm ullum . 
vidde quod Herodes , ut magnificentia I{egum 
To/ltdat , Hojpitibus Untis regale dedijfet 
Hojpitium, fecumque lares duxìffet in amplos» 

V antìchiffima tradizione però corroborata dall' ufo non mai interrotto 
di dipingere quefti fortunati Tributari di Crilto in abito , e con coronala 
reale ; 1' autorità delia Chiefa medefima , che nell'Officio deli' Epifanìa , 
coli' appoggio de' Santi Padri, loro addatta le parole di Davide Pfalm. 71. 
v. io. Bages Tharfts , & infida mimerà offerenti )\eges <Arabum , c^ Saba^ 
dona adducent ; e le altre d' Ifaìa cap. 60. v. 3. & ambdabunt Gcntes in» 
limine tuo , & Bjges in fplendore ortus fui ; ci devono far rimanere ben._s 
perfuafi , che eglino in effetti foflero Re , e Re nelle faenze addottrina- 
ti, e perciò detti Magi. E' da feguirfi bensì il fentimento di quelli, che 
penfano che non già eglino foflfero gran Re, come i Sovrani di Perfia.ec. 
ma piccoli Re, o vogliami dire Regoli , o Toparchi,o forfè ancora Feuda- 
tari , tantoppiù che in quei tempi facilmente , più forfè che al prefente * 
fi accordava il titolo di Re a chiunque avelie avuta qualche fpezie di do- 
minio fu 5 popoli, benché fubalternamente . Così fcrive il B. Simone da__» 
Caflia , lib. 1. cap. 12. di quelti adoratori del Mefsìa : Erant in regione* 
ciiiqua Orientali tres I/iri nobiles , parvi tameu I{eges , Magi a fapientia ditti » 
mathematica Mentite intendentes . 

la 



r o m o qv a r r 0. zi? 

In quanto al numero differifcono per anche qui le opinioni ; la più fé» 
guita però è quella , che tiene , che non foflfero ,- che tre . Per tutti ri- 
feriremo le parole di Beda in colleél. nelle quali fi comprende e il nume- 
ro , e fé ne rilevano i nomi : Trimus dicitur fuijfe Melchior , fenex , & co- 
nus , barba prolixa , &■ capillis aurum ohtulit I{egi Damino . Secundus nomino 
Cafpar juvenis rubicundus » tbure » quafi Deo oblatìone digna , Deum honorabat . 
Tertius fufcus , integre barhatus » Balthasar nomine ■> per myrram filium hominìs 
rnoriturum profeffus efl. 

Una tal descrizione è fiata a bella porta da me notata , acciocché per 
efia i Pittori poflano prendere norma , allorché loro avverrà di dover rap- 
prefentare quelli Beati Magi . Dovranno dunque dipingere il primo : 2>fL> 
venerando Vecchio dì bianco pelo , con prolijfa barba , e lunghi capelli . Il fe- 
condo : Giovane robujìo , e di faccia rubiconda . Il terzo : Di color bruno , e 
di folta barba . 

Defcrive innoltre Io fielìo Beda gli abiti , e veftimenti loro . Vefte_» 
il primo Vna tonaca azzurra , o cerulea , con un fajo breve di color di miele . 
Ha i calzari , o fiaiio borzacchini , parimente cerulei , miflì con bianco . Torta 
in capo un turbante variamente compofìo . Il fecondo ha la tonaca di color gial- 
leggiante ; il fajo [opra rojfo , ed i borzacchini giacintini , cioè azzurri , o vio- 
lacei . La velie del terzo è rojfa divifata dì bianco ; ed ì borzacchini gialli . 
Ecco le parole del Beda : Melchior tunica hyacentina , fagoque melino , & 
calceamentis hyaciritino , & albo mixto opere ; prò murario varice compojìtionis 
indutus . Gafpar mdetica tunica , Jago rubeo , calceamentis hyacentinìs veftìtus . 
Baltbafar habens tunicam rubeam albo vario , calceamentis mìletìcìs amifìus . 

Lafciando noi intanto tuttocciò , che dir fi potrebbe della Magìa natu- 
rale , fcendiamo adelTo al noflro propofito , collo (piegare la figura , che_> 
abbiam formata della Negromanzia, o fia di quella parte di Magìa illecita 
in fé fleffa , ed empia , denominata ceremoniale , o demoniaca 5 della_j 
quale già demmo fopra la definizione . Non ci tratterremo gran lunga^a 
con farne diftìnto ragionamento, avendone piucchè diffufamente difcorfo il 
foprariferito P. Martin Dei-rio . 

Convien però avanti , che ponga in confiderazione a' mìei benaccorti 
Lettori, ciocché faggiamente avvertì il celebre Ludovico Muratoli nella_j 
fua Operetta Della Forza della Fantasìa 'Umana . Capìtolo X. colle feguenti 
parole „ Chi vuole entrare in un gran bofco , dove è qualche verità , mol- 
» ta duplicità , affaiffime impofture , non ha che da leggere , non dirò 
„ libri ,. che trattano di Magìa , perchè quella è merce troppo pericolofa , 
•j pernìciofa ,, e dannata » ma libri fcritti da perfone dotte , e dabbene con- 
u tro la Magìa chiamata Nera .. Forfè alcuni credono troppo poco di quelt* 
„ arte infame ,, ed avuta in orrore da chiunque è vero Criltiano . All' 
„ incontro v* ha gran copia di gente , che troppo ne erede » e prende per 
v danaro contante non pochi cali , che ù raccontano di Streghe » Incan- 
M tatori ,. Fattucchieri. ,. e fono mere favole , oppure fatture , ed effetti 
„ naturali , che 1' incauta » e debole Fantasìa prendeva per operazioni di 
v> Demoni ,. Attribuir tanta forza a' Diavoli fra i Criftiani , da che il Di- 



vin 



2.16 ICONOLOGIA 

n vin Salvator noftro foggiogò V Inferno , è un far torto alla Santa noftra 
si Religione . 

Si dipinge la Negromanzia Donna di età fenile » e di faccia afpra , rit- 
mica, e fpaventevole j perchè i Vecchj particolarmente , ed in ilpezie le 
Donne fono più di quello , che i Giovani ne fiano , addotte alle fuperfli» 
sioni ; e la faccia nella guifa , che fi è defcritta , dinota quanto fimile_j 
profeffione fia deforme» deteftabile , e da fuggirli , portando nella fua pri- 
ma veduta tutta la comparfa di quell' orrore , che in fé racchiude . 

Ha i capelli rabbuffati , perchè » queft' atto di rizzarfi , e rabbuffarli i 
capelli , come dice Giovanni Bonifaccio nell' arte de* cenni , parte i. cap. 9. 
„ nafce particolarmente dall' orrore ; il quale è un freddo timore 9 che_* 
„ conturba tutto I* animo , ed agghiacciando il fangue , fa rizzare anche^» 
» i peli . Onde Virgilio yEneid. 4. 

\At vero ejfèneas afpeclu obmutuit amens , 
*drreEi<sqne borrore cornee > & vox faucibas bafìt . 

E nel 2. iEneid. 

Obflitpui , fleteruntque coma 9 & vox faucibus b<efit . 
Ovvidio nell' Epiit. 1 5. 

Objlupuit, gelidufque comas erexerat horror, 

E ne' Fallì al 5. 

Extimiti 9 fenfique metti riguijfe capitlos , 
Et gelidum Jìibito frigore petlus er.it . 

I Negromanti infatti nelle loro nefande operazioni fi empiono eglino 
fieffi di orrore 9 e fapendo di efeguire cofa tanto mala 9 ed alla natura..» 
flelfa 9 ed alla ragione fommamente ripugnante 9 non poffono fare a meno 
di non elfer fopraggiunti da un fommo orribil timore 9 principio di pena 
alle deteftabili loro azioni . 

E' avvolta in lungo manto di color tetro 9 per indicare 1' errore 9 e 1* 
empietà 9 in cui è avvolto il cuore di quella feiocca gente 9 che o pre- 
fla fede , o fi dà in braccio a tanto fcellerata profefsione . Del cattivo li- 
gnificato del color tetro fi è detto più volte in quella medefim a Opera » 
onde è fuperfluo ripeterne la fpiegazione . 

Si vedono in detto Manto ricamate varie figure rapprefentanti Demo- 
ni , Mottri ec. per lignificare la natura della Negromanzia 9 che è di te- 
ner commercio co' D^mon] , e di operare coli' ajuto di quelli . 

Tiene 



TOMO £LV ARTO. 217 

Tiene in una mano una verga , colla quale difegna in terra alcuni cir- 
coli, per dimoltrare ed il comando indegno, col quale pretendono i Ne- 
gromanti di obbligare alla loro ubbidienza i Demoni , e 1' empia adora- 
2Ìone infieme , che a quelli rendono . Nella verga , che come fcettro ado- 
pra, fi fimboleggia il comando, ma un comando vile , e vergognofo ; poi- 
ché Io fcettro è poprio di un comando nobile , e la verga come folita ufar- 
fi da povere rozze , e vili perfone , come farebbono i Villani , che con 
quella comandano alle fole beilie , fi dà .al Negromante , per ifpiegare 
che egli feccia del genere umano fi efercita in comandi foprammodo ver- 
gognosi, ed infami . E' il circolo, fecondo Pierio Valeriano lib. 39. firn- 
bolo dell' adorazione , e perciò per quello fi vuol dare ad intendere la 
fcellerata adorazione , che dal Negromante fi prelta a 5 Demoni • Oltre di 
ciò 1' atto, in cui fi figura la noltra Immagine , indica la propria , e 
più comune azione del Negromante , colla quale efercita il fuo deteftabi- 
le mertiere , operando cofe fuperlHziofe , che altro fondamento non han- 
no , che la maligna fua volontà , per la quale facendoli ribelle all' Altif- 
fimo , viene nell' atto ftetfo dalla fua Onnipotenza tantoppiù feveramente 
punito, quantocchè permettendo che fortifcano talvolta perla fua malizia, 
effetti fuperanti 1' ordin della natura , vieppiù nel fuo errore fi accieca » 
fi abbandona , fi perde . 

Le varie immaginette di Uomini, animali ec. caratteri ftrani, cifre, nu- 
meri ec. fignificano le varie fuperltiziofe operazioni , che fono foliti porre in 
efecuzione i Negromanti , per ottenere U lor fine . 

Pofa i piedi fopra la rete , perché eflendo la rete , come altre volte 
fi è detto, fimbolo delle infidie , e dell' inganno, fi vuole con tale atto 
ombreggiare i' inganno in cui vive il Negromante di preitar fede al Pa- 
dre delle menzogne , e 1' inganno altresì con cui proccura di allacciare-^ 
nell' empietà le anime altrui ; e fi dimoltra per anche che fui folle pen- 
fiero di ottenere dal nemico infernale cofe grandi, infelicemente cade nel- 
le infidie da lui tefe , che fono per rovinarlo neh" eterno abbuiò di ogni 
più tremenda fciagura « 

FATTO STORICO SAGRO, 

IMperverfatofi fempreppìù nel fuo errore 1' empio Saule , vedendo rovi, 
nare le cofe fue , s' indutfe alla difperszione ; e benché avetTe egli al- 
trevoite fatti feveri proclami contro degl' indovini , e preltigiatori ; nien- 
tedimeno follemente volle trovare nell' arte diabolica , ed infernale, quello» 
die non poteva ottenere dal Cielo. Dille egli a' fuoì : Cercatemi una Don- 
na indovinatrice ftrega . Gli adulatori Cortigiani in vece di diifuaderlo , o\i 
difsero : una ne é in Endor . Saul fi determinò di colà trasferirli in per- 
fona . In finti di notte tempo deponi i propri reali vettiti , condottili fe- 
co due Uomini , fi portò all' abitazione delia Donna , e le diife : Indovina- 
mi col tuo Pitone , e fammi rifufcitare quello , che io ti dirò . Fece qual- 
che difficoltà la NegromantelTa. che nonio avea conofciuto ; ma avendole 

E e Saul 



xi8 ICONOLOGIA 

Saul giurato , che nulla di male le farebbe avvenuto « ed avendole ag- 
giunto che defiderava , che faceflfe riforgere il Profeta Samuele , morto-, 
già due anni prima , la femmina 1' ubbidì , e permetfe Iddio che di fatto 
Samuele appariife : il quale alla Maga fece comprendere , che quello , 
che con lei fi configliava * era il Re Saul ; del che ella concepì mol- 
to fpavento . Ma quello pafsò bentolto nel medefimo Re ■> allorché Sa- 
muele a lui rivolto » con terribil voce gli dilfe =5 E perchè turbi tu 
il mio rìpofo ? Tercbè m' interroghi , avendoti il Signore già abbandonato , 
per afjìjìere a chi deve regnare in tuo luogo ? Già Iddio fla per incaricare fo~_ 
fra di te tutti quei mali , che ti ha minacciati . Egli darà il tuo I{egno Oj 
David , e confegnarà te in mano de' Filiflei ; e dimane tu , e' tuoi figlinoli fa- 
rete con me = Dette quelle parole , Samuele difparve , e Saul cadde per 
terra j ed il tutto nel giorno vegnente verificoffi . i. de* I\e cap. 28. 

FATTO STORICO PROFANO, 

MOlte cofe forprendenti fi raccontano di Zitone Boemo Mago celebra- 
tifsimo . Traile molte è notabile la feguente . Vincislao figlio di 
Carlo IV. celebrando le fue nozze colla figlia del Duca dì Baviera > 
quello Duca conofcendo che il fuo genero al fommo fi dilettava de' fpet- 
tacoli forprendenti , e delle operazioni magiche , feco conduffe in_» 
Praga quantità di prèltigiatori . Facendoli un giorno tali maravigliofe 
prove ] Zitone che era mago , e addetto a Vincislao , pofe in elfecuzione 
il fuo potere contra del principale de' Negromanti del Bavaro . Spalan- 
cando la bocca fino alle orecchia , mentre quello era occupato in fare incu- 
pire la gente , che aveva d' attorno , gli fi accollò , ed alla prefenza di 
tutti lo addentò , e lo ingollò tutto , folamente fputando le fcarpe , che 
fi miravano lorde di fango ; quindi con rifa fomme degli aitanti lo evacuò 
tutto bagnato , e fudicio . Scorbacchiato il mifero Negromante infieme con 
tutti i fuoi compagni defistè dal più operare cofe forprendenti » nelle qua- 
li fi vedeva di tanto fuperato da Zitone . Infinite altre diaboliche opere 
efeguì anche in apprefso coliui » ma finalmente in corpo > ed anima fu dal 
Diavolo tolto dal numero degli Uomini , e ftrafcinato a penare in eterno. 
Dubravius Epifcopus Olmucenfis in Hi/ìoria Bohemien . 

FATTO FAVOLOSO. 

AVevano determinato i Guerrieri del gran Goffredo Buglione di getta- 
re a tetra un orrido , e folto bofeo , che loro era d' impedimento 
per diltrugger del tutto i nemici . Previde ciò Ifmeno Negromante, e par- 
ziale di quelli 9 e perciò incantò il detto bofeo , e vi pofe in culiodia i 
Demoni . E' co.fl ben deferitta quell' azione dall' immortale Taifo, che iti— 
mo bene il qui porre il racconto » che ei ne fa » efpretfo ne' feguentì 
Verfi . 

Or qui 



TOMO QV ARTO. zip 

Or qui fen venne il Mago ; !' opportuno 

Alto lilenzró della notte fcelfe , 

Della notte, che proflima fucceflfe, 

E fuo cerchio formovvi , e i fegni imprefle. 

E fcinto, e nudo un pie nel cerchio accolto, 
. Mormorò pòtentifiime parole , 

Girò tre volte all' Oriente il volto , 

Tre volte ai regni, ove declina il SoIe t 

E tre fcoffe la verga, ond' Uotn fepolto 

Trar della tomba , e dargli il moto fuole , 

E tre col piede fcalzo il fuol percofle , 

Poi con terribil grido il parlar moOe : 

Udite , udite o voi che dalle ftelle 
Precipitate giù folgor tonanti , 
E voi , che le tempefte , e le procelle 
Movete , abitator dell' arca errante ; 
Come voi , che all' inique anime felle 
Minilìri fiete degli eterni pianti , 
Cittadini d' Averno or qui v' invoco» 
E te , Signor de' regni empj del foco . 

Prendete in guardia quella felva,e quelle 
Piante, che numerate a voi confegno; 
Come il corpo è dell' alma albergo , e vede, 
Cosi d' alcun di voi fia ciafcnn legno : 
Onde il Franco ne fugga , o almens' arrefte 
Ne' primi colpi , e tema il voftro fdegno . 
Difle , e quelle che aggiunfe orribil note 
Lingua, s' empia non è , ridir non puote . 

A quel parlar le faci, onde s' adorna 
Il Seren della notte, e gli fcolora , 
E la Luna fi turba , e le fue corna 
Di nube avvolge , e non appar più fora ; 
Irato i gridi a raddoppiare ei torna : 
Spirti invocati , or non venite ancora ? 
Onde tanto indugiar ? forfè attendete 
Voci ancor più potenti , o più fecrete ? 

Per lungo difufar già non fi fcorda 
Dell' arti crude il più efficace ajuto : 
E fo con lingua anch' io di fangue lorda 

E e 2 Qyel 



zzo ICONOLOGIA 

Quel nome proferir grande , e temuto , 
A cui né Dite mai ritrofa , e forda » 
Né trafcurato in ubbidir fu Pluto. 
■"• Che sì ? che si ?.. . volea più dir, ma intanto 
Conobbe , che feguito era Io 'ncanto. ec» 

Taffo . Gemfatemme liberata . Cani. 1 5. 



NINFE IN COMUNE. 

DAlle finzioni degli Antichi , non è dubbio alcuno , che molte » e di* 
verfe utilità fi pofsono raccorre , dimotìrando la potenza , e prov- 
videnza di Dio j perchè altri ne infegnano precetti di Religione- morali- 
tà 1 e altri fimili benefizi : ficcome ora particolarmente coli* allegorìa del- 
le Ninfe fi dinota V opera della Natura , fignificandofi per effe Ninfe la 
virtù vegetativa , confluente nell' umor preparato , per la qual fi fa la ge- 
nerazione 1 nutrizione , e aumento delle cofe ; onde fi dice le Ninfe ei-> 
re figliuole dell' Oceano , madri del fiume , nutrici di Bacco ; fi dicono 
fruttifere , e vaghe di fiori , che pafcono gli Armenti , m antengono la vita de* 
mortali , che hanno in tutela e cura i monti, le valli, i prati i , bofchi» 
e gli alberi , e ciò non per altra cagione , che per efifer la detta virtù 
dell' umor fparfa in tutte le fuddette cofe , ed operare fimili effetti na- 
turali ; ficcome intefe Orfeo , celebrando in un fuo inno le dette Ninfe » 
in quefta fentenza : 

T^Htrices Bacchi , qmbus e/? occulta doraits » 
J^-e fruc~Hfer.-e » & letx pratamm floribus eflis . 
Tafcitis , & pecudes , & opera mortalibas ipf& » 
Cum Cerere , & Baccho vitam portaflis alnmn&. 

Le quali cofe fiano dette qui in comune delle Ninfe » per non avere 
a replicare le ilìede cole nella fpiegazione delle particolari figure * che 
feguiranno appretto . 

Innedi , e Tfapee . 

SA ranno Donzelle graziofè . Il loro abito farà fuccinto , e come dir fi fuole 
Ninfale , di color verde . L' acconciatura della teda adornaranno va- 
rie fbrta di fiori , cot loro mifchiad , e varj colori . Moilraranno ancora 
gran quantità di erbette» e fiori, nel grembo raccolti » tenendolo con am- 
be le mani di qua » e di là con beli' atto fpario » 

II 



TOMO QVARTO. qesi 

Il Boccaccio nel Kb, dalla Genealogia delli Dei riferifce le Ninfe de' 
prati, e de* fiori, chiamarli Innedi ; ma Natale Conte lit>. i. della Mitolo- 
gìa al cap. 12. delle Ninfe , dice, tali Ninfe chiamarli Napee , voce de- 
rivata dalla Greca , Napos , che fignifica collina , e pafcolo . 

Il verde colore del veftimento, le tenere erbette , e. i fiori, dirnoftrano 
quel che è lor naturale . 

Dtìadi » ed Amadriadi . 

SI dipingeranno Donne rozze , fenza alcun ornamento di tefta ; anzi in 
vece di capelli fi potrà far loro una chioma di mufco arboreo , o lanu- 
gine , che fi vede pender intorno a' rami degli alberi . 

L' abito fia di verde ofcura , gli flivaletti di fcorza di alberi . In cia- 
scuna mano terranno un ramo di albero filveftre col fuo frutto , cioè chi 
di ginepro, chi di quercia, chi di cedro, ed altri fimili . 

Le Driadi , ed Amadriadi fono Ninfe delle felve , e delle quercie . 
Mnefimaco vuole , che fiano nominate Driadi , perchè nelle quercie me- 
nano la loro vita , e che fiano dette Amadriadi , perchè infieme colle_> 
quercie fono prodotte ; ovvero come dice il Commentatore di Apollonio, 
ed Ifacio , perchè elle colle quercie perifcono . 

Il miftero Filofofico , contenuto lotto quelle finzioni , fi è dichiarato 
di fopra , quando fi è detto delle Ninfe in comune » 

T^infe di Diana . 

TUtte le Ninfe di Diana faranno velHte di abito fuccinto ~» e dì color 
bianco , in fegno della loro verginità . 
Avranno le braccia , e le Spalle quali nude , con arco in mano , e fa* 
retra al fianco . 

Così le dipinge Claudiano , lib. 5 delle Iodi di Stilicone , quando dice t 

Et fbaretratarum combura inviolabile cogis 
Conciliarti , vemiait humeros , & brachia nuda . 

Nel palazzo dell' Eminenti (fimo Signor Cardinal Farnefe vi è una dì 
quelle Ninfe , molto graziola , e fatta con le medefime ofervazioni . 

Potrebbe fi anche oltre il fuccinto veftimento adornare di pelle di var) 
animali , per fegno '» che fono cacciataci . 




NINFA 



22x ICONOLOGIA 

NINFE ORCADI. 

Pittura, di effe rapportata dal Signor Boni ari . 

LE Orcadi , Ninfe abitatrici de' monti fi rapprefentano quafi ignude , 
non eflendo ornate , che di alcune foglie di alberi . Sono inghirlan- 
date di ginepro , ed hanno i piedi di Cerva . Loro attributi ordinari fo- 
no i Capriuoli , ed altri animali , che di rado fi veggono alla pianura. 

N A J A D I. 

%infe de' Fiumi. 

Siano donzelle leggiadre , con braccia, e gambe nude, con capelli lu- 
cidi , e chiari , come di argento , e di crilìallo per gì' omeri fparfi. 

Ciafcuna avrà in capo una ghirlanda di foglie di canna , e fotto il brac- 
cio finiltro un' urna , dalla quale n' efca acqua. 

Dice il Boccaccio nel lib. della Geneologla delli Dei le Najadi ef- 
fer dette da voce fignificante flutto , e quella commozione , che fi vede 
nell' acque mentre fcorrono . 

Si fan con braccia, gambe, e piedi nudi, per lignificare le femplici- 
tà dell' acque eflendo , elemento fenza mirtione . 

Li capelli chiari , lucenti , e fparfi lignificano 1' acque correnti . 
' Il vafo , e la ghirlanda di canne fono per fegno della loro potellà nel- 
le acque , e per quella ragione , per la quale fi danno 1' urne , e le ghir- 
lande a i fiumi . 

Quello ragionamento di Ninfe mi fa fovvenire una fonte bofcareccia, 
figurata dal Sig. Gio. Zaratino Cartellini , al cui mormorio dormendo al- 
cune Ninfe , da una parte un Cupido difcaccia dal bofco con una face ac- 
cefa i Fauni, Satiri , e Silvani. Dall' altra parte un altro Cupido, che 
porta adottò 1' arco , e la faretra , e tiene un dardo in mano , colla punta 
del quale moflra d' imponer filenzio a certi Cacciatori , che hanno 
il corno alzato, in atto di vuoler fuonare fopra la fonte . Leggafi quelta 
fuo Epigramma , che pes effer leggiadro , e bello , ne voglio far parte_> 
a' curiofi . 

F^aptores Driadum procul bine difcedite, Fauni* 
Sylvani turpes , Tan , Satyrique rudes . 

Hic 'Hymphiz dulci devitlx lumina fortino 
Claudere ne timeant ad leve murmur aqiix , 



Fguctz , Venator , clangore/» comprime bucete , 
§>ua vigiles cupiunt Jomnia ne rapias . 



§£uoi 



TOMOQVARTO. zìi 

Sttod fi de fomno furgent , refon.inte fragore » 
Tu fies oculìs pr,ed.t odiofa. fuis . 

MARE. 

UN Vecchio con crini lunghi , barba folta » e inordinata . Sarà nudo , e 
orrido ; ma attorno fi vedrà una cortina , che fvolazzando gli cuopra 
Le parti dinanzi . Sotto un piede fi vedrà un Delfino , e Cotto 1' altro una 
conchiglia marina » ed in mano un timon di- Nave » o di altri Vufcelli da 
folcir il Mare . 1 

Si dipinge il Mare Uomo vecchio » per e(fer\antichiflimo « e coetaneo 
della noltra madre Terra . y 

Si fa orrido , e fpaventevole , per le fue commozioni . 

•Il lenzuolo attorno che gli fa vela , ed il timone che tiene colla ma- 
no » effendo Itromenti lignificanti le operazioni di navigare » dichiarano 
la condizione di eifo Mare . 

Il medefimo effetto fa il Delfino ♦ e la Conchiglia » effendo animali * 
che fi generano , e vivono in quefto largo campo . 

T E T 1 . 

T^infa del Mare . 

r^Onna di carnagione fofca . Avrà i capelli fparfì attorno al capo » che 
J le faranno una ghirlanda di gongole » e chiocciole marine . Avrà 
per veltimento un velo di color turchino ; e terrà in mano una bella_j 
pianta ramofa di coralli . 

Teti fu finta effer Dea marina , e s' intende per effa quella muffa di 
acqua » o vogliamo dire umore apparecchiato , e confparente alla genera- 
zione » e nutrizione, perciocché è detta Thetbis » quafi Tithy » cioè nutrice» 
perchè 1' umore nutrifce ogni cofa ; oppure s' intende 1' elemento dell' 
acqua» il quale abbondantiffimamente fi racchiude dal Mare» il che intefe 
Virgilio nel fuo Pollione , con queiti verfì : 

Tauca tamen féenmt prifcx vefligict fraudis » 

®lu£ tentare Thetin ratibus cpix cingere muris , Oppida ó"c. 

Da Teti tiene il cognome , in Perugia mia Patria » V antica famiglia..» 
onorata oggi , nella perfòna del Signor Girolamo Tezj » Gentiluomo di ra- 
riffime qualità . 

Il color delle earni » e del velo di Teti » dimoflrano quello delle acque 
marine . 

Le 



zza- ICONOLOGIA 

Le gongole , le chiocciole , e la pianta de' coralli fono cofe dì Mare» 
atte a far più manifefta la noltfa figura . 

G A L A T E A . 

DOnna giovane bianchiffima , le chiome faranno fparfe , rilucenti , quali 
fila di argento . Terrà alle orecchia pendenti di chiariffime , e finif- 
fime perle , delle quali avrà una collana , e per veltimento un velo can- 
dido 9 come latte , parte attorno il corpo ravvolto , ed all' aria {piegato . 
Con una mano terrà il velo, e coli' altra una {pugna . I piedi fi poferanno 
fòpra una bianchiffima Conchiglia . 

Galatea è detta da gada , che lignifica latte ; però la candidezza della 
carne, e del velo» rifponduno al lignificato del nome, ed all' eflfer fuo. 

le perle, e le conchiglie fono per'fegno , che è Deità del Mare. 

Quanto alla fpugna , narra il Boccacio nel 7. libro della Genealogìa^* 
degli Dei , che per Galatea , Dea della bianchezza , fi dinota la fchiuma_3 
che dalle onde marine sbattute , accoglienti fra loro 1' aere , fi genera , la 
quale è bianchifsima , e dalla quale poi fi generano le fpugne . 

NEREIDI NINFE DEL MARE. 

"Pittura, di effe rapportata dal Sìg. Boudard. 

SOno , fecondo la favola , cinquanta , figlie tutte di Nereo , e di Dori- 
de . Vivono fempre nel Mare ; e il loro ufficio è dì far corteggio 
al carro di Nettuno , di Anfìtrite , di Venere , e delle altre prime Dei- 
tà marine . 

Si rapprefentano fotto forma di belle Giovani nella parte fuperiore ; 
finifcono nell' inferiore a coda di pefce . Hanno delle lunghe trecce ador- 
ne di perle . Vanno fra loro fcherzando con delle conche ripiene di coral» 
li, conchiglie» ed altre frutta di Mare . 

NINFE DEL V ARIA. 

Iride . 

UNa Fanciulla colle ali fpiegate in forma di un mezzo cerchio , le_* 
quali fieno di diverfi ordini , cioè di porpora , pavonazzo , azzurro , 
verde , e che le chiome fieno fparfe avanti il volto , il petto in forma_» 
di nebbia, e gocciole minute di acqua, che cadono per la perfona , fra_» 
le quali fi vedano varj colori mifchiati del veltimento 4 dal ginocchio in__» 
giù da nuvole , ed aere caligiuofo coperta ; e colla mano deltra tenga un 
giglio ceruleo . 

L' Iride 






L' Iride è V Arco , che volgarmente chiamano Arco baleno . 

Si fa Fanciulla alata, per effer, fecondo che riferifce Fornuto nei pri- 
mo libro della natura delli Dei , chiamata da' Poeti veloce » e meflaggiera 
delli Dei, e maflime di. Giunone , di cui II dice che è Ninfa , perciocché 
Virgilio nel quinto libro dell 5 Eneide fa -, che Giunone Ja mandi per Am- 
bafciadrice.: 

Irìm de Calo trtijtt Saturnia ^uno 

lliacam ad claffem : ventofque afpirat euntì 

Multa amovens, nec dum antiquum ex [attirata doletemi, 

Illa <viam eelerans per mille celoribus arcum 

Trulli vi[a , cito decanti tramite Virgo . 

Ovvero vogliamo noi dire , che è meflaggiera , per efler prenuncia_i 
-della futura pioggia 5 o ferenità . Le facce di colori nelle ali , fono per 
Tapprefentare quelle -, che fi vedono nell' Arco baleno . I capelli figurati 
con nebbia , e gocciole minute , dimollrano quella minuta pioggia , fenza^j 
la quale .non fi farebbe Arco . Non fi vede detta figura dalle grnoccnia_» 
abballò, perchè 1' Arco baleno .non è mai circolo perfetto . Il giglio tur- 
chino» ,che .tiene in maRO-, fé le conviene per i varj colori) che tiene.» 
ì* Arco baleno ; onde è detto Iris , del cui Arco, ed Iride , apparifcono 
bellifsinie defcrizioni negli opufcoii di Virgilio-, una delle quali è quella « 

Tbaurr.aniis prdles varianti vefle figuras , 
Multicolor j>iclo per riubila devolat autt* 

M più abbatto s 

"ìsljmcia 'Junonis vario decorata colore '■ 

tMtbera méificum complecTitur Orbe decoro t 
Cum Tl?abns radios in nubem j-ecit aquo[am* 

SERENITÀ' DEL GIORNO, 

^mfa dell' *Arìa . 

UNa Giovinetta 'in abito di Ninfa, di colore giallo, con bionde-, '€_>• 
lunghe trecce , ornate di perle , e di veli di più colori . Sopra alla 
chioma fi poferà un Sole chiaro , e bellissimo , appiedi del quale penderà 
un velo di oro-, e con bella grazia cadrà ibpra le ipalle di detta figura. 

Il colore del veitknento farà turchino ; € ne' piedi avrà i 4tivalettl 
di oro . 

Cosi "ho ofTervato etfer dipinta la 'Scrrnità del giorno in molti luoghi, 
onde pofsiamo dire , che la bellezza » e sii adornamenti di quelta figura-, 

i* i figni- 



zz5 ICONOLOGIA : 

lignificano quanto fia vago , e bello il giorno chiaro , e fereno ; il che_» 
dimoftra anche il colore del veftimento * ed il rivendente Sole . (i) 

SERENITÀ» DELLA NOTTE. 

ANcora effa con abito alla Ninfale di color azzurro , tutto contefto di 
chiarifsime ftelle di oro . Sarà di carnagione fofea . I capelli faran- 
no alquanto ofeuretti ; e le trecce faranno adorne di perle » e di veli pa- 
Vonazzi , fopra le quali fi poferà una Luna di argento* con un velo di ar- 
gento » e di ieta azzurra, che le cali fopra le ipalle con bella grazia . (b) 

PIOGGIA. 

Wjnfa dell' Mia. 

UNa Fanciulla veftita di bigio . Avrà in capo una ghirlanda di fette_> 
ftelle , delle quali farà una feura ; e nel petto ne avrà altre diciafet- 
te , delle quali fette faranno ofeure , e dieci chiare . In mano terrà un_3 
Ragno i che faccia la tela . 

Le fette ftelle, che porta in capo , fono le Pleiadi, le quali ipeffej» 
volte menano pioggia ; onde Stazio nel 4. della Tebaide , dice cosi ; 

Inache Trefea neque enitn violentior exit 

lAmnis humo , curri Tantum , aut Tlejadas baujtt aquofas . 

E ; per le diciafette ftelle del petto s' intende 1» Orione , eh' è una_i 
figura , la quale apparendo , fa piogge , e tempefte affai j però Virgilio nel 
primo dell» Eneide , cosi dice : 

Cum /abito affurgens fìuiJum nimbofus Orion . 

E Properzio nel 2. libro delle fue Elegìe : 

7{on becc Tlejades facitmt , neque aquofus Orion . 

Le 

( a 3 Si vede rapprefentata nell'Edizione di Parma la Serenità del giorno : Bella 
giovane afjifa fepra un globo di argento , ed m atto di contemplar con ammìrazitne il 
Sole , the le fplende fopra il capo . Ha le chiome bionde intrecciate , ed ornate di 
fiori . E' ve fitta di un lucido drappo azzurro 3 e color di oro . 

( b ) Nella riferita Edizione di Parma è figurata la Serenità della notte . Don- 
na affìfa fopra un globe terreftre alquanto ofeuro . OJferva tranquillamente la Luna , 
che le rifplende fopra il capo . Vefte un drappo dì caler celefte carico , fparfo di ftelle 
di ero . E ' bruno di carnagione , e di capelli neri , adorni di una ghirlanda di perle , 



ro m o qv a & ro . n 7 

Le fi dà il Ragno , come dicemmo , perchè quando è tempo da pio- 
vere , fa la tela fua con più fretta , e assiduità , che quando è fereno t 
fervendoli del benefizio del tempo , efiendo allora più opportuno , pei' 
cagione dell'Uomo a far quell'opera, che nel tempo fereno, ed afciut- 
to ; onde Plinio nel lib. li. della Storia naturale parlandone, cosi dice: 
vEdem fereno non texunt , nubìlo texunt , ideoqtie multa ^dranex imbrium fìgna .. 

Il color bigio del veilimento , come dicemmo , è color proprio , e_s 
fegno del Cielo difpofto a piovere ; onde fopra di ciò Tibullo nel prùn» 
Jjbro i dice : 

Huarnvis pnefens pìtia, ferrugine Ccelum , 
Vcnturam admittat imbrifer *Arcus aquam . [<*} 

RUGIADA. 

T^infa dell' %4rìa . 

DOnna veftita di verde . In capo avrà un' acconciatura di cefpugli , e 
tronchi di alberi pieni tutti di rugiada , come ancora tutto il reftante 
di fua figura . Avrà parimente fopra tutti i cefpugli una Luna piena , Si 
fa il veiVimento di color verde , per lignificare gli erbofi prati , e verdeg- 
gianti campagne, dove la rugiada fi ripofa, e fi mantiene lungo tempo: 

La Luna piena , denota il tempo opportuno alla fua generazione , icri- 
vendo Ariftotele nel 3. libro delle Meteore della rugiada, e della brina , 
che il lume , e calor della Luna , quanto è maggiore , ha più forza di al- 
zare maggiore quantità di vapori , e di tenergli fofpefi in quella terza^ 
regione dell' Aria , ì quali poi non effendo da forza bastevole tirati più 
fu alla feconda regione , ricadendo abballo fanno molta rugiada , feconda 
la moltitudine di detti vapori . (b) 

******** 
* * * * 

Ff 2 COMETA 

— - - .- . . — . — — ^ 

Qa") Così nelP Edizione di Parma li figura la pioggia : Donna in mezzo ad un 
Cielo torbido 5 a (fifa fopra una denfa nube , che ella va premendo per ifciorglela ?*#_, 
pioggia . Intorno al capo ba le fette flelle , che indicano le Plejadt . Fra le nubi de- 
ve veder fi Orione , fotta la figura del fegno dello Scorpione , fiotto quella de. le die- 
cifiette flelle , end' è figurato ', giacche Orione quando comparìfee annuncia fiempre piog- 
gia , e tempefla . 

[£] Nella ritenta Edizione la Rugiada fi dipinge fotto figura di : Giovane 
Donna , fofpefa per aria in poca diflanza dalla terra fopra una prateria . E' coperta 
di un lucido drappo del colore dell' Aurora . Ha fui capo , e tra 7 le mani diverft ra- 
mi dì differenti alberi, che gettano dalle foglie pile di acqua , Si vede fopra di hi te 
Luna in tutta la fua pienezza. 



ICONOLOGIA 

Q O M ET A .. 

"Ninfa deìl' *Aria *. * 

*Nà Giovanetti dì .afpetto fiero , di carnagione- , e veftimento rotto '»' 
con- chioma fp arfa , e^ parimente accefa. Avrà in fronte una fieli a. 
Con una mano terrà un ramo di alloco, ed. uno. di. venninaca, ; e- coll'at- 
tra un pezzo, di zolfo . 

Si dipinge di afpetto terribile , con. ìe fiammeggianti chiome ,. e col: 
veflimento rollò.,, e la fìella in fronte ;-. perciocché la Cometa è per fò 
ftefia fpaventevole , minacciando Tempre qualche finiftro , e grave acciden»- 
fe nel mondo ; ficcome figoifica. Silio.- Italico nel primo libro^dove. diue.t 

Crine ut fiammifero terret fera regna cometes 
Sanguineum fpargens- ignem-, lìomìt atra , rubentcs. 
Fax calo radios ,. & fxva luce comfcum 
Scintillai. Jidus y.terrifque extrema minatur^ 

Le- fi; dà il pezzo del folforo ih mano ;• perchè' la Cometa,, come ftri*- 
ve Ariftotde nel p lib, delle Meteore, è di natura fulfurea ,. e dagli An*- 
tichi fu riputata cofa prodigiofa . Scrive- anche Plinio nel 2.. lib*. delP Ilio*- 
ria naturale , e Verg-. nella- prima della. Georgica .. 

tulgura \mc diri toties arfere Cometa ., 

Le fi : danno in mano i rami dell' alloro ,~ e della vewnihaca ; perchècon 
efsi gli. Antichi facevano le purgazioni de' portenti cattivi ». che loro- ap- 
parivano, ficcome della verminaca feriva. Plinio nel libro ventidue ,. e dell' 
alloro nel lib. 16. e ancora del zolfo, di che alibiamo detto » nel. trenta? 
cinque della fua. Ifioria naturale [<*.]. 



NOBIL- 



(O. Nella medefima Edizione la Cometa è efpreffa fotto 1' immagine di 

Donna foflenuta per aria , incita Ai un drappo color dì fuoco , colle lunghe chiome in*- s 
fiammate .. Spira dagli occhi' e- dal, volto actsfo la- minaccia , e lo j pavento ; ed ha nella- 
'lejìra una face di. %olfa accefa .. 



TOMO C^V A R TO . 
N Q 3 I L X A' 



229 



Di Ce/are tijpa- 




DOnna in abito grave , con un afta nella mano delira * e nella finìfirà 
col fimulacro di Minerva , come fi vede nella medaglia di Geta. 
La gravità dell' abito figniffca le maniere* ». e^ i coftumi gravi , che- 
nella perfona nobile fi- ricercano . 

L. afta , e il fimolacro di Minerva,- dimoftrano-,- che per la fama » o* 
delle fcienze » o delle armi, la nobiltà fi acquiita ; effendo Minerva pro- 
tettrice , fecondo il credere de' Poeti , degli uni e degli altri egualmente?- 
per effer nata dal capo di Giove, che è il difcorfo, e 1- intelletto- 9- per 
aiezzodd quale- quelli hanno il valore , e la fama». 

2^0 bìlt à\. 

DOnna togata riccamente , con una. ftella in capo, e uno fcettro in mano.. 
La velie lunga pretto a* Romani non era lecito portarli da ignobili. 
La liella .in- capo poliate lo fcettro in -mano , mo tirano > che. è- azióne 
di animo nobile prima inclinare a (e gli fplendori dell' animo , lignificati 

per 



i}o ICONOLOGIA 

per la ftella , poi a' comodi del corpo , lignificati nello fcettro , e che 
ia Nobiltà nafce dalla virtù di un animo chiaro , e fplendeate » e fi confer- 
va facilmente per mezzo delle ricchezze mondane . 

Nobiltà, 

DOnna di matura età , moftrandofi nella faccia alquanto robufta « e be« 
difpofta di corpo . Sarà veftita di nero onestamente . Porterà in . 
mano due corone « I' una di oro , l' altra di argento . 

Si fa di età matura , per dimoflrare , che né i principi di Nobiltà « né 
anche il fine i ( che fi notarebbe co'^' età fenile , cioè quell' antichità de' 
Cefari, che non ritiene altro, che' il nome,) fi potfono dire vera Nobiltà» 
come nota 1' Arnigio nelle fue Veglie . 

II velhito nero conviene al Nobile » per moftrare , che fenza iplendore 
de* veftimenti , è chiaro , ed illultre per fé medefimo . 

Per le due corone , fi notano i beni dell' anima , e quelli del corpo » 
che infieme ne fanno la Nobiltà. 

NOCUMENTO. 

Lì Cefare Kjpa . 

UOmo brutto * che tenga pofata la delira mano fopra di un Porco « 
che fiia in atto di cavare la terra col grugno . Nella finiftra abbia un 
mazzo di ortiche. 

Brutto, fi dipinge il Nocumento , perciocché non vi è cofa più abomi- 
nevole , e brutta , che quella , che è in nocumento della vita umana . 

Il tenere pofata la delira mano fopra il Porco , dimortra quello , che 
gli Egizj con tale animale lignificavano , cioè una perfona dannofa , eflen- 
docchè tale animale infetta i corpi di coloro, che bevono il fuo latte, e 
di lepra , e puzzolente rogna fi contaminano, aazi di più l'ufo frequente 
di mangiar la carne di Porco ingrolfa 1' ingegno ; oltre a ciò, è ancorala 
animale nocevole , perchè fa non picciol danno a' campi feminati , ed alla 
povertà ; mentre le tenere biade non folo mangia , ma bruttamente ancora 
calpelta , e col grugno le fpianta '. 

Le ortiche , che tiene colla finiftra mano , lignificano il danno , che fi 
riceve da quella erba, perciocché appena che fi tocca, punge, e fi fente 
da lei nocumento grandilfimo . 

NOCUMENTO DI OGNI COSA. 

UOmo brutto , veftito del color della ruggine . Terrà con ambe Ie_* 
mani una Salamandra « ed a' piedi vi fia un Lupo * colla boccata 
aperta . 

Del 



r o m o qv A r r o . 251 

Del color della rugine in più luoghi ne abbiamo ragionato , come di 
cofa che confuma tutto quello , ove ella fi pofa . 

Si dipinge colla Salamandra, per dimoitrare con efla un Uomo rea , e 
a ciafcuno con chi pratica dannofo , facendogli ingiuria^, o qualche male , 
e che con chiunque fi ritrova , gli apporta qualche calamità ; e dicefi , che 
la natura diede alla Salamandra nel nuocere tanta forza , che col fuo ve- 
leno infetta tutti i frutti di qualfivoglia albero ; e coloro , che ne mangiano 
di quei pomi infettati , per la fua fredda virtù fi muojono di veleno , non 
altrimenti che fia quello dell' Aconito . 

Il Lupo colla bocca aperta anch' egli è animale, che dillrugge , quali 
tutti gli altri animali , lafciando però in difparte Leoni , Orfi , Tigri « e 
fimili ; e pur a queiti nocerebbe . fé avefte forze da poterlo fare , 

Dsf Fatti s vedi Danno . 

NOTTE. 

Dì Cefare Sjpa . 

DOnna veftita di un manto azzurro tutto pieno di ftelle . Avrà alle 
fpalle due grandi ali in atto di volare . Sarà di carnagione folta 
e avrà in capo una ghirlanda di papavero . Nel braccio deliro terrà un_> 
fanciullo bianco , e nel finillro un altro fanciullo nero , ed avrà i piedi 
flotti , e ambedue i detti fanciulli dormiranno . Quali tutto quello fcrive 
Efiodo , e il vellimento del color del Cielo coli' ornamento delle llelle lì 
dipinge , perchè apparifce folo la Notte . 

La ghirlanda di papavero per la fua fingolare proprietà di fare dor- 
mire i fignifica il fonno , figliuolo, ed effetto della notte , il quale è notato 
più particolarmente nel fanciullo tenuto dalla finiitra mano dormendo, co- 
me 1' altro mal fatto e diftorto è pollo per la morte ; così racconta Pau- 
fania Scrittor Greco negli Eliaci , eflerfi a tempo loro trovata una ftatua. 
dentro ad un Tempio nella provincia degli Elei . 

Le quattro parti della Notte» 

"Parte prima» 

MAcrobio nel primo libro de'-Saturnali al cap. 3. divìde la notte in 
fette tempi ; altri nondimeno fono itati, che V han divifa in quattro, 
fingendo la notte aver un carro con quattro ruote » intendendo per efle_j> 
le quattro partì della notte , e quella dìvifione , come dice il Boccaccia 
nel primo libro della geneologla delli Dei è fiata olfervata da' Soldati , 
e da' Nocchieri selle guardie loro . 

Per 



2?i ICONOLOGIA 

Pertanto anco a noi è piaciuto divider la notte fimflmente in quattro 
tempi , non per rapprefentare le vigilie de' Soldati , o le guardie de' noc- 
chieri ^ ma per descrivere in genere quelle parti mediante iTegni-, e gli 
effetti loro più noti , e convenienti . Dico dunque ", che la prima parte 
della notte la rapprefentiamo in una donna veltita di color berrettino, ve- 
dendoli fopra la filatelia alcune llelle , e per V aria una Nottola volante. 

Terrà colla finiltra mano una pietra da far fuoco , fopra la quale fìa 
un pezzo di efca, e colla finillra tenga un accialino, col quale mollri aver 
percoflò detta pietra , e fi vedano per aria molte faville , e P efca accefa. 

Appreflb alla detta figura vi farà un candeliere con una candela per ac- 
cenderla , 

Il color del veltimento berrettino mollra la declinazione della luce al- 
le tenebre della notte . 

Le llelle , come detto abbiamo , lignificano , come riferifce il Boccac- 
cio nel primo libro della Geneologìa , la prima parte , effendocchè in que- 
llo tempo le (ielle cominciano ad apparire » 

La Nottola volante denota Umilmente quello tempo, perchè quello ani- 
mal nemico della luce» fubito che comincia a imbrunir I* aria, elèe fuo- 
ra del fuo albergo , e va volando attorno . 

Si dipinge , che colla delira mano abbia percoffa la pietra focaia coli 
accialino per fegno di voler accendere la candela , che gli Ila a lato , per- 
ciocché , come narra il Boccaccio, elfendo la luce del giorno , fi comin- 
ciano ad accendere lumi , per vincere con quelli le tenebre della notte « 
per poter attendere a quelle opere, che in quello tempo.fi convengono. 

Seconda T art e * 

UNa Donna veflita di color lionato ìu una notte , che con la deftra_j 
mano tenga con belli ffima grazia una sfera celefte , dando in atto di 
contemplare quella .Abbia da un canto un fanciullino che dorma, e dall' altro 
lato un pavone, che con la coda faccia -una belliflìma ruota . Si dipinge 
vellita di lionato , perchè come fi va più vedo il profondo della notte * 
così la qualità del colore deve approflìmarfi allo fcuro delle tenebre . 

Tiene la sfera celetie contemplando quella , perchè le llelle in quello 
tempo fi rendono più vifibili , e più atte a poterli contemplare . 

II medefimo fi può dire , che lignifica il Pavone , nella guifa , che di- 
cemmo ; perciocché come riferifce , Pierio Valeriano nel lib. 24. gli Egi- 
zi per elfo lignificano la notte chiara , e ltellata, vedendoli nella fua codi 
tanti occhi, come -tante delle nel Cielo . 

. -Quelta parte della notte fi chiama concubia , di ciò ne fa fede il Boc- 
caccio più volte citato; perciocché in quello tempo doppo P e A erfi alquan- 
to vegliato, fi va a ripolire ; perciò per tal lignificato fi mate a lato alla 
iopruaciu immagine il fanciullino che dorma « 

Terza 



ro m o g_v a r r o. 235 

Terza Tarte. 



UNa Donna veftìta di nero in una notte ofcura . Starà giacendo in ter- 
ra in atto di dormire . Terrà colla delira mano un Ghiro, edaccan- 
to diverfi animali dormendo . 

Si velie di color negro, effendocchè in quello tempo la notte è pia 
ofcura , e più denfa , e chiamali intempefta ; perciocché , come narra il 
Eoccaccio , e come abbiamo detto altre volte a quello proposito , non pa- 
re comoda a veruna operazione , che perciò fi rapprelènta a giacere per 
terra , dormendo con diverfi animali , e che tenga colla deftra mano un 
Ghiro addormentato , come animale , che la maggior parte del tempo qua- 
fi perduto nel fonno è privo di ogni operazione , e fentimento, eflendo a 
lui tutto quel tempo una perpetua notte ; qua? ora defcriv-endo Vergilio nel 
8, dell' Eneide così diffe : 

T^ox erat , &■ terras antmdia feffa per omnes 
vìlìtuum pecudumque genus fopor altus babebat « 

J|_tf art a ? arte . 

DOnna veflìta di cangiante bianco , e turchino , e che dalla cìnta in 
giù del detto vellimento fiano alcune ftelle , ma picciole , e poco 
rilucenti . 

Come ancora fopra il capo dalla parte del vifo una belliflima , e rilu- 
cente ftella grande , e che ftando detta figura a federe moftri con belliffi- 
ma grazia cufcendo di far un vaghifiimo ricamo di oro , e di feta di va* 
r] colori ; overo tenga un libro aperto , e moftri dì ftudiare . 

Le farà accanto un Gallo colle ali aperte , e il capo alto in atto di 
cantare . 

Si velie di cangiante bianco, e turchino-, e colle delle pìccole , e 
poco rilucenti dalla cinta in giù , per moftrare , che in quello tempo co- 
mincia a cangiarli la notte , declinando le ftelle, come moltra Virg. libro 
8, dell' Eneide ; 

Surge , age , T^ate Dea , prìtnìfq'te cadentihus ajlm 
"fanoni fer me prees , &c. 

Le fi dipinge la bella , e chiara ftella , come dicemmo ; perciocché 
in quello tempo ella ci porta la luce , e dai Poeti , ed altri Scrittori vien 
chiamata Fosforo , o Lucifero , che tanto vuol dir Fosforo in lingua Gre- 
ca , quanto Lucifero nella Latina , e portatore di luce nelf italiana . Onde 

G g Ovvidio 



234 ICONOLOGIA. 

Ovvidio facendo menzione di quella ltella nel primo libro de Triftibus 
Eleg. 3, così dice : 

Dum loquor* » & flemus » calo nìdìtijjìmiis alto 
Stella gratis nobis Lucifer ortm erat . 

Le fi mette avanti il Gallo , nella guifa che abbiamo detto» percioc- 
ché quella ultima parte della notte vien detta Gallicinio -, conciofiucolacchè 
venendo la notte verfo il giorno , i Galli cantano » come dice Lucrezio: 

Explaudentibus alis 

>4ureram darà confuetus voce vocare . 

E Plinia nel lib. io al cap. 21. narra , che L Galli fono le noftre_» 
guardie notturne » prodotti dalla natura , per dettare gli Uomini alle opere, 
e per rompere il ibnno , eQfendocchè alla quarta vigilia con il canto chia- 
mano alla cura , ed alle fatiche . 

Onde fi può dire » che il Gallo fignifichi la vigilanza » che devono 
ufar gli Uomini ; perchè è brutto fuor di modo dormendo confumare tut- 
ta la notte * e llar lungamente fepoltì nel fonno ; ma fibbene » rinfrancati 
che fiano gli fpiriti » ritornare alle ufate opere » che ciò rapprefenta que- 
lla pittura con fare il bellifiìmo ricamo dì oro , ovvero come abbiamo 
detto j molta di ftudiare » come azione pia nobile e più. degna . 

NOTTE. 

Da* Poeti antichi » e da Paufa-nia 1 
Di Gioì Zaratino Capellini . 

DOnna dì carnagione » e capigliatura fofea , incoronata di papaveri » 
-Abbia fulle fpalle due grandi ali negre affai diltefe . La verte fia_j 
nera ricamata dì lucide delle . Tenga nel deliro braccio un fanciullo bian- 
co addormentato: net finiltro un altro fanciullo nero» aneti* eflo in atto di 
dormire » ed ambedue co' piedi itorti . 

La Notte nella Teogonia di Efiodo »è figlia dì Caos » forella di Èrebo « 

Ex Chao vero % Erehufque nìgraque nox editi fura. 

Ma Varrone la tiene figlia dell* Èrebo . 

Notte , dicefi dal nocere * perchè noce agli occhi» privandoli dell'Ut 
fua perfezione » cioè dell* atto del vedere ; perciocché occulta il colore.* 
delle cole » delle quali 1* occhio fi diletta . Par comune opinione » che la 
Notte altro non fia » che ombra della terra » di cui vien riputata figlia , 

nella 



T M QV A R ? 0. 23? 

nella Genealogìa del Boccaccio: Ex incerto Tatre dicit Taulus T^otlem Tenne 
fiiijfe filiam . Né fenza ragione ; perchè I' interpofizione della terra toglie a 
noi i raggi folari , ed iinpedifce al noftro àfpetto la villa del Sole ; non_j 
però ogni ombra , ma foto quella , della quale n' è cagione il Sole , quan- 
do è fotterra , in quanto appartiene all' Emisfero di quelli , apprettò de* 
quali è la Notte . Suida : l^px efi umbra terra , non qualìbet tamen , fed e* 
cujus Sol caufa efl , quando ejì fub terra , quantum ad eorum Emifphterium atti- 
net , apud qnos ?*{ox efl , quemadmodum , non qui a qitalibet voluptate vinchur* 
incontinens efl , fed qui a quadam . So che altri con fottigliezza tengono ( 
che la Notte fia piuttoito effetto dell' ombra della terra , in vigor delle-» 
parole di Cicerone de natura Deorum : Ipfa umbra terne Soli afficiens noliem 
effìcit , a cui aderifee Bartolomeo Anglico de proprìctatibus rerum : Caufa- 
tur T^ox ab umbra terree . Se la Notte è cagionata dall' ombra della terra 
viene ad effere effetto della terra ; ma fé fi ha da penetrare nelle fotti- 
gliezze , ne ptodurremo alcune dal canto noftro . 

Primieramente diremo , che 1' ombra della terra non è caufa efficiente 
della Notte , ma piuttoito immediatamente il corpo opaco , e denfo della 
terra , che ci toglie la vifta del Sole tramontato ; però dittero coloro che 
la Notte è figlia della terra: fé folfe effetto dell'ombra, farla figlia dell' 
ombra , e nipote della terra . 

Secondariamente diremo , che la Notte è piuttorto effetto dell' iftelfo 
Sole tramontato . II Sole colla venuta , ed affiltenza fua fa il giorno , colla 
partenza , e privazione della fua luce , fa la Notte , elfendo il Sole , quando 
è fotterra cagione dell' ombra , fecondo Suida ; laonde quando Bartolo- 
meo Anglico va difeorrendo , che il corpo luminofo maggior del corpo fup- 
polto , fa ombra , che tende in acuto, ed in cono, conclude che il Sole, 
elfendo maggiore della terra , fa ombra conoide : Ex q:to patet , quod cum 
Sol fit major terra facit umbram conoìdem . Se il Sole fa ombra conoide , ne 
fegue , che con tale ombra fia caufa efficiente della Notte . Cicerone nel 
fuddetto luogo: Solita movetur , ut cum terras larga luce compleverh , eaf- 
dem modo bis modo illis ex partibus opacet . 

Terzo provaremo in altra maniera , che la Notte non può effere om- 
bra della terra , ma piuttoito caufa dì tal ombra . L' ombra non è altro , 
che privazione del retto , e principal tranfito , e flulfo del lume in certa, 
e determinata quantità , cagionata in alcun corpo dall' interpofizione dì 
corpo opaco , che fi oppone al corpo luminofo ; ftante ciò , la Notte non 
può dirfi ombra della terra ; poiché contenendo elfenzialmente 1' ombra_j 
certa , e determinata figura , che fi rapprefenta nel corpo ombreggiato , 
confitte ella in buona parte in detta figura ; ma la Notte non inefude ne- 
celTariamente in fé tal figura ; onde ancorché di nottetempo la terra in- 
terpolta cagioni nell' aria ombra acuta , e conica ; nondimeno tal ombra , 
e figura è fuori dell' elfenza della Notte , attefocchè , dato che la terra_j 
non cagionafse alcun' ombra , e figura , nientedimeno per la femplice te- 
nebra , e privazione del lume , farebbe Notte . Nemmeno può dirli la_j 
Notte effetto dell' ombra della terra , ma piuttoito caufa di tale ombra , 

Gg 2 come 



z^S ICONOLOGIA 

come termine univerfale , effendo la Notte , come li è detto formalmente» 

privazione dell' uno , e 1' altro Emisfero, per 1' interpolazione della < . 

terra ; quale privazione contratta , e riftretta alla differenza di certa di- 
menfione , e figura , cagiona 1' ombra fuddetta . Nafcono quelle differenti , 
e contrarie cagioni , perchè talvolta fi ha riguardo a caufa , che in ciò 
è caufa di altre caufe ; talvolta a caufa remota, talvolta a caufa proffima, 
talvolta ad un termine , piucchè ad un altro ; talvolta fi piglia la caufa_j 
per 1' effetto, e talvolta 1' effetto per la caufa ; chi attribuifce il tutto ad 
una parte , chi ad un' altra , dove molto concorrono a fare una cofa . Ma 
fiafi la Notte , o effetto del Sole tramontato , o del corpo opaco della ter- 
ra , o dell' ombra della terra ; o fia la Notte » come privazione di lume » 
efTa fteffa caufa dell' ombra ; in ogni modo la Notte è ombra , e dire fi 
può la Notte ombra della terra parzialmente , perchè contiene uno de' ter- 
miiii , che concorrono, a collituire 1' ombra ; anzi Platone afferifce nel Ti- 
meo , che la terra non folo è caufa efficiente della Notte , ma anche_a 
del Giorno : Terram altrieem noftram circa polum per univerfum extenfum al~ 
ligatam dieì , noElifque effeilricem , e£* cttflodem effe voluti . La Notte » da_» 
nuocere vuol che fia detta Catulo in Varrone , perchè tutte le cofe fen- 
za intervento del Sole , fono bagnate dalla brina che nuoce : tfox ( ut 
Catulus ah ) qv.od omnia , nifi interveniat Sol , pruina obriguer.int » quod nocet 
2\[o^r . Nuoce ancora per mille infiliti, misfatti, e fcelleratezze che fi com- 
mettono dall' audacia della fecreta Notte , per ufar le parole di Luciano 
negli Amori diverfi . E' la Notte una mafchera comune , fotta la quale» 
perfino i modelli fi danno in preda alla sfacciatagine : Tenebra verecundiam 
diminuit , dice S. Bafilio ; però da Efiodo fi pubblica per madre della fro- 
de » calamità, e miferia ; 

Vox peperit Momum , & dmmnam dolore plenam ; 
"Peperit praterea , & ^emefn , cladem mortalibus bominìbus, 
Ts^ox perniciosa , pofl bancque frauderà enixa ejl , &■ amicitiam t 

Se le fa ancora madre dell'amicizia , dàfofpetto di amicizie lafcive » 
cagioni delle fuddette frodi , faftidj , ed uccifioni di Uomini : Sub nottetns 
omnia funt fufpe&a , dice S. Ambrogio. Notte perniciofa la chiama il me- 
defimo Efiodo» e foggiunge che fia madre di centenzioni : Et contentionem 
peperit pertinacem . 

Nuoce di più la Notte , per 1* aria nociva greve , che aggrava la vita 
di quelli * che nelle tenebre di lei camminano , ancorché fani fiano , ed 
è nocivo agi' infermi , che fono più tormentati fotto 1' ofcuro manto fuo» 
e muoiono più di notte» che di giorno. 

Sebbene la Notte prende 1' etimologìa dal nuocere , è nondimeno an- 
cor' efTa giovevole moderatrice delle nojofe cure , madre , e nutrice del 
fonno , del ripofo , e della quiete » generatrice di tutte le cofe , appreffo 
Orfeo., da Arinotele confiderato nella Metafifica lib. 12. fomnia feconda.,» 
cap. i» 

La 



TOMO &p A R T 0. zp 

La figuriamo di carnagione , e capigliatura fofca , perchè folco apparifce 
l' afpetto fuo ; end' è quel verfo di Varrone citato da Sello Pompeo : 

Èrebo creata fufcis criuibus. I^p-x te invoco . 

Incoronali di papaveri , che inducono dolcemente fonno -, ripofb ) e_s 
quiete , effetto proprio della Notte . Orfeo nel? Inno della Notte s 

Quiete gaudens , & quiete multi fomnì , lieta deleEtabilis » 
Oblivioni tradeus curas , bonaque labomm quieterà habens , 

Pertanto Ovvidio nel quarto de* Farti incorona la fua placida fronte_i 
di papaveri j 

Interea placìdam redimita papavera frontem 
7>{ox vemt . 

Ha grandi ali nere , affai diftefe , perchè coli' ombra fua abbraccia^ 
tutta la terra . Virgilio nell' ottavo : 

J^ox ruitt &■ Solem tellurem ampletlitur alis . 

Manilio lib. j. 

Et mentita dient nìgra l^ox contrahh alas . 

A quelli fi appoggia Torquato Taffo nell'ottavo canto del fuo Gof- 
freddo > ftanza 57. 

Sorgea la Trofie intanto , e fitto P ali 
Ricopriva del Cielo i Campi immenji . 

E nei? undecimo , ffanza 82. 

Ma fuori ufcì la K(otte , e *l Mondo afcofs 
Sotto il caliginofo orror dell' ali , 
E P ombre [ne pacifiche interpojé 
Fra tant J ire de' miferi mortali . 

Pacifiche dì(Ce » perchè la Notte , ancorché fla efecufrlce d* ire ? di rif- 
fe , e di contefe private * nulladimeno guerreggiar non fi Caoh contro gli 
eferciti di nemici pubblici » con quali non fi fa giornata di notte , ma lì 
ritirano i foldati ne' loro (leccati , e ripari , acciò non fi perda 1' efercito 
in tenebrofa pugna , come canta Nono Poeta Greco » lib. 24. e 29. dove 
la Notte all' apparir di Efpro fpartifce le battaglie . 

Il benefìcio della Notte ha falvato parte di eferciti afflitti di giorno, 
come occorfe a que 5 Sabine!! » che difarmati in tempo ofcuro fecero ritor- 
no a' 



*ll ICONOLOGIA 

no a' fuoi , fcampati dalle --armi di Poftumio Romano , che molti ne ucci- 
fe ; e tutti avrebbe fpjantati-, fé la Notte non fopravveniva . 

La Notte fenza Luna è fiata da alcuni prefa per opportuna ad affal- 
tare d' improvvifo , ed a gabbare il nemico .Ciò riufcì bene ad Afcanio * 
Re de' Latini , debole di forze , audace di notte contro Mezenzio Re_» 
de' Tofcani , le cui Tofcane fquadre colte all' improvvifo , tutte fi confu- 
fero ) piene di paura , e di tumulto difordinato , che avvenire fuole in_s 
efercito turbato di Notte , movendoli fenza ordine , coperte dalle tenebre; 
alcuni per balze cadendo, perdevano la vita; altri capitati in fauci, fenza 
riufcita rimanevano prigioni ; altri in maggior parte menavano fenza diffe- 
renza. le mani tra loro, redando morti più dalle armi fue proprie, che da' 
nemici Latini vincitori . Vittoria dal Magno Alelfandro vituperata , perchè 
non riportava imprefa da generofo Guerriero il rubbar la vittoria con in- 
ganni , ed aflalti di notte . Non riufcì però bene a Sedo Capitano de' Sa- 
bini , il quale temendo far giornata col nemico apertamente , deliberò di 
asfaltare di notte il campo de' Romani ; ma i Romani guidati da Valerio, 
e da Lucrezio Con foli , Ila vano nafcolti tra la folfa, ed il batHone , non 
veduti per le tenebre , andavano ammazzando tutti i nemici , che pattarci 
volevano . In tal notturna pugna morirorno de' Sabini , e fuoi compagni 
tredici mila , ne furono prefi quattro mila , e duecento ; di che a lungo 
Dionifio Alicarnalfeo , libro quinto . Ma Neftore Imperiale , Configliero 
tanto faggio, quanto vecchio nell' Illiade , chiamata dal bellkofo Alefian- 
dro Magno istituzione dell' arte militare , dà per configlio , che non fi 
faccia guerra di notte , riputando colui che ha radicata negl' intelh'ni afpra 
guerra , per Uomo ingiufto , fenza parenti , e fenza cafa . Omero Illiade 
nona . 

Sine cognatìone , ìnjuflus , fine domo efi Me , 

J>z« bellum amat inteflinum , ajperum ; 

Sed rame quidem pa.rea.mm nabli nignz , 

Ccenamqm inflruamits ; 

2^ox autem i/la dijperdet exercitum , vel fervabit . 

Quefia Notte manderà in difperfione 1' efercito , fé fi combatterà ; Io 
conferverà , fé fi darà ripofo , e rinfrefeamento alla Soldatefca , con buona 
cena . Ettore fimilmente perfuade Ajace a foprafedere tra loro la guerra; 
effendo cofa buona ad ubbidire alla Notte , comecché la Notte natural- 
mente comanda , che non fi combatta . Omero Illiade fettima : 

y 

Ttync quidem' cejjìmm a prdio , & certamine 

Hodie , pojiea rurfus pugnabimus , 

TSlpx autem jam adejì : bonwm notti parere . 

U 



TOMO QV A R TO. 259 

La vefte nera ricamata di ftelle denota * che la nerezza non è fenza 
fplendore . Orfeo : 

véndi beata Dea nigrum fplendorem habens ajìris lucsns . 

Di nero la, vefti Euripide accompagnata da ftelle. 

Intìnta nigris veflibm cumini injìlit 
T^px > aftra flint Deam fedita protinus . 

Le fi conviene la vefte nera , come ombra della terra « fecondo Ov- 
vidio , la quale arreca tenebre al Mondo , nel decimoquinto delle Me- 
tamorfosi . 

Vmbraque tclluris tenebrai induxerat Orbi , 

Però dal Poeta vien chiamata nera . Virgilio nel fettimo, 

"fam meiìam nlgra carpebat noUs quieterà . 

Torquato Taffò nel io. canto ft. 78. 

. Sorge in tanto la notte » e il velo nero 
Ter /' aria fpiega »• e # ampia terra, abbraccia , 

E nel 13. ft. 7J. 

Ecco notte improiìvifa il giorno ferra. 

I^ell* ombre fue » che d' ogn* intorno ha flefe . 



Le (Ielle fopra la fua vefte nera » con grata vifta la rendono rifplen- 
dente > perciò Claudiano le dipinge il feno di ftelle : 



fiat pronuba jaxta 

Stellantes nox pitia finus . 

E Ovvidio nel fuddetto libro rapprefènta la denta ofcurìtà della not- 
te ornata dì ftelle ì 

Et caput extulerat denjìfjìma. Syderum Ttyx . 

I due fanciulli tenuti in braccio dalla Notte hanno fatto variare tre Uo- 
mini eruditifsimi . Vincenzio Cartari nelle immagini degli Dei efpone » 

che 



240 . ICONOLOGIA 

che il nero fia la morte . Natal Corniti concorre nel!' ìftelfo errore . It 
Cartari mette il bianco nella finiltra » ficcome Romolo Amafeo : lava- al' 
bum , che ha da flare dextra album . Di più Romolo Amafeo traduce in 
maniera, che il nero folo abbia i piedi (torti: diftortis utrìnque pedibus , dice 
egli che -Utrofque diflorìs pedibus dir doveva . Per piena contezza è da 
fapere, che Paufania. nel quinto libro riferifce , che nell' Arca- di Cipfelo 
Tiranno in Elia era una femmina , che folteneva un fanciullo bianco , che 
dormiva nella mano delira , e un nero nella finillrà , che medefimamen- 
te dormiva, ambedue colli piedi (torti; per quello lignificando il fonno , e 
per quello la morte , e la femmina era la Notte nutrice di ambedue . E* 
jxeceflario qui , per far vedere 1' errore , ponere la traduzione corretta da 
J, P. letterato infigne de' notòri tempi, chea mia requiflzione in tanta dif- 
ferenza de' fuddetti Autori è ricorfo al telto greco , fottilmente da lui 
efaminato . Fantina, efficìa ejl puerum album dormìentem fuflinens in matta 
dextra , in altera nigrum babet puerum , utrofque diflortis pedibus ; indicant in- 
J'criptiones , quod facile tamen , ut nìbil fcriptum fìt , conìkere poffìs , eorum pue- 
rum unum Mortem effe , alter ttm. fomnum , & • utrijque -Isfocletìt ipjis nutricem : 
'Dnum , vuol dire il primo in quello luogo , cioè il primo fanciullo no- 
minato , che è il bianco , per la morte pallida, bianca , perchè rende i 
morti bianchi , fmorti ; attefocchè il colore albo , e il pallore , appretto i 
Poeti , fi ha per il medefimo . Orazio : Ora pallor albus inficit . Il timo- 
re, la mala cofcienza , la collera , infetta ilvifo, e la bocca di albo pallore; 
ma molto più la morte , renando i morti fenza fangue . Da Virgilio fon 
figurati pallidi nel quarto dell' Eneide . 

•dnimas ille evocato Orco pallentes . 

Anzi la morte da Orazio -è chiamata pallida ; e Stazio Poeta fa I' iftefla. 
morte bianca nei quarto delle Selve : 

His fenitim , longeque decus vìrtutis , & alba 
sAtropos , & patrius lauros promiftt apollo . 

Lo fa con piedi ftorti , perchè febben pare , che la morte fia veloce , 
quando nel migliore (lato aflalta giovani robulti , nondimeno viene , co- 
me zoppicando a paffi tardi , è lenti , perchè la morte fubito che uno è 
nato , gli cammina dietro pian piano , nel medefimo dì che nafciamo, quan- 
do cominciamo a vivere , cominciamo a morire . Sececa : T^on repente in 
mortem incidimus , [ed mìnutatim procedimus , quotìdie morìmur , quotidie enim 
dimittitur aliqua pars vita . La fa itroppiata, perchè la morte flroppia molti 
difegni , e penfieri de' viventi . 

Morte vi s' interpofe , onde noi feo . 

E 5 la 



TOMO QV A R T 0. 241 

£ la morte in fcmma , come privazione di vita ci ftroppia tutta Ia__» 
vita di molti anni in un punto . Ond' è quel dittico fepolcrale 1 pollo nel- 
la vita breve : 

Ctejìtts «Mquidicm jam centum clauferat amos, 
Felices annos tot tulit bora brevis . 



xAltemm poi vuol dire il fecondo nominato nero', per il fonno ; nero 9 
perchè la mente nel fonno è fepolca nella ofcurità ; itorto di piedi come firop- 
piato , perchè il fonno è privazione del moto , il qual moto , e portamea- 
tQ della vita , è fondato fopra i piedi . Storto ancora perchè il fonno è 
interrotto , e ci rompe , e ltroppia la metà della vita « che viviamo , e_? 
perchè i fentimenti fono come itroppiati , mentre fi dorme , e 1' opera- 
zione dell' intelletto nella fonnolenza zoppica ? non operando direttamente 
offufcato dal fonno di color nero , nella figura eliaca di Paufania : ficca- 
rne ancora nero dicefi da Stazio * 

>Arma fiwmt ; erratque niger per nubila fommt . 



La notte in quefta figura di Paufania è Balia , Nutrice del fonno,; 
ma nella Teogonia di Efiodo fi fa Madre del fonno 5 e della Morte. 



7{px peperìt odiofum fatimi & parcarri atram •> 
Et mortem 5 peperit etiam fomnum . 



Dimodocchè come fratelli fianno in braccio alla Notte loro Madre 4 
e per fratelli fono riconofciuti da Omero nella Illiade . 14. Dove Giu- 
none va nella Città di Toante in Lenno incontro al . fonno 5 fratello della 
Morte . 

Lemnum pervenit in Civitatem divini Tboantis 
©Si fomno obvìam iieriìt fratri morti s . 

Prima di tutti Orfeo lo riconobbe per fratello della morte neh 1 ' Inno 
del fonno : 

Frater enim genittts es oblivionis , mortifque . 

E* ciò per la fimilitudine , che ha il fonno con la morte . Ovvidio t 

Stalle quid efi fomnus , gelida nifi mortis imago ? 

Hh Per 



i+z / C 9 N L G I A. 

Per quefto fi figurano ambedue dormienti in braccio- della Notte *-Ma« 
dre ) e Nutrice loro ; e- per tal fimilitudine diffe Catullo:. 

I^obis cum fernet oceidit brevi* lux s. 
l^ox ejl perpetua una domierda ... 



La Notte è Madre del fanno- ». perchè 1' umore della notte accresce 
li vapori dello itomaco , che afcendono alla fuprema parte del corpo » li 
•quali fatti' più freddi dalla frigidità del' cervello >. calano, più. abbatto » e 
■generano il fonno , il quale , fecondo Arinotele , è più veloce nelle tenebre . 
Con ragione dunque li- fuddetti principali J?oeti riputarono la Notte Ma- 
dre del fonno . Nutrice la fecero gli Eliaci -, perchè la notte non folo ge- 
nera il fonno , ma lo nutrifce ancora nelle fue notturne tenebre . L' An- 
glico-, per detto di San Bafilio : Tenebra colorar» pulchritudinem.toUìt.t^verer- 
amdiam. diminuii ■> jownolentiam. nutrita 




OBBE- 



TOMO §_VAgrO. 24; 

OBBEDIENZA, 

Dì Ce/are l{ipa . 





Onna di faccia nobile , e modella » vellica di abito relìgìo* 
fo . Tenga cella finiitra mano un Crocififlb , e colla de- 
lira un giogo , col motto , che dica : SUA VE . 

L 5 Obbedienza è di fua natura virtù , perchè ccnfìfte 
•nel Soggiogare i propri appetiti alla volontà degli altri 
Spontaneamente i per cagione di bene jil che non fi fa di 
leggiero da chi non lente lHmoli della lode , e dell' one- 
fià . Però fi dipinge di faccia mobile •> effendo i Nobili 
più amatori dell' onefto , e più amici della ragione » dalla quale deriva 
principalmente 1' Obbedienza . 

il Croci fi ifo , e 1' abito ReligioSo fono Segni , che pei" amore -della 
Religione è commendabile Sommamente 1' Obbedienza * e però dicono i 
contemplativi , e timorati di Dio , che in virtù di etfa fi fa facilmente la 
Divina bontà condeSccndentè alle preghiere noltre-, e all' adempimento de' 
defiderj coltri» 

Hh 2 II giogo 



244 ICONOLOGIA 

Il giogo col motto SUAVE , è per dimoftrare la facilità dell' Obbe- 
dienza » quando è fpontaneamente . Fu imprefa di Leone X. mentre era__» 
fanciullo , la qual poi ritenne ancor nel Pontificato ; adornandone tutte le 
opere di magnificenza , le quali pur fono molte , che fece , e dentro , e 
fuori di Roma , tirandola dal detto dì (Trillo Signor nofìxo , che diflfe : ^«~- 
gum menta /nave ejl , intendendo dell' Obbedienza » che dovevano aver 
i fiioi feguaci a tutti i fuoi legittimi Vicari . 

Obbedienza . 

DOnna modella , e umile . Starà colla teda china , e cogli occhi ri- 
volti al Cielo , donde efea un raggio di fplendore , dal qual penda 
un freno, e ella allegramente porga i: braccia per prenderlo . E oltre, a 
ciò gli Egizj, quando volevano rapprefentare 1' Obbedienza, dipingevano 
un Cane colla tefta rivolta verfo la fchiena , perchè neffuno animale fi 
trova più obbediente di quello , che lafcia ancora di pigliare il cibo, oltre 
al coftume degli altri animali, alla femplice parola del Padrone per udire» 
e obbedire al fuo cenno . Però fi potrà dipingere in quello propofito » e 
per la dichiarazione del corpo tutto balli quel poco , che fi è detto di fopra . 

Obbedienza. 

DOnna veftita di bianco, che camminando miri verfo il Cielo , nel quale 
farà un raggio di fplendore . Porterà la detta Donna una Croce 
in ifpalla . 

Qui fi nota , che 1' obbedienza deve elfer monda d' intereflì , che la 
macchiano , piena di fperanze de' premi immortali , che le afficurano la 
via , e paziente ai pefi delle leggi diffìcili al fenfo , che la nobilitano. 

Il primo fi nota nel veltito bianco , 1' altro nel guardare lo fplendor 
del Cielo ; e il terzo nella Croce , uhc tiene in ifpalla . 

Obbedienza. 

DOnna veftita di abito lungo , ed onefio . Stia con molta attenzione a 
guardar un fagrifizio, che arda fopra un Altare , e con una mano 
tinta della vittima fi tocchi 1' eltrema parte dell' orecchio diritto . 

Il lignificato di quella figura fi cava dalle figre lettere , dove fi dice, 
che Mosè col dito tinto nel fangue della vittima andava toccando 1' ellre- 
me parti delle orecchia ad Aaron fommo Sacerdote, ed a' fuoi figliuoli; 
il che da' Sagri Teologi s' interpetra per 1' Obbedienza , e per la pron- 
tezza di udire , ed efeguir le cofe appartenenti al iàgro culto <li Dio . 



*p& $$ 



Obbe- 



r o m o qv a r r o. 145 

Obbedienza. 

DOnna fcalza » e fuccinta , moltrando prontezza con un filatoio da la- 
na in mano , il quale si giri dall' una , e dall' altra banda , fecon- 
do che è motto , come fi deve muover 1' obbediente a' cenni di chi co- 
manda legittimamente . 

FATTO STORICO SAGRO. 



OTtenne miracolofamente Abramo da Dio nella fua vecchiezza non me- 
no che in quella della fua Conforte Sara il Figlio Ifacco . Era quelli 
1' unica fua delizia, la più tenera fua cura . Volle Iddio far prova della fede 
di Abramo ; e quindi gli ordinò che prendeffe quello fuo figlio diletto» ed 
andalfe a facrificarlo fopra di un monte . Abramo ricordandoli di non aver- 
lo ricevuto , fé non da Lui , non titubò punto nel renderglelo ; e fola- 
mente penfando di ben tolto obbedire a' divini comandi , la fua gran fe- 
de fommerfe tutti i dubbi , che potean venirgli in mente delle promei- 
fe , che Iddio gli aveva fatte , e tante volte reiterate , di dargli 
per mezzo d' Ifacco una difcendenza , che fi moltiplicherebbe come 
le ftelle del Cielo . Sollecito quindi nello fpuntar del giorno , offervan- 
do un rigorofo fegreto , conduffe feco Ifacco , e due fuoi ferventi . Ta- 
gliò delle legna per far bruciare il fuo olocaulto , e andò al luogo ino- 
ltratogli da Dio , dove eflendo dimorato due intieri giorni fidò nel pen- 
siero di fua obbedienza , fenzacchè la prefenza del tanto amato figliuolo 
potette diltornelo punto , il terzo giorno alzando gli occhi vide da lungi 
il luogo defiinato a quello gran facrificio , e comandando ai due fervi » 
che rimaneffero appiè del monte» caricò il figlio delle legna ; giunto al 
luogo destinato ccmpofe il rogo, legò Ifacco, lo fé fu di quello falire , e 
(tendendo la delira armata di ferro al colpo per immolarlo , Iddio fece a lui 
ritener la mano da un Angiolo , che gli comando il defiltere dal Sacrifi- 
cio , già compiuto nell' atto della fua collante , e generofa obbedienza . 
Ubbidì al fecondo comando Abramo, e guardando d' intorno oflervò un Arie- 
te tra cefpugli , e 1' offerfe a Dio in vece del fuo figliuolo . Gentfì cap x 22. 



FATTO STORICO PROFANO 



INterrogato Solone per qual mezzo fi farebbe fempremmai ferbata in_j 
florido ilato una Città , rifpofe : Se i Cittadini obbediranno a' loro 
Magiltrati , e fé i Magiflrati a' loro Re . Stobeo Serm. 41. 

FATTO 



%4-é 



ICONOLOGIA 



FATTO FAVOLOSO. 

I Siciliani svende consultato I' Oracolo di Apollo-, fé farebbe flato quo* 
no 1' afciugare la famofa palude Camarina , o Camerina -, le -di cui 
acque rendevano un fetore infopportabile ^ fu loro da quelto -comandato , che 
dovettero anzi molto bene guardarli di far tal cofa.: ma efli in ve-ce di ub- 
bidire al falutevole avvifo dell' oracolo, oltinati , e capricciosi fi pofero 
di tutto animo all' imprefa , ma con loro fommo danno ; poiché agevo- 
larono in tal maniera 1' adita nell' Ifola loro .agli amici , -che interameft- 
te la faccheggiarono . Virgilio Eneid, Uh. 3. 




OBBLI- 



TÙMO §LV A R TO 
OBBLIGO. 



Di Ce/are Bjpa* . 



M7 



,„u^ • 




bbliao 

<SJT_" ... - ^ . - ■*<- - — — — - ■■" ■ 

T" yOtno- armato: con= due teffe »• .quattro braccia , e- quattro mani ' P ep 
\_) inoltrare j che 1' Uomo obbligato foitiene due perfaus; i' un* per at- 
tendere a fé medefimo , l'altra per foddisfare altrui.. 

Si dipinge con quattro braccia » e due teite > fignificandofi per quelle, 
i penfieri dell'animo {partiti, e per quelle le operazioni, diverte , 

Ds' Fatti , vedi Tromejja •> Debita &c». 




OBBIF- 



/ 

MS ICONOLOGIA 

O B B L r; V I O N E . 

Li Gip: Zar ut ino Capellini . 

DOnna vecchia incoronata di mandragora. Colla delira tenga legato un 
Lupo cerviero . Nella finiftra abbia un ramo di ginepro . 
Trovali nella preparazione di Eufebio Iib. 3. cap. 1. e. 3. che I* Ob- 
livione veniva lignificata da Latona ; ma come fia figurata dagli Antichi 
1' Obblivione , non abbiamo appretto niuno Autore fin qui trovato , e non- 
dimeno è neceflario , che da loro fotte rapprefentata , poiché fi riferifce_j 
da Plutarco nel Simpofio noHO, quettione fella , che Nettuno vinto da_» 
Minerva , fopportò con equità di animo la perdita , e eh' ebbe un Tempio 
comune con lei , nel quale vi era dedicata I' Ara della Obblivione , figlia, 
secondo Iginio» dell' Etere, e della Terra, e fecondo Èfiodo nella Teogo- 
nia, della Contenzione ; ma Plutarco nel 7. Simpofio , queftione quinta , 
reputa Bacco Padre dell' Obblivione , contro V opinione de' più Antichi , 
che riputavano 1' Obblivione Madre di Bacco , al quale era dedicata 1' Ob- 
blivione , e la sferza , per indizio , che non fi debba ricordare , e far ri- 
flettione di quel che fi commette , e pecca per amor del vinp , ovvero 
che con leggera pena , e puerile cattigo fi deve correggere : ragioni efpo- 
fte da Plutarco nel principio del primo Simpofio : le quali io piuttofto ri- 
torcere vorrei , e dire , che la sferza , e 1' Obblivione a Bacco dedicata , 
fignifica che il vino partorifee 1' Obblivione dell' oneftà , e della temperan- 
za , e che però gran cattigo merita colui , che fi feorda dell' onetto , e fi 
immerge intemperantemente nell' ubbriacchezza , madre dell' Obblivione , 
6& : a appunto di Bacco . Circa detta sferza narra Eufebio lib. 2. e. 2. della 
P re P razione, che ponevano la sferza in mano a Bacco, perchè bevendo 
gli Uoujjji il vino fenz' acqua , venuti in furore fi battevano con pali di 
tal forte, ciie {petto. ne morivano, e però perfuafe loro, che in luogo de* 
pali iifattero la sferza , temperato cattigo dell' intemperanza loro . L' Obbli- 
vione in Ucuni è per natura, come, fu nel figlio di Erode Attico , che_» 
non poteva imparar 1' Alfabeto , ed in Corebo , Margite , e in Melitide , 
che non Opperò numerare più avanti , che cinque : in altri per varj acci- 
denti di piure , di cadute , di ferite , e botte nella tetta , come quello 
Ateniefe letterato, che percottò da una fattata, perde la memoria delle.» 
lettere , folamente ricordandoli di ogni altra cofa , per quanto narra Va- 
lerio , libro primo , capitolo ottavo , e Plinio , libro fettimo , cap. trenta- 
quattro . Per infermità Mettala Corvino Romano fi feordò del fuo proprio 
nome , ed in Atene occorfe una pette nel principio della guerra Pelopo- 
nefliaca , per la quale moki di quelli , che Tettarono in vita , perdettero tal- 
mente la memoria , che non fi ricordavano de' Parenti , né di loro me- 
defimi . Per vecchiezza è cofa ordinaria , che 1' Obblivione fopraggiunc*a . 
Al tempo Air NI. Tullio Orbilio Pupillo da Benevento, illuftre Grammatico, 

divenuto 



'rOMOQVARrO. 2 49 

divenuto vecchio ■> perde la memoria . Ma trovafi effer occorfa in altri 
I' Obblivione , fenza alcun accidente , mentre che erano ben comporti di 
fanità di corpo , e di mente . Ermogene Sofifta Retorico , ficcome riferifcc 
Suida , in gioventù fua di anni ventiquattro , fenza cagione * e malattìa^ 
alcuna , perde la memoria , onde vitte poi tanto più abietto in vecchiezza t 
quanto più per 1' avanti itimato da tutti •> eziandio da Marco Antonio Im- 
peratore , che Io andava ad udire . Caracalla figliuolo di Severo Imperadorc 
fece tanto progreffò nella Filofofia , che fu tra' Dotti connumerato , non- 
dimeno gli venne una obblivione di dottrina , come fé mai poffeduta non 
V avetTe . Alberto Magno difcorrendo in catsedra , fu ali* improvvifo da_» 
una obblivione talmente oppreflb » che ditte : 2^pn attdietis amplius <Alber- 
tum dijferentem . 

Nafce ancora I' Obblivione dal tempo , che come Padre di erta , ge- 
nerar la fuole . Nel 5. libro delle cofe varie di Caflìodoro cap. 22. leggefi 
eh' è grande benefizio non aver difetto di Obblivione , e che veramente è 
una certa fimilitudine de* Celefli > aver Tempre le cofe decorfe col tem- 
po , come prefenti : Magnani beneficiavi oblivioni* nefeire defeclam , & quidam 
fimilitudo vere caleflium eji , tempore decurfa femper h abere prxfentia . lì tem- 
po fa bene fpeflb , che ci feordiamo di molte cofe * che con ftudio im- 
parate abbiamo . Il tempo fa feordare tanto le allegrezze , quanto le mo- 
ìertie , le offefe , le promette , gli amori , e tutti gli affetti dell' animo : 
e col tempo li mandano in obblivione le amicizie » fé non fi frequentano 
in prefenza colla converfazione ■> o in affenza colla prattica delie lettere « 
come n' avvertifee Arirtotele . Altri ci fono , che volontariamente fanno 
gli obbliviofi » comecché fletterò nel bofeo dell' Oracolo Trofonio , vici- 
no all' Orcomenone fiume della Beozia ■> di cui dicon Plinio , e Paufania 1 
che vi fono due fonti , uno de' quali arreca memoria * e I' altro obblivio- 
ne , e volertero guftare piuttoflo di quella » che arreca obblivione , alla__» 
quale bevon quelli , che faliti in grandezze non riconofeono gli amici te- 
nuti in batto flato » perchè di loro ricordar non fi vogliono ; certo che la 
peggiore obblivione , che vi fia , è la volontaria obblivione » ficcome non 
ci è il peggior fordo , che quello , che non vuole udire , cosi non fi tro- 
va il peggiore fmemoriato , che quello » che ricordar non fi vuole , come 
fanno tra gli altri gì' ignoranti ingrati » che non fi vogliono ricordare de' 
benefici ricevuti , de' quali tre forta di perfone fono , che facilmente ne 
ricevono Obblivione , Putti , Vecchi 1 e Donne , e fi fuol dire , che non 
fi deve far fervizio né a Putti » né a Vecchi j né a Donne 1 perchè pre- 
fio fi feordano del benefizio ; vero è che altri , fecondo il proverbio Dio- 
geniano , dicono che a cinque non fi deve far fervizio : ®>uìnque non ejl 
bene faciendum , nee Vaerò , nec Seni » nec Malierì , nec Stulto , nec Cani alie- 
no , febbene in vece di Stulto legge il Tiraquello , nec connubiali garrulo 
remigi . 

Abbiamo figurata I' Obblivione piuttofto in perfona di Donna vec- 
chia 1 perchè tale immagine 1* efprime doppiamente» come Donna» e co- 
me vecchia , La vecchiaia fi sa » che è obbliviofa più di ogni altra età : 

I i la Donna 



2?o rCONOL G I A 

la Donna poi" viene ad eflere tanto più obbliviofa » quanto che è di Bica? 
te. men falda. ,. e più leggiera :.- 

^uid levius fiamma » fumo ? quid mollius undal 
Fiamma,, fumo < aw/fa.,, f cernimi [ed. Umor. , 

Simile a quel!' altro,?: 

gnid levius fumo ìfulment quid fulmine * ventiti ì: 
§>uid vento ì mulìer tqttid muliereì nihil*. 

Ella vuol effere a bella porta obbliviofa »■ e ufaci ihduftrià. ». e- arte ». 
maffimamente nelle promeffe » e pergiuri che fa agli amanti ». di. che. duci- 
li Catullo ;. 

Trulli fé dicìt mulier mea mibere malie 
- ' Quam mihi ». non fi fé "fuppiter ipje petap *. 

Dick , [ed mulier cupido quod dicìt amanti ■> 
In vento ». d* rapida feribete oportet aqua ., 

Ma Xenarco nelli cinque combattimenti appretto Atene©, nel' X'. libra 
&rive li giuramenti della. Donna » non ne 11* acqua » : ma. nel. vino ». che fo- 
menta i& obblivione t 

Mulieris jusjurandum ego in vino fcrìBa».. 

Plauto nel Soldato ftima la Donna di tenace, memoria nel male», ed. m 
un fubito obbliviofa del bene ^ 

Si quid faciendum eff malieri male » atque mal 'ìtìosèì- 
Ea fìbì immortalis memoria efi't meminiffe & fempiternau 
Sin bene ani quid fideliter facienium. fìt, exdem venienti 
Obliviofe extemplb ut fiant -, meminiffe nequemit... 

La- mandragora »• che da Pitagora antropomorfo chiamati" » perchè la fua- 
radice imita- 1' umana forma», è pianta foporifera . » come afferifeono Teo- 
frafto- »• Diofcoride , Plinio »• Ateneo libi xi. Ifidoro , e altri 5 quella, data 
in bevanda genera obblivione , balordaggine »• e fonno : ficchè quelli i qua- 
li reltaiio; di far 1* offizio » e il debito loro » e fi addormentano nelli ne- 
gozi ' e come, obbliviofi. tralafciano di- fare qualche cominciata imprefa. > 
pare che abbiano bevuto la mandragora. Giuliano nell' Epilt. a Callixena»» 
^in non videtur multami haufiffe Mandragora?» ?. veggail 1? Adagio : Bibes 
Mandragoram . W incoronano 1' Obblivione »• come fimbolo appropriato al- 
la- tetta » perclià il fua decotto condimento bevuto manda, fumi ,. e vapori 

di (on~ 



TOMO Q_V A R T 0. 251 

<K fonnolenza » e letargo alla fella , ove è la cella della memoria > la qua- 
le -dall' obblivione vien corrotta . Memorum enim corrumph oblivio , dice 
Caflìodoro nel trattato de amicitia . 

Il Lupo Cerviero è pollo legato nella delira dell' Obblivione , perchè 
con ci -è animale più di lui obbliviofo . Ha egli la pelle di varie macchie, 
come il Pardo ; manifefk la fua obblivione , quando nel mangiare-, per af- 
famate che fia, le -alza la teda» e guarda altrove-, fi fcorda del «cibo, e 
della preda , che avanti pofliede , e fi parte a cercarne un' altra , di che 
Plinio lib. 8. cap. 22. e 1' Alciato nell' Emblema 66. Pierio, per quanto 
egli penfa , dice , che a Bacco era dedicata 1' Obblivione , perchè quello 
animale obbliviofo , chiamato ancora Lince , era fuo fimolacro ; .attefocchè 
Bacco era tirato in un carro coperto di pampani , ora da Pantere , ora_* 
da Tigri -, ora da Lupi Cervieri ., come jiferifce Lilio -Giraldi nel fintam- 
mate ottavo . 

Il ginepro è di fopra confegnato per corona alla memoria de' benefizi 
.ricevuti, come dunque lo poniamo ora in mano all' Obblivione ? Quella..» 
contrarietà non impedifce , che non fi polfa dare ad ambedue ; ficcome uà 
animale per diverfe condizioni di natura che ha , può effere fimbolo di 
più cofe , e di cofe contrarie , come il Leone geroglifico della clemenza, 
e del furore , della befiiale virtù -, e della malizia , della poffanza terrena « 
e della celelte . Il Dragone or lignifica la malizia , ora la prudenza , ora 
la fuperbia, ora Ja umiltà, ora la vita, o 1' età rinovata , e quafi ringio- 
vinita , ora la vecchiezza , ora la morte -, ed ora 1' eternità : cosi una pian- 
ta per molte virtù dì dentro, e di fuori, per diverfe qualità che avrà, e 
per varie cagioni , ed accidenti da' Poeti immaginati , può figurare pia 
cofe ancorché contrarie . Il cipreffo è fimbolo della morte , e della per- 
petuità ; 1' amandorlo della gioventù -, e della vecchiezza .• oltrecchè tal 
pianta è giovevole nella fcorza , che nella radica farà nociva ; cosi nel 
frutto-, nelle foglie , e ne' rami partorirà diverfo effetto , e così diverto 
fimbolo potrà formare ; le bacche del ginepro conferirono al cervello , ed 
alla memoria, ma l'ombra è grave, e nociva alla teita , ficcome nel fine 
provaremo , Pigliamo dunque rifolutamente il ramo del ginepro per rama 
dì Obblivione -, da' Poeti Latini chiamato ramo leteo , voce derivata da_a 
Lete , che lignifica Obblivione , onde il fiume Lete , fiume di obblivione; 
con quello ramo Medea arrecò fonno, e obblivione al vigilante Drago, 
Ovvidio nel- 7. delle Metamorfofi.; 

fàmic pojìquam fparfit ìelhm gramine [ucci , 
■Ferbaque ter dixit placìdos facientia fomnos -, 

Qua! foffe quefta pianta di fugo obbliviofo, da nkino Elpofito're di Òv* 
vidio viene fpecificata . Alcuni penfano che ila il papavero, ma errano ; 
poiché la Sacerdotefsa degli Orti Efperidi, nel quarto dell' Eneide , dà per 
cibo al Dragone , guardiano vigilante de' pomi di oro , acciocché fi mantenga, 
il papavero mescolato col mele . 

li 2 Mine 



M* ICONOLOGIA 

Urne mììn Maflìlx gentis mondata Sacerdos t 
Hefperidum templi cujìos , epnlafque Dea coni* 
§hfie dabat , & J'ucros fervabat in arbore ramos » 
Spargem huntida mella , feporifemmque papaver . 

Ove non è da maravigliarli, fé dette a! Dragone , deputato alla vigi- 
lanza « il papavero , foporifero a noi , ma non al Dragone ; perchè uria__» 
pianta non ha P irtefla forza di nutrimento in tutti gli animali , come fi 
raccoglie da Servio : tal pianta agli Uomini è paltò cattivo , che buono 
farà per le beftie ; il falice è amaro all' Uomo » che a' Buoi » ed alle Ca- 
pre è dolce ; la cicuta, eh' è mortifera a noi , è vitale alle Capre , e le 
ingrana ; ovvero P oleaftra, fecondo Lucrezio , lib. 6. dolce alle Capre» 
come ambrofia e nettare , amariflìoio all' Uomo : Ma Eliano lib. 2. cap. 
25. de animali , dice che la Cicuta nuoce mortalmente all'Uomo, fé ne_> 
beve ; al corpo febben ne mangia , tanto che rerti fatollo , non fa male_» 
alcuno t cosi il papavero fé arreca fonnoìenza alle perfine , non P arreca 
al Drago , di natura fopramodo vigilante , al quale da Virgilio vien dato 
per altro effetto , e fenza dubbio per cibo rinfrefeativo , attefocchè il Dra- 
go è calidiflimo , col fuo calore infiamma P aria , in modo , che pare dal- 
le fue fauci efea fuoco ; per il fuo gran calore è capitale nemico all' Ele- 
fante , di natura frigido , e cerca dargli morte , per rinfrefcarlì col fuo fri- 
gido fangue , ed è talmente calido , che colla bocca aperta li pone incon- 
tro a* venti , de' quali è tanto avido , che fé vede una vela gonfia dal 
vento , vola verfo lei con tanto impeto , che bene fpeflb dà volta a' Va- 
fcelli ; ma li Marinai , quando lo feorgono , per non pericolare ritirano le 
vele , veggafi S. Girolamo fopra quelle parole in Geremìa , cap. 24. Tra- 
xerunt ventimi quajì Dracones . Dimodocchè faggiamente Virgilio gli dà il pa- 
pavero mifto col mele , perchè il mele è rinfrefeativo , ed umetta ; però 
Virgilio ditfe . Spargens bumida mella , e Plinio lib. 22. cap. 24. dice , che 
refrigera gli ardori ; onde gli Antichi lo ponevano a tavola nel principio, 
e nel mezzo de' Conviti . Varrone de re rujìica » lib. 5. cap. 1 6*. Mei ad 
principia Convivili & in fectmdan: menfam adminiflratitr t non per altro, che 
per mitigare i calidi vapori fomentati dal cibo , e dal vino , perchè il mele 
tempera i vapori del vino , ficcome attelta Plutarco nel fecondo Simpofio» 
queltione feteima , dicendo che alcuni Medici , per reprimere P ubria- 
chezza , danno agli ubbriachi , avanti che vadano a dormire , del pane tin- 
to nel mele , il quai mele appreGTo i Poeti è folito cibo del calido Dra- 
gone . Valerio nel primo dell' Arg. 

Et dabat heflerno Ivuentia. mella. vtneno . 

E nelP ottavo : 

nec talis biantì 

Mella dabam . 

II pa- 



T M ^V A R 7 0. 2#3 

Il papavero poi è frigido in quarto grado, ficcome affermano i Fifìci, 
e Semplicifti , dato al Dragone per allegerirgli 1' ardore, e rinfrefcarlo , 
non per fargli venire un breve, e leggier Tonno , acciò fi ripofaire dalla..» 
continua vigilia , e rifvegliato poi ritornale con più vigore alla guardia , 
come vuole Turnebo nel fuo giornale lib. 29. cap. 6. il che non appro- 
vo , non eflendo neceflfario per tal conto darglielo , perchè la vigilia al 
Dragone , come naturale in lui , non è contraria , né può debilitarlo , né 
effergli nociva , ma piuttoito gli nocerebbe il provocato , e violente Ton- 
no contro la fua natura ; di più dato , che il papavero aveflfe forza di ad- 
dormentare il Dragone, eh' è vigilantiffimo, none verifìmile , che gli del- 
le tampoco per breve fonno , poiché fi farebbe prefentata commodità di 
rapire i pomi di oro in quella brevità , e leggerezza di fonno , e fi fareb- 
be ancora potuto uccidere , e legare il Dragone , mentr* era fonnacchiofe» 
che di continuo vegliar doveva , e a Medea non farebbe flato bifogno dì 
adoperare i fuoi magici incanti , per addormentarlo , perchè farla fellamen- 
te baftato apportare 1' ora , nella quale fi ripofava il Dragone ; e Giafone 
fenza 1' ajuto di Medea avrebbe pofTuto involare li pomi efperidi in quel 
breve fonno del Dragone . Dandofì dalla Sacerdotefifa giornalmente per ci- 
bo ordinario il papavero mirto col mele al Dragone , chiaramente fi vie- 
ne in cognizione , che Ovvidio in quelle parole : Ictb ni gr amine /ucci, non 
intende , che la pianta del fugo Ieteo d' obblivione , colla quale Medea 
addormentava il Drago , fia il papavero, ma altra cofa ftraordinaria , quale 
è il ramo di ginepro , chiamato da' Poeti , come per antonofnafia , lenza 
nominarlo, ramo leteo, dedicato all' infernale obblivione ; ficcome afferi- 
fee Gio. Battirta Pio nelli feguenti verfi di Valerio Fiacco : 

Contrarie lethai quajfare fìlentia rami 
Terfiat , & adverfo lutlantia lumina canta 
Obruit ; atque omnem lìnguaque m antique fatigat 
Firn fiigiam , ardente* dome fapor occupai iras . 

Ne' quali verfi fono da Valerio nell* ottavo dell' Argonautica cantati 
Umilmente fopra Medea » che alletta il Dragone al fonno col ramo dell* 
obblivione detto Leteo ; di querto medefimo ramo volle inferire Virg. nel 
fine della 5» Eneide , ove il fonno fleffo tocca le tempia a Palinuro , co* 
me il ramo dell' Obblivione : 

Ecce Deus ramum lethxo rore madentem » 

Vìq'.te foporatum flygia , fuper vtraque quajfat 

Tempora » 

Ora » che fa pianta di fugo Leteo , come dice Ovvidio , ramo leteo » 
come dice Valerio Fiacco , bagnato di rugiada letea , come dice Virgilio, 
aggravato da fopore di forza fiigia infernale fia il ramo di ginepro , aper- 
tamente fi raccoglie da Apollonio Rodio Greco Poeta , più antico delli fud- 
detti Latini nel 4. dell' Argonautica » il quale nell' incanto , che fa_j 

Medea 



tu ICONOLOGIA 

Medea al Dragone, per addormentarlo nerìl* obblivione fpecifica il ramo di 
ginepro , tenuto in mano da Medea : 

H" cTg fjtiv dpii&j$oro viov TtTfimri $>x\\óò . 
B0C77 tx s » ék xvhz&vos dKnpxroL ($i2puxrì doi^xls * 
Pdtus hxt è(p$xXp£v ^spì r' ót(x.<$l r& vrìpiros ó<P/*ru 
$Xp{*XKQU \j>&vov g/3xAAg, 

Htec atitem ( fdlicet Medea ) ipfum(fcilicet 

Draconem ) pamperi recens /etto ramo <, 
Intingens ex potione Cyceone , efficacia pbarmacacarminìbus 
Pyorabat in oculos , circumque plmimus odor 
Tbarmaci fomnum creatit * 

Convenientemente contro il velenofo Dragone fi ferve del ramo dì 
ginepro. Sì perchè il frutto del ginepro vale contro il veleno, e il feme 
fuo purga il corpo dal timore de' ferpenti , i quali temano di quella^» 
pianta accefa , come dice Plinio, Sì perchè in quanto all' obbliviane , e 
fonnolenza , 1' ombra del ginepro è grave , ed offufca la mente di chi lot- 
to a lei fi pofa , non fenza balordagine , e doglia di tetta -, ficcome 
fanno gli albori di ombra greve , de' quali nel ■■€. Hb. Lucrezio generica- 
mente -cosi ne parla 1 

^irboribu's primum ceriìs gratis umbra tributa efi.. 
Vfque adeo capitis faciant , ut Oepe-, dolores, 
Si quis eas Jubter jacuit projìratus in herbis .. 

Specificatamente poi nomina Virgilio nel penultimo verfo dell* ultima. 
Egloga il ginepro di ombra grave 5 

*Juniperi gratis umbra-, 

A queito fi tenne Caftore Durante nel Fuo Erbario : 

^unipari gratis umbra. tamen * capitique mdeflaejL 

Efifendo pianta di ombra grave -, e naturalmente atta a cagionare fon- 
nolenza , e obblivione in quelli-, che dimorano all' ombra Tua , perciò il 
ramo di ginepro è da' Poeti reputato ramo di obblivione * 

E? Fatti , leggi neW Immagine , 



OBBLI- 



TOM ^V A R fO. 255 

OBBLIVIONE Dt AMORE» 

Di Cefare Bjpa «. 

FAnciullo alato» Seda * e dorma,, incoronato di papaveri* appretto di' 
una fonte, nella cui bafe vi fia ferino : FONS CYZICI ..Tenga un 
mazzetto di origano nella finiflra mano , dalla quale penda un pefee Poli- 
po . La delira foftenterà il volto, col cubito- appoggiato fopra : qualche fier-» 
po , o {affo . 

Il Fanciullo alato Io porremo per (imbolò dell' Obblivione di Amore (Va- 
nito » e dalla mente volato . Non- piacque ad, Eubolo , ovvero ad Arato 
( ficcome riferifee. Ateneo lib. i.j. ). che Amore foffe dipinto alato , ripu- 
tandolo ritrovato da innefperto , e poco giudiziofo Pittore , ignorante del- 
la condizione di amore ,. il quale non è: altrimenti leggiero. ,- e volatile , 
ma fopramodo grave , attefocchè. non facilmente vola dal petto , dove una 
volta è ritratto , ond' è , che non in un, fubito fi. liberano Le perfone dal- 
la, incurabile malattia, dt Amore. .. 

JJm/V mortalem primm qucefo plhxiì » 

*Àut cera finxit aiatum <Amorem ? 

Inibii prxttr tefìadines Me pingere dùticerat',-, 

§2jjin &■ ingeniitm prorfus ignorabat hujus Dei , 

Levis enìm minime e(l- , aut ita facilis 

&t quis ejus telis male h abeti eo. morbo (latimliberetw*. 

Immo grave s f/ipra modum quorfum ergo Mi pernice ? 

Ea res piena nuga tam et fi quifpiam ita effe autumet*. 

AlefGde pur dice. che. tra perfone: , che fanno ,. vi, è fpeffo ragiona» 
mento che Amore non vola, ma quelli che amano volano col penfiero », 
per 1' incoltanza t , e varj moti dell' animo r . e. che nondimeno gì' igno- 
ranti Pittori lo figurano colle penne, ;. 

Crebor fermo cft' 

lApad fopbiflas , non volare- Deum> 

sAmortm, [ed illos qui amant : alia vero de caufx, al'as affingì„ 

Ti&ores autem. ignaros pennatum enm. delineate .. 

Se a s " detti Poeti Grecf non pareva ragionevole, che fi rapprefentaffe 
Amore alato , tenendolo, eflì. per faldo* e grave ,< certo c,he con- ragione nell'' 
Obblivione di Amore mamfetfandofi leggiero , e mutabile , alato" fi figura* 
rà , tantoppiù che partati facilmente v o difficilmente Amore ,< o pretto ,. 
o tardi , baita che alla fine, vola,; e fé gli Amanti volano col penfiero pec 
V incoftanza loro * fenza dubbio danno il voi o ad Amore » il quale da_j, 

loro 



M<* ICONOLOGIA 

loro (cacciato fi parte * e da che per efperienza fi vedono .molti amori an 
dare in obblivione 5 e che gli amorofi penfieri volano fovente fuor del pet- 
to degli Amanti , però figuriamo l' Obblivione di Amore colle ali . 
j? Dorme 1' Obblivione di Amore, perchè gli Amanti mandati via in » 
Obblivione i loro Amori fi ripofano colla mente » e giorno , e notte , il 
che non poOfono fare quando fi ritrovano sbattuti dalla tempefta di Amo- 
re i e affaliti dagl' impeti amorofi , effendo Amore Capitano di una mi- 
lizia inquieta : 

Mìliti* fpecies %Amor efl i difcedite fegnes , 
T^on funi hxc timidis fign.% menda vìris . 

T^ox ■> & hiems , longxque via , ftevìque dolore* % 
Mollibus bis cajlris , & libar omnis inefi . 

Sape feres imbrem cale/li nube folutum, 
Frigidus in nuda [ape jacebis bumo . 

Verfi di Ovvidio nel 2. dell' arte di,Amore . II medefimo nel primo de- 
gli amori , Elegia nona : 

Militai omnis amans : & habet fua caflra Cupido : 
•Attice [ crede mihi J milìtat omnis .Amans . 

guis nifi iid miles , <vel amans , <& frigora noffis, 
Et denfo mixtas perferet imbre ni-ves ? 

Il Petrarca travagliato nella milizia amorofa efclamò : 

Guerra è 'l mio fiato d' ira e di duol piena . 

Moftra altrove di non aver cagione di rallegrarli » non_ conofeendo ripo- 
lo , rinunziando ad altri 1' allegrezza : 

Ma chi vuol fi rallegri ad ora , ad ora , 
Ch* io pur non ebbi ancor non dirò lieta 
Ma ripofata un* ora . 

Sopra di che duoli! appieno in quel fuo lagrimofo Sonetto: 

Tutto il dì piango , e poi la notte, quandi 
Trendon ripofo i miferi mortali , 
Trovami in pianto , e raddoppianfi i malti 
Così [pendo il mio tempo lagrìmando . 

Df 



TOMO QV J R TO . a?7 

Dimodocchè » fé gli amanti nell' amorofa knprefa Sanno fenza ripo- 
fo in continua guerra , finita 1' imprefa, nell' Obblivione di A more- pren- 
dono fipofo , non penfando più alla cofa amata , cagion del lor ditfurbo . 

11 papavero , che porta in tefta* è indizio del ripofo , che nell' Ob- 
livione di Amore fi gode , poiché il papavero genera fonno , e ancora 
obblivione <> fé in gran, copia si adopri , maffimamente del largo : Lar- 
gior nocet , lethargum enim facit dice Gio. Ruellio , de 'Hatura flirpium •■ Se 
il letargo fa 1' Obblivione -, la quale è fìmilifsima al fonno , non fenza__j 
cagione 1' Ariofto nel 14. Canto, defcrivendo la cafa , e la fpelonca del 
fonno, mette nell' ingreflb P Obblivione * 

Sotto latterà felva ima capace, 
E fpaziofa grotta entra nel fajfo", 
Di cui la fronte V edera feguace 
Tutta aggirando va con fiorto pajfo 5 

£0 [memorato oblio (la su la porta , 
l^pn lafcia entrar , né riconosce alcuno . 

Dalla conforme fimiglianza , che ha il fopore , e *1 fonno con P ofe- 
fclivione , Euripide fa , che Orette ripofatofi alquanto dal furore , rendala 
grazie ad ambedue , al fonno , ed a Lete , ovvero obblivione, che dir vo- 
gliamo : 

O dulce fomni levamen remedium morbi , 

$^tam Jkaviter mihi advenifii in tempore 1 . 

O veneranda oblivio malorum , quam es fapiens-r, 

Et mijeris opiahilis Deal 

Il cui fentìmento quafi a parola così voltiamo ì 

dolce [omo , , 

Che ì l grave della vita fai leggiere, 
guanto foave a me giungefli a tempo ì 
1 O veneranda obblivion de' malia 

O quanto faggia feì , 
Ed al mefcbin defiderabil Dea ! 

Ove è da avvertire , eh' Euripide chiama 1' Obblivione de' mali ve*' 
Eeranda, e fapiente , perchè fono degne -di effefe riverite, è lìimate fag- 
ge quelle perfone , che pongono in obblio le perturbazioni dell' animo 9 
e gli ftimoli degli amorali affetti , all' oppolto di coloro, che fi danno in 
preda al dol-ore , e alla nociva fenfualità di amore . 

La fontana Ciziaca è figirra -dell' Obblivione di Amore , attefocchè in 
Cizico , Città dell' Alia minore -, era una fonte detta di Cupido , la cui 
acqua bevuta faceva feordare gli amori . Plinio lib. 31, cap. 1. Cyzici foni 

'K k xHp'tdi- 



258 ICONOLOGIA 

cupidinìs vocatiir r ex quo potantes , ^Amoretti deponete Mutiarms credit . Si po- 
trà dunque dire aduno amante, che fia appalfionato , per dargli la. burla* 
va a bere al fonte Cizico , che guarirai ; e di uno che fi fia fcordato dell' 
amore , per parlar figurato , fi dirà , coftui ha bevuto al fonte di Cizico, 
cioè non è più innamorato . Neil' Acaica, riferifce Paufania , che quegli 
Uomini , e quelle Donne , che fi lavano nel fiume Seleno fi fcwdano de 
i loro amori : fé ciò foGTe vero , fi potrebbe pagare 1' acqua del fiume 
Seleno , e della fonte Cizica affai più di una libra di oro If oncia , 

Il Pefce Polipo , con 1' Origano , fecondo Pierio lib. 57. piglia- 
vafi per Geroglifico di uno , che avefle abbandonato la cofa amata r An- 
corché il Polipo erettamente fi attacchi, nondimeno, fé fente 1' odor dell' 
Origano , fubito fi fiacca dal luogo , dove attaccato ftava : di modocchè 
pigliar fi può per fimbolo di un amore lafciato , e fcordato : perchè non 
fi dirà , che uno veramente fia fiaccato dall' amore , ogni volta che fé 
ne ricorda , e P ha radicato nella mente , ancorché fugga la cofa amata : ma 
quello veramente è fiaccato , e diftolto dall' amore, che in tutto, e per 
tutto 1* ha mandato in obblivione . [ a J 



MS 



OBBLI- 



[a~] L' Oblivione dell' Amor profano vien figurato dal P. Rieti Donna ghir- 
landata di foglie di ginepro , e di alloro . Tiene un maglio rotto in una mano ; e nel? 
altra un finitimo edamante . Le fia un Delfino a' piedi, ed un Ancora . Dall' altra 
parte vi è un Afino . 

Si corona di ginepro , perchè dicono i Naturalifli che chi dorme fotto l'om- 
bra di quella Pianta , perde la memoria . Si corona poi di alloro , perchè ei~ 
fendo una tal corona premio de' Vincitori , fi fimboleggia in efla la vittoria 
che fi riporta del vano amore , collo feordarfene . 

Il maglio rotto , e 1' adamante rapprefentano il forte , e eoraggiofo animo 
di quelli , che non cedono ai colpi dell* amor profano . 

Il Delfino, come pefce velocifsimo^è fimbolo della tuga dagli allettamenti del fenfo. 

L' ancora con cui fi arreflano i Vafcelli è figura dell' ottima determinazione, 
the arrefla i tolli amanti del mal fare . 

1' Afino .... 1' Afino n«n so perdonarla al P. Ricci perchè 1' abbia poflo per 
geroglifico a quefla figura , che egli la concepisce , ed è in effetti una virtù ; né 
so qui in alcun modo accozzare parole , che baftanti fieno a far tare meno in- 
felice comparfa allo ftrano penfare , ed al tanto barbaro fpiegarfì di lui . Ec« 
co le fue parole >~ L' 6 fino per fine , che è animale affai fiotta pazzo , ed obblì- 
•viofo , vogliamo che fimJoleggi un Domo tale , che fi [corda ili baffi amori , che a nul- 
la gli giovano , e Jembri pazzo , e ftolto al più di hi pazzo mordo , e a' feemi pec- 
atori , che al ficuro in dìvìfata fimiglievole da quei fi ravvìferà =5 Non inerita che 
c i fi facciano fu più parole ; onde ,per mio avvifo , fi tolga affatto da queita 
ròmagìne un tale impertinente fimbolo. 



TOMO QV A R T . 259 

OBBLIVIONE DI AMORE VERSO I FIGLIUOLI. 
Dello S t efs . 



D Orina , che porti al collo un vezzo di gallattite . Nella delira tengala 
un' ovo di Struzzo . Dal finiltro canto abbia appretto lo Struzzo iltettò . 

Le gallattite , gemma bianca , come il latte « {ebbene qualcuna trovali 
con vene rotte , mandali dal fiume Acheloo , accrefce latte alle Donne 5 
che la portano per nutrire i Figliuoli , e la medefima induce obblivione , 
tog[iendo la memoria i per quanto narra Plinio Iib. 37. cap, f. Le Madri, 
che fono trafcurate in allevare bene i loro Figliuoli , Cotto figurato parla- 
re > diremo , che portano al collo un vezzo di gallattite , cioè non nanne 
memoria , e che hanno mandato in obblivione la cura de' Figliuoli . 

L' ovo , che tiene in mano , con lo Struzzo accanto , lignifica , che_s 
que' Padri , e Madri , che non fi pigliano penfiero di allevare i loro Fi- 
gliuoli , fono appunto , come i Struzzi , i quali venuto il tempo di parto- 
rire , che fuol ettere di Giugno , quando veggono apparire le flelle Ple- 
iadi , o Virgilie , che dir vogliamo , cuoprono nell' arena 1' ova loro , e_? 
fubito fi fcordano dove le hanno polle , né fi curano di quelle : Job. cap, 
39. Strhutio derelinquit ova ftta in terra, oblivi fcitur quod pes concuicet ea-, & 
beflia agri conterai . Duratur ad filios fuos , quafi non jint fui , 

FATTO STORICO SAGRO. 

STabilito Saul nel regno, e facendo la guerra contro i nemici del po- 
polo di Dio, fi follevarono i Filiftei con maggiori sforzi, che mai. Il 
valororofilTimo Gionata figlio del detto Saul rifolvè di andar folo col fuo 
Scudiero nel campo nemico attendato vicino all' armata del Padre . L* aiu- 
tò Dio , e tanto valfe il fuo braccio , che atterrò quanti nemici gli fi fe- 
cero incontro . Entrò tra quelli fpavento tale, che forprefi affatto , né più 
tra loro riconofcendofi , rivoltarono le armi contro felleffi , né ebbero bifo- 
gno di altri nemici per ettere interamente disfatti . Sentitoli lo flrepito di 
quello fconvolgimento nel campo degl' Ifraeliti , congetturò fubito Saul dall' 
affenza di Gionata ciocché era in effetti . Per terminar quindi la Vittoria « 
andò in fretta col fuo efercito adottò i Filiftei , proibendo a tutti * che noa 
mangiattero cofa veruna fino alla notte ; laonde pattando le truppe per uà 
luogo pieno di mele , non vi fu chi arditte toccarlo . Ma Gionata , che nulla 
fapevadi un tal divieto, trovandoli efauilo di forze , Itefe la fua bacchetta ,e 
colla punta di etta prefe alquanto di quel mele , e gullatolo, riacquiftò nuovo 
vigore . Ripofatafi la fera I' armata , volendo Saul da Dio fapere la riufcita di 
quell' intraprefa , non potè ottenerne rifpolta . Conobbe da ciò , che era 

Kk 2 ilato 



zòo ICONOLOGIA 

dato trafgredito il fuo comando , e giurò , che quando anche il trafgret 
fore fofle. (lato Gionata , lo avrebbe fatto morire . Gittata pertanto la for- 
te , cadde appunto fopra Gionata , il quale richiedo dal Padre , che fatto 
averte , egli piangendo la fua difgrazia rifpofe =j. Io ho prefo nel panare 
un poco di mele colla punta della mia bacchetta» e per quello mi Ci le- 
va la vita s= Non s' intenerì punto Saul , non curò che Gionata averte 
innocentemente, errato , non eflendo a fua notizia la proibizione , non lo 
rattenne il penderò eh'' egli fòlo aveva feonfitti i nemici, fi feordò eh* 
era fuo Figlio, e porta da banda qualunque tenerezza paterna perfide neL- 
]a rifol.uzione che Gionata forte uccifo. Ma il popolo » che quanto ammi- 
rò la generofi prudenza di Gionata , altrettanto aborri il dimenticarfi che 
faceva Saul delle parti di Padre amorofo , lo drappo dalle fue braccia», 
giurando , che non permetterebbe che quegli forte fatto morire ► i. de? 
Re cap. 14, 

FATTO STORICO PROFANO. 

MAnliò Nobile Romano » fedendo un giorno- per giudice tra'" Macedo>- 
ni accufatori, e il figliuolo Sillano accufato, bene udita, ficcome fi 
conveniva,, la caula , cosi la fentenza pronunciò :=: EtTendofi provato bafte- 
volmente , che Sillano mio figlio fi abbia per denari lanciata deviare dar- 
la giullizia , e dalla ragione , io lo manifedo, e lo chiamo indegno di luogo 
nel Senato, mi feordo che fia mio figlio , ed' anzi lo cancello dal numero 
de' figliuoli miei =3 Punfè tanto il cuore al giovane cosi inaspettata fen- 
tenza , che difperato nella notte vegnente colle (ùe proprie mani fi ftran- 
golò . Non rincrebbe punto a Manlio la fua morte , e mentre fi celebra- 
vano le fue eflfequie , egli con animo tranquillo attefe a dare udienza ..Va- 
ler. Majf. lib, $. cap. IL 

F A T T O F A V O L O S O.. 

MEIèagro , figlio di Oeneo Re di Calidone-, e di Altea, ucciCe i fra- 
telli di fua Madre , per aver efsi tolte ad Atalanta le fpogliè dei 
Cinghiale , da lui ad efsa donate . Rincrebbe in modo ad Altea la morte 
de' fuoi fratelli, che internatafi tutta nelP amore di quelli ,. obbliviò to- 
talmente 1' amore di Madre , e quindi dal furore agitata , gittò nel!' ar- 
dente brace il fatai tizzo , a cui le Parche avevano unito il dettino di Me* 
leagro , e lo avevano alla cudodia della Madre confegnato . A mifura che 
il tizzo ardeva , confumavafi il mifero Meleagro , ed al fine mori . Ciò 
feguito , affacciatoli di nuovo ,- ma troppo- invano, al cuore della crude- 
le Altea 1' ufàto amore materno , comprefe 1' orrore della £ua empietà»: 
e difperata fi. uccife . Oixvidio Metam, Im 8.. 



OCCA- 



T M O g^ti A R T Q . \&i 

OCCASIONE» 

Dì Ce/are Hjpa* 

Fidia antico, e nobiìifiìmo Scultore, difegnò l*Occafìone: Donna ignu» 
da , con un- velo attraverfo , che le copra le parti vergognofe , e_> ■ 
con i capelli fparfi per la fronte , in modo , che la nuca reità tutta {co- 
perta , e calva, con piedi alati, pofandofi (òpra una ruota; e nella delira 
mano ha un rafojo . 

I capelli rivolti tutti verfò la fronte ci fanno conofcere , che I* occa- 
fìorie fi deve prevenire, affrettandola al paffo-, e non feguirla , quando ha 
voltate le fpalle , perchè parta velocemente» Con piedi alati pofafi fopra 
la ruota , che perpetuamente fi gira . 

Tiene il rafojo in mano » perchè- deve effere {libito a troncare ogni 
forta d' impedimento ; onde Aufonio Poeta fopra quella fiatila di Fidia , il 
quale vi {golpi- ancora quella della penitenza » comecché fpeffe volte ci 
pentiamo della perduta occafione , a dichiarazione dell' una , e 1' altra fia- 
tila, fece quello beilo. Epigramma ;. 

Cujus opus? Tbidia qui figrmm TalTadis ? ejus * 
Quique Jovem ferii » tenia pai-ma ego firn,, 

Sum Dea, qucerarar-, &■ pancis occafìo nota* 
®)uid rotula infifiis ? fiare loco nequeo . 

G£uid talarìa Babes ? volucrìs fum . Mercuria* qu& 
Fortunare folet tardo ; ego cuna volui i 

Crine tegir facìem ? cognofci nolo . Sed heus to> 
Occipiti calvo es ? ne tenear » fugìens » 

§FHà tìbi juntla coma ? dicat libi » die rogo queejts 
Sum Dea * cui nomen- v.ec Cicero- ipfe- dedit .. 



Sum Dea * qua faiìi non facìique exigo pcenas z 
l^empe ut pceniteat -, fìc Metanica vocor . 

Tu modo die* quid agat tecumh fì~ quando volavi, 
Hai ■ manet ,hanc retìnent ■-, quos ego praterìe. 

Tu<^noque dum roghas , dum percunèìando moraris? 
Elapj'am dkes me tìbi de manibus , 






FATTO 



z6z ICONOLOGIA 

FATTO STORICO SAGRO. 

PRefèntoflì favorevole I' occafione a David di condurre a morte il fu» 
fiero ottinato perfecutore Saul ; poicchè mentre quelli nel fuo padi- 
glione profondamente dormiva, come non meno tutti i fuoi Offiziali, Da- 
vid con Abifai entro s' innoltrarono, ed era in loro mano 1' ucciderlo . 
Abifai rapprefentò a David , che Dio gli porgeva quell' occafione , accioc- 
ché colla morte di Saul .fi liberalfe da tante anguttie » David però rispet- 
tando nel fuo nemico il lagro Olio , con cui era fiato confagrato Re , né 
egli volle imbrattarfi col fangue di lui , né permife , che lo efeguilfe Abi- 
fai . Contento di prendere la di lui lancia , e la tazza , dal padiglione fé 
ne partì . Allontanatoli che fu , chiamò Abner Capitano delle guardie di 
Saul , lo dello dal fonno , gli rimproverò la negligenza , con cui guardava 
il fuo Principe , e lo fé avvitato , che era degno di morte . 1. de' l\e cap.26. 

FATTO STORICO PROFANO. 

SE aveflfe faputo Annibale fervirfi dell' occafione , che favorevole gli 
prefentò la fortuna , egli fenza alcun dubbio fi farebbe fatto padrone 
di Roma . La gran rotta che diede a' Romani a Canne lo avea pollo in 
illato di debellarli del tutto . Tagliò egli a pezzi quarantamila fanti , e due 
mila, e fettecento cavalli de' Romani ; vi uccife Paolo Emilio Confole , 
e con lui quali tutta la nobiltà Romana; onde trovava!! Roma fpogliata di 
foldati , e di Uomini di contìglio . Maarbane lo configlio a prevalerli dell' 
ottima congiuntura , e di correre tollo a impadronirti di Roma . Non at- 
tefe al prudente fuggerimento Annibale , ma volle far ripofare l'efercito. 
Ebbero intanto agio i Romani di formar nuovo efercito . I Cartaginefi eb- 
bero a provare tutto il vigore delle riacquitlate nimiche forze , ed Anni- 
bale alfine fu la fventurata vittima fagrificata alla vendetta del Campido- 
glio . Tlutarco . Cornelio Tsljpote Ore. 

FATTO FAVOLOSO. 

INvaghitofi Marte di Rea Silvia , o Illa figliuola di Numitore , non po- 
teva venire a fine de' fuoi defiderj , perchè Amulio fuo Zio rinchiufa 
1' aveva traile Vedali ; ma andando ella un giorno a pigliar dell' acqua 
nel Tebro , un braccio del quale pattava allora nel giardino delle Veilali , 
fi addormentò fulle fue ripe . Conofciuta Marte sì bella occafione di po- 
ter godere di lei , non la trafeurò punto , e feco fi giacque . Pareva 2 
Rea Silvia di aver ciò fognato, ma da lì a nove meli fi {gravò di Romolo, 
e Remo . Ovvidìo ne' Fafii &c. 

ODIO 



r o m o g_v a r r o. %6 3 

ODIO CAPITALE. 
Dì Cefare Bjpa . 



UOmo vecchio armato » che per cimiero porti due uccelli , cioè uii_3 
Cardellino i ed un Egitale ambedue colle ali aperte 5 ftando in atto 
di combattere infieme . Nella delira mano terrà una lpada ignuda , e nel 
braccio finiftro uno feudo, in mezzo del quale farà dipinta una canna con 
le foglie , ed un ramo di felce .0 

L' odio , fecondo S. Tommafo , è una ripugnanza 1 ed alienazione di 
volontà da quello, che fi ftima cofa contraria, e nociva. 

. Si dipinge vecchio, perchè negli anni invecchiati fuole Ilare radicato, 
come all' incontro 1' ira ne' Giovani armati , per difendere fé , ed offen- 
dere altrui . 

Gli uccelli del cimiero, fi fanno per l'Odio, che fra loro efercitano, 

perchè , come riferifee Plutarco negli Opufcoli , trattando della differenza, 

■' che è fra 1' odio , e l'invidia , il fangue di quefti animaletti non fi può 

mefcolare infieme , e mefcolato tutto , fi fepara 1 J uno dall' altro , eferci- 

tando P odio ancora dopo morte . 

La canna, e la felce dipinta nello feudo , parimente lignificano Odio 
capitale , perchè fé fono piantate vicino 1' una all' altra , ì' una neceffaria- 
mente fi fecca , come racconta Pierio Valeriano nel lib. 58. 



Odio -Capitale, 



UOmo vecchio , armato con arme da difenderli , e da offendere. Stia 
in mezzo fra uno Scorpione marino, ed un Cocodrillo, che fiano in 
atto di azzuffarfi a battaglia . Così dipingevano 1' Odio gli Egizj , perchè 
di quefti due animali , fubito che 1' uno vede 1' altro , fpontaneamente_j 
s 5 incontrano inlieme per ammazzarli . 

De* Fatti •> vedi Inimicìzia . • 




OFFER- 



%*A ICONOLOGIA, 



OFFERTA , OVVERO O^BLA^ZIONE, 



Di Ce/are l\ìpa 



DOnna giovinetta vellica tutta dì bianco . Avrà le braccia ìgnude -, «j 
colla finiftra mano terrà in atto umile un core , il quale con molta 
riverenza faccia manifelto fegno di offerirlo, tenendo il vifo , e gli occhi 
rivolti al Cielo , e quello rimiri con molta attenzione ; e colla delira ma-, 
no con gran prontezza porga monete di oro-, e di argento. 

Giovinetta , e veftita tutta di bianco fi rapprefenta per dimoftrare , che_» 
l'Offerta conviene, che fia pura, e fenza macchia alcuna, come ben ne 
dimollra nel Levitico 21. dicendo : tutto quello ,. nel quale fia difetto, non 
offerite, perchè non vi farà accettabile; ed in Malacchia al 1. e nell' Efo- 
do , cap 12. num ?. dice , che Iddio comandò a Mosè-, che ciafeun Ifrae- 
lita prendeffe un Agnello per immolarlo -, ed un Capretto , con quella^» 
condizione , fenza macchia » e di un Anno ; Erit autem ^Aguni ah/que ma- 
cula -, mafatlus innicidus , jiixta quem ritum tolletìs , ' & h &d;m ■> immolabitque-» 
eum univerfa màltitudo filiorm Ifrael ad Vej'peram ; elTendocchè nel!' ora del, 
mezzo giorno , tutto il Mondo è lucido , e chiaro ; ficchè di qui fi vede 
apertamente, per quanto abbiamo detto, «he 1' Offerta conviene. 9) che 'fia 
lucida , e chiara . 

Si dipinge colle braccia ìgnude , per dimoftrare -, che 1' Offerta con- 
viene che fia libera. Di ciò vedi al 1. de' Re, cap. 2. 

Tiene colla delira mano il cuore-, nella guifa che abbiamo detto, per- 
ciocché dovreffimo , come obbligati 1 non folo le holtre facoltà , ma noi 
fteffi , ed il cuor noftro offerire al Creatore , e Redentore noftro Gesù Cri- 
fto -, con ogni umiltà r e riverenza , e perciò nell' Efodo 23. così . dice : 
pigliarne 1 J Offerta da ogni Uomo , ii cuor del quale volontariamente-» 
offerifee . , 

La dimoftrazione , e la prontezza di offerire colla delira mano monete 
di oro , e di argento , è per denotare -, come cofa di molta confiderazio- 
ne -, non folamente le offerte , che fi fanno a' poveri bifognofi , ma quelle 
molto più importa , è quello , che fi offerifee per le Anime , \ che_» 
per mezzo delle orazioni , e limoline vanno in luogo di falvazione » e 
con tale opera pia fi contefta il Purgatorio . Vedi Mar. al cap. 12. 



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JATTO 



TOMO QV A R 7 0, *<?? 

FATTO STORICO SAGRO. 

IL Paftorello Abelle dì puro cuore offeriva a Dio in fagrifìzio il meglio- 
re , e più graffo Agnello del fuo gregge : Caino , che coltivava la_s 
terra , gli offeriva de' frutti di effa , ma i peggiori . Iddio che vedeva 
il buon' animo dell' uno , ed il cattivo dell' altro , con cui gli facevano 
le loro offerte , ebbe in orrore il Sagrifìzio di Caino , ed all' incontro gra- 
di quello di Abelle . Gmefi cap. 5. 

FATTO STORICO PROFANO. 

LEo figliuolo di Orfeo , Cittadino Ateniefe , perchè il falfo oracolo di 
Apollo , in tempo di una gran penuria , fi lafciava intendere , che_» 
non ceriarcbbc il caro del vivere , e la fierilità de' campi , fé prima non 
H fagrifìcava una Fanciulla i egli ne offerfe di fubito al pubblico tre fue 
figliuole vergini, Praffitea , Teope , ed Eubale da fagrificarle . Eliano va- 
ria Storia iib. 12. tap. 28, 

FATTO FAVOLOSO. 

STando i Tebani fotto la condotta di Ercole , per attaccare la pugnai 
__ cogli Orcomenj ; fu dall' Oracolo rifpoito , che la vittoria di quel 
combattimento jfi_ farebbe da quelli guadagnata, un Cittadino de' quali, il 
più illultre di nafcità , fi foffe dato da per fé iteflb la morte . Era fra Te- 
bani fenza dubbio il più chiaro di fangue Antipeno , ma non fapeva in- 
durli a morir volentieri per la falute del popolo. Le fue figlie però, An- 
droclea , e Alcide , benché di felfo più debole, fi moltrarono tuttavia più. 
collanti del Padre , offerendoli a volontaria morte , e da fé ftelfe .ucciden- 
doli . Tanfania in Boeot. ovvero lib. 9, 




L 1 



OFFESA 



z<$6 



ICONOLOGIA 

OFFESA. 
Di Ce/are Bfttt . 



■■'.-:-.:. 




Cai* Ir JVZaj-iottt del 

t 



~^JJ 



e s a. 



DOnna brutta . Il color del veftìmento farà limile alla rugine , tutto 
contefto di lingue « e cortelli . Terrà con ambe le mani un archibug- 
gio , in atto » e con attenzione di colpire ; e per terra vi faranno due_» 
Cani , con dimoitrazione di pigliare un Riccio , il quale per 1' Offefa de* 
Cani , fia fatto in guifa di una palla con pungentiffime fpine 9 colle quali 
offenda detti Cani » vedendoli che abbiano infanguinata la bocca dalle pun- 
ture di dette fpine . 

Offefa , ovvero ingiuria , è un' azione ingiufta » fatta con faputa > e_» 
con elezione a offefa di perfona » la quale tollera danno contro il fuo vo- 
lere 9 dice A*;flotele ■> libro j. Etica * ovvero diremo , che 1' Offefa non_j 
fia altro > che nuo«» re altrui spontaneamente » fuori di quello che deter- 
mina la Legge . 

Molte fono le offefe » CvJi e g Ua jj fi trafgredifce a quanto fi afpetta_j 
alla giuftizia ; ma noi intendiamo «y par i are <jì quella , che fi offende al- 
trui con fatti , e con parole . 

Donna fi dipinge , per rapprefentare q v , u ^ che of f endono j> onoro 
altrui, il quale è fopra qualfivoglia cola di gr- Hiffim0 preg i , e ftima . 

Brutta 



TOMO QV A R T 0. z6 7 

Brutta fi rapprefenta » perciocché non vi è bruttezza , che eguagliar fi 
poOTa alla offefa fatta contro il giulto . e all' onefto : Turpìtuio iniquitatis e/i 
premium , dice S. Crif. ferm. 4. fuper epiji. ad I{pm. 

Il veltimento di colore della rugine - ne denota la mala « e peflìm* 
intenzione dell' Offenfore , afifomigliandofi alla rugine • che ovunque ella__» 
li pofa » offende • e confuma . - 

Le lingue , ed i cortelli fopra il veftimeato dimoflrano » che non folo 
fi offende altrui co' fatti , ma ancora colle parole : Omne enim • quod notLs 
jure fit , infuria dicitur , five vefbis j five re , dice Vulpiano . 

Diogene affomigliò le parole al coltello ; e fentendo , che un bel Gio- 
vine burlava molto difoneilamente : Non ti vergogni , dine , cavare da_« 
una guaina di avorio un coltello di piombo , e per maggiore autorità nei 
Salmo 57. fopra di ciò • così dice : Filli hominum , dentes eorum arma , ejr 
fagìtta , & lingua eorum gladius acutus ; e nell' Eccl. 28. Flagelli plaga Uvq- 
rem faciet • plaga autem lingua commimiet offa ; e nel Salmo 64. Quia exa- 
cuerunt ut gladium linguas fuas , intender unt arcum rem amaram •' ut fagittent 
in occultis ìmmaculatum . 

Tiene con ambe le mani 1* archibugio in atto , e con attenzione di ti* 
rare altrui , perciocché Offefa fi deve intendere quella » colla quale fi of- 
fende fpontaneamente . e non per accidente» effendocchè infieme coli' ope- 
razione ingiufta . adopra la volontà , la quale riguarda il fi^e • col fare cole 
brutte • e cattive , per proprio valore : ^on efl confiderandum » quid homo 
faciat , [ed quo animo • & voluntate faciat . D. Auguft. fuper epilt. Joann, 
Homelia 7. 

La dimoftrazione dell' Offefa de' Cani, col Riccio , nella guifa che_» 
dicemmo , ne dimoftra « che 1' offefa che fi fa per ira , non è caufa , e_» 
principio colui che -opera con ira ; ma colui, che prima ad ira lo provo- 
cò ; e però fopra di ciò fi può dire : Ledentes leduntur . 

FATTO STORICO SAGRO. 

MOrto Naas Re degli , Ammoniti , rammentandofi Dav»id , che quegli 
era fiato fuo amico , volle cogli atti di civiltà prevenire il figlio 
di lui Amon , inviandogli Ambafciatori , per afficurarlo , eh' egli prende- 
va parte del fuo dolore • e che farebbe fuo amico , come era itato di fuo 
Padre . Qyefto giovinetto Principe però mal configliato da' fuoi • che procu- 
rarono di fargli apparire infidiofa la cortesìa di David , invece di accoglie- 
re con fentimenti di gratitudine • come doveva gli Ambafciatori , loro usò 
oltraggio oltremodo gravifsimo ; poiché fece ad efsi radere la metà del- 
la barba - e tagliar per metà i loro abiti in guifa , che non potevano ef- 
fer veduti fenza vergogna . Seppe David 1' indegna offefa a fé fatta nel- 
la perfona de' fuoi Inviati » prima ancora che da quelli folfe ad eflb li- 
gnificata . Peritene sì fortemente fi tenne a cuore l' ingiuria . che collan- 
te fi rifolfe di non lafciare impunito 1' oltraggio . Infatti fpedito Gioab 
Generale delle fue armi contra de' villani Ammoniti , relìarono quelli da- 

V LI 2 "elfo 



±68 ICONOLOGIA 

elfo ben tolto disfatti . Tentarono 1' anno feguente gli offenforì dì riacqui- 
flare il perduto ; ma portatofi contra di efsi David in perfona , un' altra 
volta li fconfifle , facendo pallare a fil di fpada quarantamila Uomini a piedi, 
oltre quelli * che erano in fettecento carri di guerra . 2. de' I{e , cap. io. 

FATTO STORICO PROFANO» 

FU Licurgo, riformatore dello flato de' Lacedemoni , in una fodiziono 
moifa contra di lui dentro della Città per il rigor delle leggi da elfo, 
tbbilite , cavato un occhio con un colpo di battone . Sedofsi finalmente* 
iil tumulto , e gli fu dato nelle mani colui , che lo aveva sì malamente 
o^efo , acciocché ne prendere quella vendetta , che più gli foffe fiata in 
•grado . Il generofo Licurgo feordò non folo 1' oltraggio, non folo non pensò 
di punir 1' offenfore, ma anzi lo ammefife alla fua familiarità, ifiruendolo 
di modo in ogni difciplina » e virtù , che alfin dell' Anno lo conduOTe nel- 
la pubblica ragunanza altrettanto virtuofo, e coftumato , quanto prima vi- 
ziofo era, e difloluto . Rivoltofi quindi al popolo e: Ecco , dille , colui , che 
mi c.onfègnafte fuperbo, infoiente , e sfrenato ; ora ve lo rendo piacevo- 
le , benigno , ed utile al voltro fervizio =3 Che virtuofo vendicare le ri- 
cevute. offeCe !. ^ijìolfi.. Off. Jlor. lib. 2. ca. 9. 

FATTO FAVOLOSO.. 

L* Offefa , che concepì di aver ricevuta Neofrone figliuolo di Timandra 
da Egipio figlio di Buli , fu in iltrano. modo da lui vendicata . Egi- 
pio ,. che era un giovine Teffalo ottenne a forza di denari la fuddetta Ti~ 
mandra, Donna la più bella, che vivefie in que' tempi . Il vile contratto 
offefe fopramodo Neofrone , quindi per rifarcirfi ne 11' ingiurìa , procurò, di 
ottenere , ed ottenne. Buli madre di Egipio nello (teffo modo .„ Seguito ciò», 
s' informò molto bene del? ora in cui Egipio doveva andare a ritrovare 
Timandra . Si adoperò in guifa , che fece ufeir quella , e pofe deliramen- 
te Buli in fua vece .. Fatto ciò » parti di là con protneffa di far ben to- 
lto ritorno . Intanto venne Egipio fecondo 1' appuntamento » e non ebao-^ 
fcendola ,. ebbe commercio colla propria Madre ; ma poco dettero, che fi, 
riconobbero . Di che entrambi tanto orrore concepirono , che fi rifolve- 
rono di ucciderli . Giove però converfe Egipio, e Neofrone in Avoltoj ,, 
Buli in-lfinergo » e Timandra in un uccello, chiamato Paro. Tlinio Igino &c^ 




OxMTCI- 



T M §IV A R T Q* z6$t 

OMICIDIO* i • 

Dì Ce far e Bjpa . 

UOino bruttiffimo armato , col manto di coior rotto . Per cimiero por- 
tara una teila di Tigre . Sarà pallido . Terrà eolla Uniltra mano per 
ì capelli una tetta umana, tronca dal bullo,, e colla delira una fpada ignu- 
da infanguinata . Bruttiffimo fi rapprefenta 1' Omicidio ; perciocché non fo- 
lo è abbominevole alle perfone ; ma quello» che molto più importa, al 
Sommo Dio » il quale tra gli altri comandamenti , che ci ha dati , ci proibi- 
fce 1' Omicidio» come cofa molto dannofa , e a lui tanto odiofa , che co- 
me Ct vede nell' Efodo 21. comanda che non fi lafci accollare al fuo Al- 
tare 1* Omicida: Si quìs per induftriam occiderk pnximum fuum , & per infi* 
dias , ab altari meo ama.es eiim &c. 

Si dipinge armato , perchè 1' Omicidio genera il pericolo della ven- 
detta » alla. quaLe fi provvede colla cuflodia di fé (Iettò . 

La Tigre fignifica fierezza , e crudeltà » le quali danno incitamento , e 
fpronano 1' Omicida . La pallidezza è effetto dell' ira » che conduce ali 3 
Omicidio., e del timore , che chiama a penitenza .. Però fi dice nel Ge~ 
nefi , che Caino avendo, uccifo il fratello » andò fuggendo , temendo iL 
cattigo della giultizia di Dio » 

ONESTA*. 

. Dì Cefare Rjpa ~ 

DOnna cogli occhi baffi., veilita nobilmente , con un velo, ih teda: » 
che le cuopra gli occhi . 

La gravità dell' abito è indizio negli Uomini di animo onefto , e pe- 
rò fi onorano, e fi tengono in conto alcuni , che non fi conofcono, perii 
modo del vetlire , eifendo- le cofe elleriori del Uomo tutte indizio delle 
interiori, che riguardano.il compimento dell' anima . 

Gli ocelli baffi fono indizio di oneilà , perchè negli occhi fpirando la 
lafcivia, come fi dice , e andando 1' amore per gli occhi al cuore, fecon- 
do il detto de' Poeti abbattati verfo terra» danno fegno , che né fpiriti di 
lafcivia , né forza di amore porta penetrare nel petto . 

Il velo in te ila è indizio di Qneltà , per antico , e moderno coiiume * 
per eifer volontario impedimento al girar lafcivo degli occhi » 

De' Fatti, vedi "Pudicizia t Modeflìa &c,. 

QNNI- 



%70 ICONOLOGIA 

ONNIPOTENZA DI DIO. 

Bel T. Fra Vincenzio Rjcci Ai. 0. 

UOmo di venerando afpetto, veflito alla real maniera. Incapo avrà un 
diadema, con un giacinto nella fommità» circondato da una falcia. 
Terrà un circolo in una mano , dentro il quale farà fcritto MAGNA ; e_> 
nell' altra terrà tre dita diftefe verfo la terra . Di lato alla parte finiftra_j 
vi farà Atlante curvato , ed abbalTato in terra , con un Mondo fopra ; ed 
alla parte delira un Sole , che vuole {puntare , ed è impedito ; e di fotto 
vi fono molte itelle rinchiufe in luogo angufto , e piccolo. 

L' Onnipotenza folamente appartiene a Dio , il quale può tutte le cofe, 
che però non importino in comporti bilità , e che non dicano ripugnanza^! 
dalla parte loro , come farebbe dire , Iddio non può creare una Creatura 
infinita , perchè quella farebbe Iddio , il quale è folamente infinito , e per- 
chè Iddio non può creare un altro Iddio , eh' il creato non farebbe Iddio» 
ma Creatura ; e così non può creare una cofa infinita , non comportandoli 
infieme due cofe infinite , mentre fuori dell' infinito non vi è più niente . 
Sicché è da dirli , che Iddio può tutte quelle cofe , che poflfono e(fere_» 
fenza ripugnanza , e quella Onnipotenza ha per oggetto 1' eflere potàbile, 
dicono i Sagri Teologi , è cofa , che li attribuifee al Padre , come al Fi- 
gliuolo la fapienza , ed allo Spirito Santo la bontà , per effer quello ( con- 
forme ad Agolh'no ) Trincipium totìus divinhatis . h per eflfer principio in- 
produtto , dal quale li produce il Figliuolo , ed inlieme con elfo lo Spiri- 
to Santo , la quale Onnipotenza egualmente è peranche in quelle altre_> 
Pedone , come nell' illetfo Padre , ma fi appropria a lui folamente per le 
ragioni dette , ed altre che fi lafciano . 

Si dipinge dunque 1' Onnipotenza di Dio da Uomo venerando , veftito 
alla maniera regale, perch' è Re univerfale del tutto , ed il tutto domi- 
na , il tutto fignoreggia , e di tutti trionfa . 

Il diadema ( fecondo Pierio Valeriano ) lib. 41. de diademate , è gero- 
glifico della maeftà regia , fulla quale vi fia avvolta una fafeia , che cosi 
gli antichi Re hanno coftumato , come il grande Aleffandro ve la portò 
fòpra , e la tolfè una volta , per legare una ferita nella fronte di Lilìma- 
co , ed i Savj augurorno a quello ferito la regia podeftà . Sembrano dun- 
que il diadema, e la fafeia fovrappofta , la maeftà , e podeilà reale , che__» 
fono in Dio onnipotente : ombreggia altresì quefta fafeia la vittoria , co- 
me fu data a Lorinna , fanciulla dottilfima ne' ftudj poetici , per fegno delIa_o 
vittoria, che doveva riportare in Tebe di Pindaro, nel contrailo mulicale . 

Vi è nella fommità del Diadema un giacinto , eh' è di color roifo , e 
ceruleo, che a quello tira alquanto , il quale fecondo Pierio lib. 41. è ge- 
roglifico della pugna , che cosi era appreflfo i Romani , come dice Plu- 
tarco di Pompeo, di Marcello, e di M. Brutto, lignificando la pugna, e 

Ja bat- 



TOMO Q V A R TO. 271 

la battaglia * che fa Iddio contro i nemici fuoi , e contro quelli » che nort. 
fanno conto delle fue grandezze . 

Il circolo che tiene in mano, dinota la fua infinita, ed incomparabile 
Onnipotenza , fpiegato col detto MAGNA , facendo cofe grandi , e mara- 
vigliofe . 

I tre diti diflefi verfo la terra fignificano , di' egli la mantiene , e la 
foftiene folo con tre dita , cioè con un atomo della fiia potenza ; oppure 
le tre dita , fono per le tre l'erfone Divine , le quali egualmente concorro- 
no alla produzione di tutte le cofe ad extra , fecondo Agoftfno : Operai 
Tr'mitatis ad extra funt indivi/a . 

Atlante incurvato in terra , col Mondo fopra , ombreggia con chiari lu- 
mi la potenza de' Grandi del Mondo , che reggono i loro imperj , ma Ita 
curvato , perchè quella al pari di quella onnipotenza , è un niente , ed a 
lei s* inchinano , e baflfano tutte le Nazioni . 

II Sole , che fpunta , ed è impedito , è per fegno , che Iddio domina_j 
tutte le cofe , e tutte foggiacciono alla fua Onnipotenza , dalla quale vie- 
ne impedito il Sole , che non apparifca , né mandi i fuoi raggi , ed al- 
tresì le delle , che ( conforme gli Aitrologi ) fono di tanta grandezza •> 
vieppiù, della terra , e le racchiude in piccolifsimo luogo . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge l' Onnipotenza di Dio da Uomo vefìi- 
to alla real maniera , perchè è Re Onnipotente , fotto il cui dominio il 
tutto foggiate . Eller 13. v. 9. Domine, Domine Bgx omnipotens , in ditione^s 
emm tua cunei a fmt pojita , & non e fi qui pojjìt tu a refiflere vohmtati : II 
diadema infafciato col rubino fopra , che dinota la podellà * e magnificenza 
reale : Sap. 18. v, 24. Et magmficentia tua in diademate capitis illiùs fadpta 
erat . E fé vogliamo il giacinto ancora fopra il diadema , o corona . Eccl. 
40. v. 4. iAb eo , qui utitur hyacinto , & portat coronarli . 

Vi è il circolo della fua incomprenfibile , ed infinita Onnipotenza, e_» 
ficcome quello racchiude il principio , e fine , cosi Iddio è Autore di tut- 
te le cofe . Apoc, 1, v, 8. Ego fum ^ilpba. , & Omega , principium , & fi- 
nis , dicit Dominus Deus , & qui efì , &■ qui erat , & qui venturus efl Omnipo- 
tens . E il Savio dide. Eccl, 43. v. 31. Terribilis Dominus , & magnus <ue- 
hementer , &■ mirabilis potentia ipfius , Dentro il circolo vi è il detto MA- 
GNA , perchè fa gran cofe con quella fua Onnipotenza, e fa quanto vuole. 
Job. 9. v. io. £lni fecit magna, & incomprehenjibilia , & mirabilia, quorum 
non efì numerus . Atlante abbacato , ed incurvato a terra , col Mondo fopra. 
Idem ibid. Deus , cujus irs nemo refiflere potefì , & fub quo curvantur qui 
portant Orbem . Le tre dita, con che foitiene la terra . Ifaj. 40. v. 12. 
Quii appendit tribus digitis molem terra , <& libavit in pondere montes , <&■ col- 
les in fiaterà ? E la mantiene , e muove dal fuo luogo . Job. 9. v. 6. Uni 
commovet terram de loco fuo , & columns ejus concutiuntur . Il Sole che vuole 
(puntare , ed è impedito . Job. ibid. J>«i prcecipit Soli, & non qritur . Le_^ 
ilelle finalmente racchiufe in piccolo luogo , e appunto fotto un piccolo 
fuggello . Idem jbid. Et fldlas claudit , quafì fub fìgnaculo . 

ONORE 



27* / C N L GIÀ 

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O NO RE, 

. | t ■ ' < -•:'''..■*• 

Li Ce fare I{jpa . 

Giovane bello , veftito dì porpora , e coronato di alloro , con un' afta, 
nella mano delira, e nella finiitra con -un cornucopia pieno di frutti, 
fiori, e frondi . Onore è nome di pofeffiorie libera , e volontaria degli 
animi virtuofi , attribuita all' Uomo per premio di effa virtù , e cercata 
col fine dell' onefto ; e S. Tommafo i. 2. q. 29. art. q. dice , che bonor ejì 
cnjttslibet vìrtutis premium . 

Si fa giovane, e bello, perchè per fé fteflb, fenza ragioni, o fillogi- 
fmi alletta ciafeuno , e fi fa defiderare . Si vefte della Porpora , perchè 
è ornamento regale , e indizio di onor fupremo. 

L' alla, e il cornucopia, e la corona di alloro lignificano le tre cagio- 
ni principali , onde gli Uomini ibgliono e fiere onorati , cioè la faenza » 
la ricchezza , e le armi : e l' alloro fignifica la feienza , perchè come que- 
fio albero ha le foglie perpetuamente verdi , ma a-mare al gulto , cosi 
la feienza , febbene fa immortale la fama di chi la poffiede , nondime- 
no non fi acquiita fenza molta fatica , e l'udore . Però dice Efiodo » 
che le Mufe gli avevano donato uno feettro di lauro , effendo egli in baf- 
fa fortuna , per mezzo delle molte fatiche arrivato alla feienza delle colè, 
e alla immortalità del fuo nome. 



Onore, 

UOmo dì afpetto venerando , e coronato di palma , con un coìlaro dì 
oro al collo , e manìglie medefimamente di oro alle braccia . Nel- 
la man delira terrà un' afta, e nella finiitra uno feudo, nel quale fi ano di- 
pinti due Tempj col motto : Hic termina* bxret •, alludendo a' Tempi di 
Marcello detti da noi poco innanzi . 

Si corona di palma ; perchè queir albero, -come fcrive Aulo Gellia 
nel 3. Iib. delle Notti Attiche è fegno dì Vittoria, perchè , fé fi pone 
fopra il fuo legno qualche pefo ancorché grave , non folo non cede , he 
fi piega , ma s' innalza ; ed elTendo V Onore , figliuolo della Vittoria , co- 
me fcrive il Boccaccio nel 5. della Genealogia delli Dei, convien che fia 
ornato dall' infegne della Madre . 

L' alta , e lo feudo furono infegna degli antichi Re , in luogo della Co- 
rona , come narra Pierio Valeriane nel lib. 42. però Virgilio nel 6. dell* 
Eneide, deferivendo Enea Silvio Re di Alba diffe-: 

llle{ vìdes ? ) purus jwenis -, qui nititur hajìa^ 

E per- 



T M QV A R T 0. 27; 

E perchè nel Tempio dell' Onore non fi poteva entrare * fé non per 
Io Tempio della Virtù , s' impara » che quello folamente è vero Onore , 
il quale nafce dalla Virtù . 

Le maniglie alle braccia , e il collaro dì oro al collo erano antichi fe- 
gni di Onore , e davanfi da' Romani per premio a chi fi era portata 
nelle guerre valorofamente , come feri ve Plinio nel 55. lib. dell' Ifttf» 
ria naturale . 

ONORE. 

Isella Medaglia di ^intonino Tfo . 

UN Giovane veftito di verte lunga , e leggiera , con una ghirlanda di 
alloro in una mano , e nell'altra un cornucopia pieno difrondi » fi»-» 
ri » e frutti . 

O N O R E. 

Isella Medaglia di Vìtellio . 

Giovane con un' afta nella deftra mano » col petto mezzo ignudo» e_* 
col cornucopia nella finiftra . Al pie manco ha un elmo , e il fuo 
capo farà ornato con bella acconciatura de' fuoì capelli medefimi » 

L' aita ■> e le mammelle feoperte » dimoftrano , che colla forza fi de- 
ve difendere 1? onore » e con la candidezza coniervare » 

Il cornucopia , e I' elmo , dimoftrano due cofe , le quali facilmente 
trovano credito da eflere onorati ; 1' una è la roba , 1' altra 1* efercìzio 
militare ; quella genera V. onore colla benignità ; quefta coli' alterezza; 
quella col pericolo del nocumento ; quella perchè fa fperare ; quefta per- 
chè fa temere ; ma 1' una mena 1' Onore per mano piacevolmente j 1' al- 
tra fé lo tira dietro per forza . 

FATTO STORICO SAGRO. 

DOpocchè feoperta ebbe Attuerò per mezzo della bella Efter la perfi- 
dia di Aman , e dopo che nel leggere alcuni Annali » ne' quali era re- 
giftrato ciocché. per lui operato aveva il perfeguitato Mardoccheo, rilevò 
quanto fi doveva al fuo merito , alla fua virtù ; e quindi fatto a fé Veni- 
re Aman , ( che appunto era anfante di ottenere da lui la permiflìone di far 
appendere ad una forca , da elfo già preparata » Mardoccheo ) Io ricercò, 
come per configli©» che fi potette fare ad un Uomo , che il Re voleva 
molto onorare ? Aman credendo eftere egli (tettò colui, a cui il Re pen- 
fava di far quell' onore , ben fubito gli rifpofe * che dovea veftirfi della_j 
regia porpora, porlo fòpra un Cavallo del medefimo Re, colla corona rea- 

M m le. 



274 ICONOLOGIA 

le fui capo ) ed- ih- quella foggia farlo condurre per tutta la Città, tenen- 
dogli le redini il. più gran personaggio del regno, il quale gridafle r= Co- 
si li onora quegli , che il Re vuole onorare cs Allora il Re ordinò ad 
A man , che pontualmente efeguifle quanto aveva detto , conducendo nella 
4ivifat.a guifa per- tutta la Città. Mardoccheo .. Efler capi 6\ •. 

FATTO STORICO P R Q F A N Q . . 

POffidonio filofofo giaceva nel letto infermo-, in tempo che Pompeo 
Magno , dopo avere in battaglia vinto il potente Re Mitridate ritor- 
nava di Asia vittoriofo,. e trionfante . Fallando quelli per Atene con tut- 
to il fuo equipaggio , gli pervenne alle orecchia 1' infermità di Pofsido- 
nio . Ciò faputo ,. non folo volle fargli 1' onore divietarlo in- perfbna , ma 
di più giungendo alla porta di cafe fua , non permife , che entrafifero den- 
tro i Littori , né altre infegne Imperiali , che feco aveva ,. ben penfando 
che alle virtù , ed al fapere tutti gì' Imperj dovevano rendere onore ; e_-> 
fece con quel Filofofo. quello ,. che non avrebbe latto con Re alcuno del 
Mondo .. 'Plinio . 

FATT O FAVOLO SO. 

EMo> ,.o Eno figliuolo di' Borea ,. e di Orithia ,. e marito di Rodope». 
fu cangiato colla moglie in un monte , perchè ambirono un onore ». 
eh' eglino in alcun modo non meritavano . Emo volle- farli onorare come 
Giove , e la moglie come Giunone ,. ufiirpandoli il nome di quelle. due_> 
Dcità. . Diz* Fw.. 

O P ERA VANA. 

i>; Cèfarc Bìpa. «. 

DOnna ,. che Aia con; fembiante attonito a riguardare molte tele di 
ragno , che elfa tiene con ambe le mani', per dinotare , che ficcome 
quelle tele fono teflute con gran diligenza , e fabbricate con fatica , per 
la fottigliezza loro., nondimeno, fono, {ottopode • ad ogni piccolo intoppo ». 
perchè ogni cofa le guada , come le Opere vane , non avendo fondamene 
to di vere ,. e perfette ragioni , per ogni vile incontro diflìpate vannopejr 
terra ;. 

p tv a. vana*. 

'N Uomo moro ,• ignudo,, il quale con una mano tenga uruvafo di ac- 
qua,, e fé la Iparga per dolio, e coli' altra modri di volerli levar via 
la negrezza ; e quedo può efler {imbolo delle opere vane , che alla fine 
non poflbno aver, efito lodevole, per non elTervi. né debiti, mezzi, né de- 
bita 



TOMO Q_VART®. 17% 

folta diìpolizione . Veggafi negli Adagi , Mtiopem lava , figurato dall' 
Alciato nell' Emblema 59, 



D 



Op era vana . 

Orma , la quale colla fpada tagli una gran fiamma d'i fuoco , ovvero 
conve fi dice in proverbio , pelli 1' acqua nel mortajo ; fé però cor 
verosimile fi potrà dipingere . 

OPERAZIONE MANIFESTA. 
Dì Ce/are Ripa . 

DOnna , che moftri ambe le mani aperte , ciafcuna delle quali abbia 
un occhio nel mezzo della palma . 

Quella fu bellifsima figura degli Antichi, »e le mani s' intendono fa*- 
cìknente per le operazioni , come vero Iflromento delle operazioni noltrc 
più principali , e necelfarie . 

Per 1' occhio fi moitra la qualità dell' opera, che deve efler manife- 
fia , e chiara , né propriamente fintile alla lucerna •* che fa lume altrui* 
e per fé fielfa non vede ; ma all' occhio , che colla fua luce adorna , e ar- 
ricchifce felteffo ; con che fi moitra , che le operazioni né per vanagloria» 
né per altro fine meccanico fi devono efercitare , ma folo per beneficare 
fé -, e'akrui: Plauto: Semper oculaU nojlrce flint mams , creami quodvi'dent* 

OPERAZIONE PERFETTA. 

■Dì Cefare I{ipa* 

DOnna, che tiene colla delira mano uno specchio , "e colla finiftra uno 
fquadro s e tm compafiò . 

Lo fpecchio , dove fi vedono k Immagini , che non fono reali , ci può 
©(Ter fimilitudine -dell' intelletto noltro , ove facciamo a piacer noltro , aiu- 
tati dalla difpoflzione naturale, nafeere molte idee di cofe, che non fi ve- 
dono i ma fi polfono porre in opera, mediante 1' arte operatrice di cofe_» 
ienfibili , per mezzo di -flromenti materiali . 

Oltre di quello, innanzi che 1' opera fi pofla ridurre a compimento , bi- 
fogna iapere le qualità elquifitamente , che £ ciò far fono nece:farie , il 
che fi nota col compalfo, e con lo fquadro , che agguagliano le forze-» 
colla fpefa , 1' opera con 1' intenzione , e la cofa immaginata- colla rea* 
le ; fenza quelli fi cominciano le opere , ma non fi riducono a fine lode- 
vole , e fono poi cagione , che molti fi ridono del poco giudizio di chi 
le cominciò, fecondo il detto del Salvatore noltro ne-U' Evangelio „- 

m ih 2 Opere 



x7$ ICONOLOGIA 

,.'.■■■ . . ■ " i 

OPERE DI MISERICORDIA, 

Come figurate neh" Edizione di Parma del Sig: Boudard . 

P 3. 1 M sA 

Dar da mangiare agli ^Affamati. 

Tanto fono care a Dio quefte Opere di mifericordia ufate verfò i fiioì 
poveri , eh' egli ha voluto appropriare a fé fteflfo quello , che loro 
vien fatto di bene ; dicendo nel Vangelo : *Amen dico <vobis > quamdiit fe~ 
ciflis uni ex bis fratribtts meis minimis , tnibi fecifiis . 

La prima di quefte Opere fi rapprefenta per una Donna» che fi da tut- 
ta la premura dì follevare dall' eftremo sfinimento , cui è per la fame , 
un povero giacente per terra . ESURIVI , ET DED1STIS MIH1 MAN- 
DUCARE. 

S E C O 71 D <A 

Dar da bere agli ^ijfetati . 

L* immagine dì quefta feconda è efprefia per una Donna * che tirando 
acqua da una fonte , ne da a bere ad un povero , e fi compiace di 
vederlo ditTetarfi con avidità . SITIVI , ET DEDISTIS MIHI BI- 
BERE. 

T E i^ Z <A 

^Alloggiare i Tellegrini, . 

SI dipìnge fotto figura di Donna modella , che fta fulla foglia dì uno. 
Spedale , di cui fi vede una parte efteriore , e prende per mano uu_s 
Pellegrino ftanco , e sfinito per la fatica del viaggio . HOSPES ERAM* 
ET COLLEGISTIS ME . 

&_ 2/ U K T «* 
Vejlir gì' Ignudi* 

IN aria caritatevole , ed affabile fi rapprefenta la Quarta ,, intenta a co- 
prire con un mantello un povero intirizzito di freddo , e malveltito .. 
Ha quefto dipinta nel volto la riconofeenza , e negli occhi ,, eh' egli ri- 
volge umilmente verfo la fua. benefattrice . NUDUS , ET COOPHRUI- 
STIS ME . 

§/Vl'HT>A 



TOMO QV A R T 0. z 7 7 

Vtjìtare gì* Infermi* 

SI dipinge affifa a lato dì un Uomo abbattuto per la malattia » giacen- 
te in un letto . La riguarda con aria di compafsione » e gli porge a 
bere . INFiRMUS', ET VISITASTiS ME , 

S E S T ~i 

Vifìtare i Carcerati . 

SI dipinge Cotto forma di Matrona grave » che fiede frali' orrore di una 
carcere » ed anima un prigioniero a fopportare di buona voglia il fup- 
plizio meritato . Egli è fdrajato per terra coi ferri alle mani , ed ai pie- 
di , e V afcolta con attenzione. IN CARCERE ERAM , ET VENI- 
STIS AD ME . 

SETTIMA. 

Sepellire i Morti . 

SI rapprefènta fotto figura di Donna » che involge in un bianco lino 
un Cadavere » avendo vicino la cafla ed un lume accefo ► 

OPINIONE. 

Ippocrate . 

DOnna. oneftamente ornata ». di faccia non molto bella ». né molto brut- 
ta , ma fi mortri audace , e preita ad appiglkrfi a ciò , che fé le rap- 
prefènta ; e per quelto deve tener le ali nelle mani, e alle fpalle », come 
diife Ippocrate. 

Opinione è forfè tutto quella., che ha luogo nella mente » e nell'im- 
maginazione dell' Uomo , o almeno quello folo , che non è per dimo- 
itrazione apparente ; e perchè vari fono 1' ingegni » e le inclinazioni » va- 
rie ancora , anzi infinite fono le opinioni ;e di qui ha origine il detto tri- 
viale : gjot capita » tot jententits . 

Qui ancora fi può conofcere effere infiniti i concetti delle menti uma- 
ne » come infinite fono le inclinazioni » e difpofizioni particolari. Per que- 
lla cagione 1' Autore della prefente figura volle » che fofie di faccia né 
bella , né difpiacevole , perchè non è opinione alcuna così irragionevo- 
le » che non po;fa venir fomentata con qualche- apparenza veriiìm ile » e con 
qualche ragione convenientemente fondata » né alcuna fé ne trova, così fé r- 

■• ma j ' 



278 ICQ NO L Gì A\ 

ma i che in mille modi dagl'ingegni di qualche confiderazione non vea- 
ga facilmente biafimata ,, e abbattuta . 

Le ali alle -mani » e alle fpalle mofirano la velocità » con che fi pren- 
dono » e lafciano le opinioni , -quafi in un medefimo tempo , feorrendo fu- 
bito per tutto il mondo , e portando fpeffe volte i panni dell' ignoranza . (rf) 

O P U L E N Z A. 

v. -- J - i a 

J3i Cefare B^ìpa „ 

DOnna riccamente veffìta » che fila a federe fopra una feggia dì or» 
circondata di molti vali di oro , e di argento » e caffè di gioje , e 
facchetti di denari , tenendo nella mano delira una corona imperiale » e_> 
nella -Anidra uno -feettro , -e vicino le fia una Pecora . • 

I veltimenti nobili , le feggie » i vafi di oro , le caffè di gioje -, le co- 
rone , e gli feettri -, fono cofe , che per comodità , e nobiltà dell' Uomo 
non impetrano fennon le ricchezze ; però come eifetto di effe » faranno con- 
venienti a darci cognizione dell' Opulenza , precedendo n.el..conofcere_». 
dall' effetto alla caufa , come fi fa nel principio di ogni noftra cognizione. 

Le Pecore fono anch' effe indizio di Opulenza , perchè di tutto quello» 
che in effe fi trova » fi può cavar denari , e ricchezze ; perchè la carne» 
la pelle » il latte , ed il pelo » fono ttromesti buoniffimi per i comodi 
dell' Uomo , anzi la fua bocca roficando il grano nafeente » lo fa crede- 
re* e pigliar vigore» ed il fuo fierco ingraffa i campi» e li Ja fecondi ; 
però gli Antichi ne confervavano gran quantità » e col . numero di .effe_s. 
numeravano le ricchezze degli Uomini , formandone il nome della pecunia» 
e per quello fi dice » che anticamente avevano le Pecore lana di oro ; 
ed Ercole riportando dalla vittoria Affricana gran quantità di Pecore » fi 
diffe riportare i pomi di oro dal giardino dell' Efperidi , come raccontsu» 
Pierio nel decimo libro della Opera fua« 

JBf' Fottìi vedi Bjccbezza* 



W 



ORA- 



(tf) Il Sig. Boudard nella fua Edizione di Parma ci da P immagine dell' Opi- 
nione rapprefentata nella feguente maniera . Donna che è in atto dì riflettere fopra 
nn libro , e autnna di fòftenere in effo qualche propofizicne . Le ali di Farfalla , che 
ha alle fpalle , ed alle giunture delle mani dinotano V iflabìlità depi Domini nelle lor» 
Opinioni . La Nave , che Jt vede in diftanza agitata dai contrari flutti del mare £ un 
allegoria the dmojìra , come fovente V opinione dell' "Domo pende irref&lnta fra il Con- 
rraflo. delle idee di-verfe s che fi rapprefentano alle immagini . 



TOMO ^V ARTO 
ORA ZrONE.. 



ì79 



Si Cefae B$£» 







. -. 



D Orina vecchia dì fèmbìante umile , veilìta di' abito femplice , e di co- 
lor bianco . Starà 1 inginocchioni colle braccia aperte ; ma che colla' 
delira mano tenga un incenderò fumante , le catene del quale ilano co» 
rone , o rofarj della Gloriofà Vergine MARIA ; e terrà la faccia alzata.», 
che miri uno fplendore . 

Si dipinge- vetli'ta. di bianco , perciocché , come riferifce S". Ambrogio' 
nel libro de Offie. 1' Orazione deve efTere pura 9 femplice. » lucida ., e_»> 
manifesta . 

Lo ftare inginocchioni colle braccia aperte , dimoftra là riverenza" » che; 
iì- deve avere al. Signor Iddio, ed in particolare quando fi (la in Orazione. ' 
Il tenere la faccia alzata,, e che miri lo fplendore , denota, come di- 
ce San Tommafo queu\ 83. art. 1. che 1' Orazione è una elevazione di 
mente , ed eccitazione di affetto, col quale- parlando 1' Uomo , porge prie-- 
ghi a Dio , palefandogli i fegreti , e defiderj del fuo cuore .. 

L' incen-fiere fumante è il fimbolo dell'Orazióne y e fopra di ciò H 
Profeta così difTe nel Salmo 140. Dkigatnr -> Damine ,■ orario mea , jìcut inr 
■:enfMm in confpe£ltt-tu<y,: " 

le 



280 ICONOLOGIA 

Le corone, che fono come catene all' incendere , vi fi mettono, per- 
chè con effe fi fa Orazione > ed in effe confilte il Tater nofìer , e I' ^ivc 
Maria . Il Tater nofler fu comporto da Crifto Nortro Signore , ed infegna- 
to agli Apolidi 9 quando gli dimandarono , che infegnaffe loro di orare ; 
e 1' ^ive Maria dall' Angelo Gabrielle , da Santa £lifabetta , e da Santsu» 
Chiefa . 

Orazione. 

DOnna veftita di verde , ftando ingìnocchioni cogli occhi rivolti al 
Cielo . Le ufcirà dalla bocca una fiamma di fuoco , tenendo il dito 
indice della finiitra mano fopra la mammella Anidra , e facendo fegno di 
inoltrare il cuore ; e colla delira batte ad una porta ferrata . 

Veflita di verde fi dipinge 1' Orazione , per la fperanza , che ha di 
eonfeguire la grazia , che domanda a Dio , il quale principalmente fi muo- 
ve per umiltà noiìra , la quale fi di diottra , tenendoli le ginocchia in terra; 
il qual coltume è fiato antico indizio di onore , e di fommiffione : non 
so fé per naturale iltinto , o piuttollo , perchè 1' inventore di quella ceri- 
monia fapeffe , che i fanciulli , come racconta Gio: Coropio , mentre» 
Hanno nel ventre della Madre » toccano colle ginocchia le guance , e_» 
gli occhi , d' onde vengono le lagrime , con cui volentieri Iddio offefo fi 
lafcia placare . 

-Nella lingua latina le ginocchia fi domandano Genita , nome che ha_j 
gran conformità colle guance , che pur fono dette Gen.t ; talché ambe_s 
queltc parti diiporte al medefimo effetto , con 1' intenzione , ed orazione.» 
del cuore , fanno infieme tale armonìa , che Iddio vinto dalla pie- 
tà , facilmente condona que' fupplìz-j , che fi dovevano alle fcelleratezze_> 
commefle . 

Rapprefentafi cogli occhi rivolti al Cielo , perchè le cofe dimandate 
nell'Orazione devono effere appartenenti al Cielo, che è nolira Patria, 
e non alla Terra , ove fiamo pellegrini . 

Per la fiamma, che 1' elee di bocca, fi fignifica 1' ardente affetto dell* 
Orazione , che e' infiamma la mente dell' amor di Dio . 

Il dito indice in atto di inoltrare il cuore , è fegno , che 1' Orazione 
fi deve far prima col cuore , poi colla bocca ; ed il picchiare alla porta,-, 
che 1' Uomo deve effer coli' Orazione importuno , e con ilperanza di eon- 
feguire l' intento , colla perfeveranza , confidando nelle parole di Crilto » 
che dicono : Tetite , & dabitnr <vobis ; quarite , & invenietis ; pidfate , <&■ ape- 
rhtur , come leggefi nell' ii.cap. di S. Luca. 

Orazione. 

UN Sacerdote vecchio in abito bianco Pontificale inginocchione avanti 
ad un altare , con un incendere nella delira mano , ltando in att» 
d' incenfare , e cogli occhi rivolti al Cielo . Colla Anidra porga un cuore. 

II. vecchia 



r o m o slv a r r o. *kt 

Ti vecchio Sacerdote molira , che 1' Uomo innanzi che parli con Dio , 
per mezzo dell' Orazione deve preparare P anima fua con opere buone -, 
ed eflere alieno da ogni immondezza , che polla imbrattarla , il che li 
comprende nell' età fenile , che fianca nel Servire il Mondo , fi dà ordi- 
nariamente ferventiflìma al fervizio di Dio . 

L' abito 'bianco nioflra la :medefima purità -della mente » che fi deve_3> 
portare nel cofpetto -di elfo Signor noflro . 

Si fa inginocchiane cogli occhi rivolti al Cielo , moflraiidofi il cono- 
fcimento di fé fteflò -> che genera umiltà , e la cognizione di Dio , che_? 
genera confidenza, infegnandofi , che non dobbiamo efler ne! dimandare.^ 
tanto umili , -che ci •difperiamo , è tanto confidenti -, che non dubitiamqj 
per i demeriti notòri . 

Il turibolo fi pone -per I' Orazione •« perchè in quel medefìmo luogo, 
■che era appreffb Dio nell' antico tettamene© I' incenfo , ^ fono nella nuo- 
va legge le preghiere degli Uomini giudi.. 

Il cuore •-, -che tiene nell' altra mano in fegno di offerirlo , nota che 
■'( -come-difle 5. Agollino \) fé non ora il cuore .è vana -.ogni opera -della 
lingua.. 

'X) r a. z ioti e. 

fOnna vecchia , di fembìante umile , coperta da capo 'a piedi da ira 
manto di color bianco , con il vifo rivolto al Cielo . Starà inginoc- 
■chione , con ambe le braccia aperte , ma cafìa delira mano tenga un in- 
^enfìero fumante , le catene del quale fieno corone , o rofarj della Glo- 
riofa "Vergine Maria-, e còlla 'finiitra con bella grazia un cuore « é "in ten- 
era farà un Gallo . 

Si dipinge vecchia , perciocché in tal età fi frequenta più 1' Orazione, 
per elTere più vicino alla partenza di quello Mondo : Tlus omnibus religio* 
ni operarti dare fenibus comenit , quos pr-tefentis [Muli florida atastranfaìla de* 
fervit , dice Cipriano . 

Si cuopre tutta da capo a piedi con il manto per dimoftrare , che P 
©razione non deve eflere in pai e fé -, e -manifelta altrui , ma occulta , ed 
in fegreto : g$jtum oraveris , intra in cubiculum tuum , & claufo oflio ora Va* 
irem in ab/condito -, & Tater tuits , qui r j'det in abfcondito , reddet tibi , dice 
5. Matt. al 6. 

Il manto di color bianco ne lignifica che 1' Orazione deve efler fem- 
•plice , e pura . SU oratio pura , fìmplex , dilucida , atqae manifejìa , piena gra* 
mtatis , ér ponderis , non qffeftata degantia fid non intermijfa gratia , dice S* 
Ambrogio de qffic. 

Tiene if vifo rivofeo al Cielo * per dinotare che , 1' Orazione è una 
elevazione di mente , e eccitazione di affetto, colla quale parlando l'Uo- 
mo, porge prieghi al Signore Dio, palefandogli i fegreti, e defiderf del 
fuo cuore : Oratio efl oris ratio -, per quam noflri cordis intima manifejìamHs 
Deo , dice B. Tom. 4. fent, difl. 15. e 2. 2. queft. 83. art. 4, 

-N a lo 



2Sa ICONOLOGIA 

Lo fhre inginocchione colle braccia aperte , dim olirà la riverenza , 
che fi deve avere al Signore Dio in orazione . 

L J incenfìero fumicante è fimbolo dell' Orazione , e fopra di ciò il 
Profeta così dice nel Salmo 141. Dirigatur oratio mea , fìcui incenfum in con 
fpefìu tuo . 

Le corone, che fono come catene all' incenfìero, vi fi mettono, per- 
chè con effe fi fa Orazione, e in effa confilte il Tater nojìer , e V ^ive^9 
Maria; il "Pater nofler fu comporto da Crilto noftro Signore , e infegnato 
agli Apoftoli , quando gli dimandarono che infegnaffe loro di orare ; e 1' 
*Ave Maria dall' Angelo Gabriello , da Santa Elifabetta , e dalla Santa Chiefa. 

Il tenere colla finiftra mano con bella grazia il cuore dimoltra (come 
diffe Sant' Agoftino ) Se non ' ora il cuore , è vana ogni opera della lin- 
gua : Oratio cordis efl , non labiomm ; ncque enim verba deprecantìs Deus in' 
tendit , fed orantis cor ajpexit . Melius efl enim plentio orare corde fine fono vo- 
cis* quam folis <verbis fine intuita mentis , dice Ifidoro , de fum. bon. lib. 3. e. 8. 

Le fi mette accanto il Gallo , effendo il fimbolo della vigilanza , on- 
de S. Matt. dice: Vigilate , & orate-, ne intretis in tentatìonem , e S. Luca, 
al 2i. Vigilate omnì tempore orantes , ut digni babeamini fugere ijla omnia qua 
futura funt , & fiare ante filium hominis . 

ORDINE DIRITTO, E GIUSTO. 

Di Cefare I{ipa . 

UOmo » che colla deftra mano tenga 1' archipendolo , e colla finiftra__9 
la fquadra . 
Volendo gli Egizj [ come narra Pierio Valen'ano, lib. 49. ] dimoftra- 
re qualche cofa drittamente , e ordinariamente efTere fiata fatti , e ritro- 
vare il giufto , e il diritto di effa , lo lignificavano per 1' archipendolo , e_j 
per la fquadra : effendocchè 1' archipendolo ferve a quelle cofe » che fi 
devono dirizzare , e la fquadra alle cofe alte , e piane , ma torte ; ed in_» 
ultimo a tutti i canti di ciafeun corpo , per il quale fia da tirarfi la linea 
diritta . 




ORDINE 



TOMO jjjjM* ARTO. 183 

ORDINE UNO DE' SETTE SAGRAMENTI . 
Del T. Fn, Vincenzio B^ccl M. 0. 



UOmo di beli' afpetto, con abito lungo di bianco colore, con là coro- 
na in tefta, colle ali dietro gli omeri in atto di volare, a cui di 
fopra difcenda preziofa gemma , ove rivolge la faccia . Tiene fotto i pie- 
di alcune ftelle . Ha in una mano un ramo di melo granato , e nell' altra 
un adamante , ed appreffo un Caprio , o Cervo . 

L' Ordine è uno de' fette Sagramenti di Santa Chiefa , che altro noia 
è , che un fegno . nel quale all' Ordinato fi dà una fpirituale poteftà , 
conforme il Maeftro delle fentenze 4. fentent. 24. 

E' di beli' afpetto quefto Uomo , che rapprefenta I' Ordine , perchè vago 
egli è quello Sagramento infra tutti gli altri . 

Tiene 1' abito lungo , e bianco , in fegno della molta autorità , ed ec- 
cellenza j che conferifce a chi lo riceve ; ed il color bianco è nobile , e 
perfetto infra colori, ed accenna letizia, in fegno della nobiltà di quefts 
Sagramento, che genera allegrezza al cuore dell' Ordinato. 

Tiene le ali, perchè chi riceve quefl' Ordine deve volare al Cielo, 
dovendo fare azioni più celefti , che terrene . Ha la corona in tefta, per 
il dominio , che tiene quello , a cui fi conferifce queft' Ordine , e fpecial- 
mente il Sacerdote , che domina nel Cielo , e nella terra, per la molta po- 
teltà, eh' egli ha ; ovvero tiene la corona , perchè la dignità Sacerdota- 
le fi accoppia , e fi uniforma colla regale . 

La gemma, che di fopra gli viene, è il carattere , che s' imprime 
in quefto Sagramento , qual viene fpiritualmente da Dio , e fi foggetta 
nell' anima indelebilmente . 

Tiene la faccia rivolta in su, in fegno, che 1' Ordinato non deve al- 
trimenti riguardar la terra , ma il Cielo , confiderando la felice forte , 
nella quale vien chiamato, non volendo altro fembrare quefto nome Cleros, 
che Sors . Oppure riguarda il Cielo , perchè il Sacerdote in fpeciale dev' 
effer più celefte , che terreno , e calpeftare affatto le cofe della terra , e 
fpregiarle : E però fotto li piedi ha le iìelle , perchè abitando in terra s 
fa offizio di Angiolo, ed è della converfazione del Cielo . 

Il ramo del melo granato è fimbolo della molta carità, che deve ave- 
re per la falute altrui . 

L' adamante che non fi fpezza , ma refifte a martellate , dovendo egli 
effere il medefimo in refiftere alle tentazioni del Mondo , e forte a man- 
tenere la giurifdizione Ecclefiaftica . 

Il Caprio , o Cervo , che fono animali fuggitivi , e feparati dalla con- 
verfazione delle genti , fimigliante a quelli deve effere il coftitu/'to in di-r 
gnità , togliendoli in difparte dal Mondo , dalle fue pompe , da' fuoi in- 

N n 2 g ann i 9 



2.84 / C N L O G I A 

gannì , traffichi » e maneggi , non altro volendo dir Religioio » che *4. 
mando relegatus . 

Alla Scrittura Sagra . Si dipinge da Uomo di beli* afpetto il Sagrameti- 
to dell' Ordine , perchè dalla bellezza di lui pieno di lucidifsimo candore « 
ombreggiò il Savio a. maraviglia di ciafcheduno , e- per 1' abito bianco è 
fembrato anche il candore . E al 43. Vulchritudinem candoris ejus admìrxbì- 
tur octdus . Sta coronato , perchè regna » o eccede la dignità reale, come 
diife San- Pietro . Prov. 4. y. 2.. Vas autem gcms elettimi r regale. Sacerdti- 
t'mm , gens SanElx-, populits acqnifuionis .. La gemma * o fegnalato don» , è 
quello spirituale ,. che gli difcende daL Cielo 2. Pet. 2. v. 9. Donitm bonum 
tribuara. vobis , legem tueam ne derelinquatis . La faccia rivolta colafsù , ove 
ammira, che ivi deve Tempre rivolgerli , chi ha cotal dono,, allegorizanr 
doli cosi Ezecchiello: .... v. 2v Fili hominis-, pone faciem tuam ad Jerufa- 
lem , & Jlilhi ad. SanMnania . Tiene i piedi fu le ftelle , dovendo- aver eoa 
Paolo vieppiù celelte , che terrena convenzione .. Philip. 3. v» 20. T^o~ 
fira aiiterr. converfatió in Culis e/I .. San Gioanni a tutti predicò ,, e fpecial- 
mente a' Sacerdoti . 1. Joanm 2. v„ i-$. polite diliger* mundum , neque ea+ 

?u<e funt ih: mandar Si- quis diliga mundum* non-cjl charitas Vatris in. eo . E 
aolo più a loro , che ad ognun' altro diceva . Coloft". 32. v. 2. ^tx fur~ 
fura funt fapite , non qua fttper terram .. Il ramo del melo granata è fimbolo 
della Carità verfo altrui , come la Spofà favellando allegoricamente dell' 
anima del Sacerdote , fi vantava eflfer introdotta nel, favorito luogo dell* 
amore , ed efferle inveftita. una carità ardente ..Cant. 2.. v. 4. Introduxit 
me in esilara vinarìam , ordinavit in me ebaritatem .-. L' Adamante della fortezza* 
per difendere la giurvfdizione , né corromperfi giammai, ». e refifter al pec- 
cato, come divisò il. Signore per Ofea ad un Sacerdote afeefo in eminen- 
za tale . Ofea ii. v. 8. Qnomodo dabo te faut fidata , ponara te ut Sebo- 
im . E per ultimo vi è il fuggitivo Ciprio , o Cervo., a cui dev' egli 
cotanto, amato da Dio ,, ralfembrarfi . Cant. 8* v.. 1.4. Fuge, dileSìe mi, & al/i* 
niUare Caprex, x inmloque Cerwpm fnper montes aromatum. .. 




ORIGINE' 



TOMO & V A R T 0. 



2.&5 



ORIGINE I>I AMORE» 



Hi Giovanni ZaMino Cajìdlini » 



Ì5I Si ; 




DTjrxmné d'arno fé. ■. 
Qnna » che tenga uno ìpeccBìb trasparente rotondo , grh(Tn. e corpu- 
lento » incontro all' occhio del Sole , il quale con i fuoi raggi tra- 
palando' per mezzo dello fpecchio , accenda una facella, porta nella mano 
iìniltra . Dal manico dello fpecchio penda una cartella , nella quale fia fcrit» 
u> quello motto : SIC IN CORDE FAC1T AMOR INCENDI UM . 

L' Origine di Amore deriva dall' occhio , dal vedere , e mirare un_* 
bell'oggetto. Potranno alcuni provare» che ancora dall'udire può gene- 
rarli Amore , fondati fopra quella ragione» che gli occhia e le orecchia..», 
nottre fono come lineare dell' anima , per le quali ella ricevendo le fpe- 
zie j che cadono lòtto i Sentimenti , fa di quelle giudizio , s' elle fiano 
belle* o brutte ~, quelle eh' ella per belle approva * ordinariamente le piac- 
ciono , e le altre le difpiaccioao : e ficcome ella naturalmente le brutte_r 
abborrifee , così le belle appettile j dimodocchè , fé Amore per le fineltre 
degli occhi entra nel petto noitro , cosi talvolta può entrare per le fine- 
Ore delle orecchia» udendoli descrivere le rare bellezze di qualche Damai 
per la qual deferizione allettate dal piacer di lei , fi può concepire nell.' 
animo deiiderio^di quella; il qual difiderio di bellezza > non e altro, che 

Amore». 



285 ICONOLOGIA 

Amore . Vale affai I' autorità de' due principali Amorofi Tofcani , il Boc- 
caccio , ed il Petrarca » quando il primo ci racconta le novelle di Ludovi- 
co , di Gerbino , e di Anecchino , che s' innamororno in voce , e quando 
1' altro apertamente diife in quella Canzone , nella quale lodò il valore di 
Cola di Rienzo , Tribuno Romano : 

Se non come per fama Vom i' innamora . 

Nel qual verfo , contuttocchè in elfo intenda I' Autore dell' amor della 
virtù in quello fteffo fentimento , che Marco Tullio afferma , che per amor 
della virtù , e bontà , quelli ancorché mai veduti non 1' abbiamo in un__s 
certo modo amiamo : nondimeno applicar fi può genericamente ad ogni 
amore di virtù , e di bellezza . Addurremo di più in favor di quella opi- 
nione Ateneo, che nel ij. libro dice : Mirandum non efl auditìone tantum^ 
q'iofdam amore captos fuìffe ; ove narra 1' amore del Re Zariadre » e di Oda- 
te , figlia di Omarte Re, ambedue di sì fatta, e fegnalata bellezza, che 
nati parevano da Venere , e Adone , i quali s' innamorarono per fama , e 
dalle fattezze conte da altri , redo impreffa nell' idea di ciafcuno di loro 
1', immagine defcritta ; e per tale impreflnne , 1' immagine di Zariadre in 
fogno apparve alla bella Odate , e l' immagine di lei a Zariadre . Omarte 
volendo maritare Odate , ordinò un pubblico convito , e diede a fua figlia 
in mano un vafo di oro pieno di vino, dicendole, guarda bene chi ti piace» 
e prefentala a chi vuoi per marito . Odate mirando intorno i Principi , e 
Signori concorfi , piangeva , non vedendo tra quelli il bramato afpetto, che 
in fogno vidde , trattenutati nel pianto , non molto (lette a comparire^» 
Zariadre, che per lettere di lei avvifato corfe , e fubito comparfo ditte : 
Odate fono qui, ficcome mi hai comandato ; onde ella riconofciutolo, tut- 
ta lieta , e ridente gli diede il vafo , ed egli come Spofo , da lei fra tanti 
eletto . la condufTe nel fuo Regno . 

Gìanfrè B&del , eh* uso la vela , e '/ remo 
%A cercar la pia morte . 

Innamoratoli per fama della Conteffa di Tripoli , dopo averla lungo 
tempo amata , e celebrata in Roma , fenz' averla mai veduta , accefo dal 
defiderio di vederla, navigò verfo lei, e nella navigazione gravemente^ 
fi ammalò : giunto a Tripoli , fu dato avvifo alla Contesa dell' infelice-» 
fua venuta : Ella fattolo condurre nel fuo Palazzo lo ricevè benignamente 
nelle braccia, ed egli rimirato ch'ebbe l'Origine , non meno dell'Amo- 
re , che della morte fua , rendutale grazia della pietofa accoglienza , nell' 
amato feno fpirò . 

Ma è da avvertire , che febbene dall' udito pare che abbia prefo origi- 
ne 1' amor de' fuddetti , nondimeno non fi può 1' afcoltante invaghir fola- 
mente per l'udito, fé nell* idea fua non s'informa , ed imprime l'imma- 
gine 



TOMO QV A R T 0. 187 

gine della narrata bellezza , in modo che paja averla innanzi agli occhi : 
teitimonio ne fìa Odate , che vidde in infogno Zariadre , che mai veduto 
aveva , e nel convito lo riconobbe , come fé perfonalmente altre volte_> 
veduto Io avefle , il che non avrebbe potuto fare , fé non aveffe conce- 
pita nella mente fua 1' immagine di lui figuratale da altri. Così Gianfrè 
Rudel , Signor di Balìa , il quale dovettefi ancora , fecondo il coflume degli 
Amanti, far imprimere il ritratto dell' amata Conteffa , ed in quello do- 
vette contemplare la bellezza della viva immagine ; onde non meramente 
dall' udire , ma miftamente dal parer di vedere avanti gli occhi 1* udita_j 
bellezza , s' innamorarono ; però affolutamente dir non li può , che per le 
fineltre delle orecchia pervenga 1' amore nell' anima , perchè deriva media- 
tamente dall' immaginazione del vedere , e non immediatamente dall' udi- 
re : e che fìa il vero , fé 1' udita bellezza non fi approva poi dagli occhi, 
quando fi vede , non fi radica 1' amore , ma sì bene prende le radici , 
quando vede che la prefenza corrifponde alla fama ; però fi fuol dire , fé 
non riefce la bellezza conforme alle relazioni : Mìnuit prxfentia famam . 

Le orecchia fono fineftre dell' anima , quanto fieno gli occhi , ma non 
per quefio riceveranno quelle fpezie , che appartengono agli occhi , come 
la proporzione de' colori , e lineamenti , che formano una compita bel- 
lezza , la quale folo dagli occhi rettamente fi giudica . Per le fìnefu'e_j> 
delle orecchia fi genererà amore, dall'udire una voce foave , ed angelica 
femplicemente ; ma per udir narrare una bellezza da un terzo , fi prefenta 
nell' immaginativa , in modo che ci paja di vederla , e per tal parere , 
ed immaginazione ci muoverà ad amarla ; veduta poi veracemente affatto 
s' innamorerà : fìcchè 1' udito porge sì bene occafìone di amare , ma non_j 
però è cagione di amore , perchè 1' amor di bellezza udita fi forma nella 
immaginazione , e fi conferma poi dal vedere effettualmente 1' immaginata 
bellezza : onde 1' amor di udita bellezza non ha forza , fé detta bellezza 
non fi vede ; che la cagione , ed occafìone fìa differente , comprendefi da 
Marfilio Ficino , fopra il convito di Platone nella orazione 7. cap. x. ove 
prova , che 1' occhio è tutta la cagione della malattìa amorofa , quando i 
mortali fpelfo , e fifib dirizzando 1' occhio loro all' occhio di altri , con- 
giungono i lumi con lumi , e miferabilmente per quelli fi bevono l'amo- 
re : la confonanza degli altri membri , oltre agli occhi , dice , che non è 
propria cagione , ma occafìone di tale malattìa , perchè tale compofizione 
invita colui, che di lungi vede * che più accollo venga, e perchè di pro- 
pinquo guarda, lo tiene abbada in tale afpetto , e mentre ch'egli bada, e 
guarda , folo il rifcontro degli occhi è quello che dù la ferita . Così di- 
remo noi , che per fentir deferi vere una rara bellezza , farà 1' udito occa- 
fìone di muoverli ad amare , attefocchè per tal deferizione ci fi figurerà 
nella idea 1' immagine della deferitta bellezza, e ci s J indurrà defìderio di 
veder quella bellezza, la qual veduta, 1' afpetto folo, ed il rincontro de- 
gli occhi , è cagione , che invifehiati relìiamo nell' amorofa pania . 

Il rifcontro degli occhi , dal qual procede 1' Origine di Amore, l'ab- 
biamo figurato con lo fpecchio incontro all'occhio del Sole, Lo fpecchio 

è d; 



288 ICONOLOGIA 

è di quella forte , de' quali ragiona Oronzio Fineo nel fùo Trattato de 
fpecutis yiforiis . Con fimili fpecchj , riferifce Plutarco nella vita di NumaJi 
Pompilio, fecondo Re de' Romani, che le Vergini Vertali da lui inftituì- 
te •, fé mai il loro perpetuo fuoco li estingueva , di nuovo lo accendeva- 
no , come che pigliaffero un puro fuoco dal Cielo ; con quelK narra Gio: 
Zonata, che Proculo Matematico fotto Coftantinopoli abbrucciò le Navi 
dell' Armata di Vatillano , ribelle di Anaftafio Imperatore , de' quali Ar- 
chimede ne fu prima inventore contro i Romani , che attediavano Siracu- 
fa Patria fua . 

La prefente figura è una fimilitudine; ficcome per lo fpecchio, occhio 
dell' arte , pollo incontro all' occhio del Sole , palsando i raggj folari fi ac- 
cende la facella , così per gli occhi noifri , fpecchj della natura , pollo in- 
contro all' occhio di un bel Sole , paOTando ì raggi della fua luce , la fa- 
cella di amore nel cuor fi accende ; di che n' è figura la facella pofta_o 
nella mano finittra , dal lato manco del cuore , dichiarata dal motto : SIC 
IN CORDE FACIT AMOR INCENDIUM : Così 1' amore fa incendio 
nel cuore , prefo in parte da Plauto in quell' epifonema , ed efagerazione: 
Ita mibì in peclore > atqite in tarde facit amor incendìum . 

Come fi mandi l' incendio dagli occhi al cuore , lo dimoflra Marfilio 
Ficino nella orazione fettima cap. 4. dicendo, che gli fpirti, che fi gene- 
rano dal caldo del cuore , del più puro fangue , fempre in noi fono tali , 
qua! è 1' umor del fangue ; ma ficcome quello vapor di fangue, che fi chia- 
ma fpirito , nafcendo dal fangue, è tale , qual' è il fangue: cosi manda_j 
fuori raggi fimili a fé , per gli occhi , come fineilre di vetro . 

E' il Sole cuore del Mondo , per quanto ancora afferma Celio Rodigi- 
no lib. 8. cap. 23. per il fuo circuito , e corfo fpande il lume , e per il 
lume le fue virtù diffonde in terra : così il cuor del corpo nolrro , per un 
fuo perpetuo movimento agitando il fangue a fé profilino , da quello fpan- 
de gli fpiriti in tutto il corpo, e per quelli diffonde le fcintille de' raggi 
in tutti i membri , maflimamente per gli occhi -, perchè lo fpirito etTend» 
levìffimo , agevolmente fale alle parti del corpo altifiìme , ed i! lume* 
dello fpirito più copiofamente rifplende per gli occhi , poiché gli occhi 
fono fopra gli altri membri trafparenti , e nitidi , ed hanno in fé lume , 
fplendore , vapori, e fcintille ; ficchè non è maraviglia che 1' occhio aper- 
to , e con* attenzione diretto in verfo alcuno , faetti agli occhi di chi Io 
guarda le frezze de' raggi fuoi , i quali paflando per gli occhi a loro op- 
po'fti , penetrano al cuore de* miferi Amanti ; e con ragione al cuore « 
perchè fono frettati dal cuore di chi li getta ; e tutto ciò è fecondo la__» 
dottrina di Platone , il quale vuole , che le ferite di amore fiano certi rag-* 
gj fottiliffimi^ che fpirano dall' intimo del cuore, ove rifiede il fangue , 
dolciiTimo , e calidiffimo -, a cui aperta la via , per gli occhi trafeorrendo, 
per gli occhi dell' Amante penetrano all' intimo del fuo cuore ; onde il. 
Poeta Platonico , cosi ditfe : 

Ed aperta la via per gli occhi al core,- ■■..»*. ......... 

Ma per 



TOMO £LV ARTO. z$ 9 

Ma per gli occhi al penfiero, e dal penfiero al core. Il concavo feno del 
penfiero è nel capo , ed i capelli fono i geroglifici deili penfieri., dei quali fi 
orna 1' anima , e ricuopre la mente , perchè V anima Ile ila , per quanto detta 
Pierio Valeriano , genera i penfieri , non meno che il capo i capelli con 
con cui si adorna , e copre . La ragione , e la razionale difcorfiva , e la 
mente in capo rifiede . Plutarco nelle Platoniche quefiioni j <*}ufle natura 
praft ariti Jfimam partem fummo flatuìt loco , ratione gubernatorìs inflar in capite 
collocata . E Zenone in Plutarco medefimo de Tlacitis Thìlofophorum . iliaca 
lYmeeps animi pars in globo nofìri capitis , tamquam in mundo habitat . Li 
penfieri però fi generano nel capo, Petrarca nel. trionfo della morte cap.2, 

Creovvi amor penfìer mai nella tefla. 
D' aver pietà del mìo lungo martire ? 

La tetta carca di penfieri -, come da pefo grave opprefla , fi abbatta . L* 
Arlotto defcrive Sacripante attratto da gran penfiero , infenfibile , come 
pietra 5 prima che sfoghi il duol de' fuoi lamenti i 

Tenfofo pia di un ora a capo baffo.. 

Ad immitazione di Omero , che rapprefenta nella terza Iliade Ulitte in 
piedi penfofo, come ttolido guardare abbatto con gli occhi fifsi in terra j 

prima che parli : Confihis abundaus 'Dliffes . 

Stabat fubtus atttem ,videbat in terram oculìs defixis. 

Sebbene le immaginazioni? e li penfieri che in tetta ci formiamo, e 
concepiamo, approvati, e ritenuti dalla mente , ci cadono poi nel cuore» 
e vi rettano radicati tanto, quanto nella mente in tetta . Il Montemagno 
coetaneo del Petrarca j 

Erano ì miei penfier neretti al core-. 

Arlotto in perfona pur di Sacripante ; 

Tenfier (dìcea') che 'l cor m* agghiacci , e ardii 
E caufi 'l duol , the fempre il rode , e lima . 

Anzi dal cuore efcono le efecuzioni di tutti li penfieri . Ma P Amo- 
re irnpetuofo, e violento non dà tempo al penfiero, in un fol colpo di oc- 
chio velocemente dritto patta per gli occhi ai cuore , dove rifiede !' alma 
in mezzo del corpo, come 1' Aragna in mezzo della fua tela . Caladio 
nel commento fopra il Timeo di Platone : ^uemadmodum <Aranea in medio 
tela fitte rejìdens fentit 'qualemmmque motum interim , vel extevhs fatlum : jìc ani- 
ma in centro cordis rejìdens, fine fuis diftenfione totum corpus vivificati & om> 

O o niitm 



ipo ICONOLOGIA 

nium wmbrorum motus dirigit , & gubernat . Nel centro del cuore fi fente 
fubito il moto di Amore « ch'entra per gli occhi, e gli occhi, come fine- 
ftre aperte non lo fentono , folo il cuore lo fente ; ivi arrivato Amore , 
come nel fuo centro fi pofa , e ferra . Il defiderio , che per gli occhi 
Amore infonde , fi diftilla nell' ardente fornello del cuore , dove V alma_j 
in dolce Amore fi ltrugge . Il Coro di Euripide tragico in Ippolito : O 
*Awor , Amor > qui per oculos inflillas defìderium , introducete dulcem anima 
amorem . Il dolce Amor nell' anima , e nel cuore fua ltanza è tutt' uno. 
I Poeti , e i Profatori in foggetti di Amore , pigliano il core per 1* anima, 
e 1' anima per il core . Eliodoro nella- Storia Etiopica , libro terzo , efa- 
mina 1' Origine di Amore , affermando che la fola viltà è cagione di Amo- 
re , e che gli amorofi affetti fono come cofa ventofa per gli occhi nel 
core avventati , il che non è punta dalla ragione lontano ; perciocché ef- 
fondo la viltà più nobile , e più calda degli altri nollri meati , e fenfo , è 
al bifogno più atta a ricevere , e dar paSb agi' infiammati fpiriti di Amo- 
re t *Argumento ubi fit ^Amorum ortus , quibus objeèJa <vifa inìtium , & anfani 
dant , & tamquam fubventaneis affetlus per oculos in animas adiiciant vf/^fiTy. 
I . animas nel tefto greco ; il tutto conforme alla teorica , e prattica degli 
Amorofi Platonici . 

Quella Dottrina Platonica deriva dall' antichi/fimo amorofo Poeta Mu- 
feo , il quale primiero di tutti , fa , che 1' occhio fia la cagione , e 1* 
origine di amore , quando narra il principio dell' amor di Ero , e Leandro . 

Simul in oculorum radiis crefcebat Fax Amorum 
Et cor fervebat invitti ignis impetu . 
Tulcbritudo cnim Celebris immaculata faminé 
tAutlior hominibus efl veloce fagitta : 
OcuIhs vero via efl : ab oculi iSìibus 
Vulnus delabkur , & in prmcordìa viri manat . 

Da quello tutte le fchiere de' Poeti hanno prefo a dire , che 1' occhio 
è Principe , Duce, guida, cagione , e origine di Amore . Properzio Iib. 2. 

Si nefcis oculi funi in Amore duces . 

L' iftefTo Poeta , lib. primo , Eleg. prima . 



Iib. 3. 



Cinthia prima fuìs miferum me ccepit ocellis 
Contati um nullis ante cupidinibus , 



H Jiffiduè crefcit fpefìando atra puelUt 
Jpfe alimenta féi maxima pr&bet Amor , 



Ovvidia 



TOMO QV ARTO. «pi 

Ovvidio nelle Epiftole, 

Tunc ego te vidi» tane copi [ciré quis ejfes t 

Illa futi mentis prima mina mete , 
Et indi , & perii 1 nec notìs ignibus arfì. 

Il medefimo nel terzo degli Amori , parlando all' innamorata : 

Terque tuos oculos > magni mihi numinis infiar 1 
Terqitc tuos oculos * qui rapuere meos , 

Noto più di ogni altro è quello di Virgilio : 

Vt vidi , ut perii > ut me malus abflulit errar . 

Vengono di mano in mano a dir il medefimo i Poeti volgari . Cino da 
Piftoja più fpeflb di ogni altro , maffimamente nel Sonetto 45, 

dimore è un fpirito eh' ancide, 

Che nafee di piacer % e vien per guardo * 
E fere il cor ì ficcome face* e dardo » 
Che l' altre membra diflruggei e conquide %, 

Nel primo terzetto . 

Quando s* affìcurar gì' occhi miei tanto , 
Che guardaro una Donna > eh' io incontrai» 
Che mi ferìo il cor in ogni canto. 

L' iiteffo nella deferizione di Amore . 

Quando gli occhi rimirati la beliate ì 
E trovan quel piacer deflan la mente 
V anima , e 'l cor lo fente , 
E miran dentro la proprietate, 
Stando a veder fenz' altra volontate. 

Se lo fguardo fi aggiunge immantinente » 
Tajfa nel core ardente 
yAmor . 
Più dolcemente il Petrarca. 

t>agl' occhi <voflri ufcìo 'l colpo mortale , 
Contro cui noi mi vai tempo 1 né loc» : 

O o 2 Dg 



*9^ ICONOLOGIA 

Da voi fola procede ( parvi un giuoco ) 

Il fole , e '/ fuoco , e 'l mento , orni' io fon tale . 

I penfìer fon faette j e 'l vifo un fole , 
E 'l de/Ir foco , è 'nfieme con q:tc(l' arme 
Mi punge yAmor » m' abbaglia a e mi dijìrugge* 

Lungo farei a riportare autorità di ogni Poeta > eflendone piene tutte 
ie carte » per fino de* moderni ; ci contentaremo folo di prefentare un 
Sonetto di un nobile ingegno mandato ad una Dama j che fuggi dalla fi- 
nestra 5 quando pafsò il fuo Amante» e li ritirò dietro all' impannata a ri- 
mirarlo per una feffura . 

Trafitto hai ', Donna * queflo core amico -, 
Della tua luce altera , e fuggitiva , 
Con celata percoffa infiamma viva 
Del tuo bel guardo mìo tiranno antico . 

^ual crudo ^Arciere i traditor nemico ■> 
In un cogliendo fua virtù vifiva, 
Colpi avventar » cb y altri di vita priva » 
Suol per fejfure occulte in poggio aprico . 

Ben ferir mi potevi a campo aperto » 

Che 'l mio cor trema , e V alma più, non afa 
%ÀL1? apparir del tuo fuperbo afpetto . 

Ma perchè dolce morte avrei fofferto > 
2^0» volefli crudele , e difdegnofa 
Ferirmi a faccia faccia » a petto a petto . 

Ne (blamente i Poeti , ma leggiadri Profatori infieme hanno attribui- 
to 1' Origine di Amore all' occhio . Achille Stazio negli amori di Leu- 
cippe e Clitofonte Iib. I. Dum fé fé oculi mei mas refpecìant imagines eorporum* 
fpeculorum inflar fufciphmt ; pulchritudinem autem fìmulacra ipfis a eorporìbus mif- 
fa » & oculorum winilìerio in animam illabentia nefeio quam fé ptntlìs etiam 
eorporìbus ipfis per mixtionem fortiuntur corporum congreffu , qui certe inanis 
tfì longc i'.Kimdiorem . Più abballo . Concili atores enim <Amoris oculi funt . Elio- 
doro nel 4. dell' Moria Etiopica : ^imantium enim mutuus afpetlus , affetìus* 
recordatia, a e redintegratio ejl » & infiammai mentem confpc&us perinde atque 
ignts materia admotus . Diciamo noi di più , che V incendio i che il 
manda fuori dagli occhi è di efficacia maggiore del fuoco materiale , poi- 
ché queflo non arde fé non è polio appreifo la materia , ma 1* amorofo 
fuoco > che dagli occhi sfavilla , infiamma la mente ». e '1 cuore ancora da 

lungi 



r o m o g^v a r r o . %p 

lungi . Siccome il fuoco ancora fi attacca , e fi avventa nella Babilonica 
Nafta , fior di bitume , ancorché difcofto fia , cosi la fiamma di due begli 
occhi ardenti , ancorché lontano fi accenda , fi diffonde » e fparge negli 
animi de' rifguardanti : onde Plutarco nel quinto Simpofio , quefHone fetti- 
ma afferifce , che gli amori , de' quali niuno è più veemente moto negli 
Uomini » pigliano origine , e principio dall' afpetto , tantocchè 1' Aman- 
te fi liquefa , quando la cofa amata rifguarda , e in quella paOTa , e fi tra- 
fmuta ; perciocché lo fcambievole fguardo de' belli , e ciò che efce per 
gli occhi, o fia lume , o fia un certo flufio j diilrugge gli Amanti, e li con- 
fuma con un dolore mifto col piacere » da Orfeo chiamato Glicipicro * 
cioè dolce amaro , guftato dal Petrarca nel Sonetto ; 

Miranda il Sol nel beli' occhio fereno , 
"*• ' Dal cor l' anima fianca fi fcompagna » 

■ '■ Ter gir nel Taradìfo fuo terreno f 

Toì trovandol di dolce , e d' amar pieno % 

"Per quefli eflremì dite contrari , e mijìi, 

Or con voglie gelate , or con acceft » - • 
Staffi così fra mifera , e felice » 

Piene fono le dolcezze di amore dì amaro affenzlo» anzi di fiele; e 
le fue contentezze , fono le doglie * e i pianti de miferelli amanti . E' ama- 
ro 1' Amore , perchè qualunque ama , muore amando , efiendo 1' Amore vo- 
lontaria morte; in quanto è morte è cofa amara , in quanto volontaria è 
dolce . Muore amando qualunque ama, perchè il fuo penfiero dimentican- 
do felìeffo nella perfona amata fi rivolge fecondo la ragione di Marfilio 
Ficàio . Aggiungono quelli, che nell' amorofa paleflra esercitati fono , che 
amore è amaro tanto lontano dall' amato oggetto, quanto prefente è ama- 
ro ; di lontano , perchè 1' amante lungi dal fuo bel fole , per la privazio- 
ne di effo vive in ofcure tenebre , e in contrario rammarico, desiderando, 
goder la fua luce ; è dolce pur di lontano per la rimembranza del piace- 
re della goduta luce . In prcfenza poi dell' amata luce è amaro amore ; 
perchè avanti a lei 1* Amante fi abbruccia , fi arde* e fi lirugge ; è dolce 
, T dall' altro canto, attefocchè fi confuma nel fuo bel fuoco , e nella fiam- 
n*a a lui gradita , nella quale gli è più dolce il penare , che fuor di quel- 
gioìre » ed è più dolce * perchè rivolgendoli nella perfona amata in quella, 
la patta : è doppiamente amaro , perchè muore , non potendo trapalare, 
e trasformarli totalmente in lei , e con ella internamente unirli ; elfendo 
imponibile che da feilelfo totalmente fi divida, e fi difunilca affatto, fic- 
come vorrebbe per il grande amore ; onde fempre brama per maggior 
unione di aggirarli intorno ali* amato lume » 

Come talor al caldo tempo fuote 
Semplicetta farfalla al lume avezZa 

Volar 



294 ICONOLOGIA 

Vdar negli occhi altrui per fua vaghezza < 
Onde avvien eh' ella muore « altri fi duale» 

Così fempre io corro al fatai mio fole* 
Degli occhi onde mi vien tanta dolcezza , 
Che '/ fren della ragion amor non prezza . 

Ma sì m* abbaglia oimor foavemente , 

Ch* io piango l' altrui noja, e no 'l mio danni* 
E cieca al fuo morir V alma con/ente . 

Per eflér amor dolce amaro , gli Amanti in un medefimo punto io 
dolcezza godono » e fi ftruggono in amarezza per il loro bel Sole * che_» 
cercano, e desiderano . 

Ter far lume al penjter torbido » e fofe* 
Cerco il mio Sole ; 

7{el qual provo dolcezze tante, e tali 
Ch' ^imor per forza a lui mi riconduce ; 
Toi fi m' abbaglia > che 'l fuggir m' è tardo. 

lo chiederei a fcampar , non arme , anzi ali : 
Ma perir mi dà 'l del per quefla luce , 
Che da lungi mi flruggo , e da prefs' ardo . 

Ma che ? agli amanti tanto è il dolce , quanto 1' amaro : 1* amar© 
loro è dolce * e il dolce amaro . 

•Arda 9 o mora , o languifca , un più gentile 
Stato del mio non è fitto la Lima » 
Sì dolce i del mio amaro la radice . 

Di quello mifto dolce amaro di morte e vita » di allegrezza e dolore , 
n' è {blamente cagione il Sol di due begli occhi » origine dell' Amore. 

Di qua fol nacque l' alma luce altera 

Di quei begli occhi , ond' io ho guerra , e pace, 
Che mi cuocono il cuore in ghiaccio, e' n fuoco. 

Concludiamo colle affettuofe parole di quella Amante » che nel pfilncì- 
pio del decimo libro veramente di oro di Apuleio cosi ragiona : La cagio- 
ne , e 1' origine di quello mio dolore , e ancor la medicina . e la falute 

mia 



TOMO Q_V ARTO. 19? 

alia-, fei tu folo , perchè quelli tuoi occhi per li miei occhi pattati infino 
all' intimo del mio cuore j nelle midolle mie commuovono un acerbifsima 
incendio . L' origine dunque d* Amore dall' occhio nafce -» conforme a 
quel detto derivato dal Greco : 

^imor ex rìdendo nafeitur mortalibus . 

Non farà vano quefto difeorfo , ma profittevole , ogni volta , che con- 
fiderando 1' affetto di amore nafeente dal vedere , e dal rifeontro di due begfi 
occhi , per non entrare nel cieco laberinto di Amore, chiuderemo gli oc- 
chi all' apparente fplendore delle mortali luci . Se il dimorar con lo iguar- 
do avanti una fplendida bellezza ci fa incorrere nella malattia di Amore , 
il fuo contrario, eh' è di rivolger gli occhi altrove , ci libererà da quel- 
la : diverte oados tuos ne videant vanii atem . Saggio è quel configlio dato in 
quefto graziofo dittico : 

®£uid facies , facies Venerìs fi generis ante ? 
l^e fedeas , fei eas , ne pereas per eas . 

Non fi deve federe , e dimorare avanti un bel volto , ma fuggir via 
dalla fua villa, e aver cara che gli occhi noltri non fi rifeontrino cogli oc- 
chi altrui , che belli fiano , per non cadere in detta nojofa infermità di 
Amore ; e fé caduti ci Caino , per riforgere da quella , rimedio datoci tan- 
to da Marfilio Ficino nel convivio , quanto dal maeftro di Amore nel rime- 
dio di Amore , è : 

Vt bene extintìum cinerem , fi fulpbure tangas « 
Vivit , & ex mìnimo maximus ignis erit : 

Sic nifi vìtaris qmdqnid rcvocabit ^Amorem , 
Fiamma redardefeet » qua modo nulla futi . 

Pericolofo è il propofto fine dell' Amor Platonico, qual' è di fruir la 
bellezza coli' occhio , attefocchè Amore ha comporto infieme li gradili 
del piacere f_ fecondo Luciano . ] T^eque enim fatis e[ì afpicere eum , qnenfL» 
«.mas , neque exadverfo fedentem , atque loquentem audire : fed perinde atque fca- 
lis quìbusdam voluptatis compaiìis , Sdmor primum gradum vifus babet , ut afpi- 
eiat videlicet amatum . Deinde ubi afpexerìt , cupit adduÉlttm ad fé propius 
etiam contingere. II primo fcalino fi è il vedere, e rimirare la cofa amata, 
dopo quefto il defiderio di toccare quel che fi vede , il terzo il bacio, 
il quarte» 1' atto Venereo ; pollo che s' è il piede nel primo fcalino del 
vedere, diffidi cofa è ritenerli di non falire al tatto, e paflare all' ultimo, 
poiché dal vedere fi commuovono gli affetti. E ciò Socrate ifteftb ora- 
colo de Platonici negar non potè , veduta eh' ebbe la bella Teodata nomi- 
nata óa Senofonte nel terzo libro dei fatti , e detti di Socrate , dicendo : 



*95 ICONOLOGIA 

lips autem , & ea qnx miàimus tangere cupimus , <& abìbimns amore dolentes* 
&■ abfentes defìderabimus , è quibus omnibus fiet , ut nos quidem ferviamus , buie 
vero Jèrviatur . Ecco che Socrate anima di Platone, confetta che dallo {guar- 
do fi defidera paffare al tatto , e che per tal defiderio ancorché lungi dal- 
la cofa amata , fi patifea dolori , e fi cada in fervitù di Amore . Ara- 
fpide Cavalier del Re Ciro avendo detto al fuo Signore che fi poteva 
mirare , e fervire una Dama fenza farfi foggetto alle paflìoni amorofe ; 
No, rifpofe il Re , è cofà pericolofa : avvegnacchè il fuoco non di fubito ab- 
brucci chi lo tocca , e non di fubito le legna ardano , nondimeno io non 
voglio maneggiare il fuoco» né rimirare cofe belle ;e a te , Ara{pade , dò 
per configlio , che non fini gli occhi in belli oggetti , perchè il fuoco 
abbraccia quelli, che lo toccano , ma i belli accendono ancora quelli , che di 
lontano li guardano , tantocchè per amor fi {traggono : '7<(pn pulchros intue- 
or , nec etiam tìbi confalo, ^irafpas , finis in pulchrìs oculos verfari, quod ignis qui- 
dem urìt homines tangentes , ac formojt eos etiam accendant , qui fé procul [ge- 
ttanti ut propter amorem ajluent , Non fi tenne Arafpade al buon configlio » 
aflicurandofi di poter far refifienza ad Amore , e di non palTar più oltre » 
che il primo fcaiino dello (guardo ; ma appoco appoco fi concepirono den- 
tro il fuo petto cosi ecceffive fiamme per le bellezze di Pantea , da lui 
amata , che dal dolor piangeva, e dalla vergogna fi confondeva , e__* 
temeva I' afpetto del fuo Re , per le ingiuriose minacce , ehe egli fe- 
ce a quella oneiia Dama, che non volle compiacere a' fuoi amori; ficchè 
1' incauto Arafpade non penfando alla forza dello fguardo , porto eh' eb- 
be il piede nel primo gradile del vedere, fpinto dall' infopportabile defi- 
derio , tentò di giungnere al tatto , e falire ove gli parfuadeva 1' amq- 
rofo affetto . Oh quanti dal rimirare , e veder cofa a lor grata , mofsi dal- 
lo tìimolo della concupifeenza , come ingordi vogliono battere le mani in 
quello, che appetifeono ; in quello, che da guardar fi dovevano , corno 
fuoco I Megabife gran Capitano di Dario mandò fette Perfiani , che_> 
dopo lui erano nell' eiercito i più principali, per Ambafciadori ad Aminta 
Re di Macedonia,, i quali effendo Itati ricevuti nobilmente, dopo il convi- 
to , fecero iftanza di vedere le belle Dame di Macedonia ; ne furono fat- 
te venire : vedute che l* ebbero i Perfiani fi accefero di amore , e. pre- 
garono Aminta , che le faceufe federe avanti gli occhi loro [ ficcome rac- 
conta Erodoto ] . Li compiacque il Re , ed efsi cominciarono fubito fenza 
uiodeftia a {tendere le mani fopra le poppe di quelle . Ciò ad Aminta parve 
sfacciataggine , e non meno ad Alelfandro fuo figliuolo , H quale in bella 
maniera fece parcire il Padre, e partito che fu, diife alli Perfiani, poi- 
ché fiete fiati in regale convito , avvicinandoli 1' ora di andarli a ripo- 
fare , voglio ancora che vi si apparecchi deliziofo letto in compagnia di 
quelle Dame, acciocché pofliate riferire al vofiro Re , come fiete Itati bene ac- 
colti dal Principe di Macedonia ; però lafciate , che le Dame fi vada- 
no a polire , e lavare nel ferraglio loro . Fece poi Alelfandro venire Gio- 
vani sbarbati , adorni di abiti femminili, con pugnali fotto le vedi, i qua- 
li entrati nelle camere aifegnate aili Perfiani, credendofi che e flì fodero Don- 



ne, 



T M QV A R T 0. z 97 

ne , corfèro ad abbracciarli-, ma li mefchini furono a furia di pugnalate 
uccifi . Miferia cagionata dal vedere » dall' occhio origine d' infiniti mali, 
autori di precipizi > e di finitori cafi . Da chi ebbe principio la perdizione, 
e la comune calamità del genere Umano ? dall'occhio, dal vedere la bel- 
lezza del pomo vietato : Vidit multer qnod bontm effet lìgnum ad vefcendum, 
<& pulchmm oculìs , afpe5lnque delegabile . Per qual cagione Iddio mandò 
dal Cielo larghi torrenti di acque a fommergere 1' Univerfo ? per la la- 
ici via dell' occhio ! Videntes Fìlii Dei filias homìnum quod ejfent pulcbra . San- 
fone Capitano così forte da chi fu vinto ? dal rifguardar le bellezze pri- 
ma di Tamnata Filiftea , di cui dilfe al Padre chiedendola per Conforte t 
Tlactùt oculis meis : E poi di Dalida Meretrice, nel cui feno gli fu recifo 
il crine della fua fortezza , e cavati quegl' occhi miniftri del fuo Amore, 
della fua cecità , e morte . Il Re , eh' era cosi gìufto conforme al cuore 
di Dio , come fece a diventare adultero, ingìufto, e omicida ? mirando 
incautamente da una loggia le bellezze di Berfabea : Viiit wAierem fé la- 
*oantem : erat autem mulìer pulcbra <valde . Chi fece depravare quel faggio 
cuore di Salomone in brutta Idolatria ? la bellezza di mille belle -ftraniere 
Donne . Se 1' occhio ha fatto prevaricare David così giulto , Sanfone cosi 
forte , Salomone cesi favio , che altro potremo dire , fé non fé che la villa 
dell' umana bellezza corrompa la Giuiìizia , fottometta la fortezza, e ofFufchila 
fapienza ; e chi farà , che fi afiìcuri fitlar lo fguardo in cofe belle ? Non 
guardò mai con buon occhio Augnilo verfo Cleopatra , la quale dopo la 
morte del fuo Marco Antonio , pensò , ( come rlferifce Svida ) con artifi- 
zio della bellezza fua di poter allettare 1' animo di Augufto, ma -egli tan« 
to più nel cuor fuo I' odiava , e ordinò a Proculejo , che vedeife di pi- 
gliarla , e cuflodirla viva , per condurla in trionfo ; il che avendo pre- 
sentito Cleopatra Regina , che con la fua bellezza vinfe tanti Prìncipi , 
e valorofi Irnperadori di -efercìti , difperatafi di non poter vincere an- 
cora Augufto, per non reftar viva prigioniera nelle fue mani , fi fece dar 
morte dalle punture di un Afpe ; perlocchè Augufto non avendo potuto con- 
feguire il fuo intento , fece portar In trionfo 1' immagine di lei . E che 
moveva un così grande Imperadore a bramare , che fi conducefle In trion- 
fo una Donna ? trionfar di una Donna , certo la vittoria , che riportò di 
lei , attefocchè egli folo non fi lafciò vincere da quella , che con gli acu- 
ti dardi degli occhi fuoi vinfe Celare , M. Antonio , e molti Re ftranìe- 
ri ; quella che fi vantava di non aver ad eOTere trionfata , dicendo , non 
triumphabor : in maniera di che Augufto fece battere una Medaglia porta 
nelli fimboli di Claudio Paradino da lui fpiegata , nella quale era impref- 
ib un Cocodrillo legato ad una palma * figura di Cleopatra Regina di Egit- 
to , da lui fuperata con quello motto abbreviato j CÒL. NEM. diftefo da' 
ftudiofi Antiquari , Colonia Nemanfum ; ma per concetto di Paradino : Col- 
ligavit nemo ; gloriandoli che nìun altro potè far refiftenza alla bellezza di 
Cleopatra , da lui difprezzata , e vìnta . Nell'uno dunque ficuramente di- 
rizzi lo fguardo in belli oggetti , né vagheggi Dame di vago lume ador- 
ne , né ritardi avanti il lor cofpetto : perchè chi ardirà mirare un bel fem- 

P p biante 



2?8 ICONOLOGIA 

biante. » afibro tormento degli òcchi , e del cuore ■> anche egli alfine fi dor- 
rà > e lamenterà in così querule » e dolorofe note : 

Mondo » o penjter vani » 
mia forte ventura » a che m* adduce ì 
O di che vaga luce 
*Al cuor mi nacque U tenace fpeme ; 
Onde P annoda > e preme 
Quella > che con tua forza alfin mi mena l 
La colpa è vojìra, e mio l' danno, e la pena . 

Così di ben amar porto tormento* 
E del peccato altrui dileggio perdono : 
~dnzi del mio j che dovea torcer gli occhi 
Da troppo lume. 

Rivolga pur ciafcuno la villa dalla potenza di raggi di un risplenden- 
te Sole » sfugga il rifcontro di due begl' occhi , e ponga mente al co- 
ilume del Caradrio uccello grande marittimo» il quale ( per quanto nar- 
ra Eliano, Plutarco nel fuddetto Simpofio , e Eliodoro nel terzo libro ) am- 
maellrato dalla natura , sa che fé egli fifla lo fguardo negli occhi di quelli , 
che fono oppilati , riceve in fé 1' oppilazione di coloro ; ond' egli voltali 
cogli occhi ferrati » altrimenti retta dentro di fé , come da grave colpo fe- 
rito : così noi chiuderemo gli occhi al rifcontro di due cocenti lumi , ac- 
cie per gli occhi noltri non riceviamo le fiamme loro nel cuore , quale al- 
trimenti rimane opprefiò , e foffocato dal oppilazione amorofa » punto da_, 
pungente ftrale, e arfo da' folgori, e faette % firomenti militari di Amo-» 
re » col quale parlando il Poeta » dille : 

V arme tue furon gli occhi , onde P acccfe 
Saette ufcivan d' imùftbl fuoco . 

OROGRAFIA» 

Lì Ce far e RJpa. 

DOnna giovane T alata , e veltita di abito fuccintodi color celelle . Che 
in cima del capo abbia un orologio da polvere » e colla delira mano 
tenga una riga » compafifo , e il declinatorio , e colla llniftra un orologio 
iblare » e da una parte fopra il capo lìa il Sole * il quale con i fuoi rag- 
gi molìri 1* ombra del Gnomone , diretta all' ora corrente . 

L' ore » col numero di 24. delle quali il giorno , e la notte fi ven- 
gono a compire » prefo hanno £1 nome loro ( come afferma Macrobio ) da Apol- 
lo j cioè il Sole i che in lingua Egizia fi dice oro , e però per rapprefen- 

tare 



TOMO QV A R 7 0. z 9 ? 

tare le ore del giorno , dal levar del Sole , fino al tramontar di erto , ci 
ferviremo dell' invenzione dell' orologio folare , ritrovato da Anafiìmene 
Milefio , e per quelle della notte con 1' orologio da polvere anch' egli ri- 
trovato da fublimi ingegni ; ficchè per venire alla dichiarazione della pre- 
fente figura , diremo che : Si fa giovane , ad imitazione ielle ore , effen- 
docchè di confiuo rinovano il corfo -, e moto che fanno fucceflivamente s 
una dopo 1' altra» e ciafcuna refia nell' effer fuo . 

L' abito fuccinto , e le ale a gli omeri , fignificano il veloce corib del- 
le ore ; della qual velocità trattò il Petrarca nel trionfo del tempo * colli 
fèguenti verii : 

Che wolan le ore , i giorni , gli anni , e i mcjì . 

Il colore celefte del veftimento lignifica il Ciel fereno , il quale_» 
non impedito da nuvoli fi viene alla dimofirazione delle ore 9 mediante il 
corfo folare . 

Le fi dà il comparto , riga, e il declinatorio, effendocchè con il com- 
parto teoricamente fi fa la divifione delle linee Meridionali , Verticali » 
Equinoziali! ed Orarie , accompagnate con i tropici di Cancro, Capricorno « 
e altre convenevoli a quello comporto , e colla riga fi formano le qualità 
di erte , e cosi col declinatorio fi viene alla cognizione , ,per opera della 
Calamita , non -folo delle quattro parti principali , Levante , Ponente « 
Tramontana , e Mezogiorno , ma ancora delle pofiture , è declinazioni dei 
muri -, -che con effe fi formano la varietà degli orologi folari , che perciò 
dimoflriamo» che tenga il fopraddetto colla finiffra mano percoffo dai rag- 
gi folari , nel quale 1' ombra dell' ombelico del Sole , che fi chiama Gno- 
mone , moftra efattamente il corfo delle ore del giorno , come quelle del- 
la notte per 1' orologio da polvere , che detta figura tiene in capo . 

ORE DEL GIORNO. 

MOlte volte può venire occafione di dipinger le ore ■* e ancorché fe_s 
ne porta pigliare il difegno da quelli » che da molti fono fiate de- 
fcritte i nondimeno ho voluto ancor io dipingerle differenti da quelle * 
perchè la varietà fuole dilettare agli ftudiofi . 

Dico dunque , che le ore fono miniftre del Sole divife in 24. e ciafcu- 
na è guidatrke del timone del carro folare per il fuo fixizio , onde Ovvidio 
nel 2. delle Metamorfofi , così dice ; 

*A dextrtt Uvaque dies, & menfis , & annui» 
Sttculaque , & pofìtx fiatiis aqualibus bora . 

p p 2 e a 



30Q ICONOLOGIA 

E il medefimq , più abballo : 

fungere equo* Tìtan velocìbus imperat horìs » 
*}uffa Df£ celeres peragmt ■> ìgncmque vomente* 
Lìmbrojiit fucco pMtros pràfepnuts dtìs 
^uadrupedes diìcunt » addnntqm fonantia, frana . 

E il Boccaccio nel libro quarto della Geneologia delli Dei , dice che.» 
le- ore fono figliuole de! Sole » e di Crono» e quello dai Greci vien_» 
detto il tempo , perciocché per lo cammino del Sole con certo fpazio di 
tempo vengono a formarli » e fuccefsivamente 1* una dopo 1* altra , fanno 
che la notte paffa » e il giorno giunge , nel quale il Sole entra dalla fac- 
ceflione dì e(Ta » eflfendoglì dalle ore del giorno aperte le porte del Cie- 
lo , cioè il nafcimento della luce , del quale offizio delle ore fa menzio- 
ne Omero » e dice che fono foprallanti alle porte del Cielo * e che ne 
hanno cura con quelli veri! . 

cturci*xroLi cfs* WA<m ftihtop x'poLvv a"p e oW é'pxw 
cTa ézri rèrpx-erru péyxs v } pxvòs x'\up7zós& . 

Spante fores patuerunt Cali » quas fervabant hor<e , 
H^ibus cura, e/i magnani Calum ■> &■ Olympus . 

II qua! luogo di Omero imitando Ovvidio > dice che le ore hanno cu- 
ra. delle porte del Cielo * inlieme con Giano i 

Treefidea foribm Cali curri mitibus horìs , 

Nonno Panopolita Poeta Greca chiama le ore figlie dell* Anno » e_» 
ferve del Sole j, e finge che armino il Cielo * e corrano nella cafa del Sole 
contro Tifeo . 

Volendo- noi dunque dar principio a quella pittura » faremo che la pri- 
ma ora fia nell' apparir del Sole » 

Q \ ^i T? \ l M. U . 

FAnciulfa beUa » ridente, con ciuffo dì capelli biondi, come oro, fparfl 
al vento dalla parte davanti , e quelli di dietro fiano fieli 5 e canuti » 
Sarà, velli ta di abito fuccìnto » e di color incarnato, colle ali agli ome- 
ri y ftando' però in atto grazìofo , e bello di volare * 

Terrà colla delira mano £ ovvero dove parerà all' accorto Pittore, che 
Ha il fuo luogo proprio 3 il fegno del Sole, diritto , ed eminente, ma che 
fia grande » e vifibile , e colla finiftra. terrà un bel mazzo, di fiori, rolli, e 
gialli, in iftato dì cominciarli ad aprire » 



TOMO QV ARTO. jòi 

Sì dipinge giovine , bella » ridente * e con fiori , nella girila che di- 
cemmo, perciocché allo fpuntare de* chiari, e rilpfendentì raggi del So- 
le , la natura tutta fi rallegra, e gioifce : ridona i prati,, fi aprono i fiori, 
ed i vaghi uccelli fovra i verdeggianti rami coi foaviflìmo canto fanno 
fella, e tutti gli altri animali inoltrano piacere , ed allegrezza ; il che be- 
niflìmo defcrive Seneca nel primo Coro » in Ercole furente » con quelli, 
verfi : 

"fam c.mdeis evelìus equi* 
Titan , fummum profpicit Oetan ; 
'Jam Cadmais ìnclyta bacca 
^ifpcrfa die, dumeto: rubent* 
Tbcebique fugit r editar a. foror , 
Labor exoritur durus, & omnes 
digitai curas , aperitque domos „ 
Tafìor gelida carta pruina 
Crege dimìjfo pabula carpita 
Ludit parato- liber aperta 
T^pndum wpta fronte Juvencits „. 
Vacue reparant ubera matres » 
Errat curfu levis incerto 
Molli pctulans h&dus in berba ► 
Tendet fummo flridula ramo 
Tinmfque novo tradere Soli 
Geflit , querulos inter nidos 
Tbracia peltex , turbaque circum 
Confufa fonat murmurt mixto. 
Tefiata. diem » 

I capelli biondi fparfi" al vento dalla parte davanti , e que* dietro- fieli» 
e canuti , lignificano , che le ore in breve fpazio dì tempo* principiano , e 
finifcono , ritornando però al folito corfa . 

II color incarnato del vetHmento dinota il rofleggiare ,- che fanno i 
raggi del Sole in Oriente, quando cominciano a lpuntare fovra il noltro» 
emisfero* come dimollra. Virgilio nel fettimo dell* Eneide: 

famque rubefcebat radiis mare * & cetbere abdito> 
aurora in rofeis fulgebat lutea: bigis „. 

E Ovvidio nel 4. de* Falli t 

Ttyr ubi tranfierk Ccslumque tubefare prima 
Caperit . 

E nel 



jox ICONOLOGIA 

E nel 2. 

Elee i)igìl nitido patefecìt ab ertu 
Turpureas dimora fores, & piena rofarum 

<Atrìa . 

E nel 6. delle Metamorf. 

Vt folet aer 

Turpmeus fieri * cum primum aurora mvoetttr. 



Boezio lìb. 2. metr. ;» 



Ctm polo Tbabus rofeis quadriga 
Lucent fpargere caperti , 



V iftefifo nel metro 8. 



§>uod Thabus re Jenni diem 
Curru provebit aureo* 



E Stazio 2. Teb, 



Et )am Mygdoniis elata cubilibus alto 
Bfirantes excuffa comas , multumque fequeatt 
Impulerat Calo gelidas aurora tenebrai 
Sole rubent . 

E Silio Italico Iib. 12. 

■tAtque ubi nox depulfa poh primaque rubefeit 
Lampade T^eptunas . 

L' abito fuccinto » e le ali agli omeri in atto di volare , lignificano la 
velocità delle ore , come nel luogo di {opra citato dice Ovvidio 2- Me- 
tamorfosi . 

Jttngere equos Titan wloctbus imperat horis 
fuffa Dea celeres peragutit . 



Le fi dà il fegno del Sole 9 perchè folevano gli Antichi dare al gior- 
no dodici ore » e dodici alla notte , le quali fi dicono planetali , e fi chia- 
mano così , perchè eia-fama di effe viene fignoreggiata da uno de' fegni 
de' Pianeti , come fi vede in Gregorio Giraldo , Tom, 2. lib. de annis , 
ty menfibnsi con quefle parole: Trxterea quoniavi fìngali Tlaneta fingulis ho- 



TOMO > QV ARTO. 5 o 5 

rts dominar} » & praeffe ab ^i-ìrologis dieuntur ■> & mortalia , ut ajtmt , di- 
Jponere ; ideo planet.iwm , hoc eji erranthm flellarum bora , qua ab eh pla- 
netaria vocantur , cmftituta funt . Oltre a quello chi volefle maggior fpiega- 
zione » legga Tolomeo , e Teone , e da certi verfi di Ovvidio fi raccoglie 
il medefimo. 

1$am Venm afuljtt » non Ma Juppiter hora% 

Lunaque , Cfov 

Giovanni Sacrobofco intorno a quello , così dice nel computo Eccle- 
fiaftico t TSlotandum etiam qnod dm feptimana , fecundum diverfos , diverfas ba- 
bent appeltatìones : Tbilofopbi enim Gentiles quemlibet dìem feptimana , ab ilio 
"pianeta , qui dominata?, in prima bora illius din denominant ; dìcunt enim Tlar 
netas ptcceffìvè denomìnari per boras diti . 

E febbene in ogni giorno della fettimana ciafcheduna ora ha partico- 
lar fegno differente da quelli degli altri giorni , tuttavia noi intendiamo 
affolutamente rapprefentare dodici ore del giorno , ed altrettante della_» 
aotte , £ènza aver riguardo a* particolari giorni , ed alla loro fuccefikme » 
nel circolo della fettimana ; fìcchè per dimoilrazione fi darà principio alla 
prima ora del giorno con il Sole , come quello » che diltingue le ore , 
ed è mifura del tempo ; e quello baderà per dichiarazione de' Segni , sa 
per quella prima ora > che abbiamo defcritta i come anche per il rellante . 

Q \ *4 S E C Q li D iA . 

FAneiulIa anch' ella eolle ali aperte , in atto di volare . Avrà i capelli 
di forma , e colore ♦ come la prima j ma quelli davanti non faranno 
tanto biondi . L* abito farà fuccinto di color di oro , ma circondato di al- 
cuni piccioli nnvoletti , e nebbia j eSendocchè in. quella ora il Sole tir,t__» 
a fé i vapori della terra » più o meno , fecondo l 5 umidità del tempo paf- 
fato» ed a quella ora volle alludere Lucano nel 5, della guerra di Farfaglias 

Sed notte fugata 

Lafum nube diem jubar exttdìi, 

E Silio Italico , lib. j. 

Dome flammiferum tollentes aquore curmnr 
Solii equi fparfere diem » jamque orbe renata 
Diluerat nebidas Titan fsnfimque flueèat . 
Caligo in terrai nitido revoluta ferem-, 

Claud, 2, de rap„ ProC 

7{pndum pura dies tremati* <vibratur ìn ttndfr» 
•Ardori & mantes ludimt per carola fiamma» 



Bum 



304 ICONOLOGIA 

• 

Bum ma.tu.tims pnefudat folibus aer > 

Bum meus ìmmeclat flaventes lucifer agros , 

opranti proveclus acquo . 

E Stazio i. Achil. 

<Ja m premit aftra dìes bumilifque ex aquore Titau 
Inorante* evoluti equos , & tetbere magno 
Sublatnm curru pelagus cadìt . 

Terrà colla delira mano il fegno di Venere in bella attitudine * e col- 
la finiftra un mazzo di elitropio « ovvero cicoria con i fiori , i quali per 
antica offervanza fi fa * e fi vede » che continuamente feguitano il giro , 
che fa il Sole : e per aver io alla prima ora dichiarato. , che fignìficano i 
capelli , e le ali , mi pare fuperfluo fopra di ciò dire altro , anzi la detta 
dichiarazione fervirà ancora alle altre ore » che ci reftano a dipingere . 

O H. <A T E 3. Z ^i . 

FAnciulla anch' ella a colla forma de' capelli già detti , ma quelli da- 
vanti faranno tra il biondo , e '1 negro . 
Sarà alata , e come le altre in atto graziofo di volare ; con abito fuc- 
cinto , e fpedito , di color cangiante » cioè due parti di bianco 5 ed uno_j 
di rodo, perciocché quanto più il Sole s' innalza dall'Oriente ■> la luce_> 
viene maggiore ; e di quelta ora intende Ovvidio nel 6. delle Metamorf, 
quando dice : 

. ... ut fokt aer 
Turpurcus fieri* cum primum aurora movetur ; 
Et breve pojl tempus candejceu Solis ab orti* . 

Terrà colla delira mano con belliflìmo geilo il fegno di Mercurio , e 
colla finiftra un oriuolo Solare , 1' ombra del quale deve moftrare 1' ora__» 
terza . L' Inventore , per quanto fcrive Plinio nel lib. fecondo , fu Anaxi- 
mene Milefio , difcepolo di Talete . Di quell'orologio riferifce Gellio» che 
tratta Plauto nella favola , detta Beozia : 

"Vt Uhm Dìi perdant, qui primus boras reperii , 
$hiiqne adeo primus fiatati hic folarium , 
§>ui inibì comminuti mifero articulaiim diem . 



OB^d 



TOMO QV A R TO. 305 

^ *A &. V -4 3. T w4 . 

FAncìulla, còme le altre, colle aKy ed i capelli nella guifa che abbia- 
mo detto di fopra . V abito fuccinto , ed il color bianco ; percioc- 
ché dice il Boccaccio nel lib. 4. della Genealogìa delli Dei , eflendofi già 
iparfo il Sole , ed avendo cacciato i vapori , il giorno è più chiaro ; ed 
Ovvid'odice nel 4. delle Metamorf. 

, . . cum puro nkidiffimus orbe 
Oppofita [peculi referitur imagine Vhcebus , 

E Silio Italico lib. 12* 

Hedditur extemplo flagrantior Mime ìampas , 
Et tremula infufo refplendent emula, Thabo . 

Tiene -colla delira mano il fegno della Luna , avvertendo il_ diligente 
Pittore di rapprefentarlo in modo , che fi conofea il fegno in prima villa . 

Porgerà colla finilìra mano , in atto graziofo , e bello , un giacinto 
fiore, il quale per quanto narra Ovvidio nel lib. io. fu un Putto amato 
da Apolline , e avendolo egli per difgrazia uccifo, lo mutò in fiore. 

Il che dimoftra, che la virtù del Sole la mattina va purga.ido nei fem- 
plici la foverchia umidità della notte ; onde per eflerfi con quella ora ri- 
soluta , è proprio fuo cogliere i femplici , eflendocchè non fono troppo 
afeiutti , per la foverchia umidità , né troppo morbidi , per lo foverchia 
ardore de' raggi del Sole , 

K ^ &. *> . Z H' ?_. •*-. 

FAncìulla alata in atto di volare , coni capelli nella guifa delle altre, 
e con abito fuccinto di color cangiante , in bianco , e ranciato ; eflen- 
docchè il Sole , quanto più s' avvicina al mezzo giorno , più rifplende . 
Terrà con una delle mani il fegno di Saturno , e con 1' altra 1' Elkropio, 
del quale Plinio nel lib. I. cap. 41. così dice : Miretur hoc , qui non ob~ 
ferva quotidiano expenmtnto erbam mam , qum vecatitr Helitropium abeun- 
tem Solem intueri femper omnibus horis cum ea veni vel nubìlo obumbrante -. 
E Varrone 3 7S(ec minus admirandam quod fìt in fioribus , quos vocattt lìdi-" 
tropia , ab eo quod folis ortum mane fpeclant * & ejus iter ita Jequuntur ad. . 
Qccafitm , ut ad eum femper fpecìent : E Ovvidio nel quarto delle fue Me- 
tamorfoli dice di quel!' erba , 1 che fu una Ninfa chiamata Clizia , amata . 
dal Sole, la quale per una ingiuria ricevuta , di quello fi ramaricò tal- 
mente , che fi voltò in quelli! erba « Le parole del Poeta fono quelle : 



305 ICONOLOGIA 

*Àt Clytien quamvis amor excufare dolorerà, 
Indiciumque dolor poterai , non amplìus auftor 
Lucis adit , Venerifqne modum Jìbi fecit in illa . 
Taettit ex ilio dementer amoribus itfa, 
^(jmpharum impatiens , <&■ [ab Jove nofte, dieque, 
Sedit ììnmo nuda, nudis mcompta capillis 
Terqxs . novera hces expers undeqne , cibique » 
^pre mero, lacrymisque fitis jejunia pavit t 
"Hec [e movit bumo , tantum fpetlabat euntis 
Ora Dei , vuìtufqite fuos fteéìsbat ad Uhm . 
Membra ferunt bxfiffe folo » partemqtte coloris 
Lurìdus exangues pallor convertit in berbas . 
Est in parte rubor violxque fìmillìmus ora 
Flos tega , illa fuum , quamvis radice tenetur , 
Vertitur ad Solem » mutataque fervat amorem . 

O \ \A S E S T oi. 

FAnciuìla . Sarà quefta Ora di afpetto più fiero, e moftrerà le braccia, 
e gambe nude ; avendo però ne* piedi ftivaletti graziofi , e belli . Il 
color del vellimento farà roffo infiammato , perchè dice il Boccaccio lib. 
4. della genealogia delli Dei, che ritrovandoti il Sole in mezzo del Cielo , 
molto più rifplende , e rende maggior ardore ; che perciò fi rapprefenta 
che mollri le braccia , e gambe nude , il che lignifica anche Virgilio nel 
libro ottavo dell' Eneide : 

Sol medium deli confcenderat igneus orbem . 

E Marziale nel lib. 3. 

'Jam prono Tbaetonte fudat lAetbo», 
Exarfìtque dies , &■ bora laffos 
lnteriungit 'equo meridiana . 

E Lucano nel lib. 1. 

guaque dies medìus fìagrantibus <eftuat borìs . 

Terrà colla delira mano il fegno di Giove , e colla finiftra un mazzo 
di erba fiorita chiamata dai Greci , e Latini Loto ; 1' effetto della quale * 
fecondo che narra Plinio nel lib. 13. al cap. 17. e r8. e Teofrado , è ma- 
ravigliofo , perciocché ritrovandoti detta erba nel fondo del fiume Eufrate 4 
la mattina allo fpuntar del Sole , ancor' ella comincia a fpuntar fuori delle 
acque, e fecondocchè il Sole fi va innalzando, cosi h queit' erba, in rao- 

doccile 



T M §_V A R T . 507 

docchè quando 11 Sole è arrivato mezzo il Cielo , ella è in piedi dritta , 
e ha prodotto , e aperto i fuoi fiori , e fecondocchè il Sole dall' altri 
parte del Cielo verfo 1' occidente -va calando , così il Loto , a imitazione 
delle ore , va feguitando fino al tramontare del Sole , entrando nelle fu e 
acque, fino alla mezza notte fi va profondando. La forma di dett' erba, 
e fiori , fecondo che fcrive Plinio nel luogo citato di fopra , è fimile al- 
la fava, e fottile , i fiori fono bianchi, e il frutto fomiglia al papavero. 

\ ^i SETTIMA. 

FAnciulla veftita di color ranciato , il quale dimoftra il principio deHm 
declinazione dell' antecedente ora . Terrà con una delle mani il fe- 
gno di Marte , e coli' altra un ramo di luperi colli bacelli ; attefocchè 
fi rivolge al Sole , e ancorché nuvolofo fia , dimollra le ore ai Contadi- 
ni ;di ciò fa fede Plinio nel libro 18. al cap. 14. dicendo : 7{ec ullius qua. 
[eruntur natura, ajfenfit terne mirabilior efi : primurn omnium cum Sole quotiate 
cìrcumagitur , horasque ^igrkolis etiam niello demonftrat . 

\ <A T T ~4 V >A. 

FAnciulla . Sarà veftita di cangiante bianco , e ranciato . Terrà il fe- 
gno del Sole , e un oriuolo Solare , ma con gefto differente dell' 
ora terza, non per fignificato, ma per rendere vario il gefto, e bella Ja 
pittura ; e che con l' ombra di eflb moftri eflere quella V ottava ora , ef- 
fendocchè anche la prima ha il medefimo fegno del Sole ; denota ancora 
detto oriuolo la diftinzione delle ore del giorno da quelle della notte . 

Il color del veftimento dimoftra, che quanto più crefcono le ore , tan- 
to più il giorno -va declinando , e va perdendo la luce . • 

E quello ballerà per dichiarazione dei colori de' veftimenti , che man- 
cano alle ore feguenti . 

O \ >A Ti O **{ ~i. 

FAnciulla alata . Il colore proprio del fuo veftimento farà giallo pagliato. 
Terrà colla deftra mano il fegno di Venere , e coli' altra un ramo 
di olivo ; perciocché quella pianta rivolge le -fu e foglie nel Sol (tizio , co- 
me fi è villo per 1' olfervazione da molti , di che ancora ne fa fede Plinio. 

B^ ^i DECIMA. 

FAnciulla alata , veftita di color giallo , ma che tiri alquanto al negro. 
Terrà colla deftra mano il fegno di Mercurio , e colla finiftra un ra- 
mo di pioppo , per avere ancora quella pianta il medefimo fignificato dell' 
olivo ; laonde per quella caufa il Pontano ne' fuoi verfi lo chiama albera 
del Sole , così dicendo : 

Q^q 2 Tb a e- 



3Q& ICONOLOGIA. 

Thaetontìas arbor « 
Fundit ore novo » &e 

Intendendo il pioppo . 

I{_ Jk ì) 2^ Z> E C I M U* 

I~2 Anciulla alata . II fuo veflimento farà cangiante giallo , e negro » av- 
vertendo che tenga, come abbiamo detto , con bella grazia il fegno del- 
ia Luna ,. e una Clepfidra , orinolo di acqua * del quale fa menzione Cice- 
rone nel 2. de natura Deor. Quid igìtnr ■> inquit , conventi cum folarium , velde- 
(criptum 9 aut ex aqti.i contempleris , e nel fine della Tufculana sCras ergo ad 
Clep/ydram ; perciocché con quelle Clepfidre , cioè oriuoli di acqua, fi pre- 
finiva anticamente il tempo agli Oratori , come bene accenna Cicerone » 
nel j. de Orai. Al bunc non declamatiti- alìquis ad. Clepfydram , latrare do- 
merai . 

E Marziale nel lib. Si 

Septem Clepjidras magna tìBi voce petenti 
<Atbiter invitus , Ciciliane * dedit . 

E ancorché quello oriuolo non ila Solare , nondimeno Scipione Na fica » l* 
anno 5*95. dell' edificazione di Roma , coli' acqua divife le ore egualmen- 
te della notte » e del giorno , eflendocché molte volte 1' oriuolo folare » 
quando era nuvolo » non ferviva , come ne fa teflimonianza Plinio lib-, 7.. 

L' inventore di queft' oriuolo , come dice Vitruvio lib. 9, de oirchìte,- 
Umor fu Ctefibio Aleflandrino » figliuolo di un Barbiere . 

Q \ *A DVODEDIMU» 

F Anciulla alata, veflita fucciatamente , di color violato, e parimente-» 
con i capelli , come abbiamo detto delle altre . Di queft? ora difle 
Silio Italico lib. 2. 

"Jamque diem ad metas defe/Jìs Thabits olympa, 
Impellebat eqitis » fufcabat & hefperus umbra * 
Taulatim ìnfufa proper antera ad littora curmm* 

E nel libro decimo fé fio t 

Obfcuro jam ve/per olimpo 

Fundere. non &\qmm trepidanti caperai umèram , 



Terrà 



TOMO QV A R T ► . jao 

Terrà colla mano delira il fegno di Saturno , e colla altra un ramo di 
falce , effendoccjiè la. pioppa .. 1' olivo * e il falce , rivolgono le foglie net 
Solfìizio * come fcrive Plinio . 

ORE DELLA NOTTE. - 
K ^ V- \ I H >A* 

Anciulla al'ata » e parimente con capelli, come Le altre ore del gior- 
no , ma il colore di quelli dalla parte di avanti farà negro . 

L* abito farà fuGcinto » e di varj colori , perciocché elfendo il Sole tra- 
montato nell* occidente » li moftra per la riperculHone dei flioi raggi molti co- 
lori , come dice Statio 2. Achille » 

Frangebat radìos burniti jam pronus Otympa 
jphabus , & & Oceani penetrabile lìttus anhett* 
Tromittebat equis . 

Del vario colore fa teltfmonianza Seneca in. Agamennone cosi dicendo: 

Sufpefìa varius Occìdens fecit freta ► 

Terrà colla delire mano' il fegno di Giove * e colla finilhra una Notto- 
la > ovvero Vefpertilione , così detto a vespertino tempore , come dice Be- 
roaldo Commentatore di Apuleio , che è la fera > quando quelli animali 
cominciano a comparire , come dottamente deferiva Ovvidio 4, Metamorfv 
sella favola dell' iitelfo animale » così dicendo : 

^famque dies exaHus erat r tempufque fttbibaty 
^Hod tu nec tenebras , nec paffes dicere lucerà » 
Sed cum luce tamen dubm congnia noUìs . 
Tecla repente quoti pmqnefque ardere videntur 
Lampades , &c rutilis collucent ignibus ades * 
Falfaque ftevarum fìmulacra ululare ferarum* 
Fumida jamdudum latitant per tedia forores* 
Diverf-eque locis ignes ac lumina vxtant ► 
Dumque petunt tenebrai » par-vos membrana per a'ftus 
Tomghur, tenuefque includunt bracbia penna : 
K(ec qua perdiderint veterem rathne figurai» 
Scire finmt tenebra; : non Ulas piuma levatói 1 
Suflinuere tamen fé perlucentibm alis . 
Conatequt loqui mimmam prò torpore vocem 
Emittunt , peraguntque kisi flridore qiterelas » 
Tebtaque f non fylvas , eelebrant , lucemque perofé 
Infitte volanti j'eroque trahunt à Ve [pere nomen» 



310 fCONOLOG/A 

\ *A SECONDA. 

FAnciuIIa aiata , e veftita di color berettino ; perciocché quanto più il 
Sole s' allontana dal noftro emisfero , e palla per 1' Occidente , tan- 
to più per la fucceftìone delle ore 1' aria fi ofcura , come dice Viro-ilio, 
nel fecondo dell 5 Eneide : 

Vertitur interea calum , <&■ ritìt Oceano nox 
Invohens umbra magna terramque polumque* 

E nel terzo : 

Sol mit interea, & montes umbrantur opaci. 

E quefto batterà per i fignificati dei colori delli veftimenti delle ore , 
che hanno da fuccedere . 

Terrà colla delira mano il fegno di Marte , e colla finiftra una Ci- 
vetta , per efler fignora della notte , come dice Pie-rio Valeriano nel li- 
bro 20. e piglia il nome da efla , eflfendocchè in latino fi chiama nottua* 
dalla notte . 

O K ^ T E \ Z <A. 

FAnciuIIa aiata , e veftita di berrettino , più fcuro dell' antecedente . 
Terrà colla delira mano il fegno del Sole , ma però che tenga la ma- 
no baffa quanto più fi può, inoltrando con tal atto, che il Sole fia tra- 
montato , e colla finiftra un Bubone , o Barbagianni , uccello notturno , la 
favola del quale racconta Ovvidio nel lib. J. delle Metam; [' argomento 
è quefto . Giove avendo conceduto a Cerere , che rimenalfe Proferpina 
fua figliuola dall' Inferno , con quefto patto , che ella non avelfe guftato cofa 
alcuna in quel luogo ; fubito Afcalafo dilfe , che aveva veduta mangia- 
re delli granati , e impedì la fua tornata ; laonde adirata Cerere lo tra- 
frautò in quefto animale , il quale fuole arrecare fempre male novelle . 

Hepetet Traferpina Calum 

Lege tamen certa , fi nullos contigit ìllìc 

Ore cibos , nam fic Tana-rum federe cantum ejl . 

Dixerat : at Cereri certum ejì educere natam . 

T^on ita fata finunt ; quoniam jejunia Virgo 

Solver at , & cultìs dum fimplex errai in bortis, 

Tuniceum curva decerpferat arbore pomnm, 

Sumptaque pallenti feptem de cortice grana 

TrejJ'erat ore fuo : folufque ex omnibus illud 

isifcalapbus vìdit , quem quondam dicitur Orpbne , 

Inter 



TOMO g_V A R T 0. 311 

Inter ^ivernales band ignotiffìma Ts(ymphasi 

Ex Acheronte fuo furisis peperiffe fnb antrìs : 

Vidit, & indìcio reditum cmdelis ademit . 

Ingemmi Regina Èrebi , tejlemque profanum 

Fech ameni , fparfumque caput Tlegetontide lympha 

In rojìmm , & piuma* , &■ grandia lumina vertit, 

Ille fibi ablatus fulvi! amìcitur ah alis , 

Inque caput crefcit , longofque refletJitar vngaes , 

Vixq'te movet natas per incerta bracbiapennas. 

Fcedaquefit volueris venturi nuncia lutivi 

Ignavm Buho , dìrum mortalibus omen . 

Di quello animale così dice Plinio, nel libro decimo al cap. 22. Bu- 
io funebri; , & maxime abominatus pitblicii precipue aufpiciii deferta incolit,nec 
tantum defolata ,fed dura etiam , & inacceffa , noflis monfirttm , nec cantu aliqm 
vocali , fed gemiti* . 

K *A &_ V ot -IL T ot. 

FAnciulla alata in atto di volare . Sarà il fuo veflimento di color lionato* 
Colla delira mano terrà il fegno di Venere» e colla finiftra un oriuo- 
lo da polvere . 

0^.v4 J> & I 7% T >A. 

FAnciulla alata, come le altre : il color del veflimento farà di lionato» 
che tiri al negro . 
Coli' una delle mani terrà il fegno di Mercurio , e coli' a'tra un mazzo 
di papavero ; eflendocchè di queita pianta il corona la notte » come dice 
Ovvidio nel lib. 4. fall. 6. 

Interea ptacidam redimita papavere frontem 
"Hpx venti 1 & fecum fomnia nigra trabit. 

Ed ha proprietà di far dormire , come operazione notturna ; laonde Vir- 
gilio lo chiama foporifero nel 4. dell' Eneide. 

Spargerti humida ìndia , foporifemmque papaver . 

E Ovvidio nel 5. de Trill. 

^totque foporifsrum grana papaver hahet . 



E Poli 



312. ICONOLOGIA 

E Poliziano n pieno di fanno? 

Uic gratum Cereri plenum que fopore papaveri 

FAnciulla alata , e veftita di color negro « come dice Ovvidio nel 4, 
de' Falli: 

*Jam color unus ìnejl rebus tenebrione teguntur 

Colla defira mano tenga il fegno della Luna , e con il braccio finiftro 
una Gatta a perciocché fìgnifica la Luna -, dicendoli , che i Dei friggendo 1' 
ira di Tififone , fé ne andarono in Egitto , né quivi fi tenevano ficuri » 
fé non prendevano forma chi di uno , chi di un altro animale , fra' quali 
la Luna fi cangiò in Gatta , come dice Ovvidio nel lib. 5. delle Meta- 
morfosi . 

Téle foror Tbabi , ntvea Saturnia vacca-, 
Tifce Venus lattiti , 

Perciocché la Gatta è molto varia, vede la notte, eia luce deìfuoì 
occhi crefee , o dìminuifee , fecondo che cala , o crefee il lume della Lu- 
na , Stazio lib. ia-. Teb. di queft' ora dine : 

Modo nox magis ìpfa tacebat 
Solaque nigrantes laxabant aflra tenebrasi 

E nel libro fecondo 4 

*4fl ubi prona dìes longos JUper aquora fines 
Exìgit i atque ingens medio natat umbra profonda. 

B^ *A SETTIMA. 

FAnciulla alata. Sarà il fuo vestimento <lì color cangiante, ceruleo, -e 
nero . 
Terrà -colla delira "mano il fegno di Saturno , e col braccio fimrtro un 
Taflb, per moftrare , che eOfendo queft' ora nel profondo della notte *, 
ad altro non fi attende , che a dormire , come fa queir' animale ; il che 
dottamente deferivono i Poeti . Virg. 4. Eneid. 

Ityx erat •, & placidum carpebant feffa foporem 
Corpora per terras , fylvxque , & Java > qui erant 

deqm- 



TOMO Q_V ARTO. 31? 

<ÀequoTA cum medio volvuntur fydera lapfts , 
Cum tacetemnis ager » pecndes , piti eque voliterei. 

Sii. Ital. lib. 8. 

tacito rtox atra fopore 
Cuntla per & terras , & Utì flagna profmdi 
Condiderat ? 
Ovvid. 5. fall. 

"Hpx ubi jam media 04 fomnttfquefìlentiapraè&i 
Et canis , & maria conticuiflis aves . 

Sta. 1. Teb. 

'Jamque per emeriti furgens confinia Thabi 

Titanis late mundo [levetta filerai, 

fiorifera gelidum tenuaverat aera biga » 

<Jam pecudes volucrefqiie tacetit ,jam fomnus avara 

Inferpit curis , pronufque per aera nutat 

Grata laboraU referens oblivìa vita . 

\ U OTTAVA. 

FAnciulla alata , in atto di volare . Il color del veftimento farà ceru- 
leo ofeuro . Con una delle mani terrà il fegno di Giove ; e perchè 
quella è tra le ore del più profondo fonno •> coli' altra mano le fi fa te- 
nere con bella grazia un Ghiro ■> come animale fonnacchiofo ; della qua? 
cofa ne fa teftimonianza Marziale nel lib. $. così dicendo : 

Somniculofos ille porrigit glires . 

E nel lib. 13. parlando il Ghiro: 

Tota mìbi dormitur hiems , & pinguior ilio 
Tempore fum , quo me nil nifi fomnus alit . 

\ *i ^0 7^^. 

FAnciulla veftita di pavonazzo 5 e come V altre farà alata , e ftarà ia 
atto di volare . Terrà con una mano il fegno di Marte» e un Gufo» 
come uccello proprio della notte . 

R r OT^yi 



3i4 ICONOLOGIA 

K sA DECIMA. 

FAnciuIIa alata , e il color del veftimento farà alquanto più chiaro di 
quello dell' ora fopraddetta . Terrà il fegno del Sole, nella guifa che 
abbiamo detto della prima ora della notte » per la -medefima ragione ; e 
coli* altra mano uà oriuolo in forma di un bel tempietto , colla sfera , 
che moftri 1' ora decima , e fopra la campana da Tuonare le ore ; emen- 
do , che il fuono. difpone , e chiama ognuno al fuo efercizio ,, come dice 
Beroaldo Commentatore di Apuleio, lib. 5. e maflime all' ora decima 1 
eflendo già pattato il tempo di dormire. 

\ ^t V'H.DECTM^. 

FAnciuIIa alata ..Sarà ve dita di turchino .Terrà colla deftra mano il 
fegno di Venere , e coli* altra mano un oriuolo da polvere , nel qua- 
le fi veda la divifione dell' ora» eoa il fegno ,, e moftri , che la polve- 
re fia giunta all' ora undecima; . 

Q \ ^i DVODEClM^t^ 

FAnciuIIa alata , e come le altre in atto dì volare . Il color del vefti- 
mento farà ceruleo » e bianco ; perciocché avvicinandoli il giorno V 
ofeurità della notte è in declinazione » come dice Virg. 8. Eneide 1 

ubi Oceani perfufits lucifer tmda 
Excutit os fxerum calo , tenebrafepte refoli)[t+ 
guem Venus ante alios ajlrorum diligìt ignes» 



su. Kb. ji 



H.t jam currìcnto nìgram nox rofctda metam 
Tromlerat » fl.ihatqne nitens in limine primo» 
Stringebat nec fé thalamis Tithonia conjux 
Cum minus annuerit nobl&m dejìffe viator» 
^uam capiffe diem* 



Staz, 1. Teb. 



T{jnrejcentìbm umbri? 

Longa repercuflb nìtuere crepufaia ThaJkf. . 



Terrà 



»** 



TOMO QV AR TO. 

Terrà colla deftra mano il fegno di Mercurio , e fotto il braccio finiftro 
con bella grazia un Cigno; per inoltrare i primi albori della mattina , avanti 
che arrivi il Sole , il quale fa il giorno fimìle alla bianchezza del Cigno , quan- 
do viene a noi , e partendoli , fa parimente la notte negra» come il Corvo. 



OSCURITÀ 5 



Come fapprefentata nell' Edizione del Sig. Boudard . 

SI rapprefenta per una figura coperta da un nero velo, e attorniata dì 
tenebre . Stende in aria un altro velo ofeuro » per mezzo del qua- 
le impedifee la penetrazione ai raggi della luce . Suo attributo è un Gu- 
fo , che ha fopra il capo , ed altri uccelli notturni > che le volano attorno. 




Rr 2 



OSPI- 



31* 



ICONOLOGIA 



O S PI T A LI T A». 
Di Ceftre Ifjpa . 




e ar/c- -*** ari/>/f; rnu» 



»\issa^*— j — - - - 



UNa btflliflìiua Donna . Avrà cinta la fronte da un cerchio dì oro tut- 
to conteflo di preziofiflìme gioie , ed i capelli faranno, biondi , e_» 
ricciuti , con vaga , e belliffinia acconciatura . Sarà di età virile » con fac- 
cia allegra , e ridente . Starà colle braccia aperte in atto di ricevere-» 
altrui . Colla delira mano terrà un cornucopia » con dimoftrazione di vuo- 
tarlo , il quale fia pieno di fpighe di grano , uva » frutti divertì , danari » 
ed altre cofe appartenenti all' ufo umano . Sarà veliita di bianco , e fopra 
avrà un manto di color rodò » e ftando colle braccia aperte , come abbia- 
mo detto. Tenga. Cotto il manto dalla banda delira un Fanciullo ignudo» 
il quale Aia in atto colla delira mano di pigliare con effa detti frutti 5 e 
dall' altra parte vi fia un Pellegrino a giacere per terra . 

Bella fi dipinge , perciocché è di fuprema bellezza 1' opera dell' Ofpi- 
talità, ed è tanto cara a Dio, che egli dice ( come riferifce S. Giovanni 
al decimoterzo ) : §ui accipit fi quem mìferum » me accìpit , qui ameni me ac- 
cipic , accipit eum > qui me mìjtt ; anzi di più , è di tanta perfezione , che_j> 
per mezzo di elfo fi viene alla cognizione dello fteflb Iddio , come dice 

S, Ago- 



TOMO QV A R T 0. 317 

S. Agoftìno . Secunda qui Evangel. Hofpitalìtatìs officio ad Cbrifli cognitionem 
iienìmus . 

Il cerchio di oro colle gioje i ed i capelli nella guifa che abbiamo 
detto , lignificano i magnanimi » e generofi penfìeri , che fono in quefta__» 
nobiliffima virtù ) la quale ad altro non penfa , fé non continuamente dì 
operare per carità . 

Si rapprefenta di età virile , perchè il Giovane è dedito al piacere ? 
ed il vecchio all' avarizia ; e però effendo la virilità nel mezzo 5 ove_> 
confitte la virtù , a lei dunque fi conviene quefla nobiliffima t e virtuofa 
azione di Ofpitalità . 

Si dimoftra colla faccia allegra , e ridente , colle braccia aperte » c_» 
con il cornucopia nella guifa che abbiamo detto; perciocché 1' Òfpite» ed 
il ricevere altrui , oltre che gli bifogna di aver comodità , acciò non man- 
chi ' cofa alcuna a chi dà ricetto ; ma le conviene ancora , che lo riceva 
offiziofamente , e volentieri, come dice S. Ambrofio de off. Efi publicn^ 
fpecies bwmzriitatis ut pellegrina in bofpitio non egeal . Siifcipìtur officiose , ut 
pateat advenienti Janua . 

II veftimento di color bianco , dimoftra , che all' Ofpite gli conviene 
di effer puro , e (incero , e fenza macchia -alcuna d' intereffe , ma il tut- 
to fare propter amorem Dei . 

Le fi dipinge fotto il manto roffo a mano delira il povero Fanciullo » 
nella guifa che abbiamo detto » e dall' altra parte il Pellegrino , percioc- 
ché grandiffima è l* opera dell' Ofpitalità , effendocchè per carità fovvie- 
ne « ed ajuta alla necefsità di quello » che è per fefteffo impotente a pro- 
cacciarli il vitto i ed altro che gli fia neceffario , come ancora del Pelle- 
grino effendo fuori della fua Patria , ed in bifogno dell' altrui ajuto ; onde 
{opra di ciò per dimoftrare quanto fia cara al Noftro Signor l'opera dell' 
Ofpitalità * dice : ^uod uni ex mimmis mcis feciflis , mihi feciflis : a confufio- 
ne di quelli , che ricevono nelle cafe loro fontuofamente i Ricchi i che_s 
non hanno bifogno , ed altra gente indegna , come dice S. Giovanni al j. 
Quidam "Pauperes bonos excludunt » magnos attieni ^aptores , & Dhites recipìunt 
/untuose . 

FATTO STORICO SAGRO. 

ERa giunto all' età di cent' anni Abramo , ed ai novanta Sara fua mo- 
glie , fenzacchè aveffe potuto avere da quella figliuolo alcuno . Iu_» 
quella età fedendo un dì di mezzo giorno full' ingreffo della fua tenda , 
fi vidde tre Uomini affai vicini [ erano quelli tre Angioli] e comecché il 
fuo cuor pietofo non lafciava paffare alcuno fenza offerirgli 1' ofpizio » an- 
dò loro fubito incontro , e fiutandoli con fommo offequio li pregò a 
ripofarfi , e permettergli che lavaffe loro i piedi , e loro deffe poi da man- 
giare . Il che avendo i celefti Pellegrini accettato » Abramo corfe fretto- 
lofamente da Sara , acciocché preparaffe il mangiare a' fuoi Ofpiti . Efeguì il 
tutto Sara ; e quelli dopo aver mangiato , domandarono ad Àbramo della 
fua moglie , e fentito eh' ella era nella fua tenda , 1' alficurarono che_» 

all' Anno 



3i8 ICONOLOGIA 

all' Anno venturo al loro ritorno, nella medefima ftagione Sara avrebbe.» 
partorito un figlio ; come in effetti feguì : Gene/i cap. 18. 

FATTO STORICO PROFANO. 

CIdone da Corinto fu a' fuoi tempi così pietofo ricevitore di Peregri- 
ni » e foraftieri , che non furono mai le fue porte ferrate a chiunque 
del fuo ebbe bifogno . Di qui è , che per aver Tempre avuto qualche pere- 
grino fotto al fuo tetto , venne in proverbio la fua iìngolare magnanima 
ofpitalità ì 

Semper aliquis in Cydonis domo « 

Aftolfi. Off. fior. lib. 2. cap, 9. 

FATTO FAVOLOSO. 

PErfeguitato da Giove fuo* figlio Saturno , fi rifugiò apprefiò Giano 
Re d'Italia, il quale non folo ricevè con tutta la cortesìa quefto fuo 
ofpite , ma 1' onorò eziandio foprammodo , ed ebbe fomtna cura che fteffe 
ben celato ne' fuoi fiati , onde vane riufcLTero le ricerche , che Giove 
ne faceva . Saturno per moftrarfi grato a così generofa ofpitalità , dotò 
Giano di rara prudenza , e gli partecipò il gran dono della Profezia , per 
cui egli indovinava ed il paifato , ed il futuro . Di più gì' infegnò 1* 
Agricoltura , ed il modo di dirozzare i popoli . Microbio . vémmìano Mar' 
ed. Tentai Conte ec. 




OSSE- 



TOMO Q_V AUTO. 
o s s E a u I o 

2?i Cefare Bjpa . 



SI? 




iie «2*-/, 



O fs<? a iuio 



l£ii-/o £ri-aridt 



UOmo dì età virile , che fta colla teffa fcoperta , ed alquanto china * 
in atto umile ; che ritirata la finiftra gamba indietro , e tenendo la 
berretta , o capello che fia colla deftra mano , moftri con tal gefto offequio? 
e riverenza grandifsima . Colla fìniftra mano tenga legati un Leone » ed una 

T] 's re • 

Si dipinge di età virile » perciocché in effa vi fi ritrova 1 mezzi » ed 
il convenevole , e non come nella gioventù , che ama » e ftima affai di 
effere fùperiore ad altri , come dice Arinotele nella Kettorica , 

La tefta fcoperta alquanto china in atto umile , dimoftra la fommiifio- 
ne di chi riverentemente cerca con animo grato di fard benevolo , per 
1' acquilto degli amici j onde fopra di ciò Terenzio in Andria : cosi dice t 
Obfequium amicos park. 

Tiene colla finiitra mano legati il Leone , e la Tigre , per fignificare 
che T Offequio » colli fuoi mezzi ha forza di domare Leoni, e Tigri » cioè 
animi fieri, altieri, e fuperbi» come ben dimoftra Ovvidio» libro fecondo» 
de %Artt aniandi* 

X TkttittlT 



Sto ICONOLOGIA 

FleElitur obfequio curvatus ab arbore ramus , 
Frangere fi vires experiere t»as . 

Obfequio tranantur aqu<£ -. nec vincere pojjìs 
Flumina ■> fi cantra, quam rapit unda , rates . 

Obfequium Tigrefqite domati tumido fque Leone* t 
R&ftica panlatim Taurtu aratra fuùit . 

De' Fatti, vedi Umiltà, Obbedienza &c. 

OSTINAZIONE. 

Di Cefare Bjpa . 

DOnna veftita di nero , colla teda circondata dalla nebbia , foftenenùo 
con ambedue le mani una teila di Afino . 

Il veftimento di nero è conveniente all' Oftinazione , perchè , come il 
panno tinto in nero non può pigliare altro colore , cosi un Uomo oftinato 
in una opinione non sa volgerli per alcuna ragione alla luce della verità 
dimoftratagli . 

Avrà la teila circondata di nebbia , perchè gli oftinati fogliono vedere 
poco lontano , e però fi fermano faldi nella loro opinione ; perchè non_» 
è dubbio , efler cofa da Savio levarti di opinione , per efler talmente-» 
ordinato il noftro fapere , che o per perfezione , e numero grande di cofe 
perfette , o per la poca luce , ed ofcurità del noftro intelletto non fiamo 
mai a tal termine , che non abbiamo luogo di paffare innanzi , e togliere 
la palma del faper noftro a noi medefimi , colla fucceflìone , che fi fa_j 
delle cofe di tempo in tempo. 

La tefta dell' Afino moftra la medefima ignoranaa , già detta efler ma- 
dre dell' Oftinazione ■> e fi figura l' ignoranza nella tefta dell' Afino , per 
efler quefto animale ftolidiflìmo egualmente in ogni cofa , foddisfacendoii 
del bene , e del male , moftrandofi fenfibile alle forze , o cordoglio , a_j 
differenza degli altri animali . [a\ 

FATTO 



[a] Neil' Edizione del Sig. Boudard fi rapprefenta I' Oftinazione : Donna ap- 
poggiata fui dorfo di un M/ilo , e qua fi dietro a luì riparata . Vefle un abito dì co- 
ler nero , il quale non ejjendo fufcettibììe à' alcun altro colore , è perciò l' immagine degli 
cjìinati , incapaci di mutar parere . Aggiungonfi ai Suaccennati attributi le orecchia di 
A fino , eie l'ono V Emblema dell'ignoranza, e delia teflagine . Il -vapore denfo , che 
ba intorno ai capo , dinota confufecne , ed ojfufcazione A' intelletto . 



7° O M QV A SS T . 3 zi 

FATTO STORICO SAGRO. 

PEr quanti prodigi operaffero Mosè , ed Aronne col braccio del Signo- 
re , acciocché Faraone lafciaffe libero iJ popolo d' Ifraelle , quelt* 
empio s' imperversò tanto nella fua oftinazione , che tutto fu invano per 
farlo rifolvere in ciò che farebbe flato di fua falute ■ Non avendo potu- 
to Iddio [ a noftro modo d' intendere » e di {piegarli | ammollire P 
ofiinato cuore di Faraone colle nove piaghe mandate all' Egitto , co- 
mandò la decima , e fu , che dall' Angiolo fuo fterminatore fece percuo- 
tere tutti i Primogeniti di quel Regno , principiando da quello di Fa- 
raone fino all' ultimo della plebe ; né folamente degli Uomini , ma ezian- 
dio degli animali , fenza però toccarne alcuno degl' Ifraeliti . A un tal 
caftigo fopramodo agitato Faraone , e tutto ripieno di {pavento , ma non 
già piegato a' voleri del Cielo , follecitò gì' Ifraeliti a partirli , Ma s 
che ? non erano eglino mólto lungi , che ritornando Faraone alla fua na- 
turai durezza , rifolfe di andar loro dietro , e perfeguitarlì . Subitamente 
ciò efeguì in perfona , accompagnatola moltitudine de' fuoi, armati tut- 
ti ì e feroci . Partì ; infegui gli Ebrei ; e. li raggiunfe appunto in un paflb, 
da cui non era loro pofsibile il fuggire, perchè da una banda eravi il Ma- 
re , dall' altra gli Egizj. Iddio affiliò il fuo popolo, e fece che il mare di- 
vifofi , apriffe ad elfo un largo palio . Mirato un tal portento dagli Egizi, 
non defilterono già dal folle loro penfiero ; ma anch' efsi entrarono nell* 
apertura del Mare . Qui fu, dove ebbe fine, e ben degno calh'go 1' orti- 
nazione di Faraone , e de' fuoi ; poiché 1' onnipotente mano lanciò loro 
dal Cielo fulmini , e faette in sì gran numero , che fortemente atterriti gli 
Egizj gridavano t= fuggiamo da Ifraele , perchè Iddio combatte a lor 
prò contra di noi ss Mentre precipitofamente alla fuga fi davano , coman- 
dò Iddio a Mosè , che fiendelfe la mano verfo il Mare . IJ che appena 
efeguito , le acque, che eran divife fi riunirono; ed i miferi fìolti Egizi 
rim afero tutti da quelle ingoiati s unitamente col loro oliinatifsimo Re . 
Efod, cap. 12. cap, 13. cap. 14. 

FATTO STORICO PROFANO. 

INfiniti fegni , e prodìgi > e replicati auguri minacciavano la morte_> 
a Giulio Cefare . L' Arufpice Spurina efprelfamente a lui racco- 
mandò di guardarli dal giorno 15. di Marzo, perciocché in tal giorno la 
fua vita correva un terribile rifchio . La fua Moglie lo pregò con fbmma 
efficacia , acciocché in quel giorno non fi portalfe in Senato , mentre fi era 
ella fognata di tenerlo morto traile braccia . Ma Cefare ofiinadfsimo nelle 
fue rifoluzioni , volle appunto in tal giorno comparire in Senato . Nel 
tempo che a quello s' incamminava, a lui fu prefentata una lettera, con 
forte raccomandazione , che fi poneffe fubito a leggerla , giacché in effa 
confirteva la fua falute . Tutto però invano . Cefare fenza porvi Cu occhio» 

Ss fé la 



3iz ICONOLOGIA 

fé la pofe in tafca . Continuando il cammino * s' incontrò nel fudetto 
Spurina , ed a lui rivolto tutto allegro lo motteggiò con dirgli e= beco» 
Spurina > che i quindici di Marzo fon pur venuti — Si , gli rifpofe Spu- 
rina e= ma non fono peranche paffati — Rife Cefare ; fegul il fuo viag- 
gio , e giunto al luogo > prima di entrare in Senato » difmontò della Let- 
tica i e volle fare i facrificj , i qualij fecondo le fuperftizioni di quei tem- 
pi 5 fi dimotlrarono infelicifsimi . Nulla nientedimeno valfe a vincere 1* 
oilinazione di Cefare . Volle entrare in Senato ; ed ivi da' Congiurati fu 
crudelmente trucidato . Tietro Meffìa Vite degl* Imperatori* nella vita di 
Giulio Cefare . . 

FATTO FAVOLOSO. 

NE 1 bofehi di Teffaglia , facri a Cerere , eravi una grofsifsima quercia » 
intorno alla quale le Ninfe folevano unirli in fagri balli . Erefsitone 
ilabilì empiamente di gettarla a terra , ed ordinò al fuo fervo che colla 
feure fi accingeflfe all' opera . Si ritenne il fervo dal ciò efeguire per ri- 
fpetto della Dea Cerere . Ma Erefittone toltagli la feure di mano « in per- 
iòna fi pofe per voler atterrare I' annofa quercia , dicendo che ancorché 
la fteffa Dea fi nafeondeffe dentro quella , voleva nientedimeno farla cade- 
re . All' alzar della feure trema la quercia , e prodigiofamente fparge dal 
tronco , da' rami , e dalle frondi copiofo fudore • Non fi arrefta però 1' 
empio , ma cala con gagliardezza il colpo . A quello , manda fuori 1' ar- 
bore dall' apertura vivo fangue , macchiando d' ognintorno fiori * ed erba . 
Impietosi il prodigio gli alianti tutti 5 ed uno di quelli fi arrifehiò di dire 
id Erefsitone » che defifteffe dall' imprefa ; ma lo fcellerato colla fteffa feu- 
re gli recife la tefta . Quindi pertinace nella fua empietà , tornò a dar 
nuovi colpi alla quercia . Agi' iterati colpi ufcl una voce , che avvertì 
1' iniquo effere in queir arbore nafcolla una Ninfa , e che perciò defiiìef- 
fe i fé non voleva foggiacere a fommo gaftigo . Tutto in vano : L' offina- 
tifsimo Erefittone profeguì i colpi , ed atterrò la quercia . Sdegnata fo- 
prammodo Cerere 5 lo fé affalire da una fame cosi fiera « ed in pena-j 
della fua empia oftinazione 9 così oftinata , "che mangiofsi tutte le fue fa- 
coltà ; dopo di che proliituì la figliuola per procacciarli il vitto * e tutta- 
via morì di fame . Qwid, Metani, lib. 8. Idnguillara nella Traduz. lib.&, 

O Z I o . 

Lì Cefare Bjpa . 

Giovane graffo » in una caverna ofeura . Starà appoggiato col gomito 
finiftro fopra di un Porco 9 che fia diltefo in terra » e colla medefima 
mano fi gratti il capo. Sarà fonn acchiofo , 

Giovane fi dipinge » come quello che non ha fperimentato l' incomo- 
dità della vecchiezza. 

Graffo 



TOMO fLVARTO. 3 i 3 

Graffo , per ì pochi penlìeri , i quali non danno noja per la troppa_a 
occupazione del penllero > e dell' intelletto , alla dilatazione del fangue_* 
per le membra . 

Siede in un ofcura caverna ; perciocché I' Uomo oziofò non è pronta 
alle onorevoli, e gloriofe azioni; o^de conviene menare la vita ignobi- 
bile » e tenebrofa . 

Si appoggia ad un Porco , perchè 1' oziofo nella converfazione degli 
altri Uomini è limile al Porco» per la viltà , e dapocaggine fua. 

E' opinione di Arinotele , che quello animale nella fifonomìa ila U 
più incapace di ammaeftramento di tutti gli altri animali ; come I' oziofb» 
che non cura alcun lodevole efercizio » fi rende inabile ad apprenderei 
qualfivoglia difciplina : e ficcome quello ilteflò animale ad altro non atten- 
de , che a foddisfare 1' appetito della gola , e di Venere : così 1' Uomo 
dall'ozio dominato) fi dà tutto a contentare fé llelfo ,, foddisfacendo a' 
propri appetiti » con perdita dell a propria fama . 

Si gratta il capo a guifa di coloro, che mai non fanno prender confi- 
glio, non avendo imparato la prudenza , {pendendo la maggior parte dei 
tempo nella deliberazione delle azioni , le quali fé fono buone non le_? 
mandano a fine , fé ree , pregiudicano all' onore loro , ed alla fama . 



Ozio. 

Giovane graffo , e corpulento . Sarà a giacere per terra . E per, velli- 
menta porterà una pelle di Porco ; e per terra vi farà un vomero, 
firomento di ferro da arare la terra , ma tutto pieno di rugìne . 

Per dichiarazione della gioventù, e della graflezza , del giacere in_j 
terra, e del vellirr.ento della pelle di Porco di quella figura , fervirà Ja 
dichiarazione fatta della figura di fopra ; folo diremo » che è fignificativo 
dell' Ozio il vomere arruginito , come ne' negozj , e nelle azioni è quello 
medelimo chiaro , e netto ; effendo ii più importante negozio noltro far 
cofe appartenenti al vivere ; e come non adoprandofi il vomere viene ru- 
ginofo : così 1' Uomo , che tralafcia il bene operare , dandoli in preda all' 
Ozio , Ci cuopre , ed empie d' infamie , e di vizj , che lo rendono poi ài- 
fpiacevole a Dio , ed agli Uomini ; e queir Ozio non è altro , che una_j 
quiete dell' intelletto , il quale non inoltrando la llrada di operare virtuo- 
famente a' fenfi , anch'elfi fé ne Hanno fopiti , e quel eh' è peggio, di- 
fcacciati dalla via conveniente . Per quello diffe S. Gregorio 1' Ozio effer 
una fepoltura dell' Uomo vivo, e la fcrittura , che tutti i mali del Mon- 
do gli ha infegnati 1' Ozio . Né fi prende in quello luogo 1* Ozio per con- 
templazione ,' come lo pigliò fcherzando con parole Scipione il grande, di- 
cendo di feltelfo , che allora avea men' Ozio , che mai , quando ne avea__s 
più abbondanza ; per dir quanto meno era impiegato nelle azioni , tanto 
era più intento al contemplare ; perchè di quell' ozio godono folo quel- 
li , che colia lezione de' molti libri , e con 1' intendere cofe alte , e_j 

S s 2 nobili 



J24 ICONOLOGIA 

nobili» mantengono fenza muovere altro che la lingua» o la penna», la pie- 
tà *Ja religione » lo. zelo di Dio , il conforzio degli Uomini , ed ia (òm* 
ma quanto è bene fra le milerie di quella vita mortale. 

Ozia» 

UOmo vecchio » veftito di giallo » dipìnto a maschere j ed attraverfò 
avrà una benda berrettina . con un Fagiano per cimiero. Nella de- 
lira mano una facella di color bigio fpenta ». e nella finiftra un ornato in 
campo di oro » nel quale fia dipinta un Ghiro » col motto : In quiete voluptas. 

Ozio» 

UOmo graffo» corpulento, a federe in terra con uno feudo fòpra» tut- 
to ricoperto di Arali , e frezze tirate da diverfe bande » quaficchè 
l' Ozio fia feudo di tutt' i vizi . Graffo lo dipingiamo » per la cagione»* 
detta di fopra » e cosi lo. fa V Ariofto » dicendo i 

l* queflo albergo il grave fonno gia.ee » 
V Ozio da un canto corpulento » e graffo ,. 

Lo Scudo ripieno di frezze moftra » "che P Uomo oziofò fi lafcìa venire 
addoffb tutte le calamità » prima che penfi a volerli levare dalla poltro- 
neria » nel prendere il tempo » finché gli j reità da vivere » o fia con_» 
lode » o con biafimo » o con onore » o con vergogna » o con danno-, o. eoa 
utile » poco cura il tutto ; e perchè il male fbo infiflolito non bifògna_» 
guarirlo con lo fminuire del fangue » e col tagliare delle vene » fi conten- 
ta venire mancando, appoco appoco con fua vergogna ». faftidio degli ami- 
ci ». e vituperio della famiglia ► 



zio. 



u 



N Giovine mal veftito» il quale ftia coi capo chino» e feopeirta» e_» 
con. ambe le mani in feno „ 




FACE 



TOMO QJ> ARTO 

P A C E. 

Di Cefare 1{ipa* 



3*1 





e. jvc. Jéi: JFa.ce 

Orma alata, di oliva,- e df ipighe incoronata .Nella delira, 
mano- tenga una fece accefà rivolta in giù , che arda un_^ 
monte d* armi poftovi fotto . Colla flniftra mano tenga legati 
con delicato vincolo dì oro un Leone , e una Pecora gia- 
cendo- infieme . Si vetta di bianco .. 

In- una Medaglia di Augufto Imperadore nel fiio unde- 
eimo eonfolato-22. anni avanti la venuta di N, Signore fi 
vede urr tempia con titolo in torna di pace perpetua „ Ta- 
ci perpetua: . Pace eterna fi legge nelle Medaglie di Alenando Severo * e di 
Settima Severa) e di : Treboaio Gallo Imperadore» ma provarono ben efsi » 
e altri , che la pace non dura fempre . Non mancano mai caufè » e pre- 
tetti a bellfeofi Principi di muover guerra r però con molta ragione Sp- 
rono battute due Medaglie di Claudio Imperadore colla pace- alata r per- 
chè- là pace non è perpetua eterna» ma vola» e fugge» avvertimento efpref- 
fò » che fi debba euflodire » e ritener la pace con diligente cura . Alata 

■sedei! 



3*6 ICONOLOGIA 

vedefi ancora in una Medaglia di Vefpafiano Imperadore con titolo intor- 
no : Taci ^iugitflx ; tal titolo dichiara che non fia la Vittoria , come penfa. 
Adolfo Occone , fcordatofi di quanto fcriite avanti fopra le fuddette Me- 
daglie della Pace alata di Claudio Imperadore . 

L' olivo è Tempre flato tipo df Pace ; e ccntuttocchè fé ne fia tocca- 
to nella feconda figura della Pace , ci difenderemo qui più apertamen- 
te . Finfero gli antichi fotto allegorico fentimento , che tra Nettuno , e 
Minerva fulTe contefa circa 1' imponere nome alla Città di Atene ; con- 
cluiero nell' Areopago > che chi produceva più lodabile effetto percotendo 
la terra raettefle il nome alla Città . Nettuno col tridente percofla la terra 
produfle un Cavallo fegno di guerra ; Minerva coli' afta 1' olivo fegno di 
pace , la quale eftendo ftata giudicata più utile alla Repubblica , Minerva 
che fi chiamava Atena» diede il fuo nome alla Città di Atene ; laonde 
gli Ateniefi , e altri Greci coronarono i vincitori coli' oliva . Pindaro Liri- 
co Poeta Greco nell' Olimpia incorona Pafumide di Oliva Pifea , e Age- 
fidamo di oliva di oro : con più ragione fé ne incorona la pace * che_j» 
vince, e fottomette la guerra; Ovvidio nel primo dei Fafti ne incorona 
la pace iftefla . 

Frondibus ^ittiacis comptos redimita, capìllos 
Tax a.ies , & toto mitis in Orbe mane . 

Alcuni leggono A&iacis per la vittoria che ebbe Augufto in Azzio di 
Epiro contro M. Antonio : ma più mi piacciono coloro , che leggono St- 
riaci* , ovvero ^iiìceis ab *Atlea di Atene . Minerva ifteffa appretto Virg. 
inventrice di tal pianta , è cognominata dai Poeti Acìea . Ovvidio in detti 
verfl non parla della Vittoria confeguita in Azio , ma della pace uni- 
verfale , generica , invocandola che venga , e rimanga al Mondo . Do- 
po la vittoria di Azzio non fegui la Pace , ma la Guerra Aleflandrina ; 
dui anni dopo la Vittoria di Azzio Augufto trionfò tre dì . Il primo di 
de' Panr.onJ , Dalmati ; Japidi , e dì alcuni Popoli Galli , e Germani . Il 
fecondo della guerra navale di Azio . Il terzo di Egitto , di che Svetonio 
e. 12. e più minutameute Dione lib. 51. "Ma la Vittoria di Attio , come 
navale » ebbe corona roftrata di oro , e non di frondi . Le fronii dunque 
della univerfale devonli per eccellenza di antonomafia intendere di oliva At- 
tica di Atene ■ dove ebbe origine tal corona ; fronde di Minerva Cecro- 
pia 5 cioè Atenìefe , chiama Lucano Poeta lib. terzo . L' oliva in occor- 
renza di fupplicar pace - Pacifico fermane parant boflemque propinquum Orant 
Cecropia predata fronde Minerva . Meritano correzione i Commentatori , 
che in quello paflb di Ovvidio confondono la coroiia della vittoria , con 
quella della pace , particolarmente Paolo Marfo dicendo : Corona ritirici , & 
triumpbali ab zittio Promontorio Epiri . Trovafi la pace incoronata alle volte 
con oliva ■> altre volte con lauro , come nota 1* Erizzo nella medaglia, 
di Auguflo , dove la Pace Ita circondata tutta da corona di alloro ; e la 
iuddetta Pace Augufta di Vefpafiano nella delira tiene la corona di alloro, 

Giovanni 



TOMO g^V A R T 0. 327 

Givannì Rofino 1' ha olTervata con rofa adorna nelle fue antichità Romane. 
Con rami di olivo in mano folevano i Greci fupplicare , e dimandar pa- 
ce ; di che Livio deca terza lib. quarto 1 e nono , e deca quinta lib. quin- 
to, Stazio Poeta nella zìi. Tebaide . Et fupplicis orbar Oliva . Virgilio 
Eneide vii, 

Centnm oratore* augujla ad moenìa %egis 
Irejubeti ramis velaios Talladis omnes 
Donaque ferre jubet , Tacemquì expofcere Teucrìs. 

V iftefto Poeta, Eneide otto e zi. Diodoro Siculo lib. 16" cap. IO. e 
Dionifio AlicarnalTeo lib. 1. Rami di clivo in mano della Pace veggonfl 
nelle medaglie di Augulto , di Ottone , di Tito , di Settimo Severo , di 
L. Aurelio Vero , e di altri Imperadori . Corona di olivo per la pace » 
Sidonio Apollinare nell' Epitalamio : 

lAmbortitn tur» diva comas viridantìs Oliva 
Tace ligat > neftit dextras , ac federa mandai . 

Monfignor Balbo Vefcovo Grucenfe nel vaticinio delli fuccefli di Car- 
lo V. Imperadore . 

Candida Tax elea cinget [aera tempora T{egum^ 
Candida Tax Troceres in fua jura trahet. 

Abbiamo inferta la corona di fpighe per fegno che la pace mantiene 
1' abbondanza , ond' è che molte figure della pace hanno il cornucopia . In 
una Medaglia di di Vefpafìano Imperadore battuta nel fuo fettimo Confo- 
lato P anno del Signore 78. la figura tiene colla delira la patera , colla 
finiilra la fpiga , parto , effetto , ed evento di pace , come dinota il fuo 
titolo PACIS EVENTUM . Tibullo Elegìa x. 



Interea Tax arva colat . Tax candida primum 
Duxit araturos /ab juga curva boves . 

Tax aluh vites , & fue e os condidit uva , 
Funderet ut nato tejìa paterna merum . 

Tace bidens , vomerque vigent , at trìflia duri 
Milites in tenebris occupai arma fuis. 

>At nobis , Tax alma , veni , fpicamque teneto ■> 
Terfliias » & j>omis candidus ante fintu . 

Ovvidio 



3i8 ICONOLOGIA 

Ovvidio nel Suddetto libro de' Falli chiama la Pace nutrice di Cere- 
re , e Cerere alunna della Pace * e defcrive i divedi andamenti della-^ 
Pace » e della Guerra . 

Bella dia temere viros ; erat apt'w.enfu 
Vomere ; cedebat tamia arator equo . 

Sarcula ceffabant ; verfique in pila ligones ; 
Faclaque de raflris fondere cajjìs erat. 

Sub juga hos veniat ; fub terras fémen arata* 
Tax Cererem nutrita Tacis alumua Cerei, 

Nel tempo della guerra fi adopera il Cavallo , la fpada , la celata , la 
picca : in tempo di Pace , il Bue , il vomere , la zappa , il rastrello . 
Efaìa e. 2. quando promette pace alle Genti dice , che convertiranno le_» 
fpade in vomeri , le lance in falci : Conflabtmt gladios fuos in vomeres , & 
lanceas fuas in falces . ^on lemabit yens tontra gentem gladium-, nec exercebun- 
tur ultra ad prxlium . L' ifteflb in Michea cap. 4. al contrario quando in Joel. 
fi perfuade la guerra Concjdite aratra vejìra in gladios , & ligones yefìros in 
lanceas . La Pace con la coltura dei terreni arreca ricchezze . Aristofane 
Greco : Tax pradives , <& jugum conjlans Bovum . Euripide parimenti Gre- 
co racconta i beni della Pace »fenza li quali penice la vita del viventi: 

Ttync bona qua fint inveri : 
"ìfuptias , fejla , cognatos , liberos , amìcos , 
Divitias, fanitattm , annonam , vinum ^voluptatemi 
"Pax confert : qu$ fi h<ec omnia defecerint , 
Teriit omnis commmiter viventium vita . 

Ma la guerra maledetta dalle Madri , Beila matribus deteflata , dice_» 
Orazio , cagiona mali contrari alli fudetti beni , funefti fpettacoli fangui- 
nolenti , morte dei figli , di parenti, di amici , povertà» morbo , pelle, 
careftia di tutte le cofe per fin dell' acqua molte volte , non che del vi- 
no, con eltrema malinconia -di famiglie difperfe , e miferia di Popoli di- 
strutti . Per fegno, che la pace eftingue la guerra fi figura che abbrucci 
il monte di armi con la face , atto di ridurla in niente , come che mandi 
in cenere le fpoglie dei nemici vinti in guerra. Vedefi una fiinile Pace iti 
medaglie di Vefpafiano , e di Trajano , deferitta da Adolfo Occone in co- 
tal guifa : 

IMP. TRAIANO AVG. GER. DAC. P. M. 

TR. P. COS. VI. P. P. 

S. P. Q. R. OPTIMO PRJNCIPI. PAX. 

Tacis 



TOMO QV ARTO. 3 z 9 

Tacis flauti* typtts de ma facirn admóverilìs poliis éa confiagralurus . A 
Vulcano tipo del fuoco» è primo Fabro di armi , in Grecia inflituirono gli 
Ateniefi felle di corfo cdn' accèfe faci; bifogtìava in tatto il corfo mante- 
nere" la face accefa , fé la fiamma periva , colla fiamma fperita fi fpégneva la, 
fperanza della vittoria ; quello vinceva , che finito il corfo fi ritrovava in 
mano la fua face accefa ; fé tutti I' eftinguevano niuno era vincitore . La 
pace corre con la guerra, il fin della guerra è la pace, fi combatte perla 
pace , e la guerra è caufa della pace . Saluftio : Bellum "Paris efl confa . 
Finito il corfo, la guerra rimane colla fiamma fpentà , ceffa il fuoco da lei 
attaccato , e 1' ardor delle armi raffreddato , é la Pace retta colla face ac- 
cefa di ardente amore , colla quale abbruccia , e confuma le armi della..» 
guerra . 

I iene legati con vincolo di oro il Leone colla Pecora , perchè la Pa- 
ce unifce,elega in amore il furor befìiale con la manfuetudine , cangia_j 
la fierezza delle Genti nemiche in amorevolezza ; una Nazione che ab- 
bonava 1' altra , infieme tratta con umano commercio ; attefocchè Pace fi 
dice una eguaglianza di molte volontà , inoltrata con feghi esteriori ; il che 
fi dimoltra nello ilare infieme del Leone , e della Pecora , che per natura 
fono diverfiffimi di collume ; e fi prende da Virgilio , il quale volendo 
augurare pace , e tranquillità nel Confolato di Pòllione , per la nafcita di 
iùo figlio , dille , che gli Armenti non temerebbono per i bofchi i fieri 
Leoni : 

7^cc magnos metuent *Armenta Leones . 

Anzi la pace , e la concorde converfazione ha domesticato effettiva- 
mente infieme il Leone colla Pecora . Eliano nella varia Storia , libro pri- 
mo , cap. 29. narra , per detto de J Coj , che n'e' pafcoli di Nicippo Ti- 
ranno una Pecora partorì , non un Agnello , o Agnella , ma un Leone , 
mentre egli faceva ancora vita privata . 

II vincolo di oro fi pone per il nobile , e grato legame della Pace , eflen- 
do 1* unione pacifica preziofa quanto l'oro, e dell'oro produttrice, e con- 
fervatrice . Con faggia invenzione dal Poliziano viene la Pace rapprefen- 
tata di afpetto Santo , e rifplendente di oro : 

Majeflas , fancloque tirtet pax àurea vidtu , 

In effetto la Pace per ogni tempo rinnova il fecol di oro , Calfurnio 
antico Poeta nell' Egloga prima : 

otttrea fecura cum pace renafcìtur Mas , 

Diede a quella figura vivezza , e Ipirito in un fuo fermone il Padr«_? 
Maeltro Giannantonio Tempioni da Faenza, dell'Ordine de' Servi, Teo- 
logo , e Predicatore , eccellente Provinciale , e poi Priore- nella fua_o 

T t Patria , 



33-p PC NO L GIÀ 

Patria-* cor bellifiìma fentenza di S. Agofiino, de. Verbi*. Damimi "Pax efi 
lùnculum ^imoris , conforiium charitatis , btzc e/i qua bella compeffky fìmultaUs 
tollit » irm comprimiti, discorda fedat , inimicai concorditi *, 

La Pa.ce egli' acceia face abbruccia il monte di armi ». raffrena » e toglie 
le guerre ,. le inimicizie « e. le. ire. :. Bella, compefeh , jtmnkates tollit. y iras 
cfimprìmìt . 

Il vincolo di amore?, il. conforzio dalla, carità., che acquieta. le difeor- 
die ,. e concordai nemici, fi dimoftra per l'amichevole conforzio del Leo- 
ne ,. e. della Pecora » che ripefano, in. compagnia ,. tenuti legati, in. vincalo 
di oro di amore: dalla Pace ,. colla finifira mano del cuore . 

. La velie bianca, fu. indizio, di allegrezza appretto . a' Greci;,, e. Romani» 
ì- quali comparivano albati in toga bianca nelle fede pubbliche . Gli An- 
tiocheni andarono fuori di Porta , per fare onorevole incontro a Demetrio 
..favorito Liberto di Pompeo Magno ,. di bianco rettiti » colle corone. ,iii_> 
:efia , -in fegno di pubblica allegrezza per la fua. venuta: Candidai vt^ti ali- 
qui , e&" coronai gerebant.. Difse Plutarco in Catone minore . Tiridate Re de* 
L'arti,, e degli Armeni , pacificatofi coli' Impero Romano., fu in, Roma con 
apparato regio dall' Imperadore Nerone ricevuto; tutta la Città, era ornata 
di lumi y e corone , e fi vide nel Foro il Popolo veilito di bianco . Dione 
Storico , lib. 6"j. Tapulm albatm ». laureatufqae certii or.dìrùbm medium Forum. 
tenuti. Niuna fella rallegra più, il Popolo,, che la pubblica Pace, che.- feto 
arreca il colmo di ogni allegrezza ; perciò le fi conviene colore di letizia» 
Non folo. da Tibullo , e da Monfig. Balbo è fiata la Pace figurata, biac- 
ca » ma ancora da Ovvidio, nel terzo, de, ±4rte amandi %■ 

Candida Pax. homlhei , imx r docet ira feraj ,- 

Candida, la Pace ,- perchè deve- eGTére fiheera ,. non, fìnta ,. e. firnulàta. ». 
come accenna. Calfurnio. Poeta nella, fuddetta Egloga.:,. 

Candida- "Pax aderat > non folùm. candida "Julia », 
Qualii fxpe fiat. , 

Qmne procul vitium., fimulata, cedere Tacii 
"JttJJìt , ET infami, dementia condidiL enfei .. 

Achille Bòcchio negli. Emblemi defidera il M'ondo ripièno . di" pura fè- 
de , di gioconda letizia , e di togata Pace , la quale difegna allegra per 
tutto in cala , e fuori » fìgnifkata da color, bianco .... 



i"i- iSfe aJ£«s> £*£ 

m m 9 *& 



Tace 



TOMO £L%) a R T . 33 i 

Tace. 

DOnna , la quale tenga in grembo 1' uccello chiamato Alcione , ed in 
terra accanto di eiTa vi farà un Caltoro , in atto di ftrapparfi con i 
denti i genitali . 

L' Alcione è un picciolo uccello , il quale fa il nido alla riva del Ma- 
re , e per que' pochi giorni, che quivi fi trattiene , ceffa ogni vento, ed 
ogni tempefta-, renando il Mare, ed il Cielo tranquillo, e fereno ; però 
è indizio di tranquillità , e di pace ; onde metaforicamente giorni alcioni 
fi chiamavano dagli Antichi quelli , ne* <juali il Tribunale fi quietava , e 
fi pofavano i Litiganti . 

Il Canoro -, il quale perfeguitato da' Cacciatori , come fcrivono alcuni, 
co' denti fi mozza i genitali , fapendo per quelli efler da loro perfeguita- 
to, -è indizio di gran defiderio .di pace, ed ammonizione a ferrar gli oc- 
chi alla perdita di qualche bene , e di qualche utile , ; per amor fuo ; e_» 
fi legge a quello propefito una lettera di Sapore , icritta a Coltantino , nella 
quale lo eforta a lafciare una parte del Regno dell' Afia , per vivere in 
pace , con 1* efempio di quello animale irragionevole , il quale per pri- 
varli di fofpetto., fi taglia quel membro, -che Io fa Ilare inquieto. 

"P a ex, 

DOnna giovane a federe . Colla delira mano tiene legati ìnfieme uti^s 
Lupo , ed un Agnello , fotto ad un giogo mede-fimo-, e nella finiitra 
porta un ramo di olivo . 

Quella figura 'inoltra la Pace effere cagionata dal reggimento de' Prin- 
cipi , che fanno abbaflare 1' arroganza de' fuperbi , e fa-rli vivere fotto il 
medefimo giogo , co' più umili , e meno potenti, .per inoltrare che è fola, 
e propria virtù de' Principi faper far nafeere , e mantenere la pace nelle 
Città, e ne' Regni, la qua! viene fpelfe volte perturbata dall'altezza de* 
fuperbi ; e però Ilioneo orando a Didone pretto Virgilio , nel primo libro 
dell' -.Eneide la loda di quelto capo particolare. E la Pace di noi ltelfi -, 
che nella medefima figura fi può intendere , non è altro che la concor- 
danza de"* fenfi del corpo colle potenze dell' anima , rendendo egualmen- 
te ubbidienza alla ragione chi domina , e dà leggi alle une , ed agli altri, 
E per lignificare l'imperio del Principe , fi fa la figura che fiede , non_3 
potendoli dur giudizio pubDlico , fenza ltar a federe, forfè per conformità 
del detto di Ariitotile , che dice , che k prudenza nell' anima s' introduce 
per mezzo del federe , e della quiete . 



T t 2 Tace 



33* ICONOLOGIA 

Tace. 

Giovane bella , con ghirlanda di olivo in capo . Nella mano delira ter- 
rà la figura di Pluto , e nella finiftra u,n fafcio di ipighe di grano » 
come fi cava da' fcritti di Paufania . 

La corona dell' olivo , e le fpighe di grano , fono fegno di pace , ef- 
fendo quelli frutti in abbondanza folo dove la Pace arreca a gli Uomini 
comodità di coltivare la terra , la quale per la guerra rimane infeconda , 
e difutile . 

Quello volle efprimere quel Poeta « quando parlando del Bue , cfiffe , 
che le opere della Pace ci fono fiate infegnate . E Minerva vien lodataci 
da Giove nelle favole , come vero parto della fua teda , per eflere fiata 
ella inventrice dell' olivo , come Nettuno inventor del Cavallo, effendo 
1' uno per fuflidio della pace , e 1' altro per fortezza della guerra ; per- 
chè il Principe deve più inclinare alla pace de' Popoli , che alla guerra » 
che folo ha per fine l' ifteOTa pace , colla quale fi aumentano , e confer- 
vano le ricchezze : però vi dipinge Pluto finto Dio > e protettore di effe. 

Tace . 

DOnna veftita d' incarnato , tenendo una ftatuetta nella delira mano , e 
la finiltra fia pofata fopra un piedeftallo , ove fia un calice , e con_» 
detta mano follenga un ramo di olivo . 

La fiatuetta moftra , che la Pace è miniftra degli artifizi umani , i qua- 
li non fi poffono imparare , fé non colla fpefa di molto tempo , e fenza 
penfieri di guerra , i quali ordinariamente fviano gli animi dall' acquillo 
degli abiti virtuofi , e la forma eileriore dell' Uomo dà occafione di mol- 
ti artifizi , i quali tutti fono effetti di Pace . 

Il piedellallo mollra , che in Pace fi fortificano i Popoli , e le unio- 
ni fi aggagliardifcono , crefcendo per effa il danaro pubblico , del quale_» 
fi fabbricano poi Teatri , Tempi , ed altre opere di jmagnificenza . 

Si foftenta poi con quella la fede» e l'onor di Dio; il che fi, inoltrala 
col Calice . 

L'olivo, per non replicare molte volte la medefima cofa, dicefi effer 
ritrovato da Pallade Dea di pace » e di quiete ; e però preffo agli Ebrei 
nella vecchia Legge, fra le altri cagioni fi ungevano i Re, eh' erano elet- 
ti pacificamente , acciocché fi ricordaffero di vivere in pace , ed in quie- 
te ; quella (limando la maggior lode , che fi poteffe avere a quei tempi» 
fecondo il detto : Bgx pacificus magnificata* efl . 





PACE 



ro mo &y a r ro . 333 

P A C E . 

Isella Medaglia di *&ugn/lo fi vede /colpita . 

DOnna , che nella finiftra mano tiene un Cornucopia pieno di frutti » 
fiori; » e frandi » con un ramo di olivo» e- nella deftra ha, una facella» 
colla quale abbruccia un montone di armi.. 

Il cornucopia lignifica 1' abbondanza , madre » e figliuola della pace * 
non mantenendoli la careitìa fenza la guerra , né I" abbondanza del vitto» 
fenza 1* abbondanza di pace , come dice il Salmo : Fiat pax in <virtute tua, 
& abttndantia in tnrrtbus tuis . 

Il ramo dell' olivo dinota la mitigazione degli animi adirati» come fi 
è detto più lungamente in altri luoghi . 

La facella » che abbruccia il montone di armi , lignifica 1' amore univer- 
fale » e fcambievole fra i Popoli , che abbruccia , e confuma tutte le reli- 
quie degli odj » che fogliono rimanere dopo la morte degli Uomini . Per 
dichiarazione del cornucopia » ci ferviremo di quello > che abbiamo detto 
nella figura dell' Abbondanza . 

PACE. 

T^ella Medaglia di Filippo . 

DOnna » che nella deftra mano tiene un ramo di olivo » e colla finiftra 
un' afta . 
Per quefta figura fi dipinge la Pace acquiftata per propria virtù > e_* 
valore » e ciò denota V afta che tiene in mano . 

P AC E . 

In una Medaglia di Ve/pa/tano fi vede /colpita , 

DOnna » che da una mano tiene un ramo di olivo » dall' altra il Ca- 
duceo » ed in un' altra- fi vede con un mazzo di fpighe di grano » e 
col cornucopia » e colla fronte coronata di olivo . 

* afe . ■' '*. 

PACE 



554 ICO NO L OC 1 A 

P A CE, 

Isella Medaglia di Tito. 

DDnna) che nella delira mano tiene un ramo di palma « e neTIa fini- 
lira un' afta» 
La palma promette premio a' meritevoli» l'afta minaccia caftigo a' de- 
linquenti, e quelle due speranza» e timore » mantengono gli Uomini iiu» 
quiete * ed in pace » 

P AC E . 



U 



Tacila Medaglia di Sergio Gdlba^ con nome 
di Tace [colpita fta + 

Na Donna di beli' afpetto , che fiede ; « nella delira mano tiene un 
ramo di olivo» nella finillra una clava con lettere-: 

PAX AVGVST. S. C. 



Nota quella figura la Pace acquiftata per valor dell' animo» e per vi- 
gor del corpo; l'animo fi fcuopre nella bellezza, e nel federe della Don- 
na . Il corpo della clava» tiramento, col quale Ercole fole va ^alligare gt° 
inimici» con reprimere 1' audacia de' Malfattori., 

PACE. 



D 



Isella Medaglia di Trajano fi fa [oh-, 

Onna » che colla delira tiene un ramo di olivo , e colla finillra xrn_» 
corno di dovizia . 



ld : in un' altra di Filippo fi vede in Forma di Donna-, che coNa delira 
mano alza un ramo di olivo -, e colla finillra tiene uri* afta con lettere : 

PAX FVNDATA CVM PEK.SIS» 

E di tutte quefte potrà il 'diligente Pittore eleggere quella , che pia 
gli parrà appropofito , ed anche di molte farne una fola , che vedrà me- 
glio poterli fpiegare la fua intenzione» 

PACE 



roma qv arto. & 

P AC e ■■ . 

"Retta. Medaglia, di Claudia*. 

"Nà Donna-»- die abbatta il Caduceo verfo la terra » dove è uà Ser- 
pe ,. con fieri ilravolgitnenti rnoftrando la diverficà de' colori , ed il ve- 
leno, che tiene ., Coli* altra mano ù. copre gli occhi con un. velo » per 
non vedere il Serpe,- con, quelle lettere v. . 

PAX ORB. TERR. AVGL 

Chiamano, i Latini Caduceo , perchè al fuo- apparire faceva cadere_j 
tutte le difcordie » e fu perciò 1' infegna- della Pace . 

Il cuoprirfi gli occhi col velo ,. per non vedere il Serpe ,- dimoftra » 
che la guerra rapprefentata per il, velenofo Serpe » fia nojofa , e d' infinito 
danno ; onde Virgilio nel primo dell' Eneide » fopra di ciò cosL dille.:. 

Trulla faltis bello , paczm te pofcimus omnes .. 

PACIFIC O . 

Vedi alle Beatitudini.- la fettima », 

P A R O L A D I D I a„. 

Del "P. Fra. Vincenzo lìicci M, Oi. 

DOnna vaga, e bella, che feminerìL il grano in un bel campo, e neh?' 
altra mano avrà una fpada acuta- Le farà z' piedi l'archipendolo , 
Vicino, le farà, un vafo di argento , una face accefa , ed un fonte . 

La fagra parola di Dio » quale i- Predicatori Evangelici fèminano alle 
gentil è di' tanto frutto*, e tanto utile , che le riduce molte fiate alla-j 
ftrada di falute » ed è così vaga , e adorna ,. che fi dipinge da Donna belr 
là», perchè rende colme di beltà le Anime Criftiane ■,-. né fènza miftero da 
Grido Signor noli ro fi.- reca per geroglifico della fua. parola il grano fé- 
minato ». come facciamo a fua. imitazione ,- perchè il grano adorna' il ter- 
reno »- lo corona ,. lo feconda, e cagiona, che fi tolgano da lui i ce(pugli> 
e quanto di male naturalmente germoglia , e che nei. tempo di Primavera, 
verdeggi ,- e pofcia. fé ne faccia raccolta, fsrtiliilìma-,- come fei appunto la. 
parola di Dio , che fradica daJla terra dell' anima noftra L ? erbe cattive 
de' noflri. vizi, finché fi giunga alla, deiiaia melfe del Cielo,. 

Sagra. 



3^5 ICO NO LOGIA 

La Sagra parola del Signore è di valor tale, che è atta ad attinger le Anime 
Criftiane dal profondo dell' oltinazione . Ella è fonte , ove fi guitano acque 
dolciffime di meriti , e grazie . E' fiume colmo di argentei liquori di fa- 
vori divini . E' ameno prato , ove campeggiano i veri fiori di beni fpiri- 
tuali . E' luogo, ove trovanfi le più pregiate gemme delle virtù, teforo, 
ove fono tutte le ricchezze di noftra falute ; ed in fine la Santa ParoIa_j 
di Dio è cofa in vero pregevoliflìma , e di fmifurato valore , giovando 
in maniera grande alla falute delle genti ; ficchè una fiata il gran Segre- 
tario di Crirto nelle fue rivelazioni vide il Figliuol di Dio in mezzo di 
fette candelieri di oro , nella delira mano aveva fette ftetie , ed in bocca 
aveva una fpada acuta d' ambe le parti , ma la fua voce era in guifa del 
fuono delle acque. Apoc. i. v. 13. Et converfm vidi feptem candelabra au- 
rea , <& in medio feptem candelabrorum aureorum fimilem filio hominis &c. , & 
vox illius tamquam vox aqnarum muitarum . Che vuol dire , che flava in_, 
tanta maeftà il Figliuolo di Dio ? non peraltro, che per moftrare la gran- 
dezza , ed eccellenza della fua voce , eh* era in maniera del fuono delle_> 
acque, quali mandano, e polifcono tutte le macchie, come quella le lor- 
dure , e bruttezze de' peccati . Qyal fa altresì P ufficio di luce del Mon- 
do, come ombreggiò il Profeta Reale Pfal. 118. v. 105. Lucerna pedibus 
meis verbv.fn tmtm . Sappiamo bene , che la luce in tempo di notte cagio- 
na diverfi effetti negli uccelli , e nelle fiere ; fé fi mofira a quelli , torto 
divengono piacevoli , e facilmente fi prendono ; ma fé fi moflra alle fiere, 
come Lupi , Orli , o altri , in un baleno fi pongono in fuga , divenendo 
più fieri ; cosi accade alla Santa parola del Signore , eh' è luce del- 
le anime , fé P odono i buoni fi lafciano prendere , rendendoli manfueti , 
ed oflervanti ; quindi diceva il Salvatore . Joan. 8. v. 47. J>?« ex Eo efl 
verba Dei audit , propterea. vos non auditis , qui ex Deo non eflis . 

Diverfi effetti pofeia cagiona a' reprobi ; imperocché ad udire di quel- 
la fi danno a fuggire dalle virtù » e ne rimangono fieri nelP oltinazione . 
Lucerna , e lume fplendiffimo chiamò peranche la parola del Signore il 
Padre Sant* Agoftino ; la chiamò altresì margarita preziofa , ingemmando 
le anime Criltiane ; la nominò faetfa , che pàlfa i cuori , fpada infuocata, 
e feme , col quale fi generano i fedeli . La euflodia della parola" del Si- 
gnore^ dice P iftefib) iti Tfal. 118. fi deve fare co» P operazione de' 
precetti, che malamente fi cuilodifcono nella memoria, non fi tengono in 
cuftbdia , e non fi oflervario colla Vita . 

Chi fi pafee della parola di Dio non cerca pàfcòlo terreno ; riè può 
cercare pane del fecolo , chi gufìa , e fi fazia di quello dei Signore , dice 
S. Ambrogio, ferm. 40. Come pofìfono efler dolci le parole d' Iddio nelle 
tue fauci , fé vi è P amarezza del peccato? dice il medefimo 2» T>/. 118. 

Più col cibo della parola di Dio fi- deve faziaY la m'ente , che avrà 
da vivere in eterno, che faziar la carne di cofe terrene, che avrà da mo- 
rire , dice Gregorio Papa Hom, 6. fup. Ev. 



anjma 



TOMO Q_V ARTO. 55 7 

L* anima» dice Bernardo fuper cant. 85. che cercala parola del Signore j 
alla quale attente nella correzione , con che s' illumini nella cognizione» è 
invitata alla virtù» e fi riforma nella fapienza . 

Ora ben dunque fi dipinge la parola di Dio da Donna » che femina il 
grano, perchè quello è fimbolo dell' elezione » fecondo Zaccaria Profeta» 
9. v. 1 7. Quid enìm bomim ejus efl , quid pidchrnm ejxs , nifi frumentoni eletto- 
rum : Perchè gli eletti fon quelli » che volentieri fentono quella Santa pa- 
rola di Dio » e la riferbano nel cuore » e di quindi ne attingano beatitu- 
dine di Cielo , Lue. 2. v. 28. Beati qui audiunt merbum Dei , <&• cuftodimil 
illud . 

La fpada nelle mani è proprio geroglifico della parola di Dio , ef- 
fendo così acuta » e penetrante a' cuori , eh' entra in quelli più de!la_j 
fpada , come ben dice Pierio » quella effere geroglifico della parola » 
iib. 42. ibi de glad. Diogene ancora diife » la fpada compararli alla_a 
parola » ficchè fentendo ragionare un Giovine bello di cofe cattive » gli 
difle : 2yo« te pudet ex eburnea vagina plumbeum gladium exerere ? E nelle--* 
{acre carte pur ritrovali Pf. jo. v. j. Lingua eortim gladius acutus : ed al- 
trove Pf. 63. v. 4. Exacuerunt ut gladium linguai fuas . Parola tanto giù- 
fta di più » e retta è quella del Signore , che al giufto » ed alla rettitu- 
dine dirizza . Quindi vi è V archipendolo » eh' è mifura » quale aggiuiìa^. 
P artificio delle fabbriche : oltre ciò è queila , qual altro finiflimo , e me- 
dicinale unguento , che toglie dalle piaghe il dolore » e le fana » fanando 
così le ulcere de' peccati , e togliendo via il dolore delle pene infernali» 
avendo così fanato tutti gli ulcerati » e feriti dall' infedeltà . 

Vi è la face accefa » perchè la parola del Signore illumina tutte leg- 
genti » e le conduce pel diritto » e vero fenderò del Paradifo ; e per fine 
vi è il fonte , le cui acque fmorzano la fete , cum' ella i mondani defi- 
derj , e naturali inclinazioni cattive » ed è peranche un acquedotto » che_« 
giunge al vallo Mare del Paradifo . 

Alla Scrittura Sagra . Si raflembra la Parola dì Dio al grano » che fi 
femina in bel campo» eh? in tal guifa la raflembrò il Salvatore. Lue. 4. 
v. 9. Exiit » qui fenr.ìnat Seminatore femen fuum ; ed altrove Mar. 4. v. 17. 
Qui feminat verbum feminat &c. , & hi » qui fuper petrofa femìnantur : qui cunu> 
audierint verbum , flatìm cum gaudio accìpiunt illud , La fpada acuta » a cui 
fu pareggiata da S. Paolo . Heb. 4. v. v. 12. Yvmì$,\ & efficax efl [ermo DeU 
& penetrabilior omm gladio ancìpiti . L' archipendolo per la rettitudine Pf. 
32. v. 4. Quia recium efl verbum Domìni » ó" omnia opera ejus in fide. 11 
vafo di unguento, perchè fana. Idem ic6. v. io. Mifìt verbum fuum » & 
fanavit eos . La face , o lucerna accefa» che lucerna la divisò il Savio. Pr. 
30. v. 27. Lucerna Domini fpiraculum hominis , qua invefligat omnia fecretaj, 
i ventris . E per fine vi è il fonte » a cui peranche ratfembrafì detta parola 
del Signore . Eccl. I . v. 5. Fons fapientite verbum Dei in excelfis » ingrejfus 
illius mandata eterna . 



V v fcA-RSI- 



558 



ICONOLOGIA 



PARSIMONIA. 



Di Cefare V^pa. 




tarlp . 



-P arsi mania. 



DOnaa di età virile » veftita di abito fempliee-, e fèrrea ornamento al- 
cuno. Colla delira mano tenga un compalTo » e nella flniltra una__a> 
borfa piena dì denari legata» con una cartella rivolta in bei giri »• con_* 
un motto , che dica » IN MELIUS SERVAI . 

Parflmonia è una delle due parti principali della liberalità, che confitte- 
nel ritenerli dalle fpefe » ehe non fono il mezzo: Majoretti cenfu defìtte cuti* 
turni , dice Orazio Sat. j. 1. 2. cioè lafcia andare le fpefe fuperflue » mag- 
giori dell* entrata ; il che Ct fa colla Parflmonia, la quale delle quattro par- 
ti della prudenza , che confiftono intorno i beni di fortuna » tre ne poflìe- 
de: l*{am circa, bàttiti» prudentia qmdrnpliciter fé gerit » mm aut adifcitm bom<, 
aiti tmtiw » aiti adaitget » aut prudente? utitur ? hi pmdentia aliammque <virtutum. 
flint cananes ; talmente che fé li canoni della prudenza » circa la facoltà * 
fono di quattro- forti » fecondo. Plutarco ad. Appollonio , ovvero quando fi 
acquila la roba» o fi conferva» o fi accrefce » o fi adopera prudentemenr 
te : certo che la Parflmonia prudentemente adopera la roba , L' accrefce • 
e. la conferva » Efchine Filofofo Socratico foieva avvertire ,. che da fefteffo 

pigliava 



TOMO •gjV A R TO. 33$ 

pigliava ad ufùra con lo.fminuire la fpefa, circa il vitto * conforme u^a 
quel detto : Magnum vebligal Tarfimonia ; gran tributo ha la Parfimonia , 
poiché ottima risoluzione è per accrefcere l'entrata, il riformar le fpefe, 
e però Ariftotile dà per configlio alle Comunità , che fi ufi la Parfimo- 
monia in quella maniera , fecondo -la traduzione del Mureto : Trìmum qui- 
dem noffe oportet quantum >ex quaque re -Civitas capìtat : l^oti effe debent fum- 
ptus , quos facit Cìvitas , ut quis fiipervacanetts extollatur , fi quìs jujìo major mi- 
miatwr . Opulentiores enim fiunt non iì modo -, qui ad opes aliquid addant , fed 
ii quoque qui de fumptibus detrahunt . Cosi i capi di famiglia -devono pri- 
mieramente confiderare 1' entrata, che hanno , e poi aver riguardo .alle_j> 
fpefe , che fi fanno per .cala-, per torre via le iuperflue , e fminuire quel- 
le a che fono maggiori del dovere-; imperciocché diventano più ricchi, non 
folo coloro , che aggiungono alla roba qualche cofa , ma quelli ancora che 
fi levano dalle fpefe ; ed in Seneca de tranquillitate cap. 9. appropofito del- 
la Parfimonia è quell'altra belliflmia fentenza , che così dice.: Tiacebit autem 
bac nobìs menfura , fi prius Tarfimonia placuerit , fine qua ullte opes fitjficiunt , 
me ullte fatis patente 

Si fa di età virile , perciocché in quello fiato 1* -Uomo è fatto capace 
di ragione -, e opera fecondo 1* utile , e onore . 

L' abiro femplice , -e fenza artifizio, denota-, che la Parfimonia è lon- 
tana da ogni fpefa vana , e fuperflua ; onde -fepra di ciò S. Ambrogio ad. 
Vercellen. cosi dice : Inibii tamen necéjfarium , quam tognofiere quod fit ne- 
sejfarium . 

11 compatto lignifica P ordine , e mifura in tutte le colè , perciocché 
liccome il compatto non e£ce .punto dalla -Tua .circonferenza ; cosi la Parfi- 
-monia non eccede il modo dell' oneilo , e del ragionevole. 

La borfa col motto in melius fervat , dimoftra , che è -maggior indu- 
ilria , e onore il confervar quello , che fi ha , che acquiilare quello che 
manca , come dimollra Claudiano lib. 2. In Stilicon, 

Ths efi fervaffe repertum 
' Quam quafijfe decus novitm — — 

E Ovvìdio lib. 2. de *Arte amandi . 

T^pn minor ejl <virtus , quam qu&rere, parta tnerh 
Cafus inejì illic » bic erti artis <qpus* 



PARZIALITÀ', 

Iti Cefare Hipa, 

DOnna brutta, che tenga la delira mano ferrata, e il braccio alquanto 
raccolto verfo il petto , e il finiltro ilefo colla mano aperta ; e per ac- 
conciatura del capo av-rò una cartella con un motto , che dicaj E.ADEM NON 

V v 2 OMNI- 



( 



540 ICONOLOGIA 

OMNIBUS . Terrà il vifo rivolto , e che guardi dalla parte fimftra . 
Sotto li piedi abbia un paio di bilance . 

Parzialità è vizio, ed è contrario alla giuftizia , ettendocchè non dà a 
tutti quello , che gli fi conviene , come beniflimo lo dimoftra il motto 
lopraddetto ; e S. Tommafo fopra di ciò in fecunda fecundx q. 6*5. art. 4 
così dice : acceptia perfonarum efi imequalitas jujìit'ue dijlnbuti'vx , inquatitm-* 
diquìi attribuitur alieni pneter proportionem . 

Brutta fi dipinge , perciocché in effa fi comprendono molti vizj ; onde 
Origene fopra il Salmo 37. Omel. 1. dimoftra, chela bruttezza della fac- 
cia è figura del peccato difordinatamente commefiò , ed effendo la Parzia- 
lità peccato graviflimo dell' ingiuftizia , le fi conviene 1' efler bruttifll- 
ma i e abominevole ad ognuno ; e Cicerone in 3. Tufcu. Kljhil efi malum * 
nifi quod turpe , aut vìtiofitm efi . 

H tener la deftra mano ferrata , e raccolta , e la finiftra ftefa , e aper- 
ta lignifica i che la Parzialità opera non fecondo la giuftizia , che con fom- 
ma perfezione dà con ambe le mani a ciafeuno quanto gli fi conviene ; 
ma guidata dall' intereffe , o altra perverfa caufa « diftribuifee ingiufta- 
mente , fenza avere riguardo al giudo , e al ragionevole ; come benifli- 
mo teftifica Innocenzo lib. 2. De Militate conditionis humanx . Vos non atten- 
ditis merita caufarum , [ed perfonarum , non jura , fed mimerà , non quod ratio 
diflet , fed quod voluntas affecìet , non quod fentìat 1 fed quod mens cupiat , non 
quod liceat , fed quod libeat . 

Il tenere il vifo rivolto dalla parte finiilra dimoftra che il Parziale 
non ha l' animo retto, né di volgere la mente al vero , ma più a uno» 
che all' altro , come parziale , e nemico del bene operare ; onde Aristoti- 
le nel primo libro della Rettorica a quefto propofita, così dice: ~4mor,& 
odiarti & proprium commodum f£pe facitmt 'Judicem non cognofeere merum . 

Le bilance fotto li piedi fignificano tanto più la perverfa natura di que- 
lla pelle ; poiché efifendo continuamente contraria al giudo, con aifpregio 
cerca, di conculcare la retta giuftizia . Si potrà ancora , per fare differente 
quefta figura » oltra il tenere le bilance fotto li piedi , che colla finiftra_a 
mano porgefle qualche ììono ad un fanciullo di bellifsimo afpetto , nobil- 
mente veftito,e coronato con una ghirlanda di alloro je che colla deftra ma- 
no fcacciatfe con una sferza un altro fanciullo fimile al primo » e coro- 
nato di alloro anch' egli , che ciò dimoftra il merito dell' uno , e l* altro 
fanciullo ,. e la mala inclinazione , e opera perverfa di quefta iniqua , e_^ 
fcetlerata Parzialità . ( a ) 

.De* Fatti % vedi ìngtufimtt, 

PAS- 

in ■ . - . .-- . _ -. 

£a) Nell'Edizione di Parma fi vede rapprefentata la Parzialità : Dorma de 
calca fotto i piedi delle Bilancie . Premia un Genio riccamente veftito , V ignoranza di 
cai è caratterizzata per le orecchia di dfìno , che gli fi •vedono in tejla . A cclpi di 
sferza feaceta un altro Genio ignudo , // merita del quale i denotato nella corona éa al- 
loro , che ha fui capo . 



TOMO QV ARTO. 341 

PASSIONE DI AMORE. 

Dì Cefare I{ipa . 

DOnna , che con una mano tiene una verga » e coli* altra una tazza . 
E appretto di fé da un lato vi faranno Leoni j Orli , Lupi , Cigna- 
li , Cani , e limili ; e dall' altra parte molti fafsi . Si prende per la paf- 
fione di Amore Circe, come narra Ovvidio , e dittero gli Antichi efle- 
re una Maga potentifsima , che trasformava gli Uomini a fua voglia ; e 
vollero , come abbiamo detto , lignificare con efla la pafsione di Amore . 

Tiene la verga , perchè Omero nel libro x. dell 1 Oditt*. finge che la 
detta Donna avendo dato a bere un fuo liquore ai compagni di Ulifle 1 toc- 
cato loro il capo colla verga , li trasformafle in Fiere . 

La tazza è per dinotare quei fughi di erbe , e bevande , coi quali fi di- 
ce > che faceva ufcire gli Uomini fuori di fé ; rendendoli a guifa di fafsi, 
e brutti animali : fopra di ciò ne ragiona Ovidio xiv. lib. Metamorf. con 
quelli verfi : 

2\(ec mora : mifcerì tofìt jubet ordea granì* 
Mellaque vimque meri ; cum lacìe coagula prejlfo » 
ghtique fnb hac lateant furtim dulcedine fuceos * 
*Adìicìt , accipimm [aera data poetila dextra . 

E Virgilio nel 7. 

Urne exaitdiri gemitus » iraque Leomtm 
Vincla rectijantitm , & [era Jkb notte indentimi 
Sttigerique fuis , atq»e in prxfepìbus "Drfi 
Stevìre , ac form.-e magnorum ululare Lupomm : 
®Hos hominum ex facie Dea f.vua potentibus berbis 
Induerat Circe in vultas , ac terga Feramm . 

II che dinotano i diverfì animali , e la moltitudine dei falli ; ficchè fi 
deve confiderare » che la fopraddetta figura è una efprellione della Pausane 
di amore , la quale prende dominio in quegli Uomini , che fi lafciano 
oziofamente pigliare col gufto di cofe dilettevoli » e piacevoli al fenfo , 
che offufea 1' intelletto , e loro toglie in tutto la ragione ■> rendendogli 
quali brutti animali di fpezie diverfe , conforme alla loro naturale inclina- 
zione, colla natura di quella, e di quell' altra forte di animali ; così gì* 
iracondi fi dicono diventar Orli , e Leoni j i carnali Porci ; gì' invidio!! 
Cani ; i gololi Lupi , e altri . 

Se* Fatti > vedi *Amore impudico » 

PAZIENZA 



34* 



ICO N LO U i A. 

A Z I E N Z A . 
Di Cefare Bjpa, 




J* a z / r /? z a 



DOnna di età matura, a federe fopra un fatto » con un giogo in ìfpalla«> 
e colle mani in modo , che moftri fegno di dolore , e colli piedi 
ignudi fopra un fafcio di fpine . 

La Pazienza fi fcuopre nel fopportare ì dolori del corpo , e dell' ani- 
mo : però fi dipinge la prefente figura in quelt' atto. 

Le fpine fono quelle punture , che toccano nell' onore, o nella roba* 
o nella vita 9 le quali febbene pungono i piedi , cioè danno faftidio nel 
corfo degli affetti terreni ; nondimeno lafciano libera la tefia , e le altre 
membra più nobili» perchè un' anima ben regolata, e ben dilpofta fopra 
la. (labilità della virtù , non prova il danno fondato nelle cofe terrene . 

Il federe fopra il fallo dimoirra elTere dura colà faper reggere !a_^ 
Pazienza con animo tranquillo , ma che facilmente fi fupera . 



Tazienza . 



D 



Onna veftita di berrettino, accompagnato col tanè , con un giogo 
in ifpalla in fembiante modello , e umile . 
La Pazienza confitte in tollerare fortemente le cofe avverfe .• ed è uno 

de* 



r o m o >■ qv a r r o. ^ 

de* principali effetti della fortezza, la quale fi fiende fin' al foffrire il gio- 
go della fervitu , coli' animo intrepido , e collante , quando la neceffità lo 
richiede . Però fu da' Savj notato Catone di animo vile , perchè volle 
uccidere fé Ite fio , piuttafto che vivere fotto il governo del Tiranno. 

Il veftimento. del colore fuddetto lignifica Pazienta » per avvicinarli 
molto al nero , il quale nota in quello propofito mortificazione , mala^s 
foddisfazione , e dolore ; nondimeno perchè la virtù fra le avvertita non 
fi fmorza affatto , fi deve fare di colore berrettino , che ritiene quella po- 
ca di vivacità, che è la fperanza di cambiare fortuna fra le miferie » ed 
è un afpèttare all' oceafo del Sole ,. che di nuovo forga la luce bella * e^j 
chiara , per illuminare il giorno ofcurato nelle miferie . 

Il giogo è fignificativo della Pazienza,, la quale come fi è detto , fi 
efferata folo nel tollerare le avvertita con animo collante , e tranquillo; 
ed in quello propofito ditte Crilto noltro Signore , che il fuo giogo era 
foave per il premia, che fi afpetta dopo 1' offervanza de' fuoi Santi Co- 
mandamenti , che fono un giogo , al quale volentieri fottomette il collo. 
ogni Crilliano * che abbia zelo, dell' onor di Dia* 



4 "Pazienza . 

DOnna con un torcio accefo in una mano , colla quale verli cera li- 
quefatta fopra 1' altro braccio ignudo » e appiedi per terra vi fa- 
ranno alcune lumache, le cfuali fi pongono per la Pazienza, per feordar 
ì tempi, e itarfi molti giorni rinchiufe nelle loro cocciole ? finché viene 
il tempo appropofita di ufeir fuori . 

"Pazienza* 

DOnna vellita di berrettino , colle mani legate da un pajò' dr manet- 
te di ferra , e accanto vi farà uno fcoglio , dal quale efea acqua a" 
goccia , a goccia , e cada fopra le manette di detta figura . Per la qua- 
le fi mofira , che ad un Uomo , che fa afpèttare, ogni eofa fuccede felice- 
mente* ancorché i principi di fortuna fiano eattivi ; aiutati poi da qualche 
favore del Cielo* che non lafcia mai fenza premio- i meriti dell' Uomo* 
in un punta nafee quel bene » che molti anni fi era invano defiderato . Di 
quella forte di Pazienza , e dell' efito felice , abbiamo de noflri memora- 
bili efempi nella Corte di Roma * eflendo folo per la Pazienza di un af- 
fidua fervitu » molti arrivati all' onore del Cardinalato ,• e di altri titoli, 
e gradi importanti della Gerarchia Ecclefiaflka ; ave come Città fabbricate 
nelle alte montagne , fono efpoiii agii occhi di tutto il Mondo, e hanno 
occafione di farli chiari per la virtù dell' animo , come fona celebri per 
là dignità , e grandezza citeriore . 

Ma quando non fuccedeue che alla Pazienza folle guiderdone la liber- 
tà in quella vita , come ù vede cosi fpeùo r che la forza dell' acqua con- 
filmi il ferra ; non, dobbiamo però perderci di animo , parlando con quel- 

, li ». 



544 ICONOLOGIA 

li 5 che drizzano la loro ferviti a buon fine , e non all' ambizione * vi- 
vendo viFCuofamente , fapendo le promette fatteci per la bocca di Crifto 
Nollro Signore, che confiftono in beni non corruttibili, dicendo : In par 
tientia vefìra poffidebitis anìmas veflras , e che è folito caftigare , e correg- 
fe ( ' in quella vita quelli", che ama , e defidera premiare nell' altra . [ a J 

FATTO STORICO SAGRO. 

ERa Giobbe Principe foprammodo ricco , ed altrettanto virtuofo . Il 
Demonio invidiò il fuo felice (lato , e per permiffione di Dio , egli 
tutto operò per renderlo il più mifero Uomo , che nella terra vivefse . 
Gli fece rubbare da' Ladri le Greggi , bruciar le Pecore con fuoco venuto 
dal Cielo , portar via i Cammelli da' fuoi nemici , e morir tutti i fuoi fi- 
gliuoli fotto le rovine di una Cafa , fatta cader nel tempo , eh' elsi fi tro- 
vavano a tavola . Ricevè Giobbe tutte quelle funefte novelle in un tempo 
medefimo, fenza però , che la fua virtù punto vacillafse . Anzi egli allora 
prollefofi in terra, benedifse il Signore, dicendo -- Iddio me l'aveva__» 
donate , Iddio me l' ha tolte : cosi a Dio è piaciuto ; fia per Tempre il 
fuo Santo Nome benedetto — Inafprito per tal maravigliofa pazienza fem- 
preppiù Io Spirito maligno , ottenne dall' Altifsimo di poterlo afsalire nel 
proprio corpo ; quindi Io percofse con orribil piaga , che tutta la vita gli 
circondava , riducendolo a federi! fopra di un letamaio , ed a levarli con_j 
un rottame di terra cotta la putredine , che fcaturiva dalle fue piaghe , 
ed i vermini che vi fi formavano ; non reftandogli allora di quanto nel 
Mondo pofsedeva , che la fola fua Moglie ; e quella era a lui rimalla , 
non già per confidarlo , ma per maggiormente tentarlo , ed indurlo ad 
impazienza. Poiché quella Donna, giudicando da quelle difgrazie , che la 
pietà del Marito fofse vana , s' ingegnò di farlo prorompere in parole di 
beftemmie , e di difperazione . Ma Giobbe Tempre collante , ed immobile, 
refillè gagliardamente , e fi contentò per farla tacere di dirle — Tu hai 
parlato a guifa di femmina llolta ; poiché fé noi abbiamo dalla mano di 
Dio ricevuti i benefizi , perchè altresì non ne riceveremo . le difgrazie ? 

Per 

n i ■ '■' ili ■ '■'■ ' 

( a ) Figura il P. Ricci la Pazienza : Donna , che fia vefiendofi una bella vefie . 
Ha una bella gioja nel petto . Tiene la faccia rivolta verfo il Cielo . Ha un raggi» 
lucente fulla te fia ; ed ha i piedi legati . Le fi vede fiar dietro un Domo , che ha tira- 
ta una faetta , e fia in atto di tirarne un altra . fenzacchè Ella punto fi volga , e_. 
Jene dolga . 

Fignra altresì la Pazienza , o Tolleranza nelle tribolazioni : Donna , la qua- 
le fia con ì ceppi ai piedi , con faccia allegra rivolta verfo il Gelo , daddeve le fi 
apprefia una corona . Tiene alle orecchia due bellifsime pietre preziofe . Con una mane 
mofira un galante ramofcello di fiori ; e l' altra la tiene alzata verfo il Cielo . Sta fe- 
dente fopra una pietra quadra . E' tutta piagata ; ed ha indofso una vefie lacera . Sì 
mira a' fuoi piedi un boccale dì acqua con un fol pane fopra . Vicino a lei fi vedej 
una Staterà , che trabocchevolmente pende ed pefo . 



7 0M0QVART0. 54 ? 

Per farlo giungere innoltre all'ultimo grado di afflizione» e d'impazienza, 
fi unirono altresì tre fuoi mali Amici ; ma feppe ben egli confonderli . 
Fu cosi cara a Dio la Pazienza coftantifsima di Giobbe , che fi compia- 
cque di giuftificarlo , e di premiarlo , e in una maniera pubblica , e ma- 
nifeltà a tutte le genti., con rendergli afsai più di .ricchezze , di onori, di 
fanità, e di prole , che.'l Demonio non glie n'aveva ■levato. Giob, 

FATTO STORICO PROFANO. 

; il , ■'.•■;. 

SOcrate, gran lume della Gentilità, alcune volte difputando, fu mala- 
mente battuto , fenzacchè egli ne facefse rifentimento alcuno . Aven- 
dogli uno dato un calcio , non fi turbò . Efsendogli riferito che un cer- 
to fuo malevolo aveva pronunciate molte ingiurie contra di lui ad A me 
non ha detto , rifpofe-, perciocché di nulla di ciò eh' egli ha detto fono 
io consapevole^ Volendo gli Ateniefi aumentarla Città, che per le mol- 
te guerre era feema di. gente , vollero che ogni abitante in Atene due_^ 
mogli avefse . A Socrate toccarono due le più inquiete , e maligne fem- 
mine del Mondo , che tutto giorno mettevano a prova la fua innarriva- 
bil Pazienza , fenza aver potuto ottenere di fcuoterla punto . Un dì una 
di quefle chiamata Santippe , al Filofofo picchiante alla porta di cafa , get- 
tò le lavature delle fcodelle addofso , ed egli ciò con pazienza foffrendo * 
fi fcofse la velie , e niente altro difse , fé non fé c=! Sapeva ben io che 
dopo i uoni ne vien la pioggia, .=: Laerzio . 

PAURA. 



D 



Di Cefare B^pa . 

Onna con faccia picciola , e fmorta. La picciolezza arguifeè, cornea 
dicono i Fifonomilli , pufillanimità . Starà in atto di fuggire coilj 
fpavento , e colle mani alzate in alto . Avrà i capelli drizzati , per 1' ef- 
fetto della paura ; ed alle fpalle vi farà un moilro fpaventevole . Si può 
vedere quanto fi- è detto del timore - e dello fpavento , i quali fono affet- 
ti o fimiiiffimi , o l' ifìeffi , colla differenza folo del più , e del meno . 

FATTO STORICO SAGRO. 

AL comparire dell'ombra di Samuele, ed alle lue minaccevoli parole, 
fi atterri in modo Saul , che cadde per terra , né volle prender ci- 
bo * benché fi trovaùe in una gran debolezza . Dalla paura rovefeiò affat- 
to nella diiperazione , che lo conduffe a miferando fine . i. de' I{e cap. ji, 

X x EATTO 



3 $6 



ICONOLOGIA 
FATTO STORICO PROFANO. 



T Aurea Campana venuta a parole con Claudio Afelio Soldato Romano, 
bravando » e minacciando , come fé un Marte fotte flato , lo sfidò 2 
combattere fuori di porta Capena . Il giorno del duello vi fi adunò gran 
numero di gente ,. penfandofi ognuno di ammirare gran prodezza . Tutto 
però fu il contrario ^ giacché non prima vide Taurea il nemico in fàccia» 
che {pronato fortemente il Cavallo , paurofamente fèn fuggi » volgendoli 
fempre addietro per tema ». che l' inimica lo infeguitfe . Svetonio . 

FATTO FAVOLOSO. 

LAodamìa figliuola di A caffo amò così ardentemente Protefilao Re dell' 
Epira, che dopo la morte di lui defiderò con gran vivezza di ri- 
vederlo Fu efàudita dalli Dei r e 1* ombra di Protefilao le comparve t ma 
ella a tal veduta da tanto fpavento fu forprelà , che ne refiò priva, di 
vita- . Omero * Ovviti. %4u[otu Igm, Properzio , Catullo » &c 




PAZZIA 



TOMO QV A R T . 
PAZZIA. 

Dì Cefare Ripa . 



. , : : 



347 




farI«Morù>tti Jet- 



/>(! Z Ziti 



farlo /jrranJLVurz/k 



UN Uomo di età virile -, veftlto di lungo i e dì color nero . Starà rì- 
dente j ed a cavallo fopra una canna . Nella delira mano terrà una_j 
girella di carta , ftromento piacevole , e traftullo de' fanciulli , i quali con 
gran Itudio lo fanno girare al vento . 

La Pazzia fi fa convenientemente nel modo fopraddetto | perchè non 
è altro l' elTer pazzo » fecondo il noftro modo di parlare * che far le cofe 
fenza decorose fuori del comune ufo degli Uomini , per privazione di 
difeorfo , fenza ragione verifimile , o (limolo di religione . Quindi è , che 
li dice comunemente efler meglio efercitare la pazzia con molti , che_> 
efler favio con pochi ; perche mifurandoll la noftra faviezza dalla no(tra_j 
cognizione , e conofeendofi più ordinariamente in molti , che in pochi , 
pare che quelli 9 e non quelti fi debbano feguitare : perciocché il più degli 
Uomini mifurando la bontà delle azioni altrui colle fue ■> approvarà que* 
coftumi, che a' fuoi fi aifomigliano ; onde è neceifario , per acquiltare_» 
quello buon concetto , all' opinione di altri nelle fue azioni accollarli . Quin- 
di è , che negli onori uno fi itima felice , perchè dal maggior numero 
degli Uomini quelli fono ltimati gran parte della felicità; nella povertà 
fi giudica ciafeuno mefehino » perchè da molti tale fi vede riputato ; e di 

X * 2 quella 



348 ICONOLOGIA 

quella pazzìa , e dì quella faviezza » fi parla Tempre dagli Uomini 5 non_» 
badando le ali del noltro fapere a conofcere quella , che è netta da que- 
lli accidenti , e di quelle intenzioni ; onde riputandoli faviezza nella Cit- 
tà ad un Uomo di età matura , trattare de* reggimenti della famiglia , e_» 
della Repubblica ; pazzia fi dirà ragionevolmente 1' alienarli da quelle azio- 
ni , per efercitare giuochi puerili , e di niun momento ; tuttocciò fi confa 
col parere di Orazio, Satira 3. lib. a. 

«^Edificare cafas, ptojlello adpmgere mwtcs » 
Ludere par impar , equìtare in arundine Unga » 
Si qitem delefiat baibatum . amentici ver/et . 

Ma in quanto alla comune opinione degli Uomini» ci dobbiamo guar- 
dare di non lafciarfi ingannare dalle falfe opinioni del volgo » contrarie-* 
alla vera virtù , quantunque il volgo fia ia grandiflìmo numero » che inn> 
aita è la turba, de* fciocchi . 

Il rifo è facilmente indizio di pazzìa » fecondo il detto dì Salomone ; 
perciò fi vede » che gli Uomini riputati favi » poco ridono ; e Crìllo No- 
ltro Signore » che fu la vera faviezza » e Capienza 1 non fi legge 5 che rì- 
de fie giammai . 

PAZZIA, -j^m ^ . 

Come rapprefentau nell* Incoronazione del Tetrarca. 

UNa Giovine- Icapjgliata » e fcalza •» con una pelle ài Orlo acì armacol- 
lo . Il veltimento di color cangiante .. Nella delira mano terrà un.i_j 
candela accefa » avendo vicino il Sole . 

Pazzia» è come generale di ogni alterazione » che cade nella mente_> 
dell' Uomo » o per malinconìa » o per iracondia » o per dolore » o per ti- 
more » o che viene da imperfezione naturale . 

Giovane fcapigliata » e fcalza fi dipinge » perciocché il Pazzo non llì- 
ma fé medefimo » né altri» ed è lontano da ogni politica converfazione » 
per non conofcere il hene di quella » e non per fine di contemplazione » 
o difpregio del Mondo , per amor di Dio ; e ciò dico per rispetto di quel- 
li» che avendo già domati gli affetti loro , per la converfazione » fi riti- 
rano a vita folitarìa . 

Il color cangiante del vefrìmento denota ìnflabilìtà » che regna nella..» 
pazzìa . 

Jua pelle dì Orfo , lignifica, che ì Pazzi perìoppiù* fono retti dall'ira» 
pcr-.iocchè fi veggono quali continuamente far diverfe ltravaganze . 

i.i;ne colla .finiitra mano una candela accefa vicino al Sole» perchè è 
fegat* veramente di pazzia prefumere dì vedere più per forza di un pic- 
ciolo 



TOMO Q_V A R T 0. 549 

ciolo lumicino» che per mezzo della gran virtù del Sole» che sì mirabil- 
mente rifplende . [a\ 

FATTO STORICO SAGRO. 

NEI fuggire David dal fuo perfecutore Saul s' incontrò ad entrare in 
Get » dove rifedeva Achis Re de' Filiftei . Penfava forfè di efsere_j 
ivi ficuro ; ma da alcune parole de' Servi di Achis» che lo avevano rico» 
fciuto per il loro distruttore» rilevò appieno in qual pericolo foSTe la fua 
vita . Per liberarli quindi da morte » fi appigliò a fingerli pazzo . Comin- 
ciò tolto a far degli atteggiamenti llravolti , a camminar vacillante tra la_j 
gente » urtando nelle impolte delle porte, e gettando dalla bócca, fcom- 
poftamente aperta , quantità di faliva , che gli fcorreva giù per il mento, 
e fulla barba. Ben fu opportuno il configlio; poiché venendo prefo» e_> 
condotto avanti ad Achis , quelli piuttolto fi offefe , che fi rallegrale del- 
la cattura, e dilfe s Avete veduto un Uomo pazzo» e perciò me l'a- 
vete condotto alla presenza? Forfè noi non abbiamo de' pazzi , che mi a- 
vefte a prefentare coitui , acciocché facefse delle pazzie avanti al mio 
colpetto ? E in mia cafa avrà da introdurli un pazzo ? Ciò detto , fu ri* 
lafcìato David, e libero feguì il fuo viaggio . s, de* B>e cap. 20. 



FATTO STORICO PROFANO. 



» 



ALcibiade .Ateniefe fu nella fua gioventù uno fcapeftrato non meno 
che un vero pazzo . Giuocando un giorno con altri giovani nel mez- 
20 di una firada di Atene, nel vedere un Contadino, che per mezzo 
voleva pattare con un carro tirato da Buoi, a lui diiTe , che fi fermafle 

finoat- 



( a ) Dal P. Ricci è figurata la Pazzìa : "Domo , eòe ride fpefso , e rìdendo va 
balbettando folo . Sta battendofi le mani , ed ba in frolle bracali una canna . Sta fen- 
%a capelli , ed ha il manto in terra . Ha vicino ma ruota , ebe gira ; ed una-> 
pecorella . 

Dell'Uomo, che lenza propofito rìde fi dice ne' Proverbi . cap. io. v. i$» 
®)uafi per rifum fluhus cperatur. 

Lo sbatter delle mani è coltivine de' Pazzi . Così n«* Proverbi . cap. 17. v. 
18. Stultut plaudet marnata . 

Ha la canna vuota nelle mani, per legno ch'egli è vuoto di fenno , e dì 
Virtù . Ecce confidit fuper bacuhim arv.ndìneum . Ifaja . cap. j6. v. 6. 

Ha il mantello per terra . Et veftime&a firn varia akììtiem , &■ induentur pupo- 
re . Ezz. jfr. 

La ruota, che volge coli'afso: Precordio fatui quafi rota carri, (y quajì axis 
verfàtilh coptatus illius . Ecelef. cap. jj. v. 5. 

E' anche la ruota {imbolo dell'Infinito, perchè Infinito è il numero de* 
ftolti : Stutltorum infinitus ejt numerus . 

Davide rafsembrò i pazzi, ed erranti peccatori, e fé ftefso alla Pecorella: 
Erravi $mt ws. s au.e pèrSt, &c. PikLin. 11 8= v. 176» 



3io ICONOLOGIA 

fino attantocchè avefle terminato il fuo giuoco . Rite di ciò il Villano , 
ed in vece di attendere alle (Uè parole i punfe a' Buoi i fianchi per farli 
più follecitamente avanzare . Alcibiade allora fcevro affatto di giudizio fi 
ftefe in mezzo della ftrada « credendoli cosi d' impedirgli di più innoltrarfi , 
Ma fé i Buoi da per loro per naturale iftinto non fi arrefiavano , l' indi- 
fcreto Villano pur troppo avrebbe dato termine alla fua pazzia , col fargli 
pafsar fopra il carro, ^ifiolfi Offi. Stor. lib. 2. cap. 11. 

FATTO FAVOLOSO. 

TAnto era accefo dall' amore di Angelica Orlando Paladino di Francia» 
che nel mirare in alcuni alberi incifo il fuo nome unitamente con_» 
quello di Medoro , e nell' udire dal Pallore , che aveva nella fua capan- 
na ricevuti gli amanti , che eglino fi erano di già Ipofati , perde affatto 
il fenno ; e quindi nudo ipogliatofi * errando per bofchi » e per campagne 1 
lafciava da per tutto ftupende veftigia di fue ftravagantifsime pazzie . Fu 
liberato da tale infermità da Aitolfo , applicandogli alle narici il vafo del 
fuo perduto fenno, che egli ritrovò nel concavo della Luna. *4riofto. Or- 
land, Furio/. Cant, 23. &c. e Canto 39. 




PECCATO 



TOMO £IV ARTO. 
PECCATO, 

4>i Ce/are fijpa . 



35» 




■Sor Ir JlTariotii del. 



JP e ce- ex t o 



farlo fin aridi, tnstfe 



G Invine- cicco, ignudo» e nero , il quale moftrr dì camminale per ^Te 
precipitofe , e itorte j cìnto attraverfb da una ferpe » con un venne» 
che penetrando il lato manco» gli roda il cuore. 

Il Peccato fi dipinge giovine , e cieco per P imprudenza , e cecità di 
colui che lo commette , non efifendo il peccato per Ce iìeQo altro» che_j 
una trafgreflìone delle Leggi, ed un deviare dal bene, come anche dicefi: 

Teccato è quell' enor , che r l voler vuole « 

E la ragion non regola , reprime , 

Ma conferite col fenfo all' atto , e all' ufo , 

Si fa ignudo , e nero , perchè il peccato fpoglia delia grazia , e priva 
iffàtto del candore della virtù , ftando in pericolo di precipitare , per l' in- 
certezza della Morte » che Io tira fidi* Inferno , fé non fi ajuta colla pe- 
nitenza , e col dolore . 

E* circondato daf Serpente , perchè il peccato è una fignorìa del Diavolo 
ìioflro nemico » il quale cerca continuamente ingannarci con finte appa- 
renze 



3?i ICONOLOGIA 

renze di bene , fperandone Tempre il fucceffo» che n'ebbe la prima noflra 
Madre infelice . 

Il verme al cuore è il verme della cofcienza , o la cofcienza fleffa * 
come dicono i Teologi , la quale (limola » e rode 1' anima peccatrice > e_» 
Tempre fta vivace , e gagliardo , finché nel peccato ferite il polfo , ed il 
fangue , onde prende il vigore , e fi nutrifce . (a) 

FATTO 



C<0 E' dipinto il Peccato dal P. Ricci. "Domo deforme con veftimento da Pil- 
lano . Sia lacerando un libro , e precipita in balze , e rupi . Ha la faccia tutta mac- 
chiata . Si feri/ce con un coltello il cuore , al quale fa attaccato un verme . Gli fta 
apprefso un legno fecce . 

Deforme , perchè il Peccato toglie all' anima la bellezze , che ricevè dal 
S. Battefìmo . 

Il Libro , che fquarcia , £ la Legge di Dio , che è disprezzata dal Pec- 
catore . 

Le macchie della faccia fono le macchie del Peccato, che ofcurano l'eftre- 
ma bellezza dell' anima , allorché è in grazia del Signore . 

Precipita in rupi , e balze , per denotare che il Peccato precipita P Uo» 
mo nella difgrazia di Dio , e quindi ne' precipizi infernali . 

Il coltello, che gli punge il cuore, ed il verme, fono le ponture , che-» 
fente fi peccatore ne' rimoriì di cofcienza . 

Il legno fecco è pollo per l' aridità delia Virtù , e della Grazia divina , 
che gli manca . 

figura in altro modo loftefso P. Ricci il Peccato : Giovane cieco, e fcmma- 
mente deforme , con capelli lunghi , e con un libro in atto di gettarlo in terra . 
Nel zeftimento vi fono molte lingue dipinte . Fa fegno di operare colle mani . Gli {tan- 
no a' piedi molti ftromenti , come liuti , arpe , fpade , e zappe , &c. Ha i piedi al- 
lacciati con funi . 

I„ «lei» guifa dipinge il Peccato, che non fi confefia vutemUtt- memo, 
che tenga una mafia dt piombo in bocca . Nelle mani tiene una lancetta . Nel petto 
ha un "verme , che gli rode il cuore . Innanzi gli fta il Diavolo , che ha un manto in 
mano % e fa fegno di ammantarlo , e coprirlo con quello . 

forma altresì il medefimo P. Ricci il Peccatore oflinato : Vomo di afpetto 
deformifsimo . Gli cade la corona di capo , ed il mantello dagli omeri , e refta nudo 
pieno di vergogna . Stende il braccio , e fa fegno di medicar fi una piaga . Neil' altra 
mano tiene un fiore fmorto , e pallido. Sta poflo dentro il fango fino alle ginocchia; e A 
è avvinto con un laccio. Apprefo gli fta un Porco , che calpejìa alcune refe. 

Del Peccatore oftinato deformifsimo , ed ignudo, così Ezzecchiello cap. \6. 
v. 40. Et denuda bum te veftìmenth tuis , 6* auferent vafa decoris Ufi ; (y derclin- 
qttent te nudam plenamque ignominia . 

Gli cade la corona di capo iti fegno della perdita della Grazia divina . Lo 
fteffo lignifica la caduta del mantello. 

La piaga è la cofcienza imputridita , ed invecchiata nel peccato . 

Sta nel tango fino alle ginocchia per dimoftrare V oftinazione dì vivere nel 
lezzo del peccato. 
' Il Laccio , che Io circonda è 1' iniquità , da cui non fa partire . 

Il Porco, che calpefta le rofe , ombreggia l'Uomo peccatore, che fi fotto- 
pone a' piedi le Virtù, ed i buoni coftumì . rspprefentati nelle rofe. 



roMOQ^vAnro. 3 ^ 

FATTO STORICO SAGRO. 

I Scribi i ed i Farifeì , colta in fallo di adulterio una Donna , la conduf- 
fero innanzi a (.risto , acciocché fecondo le leggi la giudicane degna 
di efler lapidata. Allora Gesù' inchinatoli a terra, fi pofe a fcriver col 
dito lopra di quella ; e perfiltendo i Scribi , ed i Farifei a chiedergli il 
fuo parere , egli alzatoli » ditte loro : Chiunque di voi è fenza peccato , 
fia il primo a {cagliar la piètra contra di quella Donna . Nel fentir ciò , 
tutti dalla fua prelènza fi dileguarono, lafciando in libertà la femmina.,,, 
alla quale il mifericordiofo Gesù' diede amorevole avvertimento , che pec 
lo innanzi non più peccatte ; e giacché niuno 1* aveva condannata , neppu- 
re egli , le difle , che la condannava . S. Ciò: cap. 8. 

PECUNIA, 

Di Cefare Rjpa . 

DOnna veftita di giallo, di bianco, e di tanè fcuro. In capo avrà uria 
bella acconciatura , fopra la quale vi farà una Civetta , e terrà in_» 
mano alcuni torielli, e pile; a' piedi una Pecora. 

I colori del veflimento lignificano le forta delle monete , le quali fi 
fanno di oro , di argento , e di metallo , colli torfelli , e le pile , che_» 
fono itromenti da battere monete . 

La Civetta apprettò a' Greci lignificava danari , perchè, per gratificare 
gli Ateniefi , che per infegna portavano quest'animale, quali tutti i Gre- 
ci la Campavano nelle monete loro, come fcritte Plutarco nella vita di 
lifandro . 

Si nota ancora la pecunia colle Nottole , le quali ih Atene li Campa- 
vano nella mente , per una memorabile altuzia di un Servidore di Gilip- 
po , pur in Atene , raccontata dello flefso Plutarco uell* iileflò luogo ; Perchè 
avendo carico quello Gilippo di trafportare una buona fomma di pecunia in 
Lacedemonia , buona parte ne occultò fotto le tegole del tetto di cafa ; il 
che avendo veduto il detto fuo Servidore , ed eflendo T&gge apprettò di colo- 
ro , che non fi dovette credere al Servidore , che teitifìcava in pregiudizio 
del fuo proprio padrone , ditfe loro in giudizio , che fotto le tegole dell* 
cafa del fuo padrone vi era grandillìma quantità di Nottole . Il che effen- 
do intefo dagli accorti Giudici , reintegrarono la Repubblica di quel dana- 
ro , lodando 1' accortezza del Servidore , e nominarono poi in alcune occa- 
fioni il danaro col nome di Nottole . 

Ma da' Romani fi chiamò pecunia dalla Pecora . Ogni loro facoltà e 
ricchezze dal principio conlnteva in quantità di beltiarue » di Pecore , e 
Buoj , onde il peculio a pecude fi deriva: Tecus da' Latini fi piglia per o- 
gni forte di beltiame ; peculato fu detto il pubblico flirto , perchè fi co- 
minciò a rubbare il beltiame. Prima che fi battettero -'monete in Roma , 

Y J Si pu- 



jj?4 ICONOLOGIA. 

fi punivano. ì delitti con far pagare due Pecore * e trenta Buoj » pena ri- 
putata in quelli tempi graviflìmai per quanto, narra Pompeo Fello . Il pri- 
mo, fegno » che fi comincìafie a coniare nella Zecca dì rame » fu la Pe- 
cora , per ordine;, di Servio Serto Re de* Romani » e anche in argento» fe- 
condo, alcuni; ficchè la pecunia dicefi dalla Pecora i e li ricchi che abbon- 
dano di pecunia, chiamanfi Pecorofi» come da* Greci TÌQ\\j^-rioXs . Enodo 
nell'Opera ; Ex laboribut attieni viri evadimi pecorofi* & opulenti . Della..* 
figura, de' Buoj» fi vegga Plutarco» problema 39. 40. e in Valerio Pub- 
blicolav Plinio lib» 33. cap. 3. de' Buoj x e Pecore» Servi/a Rgx ovium bo- 
vumqm effigie- prius, xs fignavit » Bove d' oro è il Ricco ignorante » fìccomè 
da. Diogene Cinico » un dovizìofo di pecunia fenza dottrina » Pecora d' o» 
ro fu detto ; ond' è 1* Adagio %pWÓpaAos . Da Papiniano fu detta fchiar 
va di oro ; da altri Cavallo, coperto di oro s e dì argento . 

De* Fatti- vedi Ricchezza .. 

PELLEGRINAGGIO. 

Li Cefare Bjpa » 

UOma in abito dì Pellegrino j ma che abbia rafa h metà deUa telta » 
e fimilmente della barba » e dalla deftra abbia i capelli lunghiflimi » 
che gli pendano {opra le fpalle » e Umilmente la metà della barba lunga * 
e irfùta » per imitare gli Egizj 5 ì quali in quello modo dipingevano il Pel- 
legrinaggio ; e la cagione fu » che effèndo Orivide partito per la fpedi- 
zione contro ì Giganti » in dieci anni che llette lontano » fèmpre coil_> 
gran ftudìo coltivò la barba » e la tefta ; poi ritornato in Egitto adoprcr 
il rafojo . Gli Egizj volendo denotare poi il fuo Pellegrinaggio » co! feli- 
ce fùcceflo dei ritorno » lo dipingevano nel detto modo ; il che poi an- 
cora fecero » per efprimere ogni fotta dì Pellegrinaggio » 

Avrà nella deflra mano un Bordone » fopra del quale vi làrà una Ron- 
dine * perchè quello uccello ». fecondocchè hanno oflervato gli Antichi » 
iìibìto che ha incominciato a volare » fi parte > e va lontano dal Padre ? 
e dalla Madre pellegrinando „ 

PENA. 

Dì Cefare Ripa . 

T"\ Onna di brutto afpetto s con bocca aperta in atto dì gridare » cotL-» 
*-*^ abito merto » e malinconico » e in divede parti rtracciàto » con una_> 
sferza in mano. Sarà zoppa da un piede» con una gamba di legno . Moftrìdi 
feendere una gran caverna > e fi foiienti con fatica fopra le crocciole . 

Fra 



r o m o ft Jr& a r r o . 5 ??- 

Fra la penitenza » è la pena , vi è quella differenza particolare , che_» 
la penitenza fi genera colla volontà , e confenib dell' Uomo , che già fi 
duole degli errori commeffi ; ma la pena è quella, che il giudizio, o de- 

fli Uomini, o dì Dio, dà a' Peccatori, fenza itimolo di pentimento, e 
efiderio di foddisfare con le buone opere . , ' 

Per inoltrare adunque queih circoftanza così importante, die fi ritrova 
nella pena , fi dipinge la fua figura brutta di afpetto , in atto di gridare^ 
per inoltrare il defiderio di far refìftenza , o per vendicarli , per la vio- 
lenza del giudizio. 

Si dipinge colla sferza , e colla 'gamba dì legno , cohofcendofi cosi , 
che non può camminare di fua propria volontà ; e la forza altrui , ovvero 
il giudizio Divino , fpefle volte conducono 1' Uomo al precipizio , ed al 
merito degno delle azioni fcellerate , al quale febbene mal volentieri fi 
cammina , e con guai , non. fi perde affatto nondimeno il vigore , perchè 
JI lume dell' intelletto , ed il verme della cofcienza , detto di fopra , fan- 
no che a forza fi conofce 1' errore , ed il merito del caftigo » che fi 
patifce . 

JDe* Fatti , medi Caftigo . 

PENITENZA» 

Dì Cefare I{ipa . 

r\Onna, colla verte di color berrettino , la quale farà tutta rotta » e_» 
*-' fquarciata . Starà quella figura metta » piangendo , con un fafcetto di 
fpine in una mano , e nell' altra con un Pefce s perchè la Penitenza deye 
effere condita col digiuno , e col rammarico . 

"Penitenza. 

DOnnà efienuata » e macilente in vìfo , con abitò malinconico » e pove- 
ro . Riguardi con molt' attenzione verfo il Cielo * e tenga con am- 
be le mani una craticola » la quale fi pone per fegno della Vera Penitenza 
da' Sagri Teologi ; perchè come effe è mezzo , fra la cofa , che fi cuo- 
ce , ed il fuoco : così la Penitenza è mezzana fra i dolori del Peccatore, 
e 1' amor di Dio , il quale è Motore di elfi . 

Ha la Penitenza tre parti principali , che fono contrizione » confezione» 
e foddisfazione ; però fi potrà dire ,^ che la contrizione fi accenni con_» 
1' afpetto malinconico , e dolorofo } la confefsione colla faccia rivolta al 
Cielo , in fegno di chiedere perdono » facendola però a' Sacerdoti appro- 
vati ; e la foddisfazione colla craticola , ltromento proporzionato alla pena 
temporale , dalla quale fi mifura anche il merito di quelta virtù viva , e 
vitale . 

Y y 2 Veni- 



3*f ICONOLOGIA 

"Penitenza. 

"TXOnna vecchia » e canuta , veftita di un panno di color bianco » ma tut- 
*-T to macchiato » e Itia a federe in luogo folitario fopra una pietra » 
donde efca un fonte , nel quale specchiandoli col capo chino verfi molte 
agrime , dando in atto di fpogliarfl . 

La Penitenza è un dolore de* peccati » più per amor di Dìo» che per 
timor delle pene : il qual dolore nafcendo dal cuore , fcerne fefteflb , e_> 
la bruttura delle fiie azioni pnflate : e però fi rapprefenta quefta .Donna » 
che mirandoli, rei fonte , e vedendoli già confumata dalla vecchiaia , pian- 
ge £1 tempo pattato male fpefo » e lignificato per le fozzure della candida 
wSe, che è 1' innocenza dataci) per mezzo del Sagro Battefimo» e con- 
taminata per la n>>ltra colpa . 

La pietra » ove fiede , e li pofa , non è altro, che Crifto Kofiro Sal- 
vatore , fopra la quale il Peccator fedendo , cioè fermandoli col penlieró 
alia contemplazione del fonte , che è la grazia , la quale da lui featurì- 
fce , come dice egli alla Samaritana , fi fpoglia della verte imbrattata , 
per lavarla nel fonte , lavandoli , e facendoli candida 1* anima ,. per mezzo 
della Penitenza» la quale è Sagramento avuto per noi , da mera benignità 
di lui : però ditte Davide a Dio - Signore tu mi laverai » e mi farò pia 
bianco della neve - 

Il luogo folitario lignifica il fegreto del cuore » nel quale ritirandoli, 
e dalle vanità mondane allontanandoli la mente , trova la pace di Dio ^ 
e col dolore de* peccati torna in grazia . 

Penitenza. 

DOnna macilente , e vellita di cilicio . Terrà nella mano delira una_o 
sferza » e nella finiftra una Croce , nella quale riguardi fittamente . 
II cilicio lignifica , che il Penitente deve menar vita lontana dalle de- 
lizie , e non accarezzare la carne . 

La difciplina è la correzione di feftettb ; e la Croce la pazienza » 
per la conformità, che il Penitente acquifta coli' ilteflb Crifto , e per lo 
difpreggio del Mondo , conforme alle parole , che dicono : ^iì non tollii 
truce?» jitam » & fequitur me , non potefl meus effe Difcipulus . 




: a 



PENI^ 



TO Ai £IV ARTO. 557 

P ENI T E N Z A. 

Deferite» da Aufonio Gallo in quelli veri! . 

Sum Dea , cui nomen nec Cicero ipfe dedit ; 
Sum Dea ■> qua fatti non faclìque exigo pcenas 9 
T^empe ut paniteat fìc T^etatitea vocor . (-i) 

FATTO STORICO SAGRO. 

COsl. comandato da Dio-, fi portò Giona all' ampia Cittì di Ninive , ad 
alta voce gridando, che per li misfatti di quel Popolo, in termine^» 
di quaranta giorni farebbe diltrutta / Spaventati i Niniviti da tal minacci?» 
crederono alle parole di Dio nella bocca del fuo Profeta , e con un cuo- 
re fincerauiente contrito, unitamente fi rifolverono di digiunare, e veftir- 
fi di cilizio dal più grande fino all' infimo , acciocché ficcome la coruttela 
era comune , cosi anche fofle comune la Penitenza . A quella volle il 
Re medefimo fottoporfi , e feendendo dal trono, deporti i reali veftimen- 
ti , veitifii di un lacco , e caricofli fopra la -cenere . Né contento di ec- 
citare a penitenza i tuoi popoli col proprio efempio , volle farlo ancor co- 
gli Editti, vietando con fommo rigore il mangiare, ed il bere non fola- 
mente agli Uomini , ma eziandio agli fieni animali , ed ordinando a tutti i 
fuoi Sudditi , che unitamente imploratfero la Divina Mifericordia . Piacque 
tanto all' Alti/fimo la lincerà penitenza de' Niniviti , che loro fi degnò 
perdonare, duna cap. 3. 

PEN- 



(a) Si torma dal P. Ricci la Penitenza. Donna genujìefia , ed incurvata con 
ì paterneflri in mano . Avanti ha un tavolino con . un foco ài pane , ed acqua , 
ed una sferza . Ha la faccia affai macilente , ed afflitta , e fofpirofa . E? ignuda col 
cilicio inàcfso. Ha le ali agli omeri. Sopra e lei apparifee uno fplendore con uni^j 
corona . 

La Penitenza poi , come Sagramento , la figura : Verno in piedi veftìto di abito 
verde . e lunga . Tiene i piedi fopra una tavola . Ha due chiavi in una mano ', e neìP 
ultra un vafo di manna . A' piedi gli fia un Tl^mo prcftrato , che ha un veflimento , 
in cai fono figurate molte lingue , una sferza , ed una berfa . Vomita dalla bocca un 
Dragone , ed un Serpe grande . 

Il medeiìmo P. Ricci per rapprefentare la Penitenza differita dal Peccatore , 
dipinge "Uri Agricoltore , il quale fia fopra un campo con una Zappa in mano, af pa- 
lando la pioggia. Ha un Corvo nell'altra mano. Si mira dietro lui un albero di 0- 
Umo -, fotte il quale fi vedono le tavole della legge buttate. Sopra il capo di quefio 
agricoltore discenderà un fulmine dai Cielo . Indicante il caftigo che è imminente 
a cui diffenfee di toglierti dal Peccate, e volgerli con cuore contrito a_» 
Dio. 



358 ICONOLOGIA 

P E N S l E R Q . 

Di Cefare 1{ipa . , 

UOmo veftìto dì nero ,. coli* acconciatura di capo piena di nocciole di 
pertico . Avrà per la verte molta fpine voltate colle punte verfo 
la carne . 

I noccioli di perfico moftrano , che come eflì fono divifi da malti , e 
varj canaletti , ancorché fieno di materia foda > e dura , e cosi è V anima 
noilra , la quale ancorché fia immortale , è divifii nondimeno da' penfieri 
in varie parti , come bene avverte il Pierio . 

Le fpine ci manifettano, che non altrimenti pungono , e tormentano 
i penfieri V animo di quello , che le fpine tormentino , ed affliggano il cor- 
po dell' Uomo , dandogli occafione di malinconìa , che fi nota nel color ne- 
ro della velie . 

"Peti fiero . 

UOmo vecchio, pallido, magro, e malinconico v vellico di cangiante» 
con capelli rivolti in fu , con un pajo di ali al capo , ed alle (bal- 
le . Avrà appoggiata la guancia (opra la finilìra mano , e colla delira terrà 
un viluppo di filo tutto intrigato , con un' Aquila apprettò . 

"Vecchio fi rapprefenta , per efler i penfieri più fcolpiti, e più potenti 
nell' età vecchia , che nella gioventù . 

E' pallido j magro , e malinconico , perchè i penfieri , e maflìme quel- 
li, che nafcono da qualche difpiacere , fono cagioni, che 1' Uomo fé ne 
affligge , macera , e confuma . 

Il veltiinento di cangiante fignifica , che i penfieri fono diverfi , c_j 
da un' ora all' altra ne forgono infiniti , come dice il Petrarca nella Can- 
zone 17. 

%A cìafcun pajfo nafte un penfier novo . 

Alato fi finge dal medefimo nel Sonetto 83. dicendo: 
Volo con V ali de' penfieri al Cielo . 

Ed il Signor Bernardo Taflb , fopra di ciò così dice : 

Se di penne giammai candide , e belle 

V ornajle , penfier miei, le fp alle , e 'l petto t 
Ter innalzarvi al regno delle (Ielle , 
Col favor di felice , e chiaro oggetto , 
Ornatev' or , che fian proprio di quelle » 
Che di poggiar per l' aria hanno diletto* 
Vfate a ricercar il Mondo intorno , 
E mirar ove nafte * e more il giorno . 

Però 



TOMO QJV A R T . 3p 

Però Dante nel nono dell' Inferno , dice » che il penfiero è un velocii- 
fimo moto della mente » il quale vola fubito dove lo volge l' intenzione , 
ed é capace di tutte le immagini paffate » prefenti » e future . 

I capelli rivolti in fu , e la Anidra mano alla guancia » fono fegni dell' 
elevazione della mente * nata per la quiete del corpo . 

II viluppo di filo intricato è fimile al penfiero » il quale quanto più, 
fi aggira » tanto più moltiplica , e fi fa maggiore » ed alle volte s' intrica» 
dimodocchè fa perdere la fperanza di flricarfi » e crefce per nuocere a_» 
fefteffo con le proprie forze ; ed è vero » che alle volte il penfiero dà 
rifoluzione a' negozi » e trova ltrada da fvìlupparfi de' faftidj ; il che_> 
ancora dimoltra il filo » il quale fu guida a Tefeo » ed è guida ancora a 
tutti gli Uomini prudenti » per ufcire da' laberinti , che porta feco la vita 
noftra mortale ; e per inoltrare la nobiltà del penfiero » vi fi dipinge 1' A- 
quila » uccello nobile» e di gran volo, (a) 



. PENTI- 

(a~) E* dipinto dal P. Ricci il Penfiero buono : "Domo di beli' afpetto , con chio- 
ma lunga , e fparfa fui collo , e ricadente fugli omeri , qual chioma è bianca , e ne- 
ra mischiata . Ha in una mano una luce , o fplendore ; e nell' altra una morte , ed 
una ghirlanda di fiori , che gli pende ti alle dita . Gli fla apprejjo un' Aquila . 

Bello, per effer bello, e grato al Signore ; e perchè il buon penfiero par- 
torire buon* opera . 

La chioma lunga , e fparfa , denota 1' animo coraggiofb , e magnanimo . 

E* negra , e bianca , perchè nella negrezza fi ombreggia la rettitudine della 
inente ; e nella bianchezza la maturità di quella . 

, La luce , o fplendore , denota che , il vero , e fanto penfiero deve indriz- 
zarfl a Dio . 

La tefla di morto è per fegno della felice confiderazione di quella , che fo- 
vente fa fuggire i viz; . 

L* Aquila , perchè vola in alto , è geroglifico degli alti, ed ottimi penfieri . 

II medefimo P. Ricci figura innoltre il Penfiero cattivo : Verno di afpetto de- 
fórme , co' capelli [par fi , trai quali fono molti vermi , che rodono, e molti di tali ca- 
pelli cadono in terra . Tiene una mano al cuore , donde efcono fu ra alcuni ferpi velenofi . 
Appreffo fi vedono altri ferpi , che fpeditamente fuggono, riduceudofi al niente'. Dall' 
tltra parte tri è una Nottola . 

Deforme , per la derormità det mal penfiero . 

I Vermi , che rodono , denotano che i cattivi penfieri rodono il cuore degli 
Uomini . 

Parte de' capelli cadono , per fignifìcare , che i penfieri cattivi conducono 
a precipitofe cadute . 

La mano al cuore , da cui efcono i velenofi ferpi» ombreggia che da empio 
cuore fi dinno fuori i cattivi penfieri. 

I ferpi che fuggono , e (t riducono a nulla , dimolfrano , che i mali penfie- 
ri non hanno mai buon fine . 

La Nottola fi pone per geroglifico del penfiero cattivo, per effere animale 
che fempre medita cofc intaufte, e feinpre corre a cofe male . 



3^o ICONOLOGIA 

PENTIMENTO. 

Dì Ce/are Hjpa . 

UN Uomo , che (Ha con ambe le mani ad un aratro » in atto di voler 
lavorare la terra > e colla faccia guardi indietro , colla tetta piegata 
in modo » che moltri affitto alienazione di animo da quella azione * alla 
quale fi era applicato» ed e conforme alle parole di Crilto Signor Noltro» 
nel Vangelo . 

Pentimento de' Teccati . 

UOmo veflito di nero » foderato di tanè . Sarà inginocchione , percuo- 
tendoli colla delira mano il petto , col capo alquanto chino , cogji 
occhi rivolti al Cielo > piangendo dirottamente . Avrà un Pellicano 
accanto . 

Pentimento è quel dolore» e quella puntura» che tormenta» ed afflig- 
ge l'Uomo, per la bruttezza, dìfonore , e danno dell' error commetro * 
giudicato dalla cofcienza ; onde il Profeta nel Salmo 28. cosi dice : Nga 
è pace nelP offa mie dalla faccia del peccato mio . 

Il color del veftimento , ed il percuoterti il petto , lignificano dolore * 
e renderti in colpa degli errori coinmeffi » per le ragioni dette di fopra. 

Lo tiare inginocchioni mirando il Cielo » è domandar perdono delle-» 
offefe fatte a Dio , per propria colpa . 

Il Pellicano dice S. Girolamo , che dopo aver col becco uccifi ì fuoì 
figliuoli , Ita tre giorni nel nido continuamente piangendo ; il che è vero 
effetto del pentimento , come diffe il Rufcelli nell' imprefa del Cardinale»» 
di Augufta , a fimil propolito . Delle lagrime parla Ovvidio nel lib. 9. 
delle Metamorf. nell allegoria di Bibli , trafmutata in fonte , per efem- 
pio , che quando ci vediamo giunti a penitenza di qualche noliro errore 
dobbiamo rilblverci in lagrime» per fegno» che fiamo veramente pentiti * 

De 1 Fatti > vedi Compunzione . 




PER- 



TOMO ^V A R TO. 361 

P E R D O N O . 

Di Ce/are l{ipa. 

UOmo , che avendo il petto ferito» ed il volto, e gli occhi verfo i| 
Cielo , e nella delira mano una fpada nuda colla punta rivolta in ter- 
ra» moltra di far forza » e in effetto di fpezzarla. , . 

Il petto ferito dimoftra le offefe , le quali fi prefuppongono dal per- 
dono . 

Lo fpezzare della fpada fignifica, che nel perdono fi depone la volon- 
tà » e la comodità di fare ogni vendetta . . . _ 

Il vifo rivolto al Cielo denota il riguardo , che fi ha nel perdonare 
a Dio noftro Signore » il quale ci dice s Dimittite , & dimittetur vobh ; e 
altrove tnihi l'indi&am » & ego retribuam . 

FATTO STORICO SAGRO. 

PErféguitato appreflb il padre Giacobbe dagl' invidio!! fratelli Giufeppe» 
in una profonda cifterna calato» onde ne moriflfe» e pofcia ad alcuni 
Mercatanti, che ivi fortunatamente capitarono, venduto, fall coli' andare.^ 
del tempo per difpofizione dell' Altiffimo al più alto grado nella Cortei» 
di Egitto . Stante una generale Careftla » a cui nello flato del fuo Re_? 
pveva fatto riparo il provvido Giufeppe , fi trovarono obbligati i detti 
fuoi fratelli di portarli a lui , non conóscendolo . Ben egli li riconobbe ; 
poteva punirli a fuo grado, poteva prendere di loro la più alta vendetta. 
Lungi però elfo da tal penlìero , con amorofo flrattagemma obbligandoli a 
prefentare a lui l' ultimo de' fratelli Beniamino , allorché tutti avanti a__» 
•fé li vide da fommo timore oppreffi , e piangenti , non potendo più trat- 
tenere l'affetto» che per. loro in feno ferbava » gettando un grido col 
dire :=! Io fon Giufeppe 3 tutti teneramente abbracciò ; e non folù di 
vero cuore perdonò loro le ricevute ingiurie , ma di più fenza punto 
rimproverarli , affaticoffi di toglier da elfi il timore, di cui erano ripieni 
pel commelfo delitto . Tutto intento quindi a ricolmarli di benefizi » loro im- 
-pofe , che procuralfero di recar con preftezza ài comun Padre la novelli 
-di fua fortuna, e che con tutta la fua famiglia a lui lo conducelTero . Gè- 
-tie/i. cap. 44. cap. 45. . , 

FATTO STORICO PROFANO. 

Giuliano Imperadore, quanto empio per la fua Apoftafia, altrettanto 
dotato di prerogative veramente Eroiche , a Nebidrio partigiano di 
Colknzo , con cui aveva guerra, quando per lo perdono gli li gettò a' 
piedi, non pur porfe benignamente le mani, raa acciocché i fupi - Soldati 

Z z forte- 



is% ICONOLOGIA 

fortemente contro il traditore sdegnati» non Io tagliaffero a pezzi » col man- 
to fuo proprio Io copri » yijlolfi. Off". Stor. lib. 2. cap. 9. 

FATTO FAVOLOSO. 

A Pollo fommamente in ira contro di Crini fuo Sacerdote , perchè tra- 
' fcurato egli era ne* SagrifizJ , lo punì riempendo i fuoi campi di Sor- 
ci . Afflitto foprammodo Crini piaafe il fuo errore , chiedendone con umiltà 
perdono ad Apollo . Quello Dio s' intenerì alle fue lagrime , gli perdonò 
il tutto » e per fargli conofeere che egli era placato , uccife di propria.^ 
mano tutti quei dannofì Animali a frecciate . Tentai Conti, 

PERDITA DELLA GRAZIA DI DIO. 

Lei T. Fra Vincenzio Hicci M. O. 

UNa Donna di beli* afpetto , ma fatta laida in tutto » si nel volto , co- 
me nelle altre membra. Sta con verte negra tutta lacerata. Le caf- 
ca di capo una corona . LV apprefib le farà una Città depopolata, e defo- 
lata , che tuttavia, fi va diilruggendo negli edifizj , ove fpafseggiano quan- 
tità di Formiche . Avanti la di cui porta è una ruota cafeata in terra ; e 
dalla delira mano le cafea vaghiffimo ramufcello di rofe cremefine . 

La Perdita) che fa l'anima della grazia di Dio, è gran perdita, e_* 
gran ruina le reca. Avendo nello Irato della Innocenza creato l'anima.» 
di Adamo, e datole la giullizia originale, quale per la colpa infieme con_» 
tutti i Pofteri , che radicalmente erano ne' fuoi lombi, la perdete , invece 
di cui nel Santo Batte fimo fi dona la grazia gratitm /aderite ad ogni anima, 
«mal pofeia trascurata eh' è , perde per la nova colpa mortale, il che le_> 
*eca la maggior ruina, e la più grande ftrage , il maggior crudo feempio, 
« avviene il più fatto orribile , che mai le onde ultrici , Spumanti , ed 
orride nel vado Mare abbifsaffero impetuofaraente mifera Nave, dopo rot- 
te le forti funi, e albero , fpiccate le ancore ferme, tolto via il dritto ti- 
mone, fquarciate le bianche vele, perdutala bufsola conduttrice, e dopo 
fatto feemo di ardire 1' animofo Piloto , con lui tutti gli altri miferi fi 
fan preda delle onde, e cibo de' Pefci ; ma tutto ciò è ombra affai pic- 
cola , paragonandoli alla perdita della grazia di Dio ; Né mai invitto Ca- 
pitano fé in qualunque vittoria , che pur gloriofa fi foffe , ftrage si gran- 
de » che poffa appareggiare al fatto Spirituale dell' anima , fenza la gra- 
zia ; nò mai Rocca affediata da' nemici fi riduffe a tal ruina, né berfaglio, 
in cui fi lcoccano impetuose faette , per forza di potenti braccia , ricevè 
■fomigtiante male ; né fulmine Celelte , che mai cadeffe fopra duriflìmo 
marmo , farebbe per ridurlo in si minute fcaglie , come quelle , a che fi 
riduce 1' anima miferabile dalla faetta acuta , che fé le avventa dalia 
Divina mano * mentre è fegueftrata da lei; Né Gerofolima guftò giammai 

fatto 



TOMO QZ y A R T 0. 363 

fatto di armi si terribili nella fua diitruzione ; anzi fu fempre in gloriofa 
pace , al pari dell'anima battagliata dalla nemica colpa, col facco fatto 
in torno alle ricchezze doviziofe della grazia; né Tito, né Vefpafiano , 
che ferono la vendetta della morte del Salvatore , altrimenti danneggiarono 
cotanto, né la mina di Troja , qual fu ridotta in cenere , apparendovi 
il folo campo fornello , così con duoli , e lagrime celebrato , Hic efl cam- 
pus , in quo Troja fait . E quelle , ed altre itragi vieppiù crudeli , che_j> 
ferono giammai gli Uomini in terra , al pari della perdita della grazia io 
le raffembro, quaJ picciola goccia di acqua, ali' ampiezza del vado Pela- 
go , in guifa , che il Segretario di drillo , avendo gli occhi all' ira gran- 
de di Dio nel giorno del Giudizio , che dovea efifer ifmifurata contro gì' 
infelici peccatori , nominò caraffìne piene di picciole goccie di acqua , quel- 
la che molira adefto a' tempi noftri. Apoc. 18. v. . . . Effudit phialas ira 
Dei in terram . Gran fatto in vero è la pardita della Divina grazia , che 
fa 1' anima in tutto miferabile ! 

Quindi con geroglifico aliai vivace dipingeù" una Donna di bello afpet- 
to , e proporzionati lineamenti , che tale è 1' anima bella , proporzionata, 
e capace di Dio , così creata , ma tollo ( infelice eh' ella è i ) fi rende_> 
deforme , e moilruofa , effendo feema del gran teforo della grazia » che-* 
in tutto l'arricchiva, e la faceva ravvifar riguardevole da ciafcuno . 

Ha vicino una Città, fenza popolo, che tuttavia fi dillrugge ; perchè in 
tal guifa ella è fenza il commercio del Signore , che *in lei per grazia..* 
abitava . E Pierio Valeriano lib. 8. ibi de Formica , adduce per vivo gero- 
glifico de' luoghi popolati le Formiche „ che fogliono ( benché piccoli , 
ed inermi animali ) diltrugger le Città , e fino a' nollri tempi fu feoperta 
una miferia tale , che nelle culle hanno rofìcate . le faccie de' Bambini . 
Formiche crudeli poniamo dire , elfere gì' indomiti incentivi della noilra 
concupifeenza , che diiiruggono la Città dell' anima noilra . Grande è la 
fembianza di una Città fpopolata , e dilirutta con l'anima, che Umilmente 
appare fenza Dio, ed ove da quella in prima li parte il Priucipe , pofeia 
i Cortegiani , i Nobili , ed Ignobili tutti , che fola fé ne rimane . Dalla_j 
Città dell' Anima altrettanto, quanto è in difgrazia , fa partenza il Gran 
Principe Iddio , che le volge il tergo , per far che miferamente relli , 
partono i Spiriti Angelici, veri fuoi Cortegiani , i Nobili, che fono i 
Ciufti , ed Eletti , che la fuggono , come appellata ; e per fine gì' Igno- 
bili , che fembrano tutte le genti , appiè de' quali avviene odiofa , ed 
abbominevole . E nella rovina di quella vi è pur fembianza , che in pri- 
ma si rovinano il Sagro Tempio, e il palagio del Principe; e nell'anima 
infelice dafli. crollo al Tempio si famofo della Fede , debilitandoli in tutto, 
e raffreddandoli , fi fa inferma , e morta , che indi in poi ferve, per ber- 
faglio, ove avventa con indicibile crudeltà i fuoi ftrali SatanafTo , per fare 
che relli uccifa , e dannata . 11 palagio del Principe , eh' è la carità , af- 
fatto vien fpenta , e in verfo Dio , e il Profsimo . Si rovinano pofeia i 
Cartelli , in che mantiene fperanza la Città per non effere offefa da' ne- 
mici t , perdendoli la vivace fpeme del Cielo ; fi rovinano colà i palagi 

Z z 2 de* 



3*4 ICONOLOGIA 

de* Nobili* e qui le potenze fuperiori dell' intelletto , memoria , e vo- 
lontà in tutto date al male, i fenfl interiori , e le potenze ancora , ognor 
crefcendo I* irafcibile » e la concupifcenza , ed in fine tutte le cofe fi ri- 
ducono alla definizione » fimbolo di fenfl efleriori , che fi danno precipi- 
tofamente al male . Oh gran ruina da non poterli narrare ! La ruota ca- 
duta in terra ( fecondo Pierio ) fembra la ruina » e 1' infortunio catti- 
vo d* Imperadori , e di altri grandi , che perciò Ila cafcata in terra , fem- 
brando la perdita del fuo Dominio , e delle Tue grandezze . Ha la veftc 
negra » che ben vedova fi può dire fenza il fuo proprio fpofo Iddio » e 
ragionevolmente può far pianto lugubre; è lacerata, peri colpi fenza pie- 
tà ricevuti dai denti crudeli del Dragone infernale ; da cui fu morta, e di- 
vorata . Il ramofcello delle rofe [ per fentenza dell' ifteflò Principe de* 
Geroglifici [ Tier. Valer, lìbr. 55. ibi de Viprib. ] lignifica la grazia ;• ed 
ì Poeti finfero » che la rofa dianzi bianca , col fangue ufcito da Venere , 
punta che fu nel piede , divenne purpurea , e fiane lecito tracciar gli alpe- 
Ari luoghi favolofi, per far trovata di fine rofe, e viole; rofa tale è la__» 
grazia * che contiene il bianco dell' innocenza , col roffo della carità ; ma 
quando 1* anima la perde » fi fa cader quella rofa finiflima , con molto fuo 
fcorno , e difonore , e da tutti è beffeggiata , e fchernita , mentre dal 
colmo delle grandezze dell* amicizia di Dio , ov' era , fi riduce mifera- 
mente nelle brutture del peccato, come difle il piangente Geremìa . 1, 
v. 8. e 9. Omnes , qui glorificabarìt eam , fpreverunt illam , quia vìderunt 
ignominiam ejus ; ed altrove : Sordes ejus in pedibus ejus , nec recordata efl finis 
fui , depojìta efi vebementer non babens consolator em ; ed altrove r. v. il. 
Dedenmt prxtiofa quoque prò cibo ad refocillandam animam . 
■ ■ Alla Scrittura Sagra . Si dipinge la Perdita della Grazia dì Dio , da__» 
Donna di beli' afpetto., ma fatta in tutto deforme , per aver perduto il pri- 
mo decoro . Jerem. 1. v. 6. Et egreffus efl a Filia Sion omnis decor ejus ; fa- 
Eli funt Trìncipes ejus , velut ^irietes non invenientes Tafqua , &c. La Città di- 
flrutta , che fembrò la dillruzione de* fuoi beni , favellandone cosi allego- 
ricamente V ifteflb , Jerem. 2. v.... Civitates ejus exaujlx funi . Ed una Città 
dell' anima fola , fenza gente, altrove ne divisò l' illeflb . Jerem. 1. v. . . . 
guomodo fedet fola Civitas piena populo . Piena di errori , e vituperi , ma 
fenza gente, che fono le virtù. Sta vertuta di luttuofo manto , qual Ve- 
dova addolorata . Idem ibid. gjhtafi Vidua Domina gentium , non efl qui con* 
foletur eam ex omnibus caris ejus . Quale fa amaro pianto . Mieli, r» v. 8. 
Faciam planilum wlut Dragonum , & luclum , quafi flruflionum . Ed il ra- 
snufcello di rofe cremefine , che gli cafea , per ultimo , che fimboleggia-j 
la perdita della grazia . Jer. 40. v. 9. Exiccatum efi fanttm , & excidit fios* 
quia fpiritHS Domini fufflavit in eo . 



PERFE- 



tomo qv a r ro. 



3*S 



PERFEZIONE. 



Di Tier Leone Cafella\ 







DOnna veftita di oro . Moftri le mammelle , e tutto il petto fcoperto . 
Starà dentro al cerchio del Zodiaco» difegnando col compatto nella fi- 
niflra mano un circolo » il . quale fi fcolpifca quafi finito . 

Il vefh'mento di oro le fi deve , per la perfezione » che ha fra tut- 
ti i mali . 

Le mammelle» infieme col petto {coperto > lignificano una parte della 
perfezione molto principale , che è di nudrire altrui» e efler pronto a co- 
municare i proprj beni » effendo colà più perfetta il dare » che il riceve- 
re i benefizi ; laonde Iddìo , che è infinita perfezione» a tutti dà» non ri- 
cevendo cofa alcuna dalle fue creature . 

Il compaflò » onde ella defcrive il cerchio , è perfetta figura fra le Mate- 
matiche , e gli Antichi oflfervavano , ( come narra Pierio Valeriano 39. ) 
che fatto il Sacrifizio » fi bagnafle un circolo nell' altare col iangue del- 
le vittime » raccolto in un vafo con molta Religione ; e quello era quel- 
la 



$66 ICONOLOGIA 

la parola fagrata » che foJevano proferire in Greco Teleieftbdi cioè aver fi- 
nito , la qual dicevano eflfere indizio di Perfezione) effendo quella da ogni 
parte la più perfetta figura di .tutte le altre « e ii cerchio dei Zodiaco è 
Umbolo della ragione » ed è debita « e convenevole mifura delle azioni 
perfette . 



R 



IDIA. 



Di Ce/are Rifa. 

DOnna veftita del color del verderame » e in ambrdue le mani tenga 
un Serpente fignificativo » fecondo che fi cava da Arinotele » di eltre- 
nia perfìdia . 

De* Fatti * vedi Scelleratezza, 




. ). 



PERI- 



TOMO QV A R TO. 
P E R I C O X O, 

Di Cefare Bjpa a 



3*7 




' Cai-UJiaa>-ioiit liei. J3 £ 7" Z C O l O 

UN Giovine « rf»« «amminamiu jjci via piena di eroette » e fiori, calpe- 
sti un Serpente , il quale rivolgendoli , Aia in atto fiero di morficar- 
gli la gamba. Gli ila vicino dalla parte delira un precipizio , e dalla fini» 
Ara un Torrente di acqua . Sarà appoggiato ad una debol canna ; e dal 
Cielo fi vegga cadere un folgore . 

Ancorché lo fiato, e la vita sì del Giovine, come del Vecchio fia fal- 
lace , e dubbiofa , dicendo il Signor Iddio generalmente a tutti : Eflote pa- 
rati* quia wefcitis ncque diem, neque boram , tuttavia il Giovine fia in mag- 
gior pericolo del Vecchio , per 1' audacia , ardire , e vigore , il quale_» 
fa , che precipitofamente fi efponga fotto ad infiniti pericoli , 

Quella figura del Pericolo, in forma di Giovine morficato da un Ser- 
pe in via fiorita , mi te fovvenire un cafo fucceduto a Bagnacavallo ad un 
Giovine , il quale andando per un ameno campo coli' archibugio fulla fpal- 
la , vide un ferpe , pigliò la mira per ucciderlo , ma 1? archibugio crepa- 
toli uccife lui, e la Serpe fuggì ; il qual cafo, vivo efempio d' inopinato 
pericolo , in elegantemente efpofto nel feguente Epigramma" dall' Intrepido 
Accademico Filopono, 



Ofìajìichon 



3*8 ICONOLOGIA 

OUaflicbon Ottavio Thomajtnio 

debìtum ; ai memorìam ejus acerbifsimi cafiu 

Kal. Decemb. 1615. 

In quinto lufiro luflrans OSìavius arva 
Intoni colubris cernia terga vìdet . 

Tunc glandem ignivomo in fpiras cum dìrigit arca > 
ferrea vi fiamma fifiida fcijfa crepai . 

Sìbìlat , atqtte fugit bombo perterrìtus ^inguis ; 
Sanctus tArcitìnens ejulat , atque perit . 

terte fìnupotìus J^iCVLOS ' nam fiammifer arcui 
' Efl magis infiJ"s proditor dengue fero . 



E* certo che chi aggìungelfe alla figura del Pericolo l' archibugio * fa- 
rebbe fofa molto conveniente; perchè non fi trova ordigno più pericolofb 
di lui , non folo a bella polla uccide li nemici , ma contra voglia ancora 
di chi lo tira uccide amici , e parenti , uno per un altro , e il padrone 
ifteflb che lo porta , e molte volte, non vuole uccidere i nemici di chi lo 
tiene , e tira . 

, Il camminare per via folta di erbette» e fiori, ricevendo dal calpefla- 
to Serpente inavvedutamente afpr: puntura , ne dimora , che I* uomo cam- 
minandu per la fiox-ìt« -irla doli» «Juciia profppnVi di quello mondo , quan- 
do meno ci penfa, viene oppreflfo in un momento all' improvvifo da qual- 
che calamitofò cafo . Potremo anche dire , che la via piena di erbette , e 
fiori vicino al precipizio , e al torrente dell' acqua , che fignifichi mentre 
fi fa il palfaggio di quella miferabile vita per la via delli piaceri , e de- 
lizie mondane , che tanto fi porti pericolo in acqua , quanto in terra , e 
che camminando noi fenza confiderazione nobile , e virtuofa , o che fi ca- 
de nel mare delle miferie, o nel precipizio dell' eterna dannazione - 

La canna né dimoilra la fragilità della nollra vita , la quale continua- 
mente Ila in pericolo , eflfendocchè fi appoggia bene fpelfo alle cofe cadu- 
che , e non a quelle di vera lode, e degna confiderazione. 

Il folgore, nella guifa che dicemmo, ci dimoilra, che non fblo-in_a 
terra, e nelle acque fiamo fottopolti ad infiniti pericoli, come abbiamo 
detto , ma innoltre all' inclinazione dei Cieli , i quali influifeono i loro 
effetti, per quanto poifono inclinare, e fi' può dire, che il Signor' Iddio 
alle volte permette, che noi fiamo caltigati peri noltri demeriti eogl' ac- 
cidenti , e disgrazie , che ci avvengono , dicendo San Paolo : Teccatums 
autem cum fuetti confumatum gener.it mortemi né la potenza amana può far 

relillenza 



TOMO QV ARTO. 369 

refiilenza alla grandezza, e potefìà di chi diede legge » e termine al tut- 
to . Nulla giovò ad Efchilo Poeta Tragico dì andare in campagna smena 
per ichifare il pericolo della morte predettagli , poiché un' Aquila portan- 
do tra gli artigli per aria una Teltugine , la lafciò cadere fopra il capo 
calvo dell' infelice Poeta» credendoli fotte una pietra, ed in tal guifa in- 
corfe nella morte in quel medefimo giorno , nel quale temeva di morire * 
come riferifce Plinio lib. io. cap. j. 



FATTO STORICO SAGRO. 

AVeva comandato Attuerò, per ifìigazione di A man, che nel fuo regno 
in un giorno prefitto, foffero uccifi tutti gì* Ifraeliti , Uomini , e_> 
Donne 1 di qualunque età . Efter moglie di Attuerò era Giudea , ma ciò 
folo era noto a Mardoccheo fuo zio , il quale la configliò , che portata- 
fi al Re , gli facette conofcer 1' ingiuftizia di quell' Editto ; temè dapprin- 
cipio Eller di mettere in prattìca un tal configlio, parendole, che conciò 
fi efporrebbe a manifefìo pericolo di morte , quale era inevitabile a quelli, 
che alla prefenza del Re compariffero , fenza effervi fiati chiamati . La 
animò nientedimeno Mardoccheo in guìfa , che ella rifolvè di facrificar fé 
medefima per la liberazione del fuo popolo ; e preparatati con lagrime , 
orazione , e digiuni , comparve alla prefenza del Re . Lo fplendore del 
Trono , la maeltà del Re fecero che ella cadette fvenuta . L' affitte 
però Iddio nel gran pericolo , in cui per s\ fanta cagione fi era potta . 
Commoffe ella tanto il cuore di Attuerò, che difpiacendogli di vederla in 
quefto fiato , la follevò , la confortò, e gli promife che tutto avrebbe-» 
accordato di ciò , che avette ella faputo chiedere , ancorché la metà fotte 
fiata del fuo regno . Efter cap, 4. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DAmocIe Cortigiano di Dionifio Re di Siracufa invidiava la forte del 
fuo Re . Pervenuto ciò alle orecchia di quefto , lo fece interrogare 
fé avette defiderata la fua potenza , i fuoi agi , e le fue ricchezze . Non 
pensò molto a rifpondere Damocle , che si . Allora Dionifio comandò» 
che fotte vellito di abiti reali , e metto ad una tavola imbandita di pre- 
ziofè vivande , fopra al quale aveva fatta appendere una forte , ed acuta 
fpada , affidata ad un leggiero crine . di cavallo . Veduto queflo da Damo- 
cle , cominciò a tremare , ad ogni momento afpettandofi , nella cadu- 
ta della fpada, che fopra il fuo capo vedeva , la morte. Il Re in quello 
Io fece accorto del grave pericolo , in cui fi trovavano quelli , che in_» 
alto folle vati , potevano ad ogni momento temere Ja loro rovina in un 
roverftio di fortuna , 



A a a FATTO 



370 ICONOLOGIA 

FATTO FAVOLO SO.. 

A Vendo tolto Saturno a Cielo, o Celo fuo Padre il regno, per isfug- 
gire il pericolo di efserne privato da' figliuoli di efso Cielo , che_> 
egli in apprefso avefse potuto generare, Io mutilò » gettando le recife ge- 
nitali membra nel Mare , le quali produfsero in quello della fpuma , e da 
efsa ne nacque Venere . fiatai Comi . Mitol. lib. 2. cap. j. ed altri . 

• - - - - ~ 

PERPETUITÀ» 

Vedi Eternità , 

PERSECUZIONE. 
Di Cefare Zip*. 

DOnna velìita del color del verderame , accompagnato col color deliaci 
ruggine. Alle fpalle porta le ali, e nella , finillra tenga un arco, 
fiando in atto di voler colpire ; ed avrà a' piedi un Cocodrillo . 

Il color del verderame, e della rugine , lignifica il fine della Perfe- 
cuzione , che è di confumar altrui , danneggiando , o nell* onore , o nella_j 
roba .' 

Le ali fignificano , che la Perfecuzione è Tempre pretta , e veloce-» 
al male altrui . 

Tiene 1* arco per ferire , eziandio di lontano , con parole malediche . 

Il Cocodrillo le li dipinge appretto , perchè perfeguita , e vuol guerra 
folo con quelli , che fuggono ; cosi la Perfecuzione non fi può dimanda- 
re con quello modo, fennon è forza cfercitata in perfona , che non vo- 
glia , o non fi curi di refillere colle forze proprie . Però Perfecuzione_» 
fu quella de J Santi, che fi lafciavano dar la morte, fenza penfiero di of- 
fender altri; ed è Perfecuzione quella degl' invidiofi , e detrattori, che_j 
cercano levar fempre la fama alle perfone di onore, non penfando mai ad 
altro, fennon all'utile proprio, [al 

FATTO 

(0) Gì ha defcritta il P. Ricci la Perfecuzione per la Giuftizia : Donna-», 
con vestimento nobile di color verde, con un ramo di hai fame in mano, appiedi le ftan~ 
no molti ramufcellì dello ftejfo balfamo , eòe [puntano da terra. Si vede il Cielo ftel- 
lato . Sta ella con faccia allegra , e parla con uno , ebe le tira delle pietre , e le* 
butta una fune per allacciarle ì piedi • e tra quella fune <vt fono alcuni fiori . , 

Il nobil veftimento rappre lenta efler ella una Virtù nobilifsima ; ed è di 
color verde per lignificare la fperanza in Dio de' giudi perfeguitari . 

li ramo di balìamo ombreggia le Virtù , e buone opere del giufto , colle.» 
quali dà odore , ed d'empio al Mondo . 

Il Cielo (Iellato denota la retribuzione, che avranno gì' ingiuftamente per- 
feguitati . Linoirre 



TOM QV ARTO. 57 i 

FATTO STORICO SAGRO. 

LA generofa libertà con cui predicava Geremia al popolo di Giuda gli con- 
citò 1' odio univerfale , giacché tutti lo riguardavano come I' oggetto 
nella loro avversione, e gli movevano Tempre nuove perfecuzioni , quali egli 
{offriva con eroico coraggio , vedendo fenza turbarli ì Ior finiftri difegni 
contra di lui , le Ior minacce , ed i fupplizj , che gli preparavano ; ed in 
vece di divenirne timido , s' accendea maggiormente il fuo zelo . Final- 
mente avendo i Grandi del regno congiurato contra di lui per farlo mo- 
rire , fi portarono al Re Sedecia , che per altro amava molto il Santo Pro- 
feta , e gli chiefero la permiflione di poterlo gittate in una profonda Cì- 
fterna fenz* acqua, e piena di fango . Quel Re debole non potendo re» 
filiere alle richielle , V abbandonò al furore de' fuoi nemici , i quali ben 
tolìo lo calarono nella foffa , in cui non avrebbe potuto vivere lungo tem- 
po . Ma avendo un Minillro della Corte rapprefentata al Re 1' ingiuftizia, 
che fi faceva a Geremia , quegli ordinò , che fofle tolto dalla Ciflerna » 
e lo difefe poi Tempre dalla maligniti de' fuoi perfecutori. Gerem* cap.$8. 

FATTO STORICO PROFANO. 

DIofìppo Ateniefe per aver uccifo in duello nella Corte di Mace- 
donia , prefente il Re, un Guerriero di fommo valore , ed oltre a 
ciò difarmato un Uomo carico di armi , col tirarfelo fotto ai piedi , e per 
molte altre fue famofe getta , fi comprò in modo 1' invidia de 5 fuoi Cit- 
tadini , che gli concitarono contro un oftinata perfecuzione , non Iafoiando 
intentata cofa, onde poterlo ridurre oggetto di miferie . A tutto refiftè 
Diofippo ; ma finalmente eCfendo flato calunniato di avere in un pubblico 
convito involata una tazza di oro , non potè 1' Uomo di onore fopportare, 
che gli occhi di tutti in lui folo fofTero rivolti , e quindi precipitofo fi die 
la morte coli' immergerli in feno un pugnale . 

tApollodoro ^Ateniefe rapport. dall' xAflolf. Off". Stor. lìb. 2. eap, r. 



* m m & 



Aaa 2 FATTO 

. I ! I I -I I I 

Innoltre i ramufcelli di balfamo , che fpuntano da terra , dimostrano che al- 
lora fa beila moftra la Virtù , quando è perfeguitata , e foffre con pazienza . 

Con taccia allegra parla ad uno , che tira delle pietre , e proccura di legarla , 
per dare ad intendere che il Giulio fa del bene a tutti , anche agli ftefsi per- 
fecutori . 

Traile funi fi mirano fiori , perchè con ciò fi vuole (piegare , che le perfe- 
cuzioni fi convertono ai biióni in altrettanti fiori ài onore e eli gloria . 



572. ICONOLOGIA 

•:■ FATTO FAVOLOSO, 

ERcole figliuolo di Giove » e dì AIcmena fu in cosi ftrana guìfa perfe- 
guitato da Giunone moglie di Giove , che per quanto viffe egli noa 
potè mai placarla» e per lei foffri continue ferociflìme traversìe . 
T^atd Cànte , Igino, Owidia &C* 

PERSEVERANZA. 

Li Ctfare Hjpa . 

UN fanciullo» il quale colle mani fi foflenga ad un ramo dì palma alza- 
to affai da terra . 
Per la fanciullezza fi moftrano le prime piegature dell* animo ìn_* 
bene » tenendoli alla palma » che fignifica virtù > per non fàpere ftar 
foggetta a' pefi » come fi e detto altre volte » ma fi alza » quando il pefò 
le fi aggrava (òpra » come la virtù » che fi conofce quando il vìzio le 
dà occafione di far refiftenza ; e perde felteffa la Perfèveranza » Iafciando 
le buone opere » come il fanciullo fpìnto non' può lafciare il ramo della 
palma » dal quale fta pendente » e lontano da terra » che infieme con effo 
non lafci ancora la vita cadendo . Però la Perfèveranza » come diffe Cice- 
rone nella Rettorica » fi contrappone alla pertinacia » ed è una fermezza » 
e ihbilità perpetua del Voler noftro, retta, e governata dalla ragione* in 
quanto è neceffaria alle azioni onefie dell* Uomo . 



D 



Terfevetanza » 

Onna veftita di bianco» e nero , che fignìfìcano Perfèveranza» per effére I* 
eftremitàde' colori, propofito fermo . In capo avrà una ghirlanda di 
fiori di velluto, altrimenti detto amaranto » il qual fiore fi conferva molto ♦ 
e da poi, che tutti gli altri fiori fono mancanti» bagnato coli* acqua ri- 
torna vivo, e fa le ghirlande per l* Inverno » e quefta fua perfetta na- 
tura gli ha trovato il nome , derivato dal non marcìrfi mai j cosi la Per- 
feveranza fi confèrva , e mantiene nello fiato, e nell* effer fuo .Abbrac- 
cia un alloro, albero il quale è porto dal Rufcelli » come ancora dal Do- 
ni, per la Perfèveranza, riguardando l'effetto di mantenere le frondi , 
e la fèorza tèmpre verde . 

Potrà ancora farfi detta figura veftita dì turchino, per fimiglìanza del 
eolor celefte , il quale non fi trafmuta mai per fé fteffct . 



PER- 



TOMO QV A R TO. 373 

RSEVERANZA. 

Cerne dipinta nel "Palazzo del Card. Orjìno a Tafquirio . 

DOnna , che colla deftra mano tiene una Serpe, rivolta in circolo» te- 
nendo la coda in bocca ? e colla finiftra un mazzo di corde d' archi- 
bugio accefe . 

Be' Fatti , vedi Cojlan&t . 

PERSUASIONE. 

Dì Cefare iQpa « 

UNa Matrona in abito onefto , con bella acconciatura dì capo , fòpra__> 
alla quale vi fia una lingua, ed appiè di effa lingua un occhio. Sarà 
eretta con molte corde , e legacce di oro . Terrà con ambe le mani una 
corda » alla quale fia legato un animale con tre terte , 1* una di Cane » 1' al- 
tra di Gatto, la terza di Scimia . 

La lingua, per efler il più principale , e neceCTario ftromento da per- 
suadere alf-riù , fi dipingerà nelP acconciatura della tetta » che fi faceva_» 
«iagli Egizj antichi , per dìmoftrare le parole » e la perfuafione fenza arte, 
■ olo coli' ajuto della natura . 

Per inoltrare poi un parlare alutato da molto efercìzio , e da grande 
arte , facevano un occhio alquanto fanguigno , perchè , come il fangue è 
la fede dell* anima » fecondo il detto di alcuni Filofofi , così il parlare-» 
con arte è la fede delle fue azioni ; e come 1* occhio è finedra , onde_» 
ella vede, così il parlare è fifeeftra , ond' è veduta dagli altri. 

Le legacce dell* oro per la vita , dimoftrano , che la perfuafione^ non_» 
è altro , che un effere cattivato ad altrui , e legato colla deftrezza , e_» 
fòavità dell' eloquente parlare . 

L* animale di tre facce niolira la neceffità dì tre cofè , che deve_* 
avere colui, che dà luogo in fedetTò alla perfuafione ; prima deve efiTere_> 
fatto benevolo , il che fi nioltra colla faccia' di Cane , che accarezza per 
ilio intereffe . LXve ancora ferfi docile , cioè che fappìa quello che gli fi 
deve pcrfùadi-re ; ciò fi dìraoitra còlla Scimia , che fra tutti gli altri ani- 
mali pare che c.pìfca megiio ì concetti degli Uomini. Ancor;', fi deve far 
attento, e ffdÌBjfitfra Ciò cui tratt'), che nelle lue azioni è dil'gentiflimo, 
ed attentarlo . Tiene Ma' cordi ai detto- animale con imbe le tìjanìi per- 
ché fé la p-..'rfuafione non ha queai melì^ggeri , o non fi geùera , o debol- 
mente cammina.' - . •. •- 

De? batti % veii Caifot'o , tJntT">'~ ■ . -t-c» 

PERTI- 



J74 



/ C N L G il A 



P E R T I tf A C I A . 



Di Cefare I{ipa 




DOnna veftita di nero « con motta edera * che le nafea fopra il vefti- 
to . In capo terrà un dado di piombo . 

II color del veftimento lignifica fermezza , (labilità , ed ignoranza , i 
quali effetti fono notati per V ofeurità fua , e da quelli effetti nafte la_j 
pertinacia . 

Per quella cagione le fi pone il dado di piombo in capo , il quale è 
gra^e , e difficile da muoverli, ed il piombo è indizio dell' ignoranza , 
come abbiamo detto al fuo luogo s e fi rammenta come madre » e nudrice 
della pertinacia . 

L' edera abbarbicatale adoffo fi fa per dimoftrare , che le opinioni 
degli oftinati negli animi loro fanno 1' effetto , che fa 1' edera nel fuo 
luogo * ove fi tratta aver buon fondamento , la quale febbene fi radica » 
non perde il vigore , e febbene fi fa diligenza • pur molte volte fa cadere 
in terra il luogo medefimo , fopra il quale fi fomentava . 



De' Fatti • vedi Ofiin&zione . 



PERTUR. 



T M QV A R 7 0. fri 

PERTURBAZIONE. 

Di Cefare I{ìpa, 

DOnna veftita di varj colori , con un mantice in mano . 
La perturbazione nella vira dell' Uomo nafce dal difordine delle^* ' 
prime qualità nell' anima , nafce dal difordine delle opinioni de' Magistra- 
ti , e de' Popoli; talché col difordine fi cagiona, e fi conofce il confufo 
ordine delle perturbazioni, non effendo altro il difordine, che difunione , 
ed inequalità ; il che fi inoltra col mantice , che col vento foverchio de- 
fia la calidita del fuoco , e maggiormente l'accende, ed. ove non fono 
motivi contrari , non può effer perturbazione ; però la mefcolanza de' co- 
lori moilra confusione delle paflioni . 

De' Fatti , vedi Combattimento della Ragione coli' ^Appetito &c. 

PESTE , OVVERO PESTILENZA . 

Di Cefare I{ipa . 

DOnna veftita di color tanè ofeuro . Avrà la faccia fìnorta , e fpaven- 
tevole , la fronte fafeiata, le braccia, e le gambe ignude . La ve- 
lie farà aperta da' fianchi , e per l' apertura fi vedrà la camifeia imbrat- 
tata , e fporca , parimente fi vedranno le mammelle anch' effe fozze , e_> 
ricoperte da un velo trafparente . A' piedi di effa vi farà un Lupo . 

La Pefte è un infermità contagiofa , cagionata in gran parte dalla.,» 
corruzione dell' aria , della quale non occorre dir altro , per effer la figu- 
ra affai chiara per felleffa : folo dobbiamo pregare Iddio , che non ce ne 
faccia aver altra cognizione , che quella che ci viene dalli Scrittori , o 
quella , che ci danno i ragionamenti de' Vecchj . 

Il Lupo lignifica peftilenza ; però , fecondo che dice Filoftrato , ve- 
dendo Palamede feorrere alcuni Lupi. per il Monte Ideo, fece fagrificare 
ad Apollo , fperando fovvenire al pericolo della pelle , il quale vedeva^» 
fopraftare ; e fi sa a tempo di pefte vederli per le campagne più Lupi 
dell' ordinario . 

Tefle , o "Peftilenza , 

DOnna vecchia , macilente , e fpaventevole , di carnagione gialla . Sa- 
rà fcapigliata , ed in capo avrà una ghirlanda di nuvoli ofeuri . Sarà 
veftita di color bigio , fparfo di umori , e vapori , di color giallicio . Starà 
a federe fopra alcune pelli di Agnelli , di Pecore , e di altri animali , 
tenendo in mano un flagello » colle corde accolte fanguinofe , 

Come 



j7* ICO N L G I A 

Come è quefta figura per la vecchiezza , e color macilente , {piace- 
vole a vedere ; cosi la pette -, per la brutta » e malinconica apparenza-* 
univerfàle è orribile , e detestàbile . La carnagione gialla dimostra le infe- 
zioni de' corpi , eflendo quello colore folo in quelli , che fono poco fani 
della vita. 

I nuvoli inoltrano , che è proprio effetto del Cielo , e dell' aria mal 
condizionata . Il color bigio è il color che àpparifce nel Cielo in tempo 
di pestilenza. 

Le pelli di molti animati Significano mortalità , fentendo nocumento 
da quefta infezione di aria « non pur gli Uomini, ma ancora le beltie « 
che nel vivere dipendono da effe . 

II flagello moitra , che egualmente batte, e sferza ciafcuno « non_» 
perdonando né ad età, né a fello, né a dignità, né a qualsivoglia altra-» 
colà, per cui fuole andarli ritenendo nel castigo il rispetto umano. 

•; 




PTACERE 



ro M o Q'V a & ro. 

P I A C fi R Eo 

" " " ■ ; 

JD; Cefa)-e fypa. 



277 




7 J 7 a 



Giovane » ralla chiana 41 ««Io* & oro » <r innafleilatà ^ nella quale fì 
vedranno con ordine molti fiori , e -farà circondata di perle una ghir- 
landa di mortella fiorita . Ha da elfere nudo , ed aJato : le ali. fa->- 
ranno di divertì colori * e in mano terrà un 5 Arpa, e nelle gambe portari 
•ftivaletti di oro . 

la chioma profumata 5 e ricciuta con afte v -, fono iègni- di delicatezza » 
di lafcivia^ e di effeminati corturai . Vi fono mokifsim-i efempj appreso 
i Poeti -, xbe per =mofirare di aver dato bando a' piaceri -, dicono di non 
acconciarci i capelli -, ma lafciarli andar negletti, e fenza a-rte , e pero al 
piacere fi fanno xon artifizio inanellati. 

Le gemme-, -ed ì fiori , fono miniiifi -, e incitamenti al piacete,. 

La corona di* mirto nota 1' iltetfo ', per Eller dedicato a Venere, -e 
(i dice -, che quando ella fi efpofc al giudizio di Paride-» era coronataci 
queita piatita, 



1 



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. 



Hc« 



$7$ /CON L GIÀ 

Le ali inoltrano» che il piacere pretto va a fine , e vola, e fugge ; e 
però fu dagli Antichi Latini dimandato Vohtptas . 

L' Arpa» per la dolcezza del fuono , fi dice aver conformità con Ve » 
nere , e colle Grazie* che come quello * cosi quella diletta gli animi « 
e ricrea gli fpiritì . 

Gli (tivaletti di oro convengono al piacere , per mofirare , che 1' oro, 
Io tiene in poco conto , fé non gli ferve per foddisfarne gli appetiti , ov- 
vero perchè pigliandoli i piedi molte volte per 1' incoftanza , fecondo il 
Salmo ; Mei antem pene moti funt pedes , fi fcuopre , che volentieri s' im- 
piega a nuovità , e aon mai itima molto una cofa medefirru. 

'Piatere . 

UN Giovine di fedici anni in circa di bello afpetto, e ridente , con, 
una ghirlanda di rofe in capo , veltito di verde ; e molto ornato , 
con un Iride , che da una fpalla ali 1 altra gli circondi il capo . Collabi 
mano delira tenga un filo verde , con molti ami ad elfo legati ; e nella 
finiltra un mazzo di fiori . 

La Gioventù di quella età è più di tutte le altre dedita a' piaceri , per 
effer come un nuovo , e mondo criltallo , per lo quale trafparifcono beile» 
e chiare tutte le delizie mondane . 

Per il volto bello , e ridente fi mofira , che dalla bellezza deriva il 
pi- cere . 

Le rofe furono dedicate a Venere, come fopraftante de* piaceri , per- 
chè quelle hanno foave odore , e rappfefentano la foavicà de* piaceri amo- 
rofi , come ancora la loro debole , e corta durazione . 

Il veltimento verde conviene alla Gioventù , e al piacere , perchè ef- 
fendo il color verde il più temperato , fra ii bianco , e il negro , o fra 
1' opaco , e il lucido degli altri , fia in sé la perfetta mifura dell' obbiet- 
tó alla virtù del vedere proporzionata , cn<? pjù conforta . e rallegra la vi» 
fta , che gli altri colori non fanno , i quali fi avvicinano all' diremo . 

Gli ami fono i varj allettamenti , che nelle cofe piacevoli del Mondo 
fi trovano appefi al verde filo della debole fpèranza ; fentendofi al fine le 
punture della cofcienza , fenza che 1' Uomo fi fappia torre dal dolce inganno. 

V Iride è indizio della bellezza apparente delle cofe mortali » le quali 
quali nell' apparire fparifcono , e fi disfanno. 

Giacere . 

Giovanetto di fedici anni , vefiito di drappo verde » La verte farà tutta 
fiorita , con un corfaletto dipinto di varj colori . Per cimiero porte- 
rà una Sirena. Nella mano delira tenendo molti ami legati in fé ta verde ; 
e nella finiltra avrà uno feudo ovato, e dorato» dentro il quale farà di- 
pinta 



TOMO £LVARTO. 379 

jàinta una metà di marmo mifchio * col motto : Huc omnia . Col numero dì 
xvi. notavano gli Egizi il piacere ; perchè in tale Anno cominciavano i 
Giovani a guftarlo , come racconta il Pìerio , dove ragiona de' numeri . 

Il corfaletto dipinto, moftra, che un Uomo dedito a' piaceri ogni co- 
fa impiega a tal fine, come chi porta il corfaletto, il quale folo dovreb- 
be fervire per difender la vita , ficchè dipinto ferve per vaghezza , e 1*- 
fcivia ; e cosi I' Uomo di folazzo , vorrebbe che ogni gran negozio ter- 
minale ne' piaceri , e nelle delicatezze del vivere . 

La Sirena mollra , che come ella inganna col canto i Marinari, cosi 
il piacere coli' apparente dolcezza mondana manda in rovina i fuoi feguaci . 

L* imprefa dipinta nello feudo moitra quello» che abbiamo detto » cioè 
il piacere efler il fine degli Uomini vani . 

PIACERE VANO. 

UN Giovane ornatamente veftito , il quale porti fopra la tefta una_^ 
tazza con un cuore dentro ; perchè è proprietà dell' Uomo vano di- 
moftrar il cuor fuo, e tutti ì fatti fuoi ad ognuno, e chi cerca ì piaceri 
fuori di Dio , bifogna che neceflfariamente agli altri manifelti il cuore ; pe- 
rò fi dice volgarmente , che né il fuoco , né V amore fi può tener fe- 
greto ; perchè il cuore è fonte donde neceflariamente featurifeono , e ove 
fi formano tutti i caduchi piaceri . 

De' Fatti , vedi dimore , Lafcivia &c. 

PIACERE ONESTO. 

V Enere veftita di nero , onefiamente cinta con un cingolo di ora 
ornato di gioie . Tiene nella delira mano un freno , e nella finiltra 
un bracciolare da mifurare . 

Per lignificare il piacere oncfto , Venere viene chiamata dagli Antichi 
Nera , non per altra cagione , fecondocchè feri ve Paufània nell' Arcadia, 
fennon perchè alcuni piaceri dagli Uomini fi vogliono pigliar copertamente, 
-e on.e.ltamente di notte , a differenza degli altri animali , che ad ogni tem- 
po , e in ogni luogo fi fanno lecito il tutto . 

Dipinge)! col cingolo , come è defentta Venere da Omero in più luo- 
ghi -dell' Iliade , per inoltrare , che Venere allora è oneita , e lodevole * 
■quando ita rittretta dentro agli ordini delle leggi , fignificate dagli Antichi 
per quel cingolo ; e dipoi fi dipinge il freno in mano , e la niifura , pefc 
•cfoè ancora dentro alli termini delle leggi i piaceri devono elfere mode- 
rati , e ritenuti . . 

De* Fatti , vedi Benevolenza , e "Datone Matrimoniale . 

PIACEVOLEZZA. 

Vedi Affabilità. 

Bbb. 2 PIETÀ» 



38® 



I CO N L Q G [ A 



P l E T A». 



IH Ceppe $$&■, 



-.. . 




Giovane» di carnagione bfanc*» d? beffi» afpctco.,. cogli occhi grò® ,. e» 
con -il- nafò aquilino. Avrà le ali alle fpalle . Sarà vellica- di roda 
con una fiamma in cima del capo » Si tenga la mano fìniftra fopra il cuo- 
re ». e- colla delira verfl un cornucopia pieno di diverfe cofe utili alla vi- 
ta umana . 

Si dipinge di carnagione bianca» di bello afpetto» occhi groffi» e- col 
«aio aquilino, perchè in quello modo la defcrivono i Fifbnomifti .. 

Vellefì di rodo, perchè è compagna» e forella della Carità »- alla. qua- 
le conviene quello colore» per le ragioni dette al da luogo .. 

Porta le ali» perchè- tra tutte- le virtù-, quella principalmente lì dico 
volare», perchè vola da Dio. alla patria» e dalla patria a' parenti ». e da 
parenti a noi llefli continuamente » 

La fiamma » che le arde fbpra il capo » lignifica la mente accenderli 
dall' amor di Dàq. ali" eièrcizib delia Pietà » che aaeuralraente afpira alle 
colè celefii» 

U 



TOMO QV A R TO. 5 8i 

La mano finìftra fòpra la banda del cuore fìgnifica » che l 5 Uomo pie- 
tofò fuol dar indiziò della fua carità eoa opere vive» e nobili, e fat- 
te con intenzione làida » e perfetta » fenza oftentazione ». o defiderio di 
vana gloria ; però dicono alcuni , che per levare ogni ombra alla pietà 
di Enea » Virgilio , cogli altri Poeti » dine, la grand' opera della fua pietà 
euerfi efercitata fri P ofeurità della notte . 

Il cornucopia moltra » che in materia di pietà non fi deve tener con- 
to delle ricchezze del Mondo ; il che ha nioftrato come fi faccia , con An- 
golare efempio fra gli altri, nelle molte penurie de'noilri tempi in Roma-» 
il Sig. Patrizio Patrizi-, al quale (i devono da tutte le parti molto mag- 
gior- lodi » di quelle », che poilono nafeere dalla mia penna » 

Vieti* 

DOnna » fa quale colla finiftra mano tiene una Cicogna » ed ha il brac- 
cio delira pofto fopra un altare eolla fpada i e accanto- vi è un' E- 
lefante » ed un fanciullo- . 

La pietà è amor di Dio » della patria » e de* figliuoli», e dì padre » 
« di madre ; però fi dipinge con il fanciullo. 

La Cicogna infegna la pietà, verfo il padre », e la madre » col fìto e- 
fempio detto altre volte . 

Il tenere il braccio deftro, colla fpada in mano , fòpra 1* altare» dimo- 
fira quella pietà * che fi deve ufare verfo la Santa Religione» efponendofi 
a tutti i pericoli . \ 

Riferisce dell' Elefante Plutarco » che in Roma certi fanciulli per 
ifeherzo avendo punta la probofeìde ad un Elefante » e perciò e(fendo ef- 
fo adirato» pigliò- un de' detti fanciulli per gettarlo in aria ; ma gridando» 
e piangendo- gli altri per la perdita del compagno» 1' Elefante con piefk 
piacevolmente- lo ripofe in terra, fenza fargli male», avendo caitigata la 
troppa audacia a folo eolla paura .. 

P I E T A*, 



U 



TSlelltt Medaglia di Tiberio fi vede fiolpitat 

Na Donna a fèdere »- eon una tazaa nella delira mano » e col; gomSt© 
man eo pofato fopra uà fanciullo » 

Tieti. 



QUando gli Egizj volevano fignificar la pietà » dipingeya'no.due Giova» 
^ ni infleme» che tiravano un carro, per la ricordanza di Bittonide» 
e- Cleobe fratelli» che per atto di pietà., tirarono h propria Madre ai Tem- 
pio di Giunone» 

,.-..-.,-;. PIE" 



J8z ICONOLOGIA 

PIETÀ'. 

Come fu dipinta da ointonint Tio . 

UNa Matrona, colla vette lunga» con un turibolo in mano» chiamato 
da' Latini Acerra » ed avanti effa Matrona un' ara cinta di un fedo- 
ne » fopra la quale vi è fuoco accefo per facrificare . 

Cicerone dice nel lib. della natura F delli D*;i, che 1' eflfer pio» non è 
altro, che la riverenza» che noi abbiamo aver a Dio» ai noitri Mag- 
giori, a' parenti , agli amici, e alla patria. 

P I E T A'. 

Si vede ancora nella Medaglia di ^intonino . 



D 



._ •. ti ; - - -• ■ 
Onna con un fanciullo in braccio, e con uno a' piedi . 

PIETÀ' DE' FIGLIUOLI VERSO IL PADRE. 

Di Ce/are Hjpa . 

Giovane modella . Tenga la zinna finiftra feoperta colla mano denra__» 
fopra » in atto di {premerla , e a' piedi vi fia una Cornacchia . 

Gli Antichi Romani, per figura della pietà, volendo efprimere la pie- 
tà di Antonino Pio , fecero llampare in Medaglia Enea , che tiene per 
mano Afcanio fanciullo fuo figliuolo , e porta fulle fpalle il Padre Anchi- 
fe , della cui pietà cantò Virgilio nel fecondo dell' Eneide , e 1' Alciato 
1' efprefle nell'Emblema 194. 

In un' altra Medaglia Greca , pur di Antonino , ftamparono il fimulacro 
della Dea Pietà a federe, che tiene in braccio un Putto ignudo , a cui 
ella mo(lra le poppe. Ma non però da quella abbiamo la prefente imma- 
gine formata, attefocchè quella è generica, e la nollra in ifpecie figura 
Ja Pietà de' figliuoli verfo il padre, e l'abbiamo in tal guifa rapprefenta- 
ta , per memoria di quella pietofa figlia , la quale di nafcolto allattò il 
padre in prigione , ove era condannato a morire , a cui fu interdetto » 
che non fé gli portaffe da mangiare da niuna perfona ; ma effendo feoper- 
to dal cuftode della carcere , che egli campava per mercè della figliuola • 
piacque tanto quello pietofo offizio , che Cajo Quinto, e M, Attilio Cdt>y- 
ìòli Romani , oltre 1' impunità rimefsa al reo , dedicarono un tempio alla_j 
Pietà, in quella parte ittefsa di prigione , ove occorfe il cafo, vicino al 
Teatro di Marcello, come dice Plinio, che adefso è cafa degli Eccellen- 

tiffimi 



r o m o qv a r r o. 383 

tìfsìmi Signori Savelli » la qual parte di prigione deve efsere tra quello 
Tetro , e San Niccola in carcere . Narrali tal cafo da Sello Pompeo , e 
Solino in perfona di una figliuola di bafsa condizione verfo il padre ; che 
verfo la madre » dice che fucceise Plinio lib. 7. cap. 36. e Valerio Maf- 
fimo lib. 5. cap. 4. e padre » e madre» quello poco c'importai che è il 
medefimo atto di pietà ; febbene dall' iltefso Valerio Mafsimo cavafi » che- 
fu duplicato cafo ; una volta di figliuola fenza nome verfo la madre , e_>- 
V aitra di Cimona figliuola verfo il padre. 

Ancorché altre volte abbiamo detto » che la Cicogna è geroglifico 
della pietà paterna » nondimeno la Cornacchia ci ferve ora per fimbolo 
della Pietà verfo il Padre , e la Madre ; imperciocché cafeando al Padre» 
o alla Madre loro per la vecchiezza le piume , i figli li coprono colle-» 
proprie penne » e portano loro il cibo da pafcerli , e gli follevano colle 
ali nel volare , in fede di che addurrò qui le parole di Bartolomeo An- 
glico de propr'wtatìbus rerum, lib. 12. cap. 9. *Admir arida eji hujns avìs de~ 
mentia, narri cum Varemes per longxvam fene£l>aem plnmamm tegmine , & ala- 
rum regimate nitiarì contingit » Cornices junior es propriis pcunis eos fovent , & 
colletto cibo pafeunt » quando etiam Varentes earum fenefemt » eos fulcro alarum 
fuarum fublevant , & ad volandum excìtant , ut in prifìinos ufas membra dif- 
fueta revocent > & reducant ; la quale autorità è prefa da S. Ambrogio nell' 
Efamerone » lib. 5. cap. io\ ove della Cornacchia parla» e le attribuifee 
pietofa natura verfo di chi l' ha prodotta » ed allevata . 

Confondano; i figliuoli ingrati, e difamorevoli , che ingiuriano, e bat- 
tono il Padre , e la Madre» da che una Cornacchia priva d'intelletto » ha 
più diferezione di loro , e maggior pietà verfo i fuoi Genitori . 

FATTO STORICO SAGRO. 

UNa perfetta immagine di pietà , di rifpetto , di obbedienza , e di amo- 
re de' figliuoli verfo i loro Genitori , è il gióvane Tobia . Il fuo 
ritorno , la fua amorevolezza nel recare al Padre , ed applicare di fua_j 
propria mano opportuno medicamento alla cecità di lui» piucchè a~ fuffi- 
cienza lo dimoltrano . Leggi Tobia . 

FATTO STORICO PROFANO. 

CRefo Re di Lidia eflendo fiato in battaglia vinto da Ciro, fu la Cit- 
tà, dove egli rifede va » prefa da'nimici, ed i vittoriofi Soldati pene- 
trato il palazzo reale , fenza conofcerlo » videro Crefo , che in difparte_r 
fen (lava con un fuo figlio muto , di cui non abbiamo il nome . Uno di 
quelli nudò il ferro , e contra di Crefo fi fcagliò per ucciderlo . Il Gio- 
vine muto reftò fopraffatto in modo da timore , e da pietà nel pericola 
dell' amato Genitore , che per aver tanto dominio 1' anima fopra il corpo, 
gli organi corporei incontanente ubbidirono alla forte determinazione del- 
la vo- 



384- / C N L GIÀ 

la volontà , e rotte le legatore della lingua , mandò Fuori una fortìlfima^» 
Voce a chiare note gridando = Deh, 'Domo, non /' uccidere-, mira ch'egli 
è il Hg Crefo mio Taire =: Udito quello il Soldato , rattenne il braccio , e 
non feri il Re; ed il pietofo muto Giovane da indi in poi parlò Tempre 
francamente , Erodoto Uh. i. Cellìo lib. 5. cap. 9. e Valerio Mafiimo libi 
5. tapi 4. 

FATTO FAVOLOSO, 



I^?Nea Principe Trojano , figliuolo dì Anchife, e dì Venere 9 nella prefa 
_j di Troja fatta da' Greci ., combattette quanto potè valorofamente_* 
nelle llrade della Città -, ma vedendo che 1' apprefo incendio le mura tut- 
te diftruggeva , rivolfe il pènderò al falvamento del vecchio fuo Padre 4 
che inabile era per i! età a porli in fuga , e quindi il tutto pollo da ban- 
da -, a lui fen corfe , e fattofelo -carico de' propri omeri, fuori delia mi- 
fera Ciatà a falvazione lo traile . Omero , Virgilio » Ovviato * ed altri , 

PIGRIZIA. 



D 



Bi Cefare Ripa-, 

Onna con faccia -, e fronte grande % e nafo graffo , con Je gambe fot- 
tili , Starà a federe in terra . L' Ariollo; 

Dall' altro la pigrizia in terra /tede , 

the non può andar 9 e mal Jt regge in piede * 

Tìgrtzta - 

DOnna fcapigliata . Terrà il capo chino . Sara veftita di abito vfte,^ 
rotto , tenendo ambe le mani in feno coperte , e i piedi un fopra 1' 
altro ; e accanto darà un Alino a giacere , ovvero una Tartaruga . 

Effendo la .denominazione di pigro epiteto ddl' inverno, ragionevol- 
mente fi fa quella figura della Pigrizia fua collaterale figlia : perciocché , 
come il calor nelli cotpi umani è cagione del moto , e delle prefte azio- 
ni , così all' incontro il freddo fa immobilità , stupidezza -, tardità , e fo- 
raiglianti effetti. 

Sta la detta figura col capo chino -, e fiede tenendo le mani , € i pie- 
di nella guifa, che fi è detto ; perchè gli fc'gizj ( come riferifce Pieria 
Valeriano lib. xxxv. delli fuoi Geroglifici ) in quella forma rapprefenr 
tarono la Pigrizia, volendo lignificare che 4' Uomo pigra è come immo» 
bile ,e privo di ogni forte di buona operazione «- 

Atte- 



TOMO (j^V A R T 0. 385 

Attefocchè per la mano fciolta , e in aperto palefata, gli Egìzi lignifica- 
vano 1' opera , 1' autorità, e la poteftà ; per contrario volendo denota- 
re una perfona da nulla , e da poco , e per ozio , e per pigrizia aggran- 
chiata, figuravano le mani fue infieme mede in feno , e a. federe; il qual 
getto è veramente di Uomo dapochifsimo » e vilifsimo : onde è negli Ada- 
gi : manum fub pallio habere , proverbio , che fi dice -di quelli , die mar- 
ciscono nel!' ozio » e che fono perfone fredde » e pigre ; e però Annafla- 
gora ditte , che l' Uomo pare molto più fufficiente di tutti gli altri anima- 
li > perchè e dotato delle mani ; qual detto replica Plutarco , uè Arinote- 
le lo tace. 

Il capo fcapigliato., la vede vile, e rotta, denotano 1' infelice con- 
dizione della pigrizia , mercè della quale V Uomo pigro per fé iteflb è 
tempre povero, vile, e di niun prezzo quanto all' anima, e quanto al cor- 
po , perchè non acquifia virtù, ce ricchezze, né onore; come ben diceu 
£fiodo in quella fentenza 1 

l^on enim piger vir impìet doTtiwnt, 
Tfeqae differens jludium fané opus auget , 
Semper differens vir damili* luci at ut . 

Le fi dipinge accanto V Afino a giacere , eflendo quefto animale re- 
putato da molti affai pigro , come dice il fopraddetto Pierio nel Jib. xi-, 
£ il mede fimo dice, che lignifica la Tartaruga al lib. xxvtu. [a] 

Ss* Fatti» vedi Quo. 



é& #3» 3># 



Cce PITTU- 



RA ) Il corpo che dà il P. Ricci alla Pigrizia è il feguente : Dorma fio -pi- 
gliata , (da chioma fparfa , e pendente . Sta fedendo , e dorme <on una mano fitto al- 
ia mafcclla . E' ricoperta da m manto lacero , che fa vedere filamente io fua faccia, 
« la mane alla mafcella . Vicino a hi nella ftrada ,Jì -vede quantità di J'pine , ti un* 
Leone . 

Le fpine denotano che al Pigro ogni cofa par difficile, « pungente» 
Il Leone lignifica , Che qualunque opera al Pigro fembra reroce , e da te» 
merli . 

Il reftante non ha bifogno di ipiegazione, efiendefi fu ciò ktto abballane» 
nella figura tormata dal Ripa . 



38* ICO N L Q G I A 

PITTURA. 
Dì Ce/are Rjpa* 

DOnna bella * con capelli negri , e grotti fparfi » e ritorti in diverfè 
maniere » colle ciglia inarcate * che moftrino penfieri fantafticì . Si 
copre la bocca con una fafeia legata dietro alle orecchia » con una catena 
di oro al collo , dalla quale penda una mafehera » e abbia fcritto nella fron- 
te : Imìtatìo . Terrà, in una mano, il pennello » e . nell' altra la tavola ,. col- 
la velie di drappo cangiante » la quale le cuopra i piedi; e a* piedi di elsa, 
fi potranno fare alcuni llromenti della Pittura ,. per moftrare , che la Pittu- 
ra è efercizio. nobile » non potendoli fare fenza molta applicazione dell* 
intelletto » dalla quale applicazione fono cagionate » e mifurate appretto di 
noi, tutte le profefsioni di qualfivoglia forte » non facendo le opere fatte 
a cafo, quantunque perfettiflìme ». alla lode dell' Autore % altrimenti» chc_? 
fennon rutterà fue . 

Si dipinge quella immagine molto bella ,, e che la bellezza noti nobil- 
mente fi vede* perchè P una» e P altra è perfezione», e 1' una», e l* 
altra è degna d' imperio; e fecondo il detto di Omero» ambedue piac- 
ciono ,, e dilettano ». muovono » e innamorano ;. ma 1' una ». che è corpora- 
le , primieramente i fenfi» I' altra che è intelligibile , l'intelletto ;. anzi non 
pure fono limili », ma 1* iftefla riputate, da molti Filofòfi » e volgarmente fi 
fuol credere» che dove fono^ belle qualità, del corpo » vi. fieno perloppiìt 
quelle dell'' animo» e dov' è la bellezza» vi fia nobiltà. 

I capelli della tella fi fanno, neri ,. e groflì ». perchè flando il buon Pit- 
tore in penfieri continui dell'' imitazione della natura » e dell* arte », in_* 
quanto da prospettiva », ed è oggetto, dell' occhio , e quello bagnandogli, 
quali continuamente aver per la fantafia tutti gli effetti viabili della natu- 
ra ». viene per tal cagione a prendere molta cura » e malinconia », che ge- 
nera poi aduftione » come dicono, i Medici ». dalla, quale naturalmente ne- 
gli Uomini» con molti altri», quello porticolare accidente R produce. 

Saranno, i capelli irfuti». e fparfi in alto» e in diverfe parti con anel- 
lature- ,. che apparifeono prodotte dalla, negligenza ». perchè nafeono. que- 
lli efteriormente dalli tefta », come interiormente ne nafeono i penfieri , e 
i fantafmi * che fono; mezzi come alla, fpeculazione », cosi ancora, alle ope- 
re materiali. 

Le ciglia: inarcate inoltrano, maraviglia; t e veramente il Pittore fi! 
eltende a tanta: fattile inveftigazione di cofe minime in fé flette per ajuta 
dell' arte fua » che facilmente ne acquifta. maraviglia % e malinconia . 

La. bocca, ricoperta; è indizio,, che non è cofa », che giovi quanto il 
£lenzio.»e- la finitudine» però fi rillringpno i Pittori in luoghi fegreti» non 
perchè teminoiriprenfibne dell'' imperfetto) lavoro, come volgarmente fi ltima. 

Tiene la catena di ; oro,, onde prende la; mafehera», per moftrare», che 
l'imitazione è congiunta colla. Pittura, infegarabilmente .. 

GJii 



r o m o sìd a r r o . 387 

Gli anellettì della catena moftrano la conformità di una cofa coli' 
altra , e la congiunzione , perchè non ogni cofa, come dice Cicerone nel- 
la fua Rettorica , il Pittore impara dal Maeftro, ma con una fola ne ap- 
prende molte, venendo per la conformità, e fimìlitudine 'Congiunte» e in- 
catenate inlìeme . 

La qualità dell'oro dìmoftra, che quando la Pittura non è mantenuta 
dalla nobiltà, facilmente fi perde, e la maschera moftra l' imitazione con- 
veniente alla Pittura. 

Gli Antichi dimandavano imitazione quel difcorfo , che , ancorché fal- 
fo , fi faceva colla guida di qualche verità fuccefla , e perchè volevano, che 
que' Poeti , a' quali mancava quella parte , non follerò Poeti riputati , co- 
sì non fono da riputarli i Pittori , che non 1' hanno ; eflendo vero quel 
detto triviale, che la Poesìa tace nella Pittura-, e la Pittura nella Poe- 
sia ragiona ; vero è che fono differenti nel modo d' imitare , procedendo 
per opposizione , perchè gli accidenti vifibili , che il Poeta coli' arte-* 
fua Fa quali vedere all'intelletto, per mezzo di accidenti intelligibili, fo- 
no prima confidenti dal Pittore, per mezzo delli quali fa, poiché la men- 
te intende le cofe lignificate ; e non è altro il piacere » che fi prende_* 
dall'una, e l'altra di quelle profelfioni , fennonchè a forza dì arte quali 
«on inganno della natura, fa 1' una intendere coTenfì, e l'altra fentire_> 
coli' intelletto . 

Ha bifogno dunque la Pittura della imitazione dì cofe reali , il che_? 
accenna la mafehera, che è ritratto della faccia dell'Uomo, 

La velie cangiante moftra, che la "varietà particolarmente diletta, co- 
me moftrano ì piedi ricoperti , che quelle proporzioni , le quali fono fon- 
damento della Pittura, e_ che vanno notate nel difegno avanti che dia_j 
mano a' colorì , devono ricoprirli , e celarli nell' opera compita ; e come 
è grand' arte preflb agli Oratori faper fìngere dì parlar fenz' arte ; così 
preflfo ai Pittori faper dipingere in modo , che non apparìfea 1' arte , fé 
non a' più intelligenti, e quella lode* che ibi attende il Pittore «uriofo 
di fama , nata dalla virtù * 




Ce e 2 LA 



ICONOLOGIA 



i 



U R A 



S O t{ E T T 9 

Del Signor Marzio Milefio» 

f Mula di l^amrat opra divina* 
"* eh' i volti noflri j i noflri affetti e/primi » 
Sol da" colorii e con lo ftih imprimi* 
Ovunque opri man dotta* e pellegrina » 

Ogn' arte a te con gran ragion s* inchina* 
E fenza te non è chi queHe filmi » 
O di loro maeflra , che pelimi 
L' ingegno iman* che a loro s' avvicina » 

Dolci fai maraviglie-* e dolci inganni 
^Apporti a chi ti vede* onde a la mente- 
Sbendi flupore fopra ogn- altro oprare . 

€b? nata allor perfetta » immantinente 

Fai cofe , per durar molti , e molti anni, 
* fatte dal tempo vieppiù illttjlri »• e chiare» 




PLA- 



TOMO QV ARTO. 
PLANEMETRIA. 



3*9 



Di Ce/ari %&*. 




7* /'si n e m e tr t ' n ' ^ &***** 1 *&i 

DOnna in- una vaga 9 e belliiljms «•~r«s ,, <* * rFlP rnn leggjfadra dima» 
ft razione tenga eo« ««roe Te mani il Baccolo di-Jacob* il quale con 
arte » ed' opera di detto ftromento fi inoltra il pigliare le dìftanze , sì 
delle lunghezze , e larghezze dì detta campagna » come anche per ritro- 
vare qualsivoglia piano . Appiè di detta figura vi farà ancora un archi- 
pendolo . 

Planemetria è arte geometrica * la quale niifùra la lunghezza » e lar- 
ghezza di qualfivoglia fuperficie della terra »• ed ancora dimoftra per 1' arte 
militare iì pigliare le dillanze * larghezze » e lontananze , per dove 1'' Uo- 
mo non fi poffa accollare y ed è altresì quella che mifura qualsivoglia cofa 
in piano » che abbia le fiie fuperficie tanto picciole » quanto grandi , che_j 
perciò le fi mette accanto ¥ archipendolo . 

Le fi dà il Baccolo di Iacob , efifendocchè il detto (tromento opera_j 
per via della traverfa * che corre innanzi, e indietro con due fole nazio- 
ni » colle quali fi fanno le operazioni fòpraddette , e quello ballerà intorno 
a quella figura » per aver in parte detto nella figura della Geometrìa^ 
delle lue qualità» 

POESIA 



390 



.ICONOLOGIA 
Ì | P Q E S 1 A . 

Di Cefare Rjpa , 




7*? e si a 



farlo Grand: ùui/t 



Giovane bella, veflita dì azzurro celefte > r^pra il qual velKmento vi 
faranno molte ftelle.. Sarà coronata di alloro. Moflri le mammelle_» 
ignude piene di latte , col vifo infiammato , e penfofo , con tre Fanciulli 
alati, che volandole intorno, uno le porga la lira, ed il plettro , l'altro 
la fittola , ed il terzo la tromba ; e non volendo rapprefentare ì tre Fan- 
ciulli, per non ingombrare troppo il luogo, I detti ttromenti fi pofctanno 
appretto dì etta . 

Poefia , fecondo Platone , non è altro , eh' efpreifione dì cofe divine , 
eccitate nella mente da furore , e grazia celefte . 

Si dipinge giovane , e bella» perchè ogni Uomo, ancorché rozzo, è 
alterato dalla fua dolcezza , e tirato dalla fua forza » 

Si corona di lauro , il quale ita fempre verde , e non teme forza dì 
fulmine celefte , perchè la Poefia fa gli Uomini immortali , e gli ailkura, 
da' colpi del tempo, il quale fuol tutte le cofe ridurre all' obblìvione » 

La vette colle ttelle lignifica la Divinità, per conformità di quello , 



che dittero i Poeti av<_-r origine dal Cielo , 



Le 



TOMO QV A R T 0. 39X 

Le mammelle piene di latte, inoltrano la fecondità, de' concetti , e__> 
delle invenzioni,, che fona l'anima della Poefìa» 

E* penfòfa, ed infiammata nell' afpetto , perchè- il' Poeta, ha fempre_j 
1* anima piena dì velociflimi moti» fomiglianti al furore» 

l tre Fanciulli fono le tre. maniere principali di poetare », cioè Pasto- 
rale » Lirica , ed Eroico : le quali dipendono più dall'" abiliti naturale i. giacché 
i Poeti nafcono» e gli Oratori fi fanno» 

Infinite cofè fi potrebbono dire della Poefìa » fènza variare dal noftro 
propofìto ;: ma ora mai ogni bello fpirito tanto ne sa » pel molto efercizio 
delle Accademie» e Scuole d' Italia* che farebbe un voler dar lume alla 
luce del Sole » volerne fcrivere in quello luogo . del che mi faranno te- 
ftìmonia certo in Perugia mia patria » 1* Accademia degl' Intentati » illuftre 
già molti anni , la quale rende maraviglia », non pure a felteffa ». ma all' 
Italia , ed a tutta il Mondo * per le nobili parti degl'ingegni, che efla_* 
nudrifce ». i quali tutti infìeme lei rendono nobile , come ella poi ciafcuno 
feparatamente rende fàmofo » ed in particolare il Signor Cefare Crifpolti 
Gentiluomo di rara dottrina » e varia difciplina ». nella nobil cafà del quale» 
come gii. i Platonici neUa Villa di Accademo» gli Accademici Infenfati fi 
radunano» e ben fi potrebbe alla: fha cafà dare quell' epftteto ,. che il Prin- 
cipe della Romana eloquenza diede alla cafa d' Ifocrate, illuftre Grator di 
Atene t Domus Ifocrati* qitafì ludus quidam ,, atque officina dìcendi ; ed un* altra 
confermà lo fteffo : Damas Ifócrath officina habitat eloquenti^ efl ». 

Siccome dunque è fiata tenuta la cafà d' Ifocrate fucina dell* eloquenza,, 
cosi ora. la cafa. del Crifpolti è tenuta fucina di eloquenza » e di ogni arte 
liberale », ove concorrono a lavorare Fabbri di gran valore ». e d' onde alla, 
giornata a' efcono. opere di tutta perfezione », ed eccellenza . 

"Poesìa* 

r\Onna veftfta dei color deF Cielo » Nella ffnlftra mane» tenga una lira » 
*-^ e. colla deftra il plettro ». Sarà coronata, di alloro ;, ed a' piedi vi farà. 
»n Cigno » 

Si verte deL color del Cielo» perchè il Cielo, in Greco* fi dice franosi, 
e la Mufa ,, che dà fpirito di Poefìa „ è Urania », e per teftimonia di tutti 
ì Poeti non può- un Uomo^ efifer valente in quefte arti» fénnon è di par- 
ticolar talenta dal Clela dotato' ; e però- fi dlcona i Poeti aver origine-* 
dal Cielo », come fi è detta » 

La lira fi dà in mana ». perchè molta giova alla confónanza della^ 
Poefìa l'armonica confónanza del; fuona» ed Ini particolare fi fervivano' an- 
ticamente di quella iftromenta quelli», che cantavana cofè baffe ». onde-» 
dalla ftefla lira furona Lirici nominati». 

La corona di allora dimoftra », che P intenta di tutt'' I Poeti non è. 
altro », che di acquiftare fama „ ove tutte le altre profefllonl hanno» mefeo- 
ìato teca qualche utile j e 1* allora noni hai colà più» mirabile in fé », 

che 



39* ICONOLOGIA 

che la viridità delie foglie perpetua ? come efiì la vivacità del nome . 

Il Cigno in vecchiezza va meglio articolando continuamente la voce* 
per eftenuarfi la gola ; e così i Poeti vanno migliorando nell' arte lor« 
«on gli anni 9 come il racconta di Edipo Geleneo , e di altri , 

"Poesìa* 

DOnna 9 colie ali in teìta * coronata di lauro . Colla finìftra tenga «n_* 
libro s e colla deftra uno feettro Umilmente di lauro . 
Per le ali fi conofee la velocità , e forza dell' intelletto % e per I' al- 
loro » oLtre quel che abbiamo già detto , li nota la fatica , e diligenza, perchè 
nelle foglie fue vi è grandiffima amarezza * come è grandiflima fatica ri- 
durre a perfezione un' opera , che pofta portar lode , e gloria all'Autore , 

Toesìa* 

SI potrà dipingere « fecondo 1* uib comune * un Apollo ignudo t con una 
corona di alloro nella deftra mano « con la quale faccia fembiante di 
volere incoronare qualcheduno» e colla finiftra mano tenga una Lira» e4 
il Plettro . 

POEMA LIRICO. 

DOnna giovane « colla lira nella finiftra mano « e la deftra tenga il 
plettro . Sarà veftita di abito di varj colori , ma graziofo , attillato» 
e ftretto, per manifeftare » che fotto una fola cofa più cofe vi fi cog- 
tengono . Avrà una cartella col motto * che dica : 

trevi contpkUov fingala cantu . 
POEMA EROICO* 

UOmo di reale maeftà » veilito di abito fontuofo , e grave . In cap» 
avrà una ghirlanda di alloro » e nella deftra roano una tromba « eoa 
un motto che dica : 

Ityn nifi grandi* canto * 



POEMA 



TOMO QV A R T 0„ 
POEMA PASTORALE. 



3 nit 
273 



Giovane di fempKce , e naturai bellezza , con una Aringa in mano s 
con ftivaletti a ftaifa , acciocché inoltri il piede ignudo , con quella" 
parole fopras 

Taflorum carmina ludo-i 



u 



POEMA è A T I RICO, 

Omo ignudo, con faccia allegra, lafciva , ardita» e che vibrila liti* 
guai con un Tirfo in mano, e vi fia fcritto il motto^ 

Irridens cufpìde figo, 
P O L I 1 I C A . 



Di Cel 



ìpa . 



DOnna* che colla delira mano tenga un pajo di bilance. 
Perchè la Politica aggiulìa in modo gli itati della Repubblica * che 
l'uno per l'altro fifolleva, e fi fodenta fopra la terra, con quella felicità 
della quale è capace fra quelle miferie l'infermità » e la debole natura-j 
noflra „ 




Ddd 



POVER- 



394 ICONOLOGIA 

POVERTÀ' IN UNO CHE ABBIA BELL* INGEGNO . 



Di CtfaK_Hipa. 




Pruer'ta tn 



tMio c/7 abbui 



<J<Ttf/lO 



tsrandt vu 



CAIdrt 
i. , 

DOnna mal vefKta, che tenga la mano delira legata ad un gran fallo 
pofato in terra, la finiftra alzata con un pajo di ali aperte, attacca- 
te fra la mano , ed il braccio . 

Povertà è mancamento delle 'cole necelTarie dell' Uomo , per folte- 
gno della vita , e acquifto della virtù . 

Le ali nella mano finiilra fìgnificano il deiìderio di alcuni poveri in- 
gegnou* 5 i quali afpirano alle difficoltà della virtù , ma oppreffi dalle pro- 
prie neceffità , fono sforzati a flar nelle abiezioni , e nelle viltà della ple- 
be ; e fi attribuifce a' Greci la lode dell' invenzione di quella figura . 

Tovertà . 

DOnna veftìta come una Zingara, col collo torto, in atto di dimandare 
elemofina . In cima del capo terrà un uccello , chiamato Codazinzo- 
la , ovvero Spaflfacoda . 

Racconta il Valeriano , che volendo gli Egizi lignificar un Uomo di 
cftrema povertà, dipingevano quell'uccello; perchè, come dice ancora 

Eliano 



TOMO QV A R T . 39 $ 

Éliano , è animale di tanto poco vigore , che non fi può far il nido , e_/ 
per quello va facendo 1' ova ne* nidi altrui; ma avvertali» che quello uc- 
cello povero di forze , debile nella parte polleriore , chiamato da Eliano 
lib. 12. cap. 9. KtynAo Cinclo » fèbben fempre fcuota, e mova la coda_j 
come il Cerilo , apprettò Archiloco , non è la Codazinzola , o Squaflacoda » 
che fvolazza per i campi » cortili , e orti di Roma > di Bologna -, di Faen- 
za , e di altri luoghi più lontani dal M are , la quale Tappiamo di certo , 
che cova nel fuo proprio nido , fatto da lei , cinque ova picciole ■> parte az- 
zurre , parte bianche» fecondo il colore delle penne loro . Quello che par- 
Corifee nel nido altrui è uccello marino ; ficcome il Signor Capellini li- 
gnificò nella fua figura dell' Amor domato » coli' autorità di Suida iltorico, 
nelle cut ftampe fi legge Kfyr\>.cs Cigelus . KlynxAi's , KtynXos ; il tutta 
ferva per piena contezza » acciò non fi pigli un uccello per un altro . 

Rapprefentafi li Povertà in forma di Zingara , perchè non fi può tro- 
vare la più mefehina generazione di quella , la quale non ha né roba » né 
nobiltà , né guilo , né fperanza di cofa alcuna » che polTa dare una parti- 
cella di quella felicità > che è fine della vita politica . 

Tovertà . 

DOnna ignuda, e macilente, a federe fopra un' afpra rupe, colle ma- 
ni , e i piedi legati . Tenti di feiorre le legacce co' denti , effondo 
nella fpalia diritta punta da uno Scaravaggio ; ed abbia i capelli intricati . 
Qui fi dipinge , non quella povertà , della quale fi ragiona apprefiò ad 
Ariltofane nel Pluto , polla nell' avere, quanto è ballante alla neceflità del 
vitto , fenza foprabbondanza ; ma la povertà di quelli che non hanno da, 
vivere: però fi dipinge ignuda, e macilente, con capelli intricati, e col- 
le mani , e piedi legati fopra lo fcoglio , per eflfere il povero privo del 
maneggio di molti negozi » che lo renderebbono famofo ; però diiTe Sa» 
Gregorio Nazianzeno, la povertà eflfere in viaggio, che molti viagg; impe- 
difee » e molte azioni , e procura feioglierfi i nodi co' denti ; perchè co- 
me fi dice trivialmente , la povertà fa 1' Uomo indultriofo , e fagace : on- 
de ditte Teocrito a Diofante : k povertà fola effer quella , che fufeita le 
arti , perchè è Itimelo , lignificato in quelP animaletto , che noi chiamiamo 
Scaravaggio . 

Tovertà . 

DOnna pallida , e furiofa , veftita di nero , come dice Ariitofane nella 
Commedia , chiamata Pluto . 
La pallidezza fi pone , perchè dov' è povertà è careftia nelle cofe_» 
da vivere , e ove quelle mancano , fanno perdere il colore e lo fpirito . 

Si fa furiofa, ovvero in atteggiamento di pazzìa, perchè tutte le paro- 
le , ed azioni di un povero fono riputate pazzia, né più, fi dà fede a lui, 
che ad uno infenfato . 

D d d 2 II color 



3$6 ICONOLOGIA 

II color nero, perchè è nunzio di morte, e di cofe fpiacevoli, ci dà 
■ad intendere, che la povertà è cofa faflidiofa , difficile , luttuofa , e_s 
aiiferabjle .. 

FATTO STORICO SAGRO. 

QUanto a Dio difpiaccia il non fòvvenire alla povertà » molto chiaro ce 
Io efpofe Crifto nella feguente Parabola . Ci fu , dice egli , un Ricco» 
che fi veftiva di porpora , e di biffo , e che banchettava lautamente ogni 
giorno; ci era altresì un Povero-, per nome. Lazaro , che giaceva tutto ul- 
cerato alla porta di quel Ricco , né poteva da effo ottenere per diffamarli» 
nettampoco le briciole , che dalla raenfa di lui cadevano . I Cani , corno 
ientimento- avefifero a confondere 1' avarizia del Ricco , venivano a lam- 
bir le piaghe di Lazaro , il quale godea del buon uffizio di quegli anima- 
ii , per infegnarci a ricevere le confolazioni » che Iddio ci manda, per 
mezzo di chiccheflìa . Ma volendo finalmente Iddio coronare una pazienza 
sì perlèverante in uno ilato tanto penofo , chiamò a fé Lazaro. , toglien- 
dolo al Mondo. Morì parimente quel Ricco, e fu per le fue colpe con- 
dannato all' eterne pene dell' Inferno ; daddove alzando gli occhi ,. e ve- 
dendo Lazaro nel feno di Abramo » fortemente elclamò : =: "Padre ^Àbra- 
mo , abbi di me pietà » e manda qui Lazaro , acciocché colla punta di un fuo 
dito intinto nell' acqua , venga a dar refrigerio alta mìa lingua , dall' ardore ' di 
quefla fiamma orribilmente angujliata = Al che rifpofe Abramo i =: 77 fov- 
venga , o figliuolo , che tu bai goduto in tua vita » mentre che Lazaro-. penava; 
e però è ben giuflo che ora Lazaro goda ,, mentre che tu (lai penando .. ~ Ri- 
flettano fu tal efèmpio i poveri , che una povertà fofferta in quello Mon- 
do , nella guifa che Lazaro foffrilla,». è una fòrgente di beni nell' altro . 
Abbiano Tempre in mente i ricchi, che ogniqualvolta eglino non porranno 
la loro felicità nel {occorrere i poveri », faranno fempre nelle ricchezze.* 
loro Hiiferabilinimi . Luca. cap. 16L 

FATTO STORICO PROFANO. 

ILarione Ateniefé fu eflremamente povero .. Incontrandoli un giorno coftuf 
in un bofco con degli Afiaffini ». non fi atterrì punto, anzi ridendo» diffe; 
Voi avete dato pur male!: Vollero fapere coloro il perchè del fao-rifò v ed 
egli pontualmente foggiunfe t- lo rido » né mi dò terrore » perchè fò di. o& 
fere ignudo . Verifico»! in codili quel detto r 

Cantabit vacuus coram Latrane Fiatar. *■ 
Aftolf. Off. Stor. lib. i. cap. zS- 

E A T T O FAVOL OSO. 

LA' fèrociffima fame ,. die affalfe Erefittone ,. dopo che egli Ugrilega— 
mente atterrò la, gran Quercia lagra a Cerere» lo riduìfe da ricchif- 
finiO) che. egli era». in tale miferanda povertà. , : che non effendogli punto 

reltats 



TOMO QV A R.T.O. 397 

reflato di fue fofiaHize , prollituì la propria figliuola per procacciarli il vittOi 
e tuttavia morì di fame . Ovvici. Metani-, lib, 8. 

POVERTÀ' DEL DONI. 

DOnrta dilfefa fopra rami di alberi fecchi » con alcuni pochi ftracci d' 
intorno . 
Li rami fecclii moftrano I' effere di uno T che vive al Mondo in po- 
vertà , che non è llimato buono , non potendo far frutte* da fé medefimo * 
fennon per ardere » cioè per adoprarli in tutti i bifogni , a capriccio dell' 
indullria altrui; però a tutti i pericoli della Repubblicana tutti i travagli 
del Regno , a tutti gli aggravi della. Città , {libito fi fottopongono i pove- 
ri , con grandiflìmi pericoli della vita ; e però Virgilio dilfe nel prime 
della Georgica :. 

Duris ur gens in rebus egeftas . 

POVERTÀ' DI SPIRITO» 

Vedi all'i prima Beatitudine . ( a ) 



IP ! w ' w ' * 



SRP 



PRA-: 



O) Rapprefenta il P. Ricci la Povertà di Spirito : Danna di faccia pallida , e magre?, 
ma allegra , fana T e gagliarda- , ed •vejtimenta Squarciato , colle ali agli omeri , ed il '-vól- 
to verfo il Cielo , ove fé le moftra una Corona ingemmata .. Tiene in una mano un maz- 
zetto di fiori , e-nell 'altra un pìccolo pane . Sta co' pedi fopra una pietra quadra ,. ed 
accanto r oi fai à un corno di dovizia pieno dì gioje , e denari * 

La faccia fparuta indica , che il povero di fpirito volontariamente abban- 
donando le delizie mondane , fi dà alle afpre penitenze , che la fanno diveni- 
re pallida macilente ec. 

E' però allegra , in fegno della Speranza , che ha in Dio . 

Le ali rapprefentano la facilità , colia quale i poveri di fpirito «inalzano: la 
mente alla contemplazione divina . 

Il guardare al Cielo dimoftra, che i difpregiatori del Mondo ftanno col 
corpo in terra, e col penfiero all'eterna beatitudine. 

La Corona ingemmata è il premio, che da Dio attende ... 

Il mazzo di fiori , ed il pan duro' , lignificane e la pace , e la conten- 
tezza del cuore , ed infieme che quefta conviene acquietarla colle penitenze s 
mortificando il corpo . 

La pietra quadra» effendo fimbolo di giuftizia, indica le buone opere del 
povero di fpirito. 

Il Corno di dovizia fatto i piedi fi pone, per fignificare il difprezzo de' 
beni temporali. 



398 



ICONOLOGIA 



PRATTICA 



Del Signor Fulvio MariotteUi, 




Mari? tiì drl . 



Pr itti ra- 



l?tV*lo OriUztil l'Klfr 



QUefta voce Prattica iuoha a noi i'ifteffo che TtpoiaJ^im ai Greci» per 
^fignificare cofa relativa » ed oppofta alla Teorica. Effendocchè co- 
me la Teorica verfa intorno alle ragioni , e ai moti dell' intelletto , cosi 
la Prattica verfa intorno alle operazioni, e ai moti del fenfo ; dimodocchè 
quella rifguardala quiete contemplativa, che è moto dell'anima: principal- 
mente querta rifguarda la quiete attiva, che è principalmente moto del fenfo, 
offendo quella contemplativa delle caufe fupreme , quella invedigativa de- 
gli ìnfimi effetti : cioè 1' una fommità , I' altra fondamento di tutta la fab- 
brica dell'umano difcorfo. 

Dicefi Proteica , quafi prattica , perchè è comune a tutti gli Uomini 
in qualche modo, che avendo efiì neceffario effetto della vita ragionevole 
il moto , non poffono non prendere nell' ilteffo moto qualche abito , e_» 
queito abito fatto di frequentata efperienza, fi dice Prattica. Onde colla..» 
Prattica fi panno acquiltar 1' arte , e la prudenza già dette , ma non la_j 
fapienza , e l' intelletto che ftanno nella cognizione de' principi . Effendo 
dunque, come due estremità, la Teorica, e la Prattica , fi congiungono non- 
dimeno infieme in un mezzo , e punto foio , che e la cognizione del bene , 

vero' , 



TOMO QV A R T 0. 599 

vero , o non vero ; maggiore o minore , fatto forma , o di bello , o di 
gufto j o di utile » o di oneito; il qual punto non è Tempre ben colto di 
mira da ambedue , bene quefto colmeggiando 1* una dall' altra ; onde è la 
verità de' pareri fra gli Uomini dotti, ed ignoranti, nobili, e plebei, fer- 
vi , e liberi , ricchi , e poveri , vecchj , e giovani , Uomini , e Donne * 
credendoli da una parte alle fentenze de'fapienti, dall'altra ai proverbi 
del volgo. Stante quella terminazione, e principalmente che la Prattica 
dica cofa oppofta , ed in certo modo contraria alla Teorica , viene agevol- 
mente rapprefentata colle cofe , finalmente oppoite fra loro . Onde facen- 
doli la Teorica giovane , veltita nobilmente di color celelte , colla tetta , 
e mani in alto, colle punte di un compalTo verfo il Cielo, in cima di u- 
na fcala : fi potrà far la Prattica Vecchia colla tetta, e mani verfo la ter- 
ra , veltita fervilmente , di color tanè con un compatto grande aperto, e 
con una punta fitta in terra , appoggiandoli con 1' una delle mani fopra_» 
il detto compalTo , con 1' altra fopra un regolo , in modo che una punta__» 
del compatta aperto tocchi la fommità del regolo , per rapprefentare infie- 
me la' lettera greca II, colla quale elfi folevano lignificar la Prattica, 
come colla Teorica . E' , come dicemmo, per la gioventù lignificare agilità , 
preltezza , follecitudine , animofità , valore , vita lunga , Iperanza , amore , 
ed ogni bene ; così all' incontro potremo dire per la vecchiezza lignificar- 
li tardità, fonnolenza , pigrizia, fiacchezza, viltà, vita breve, morte, ti- 
more , odio , fofpetto , e ogni male : e che tal fia la Prattica fi crede-» 
agevolmente , perchè è feguace dell' ufo invecchiato , facilmente s' ingan- 
na, vede poco rispetto alle cagioni, dubita affai, inciampa Ipeffo , e odia 
aframente chi cerca nel fapere altro modo dal fuo . 

La faccia volta all' ingiù moftra , che la Prattica mira in baffo folo 
quella parte di tutto 1' Univerfo , che fi calpelta co' piedi , il che viene_> 
ancora lignificato dal colore della vette fervile . Perchè importa utile altrui. 
Prattica non è altro che ufo, e utile; all'incontro della Teorica, che non 
l' ufo cerca delle cofe , ma la cognizione ; nella quale come nobile fi 
quieta : e quello fletto lignificano le mani , che fopra due iftrumenti , che fono 
il comparto, e il regolo, foltentano tutto il pefo della tefta e del corpo . 

Il compalfo , come dicemmo , lignifica la ragione ». la quale è neceffaria 
in tutte le cofe umane , ma per la Teorica volta le punte in alto , per 
la Prattica in baffo, perchè la Teorica dagli univerfali conclude i partico- 
lari, che è conclufione vera dimoftrativa; mala Prattica da i particolari 
gli univerfali, che è conclufione fallace, perloppiù in feconda, e terzana 
figura , o che fi affermi , o che fi neghi , ed è come particolare la terra * 
rifpetto al Cielo , che la contiene . 

Il regolo tocco da una punta del compatto aperto ad angolo rotto , di- 
raoftra , che come la Teorica fi regola dalle cofe del Cielo eterne , e fia- 
tali femprc ad un modo, cosi ls Prattica ha il fuo fondamento nella terra» 
e nelle cofe terrene , le quali variandoli , e corrompendoli , hanno bifogno 
di effere llabilite in qualche forma dall' Uomo , la qual forma ricevuta u- 
«iverfalmente » e pratticata » come regola delle mifure » regolo fi fuol chia- 
mar 



4&ò' ICONOLOGIA 

mar volgarmente ; al che forfè ebbe riguardo Protagora , dimandando V 
Uomo mifura di tutte le cofe . 

E fi da alla Teorica un folo firomento , alla Prattica fé ne danno due 
die fono il compatto , e il regolo , per moftrare , chela Teorica è una 
fola indivifibile, come perfetta in feftetta , la Prattica è di-due forti, libe- 
rate, e mecanica. La liberate spetta all' ufo intorno alla converfazione , e_> 
vita civile , la cui lode nafee dalle virtù dette morali , perché con 1' ufo 
fi acquietano, e quella vien fignificata nel compatfo fermato in terra ; il 
quale non ha proporzioni terminate , ma la fua virtù è 1' adattarli alla_j 
quantità delle cofe ; cosi la virtù morate non par che abbia altro termi- 
ne , che il coftume , e 1' ufo invecchiato , e Iodato ; e la mecanica vien_»- 
fignificata nel regolo , che ha le fùe mifure certe , e ftabilite dal pub- 
blico confentimento , quindi è il vendere , e comprare a mifura Inabilita 
nella quantità del denaro, e della roba. E perchè abbiamo detto, che_» 
1- ufo della ragione ha per fine 1' aflifter dell' azione , per l' intero della_j 
giuftizia , fi potrà dire, che il compatto , e '1 regolo nella Prattica inoltri- 
no 1' una , e l'altra giuftizia diltributiva , e commutativa, Geometrica e 
Aritmetica, l' una dimoltrata nel compatto, che non ha mifura certa, l'- 
altra, nel regolo. 

PRECEDENZA, E PREMINENZA DE' TITOLI. 

Di Ce/are Bjpa . 



DOnna di grave afpetto . Tenga in tefta il Re degli uccelli , e collabi 
mano deitra fi opponga ad un' Aquila , che le (farà a' piedi ardi- 
ta , e dritta , e colla tefta alta , in atto di voler volare verfo il detto 
Re per togliergli il luogo . Il Re degli uccelli è da' Latini detto Tro- 
chilo , da Aratotele Ofebbys, quali B^ex , & Traj'cs uiinum ; dice Ermolao 
Barbaro fopra Plinio , lib. 8. cap. 26. come che fia Re , e capo degli 
uccelli , dicchè o' è fimbolo , come fi raccoglie da Svetonio in Cefare , 
cap. 81. ove lo chiama per effere picciolo, Regaliate : Vridie autem eajdeni 
idus Martias ^tvem B^galiolum cum laureo ramalo Tompejan,v curia [e inferen- 
tem , volucres morii generis ex proximo tiemore peffetuté ibidem difeerp ferunt . 
Nel qual luogo narra Svetonio , che tra li prodigi della congiura di Cefa- 
re occorfe , che un Re di uccelli il giorno avanti la morte di Celare , 
che fu alli 15. di Marzo, volando con un ramofcello di lauro verfo il Tea- 
tro di Pompeo , che ftava in Campo di Fiore , ove adettò Ita il palazzo 
di Don Virginio Orlino , molte forta di uccelli da un bofeo vicino Io 
perfeguitarono , e lo sbranarono in più parti , nel qua! Teatro fu appunto 
uccifo Cefare il giorno feguente ; dal che fi vede , che il Trochilo viene 
prefo per figura di un capo d' Imperio , e di un Re , perchè è chiamato 
Re, e vien prepofto a tutti gli altri ; e dicefi ,. che 1' Aquila fpeife -volte 

eoa- 



TOMO QV A R T 0. 401 

Èpntende con detto Trochìlo , come riferifce Arinotele m-lia Storia degli Ani- 
mali , iib. 9. cap. 1 1 . nel fine : Trochìhs vocatw idem -, & Senator , & Fj:x ; qua- 
racbrem ^Aquilam pignare cum eo refernnt ; e Marcantonio Sabellico fopra il fud- 
detto paflfo di Svetonio , dice : Trochilus I{ex -A-viitm -, ut Jcribit Tlìnìus , vccatm 
<& ob id perpetuerà tilt atm aquila difcordiam , tamquam id agre ferat . 

Sicché 1' Aquila, che fi eonofce di effere maggiore dì grandezza -, e_» 
potenza, ha per male, che il Trochilo fi preponga a lei, dandofegli titolo 
di Re , come alcuni Signori, e Principia per edere più potenti, non_s 
comportano dì etTere pofpoiìì a' più antichi , e nobili di loro , per efler 
meno potenti ; ma la precedenza non fi deve togliere a chi tocca , an- 
corché fia di minor potenza : e però poniamo il Re di uccelli ( ancorché 
picciolo ) in tetta della Precedenza-, la quale fa Ilare abbaflò 1' Aquila -, 
«he pretende la maggioranza. 

De' Fatti-, vedi Dignità , Dominio -, autorità, 

PREDESTINAZIONE. 

Dì Ce/are Bjpa* 

UNa Giovanotta di fuprema bellezza . Sarà ignuda . Avrà in capo on_j 
velo dì argento , che con belli rivolgimenti le cuopra le parti meno 
onefte . Starà cogli occhi rivolti al Cielo, e tutta intenta a rimirar quel- 
lo. Terrà la delira mano al petto , e tolla finifira un candido Armellìno. 

Giovanetta fi dipinge la Predellìnazìone-, per moilrare la fua eternità, 
tome abbiamo in San Paolo nella i. epilt. ad Ephefios : Tiwdejìinavit nos 
ante Mundi confìitutionem , vt effemus Sanfiti » 

Bella, per effer la mìfura^ e l'idea di ogni bellezza-, onde S. Tom- 
mafo, e S. Agoftino nel lìb. de bono perfev. al cap. 14. dicono 1 Trade^ 
flinatio efl prxparatio gratta in profetiti -, 07* gloria in futurum . 

Nuda-, per efifere quel!' opera dono di Dio-, onde dice Sant' Ago- 
ftino nel libro de fide ad Ter. cap. 5. 'Priedefiinatio efl gratuita donationìs pr<e~ 
par atto •. 

11 velo, che h cuopre di argento, perché è minerò occulto non folo ' 
agli Uomini, ma ancora agli Angioli, anzi alla ftelfa Santa Chiefa ; onde 
S. Paolo efclama più volte parlando di ciò 5 Ob altit'.ido di-vitiarum , quanta 
ìnveftigabiles fimt <ui.t ìllius \ 

JLa dirnourazione degli occhi rivolti al Cielo lignifica, che il Prede- 
flìnato infallibilmente camminerà per i mezzi apparecchiati da Dio nella_j 
PredeiHnazìone , come dice Grillo benedetto in S. Giovanni 10. Et non*' 
peribunt in xternum , & nemo rapìet eas de manti mea-, intendendo dellì Pre- 
delunati ; e S. Paolo ad Rom. S. Scimus quoniam diligentibus ùeum , 0» 
mnìa vooperantur in bonnm , bis qui jecmdnm propojìtum votati funi Sanfìì . 

Il tener la mano nel petto lignifica , che la Predeitinazione e effica» 
cìflìma ,. non folo nella prefeenza , ma ancora ne' mezzi , -come abbiamo 

E e e - ìn £z- 



402 ICONOLOGIA 

in Ezechiele 56". faciam ttt in prsccptis mei-s ambulet'u , &■ jitdicia raect ch- 
fiodiatis , & operemini » 

Tiene il candido Armellino , perchè fiecome detto animale piuttofto 
vuole morire» che giammai imbrattarli nel fango, così vediamo, che_* 
Dio piuttolìo leva la vita al Prede ftinato, che permettere, che s'imbrat- 
ti nel fango dell' orinazione , conforme a quelìo che abbiamo nella Sap, al 
41, Raptus efi ne waLttìa mutarti intelkfàunt ejus.. {_a~^ 

PREDICAZIONE VANGELICA» 

Uè "P. Fra, Vincenzio B^ccì M. O. 

DOuna vagamente velìita- , fui cui capo farà fplendòre » ©• raggio »- che 
dal Cielo le difcende . In una mano avrà una tromba , e nell' altra 
un mazzo di fiori » Sarà di bella faccia , ma alquanto fèvera . Avrà i pie- 
di ornati con teflil&me pianelle dorate ,. ftando in atto di camminare . A* 
piedi le farà un vafò , daddove fa ufcire un Serpe , il quale ributta con__? 
un piede * Si vedranno certe catene gettate in terra . 

La Predicazione Vangelica è liata illituita da Crillo Signor Noltro , ed 
egli fu il primo Predicatore , benché Giovanni lo prevenire , egli però fii 
il primo Maeltro» che infegnalfe la nuova » e vera dottrina alle Genti . 
Quindi 1' ufficio della Predicazione è il più nobile che vi lìa » e (fendo (iato 
iftituito da Grillo , e conviene » e bene Ita ad ógni dato di perfona , fia_j 
pur grande ♦ e nobile , nella quale li fuppone il lume fpeciale , che Dio. 
dona a quelli » eh' evangelizzano alle Genti . 

E' la Predicazione di Crino- ufficio nobilìlfimo » eflendo iffituito da un 
Signore- di tanta autorità , il quale innanzi che lo lafciatTé al Mondo » per 
doverli fare, vols' egli efercitarlo con tanta carità ardente^ Lue 18. v. . 
Iter faciebat *}efus per Ca/tell* pr.vdicans , &■ evangelizans Rggnum Dei .. E 
dirò- eflfer uno de' più principali efercizj- , che poifano mai fare i Minillrì 
di CriHo , sì per caufa dell' azione cotanto nobile , com' è predicar il Van- 
gelo , come ancora per il fine , eh' è la falute delle anime » 

Si deve fare fenza fallo da* Religioni fpeeialmenfce j quindi nel lembo- 
dei Sommo Sacerdote comandava il Signore . Exod. 28* v. 33.. vi pendei 
fero i campanelli , per lignificare quello ufficio de' Sacerdoti ,. e com e_> 
debbono edere tutti voce , e fuono » per deihre gli animi occupati ne* 
tranfkorj. beni del Mondo , alla fuperna conliderazione del Cielo » Ufficia 
i quello.», che deve farli colla voce ,. ma molto più colle opere , perchè 

di quel 



£a) Dal P: Rìcci fi figura 1» Prediftinazfone : Donna- rìccamantc vcfiitu , con mol- 
te metà', e- piedi dipinti nel Vestimento , Ha ì capelli ricci , Mondi , ed: intrecciati con_» 
fila di ore ~ SuF capo porta m vafo , ose fono due occhi . Ha in mano un crivella , 
( fta in. atte di crivellare H gratto r« Si vede apprejjo a lei uà libro grande. » 
Balia ciò per i pittori ». 



TOMO £IV A R T 0. 405 

tfì quel Predicatore , la cui vita fi pregia , non refta altro , che fi pregi t 
fennon la dottrina, dice Gregorio Papa fup. Evang. lìb. r. hom. 6. , non 
credo fi poffa far peggio, quanto predicare altrui, quello, che ha meftieri 
di -buone opere » di che 1' Apoftelo tanto paventava : "b£e cum aliis prxdi- 
cceverim ipfe reprobus efftciam . E pajonmi que' , che ad altri predicano , ed 
altrimenti pongono in opere , come la face accefa , che confumandofi , ad 
altrui fomminillra lume : or dunque infegna prima di operar bene , e po- 
fcia d' insegnare a' popoli il Predicatore Vangelico , Quello raccoglie ì 
frutti della Predicazione , che promette buoni femì di operazioni 4 impe- 
rocché P autorità del favellare fi perde , quando la voce non è aVvivata-j 
dalle opere, dice il mede fimo , lìb. t. mor. . Allora { dice lo fletto) mou 
32. in fine è il Permiane vivo, ed efficace , quando -nel Predicatore vi è 
pura fantità , e virtuofa perfezione , 

S. Ambrogio, Jup. Lue. dice, dover effere alieno dal Predicatore l'an- 
dar di caPa in cafa vagando-, dovendo lìar Penato , ed occuparli così negli 
fiudj , come nelle orazioni . Quell' è J' Ecclefiaftico Datore , che muove_> 
le lagrime, non II rifo , che corregge i peccatori, e dice nullo eflfer bea- 
to, e nullo felice i così Periva AgoiHno , fup. Ifaj. 

S. Già: Grifoliomo dice , chi prende 1' ufficio della Predicazione , non. 
è mefliere elfere molle, ma rifoluto , robulto , e forte , né deve nelTun© 
prenderlo-, fennon è apparecchiato .mille volte per efporfi alla morte . De 
laitdibus Mv. Taul. hom. 6-, 

E per fine £ dice Agolfìno ^ juper ^ipoc. hom. z. P Angelo -è Interpre- 
tato Nunzio , e ciafeuno o Prete , o Laico -, o Velcovo , che favella dì 
Dio, come giugne alla vita eterna , meritamente viene Angiolo nominato» 

E però fi dipinge da Donna vaga , e bella , per la -molta -bellezza dì 
quello Santo ufficio .. 

Ha il lume, o raggio in capo, eh' è II lume, che dona Iddio a' Pre- 
dicatori fuoi , fenza il quale quello ufficio non fi farebbe. 

Ha la tromba in una mano , perchè chi predica la parola del Signore 
fa P ufficio di troruba , che delta i fonnacchiofi da' peccati , ed accenda.» 
gli animi de' codardi nelle virtù , che fembrano a .prima faccia difficili ad 
acquilìarfi ; e ficcarne la tromba negli eferciti dà coraggio , e vtrore a* 
Soldati-, e folleva I Cavalli , acciò nella pugna non temano i nemici ; cosi 
per virtù del fuono della Santa Predicazione non fi temono I nemici delP 
anima . 

11 mazzo de' fiori è fimbolo delle virtù , le quali fono II fine prin- 
cipale della Predicazione , che le pianta ne' Criltiani . 

IJ vafo pofeia , daddove ePce -un Serpe , è geroglifico de* vizj , che_» 
dìffuade , e ributta queita Predicazione . 

Ha la faccia bella , ma fevera , perché chi fa quell' ufficio deve ufi- 
re feverità, ed afprezza , in riprendere que' che non olfervano la Legge 
del Signore ; ed allora fi rende bello quelt' ufficio , e tiene il naturale ri- 
tratto . Quindi errano quelli , che fi danno alla fcelta delle belle parole , 
e ad altre cofe , che rendono attenti gli animi , e danno prurito , ed ar- 

£ e e z ©ionico 



404 ICONOLOGIA 

monico fuono alle orecchia , ma poco frutto alle anime » che in cambio di 
far piacere al Signore » in efercitare quello ufficio di tanta importanza s e 
carità » fé gli rendono abbom ine voli . 

Ha i piedi sì ornati» fembrando i palli felici» che danno i Predicatori» 
quando, camminano per predicare alle Genti » 

Le catene fon) geroglifici de* vizj , fecondo Pierio » hb^ 40. foh 520. 
che legano le anime noiL'e » e le allacciano con quelle de* Diavoli . 

Le tiene in terra, in fegno » che la fanta parola del Signore» predi- 
cata con ifpirito » atterra, i vizj , togliendoli via dalle anime . 

Alla Scrittura Sagra . Si dipinge la Predicazione Vangelica da Donna 
vaga » e bella , fui cui capo farà un lume » o raggio , per la virtù , che 
Iddio dona a chi fa tal ufficio. Pf 67. v. 12. Dominus dabh verbum Evan- 
gelìzantibas vinate malta . Ed egli ancora fomminiilra la fapienza», e le apre 
la bocca» Lue. 21. v. 15. Ego daba os , & fapientiam » & ìpfe aperti ora. 
Vropbetanim ? E Davide ciò pregava al Signore » PfaL 50. v. 17. Domine 
labia mea apcries , & os mentri anmmciabit laudem tvtam . La tromba della__» 
voce terribile contro i trilli» Ifajù 58. v 1. §mfi tuba exalta vocem tuam, 
amimela popnlo meo [celerà eorum La faccia fé vera fi è per la riprenfioné 
afpra» Tim. 2. v. 4, ^Argue lobfecra ,. increpa in omni patienliat. & dottrina ;. 
Il mazzo di fiori in mano , perchè ha per; fine di piantare le virtù ; però 
quello predicava Davide » Pf. 30V v. 4^ Fac bonìtatem » & pafeeris in divì- 
tiis ejus . Ed altrove difluadeva il male, e perfuadeva il bene . Jo: 33. v. 
1 4» Diverte a malo » &■ fac bonum : ìnqmre pacem , & perfequere eam , Sta. 
in atto di camminare , perchè i Predicatori fempre vanno in viaggio. a__» 
predicare, come diceva S Paolo » Rom. io. v. 15"» ^nomoda pr.edicabunty 
nifi mittitntur . E (corrono per tutto . Ibidem v. 28. Et quidem in omnenu> 
terram exivh fonia eorum , & in fines Orbis terree verba eorum . 1 piedi belli 
dorati » perchè è viaggio belliffimo , ed utiliflimo per la falute delle ani- 
me » Ibidem v. jj. £)uam fpeciofi pedes Evangelizantium pacem , Evangeli» 
zantium bona ! Le catene gettate in terra fono fimbolo de* vizj , che in- 
catenano le anime nofire in mano del Diavolo » che a S. Pietro quefie_» 
fembrarono ». quando gli caddero dalle mani , lignificando forfè 1' aver la- 
feuto il Giudaifmo , per feguire Crilto » Aót, Apoft.. 17, v. 7» Et cecide- 
tiìat catena de manibus fuis *. 




PRE- 



TOMO Q_V ARTO. 405 

P R E G H I E R E . 

Dì Cefare I{ìp& » 

*\Ue Vecchie grinze» mede» zoppe, e guercie, malinconiche, e ve- 
nite di turchino ; così le dipinge Omero ; e zoppe fi. dipingono for- 
fè , perchè quando fi vuol pregare , fi piegano le ginocchia ; ovvero per- 
chè con animo dubbiofo fi va a pregare ,. non avendo certezza alcuna di 
ottenere quello che fi prega . 

Hanno poi la faccia niella, perchè le preghiere fono effetti, che no- 
tano indigenza , e mancamento di cofe , che non fi hanno , o timore di 
non perderle, pofifedendole volentieri; e l'indigenza febbene è cagione dì 
perfezione nella Città, come dice Ariltotele nel quinto libro dell' Etica; 
è nondimeno indizio , e mancanza ; e genera meltizia , e macilenza ne- 
gli Uomini particolari, come il medefimo dice nel primo della Fifica ;, 
e per tal cagione macilente , e meita fi deve fare la prefente figura ► 

Sarà ancora guercia , per notare colla divertita dello fguardo. di due_s 
occhi » la divertita dell' intendere di due intelletti , per ellere ordinaria- 
mente di contraria opinione quella che prega altrui , da quello che è 
pregato . 

Il veftimento del color turchino dimoftra. le preghiere dover efTere_* 
del color del Cielo, cioè non mafeherate ,. e allifciate , non con finte_» 
ragioni abbellite , ma pure , chiare , e reali j, acciocché fi polfa. ottenere 
quanto 1' Uomo vuole , e defidera . 

PREGHIERE A DIO» 

DOnna ingìnocchioni ', colle mani giunte, colla teda alta verfb- it Cìe-»- 
lo ; e dalla bocca le efea una fiamma di fuoco . 
Quella figura è molto all'invocazione, ed Orazione fomigliante » avea» 
do il medefimo. oggetto , e fimilifiìmo fine „ 

Le ginocchia in terra, e le mani giunte infieme, m offra no T effètto 
efleriare dell' Uomo ; la tefta rivolta al Cielo ,. e la fiamma , 1' affetta in- 
teriore della mente k e cuore .. 




V5>* 



PRELA. 



405 



ICONOLOGIA 



PRELATURA, 



Di Cefwe fypa, 



;V31T SJfy 




t helaAfasvBHì drl- 



7're / a tu rcL 



Gli Eglzj figuravano il Prelato con un ndblliffimo geroglifico 5 perchè 
dipìngevano un Uomo con un orologio da fuonare nella mano delira? 
e 'con un Sole ecclitfato nella fi ni tira , con un motto apprefifo, che dice- 
va: NON NISI CUM DEFICIT SPECTATQRES HABET; nel che vo- 
levano lignificare-, che ficcome il Sole ancorché fia lucidiffimo-, non è 
però riguardato da alcuno, fennon quando fi eccliflfa : così il Prelato, per 
ottimo che fia, pochi lo mirano per imitarlo, e lodarlo; ma quando fi 
•ecclitla , ed ofcura con qualche difetto •, fubko gli occhi -di tutti con am- 
mirazione 1 e fcandolo fi rivoltano contra di lui, e ne mormorano , come 
fé vedeffero il fole ecclilTato, ed un portento del Mondo,- T^on nifi cums 
deficit fpetìatores baòet „ 

Quello ancora fignificavano colf* orologio nella mano deliri, e forfè a 
quello geroglifico degli Egizj rimirarono i fettan'ta Interpreti in quei luo- 
go di Elala : gUjam fpeciafi \:ip&r mante peàet evangelizantis bona , dove elfi 
trasferifcono : Jtcut bora» <vel ficut horologium jhper montes . Per fignificare_s 
che i Prelati fono orologi del Mondo , che fervono per mifura dì tutti ì 
moti ; e però Infogna che fiano regolarilfiaii , e giuttifiimi ne' proprj loro 

moti , 



TOMO QV A R ? 0. 4°7 

moti » e cofiumi ; perchè vedrete alle volte » che in una Città faranno 
molte campane , le quali Tuoneranno ogni giorno , e neffuna accurerà che 
Tuonino giulìo , o che fiano difcordati nel concerto » né altra cofa fimile : 
e fé poi un'orologio falla una volta, o fùona fuor di tempo» o dà. quat- 
tro tatti , quando doveva darne due , fubito tutti fi ammirano , e mormo- 
rano di chi ne ha cura , e di chi V ha fatto » e fi confondono tutti i ne- 
gozi ; e la ragione di quello fi e » perchè quella campana non è come-» 
le altre ordinarie » ma è orologio , che ferve per regola , e mifura di tut- 
ti i moti : Tempus efl menfura motus . Cosi dunque i Prelati » che fono o- 
rologj del Mondo » polli fopra i monti delle dignità » acciocché ltano ve- 
duti , e fentiti da tutti , devono molto bene avvertire di fuonar giulto, e_> 
camminar diritti nelle loro azioni ; perchè fono da tutti accurati » e fervo- 
no per regola » ed efempio degli altri j onde- Claudiana. 4» Onor. par- 
lando al Principe» come al Prelato » così dice r 

Hoc te pr. -eterea crebro fermano monebo „ 

°Dt te totìits medio tclltms in orbe 

Vivere cognoftas x cimffiis. tua gentibus effe (d) ; 

Fatta palata* 




PRE- 



(a) Rapprefentata viene dal P. Ricci la Prelatura: Donna-semita ccn vefti'- 
•mento grave , di color nero ,, con un fole in' capo . Sta 1 in aito di porre tm piede in* 
nami . Tiene in una mano una verga occhiuta ; ed un libro alquanto grande . Le fin 
da una- parte un' Aquila , ed un Leone . Dall' altra parte fi vede, tm Dragone 3 cte 
fa fegno dì offenderla , ed ella con un- Safone lo ributta . 

Si vede da Donna con. un veftimento nero , e con un Sole in capo , ed 
ih atto- di porre né piede innanzi", per drmoftrare , cke la Prelatura è quel- 
la , che precede tutti , e tutti avanza in merito , e grandezze . 

La verga occhiuta ombreggia la; fomma cura che- deve avere il Prelato t 
«ifpetto- a' fùoi Soggetti. 

Il libro nelle mani rapprefenta la' faenza , che é neceflaria che Ha nei 
buon Prelato. 

L' Aquila lignifica il veloce , e generofo penGero- 

II Leone la magnanimità , la tortezza , e la giuftizia . 

Il Dragone battuta denata il mal coftume , ed il difordine , punito } e po- 
lla Zi re°oi* 



4oS 



ICONOLOGIA 



P R 



M 



O, 



Dì Ce/are $$4 , 




Y 7 r e /ni o 



"j*.r'J& ^ri-nJldi J~c£>/pi 



UOmo veftìto dì bianco •> cìnto dì un velo dì oro -, Tenendo nella de- 
lira mano una palma , con un ramo dì quercia , e nella iìnìltra co- 
rone , e ghirlande . 

Due fono le partì del Premio principali, cioè l'onore, e 1' utile * però 
fi dipinge in mano a quefla figura il ramo della quercia, e della palma, 
lignificando quella l' utile , e querta P onore . 

11 veftìmento bianco cìnto col velo dell'oro lignifica la verità accom- 
pagnata dalla virtù , perchè non è Premio quel bene •> che fi dà alle per- 
fone fenza merito, 

. De* tattU vedi Hjmttnirazìoné', 



PREVI- 



r M ^V A R T 0. 40$ 

PREVIDENZA. 

Di Cefare l$pa, 

DOnna con due tede . Sarà veftita di giallo . Nella delira mano terrà 
uno Schiratto , e nella Anidra un compaflb . 

Il veftimento giallo lignifica fapienza , fenza la quale non fi può ave- 
re la Previdenza . 

Lo Schiratto, da Plinio nel lìb. 8. al cap* 38. è porto per la Previ- 
denza, dicendo-, che tra gli altri doni, che tiene dalla natura ^ quando 
fi vuol ripofare all' aria , ha la coda, che gli ferve per coprirli contra_j 
l'ardore de' raggi del Sole, e contra 1' impeto de' venti , e delle piogge» 
prevedendo per iftinto naturale la mutazione del tempo. 

Le due te ile dimoftrano , che per prevedere le cofe in avvenire, gio- 
va affai la cognizione delle cofe pattate; però fi vede che 1' efper ienza , 
è cagione della prudenza negli Uomini , ed un Uomo prudente è facilif- 
fiino a prevedere ; effendo il prevedere , ed il provvedere effetti propri del- 
la Prudenza ; onde fi dice utile alla vita . um.ma la cognizione di molte_» 
florie , e di cafi fucceffi di molti tempi , generando in noi prudenza , per 
giudicare Je cofe future , le quali fenza quello fine far ebbono mera curio- 
fità , e perdimento di tempo . 

Il compaffo inoltra , che per prevedere le cofe fi devono mifurare_> 
le qualità , gli ordini , le difpofizioni , i tempi , e tutti gli accidenti col 
dilcorfo di favio giudizio, e di difereto penfiero. 

PRIMA IMPRESSIONE, 

Di Cefare %ipa* 

DOnna vecchia di color nero . Avrà in capo un pajo di alette , una«i 
per banda . Colla delira mano terrà un figlilo , col quale s' imprime- 
rà la fronte i e colla finiftra un Afpide » Starà hi piedi fopra di una 
incudine . 

La prima Impreffione è una apprenfione del primo oggetto prefen- 
tato all' immaginazione , ed una difpofizione di animo oftinato , nel voler, 
ltar duro, e fermo nella prima opinione, ancorché falla , e contenderei 
contro qualsivoglia ragione contraria a «letta opinione ; e pero fi dipinger» 
vecchia, e della natura, e qualità dell' orinazione , perchè tra 1' età dell' 
Uomo , il vecchio è più ollinato di tutti , come dice Ugone i Re clauflra 
ammdium , lìb. 1. Inter abafiones buiits faedi fila major effe Jjsuìs obflinatio. 

E per fpiegare , che cofa fia opinione , e come fi faccia detta opinio- 
ne-, e la caufa di detta orinazione , dico, che l'opinione fu beni-Aimo de- 

F f f finita 



4io ICONOLOGIA 

finita da Arinotele , Iib. K Tofleriorum cap. 23. Efl acceptio immediata pr%- 
pofttionis , vel vera , vel falfa . e quefta differenza pone tra la fcienza , e_» 
1' opinione , che !a fcienza è delle cofe vere , e che non accadono mai 
altrimenti, e l'opinione ancora delle falfe . Nafce poi 1' opinione 1 quan- 
do 1' intelletto ricevute le immagini , o- ipecie , nelle facoltà immaginative» 
confiderà fé fieno vere , o falfe , e con qualche ragione ciò persuaden- 
doli , accon'fente a detta perfuafione , e però la mutazione dell' opinione..* 
arguifce calidità di cervello , perchè come dicono i Filofofi : Calìdì eji 
agitare , <& movere ; ma in quello ancora il color innato , ed i fpiriti che 
provengono dal cuore vi hanno la fua forza , perchè ficcome dall' agita- 
zione , e calore de' fpiriti , fi fanno vari moti del corpo ; così ancora fi 
mutano le operazioni dell' animo . La (labilità dunque dell' opinione , non 
occorre dubitare che fia caufata dalla frigida temperatura del cervello , per- 
chè fecondo la vera Filofofia : Frìgidum efl immobilitatìs caufa ; onde ciò fi 
vede da Galeno confermato nel libro dell' arte medicinale cap. 12. Mobili- 
tas opinionum calidam cerebri fubflantiam indicai , flabilitas ameni frigidam ; ma 
ancora la ficcità vi ha la fua parte , come dice Avicenna , pernione de v'ir- 
tutibuSì perchè per ritenere quello, che una volta abbiamo appigliato, vi 
è di gran giovamento la ficcità , come ancora la groflezza de' fpiriti ; e_> 
ficcome quelli , che hanno il temperamento del cuore caldo , e fecco ri- 
tengono lungamente l' ira , come dice Galeno nel fopraddetto lib. cap. 30- 
così quelli , che hanno il capo di detto temperamento , fono di primato 
impreflìone , ed oilinati nelle loro opinioni, e per quello ancora fi dipin- 
ge vecchia , effendo tale il temperamento de' vecchi , affomigliato a!la__» 
terra ; onde quelli tali, per aver il fangue, ed i fpiriti graffi , fono rozzi, 
e di poco ingegno , come divinamente dice Ariltotele nel libro fettimo 
dell'* Etica al capo nono , dicendo cosi : Si deve fapere , che il pertinace 
non afcolta ragione alcuna , anzi dà luogo ad ogni forte di affetto , e di 
cupidità , e dal piacere alfine fi lafcia vincere ; e quelti pertinaci non_> 
fono altro , che Uomini di lor capo, e di loro fantasia; gl'ignoranti, ej 
villani, e rozzi foeliono avere quello vizio , e di queila loro pertinace-» 
opinione fi rallegrano, e fi dolgono , fé le opinioni loro fono moilrate ef- 
fere falfe , non altrimenti che fé foffero faldiffimi decreti , ed inviolabili 
leggi. Pel contrario poi quelli , che hanno la foitanza del cervello, il 
ùngue , ed i fpiriti fottili fono di buoniffimo ingegno , e mobili di opi- 
nione . 

Si dipinge con vede di color nero , per dinotare , che non può egli 
pigliar altro colore ; cosi chi è di prima impreflìone , non fi muove di J 
quanto fi ha imprelfo nella mente ; che perciò ancora dimollriamo , che_> 
detta figura s' imprima là fronte cA figillo . 

Le ali , che tiene in capo, dimoflrano la velocità dell' impreffi va, che 
nella immaginazione confifte . 

L' Afpido,che tiene colla finiflra mano , fignifica la cattiva natura di 
coloro , che mal impreffionati , mal volentieri afcoltano le altrui perfuafio- 
ni , quantunque virtuofe j e buone ; onde diife il Reale Profeta David nel 

Salmo 



TOMO QV ARTO. 411 

Salmo 57. turar UH fecundum fimilìtudine^ Scrpentis , ficut <Àfpidis fard* , & 
obturantis aurcs fuas ; qua non exaudìet i/ocem incantantìum » & venefici incan- 
trans fapienter . 

E l'Ariofto nel Canto 32. 

/ 

Da me s y afconde , come ^ifpido fuole , 

Che per flar empio il canto u$r uon vuole. 

E Galeno nel libro ottavo de compofitione medicamentorum faundum locos, 
cap. 1. fpiegando gli effetti della falfa opinione , dice : Fai fa etenim opinio- 
nes animas hominum praocaipantes , non folum furdos , fed « éf cscos faciunt , 
itaut videre nequeant , qrne aliis confpìcuè appareant . 

Lo Ilare in piedi fopra 1' incudine , dimollra , che Cccome I' incudine 
fia ferma , e collante a' colpi del martello , così chi è di prima impres- 
sione Ila fermo , e collante nell 5 opinione fua quantunque falfa » che fia » 

De' Fatti , vedi Orinazione . 

PRINCIPE MONDANO. 

Del T. Fra Vincenzio Hiccì M, 0. 

UOmo riccamente veftito , fedente fu un alto trono . Avrà in mano una, 
corona reale , e nell' altra una Rondine . A' piedi vi faranno un » 
Leone * ed un Cane , con una fafeia fopra . 

Il Principe , ficcarne è grande , e nobile , così deve elfere generofb , 
e gentile , ed in tutto graziofo , e benigno , dandogli così bene ( fenza_j 
avvifarmi male ) la nobiltà , e 1' eccellenza , come la benignità , e cor- 
tesìa , nò deve mai permettere un perfonaggio tale , che da' fuoì piedi 
non parta nelTuno fenza grazia , e col volto turbato , che certo merita ef- 
fer privo di tal grandezza quello , nel cui petto non regnano a dovizia pro- 
prietà cotali , e indegnamente fi ufurpa il gentili/fimo nome di Principe * 
mentre vorrà folo agii altri prefedere nel dominio , ed eflergli feemo , e 
fcarfo di favori, e benefizi, dovendoli ritrovar in lui grandiffima liberali- 
tà verfo tutti , e fé fiamo vaghi di fapere , che cofa faccia i Principi cat- 
tivi , dirò , che fia in primo , la molta licenza , la copia di molte cofe , i 
cattivi amici, i fcellerati Miniltri , i Cortegiani ltolti , ed empj ; e quel 
che più importa , 1' ignoranza delle cofe del Governo , e della Repubbli- 
ca . Quindi dille Diocleziano Imperadore , non eller cofa più difficile , 
che V imperare • Quante fiate fi unifeono i Malvagi del Mondo , e fé ne 
vanno dal Priacipe per ingannarlo , e gli danno un falfo configlio , dicendo 
quel che fia d' approvarli , ed egli 1' accetta per vero , e perchè fé ne_* 
Ha ferrato in cala , 'non conofee le cofe vere , né le vede , è forzato 
faper quello che fé gli riferifee ; e così fa Giudici delle cofe quelli che 

Pif a non 



4ii ICONOLOGIA 

non fono » ne deve » né è giuito : occorrendo fenza fallo » come riferi- 
fce Flavia Vopifco in <Aivedia.no » quel che diceva Diocleziano , che il 
buon Principe , e Re fi vede molte fiate ingannato . 

Debbono i Principi non folo attendere alle armi » ma alle virtù » ed 
ifpezialmente alla clemenza , dovendogli efifer cari i Sudditi , e la lunga__> 
memoria » che hanno desio dì lafciar di fé nel Mondo » fi perpetua colle 
virtù efercitate , così dice Aureliano Vittore , lib. de C&farihus . E la Re- 
pubblica fi governa colla buona vita del Principe , dice 1' iliefiò : a che—» 
debbono molto attendere » eflendo fpecchj » ove i Valfalli fi mirano fpeifo. 
Niente ( dirò ) ritrovarli più male in quelli » quanto la crudeltà , e igno- 
ranza , con che poffono facilmente fallare » nel colmo di tanti errori . £ 
parmi bene di dirgli ancora » non efser in loro cofa più gloriofa , e più degna 
di lode , e di palma » quanto la benignità , e la miferieordia a tutti con- 
veniente , e ad elfi particolarmente ; efsendo quelli atti convenienti molto 
a' Grandi , andando innevati colla loro dignità » ed eccellenza ; e quanto 
sdegno (dice Cornelio Tacito) >Ann. lib. 12. hanno contra de nemici , tan» 
ta beneficenza » ed amore allincontro debbono avere verfo i Sudditi ; im- 
perocché i trionfi j e le vittorie in tal guifà » e per mezzo loro fi acqui- 
fiano ; e nel fine di quello mio difcorfo dirò , che quelli molte fiate errano» 
dando talora Governi a Uomini di mala vita ; perciò Arinotele diceva » 
lib. 5. Tolti, efser meglio» che una Città fi governi da un Uomo buono , 
che da una ottima Legge . 

Intanto , che una volta occorfe al Re Antioco [ come narra Plutarco j 
in ^Apo. di andar con molti de' fuoi Vafsalli ad una cacciagione » ove fi di- 
Iperfe , e slontanò da' feguaci ; ficchè la fera fi ridufse in cala di un po- 
vero Villano j ove incognitamente giunfe » e mangiò con tutti di cafa__» 
famigliarmente , e nel mangiare fi difcorfe da coloro , che il Re Antioco 
£ eh' era prefente » ma incognito ] era buon Re » ma che dava uffizi ad 
amici cattivi , al che egli non rifpofe punto ; venendo* il di feguente la_j 
compagnia de* fuoi Vafsalli , che infieme andavano cacciando , venne egli 
conolciuto ; fi fé apprettare la porpora , e il diadema » dicendo t jeri per 
la prima volta intefi la verità . intorno alle mie cofe » e credo fenza. dub- 
bio veruno , che mutafse- collumi nel modo di governare » e. volle dire » 
che innanzi non aveva intefo favellare » fennorc adulatori t e bugiardi », da*" 
quali fomraamente fi devono guardare i Grandi „. 

Il gran- Padre Agoltino dice , de Chiit. Dei lib. 4. <o. 4, II Re quando 
non é giuilo, è tiranno» ed il trillo, fi rende fervo di tanti Signori,. di : 
quanti ha viz-j». dice 1' itleflfo . 

Gregorio Papa , 26. maral. » dicendo che il fommo luogo fi regge_> 
Ètene » quando quello , che regna più fignoreggia i vizj , che i Vafsalli » 

Qual Pecorella in mezzo a* Lupi » e qual Colomba in mezzo a 5 Falco» 
ni» è il Suddito infra i eattivi Signori» e 1' empio- Principe è a guifà di 
Leone infellonito » ed un- Orfo famelico fopra il povero popolo ,. dice_> 
S*. Griiblìomo ». ptpet illui Matt. io. Siati Ovis hi vsedio Luporum . Hom. 3.2. 

Si 



T M 4?_ V A R T Q. 4T-1 

Si dipinge il Principe riccamente veltito ; per mofirarfi la fita magnifi- 
cenza , e grandezza . 

Siede full' alto trono per fegno del flio dominio , oppure per dinotare 
la fua autorità , al quale conviene il giudicar altrui , e governare . 

La corona regale , che ha in mano , è geroglifico di virtù » fecondo 
il Principe de' Geroglifichi Pierio , lib. 2. per fegno » che ì Regi» 
ed altri grandi del mondo non debbono folamente apparir coronati di gran- 
dezze , ma di virtù » e di opere buone , che quelle lo fanno più grande » 
e lo rendono più fublime , che mille corone ; e poco importa 1' averle^ 
in capo, fé le mani , che dinotano le opere, non faranno fregiate di o- 
ro» e di gemma» e di efempio vivace; dovendo fapere , che ove non fona 
quelle cofe , non vi è regno, né dominio, e quelli Regi , ed altri Grandi, 
che fono viziofì , e cattivi , poflbno con ragione annoverarli infra Plebei . 

La Rondine , a quel che dice lo fteffo "Pier. Valer, lib. 22. de HirHndiue* 
ombreggia 1* egualità , e la giuftizia » per efTer cosi uniformi a cibare ì pro- 
pri parti, che non danno più ad uno, che all' altro, come debbonfar quelli, 
che prefedono , e governano , dando a ciafcheduno egualmente , come il 
tratta di giuftizia , e far grazie ; al tre si per quella Rondine s' intende la mina, 
che tal fiata fogliono ricevere i Grandi dagli amici , e famigliari , o che 
malamente fi configliano con le adulazioni , o che gì' inducono a' vizj , 
Oppure lignifica che fi guardino da' tradimenti , come moftrò quella Ron- 
dine , qua! garriva grandemente fui capo di Aleffandro , che dormiva ; il 
che intefe Ariilande Telmifeo in ^ilexa. vita per le infidie 1 e macchina- 
zioni de' famigliari domeltici contro quel famofo Re . 

Vi è il Leone, animai coraggiofo, e magnanimo, per fegno, che- que- 
fle debbono effere le loro principali virtù , e farvi iludio particolare , 
per fanae acquifto ; e fé pur la natura non gì' inchinaùe a ciò , le facciano 
violenza , inimicando la clemenza di quello animale in perdonar chi fé gli 
umilia , e caftigar i fuperbi , ed arroganti .. 

E per fine il Cane colla fafcia fopra , eh-' è firn bolo-, conforme Pierio 
lib. 1. de cane del Legislatore » e del Principe, che dev' effer fedele a tut- 
te le cofe, coni*' è tal animale in verfo il padrone ; e la fafcia {opri , fe- 
condo Pericle Ateniefe » dinota l'onore» e la dignità, che anticamente^ 
fi dava a quelli del magiltrato ì e qui 1' onor grande » e la. onorevole di- 
gnità del Principe . 

Alla fcrittura Sagra. Si dipinge da Uomo coronato 1 e riccamente ve- 
ltito il Principe » perchè in tal guifa n' appariva quel Sovrano . Pf. 67. v. 
35;. Date gloriarti Deo faper Ifrael, magnìficentìa e'pts in mMbits . Se quelti Ce- 
de full' alto trono , quegli fui maeftofo Cielo-. Hebr t-, verf. 3. Sedei ad 
dexteva mafeflatis in excelfis . Ha la corona nelle mani * per fegno delle 
virtù. Eccl. io. v. 17 Beata terra , cujus %ex< nobilìs efl. Ove fi favella di 
virtù, e di opere buone. 11 Leone diraollra * che dev' elfer coraggi >f> * e, 
magnanimo', in ptnfare, ed efeguire azioni» ed impref.* di valore, cosf 
ire! lo fpirito » come nelle cofe del- mondo,- in maniera che dille fi Savio . 
Eccl. u v„ 17. Deditque cor mentri » ut jcirem prudenùam *■ at^ne doforin>im* 

h per 



4U ICONOLOGIA 

E per fine il cane, che allude alla fedeltà del Prencipe . Prov. 28. v. io. 
Vir fidelis multum la.uia.bimr , qui antera fe/linat ditari non erit innocens . E fi» 
a fembianza dell' augullilfimo Principe del Cielo Pf. 144. v. 13. Fidelis 
Dominus in omnibus verbis fuis , & favelas in omnibus operìbus fuis . 

P R I N C I PIO. 

Di Cefare 2$* . 

UN chiaro , e rifplendente raggio , che fi veda dal Cielo fereno tutto 
ftellato , il quale faccia d' ogni intorno rifplendere la terra , ornata di 
diverfe piante , ove fia un Giovanetto ignudo , e che abbia attraverfo un 
panno , che gli cuopra le parti meno oneue . Colla delira mano terrà il 
fimulacro della Natura, e colla finiltra un 1 a I quadro, ove fia un'Alpha, 
lettera greca . "7" 

Quello nome Principio , può avere diverfi analogici lignificati ; puoi 
lignificare prima la caufa, ed origine delle cofe , come dice il Petrarca; 

Onde il principio di mia morte nacque . 

Alle volte lignifica il fondamento delle fcienze , o arti dove fi appog- 
giano poi tutte le regole , che in effe fi danno . Significa ancora un par- 
ticolare cominciamento , cioè prima parte di tutte le cofe , in quanto fi 
diltingue dal mezzo , e dal fine , onde il Poeta : 

S' al Trincipio rifponde il fine , e 7 mezzo . 

Ciò conferma ancora Platone , Iib. de uno omnium principio , dicendo : 
Tartes hxc funi Trincipium , medium , & finis termini ajuslibst fimt . 

Ed in ultimo lignifica altresì il Principio primo dell' Univerio , donde 
fono fcaturite tutte le cofe , il che non è altro che iddio , edendo elfo il 
vero, ed unico Principio , dal quale , e per il quale hanno avuto origine 
tutt' i corpi naturali , ed è .non folo propriiffima caufa efficiente , univerfale 
agente, movente, ed efemplare , ma ancora fine univerfale, ultimo , e_» 
fupremo di tutte le cofe , che fi trovano create . 

I principi interni delle cofe naturali, fono diverfi, altri che coltituifco- 
no il corpo naturale , e per quello reftano in efso corpo , e queiti fono 
due , la materia , e la forma : 1' altro principio , che ferve nella trafmuta- 
zione , e la privazione fifica , quale non è altro , che una vacuità , o ca- 
renza di forma nel foggetto , o materia capace di quella forma , e queiti 
fono i principi, fecondo Ariitotele nel primi della Falca , dandogli quella 
prerogativa , dicendo nel tetlo 22. Trincìp'u non fimi ex aliis , nec ex alterw 
tris , fed ex bis fimi omvt; il che ancora conobbi Cicerone 1. Tufcul. 
dicendo : Trincipu mila e% orlgo , nam ex principio omnia oriuntur . 

E Pia- 



TOMO g V A R T 0. 415 

E Platone nel luogo fopraccitato lo conferma , dicendo : Omnium primo 
prìncìpìum fit , <& imhts , & reliquorum cujusque , ac pofl prindpium cxtera , uj- 
que ad finem omnia; talché polliamo dire, che il Principio è la più nobil 
parte di tutte le cofe , effendocchè quel che non ha principio , non poffa 
nettampoco aver fine , onde non fenza ragione fu da Platone lodato il buon 
principio delle cofe , nel lib. de legibus , dicendo : Trincipìum dimidium to~ 
tins operis , proverbio dicitur , atque eimi q'à bene ccepit omnes laudamus , mihi 
autem plujquam dimidium effe vidctur , rettumque principium , numquam fatis ab 
aliquo laudatum fuiffe ; foggiungendo ancora nel libro de jufìo : 
In unaquaque re maximum quid T?riricipiiJll#tfi< 

Di ciò ancora fi accorfe il Poeta , dicendo : 

Dimidium fatti qui bene capti habet , 
Ed un altro : 

Inope, dimidium fatti efl ccspijfe . 

Ma per fpiegare la figura , dico , che il chiaro , e rifplendente raggio, 
fignìfica 1' infinita potenza di Dio , dal quale tutte le cofe hanno effenza , 
virtù , ed azione ; etfendocchè lui in tutte le cofe fia il primo Agente » 
che opera più efficacemente di tutte le caufe , efsendo prima caufa , dal 
quale hanno origine tutte le altre caufe , tanto feconde , quanto terze ; e 
tutte le cole che fi trovano , fono per opera fua ; e febbene tutte le_» 
cofe da lui procedono » è però lui fciolto affatto dalla comunione di effe, 
Queito Iddio fi affomigliò lui lieffo alla luce , mentre difse : Ego fum lux 
Mundi , E fé bene ciò confederiamo , trovaremo , che ficcome il Sole 
ha fei gradi , per ordine difpofti : così Iddio ha fei prerogative a quel- 
li corrifpondenti ; il primo del Sole , è la fua foflanza ; il fecondo la 
luce interna , e folìanziale ; il terzo è il lume , che da quella fcaturifce ; 
il quarto è lo fplendore , che dal lume ne fegue ; il quinto è il calore , 
per lo fplendore accefo ; il feflo è la generazione del caldo, unita dalla_» 
flagranza : e così lo fplendore , mediante il calore , genera tutte le cofe_? 
corporee ; ma tutte quefte cofe con efficacia maggiore , e con indicibile^» 
maraviglia fono in Dio , perchè alla prima corrifponde 1' unità ; alla fecon- 
da la bontà ; alla terza una certa mente Divina , quafi un lume , che fca- 
turifce dalla luce , che concepifce in fé ( per così dire ) idee di varie_> 
forme , non altrimenti , che in un lume , da un raggio , molti raggi di 
luce derivano . 

Dopo quefto Mondo Archetipo , ne fegue per la quarta 1' anima del 
Mondo corporeo , Mondo già razionale , generato dal Mondo intellettuale , 
come lo fplendore dal lume ; per il quinto fuccede la natura delle cofe , 
Mondo feminario dal fopraddetto rilultante , come il calore dallo fplendore; 
per ultimo quello Mondo corporeo , dal precedente Mondo feminario : cos} 

per 



4T<? ICONOLOGIA 

per appunto cavato , come la generazione delle cofe dal calore •> ha ori- 
gine , e principio , come fparfamente , e più a lungo dice Marfilio Fici- 
no nel compendio del Timeo di Platone , cap. 8. 9. e io. 

Il Cielo iìellato lignifica la potenza de' Pianeti nel Mondo fotto lu- 
nare , e ne' corpi a loro foggetti , la quale quanto ferva nelle generazio- 
ni delle cofe animate, ed inanimate, mediante le prime quattro qualità » 
non è da dubitare , per lafciare ancora da parte 1' opinione di alcuni Ailro- 
logi, i quali vogliono, che tutte le cofe di quello Mondo fieno talmente 
annefle al Cielo , che fecondo il fuo moto fi governino . 

Tiene colla delira mano il fimulacro della Natura ; efTendocchè la Na- 
tura , fecondo Ariltotele: Sit principìum motus , & quietis in eo in qitoelìt &c. 
daddove ne caviamo , che fia principio di tutte le generazioni , efsendo la 
generazione la principale fpecie del moto , tra le quattro da Ariltotele af- 
fegnate , e Platone, lib. de E^epublica, <vel de juflo , la propone fotto la fi- 
militudine di colonna , efsendo un legame dell' Univerfo , eicendo : T^attt- 
ram effe vitalem , feminariamque virtutem ab ipfa Mundi anima , fitfam mate- 
ria Mundi , la quale « per quello la chiama lume , perchè è vitale , e pe- 
netrante ; di più la chiama una colonna retta , perchè quali per lungo pe- 
netra tutte le materie per ogni lato , e produce molti gradi di forme tra 
loro differenti . Si dice , che fi llende per ogni parte, e fi congiunge da 
ogni banda con il Cielo , perchè Ha tutta in qualfivnglia luogo , e pene- 
trando fi diffonde * e diffondendoli, empie, ed empiendo, governa tutte le 
cofe i di qui è quel detto : Spiritus intus alit . 

La figura umana vi fi dipinge come Principio , e più nobile di tutte 
le altre cofe create ; imperocché , mentre 1' Altiffimo le creò, non molta 
fatica vi pofe « ma dicendo fiat firmamentum Cali , fubito fu fatto , fi faccia 
il Sole , la Luna , e gli altri Corpi celefìi , e fubito furono fatti ; ma quan- 
do volle crear 1' Uomo , difse : faciamus Hominem ad ìmaginem , & jtmilitu- 
dinem nofìram , per dimoiirarci , che I* Uomo è il più nobile di tutte le_> 
altre Creature . 

Il panno bianco lignifica la purità del Principio , il quale folo proce- 
de dalla grandezza , bontà , e purità del Creatore , e come raccoglie Mar-, 
filio Ficino nel compendio del Timeo al cap. 8. l'rincipium profeEle , & 
fìmplicijfimum effe debet , & optimum , nìbil atttem <vel unitale fìmplicins , vel 
òonitate melius . l^eque etiam unitas melior bonitate , neqae bonitas unitate-t 
fimplicior . 

Il quadrato , dove fia la lettera Greca Alpha , dichiara beniflìmo il 
Principio di tutte le cofe , efsendo la prima lettera dell' alfabeto , e la_j 
prima tra le vocali » fenza delle quali non fi può efprimere parola , ne fpie- 
gare alcun concetto ; come ancora perchè Iddio nelP Apocaliflfe» dille i 
Ego fum Alpha , & Omega , Principio , e fine . 



* » *. ¥ * * * 
« * * * * 



PRODI- 



r M QV ARTO. 

ì» R O D I G A LI T A' 

: 

dì Cefare Rjpa 9 



417 




7?r o d i^jp a / ì t d 



S*"/c /?■: 



DOnna con occhi velati , e dì faccia ridente . Tiene con ambe le mani uni 
cornucopia , col quale fparge oro 5 ed altre cofe di gran prezzo , 
Prodighi fono quelli » che donano -, e fpendono fenza guida della ragio* 
ne le facoltà, e denari ; però ha bendati gli occhi quella figura, difpen- 
fando i beni fenza giudizio a chi non li merita, -e lafciando di donare a* 
più degni . Ed è biaiimevole non faperfi temperare in dare la propria..» 
roba , e le proprie ricchezze , che pofsono efser finelìra , e ftromento dì 
viver bene , e beatamente , 

"Prodigalità , 

DOnna lafcìva - veitìta riccamente, con bella acconciatura di te ita pie- 
na dì gioje , -co' crini molli , come la defcrive Dante , portando ac- 
canto due^gran òorfe dì danari, de' quali getti via gran parte • Si vedano 
ancora due Arpìe , che le rubbino i danari nafcoltamente , pef moftrare « 
che queili , che ftanno pretto all' Uomo prodigo , mentre egli fi occupa-j 

■ • • Ggg ' ■ ' ■■ ifl 



4i? ICONOLOGIA 

in gettar vìa le proprie facoltà » gli monxano buona ciera » e gli fanno 
riverenza;, il che nota la faccia femminile dell'Arpìa» ma nell'intenzione 
Io {prezzano , come Uomo , che avvilifce fetteflò , afiomìgliando la loro 
intenzione al reflo. del. corpo di quefta moltro » che è brutto , e puzzo- 
lente . ["<*] 

J>e* fatti. », me di Luffa , 

PROFEZIA. 

Com& dipinta in una Facciata delta Librerìa di lfpftr& 
Signore nel Faticano „ 

DQnna con vifb. velato » Colla deftra mano tiene una fpada nuda » ed 
una tromba » e colla finiltra piglia una catena » la quale elèe % e pen- 
de da un Sole , che gli ita fopra dalla parte finiltra . E fopra alla tetta-» 
di detta figura vi è una Colomba . 

PROMISSIONE. 

Di Cefare Bjpa . 

DOnna, che dia col braccio ^e* colla mano diritta ftefà * tenendoti Ia_» 
finiltra al petto . 
II braccio diritto ltefo è indìzio dì promettere alcuna colà . Colla fini- 
ftra al petto » fi moitra dì.aflìcurare altrui fopra la fede propria» col giu- 
ramento » per la confervazione di fefteCfo > la quale dal petto » e dal cuo- 
re dipende principalmente . 



##■ «Hfr && 



PRON- 



TA ) Sì rappreienta dal P. Ricci la Prodigalità : Donna , che con una mano fi 
toglie di capo tutti gli ornamenti , per darli altrui , e coli' altra fi comincia a fpogliar 
la propria vefte , parimente per darla via. Vicino ha un alberi. \ fece ', ed una canna-» 
eltreiì fecca . In terra fiarà una. tromba . 

Lo fpogliarft del proprio biibgnevole , per arricchire altrui , è difliativa 
della pazzia del Prodigo . , 

L' albero fecco ditnoftra a che fi riduce chi fcialacqua gli averi . 

La tromba per terra ombreggia la cattiva fama del Prodigo . 



TOMO QV A R TO. 419 

PRONTEZZA. 

Di Cefitre Ripa. 

DOnna ignuda , ed alata . Nella mano deftra tenga una fiamma di fuo- 
co , e nella finiftra uno Schirattolo . 
Ignuda fi dipinge ì per effer libera da ogni impedimento all' operare . 
Alata, per la preiìezza,'e velocità, indizj della prontezza. 
Il fuoco nella mano lignifica vivacità d' ingegno , che fi fcuopre nel- 
le operazioni di una natura pronta , e degli Uomini , tanto è pi» pront» 
V uno dell' altro , quanto più partecipa di quefto elemento . 
E lo Schirattolo fi dipinge , perchè è animai velociflìmo . 

PROSPERITÀ' DELLA VITA. 

Dì Cefare Rjpa . 

UNa donna riccamente veftita . Tenga in una mano il corno di Ercole 
colmo di moneta, nell'altra un tronco di quercia , con qualche fron- 
da , e ghianda , acciò meglio fi conofca . In tetta porti una ghirlanda di 
quelle viole nere » che non hanno rametti , ma che fino dalla radice fo~ 
no piene di foglie . 

So che alcuni per fimbolo della profperità della vita figurano una Cor- 
nacchia , non per altra ragione , fennon perchè campa affai , ma vaglia a 
dire il vero , che piuttolto dovriafi pigliare per fimbolo della lunghezza 
della vita , e non per la profperità » perchè molti poffono avere lunga_» 
vita , e non avere profperità , come alcuni Vecchi oppreffi dal male , tra- 
vagliati da paralifia , chi da podagra » e chi da deliramenti . Profpera vi- 
ta non chiamerò io quella di Cajo Mecenate , il quale perpetuamente* 
aveva Ja febbre, e negli ultimi tre anni della vita Tua , non poteva dor- 
mire pur un' ora ; che profpera vita fu quella di Eraclito Filofofo , che pa- 
tiva d idropifia ; quella di Ennio Poeta tormentato da morbo arterico ? E 
che prò ad Antipatre Sidonio Poeta di campare molto vecchio, fé ogni 
anno avea nel dì che nacque la febbre? Dalla quale al fine fu eltinto . Cer- 
to che la di colroro vita, ancorché matura, e lunga, profpera dir non 
£ può, ficcome per il contrario profperamente hanno altri viffuto , ancor- 
ché poco tempo, come Aleffandro Magno, Marcello nipote , e figlio adot- 
tivo di Augulto , ed altri Principi , che giovani in profperità fono mortit 
ma non fono fiati al tutto profperi per la brevità della vita ; ficchè alla 
profperità della vita bifogna , che vi concorrano più cofe attinenti non 
folo alli beni del corpo , ma ancora alli beni di fortuna . Vi fi ricerca la_j 
lunghezza della vita , la buona fanità , e la buona, facoltà da mantenerli in 

G g g 2 vita , 



420 ICONOLOGIA 

vita , fennon in cole foprabbondanti , almeno in cofe necertarie » che ben fi 
può contentare uno, die ha tanta» che balta. 

Tauper enim non efl % cui return /appetti ufìs » 

Diffe Orazio net primo dell' Epifite . 

\La facoltà" nella nollra figura la rapprefensiamo nell'abito ricco, e nei 
fuddetto corno di Ercole, comunemente detto della dovizia, o di Amal- 
tea; non l'abbiamo figurato pieno di frutti, come il folito , sì per partirci 
dall'ordinario, si perchè Pai efato narra, di' Ercole iti Tefpi , Cartello del- 
la. Beozia ». era fpeflò alloggiato da una garbata Donna» chiamata Amaltea, 
la quale teneva il fuo danaro in un corno di bufalo , onde i compagni di 
viaggio di Ercole cominciorno a dire , che Ercole aveva il corno di Amal- 
tea , dal quale ne riceveva abbondantemente quanto gii abbisognava- per 
fuo ufo » il che non poteva comportare Jola , nipote di Amaltea , vedendo, 
che il corno fi vuotava , per Sovvenire Ercole • Altri vogliono , ehe_» 
Amaltea forte una Vecchia ricca, che radunafle il denaro » che cavava.,» 
dalla vendita delle Mercanzie in un corno , come oggidì fanno molti Ar- 
tigiani , e che Ercole lo rubbalfe pieno di danari , indi vivendo egli fplen- 
didamente » ufcì fuora un detto , che Ercole dal corno di Amaltea ne_> 
prendeva ogni bene . Quindi è , che Filemon Comico , per ifcherzo, dirte» 
che il corno, di Amaltea , e della dovizia , non è altro » che avere buo- 
ni danari t 

Tu ne illud. effe, corntt *Amdtbea patos 

Cujufmodi pìngit "Pittor corna Bovis * 

argentea eft moneta. , quam qui poffidet » 

Huic copio/e prò votis cunfia affluwit .. 

E però noi T'abbiamo empiuto di moneta, per fimbolo della facoltà »» 
e dovizia necetfaria a mantenerfi in vita profperamente , attefocchè uno » 
che noo ha roba da mantenerfi» per fano , e temperato, che fia » non vive in 
proprietà ; ficcome ancora profperità di vita non ha colui » che per ricco che 
fia , vive indifpofio di farcita ; talmentecchè la profperità della vka non_5 
comporta* che uno fia aggravato né da bifogno » né da male alcuno:- ma 
la buona facoltà in quella profperità è bene efterno, interno farà la buona 
fanità, die importa più» perchè la fanità è il maggior teforo , che fi pof- 
Xà defiderare . Pirro Re degli Epiroti non pregava Dio per accrefeimento 
di Dominio » né per ricchezze : ma folamente per la fanità : Hac bsne^y 
confihkta profferita ceffura viderentur omnia , dice Celio Rodigino » lib.. 4. cap» 
24. ed Orazio ad lecio, cosi fcrifle 1 Si ventri bene , fi Uteri efiì pedibuf* 
que tnis nil Divitm poternnt regales addette majus . Che gufio fi ha delle ric- 
chezze ,. fencon fi Ita bene ? Vakat pojfeffor oportet » diàe il raedefimo Poe- 
ta a., i-olio » ed a Torquato s 

J£«tf mibi fortuna > fi non conceditur utì. ? 

A che 



TOMO QVARTO. 421 

A che mi ferve la fortuna, la ricchezza, fennon mi è conceffo di po- 
terla godere ? Conviene dunque che quello , che la poffiede , ftia bene di 
corpo; e ancora di animo > che non fi Talcìa perturbare dalla cupidigia, 
dall' ira » dal timore , dalla fperanza , dall' allegrezza , dal dolore » o da_j 
qualsivoglia affetto, moto, e paflione di animo» come foggiunge Orazio. 
al fuddetto Lolìo ; 

§%jti cupit » aut metnit , fumi Uhm Jìc domus , aia re* . 
'Ut lippum pìtia tabuli fomenta podagram . 

E quello » è quello , che. volle inferire Giovenale nella Satira X. 

Orandum. efi , ut fk mens fizna in corpore fano . 

Dobbiamo pregare Iddio, che ci dia urrà mente fana, in corpo fano» 
perchè ben fpeflò dalle perturbazioni della mente, e dall'infermità, e paf- 
fioni dell' animo s' inducono nel corpo infermità , che ci tolgono la pro- 
fperità della vita . 

Per il tronco di quercia , come di fòpra abbiamo detto, vien dime- 
Arata la proibenti in quanto alla fanità , e lunghezza della vita ; perchè 
la quercia ,, come albero , che ha il legname duro , incorruttibile , e che 
in perpetuo fi conferva , è (imbolo- della robuftezza , e gli Uomini gagliar- 
di fono detti robuili dalla Rovere , come dice Fedo : Rgbwr dicìtnr a ru- 
bro , & tufo colore * nude , & materia, qua phirimas venas ejus coloris babet* 
diéìa efi robur , bine , <& bomìnes valentes , & boni coloris pobnfM dicuntur ; e 
però Ercole , eh' era robulto , e forte portava la fua mazza fatta di quer- 
cia ; è ancora finibolo della diuturnità, e della vita lunga , perchè tal albero 
di quercia vive affai » e negli ultimi anni fé gli prolunga la vita » fé fi 
fotterra , e macera coli' acqua , per qualche tempo, e però gli auguri all' 
Avo di Gatba, cui di mano gì* interini della vittima furono tolti da un* 
Aquila , ede li portò fopra una quercia , augurarono , che il fommo imperio», 
ma tardi per lungo tempo d'avvenire » ficcome fucceffe » alla fua famiglia-,» 
toccar doveva . 

La ghirlanda delle fuddette viole nere denota pur la vita lunga * e 
profpera di fanità , perchè tal viola nera perpetuamente verdeggia , e fern» 
pre può produrre il fiore , come dice Teofrafio nelle Storie delle piante » 
lib. 6. cap. 6. Vkla nigra, hxc enìnr ramulis carvi , ab radice- follata conjial,, 
<& perpetuo miret ; ntiq'te aliqui fenmt edam flore'*» femper promere pojfe » fi 
modo quodam colatura Così ancora uno, che ha profperità di vita» a porta 
fua può ufeir fuora per ogni tempo, e produrre, non dirò fiori» ma frutti 
di onorate operazioni : Si modo quodam coìatur ; purché fi confervi , e man- 
tenga come fi deve , e non- guaiti co' difordini la. fua prosperità di vita » 
■De* Fatti % 'aedi Feliciti » 



PROSPET- 



4" ICONOLOGIA 

PROSPETTIVA. 

Di Cefarc Bjpa . 

PNOnna di belliflimo , e graziofo afpetto . Avrà al collo una collana di 
*--* oro.. Che abbia per pendente un occhio umano . Tenga colla deftra 
mano , comparto , riga , fquadra , piombo pendente , ed uno fpec- 
chio ; e nella Anidra due libri , colle ifcrizioni di fuori , Ttolomei , ed all' 
altro Vftellionis . Nel veftimento appiedi farà il colore ofcuro ; e di mano 
in mano afcendendo farà più chiaro , tanto che da capo venga ad eflere_j 
chiariflìmo . 

La Profpettiva è detta da' Greci 0?Trmn , dal vedere ; è nobiliflìma 
fcienza , come fopra le matematiche , e le tifiche dimoltrazioni , fondata , 
tratta dalla natura» e proprietà della luce» e potenza vifìva , della quale 
nella vita umana , e nell' univerfità delle cofe non ha più eccellente , né 
più maravigliofa . E' la Profpettiva , come fi è detto , dilettevole , e gio- 
condifsima ; e perciò fi rapprefenta di bello , e graziofo afpetto . Ha il 
pendente con 1' occhio ; perciocché dal vedere ha la fua denominazione , 
ficcome quella, che fulle fpezie vifibili, ed azione viforia è tutta porta. 

Per gli ftromenti , fi dimollra la condizione , e le operazioni fue . 

Nello fpecchio le figure rette fi riflettono ; e perchè quella fcienza di 
luce retta , e di rifleflo fervendoli , fa vedere di belle maraviglie ; per- 
ciò in fegno fi è porto lo fpecchio . E rifedendo le faenze ne' fcritti 
de* famofi Uomini , fi fono date a quella figura le opere di due Autori , 
che per aver di erta ottimamente trattato , fono per lei celebrati ; onde_» 
per gli Autori tal fcienza fi rende molto ben manifelìa . 

I colori nelle velli variati da ofcuro al chiaro , fono per dimoftrare , 
che le operazioni della Profpettiva fi fanno col chiaro della luce , e con 
J' ofcuro dell' ombra , con una certa graduazione , fecondo le diftanze , e_> 
riflelfi . Ed in vero il devono rendere grazie a Dio, che , e nel paflato 
fecolo , e nel prefente non fieno mancati , né manchino Uomini in o<*ni 
forta.di fcienze , ed arti celebri, come né anche in profeflione di Profpet- 
tiva , fra' quali è flato M. Giovanni Alberti dal Borgo , il quale in che 
ftima fi dovefse avere , lo dimoftrano tante famofe opere fue , ed in ifpe- 
cie quella di Pittura, fatta nella fala del nuovo palazzo nel Vaticano, det- 
ta la Clementina , in compagnia di M. Cherubino , vero fuo fratello , non 
meno per natura , che per pari eccellenza in quert' arte . 

Trofpativa . 

DOnna , che con ambe le mani tiene una Profpettiva , ed a' piedi ha 
fquadre , compartì , ed altri ftromenti convenevoli a queft' arte ; e 
ficcome per rapprefentare fimil figura , non fi può allontanare dalle cofe_> 

irteffe , 



T M QV A R T . 413 

ifteffe t cosi non bifogna molto Audio per dichiararle ; attefòechè elle me- 
defime fanno noto quanto fopra ciò fa meltiero . 



PROTEZIONE DIVINA. 

Del P. Fra Vincenzio Hiccì M. 0. 

TTNOnna cor» ali grandi, e fparfe , fotto le quali vi faranno due Giova- 
*^ netti. Avrà il petto di ferro. Da una parte vi è un' ancora , e dall' 
altra certe Rondinelle picciole » ed un quadro di pittura . 

La Protezione Divina è quella difenfione , che fa Iddio alle Creatu- 
re , e fpecialmente a quelle che fperano , fi appoggiano , e fi ricoverano 
fotto il fuo pietofo manto , fprezzando ogni altra protezione » ed ajuto . 
E' il nortro Iddio , qual Duce » o Capitano di numerofo Efercito , che_* 
non già i proprj Soldati ferifee , ed offende , ma li difende , protegge , e 
difprezza si bene , e procaccia rovina a quei » che non militano fotto la__j 
fua bandiera ; altrettanto il noitro invittlffimo , e famofiflìmo Duce Iddio , 
a quegli Uomini, che altrove fperano, e fotto altra protezione annidano, 
egli li travaglia, e fovente loro promette diftgj ; per contrario pofeia , a 
chi in lui fpera , e fotto le fue braccia fi nafeonde , vengono le grazie * 
e i favori : così confefsò Davide , effergli avvenuto , mentre profefsava_j 
ftar al rolo , ed aferitto alla milizia del fuo Dio , per comparire in cam- 
po da Guerriero armato d; Divino ajuto contro nemici . Pf 6~j. v. 2. Tro- 
texifìi me Deus a. conventi malignantium , a multitudine operantiam ìnìquitatem. 
Sagrofanta protezione , e riparo pieno di falvezza , rifugio il più ficuro fra 
tutti » luogo , ove i nemici ravvifmfi per innacceffibili fentieri , difefa la 
più. ficura del M >ndo , e cortile ben munito di fortifiìme mura, che tal' è 
la Protezione Divina , ove da ficuro a diporto, ed a bellagio il Criftiano. 
Né giammai itareòbe Navicella dopo le tempeite dell' orgogliofo Mare fi 
riparata in porto ; ne Soldato in fòrti film a rocca difefo , e falvo ; né mai 
Combattente fotto 1* antica infegna di efperto Capitano , quanto ficuro , e 
franco dafsene il Crilliano fotto il beato feudo della Divina Protezione , 
il che divisò vivacemente Ifaìa 31. v. 5-. Troteget Lominus Exercitim Ifrael 
prote°;ens , liherans , iranjtens , &■ falvans . Quante condizioni a bella pollala 
vi accoppia il Profeta, ben degne da efprimere la Tanta , e caritativa^ 
Protezione , che Iddio tiene delle fue Creature ! In maniera particolare-» 
vagheggio quella amorofa protezione del fempiterno Signore , della mae- 
flà verfo gli affannati , e tribolati , come quelli con chi tanto egli gode » 
e Ci diletta , e con ifpéekl favore protegge , ed ajuta ; e di quanto dico, 
ne fa teftimonianza il Santo Davide. Pfal. 45". v. . . Deus refogium fatlus eji 
nobìs nij ttor , &■ pratcUor in tribuhtionibm . 

Sicuriflìma e la Divina Protezione , fotto lei 1' anima noftra ripofa con_> 
agi > e piaceri » e con ogni ficurtà . Quindi la Santa Spofa una volta an- 
dava 



4M ICONOLOGÌA 

dava dicendo : Cant. 2. v. 3. Saé umbra illitts , ^«e?» dejìderaveram fidi , €5* 
fruclus illitts ditlces gutturi meo, E di che ombra favellarti , Santa Spofa ? ove 
cotanto eri a' diporti , e flavi con gufti , e fpaflì fedente ? e che luogo 
felice era codefto , i cui frutti ti fi refero cosi dolci ? Secondo 1' intendi- 
mento di Ugone Cardinale , quei! 5 ombra è la Divina Protezione , ove fi- 
eramente fi ricovera l'anima noitra, ed ove ne Ita tutta, fìcura da' mali, 
e dagli oltraggi de' nemici fieriflìmi d' inferno ; quindi i frutti del fuo Spo- 
fo, del merito, e della grazia, pendenti dall' albero della redenzione » le 
fono così dolci , e foavi , non potendogli amareggiare i noftri nemici col 
veleno del peccato , mentre ella Ita riparata lotto il braccio Divino della 
fila grazia , e mentre in ogni fuo bifugno ha ricorfo a quello , riè punto 
confida nelle proprie forze . 

Beilifiìma dunque è la Protezione del Signore , che ha verfo noi al- 
tri ; che però bella Donna fi dipinge , e con ali grandi , in fegno chej' 
grandi fono gli aiuti, e le grazie, che fa a chi in lui fi fida, e ricorre 
z\\q fue fantiffime braccia. 

E i due Giovanetti fembrano i Devoti , che ciò fanno . 

II petto di forte ferro , dinota di quanto potere fia la fua protezione» 
e gli itrali de' nemici non vi giungono a colpire , e fé giungono noo_» 
afeendono . 

V ancora [ fecondo Pierio ] lìb. 45. fembrava apprefso gli Egizj il 
rifugio , 1' ajuto , e la protezione , e la protezione ; che fé talora aveJP- 
fero avuto qualche borrafea di tempelta , fi fervivano dell' ancora della^j 
protezione , ed ajuto di altrui , che poteva difenderli , come appunto è 
quello del Signore , ancora fortiflìma , per farne difefa da ogni borralca_j 
de' contrari venti di quella vita . 

Le Rondinelle , apprefso lo ftefso Pierio , libro 22. fembrano il chie- 
dere ajuto , come deve fare il Criùiano ne' fuoi bifogni , gridare al Si- 
gnore , qual' altro Davide: Pfal. 27. v l. *Ad te Domine clamabo > Deut 
mens ne ftleas a me . 

E fé fiamo pur vaghi al fine porvi un quadro di pìtttura , eh' è firn- 
bolo della bugìa, poiché quanto è più vivace , più moltra il falfo , ed 
inganno , il facciamo per lignificare , che chi facelfe ricorfo ad altro per 
ajuto, o chiedefse ripararli fotto altra protezione, che quella di Dio, re- 
nerebbe ficuramente ingannato . 

Alla Scrittura Sacra . Si dipinge con ali grandi la Divina Protezio- 
ne * fotto le quali defiava ripararli Davide : Pfal. 16. v. 9. Sub umbra* 
alarum tuarnm protege me . 

I Giovanetti, che vi {tanno, fembrano quelli, che vi fperano. Idem 
1-6. v. 8. Sub umbra alartim tuarnm fperabunt . 

II petto di ferro fi è , per la fortezza della fua protezione , della_j 
quale favellò lo flefso: 17. v. 1. Ddigam te , Domine , fertitudo mea , De- 
minus firmamentum , & refugium meum , & liberator mei» . Ed altrove io. 
ftefèo : 27. v. 8. Dominus fortitudo plebis fuee , 

Vie 



TOMO QV A R T 0. 41? 

Vi è l' ancora della Divina fperanza , della quale parlava San Paolo . 
Heb. v. 19. $k<i confiigimas , ut fpem propofitam teneremus , quam <velutì ani- 
mar» habemus anima tutam -, ac firmarti . 

Le Rondinelle dinotano il domandar ajuto , perchè aprendo Tempre la 
bocca * e vedendo le madri , gridano fortemente , come diceva Ezzecchia 
38. v. 14. Sicut pulita Hirundinis fi e clamabo. 

E per fine la Pittura è geroglifico della bugia , perchè chi pretende 
aver altra protezione * che quella di Dio , reità ingannato , ed è bugiarda 
protezione ; che però Iddio {bandendo , fcherniva il fuo popolo » mentre_* 
pretendeva flarfene fotto altra protezione , pur troppo bugiarda » che fotto 
h fua . Deut. 32. v. 37. Vbi funt Dti , in qnibus habebant fiducìam ■> &c, Sur- 
gant » opìtitlentur vobis , & in neceffitate vos protegant . 

PROVVIDENZA. 
Di Cefare B^pa. 

DOnna con due tefte a fomiglianza di Jano . Una tefta fari ghirlandata^» 
di fpighe di grano , e 1' altra di vite , con il frutto . In una mano 
terrà due chiavi , e nell' altra un timone , non potendo eflere alcun Uomo 
provvido , fenza la cognizione del tempo pattato , e del futuro . 

A ragione fi dipinge quella figura colle due facce , le quali dicemmo 
edere convenienti alla Provvidenza deferitta di fopra . 

Le chiavi moftrano , che non baila il provvedere le cofe , ma bifogna 
ancora operare 5 per eflfere perfetto negli atti virtuofi; e le chiavi notano 
ancora tutte le cofe » che fono itromenti delle azioni appartenenti alla ter- 
ra , e che ci aprono li laberinti fabbricati fopra alla difficoltà del vivere 
umano . 

11 timone ci moftra ancora nel Mare adoprarfi provvidenza in molte 
occasioni , per acquetarne ricchezze, e fama ; e ben fpeflTo ancora folo per 
falvar la vita. E la Provvidenza regge il timone di noi (lenì, e dà fpe- 
ranza al vivere noftro , il quale quali Nave in alto Mare è follevato , e 
feoffò da tutte le bande da' venti della fortuna . 

Trovvidenza . 



N 



Ella Medaglia di Tito a fi vede una Donna con un timone , e con_j 
un globo a come in una di Floriano col globo , e con un' alta . 



* * * * 



H h k Trov- 



±%$ ICONOLOGIA 

Trevvidenza .. 

UNa Donna », che alza arabe le braccia verfo il Cielo » e fi volge quaff 
colle mani giunte verfo una ftella , con lettere i PROVIDENTTA 
DEORVM : la quale è di- Elio Pertinace» come racconta L' Erizzo . 

Fra. gli Uomini plebei» la Provvidenza» pare» che immediatamentca 
nafca dal Principe ». come fra i Principi nafte immediatamente da Dio » iL 
quale è- datore di. tutti i beni » e conofeitore di tutte Le cofe » fecondo, il 
detto dell' Apoftola: Omnis fnffkentia naflra ex Beo efl , e non ci provver 
dendo eflfo delle colè neceflarie. » poco», o nulla vale la provvidenza no?- 
irra » che è come la volontà de' teneri fanciullini trafportata dal deflderio 
di camminare » che prefto. cade * fé la forza, della. Nutrice non. la. foftenta* 

Trovvidenza .. 

SI vede nella Medaglia di Balbino una Donna». che colla, finiflra mano 
tiene un Corno di dovizia; e nella deftra una clava» col Mondo appie- 
di', con lettere che dicono.» PROVIDENTIA DEORVM. &. S.. C. 

PROVVIDENZA. 

Tigella Medaglia, di TYobo .. 

SI vede per là Provvidenza nella Medaglia, di Probo* una Donna (Fola- 
ta », che nella deftra mano tiene uno fcettro , e nella finiftra. un cornur 
copia , con un globo a' piedi ;, e fi moftra. la Provvidenza particolarmente, 
appartenere a' Magiftrati .. 

PROVVI D E N Z A. 

■Trilla. Medaglia di: Muffimmo-*. 

DOnna » che nella deftra tiene mr mazzo^ di fpighe df grano ,. e nella 
.finiftra un'afta» che con diverfè cofe moftra fl. medefimo » che fi è 
detto dell' altra . 



Wi 



PROV- 



TOMO QV ARTO, 4*7 

PROVVIDENZA DELL'ANNONA, 

Isella Medaglia di +Aleffandro Severo. 

DOnna j die nella mano deftra tiene un mazzo di {pigne di grano, e 
nella finiftra un cornucopia » con un vaio di terra pieno medefìma- 
mente di fpighe . 

Quella figura è Amile a quella dell' Abbondanza defcritta nel principio 
dell' Opera . Però non occorre , che ci flendiamo lungamente in ragionar- 
ne ; balla fapere che è virtù , che deriva dalla prudenza > e fi riflringe a* 
•particolari iermini della provvigione delle .cofe neceffarie al vivere » o di 
se fletto o di molti ; però fi attribuifce quella lode ancora a Dio; come 
quello > che irreprenfìbilmente provvede a tutte le neceifità noflre 

£e' fattin vedi Abbondanza* 




Hhh 2 



PRO. 



4i 8 



ICONOLOGIA 

PRUDENZA. 



---i 



Dì Cefare Bjpa . 




~P7 r uaFr2z7ì 



DOnna coli' elmo dorato in capo, circondato da una ghirlanda delle fo- 
glie del moro . Avrà due facce , come fi è detto di fopra . Nella_j 
delira mano terrà una frezza , intorno alla quale vi farà rivolto un^ Pefce , 
detto Ecneide, ovvero Remora, che così è chiamato da' Latini , il quale 
fcrive Plinio , che attaccandoli alla Nave , ha forza di fermarla ; e perciò 
è potu, p er j a tardanza . Nella finiflxa terrà lo fpecchio , nel qual miran- 
do , contempla n. a^g , e a* piedi vi farà un Cervo di lunghe corna , e 
che rumini. 

La Prudenza, fecondo Arinotele , t un abito attivo con vera ragione, 
circa cofe poffibili, per confeguir il bene, e fuggir il mol e , per fine del- 
la vita felice ; e per la vita felice fi deve intendere quella che il afpetta 
dopo il pellegrinaggio di quefta prefente , fecondo i Teologi ; e fecondo 
una parte di Filofofì , quella che fi può avere , e partecipare nel tempo 
dell' unione dell' anima col corpo , per li quali ambedue fini , fi può , e fi 
deve adoprare la Prudenza , come pare , che moftri Crifto Signor Noftro , 
dicendo nel Vangelo : Trudemiorcs furti filli bujas fceculi filiis lucis . Ne vien 

diftinta 



TOMO QV A R T 0. 429 

diftìnta la qualità delibazione dalla diverfità de' fini , quando fieno infie- 
me infieme ordinati , come è la felicità politica , colla quale ordinatamente 
vivendo, fi può fare fiala per falìre alla felicità preparataci in Cielo; 
la quale è più , e meno conofciuta , fecondo che minori, o maggiori fo- 
no i doni della natura , o della grazia . 

Per dichiarazione delli vifi , batterà quello che fi è detto avanti . 

L* Elmo dorato , che tiene in capo , lignifica l' ingegno dell' Uomo 
prudente , ed accorto , armato di faggi configli , che facilmente fi difende 
da ciò , che fia per fargli male , e tutto rifplendente nelle belle , e de- 
gne opere , che fa . 

La ghirlanda delle foglie del moro, che circonda l'elmo, dinota, che 
1' Uomo favio , e prudente non deve fare le cofe innanzi tempo , ma or- 
dinarle con giudizio, e però V Alciato difife , 



??on germina giammai il tardo moro, 
Finché 'l freddo non è mancato : e /pento : 
7^è 'l favio fa le cofe innanzi tempo , 
Ma l' ordina con modo , e con decoro . 



II Pefce avvolto alla frezza è indizio di quefto medefimo . Di più 
ammonifce , che non fi deve eflar troppo tardo nell' applicarli al bene co- 
nofciuto ; il che aacora efprimendo 1' Alciato non mi par fuor di propolì- 
to fcriverlo qui fotto : 

Cb f ejfer fi debba in ogni imprefa molto 
Saggio al parlar , e nell' oprar intento , 
Il Tefce il meflra alla faetta avvolto , 
Che fuoi Ts^ave fermar nel maggior vento; 
Vola dall' arco , e dalla mano fciolto 
il dardo : è l' altro troppo pigro , e lento : 
1>{uoce il tardar , come ejfer preflo , e lieve ; 
La via di mezzo feguitar fi deve . 



Lo fpecchio lignifica la cognizione del prudente non poter regolar le 
fue azioni , fé i proprj fuoi difetti non conofce , e corregge . E quefto in- 
tendeva Socrate quando efortava i fuoi Scolari a riguardar fé medefimi 
ogni mattina nello fpecchio . 

Il Cervo , nel modo detto , il medefimo moflra che il dardo , e il Pe- 
fce ; perchè quanto le lunghe , e difpofle ganibe l' incitano al corfo , tan- 
to lo ritarda il grave pefo delle corna , e il pericolo d' impedirli con ef- 
fe fra le felve , e gli fterpi . E' appropofito ancora il ruminare di quefto 

animale 



43° ICONOLOGIA 

^animale al difcorfo , che precede la rifoluzione de' buoni penfieri: né m* 
increfcerà a quello, propofito fcrivere il Sonetto del gentile .Sig, Giova- 
si Buondelmonte , che dice cosi s 

Didrat e nobil virtù , che fòla rendi. 

Via più d' ogn' altra , V Vom di lode degno* 
E fei del viver noflro alto foflegno ■> 
E del tuo ben oprar fot gloria attendi . 

Tu luogo > e tempo actortamente prendi ,' 
E diflingui j rifohi » e tocchi il fegno ; 
Del pajjato dìfcorrì , e per tuo ingegno , 
Scorgi il futuro-, ed il preferite intendi* 

Ordinata ragion, tu guida , e duce, 
Di chi governa fei » di chi configlia » 
•E biafmo ■» e danno fai fcbivar fovente « 

''Prudenza amata* e tara altera figlia 
Di Giove , un raggio almen della tua luce 
V ignoranza disgombri alla mia mente . 

Ti per Fare alquanta differente quella figara-* potraffi in •cambio di te- 
mer la frezza nella gui/i , che dicemmo -, appoggiare la mano ad un' anco- 
ra , intorno alla quale vi fia avvolto un Delfino , che ipiegarà il medefi- 
mo lignificato della frezza avvoltovi intorno il Pefce , detto Remora ; e 
detta ancora col Delfino , fu imprefa di Augullo , per lignificare la Pru- 
denza . Vedi Sebaftiano Erizzo nel difcorfo, che fa delie medaglie » e nel 
Secondo nortro Volume la figura della Diligenza* 

Prudenza* 

D'Onna-, 'la quale tiene nella finiilra mano una tefia dì Morto* * nella 
delira una Serpe. 
La tefta di Morto dimoftra •» che per acquifto della Prudenza , molta 
giova guardare il fine 5 e fuccelfo delle cofe ; e per eCfere la Prudenza ia 
gran parte effetto della Filofofia-, la quale è, fecondo i migliori Filofofi, 
una continua meditazione della Morte i impara , che il penfare alle noflr^ 
miferie è la firada reale » per J' acqui Ilo -di eCfa.. 



Prudenza 



T Q M Q Q Vi A R % . 43 1 

"Prudenza ... 

DOnna con due fàcce,, fimile a Giano ;• e- die fi {pecchia » tenendo una 
Serpe avvolta ad un braccio-. 

Le due facce fig-nifkano , che la prudenza è una cognizione vera , e 
certa.» la quale ordina ciò che fi deve fare , e nafee dàlia corrfiderazione_? 
delle colè pattate ». e delle future infieme . 

L 5 eccellenza di quella, virtù è tanto importante , che per eua fi ram- 
mentano le cofè pallate , e fi ordinano le. prelènti» e fi, prevedono le futu- 
re ; onde 1' Uomo ,- che n? è fénza » non. sa racquiftare quello », che ha per* 
duto, né fa confervar quello che pofiiede-» né cercare- quello che afpetta ». 

Lo fpecchiarfi lignifica la cognizione, di fé mede fimo , non potendo al- 
cuno regolare le fùe azioni*, fé i proprj difetti non conofee .. 

La Serpe quando è combattuta » oppone tutto il corpo alle percoffe ». 
armandoli la retta con molti giri», e ci dà ad intendere, che per la virtù*. 
che è quali- il ; noftro capo, e la noflra perfezione , dobbiamo opporre a' col- 
pi di' fortuna tutte le altre noftre cofe , quantunque care ; e quella è la 
vera Prudenza . Però fi. dice nella Sagra Scrittura :. Eflote prudente* [imi: 
Serpente** £d ), 




PUDT- 



(■7) La Prudenza è figurata dal P. Ricci : nonna con bella faccia , e con 1 ai-- 
tonditura maravìgliofa dì capo , fui quale vi è un. giacinto . Tiene colla destra, mano un, 
compatto grandi , e Z" archipendolo . Sta in atto di camminare verfo ma Città . Si tie-~ 
àono nel fémere alcuni Serpi'. Cella mano finiftra tiene una faci- acce fa rivolta, al cuor 
re. Ha fotto i piedi un "Uomo armato . 

Bello, per effer belliflima virtiV. 

La graziola; acconciatura della tefta. indicai che qiiefta virtù va accompagnar- 
la dalla; feienza , e fapienza .. 

II. giacinto ■, per effer gioja. di mediocre fplendore *fignifica che la Prudenza ri 
chiede una certa- mifura di mediocrità nelle cofe . 

Il compaffo , e l'archipendolo indicano le mifure da prenderli nelle occorrenze.. 

r Serpi , : che fono nella via , dimoftrano la Prudenza », effendone il Serpe. 
il fimbolo-. 

La tace accefa verfo il cuore , perchè nel cuore dell' Uomo faggio fta Ia_» 
Sapienza , di cui è fimbolo la- luce . 

L' Uomo, armato^ fotto i piedi denota r che la Prudenza conculca la Su- 
perbia.. 



43 a 



ICONOLOGIA 



PUDICIZIA. 



Di Cefare Bjpa . 




tSai- le Marietti del '. 



~Pu dì ci ti a 



{~ar/e l}r aneti injJ?i 



UNa Giovanetta vcfltta di bianco . In teda abbia un velo dell' ifteffo 
colore , che le cuopre la faccia fino alla cinta . Colla delira mano 
tenga un giglio parimente bianco, e fotto il piede deliro una Teftugine . 
Veltefi di bianco, perchè Cotto di tal colore fi figura la purità, ed 
integrità della vita , dalla quale deriva la Pudicizia , onde Salomone vo- 
lendo perfuadere il candore , e fincerità dell' animo dice : 
In omm tempore candida fìnt •veftimenta tua . 

Si fa velata , nella guifa che abbiamo detto ; perciocché la Donna pudica 
deve celare la bellezza della fua perfona, e levare 1* occafione agli occhi, 
i quali fono cagione il più delle volte di contaminare la pudicizia ; ed a 
quello propolìto Tertulliano chiama tal velo armatura di timor d' infamia» 
e pudicizia, baltione di m^deilia, muro del feflb femminile , il quale non 
è pattato dagli occhi di altrui ; il medefimo Autore determina il modo , 
al quale fi deve difendere la forma del fopraddetto velo , dicendo quan- 
te fo- 



TOMO QJU A R T 0. 4J5 

to fono lunghi) e occupano i capelli, quando fon dirteli -, tanto deve eflc- 
re, ed occupare il nominato velo talché arrivi per fino alla cintura , ad 
imitazione de' Romani Gentifi, i quali figurarono la Dea Pudicizia colla 
faccia coperta ■, come fi può vedere nella medaglia di Sabina , moglie di 
Adriano Imperadore , ed in quella di Pierennia-, -'e tìi Marzia Otacilla Se- 
vera , con tal titolo: PUDICIZIA AUG. 

Le Spófe domane , per fegno di pudicizia » eziandio nello ftefib gior- 
no, che andavano a Marito, fi velavano il capo ; onde in Sello Pompeo 
leggefi-: Obnubit , caput vperìt-, &■ nuptim diti a a capitis vpertione ; fopradie- 
chè diffufamente difcorre il Brifibnio de ritu T^uptiarum , coftume olfervato 
medefimamence -da Matrone Romane . Poppea Sabina , moglie di Nerone -* 
ancorché impudica folfe , per parer pudica-, compariva in pubblico velata . 
Cajo Sulpizio Gallo Romano ripudiò la moglie -, perdiè ufcì fuora colla__a 
faccia fcoperta . Né ^folo apprettò i Romani , ma ancora apprettò i 'Greci t 
per dimoftrare Pudicizia, le Donne andavano velate; e però Mufeo Poe- 
ta Greco defcrlve Ero velata , come ancora -è defcritta Penelope da Ome* 
•ro-, ed Elena particolarmente nella 3. Iliade : 

Tminits antan candìdk operta velis ferebatur è domo . 

E nella Giudea-, riferìfee Tertulliano , Se Coron. Milit. 'che le Donno 
sfavano di velarli . <Apud "*fndx?os , dice egli , tam folemne efl fmminis eorum 
■veiamen <apitis^ ut inde dignofeantur . Alle Donne poi Cri (liane S. Paolo 
a' Corinti, comandò, che orattero col -capo velato -, e nel -cap. 11~. fpe- 
■cialmente dice-: Omnis autem mulier orans, aut prophetans non velato capite -, 
deturpat caput fttim ; unum enim efl ac fi -decalvctitr . T^am fi non velatur mu- 
lier , tondeatwt . Si vero turpe efl miàieri {omeri , aut decalvari , velet caput 
Janni . 

S. Pietro ancora ordinò , <he tutte le Donne -entraffero nel Tempio 
velate , ed il fuo Sueceffore -Lino Papa fece mettere in efecuzione detto 
ordine , come narra il Platina nella 'fua Vita . Chi defidera più cofe in- 
torno al velo -, legga il Trattato di Tertulliano , de velandis Virginibus , che 
a noi afsai è quello che abbiamo detto , per confermazione della Pudicizia, 
che col velo figurata abbiamo . 

' Tiene colla delira mano il gigOo bianco , perciocché interpetra S. Gi- 
rolamo , fcrivendo contro a Gioviniano , che il giglio è fiore della Pudi- 
-ciz-ia -, e verginità-, mentre nel Cantico de' Cantici quella Spofa Celerte_» 
canta : Tafcitur inter lilia , -cioè tra perfone calte , e pudiche . 

Sotto al deliro piede tiene la Teitugine , per dimollrare , che le Don- 
ne pudiche devono Ilare afiidue nelle cale loro-, -come la Tartarica nella 
fua cafa datale dalla natura ; penfiero di Fidia in quella fua llatua : percioc- 
ché il nome, e la -perfona <di u*u Donna dabbene, non bifogna che efea 
dalle mura di cafa . Sentenza eli Tucidide pretto Plutarco , de curis Mulie- 
bribus : Trob.e Mulieris nomen itidem 3 ac corpus domeflicis parietibus continerì 
oportet . 

Sii TPudì~ 



434 ICONOLOGIA 

"Pudicizia. 

DOnna veflita di bianco . Nella delira mano tiene un Armellino » ed 
ha il volto velato . 

Ogni peccato è macchia dell' Anima ; ma propriamente pare , che_> 
folo dalle cofe veneree fi dicano gli Uomini reltar macchiati , ed immon- 
di , dimandandofi da' Latini Polluto folo colui , che in limili piaceri è im- 
merfo . E chi in quello errava foverchiamente nella vecchia Legge era_» 
cattigato colla lepra , per la fìmilitudine di contaminazione , e dovendo il 
Popolo d' Ifraele ricevere la Legge da Dio , bifognò , che fi afienefle an- 
cora dalle proprie Mogli, per tre giorni interi, fecondo il fuddetto . Sia- 
te mondi voi , come io. fon mondo , e netto ; per quella cagione fi fa il 
vellito bianco : e r Armellino , il qual animale è tanto netto , che effendo 
ferrato in qualche luogo d' immondezza , talché non pofla ufcire fenza_j 
imbrattarli , elegge piuttosto morire , che perdere in parte alcuna la fua_» 
candidezza . 

Il volto velato lignifica Modeflia , e Pudicizia , e cominciò I' ufo di 
velare la teda alla Pudicizia dalla memoria di Penelope , la quale elfendo 
pregata dal Padre a ftarfene in Lacedemonia , per fua foddisfazione , e_» 
fentendofi fpronare dall' altra banda dall'amore di Uliflfe , fuo marito , a__s 
feguitarlo , non avendo ardire , per modeftia di manifellare apertamente 
la volontà, fé ne flava tacendo col vifo velato . 

Pudicizia. 

SI potrà ancora quella Fanciulla far vellita di verde , con un Armellino 
in mano , il quale avrà al collo un collaro di oro , e topazi » come_> 
ditte il Petrarca nel trionfo della caltità : 

Era la lor iiittorìofa Infegna 

In campo verde uu candido ermellino . 

E la velie verde fignificarà , che la Pudicizia ha per fine la speranza 
delle cofe promefsele in premio da Grillo Noftro Signore . 

Le* Fatti, vedi Cafiità . 



PUERI- 



TOMO £IV A R TO. 
PUERIZIA. 



43* 



Di Ce/are Hjpa . 

UN Puf-tino veflito dì varj colori , a cavallo fòpra una canna . 
Puerizia è la prima età dell' Uomo i che comincia dal nafcere 9 
e dura fino al decimo anno , nella quale non potendo 1' Uomo efercitare 
la ragione! per i fuoi mezzi, per efler deboli fenfi in quefta età, per 
quello fi chiama principio. 

La varietà de' colori conviene alla Puerizia , e ancora la canna , per- 
chè quella , e quelli motìrano varietà , e leggierezza . 

"Puerizia. 

UN Fanciullo , che colla defira mano tenga una girella di carta, che-» 
gira al vento, colla finiftra un'uccello. Alla cintola la faccoccia con 
libri , e un calamaio . Poferà il piede deliro fopra un oriuolo da polvere * 
il quale inoltri che la polvere comincia a calare a baffo j e dalla finiftra 
banda vi fia una Scimmia . 




lii 2 



PUNÌ- 



43<* 



fCON L G I A: 



PUNIZIONE 



Di Oefae !$>*:._ 




DOnna rHpl*«<^"ce * c ^ e rtà fòpra una ruota in piedi , con un timone 
accanto. Nella mano dèftra terrà un braccio da mifurare » r e nella_j, 
iìniftra un freno-.. 

Tunì zi otte ■•-.. 

DOnna veflita di bianco-. Sarà alata- Nella deftra mano terrà un paf» 
fetto , ovvero legno da mifurare ? e nella deftra un freno . 
Quella figura fi rapprefenta per la Dea Nemefi » onde fi dice effer fi-, 
gliuola della Giuftizia , e, fi. verte di bianco» per la ragione detta . 

Le ali dimoftrano la velocità , e la pi-ertezza » che fi deve, adoperare s 
in punire i malvagi v ed in premiare i meritevoli . 

Il freno* ed il pafletto da mifurare, lignifica , che ella raffrena le lin- 
gue* e le opere cattive, jmifurando il modo, che né la penarne la colpa, 
ecceda fòverchiamente , ma che ferbino infieme conveniente raifùra, e pro- 
porzione ; il. che. fi. oflferva nell'antica Legge, pagando ciafcu no in pena_j- 
Rocchio per l* occhio »~ il piede per il piede, e. la vita per la vita.. 
Hit Fatti , i)Ui. Cafligo » Gm(lisia &c. 

PUNÌ- 



TOMO §L%) ARTO. 437 

F U RCA Z IONE DE' PECCAXh 

Di Csfare B^pu:. 

DOnna magra, che dagli occhi verfa copiofe lagrime. Colla deftra_* 
mano tenga una difciplina , colia finiftra un ramo d' ifopo ,- e della_*. 
aiedefima pianta, una ghirlanda in capo . 

Si dipinge magra ,- e che- verfa dagli occhi copiofe lagrime , tenendo 
colla delira mano la difciplina», per moftrare la cofcienza non fimulata » 
ma chiara, per molti fegni veri di purgare i peccativi quali con gemiti,. 
con lagrime, e con lamenti ci dogliamo delle cofe triftatnente , e brutta- 
mente commeffe ; onde poi dal profondo del cuore proponendo un pian- 
to , G. maceri la carne, i digiuni la indebolivano , e ■ 1' attinenza la ftenui ». 
e confumì, per ©ttenere con quelli me,zzi perdono dal. Signor Iddio dei 
com nielli peccati- 
li ramo, eia ghirlanda dell' ifopo dimoffra » che di quella pianta fi fervi - 
vano gli Ebrei , per fpargere il fangue degli animali fbpra il popolo per la re- 
milfione de' peccati : e lignifica quel grado divino ■»- e quel vincolo ,• per- 
ii quale lìamo congiunti con Dio» ed avvicinati a lui » e da' peccati lia- 
mo purgati ; e perciò ditte David : *Àfperges me , Domine ì.hyfopo » ; & man- 
iabor , lavabìs me , & - fuper nìvem dealbabor . 
Le' Batti » vedi Compunzione » Penitenza eS*c» 

F IT R C A ZI ONE DE L L> A K I A 

Batta da Mercurio ». 

PErla fàlubrità ricuperata ,-apprefso i Tanagrei V H-foleva dipingere Mer- 
curio nella guifa , che fi fuole rapprefentare da tutti i Poeti ; ma__* 
she oltre ciò portafse un Montone fbpra le fpalle ,■ e dice Paufania , che: 
fi chiamava Grioforo , che vuol dire Portamontone »< e quello, era gerogli- 
fico della fàlubrità riàcquiftata, ; perciocché li dice: » che Mercurio rifanò-: 
il paefe dalla pellilenza , che ù era diltefa> per Tanagra , colla purgazioi» 
ne del Montone ^ ch ? egli aveva- portato in collo attorno alla Città ; peri 
memoria del qual fatto era ufanza nel giorno della fua fella, che. uno de* 
più. belli Giovani di Tanagra portafse fopra gli' omeri un. Montone. intorno* 
alle mura , e tutta la. Nobiltà, de' Cittadini pompofaruente. 1' accompagna-- 
T&ajioi in. procelfione ». 






?VTrTA , 



43 8 



ICONOLOGIA 



PURITÀ*, E SINCERITÀ' DI ANIMO. 



Bi Cefare Rjpa 




DOnna veftita di bianco , per la ragione detta in altri luoghi . Tengala 
con bella grazia un giglio bianco nella mano finiltra . Abbia nel pet- 
to il Sole . Colla delira getti del grano in terra , dove Ha un Gallo bian- 
co , in atto di beccarlo . Del veltimento e giglio bianco fé ne è detto nel- 
la prima figura della Pudicizia , che deriva da purità, e fincerità di animo. 
Non è però da tralafciare qui il precetto , che fi contiene nel nono dell' 
Ecclefialte : Omni tempore fint veflìmenta tua candida : Il moral Pitagora dif- 
fe , che fi deve fagrificare a Dio con lodi , e col veitimento bianco , at- 
tefocchè il color candido appartiene alla natura del bene , il negro alla_j 
natura del male. Il Sole nel mezzo del petto , perchè ficcome il Sole_» 
colla fua prefenza illuftra il mondo , così la purità illullra il micocrofmo , 
picciol mondo dell' Uomo , e ficcome per la fua partita fopraggiunge 1* 
ofcura notte ; così partita la purità dal micocrofmo nafce tenebrofa notte 
di errori , che offufca I' anima , e la mente . 

11 Gallo come riferifce Pierio Valeriano lib. 24. appreso gli Antichi 
fignificava la purità , e fincerità dell' animo ; onde Pitagora comandò a' 
fuoi Scuolari, che dovettero nutrire il Gallo ; cioè la purità, e fincerità 

degli 



T M QV A R T 0. 4i 9 

degli animi loro ; e Socrate apprettò Platone » quando era per morire la- 
fciò nel fuo teftamento un Gallo ad Efculapio ; volendo in quel modo mo- 
strare il faggio Filofofo, che rendeva alia Divina bontà » curatrice di tut- 
ti i mali , 1' anima fua pura, e lincerà» come era prima. Onde Giulio Camil- 
lo nel fine della canzone» in morte del Delfino di Francia» cosi dille: 

Ma a te , Efculapio , adorno 

Ei [aerò pria V augel' mmeio del giorno . 

Fu parimente configlio di Pitagora doverli afienere dal Gallo bianco > 
intendendo mitticaniente » che fi avelie riguardo alla purità dell' animo . 
La fuddetta figura fu Emblema delli Caftellini già de' Galli , col feguen- 
te tetrall.co fotto : , 

®)uod Gallimi nutrias » animum quod fcilket ornes 
Dotibus xtberiis . 

Aùròs Titagoras e*(£a, ; [ei quid} [ìc moneti &■ vult, 
Sic jubet ip[e Deus . 

Il Gallo fpecialmente bianco fpaventa , e mette in fuga il Leone » co- 
me fcrive Santo Ambrogio ; cosi la candida purità doma 1* impeto dell' 
animo turbolento , e la sfrenata lafcivia di Amore « lignificata colla parte 
anteriormente del Leone nelli Geroglifici di Pierio Valeriano . 

De' Fatti » vedi Caflità » [inceriti &c. 

"Purità. 

Glovanetta , veftita di bianco con una Colomba in mano . 
Giovanetta fi dipinge la Purità» perchè ila ne' cuori teneri» dove 
non ha ancora fatte le radici la malizia; ed il veftimento bianco» è a tal di- 
fpofizione di mente convenevole » come la bianchezza più di alcun altro 
colore partecipa della luce » della quale neffun accidente fenfibile è più 
puro» e perfetto ; moftrandofi ancora in quello modo la purità effere più 
di tutte le altre virtù alla Divinità fomigliante . 

La Colomba bianca ci dimoftra la femplicità , e purità della vita » e 
col colore » eh' efla con ogni delicatezza mantiene , e col coflume natura- 
le > che ha di godere con fingolar purità il fuo compagno » fenz' altro defi- 
de rare » o volere» per fine de' naturali defiderj di amore . 

De' Fatti, vedi Innocenza. 



QUE- 



44© 



ICO N L OG I A 

QUERELA A DIO. 

Dì Ce/are T&pa . 




Onna veftita di un candido velo % che abbia il vHò me-? 
fio i e lagrimevole rivolto al Cielo , e la mano delira al 
•petto . Moltrerà 1' altra mano effer morficata da fieri « e 
■velenofi Serpenti» 

La meftizia del vòlto dimoflra qual fia V effetto del- 
la Querela . 

Ui dipinge cogli occhi lagrimevoli , rivolti al Cielo * 
perchè come li £ detto s' indirizza la Querela a Dio -. 
^ti habitat in Calis . 

Colla mano morficata da' Serpenti fi vuoi denotare 'la Querela avere 
per ragioni le offefe ■> e le ingiurie -, lignificate per i Serpenti . 

Il veltimento bianco , e la mano fui petto » dimollrano 1' innocenza « 
e V integrità , per .la quale ha efficacia detta Querela .. 

Qjterel a* 

DOnna veftita di tane ; perciocché gli Antichi ne' mortori -, e nelle_» 
avvertita loro j fi veftivano di tal colore . Avrà in capo un Pauera 
folitarios uccello che ha il canto malinconico , e mdo, 

q, B i E T E , 

Vi Cefave l{jpa* 

DOnna , che fla in piedi fopra una bafe di figura cubica . Colla mane 
deftra 'foftenga un perpendìcolo . 
La figura cubica , come riferiice Platone , fecondo il parere di Timeo 
Locrenfe , difcepalo di Pitagora, il quale -imparò la dottrina fua in gran_j 
parte dagli Egizj -, fignifica la terra-, che con difficoltà li muove, per ef- 
ftre nel -fuo proprio , come è il centro dell' Univerfo-, e ripofandofì quie- 
tamente , fi dimoflra per cagione della fua quiete-, e venendo quefta prin>- 
cipalmente , ed immediatamente inoltrata , a ragione fi potrà dire, che_-» 
il Cubo lignifichi quiete -, e ripofo , itando -egualmente pofato in tutt' x 
modi, e movendofi con difficoltà. 

Il perpendicolo ci dimofira , che la quiete , ed il ripofo di tutte le_» 
cofe , è il fine , e la perfezione di effe ; ma perchè non poffono mante- 
nere in quiete , neppure gli elementi femplici, che non hanno compofizione» 

anzi 



r o ai o £tv a r r o. 4 4 t 

anzi 5 che fi generano » e corrompono pel mantenimento de' componi , i 
quali medefimamente fi compongono , e rifolvono di continuo ; e ne' Cieli 
che fono incorruttibili t vediamo chiaramente un perpetuo moto : quindi 
è , che non conofcendo noi realmente la quiete •, diciamo effere il ceffarc 
del moto , il quale non potendo giuftificare col fenfo , andiamo imma- 
ginando coli' intelletto ; e perchè della quiete noi parliamo in rifpetto dell* 
Uomo , diremo allora- elio quietarli , quando i fuoi moti del penfiero , e 
delle azioni , fono regolati , e retti , in modo che diftintamente vadino a 
ferire al luogo della quiete fua , che è 1' altra vita apparecchiata a' Beati, 
per quietarfi eternamente , come il perpendicolo , che è grave , e fuori 
del fuo luogo naturale , ita dirittamente pendendo , per arrivare movendoli 
naturalmente al punto invaginato dell' Orizonte » ove è h fua quiete . 

J>_« i e te . 

DOnna di afpetto grave , e venerabile . Sarà vellica di nero ; che_> 
porta feco qualche fegno di Religione . Sopra all' acconciatura della 
tefta vi farà un nido, dentro del quale fi veda una Cicogna tutta pelata 
per la vecchiezza , fa quale fi ripofa nel nido , ed è nutrita dalla pietà 
de' figliuoli . 

La vera quiete , è imponìbile , come abbiamo detto , poterla ritrovare 
compita in quello Mondo ; contuttocciò un certo ceffar da' negozi d' im- 
portanza , per menare vita fenza penfieri , che mantengono con anfietà la 
mente , fi domanda volgarmente quiete , ed è folo un lafciare altrui , per 
attendere a felreffo ; e però è molto riprenfibile nel conforzio degli Uomi- 
ni , e nel viver politico , privarli di quel'a felicità , che viene dal giova- 
mento , che fentono i Parenti , e gli Aulici dall' opera di un Cittadino , 
utile alla fua Patria, fé non fi fa per cagione di Religione, la quale fola 
merita , che fi lafci da banda ogni altro intereffe ; e però fi dipinge det- 
ta figura in abito religiolò , grave , e venerabile , non elfendo ogni Uomo 
atto a feguitar con lode tal forte di vita , che ha bifogno d' intero giu- 
dizio , e di falda intenzione, notata nell' afpetto del vifo , e nella compo- 
fizione del corpo, come racconta Arinotele nel lib. de Fifon. 

Il veftimento nero moflra la fermezza de' penfieri , e la quiete del!a_j 
mente , non effendo atto quello colore a pigliar degli altri , come fi è detto 
altrove . Ancora dimolìra che 1' Uomo , che attende alla propria quiete , è 
ofeuro appretto al Mondo, non rendendoli famofo nel fuperare le difficoltà 
della vita > con utile del Profilino . 

Per la Cicogna s'impara, che in vecchiezza principalmente fi deve_? 
procurare quella poca quiete , che fi può trovare , quando ltanchi , e lazj 
delle cofe terrene , e caduche * con più ardore , e maggior fede fperiam» 
nelle celeni , e perpetue . 

FINE DEL QUARTO TOMO. 

K fc k INDICE 



INDICE 

DELLE IMMAGINI PRINCIPALI 

Contenute nel Tmno Quarto* 



44S 



LAfcìvia, 
Lafiìtudine , o lan- 
guidezza eftiva . 
Lealtà. 
Lega. 

Legge naturale - 
Legge nuova. 
Legge vecchia. 
Legge . 

Legge della Grazia, 
Légge del Timore, 
Legge Civile. 
Legge Canonica, 
Legge di Dio . 
Leggerezza . 
Leggerezza t o celerità nel 

Bene. 
Leggerezza , o preftezza 

mei Male 
Lenocinazione , o RufEa- 

nefmo. 
Letizia , 
Lettere . 
Liberalità . 
Libero arbitrio. 



i. 

"%. 
z. 
4. 

9- 
io. 
11, 
12. 
13. 
14. 

14. 
14. 

17. 

17. 

i 9 . 

31. 

23. 
24. 
zH. 



Libertà . 

Libidine. 

Licenza . 

Licenza Poetica, 

Lite . 

Lode. 

Logica . 

Longanimità, 

Loquacità . 

Lume della Gloria» 

Luflò. 

Lufluria . 



M 



-30. 

3 5. 

37- 

39* 

•40. 

44. 
46. 

47. 

49> 
51. 
58, 



M 



Maledicenza. 
Malevolenza . 
Mal Governo 

Malignità. 
Malinconìa. 
Malvagità. 
Manfùetudine « 

Maraviglia „ 

.Kkk 2 



Magnificenza . 



Acchina del Mondo. £0. 
Maeftà Regia, 61, 
Magnanimità. 61. 

66. 

6 7 . 
69. 
70. 
72- 

74. 
75- 

Marti- 



444 








Mi rei rio . 


76. 


Giugno . 


123. 


Matematica . 


77- 


Luglio . 


123. 


Matrimonio « 


80. 


Agofto . 


123. 


Matrimonia come Sagra 




Settembre » 


124. 


mento » 


82. 


Ottobre . 


124. 


Mecanica » 


84. 


Novembre . 


124. 


Medicina» 


85. 


Dicembre . 


124. 


Mediocrità . 


89. 


Meli come dipinti da Eu 




Meditazione » 


90. 


ilachio Filofofo » 




Meditazione fpirituale » 


91. 


Marzo, ec. 


125. 


Meditazione della morte » 


91. 


Metafisica » 


I29. 


Memoria » 


92. 


Mezzo . 


I29» 


Memoria grata de* bene- 


*' * 


Minacce» 


131- 


fizi ricevuti» 


94- 


Miferia » 


135» 


Mercatura » 


97' 


Miferia mondana » 


***. 


Merito » 


107. 


Mifèricordia . 


i^5» 


Merito di CRISTO » 


109. 


Mifùra . 


137* 


Mefe in generale » 


112» 


Modeftia . 


150. 


Mefu . 




Monarchia mondana * 


153» 


Marzo . 


"fi*. 


Mondo » 


15** 


Aprile . 


114. 


Europa » 


i*8. 


Maggio » 


115. 


Europa da. Medaglie » 


159. 


Giugno » 


li 5. 


Afta» 


l52» 


Luglio » 


H7' 


Affrica » 


154» 


Agofto » 


117* 


America » 


155. 


Settembre » 


118. 


Mondo , come una de' tre 


Ottobre . 


118. 


noftri nemici . 


158. 


Novembre ., 


fi 9. 


Mondo » 


171. 


Dicembre . 


120» 


Mormorazione » 


174. 


Gennajo » 


120. 


Morte. » 


I7T* 


Febbrajo .. 


120* 


Morte del Peccatore* 


178. 


Mefi fecondo l'Agricoltura. 




Moftri * 


180. 


Gennajo . 


121. 


Scilla . 


180. 


Febbrajo . 


122« 


Gariddi .. 


181. 


Marzo » 


I 22» 


Chimera .. 


181. 


Aprile .. 


122» 


Griffo . 


182. 


Maggio a 


122. 


Sfinge .. 


182. 



Arpìe 



Arpie. 

Idra» 

Cerbero . 

Sirene » 
Mufe . 

Clio. 

Euterpe . 

Tàlia . 

Melpomene . 

Polin-nia . 

Erato . 

Terfìcore . 

Urania . 

Calliope . 
Mule cavate da alcune Me- 
daglie . 
Mufica» 



182. 
183. 
184. 
185. 
19 i. 
191. 
192. 
192. 
193. 
193. 
194. 
195. 
195. 
19?. 

196. 
200. 



N 



N Atura . 203. 

Natura Angelica . 204. 
Navigazione . zoS. 
Neceflìtà . 207. 

Neceflìtà vicendevole * o 
fia Commercio della.* 
Vita, umana. 208. 

Negligenza. 210. 

Negromanzia . 211. 

NinJè.ia comune . 220. 

Jnnedì , e Napee. 220. 

Driadi > ed A madrradr ► 221. 
Ninfe di Diana» 221. 

Ninfe Orcadi„ 222. 

Najadi . 222. 

Mare. 223. 



Tetl. 
Galatea . 
Nereidi . 
Ninfe dell'aria. 
Iride . 

Serenità del giorno. 
Serenità della notte . 
Pioggia . 
Rugiada . 
Cometa . 
Nobiltà . 
Nocumento » 

Nocumento di ogni colà . 
Notte . 

Le quattro parti dellaj 
notte . 
Parte prima. 
Seconda parte. 
Terza parte . 
Quarta parte . 
Notte , feconda i 
antichi . 



Poeti 



145 
223. 

224. 

224. 

224. 

224. 

22f. 
225. 
225. 

227. 
228. 
229. 

2J0. 
23O. 
23I. 



23I. 
232. 
233. 
233. 

234. 



o 



OBbedienza . 24J. 

Obbligo . 247. 

Obblivione . 248. 

Obblivione di a- 
more. 25 f. 

Obblivione di amore ver- 
fò i Figliuoli. 259. 

fOccafione . 2<5i. 

Odio- capitale.. 2^3. 

! Offerta > ovvero Oblazio- 
ne . 254. 

Oifefa 



44# • 

Gtfefa. 

Omicidio.. 

Oneftà. 

Onnipotenza di Dio.. 

Onore . 

Opera vana^ 

Operazione .-manifefta . 

Opere di mifericordia . 

Dar da mangiare agli 
Affamaci.. 

Dar da .bere agli Affé- 
tati-. 

Alloggiare i Pellegrini . 

Veftire gì* Ignudi . 

Vifitare gì' Infermi. 

Vifitare i Carcerati.. 

Sepellire i .Morti- 
Opinione .. 
Opulenza.. 
Orazione. 

Ordine diritto , e giufto . 
Ordine uno de' fette Sa- 
gra menti . 
Origine di Amore. 
Orografia . 
Ore del Giorno.. 

Ora prima.. 

Ora feconda* 

Ora terza* 

Ora quarta* 

Ora quinta^* 

Ora fella. 

Ora fettima* 

Ora ottava* 

Ora nona. 

Ora decima* 

Ora undecima.. 



2.69. 
169. 
2.70. 
272.. 
274. 
275. 
275. 

1.76. 

176. 

2 7<5. 
275. 

277. 
277. 

•277. 
^77- 
278. 
279. 
282. 

2S3. 
285. 
298. 
299. 

300. 

3 ©3. 

-304- 
305. 
305. 
305. 
307. 
307. 
307. 

307. 
308. 



Ora duodecima - 
Gre della Notte - 

Ora prima . 

Ora feconda. 

Ora terza. 

Ora quarta .. 

Ora quinta* 

Ora fefta. 

Ora fettima.. 

Ora ottava. 

Ora nona. 

Ora decima . 

Ora undecima» 

Ora duodecima- 
Ofcurità . i 
Ofpitalità . 
Oflequio . 
O Umazione* 
Ozio- 



P 



308. 

3°9- 
310. 

310. 

3 1 1 . 
312. 
312. 
313. 
313.. 
314. 

JM. 
3*4. 
315- 
315. 

3 '9- 
320. 



"W^ Ace- 


-32f. 


\dr- Pacifico^ 


335. 


JL Parola di Dio- 


331* 


Parfimonia . 


338, 


Parzialità .. 


339* 


Paflìone di Amore- 


3 4 iì 


Paura . 


345- 


Pazienza* 


342. 


Pazzia . 


347* 


Peccato. 


4%u 


Pecunia. 


313* 


Pellegrinaggio * 


354- 


Pena . 


3 54. 


Penitenza - 


355* 




Pernierò 









447 


Penderò ». 


358- 


Prattica .. 


398. 


Pentimento. 


JÓO. 


Precedenza r e Preminenza 


Pentimento* de* peccati. 


j<5o. 


de' Titoli» 


400- 


Perdóno . 


3.61.- 


Predeftinazione . 


401. 


Perdita della Grazia di. 




: Predicazione Vangelica». 


402. 


Dio- 


y6i. 


Preghiere. 


405» 


Perfezione 


365. 


Preghiere a Dio - 


405. 


Perfidia . 


06*- 


Prelatura ». 


4o5. 


Pericolo ». 


3 .<5 7». 


Premio . 


408» 


Perpetuità. 


370. 


Previdenza .. 


409» 


Perlecuzione ». 


370. 


Prima impreflione vi 


409- 


Perféveranza .. 


372. 


Principe. Mondano ... 


4-1 r. 


Perfuafione.- 


3-73- 


Principio » 


414. 


Pertinacia— 


574- 


Prodigalità .. 


4 I 7- 


Perturbazione-. 


575- 


Profezia ... 


418. 


Pelle ,. ovvero- Pèftiknza . 


- 575- 


Promiffione». 


418. 


Piacere . 


377- 


Prontezza ». 


419. 


Piacere, vano ». 


379- 


Proferita dèlia Vita— 


419. 


Piacevolezza . 


3'79- 


[ Proiettiva; ». 


422. 


Pietà ». 


380. 


Protezione Divina» 


423. 


Pietà- de 5 Figliuoli: verfò, il 


Provvidenza . 


425. 


Padre i. 


382. 


Provvidenza dell'Annona . 


.427. 


Pigrizia ». 


384. 


Prudenza ». 


428. 


Pittura. 


386. 


Pudicizia . 


43 2 V 


Planemetrìà ». 


'&* 


Puerizia ». 


435- 


Poesìa .. 


490. 


Punizione . 


435. 


Poema Liricov 


3? 2. 


r Purgazione de : peccati». 


43 7- 


Poema Eroico* 


39 2 - 


Purgazione dell' aria . 


437- 


Poema Paftorale ». 


393- 


Purità, e fìncerità di animo. 


438. 


Poema Satirico.. 


3:93' 






Politica . 


3:9 3 > 


a 




Povertà im uno ,. che. abbia 


( 


bell'Ingegno... 


394> 


J^^jfeUérela aDio» 


440% 


Povertà"» 


594. 


1 1 Querela- 


440.. 


lo verta di ipiritax.- 


597. 


^ x Jr Quiete,. 


44P. • 



INDICE 



448 



INDICE 



DELLE COSE PIÙ' NOTABILI. 



A 



A 



Lcibiade > fua gio- 
vanile pazzia . 34?. 
« Altea sdegnata col 
figlio Meleagro , 
lo riduce miferamente a 

%6o. 



morire , e come . 

Arione , e Cornacchia , co- 
me nemici alla Volpe. 7. 

Armellino che denoti, fe- 
condo l' Alciato. 1. 

Aftuzia di David , per Ii- 
berarfi dalle mani di 
Achis Re de 5 Filiftei. 349. 

Augurio , perchè non guar- 
dò mai di buon' occhio 
Cleopatra . 297. 



B 



B 



Ellezza da fuggirli , 
e perchè. 29?. 



C 



Efalo in abito &l* 
Mercatante tenta 
T oneftà della pro- 
pria Moglie. 
Cajo Giulio , 
fofie dediro al 



io«5. 



Soldato 



57. 



Cefare 
quanto 
luflb. 

Codardìa di un 

vanagloriofo . 346. 

Contefà tra Nettunno, o 
Minerva , circa l' impor- 
re il nome alla Città di 
Atene. 325. 



D 



D 



Anni cagionati a' 
Mercatanti , da_» 
chi è refUo in_» 
pagarli . 103. 

David compofè le notej 

muficali . 202. 

David , fiia generosità ufà- 
ta con Saul > potendolo 
uccidere . zóz. 

Decempeda che mifura fia. 144. 

Delfino 



Delfino porta al lido Ario- 

ne gettato in Mare . 202. 
Disfatta memorabile dell' 
■ E farcito di Sennacherib. 133. 



EConomla , come deb- 
ba ferbarfi. 147. 
Economia di un_» 
Nobile , diverlkj 
- da quella di un Merce- 
nario . 99. 
Empietà di Erefittone co- 
me punica. 322. 
Europa portata per Mare 
dal Toro 3 che lignifichi. 1 $9. 



FAIlimenti de 5 Mer- 
catanti da che pol- 
lano procedere. 101. 
Feciali , da che così 
detti , loro istituzione , 
ed ufficio. 4. 

Feronia , Dea de' Bofchì , 

lùa origine. 30. 

Figlie di Mineo difprezza- 
trici delle fefte in onore 
di Bacco , come punite. 66. 






G 



441? 



G 



Enerofità di David 
nell'occafione pre- 
fentataglifi di uc- 



cidere Saul. 262. 

G enerofità ufata da Licur- 
go verlò il iùo offen- 
fore. z68. 

Geometrìa prende il nome 
dalla milùra della terra. 144* 

Giuramento come ufato 
da' Romani nello Strin- 
gere le Leghe. 5. 



41, 
183. 



J Alòide , pietra preziofà» 
lùa natura , e pro- 
prietà . 
Idra, come defcritta_> 
da Benedetto Menzini. 
Incendio di amore, come 
palla dagli occhi al cuo- 
re . 288. 
Ingordigia de' Mercatanti. 1 00. 
Inimicizia dell' Arione , e 
della Cornacchia colla.» 
Volpe. 7. 
Infòlenza dì Semei contra 
di David. 65* 



Lll 



Lan- 



4?o 



LAnterna > che figni- 
fichi . 3. 

Latitudine, che s 1 
intenda per efla. 2, 

Lega di Jabin Re di Afor 
contra di Giofuè. 7. 

Liberalità , come rappre- 
fèntata dal P. Ricci. 2$. 

Libertà , come figurata dal 
P. Ricci. 32. 

Libidine , come figurata-» 
dal P. Ricci. 34. 

Licurgo eflendogli flato 
cavato un' occhio, co- 
me fi vendica dell* Of- 
fenfore . 258. 

Lode vera , e lode falfa , 
come fi diflinguevano . 40. 

Lufluria , come figurata^ 
dal P. Ricci . ?p. 



M 



M 

Agi , i quali fi por- 
tarono ad ado- 
rare GESÙ* 
Bambino , chi 
foflero , loro qualità , 
condizione , numero , e 
pittura . 
Magìa quanto fofle in ve- 
nerazione , e che vera- 



21?. 



mente > s' intenda per 
efla. 212. 

Magnanimità , come de- 
fcritta dal P. Ricci . 6 2. 

Malignità , come rappre- 
fentata dal P. Ricci. 6g % 

Manlio condanna il Figlio 
a morte, e perchè. 2<5o. 

Manfuetudine , come de- 
fcritta dal P. Ricci . 75. 

Matrimonio , come figu- 
rato dal P. Ricci. 81. 

Medea, come addormite 
il Dragone. 251. 

Meleagro ridotto a mori- 
re dalla Madre , o 
come . 2 do. 

Mercatura non pregiudica 
alla Nobiltà. p8. 

Mercurio fimboleggia la_> 
Mercatura . 97. 

Merito , come figurato dal 
P. Ricci. 108. 

Montelquieu in favore del 
Luffe confutato. 52. 

Morir; Drazione , come figu- 
rata dal P. Ricci . 1 74. 

Morte , come defcritta dal 
P. Ricci. 177. 

Muto , che vedendo afla- 
lito il Padre , fcioglie 
la lingua , e parla poi 
tèmpre. 383. 



Neceflìtà 



45i 



N 



NEceffità degli anti- 
chi Gentili repu- 
tata una Divinità, 
e fùo Tempio . 207. 
Negozianti fcacciati dal 

Tempio. 105. 

Nerone , Tua pretenfiono 

nell'arte del cantare. 202. 
Nobiltà non pregiudicatro 
dall' efèrcizio della Mer- 



catura , e come , e per- 
chè. 



5>8. 



O 



OBblivione di amore 
profano , corno 
defcritta dal P. 
Ricci. 258. 

Occhio origine di Amo- 
re . 287. 288. 289. ec. 
Olio, fua proprietà. 75. 
Orlando , diviene pazzo 
per amore . 350 



P 



Ardo , fua proprietà . 34. 
Pazienza, come fi- 
gurata dal Padro 
Ricci. 344. 



Pazzia, come figurata dal 

P. Ricci. 349. 

Pazzia fimulata di David, 
per liberarfi dalle mani 
di Achis Re de" Fili- 
ftei . ,j4p. 

Peccato , come rapprefen- 

tato dal P. Ricci. 352. 

Peccato , che non fi con- 
fetta volentieri , come fi- 
gurato dal P. Ricci. 352. 
Peccatore oftinato, come 
rapprefentato dal Padre 
Ricci. 352. 

Penitenza , come rappre- 

fèntata dal P. Ricci. 357. 
Penfiero buono', come di- 
pinto dal P. Ricci. 3^9. 
Penfiero cattivo , come rap- 
prefentato dal P. Ricci. 3?p. 
Perfècuzione per la Giu- 
ftizia , come defcrittaj 
dal P. Ricci . 3 70. 

Pigrizia , come figurata., 

dal P. Ricci. 385. 

Povertà di Spirito , comò 
rapprefentata dal Padre 
Ricci. 3p 7 . 

Predeftinazione , corno 
rapprefentata dal Padre 
Ricci. 402. 

Prelatura , come rapprefen- 
tata dal P. Ricci . 407. 
Prodigalità , come rappre- 
fentata dal P. Ricci. 418. 
Prodigj , che precedettero 
la morte di Cajo Giulio 

L 1 1 2 Cefare 



4 $z 

Ce fare , da lui dimez- 
zati. 321. 



/ 



R 



R 



ni. 



Ito de' Romani nel- 
lo, ftabilire le pa- 
ci ,. e nel fermare 
le confederazìa- 
le leghe . 



S\grifizio di Abramo . 24?. 
Sagrilegio di Erefit- 
tone, come punito. 322. 
Saul ridotto alla di- 
Iterazione ricorre alla^ 
Pitoniffa . 217. 

Sciocchezza di Alcibiade.* 

in fua gioventù. 34^. 

Sennacherib , lua disfatta.» 

memorabile. 13^3 

Sefoftri Re di Egitto fu il 



primo , che mifiirafiè , e 
partifTe il terreno. 144. 

Sillano condannato a morte 
dal Padre , e perchè . 2<So. 



TAlete Milefio fu il 
primo che portai- 
fe dall' Egitto in 
Atene la Geome- 
tria » 
Tefeo inventore della Lega.. 
Te ffera , che cofa fofie. 
Toro , figura della Nave , 
e perchè . . 



144. 

25. 



V 



VEndetta generolL? 
di Licurgo verfo 
il fuo Qffetifore. 2 #7. 
Voltaire in favore dei Luf- 
fo confutato * 52, 




INDICE 



INDICE 



45. 



DE 5 GESTI, MOTI, E POSITURE 
DEL CORPO UMANO. 



A 



ABbracciarfi duo 
Donne infieme . 4. 
Accennare. 129. 
Additare . 40. 
Appoggiarci ad un baffo- 
ne . 2. 
Appoggiarci ad una Croce . io. 
Appoggiarfi fopra il gomi- 
to finiftro. $$, 
Appoggiarli ad un giogo. 81. 



B 



1. 
13. 



BEllettarfT - 
Benedire . 
Bocca che getti fiu* 
ra del fumo. zi. 

Bocca aperta'. 3:5. 

Bocca aperta, in atto di 

gridare . 3 5-4. 

Braccia aperte. 4.5. 136. 

Braccia nude.- 37 1 ). 

Braccia finiftro Uefa* 40. 



?$> 



75- 



Braccio deftro alquanto 
alto . 

Braccio finiftro ftefo ab- 
ballo » 

Braccio finiftro piegato lui- 
la cofcia del lato deftro . pò 

Braccio deftro raccolto 
verfò il petto. 339 

Braccio finiftro ftefò col- 
la mano aperta. 339 

Brucciare un monte di 
armi ►. 32.5 



C 



CAlpeftare un Ser- 
pente . 3 6j» 
Camminare fpedi- 
tamente verfa un 
Altare . 17, 
Camminare in fretta» 97. 
Camminare per vie precf- 

pitofè > e ftorte ► 35 1* 

Capo circondata da urLj, 

denfò fumo» 72» 

Capo chino verfb della.» 
ìpalla fìnifira» 7?. 

Capo 



454 

Capo circondato da raggi. 153. 
Capo fcoperto , e chino . 319, 
Capo, che abbia in cima 

una lingua . 373. 

Cavalcare fopra una canna. 347. 
Collo con giogo fòpra, 80. 
Contemplare . 23 z. 



D 



D 



Ar la benedizione. 
Delineare , 
Dormire . 



*3> 

177. 



F Accia allegra . 2.5. 

Faccia velata . 45. 

Faccia molle, e de- 
licata, zoi. 
Faccia afpra , ruftica , e 

fpaventevole . 211. 

Faccia attonita . 274. 

Faccia umile. 279. 

Faccia eftenuata , e maci- 
lente . 3^5. 
Faccia laida. 352. 
Farli vento . 2. 
Fregarli leggiermente laj 

tefta . 2. 

Fronte cinta da una benda 

di color bianco . io. 

Fronte quadra . 24. 

Fronte fafciata . 375. 



G 



GAmba più indietro 
che T altra. 75. 

Gambe lottili. 384. 
Gambe ftorte. 234. 
Gettare a terra alcuni pa- 



gi- 



lazzi . 
Giacere per terra . 
Ginocchia in terra . 
Gomiti polari fòpra i 

nocchj . 
Grattarfi il capo . 
Guancia fòpra la finiftau 

mano. 358. 

Guardare attentamente una 

borfa di denari . 67. 



5i- 
322. 

pi. 

70. 
322. 



LAvarfì . 274. 

Leggere . i 9 . 

Lingua fuori della.» 
bocca. 6<$. 

Lingua con un occhio. ^7^. 



M 



M Animelle cariche 
di latte . 
Mani alate . 
Mani alzate. 
Mani fotto al mento. 
Mani giunte. 



17. 

4*. 
70. 
91. 

Mani 



Mani in feno . 


3M- 


Mani legate con manette 




di ferro . 


343- 


Mano aperta. 


75- 


Mano , fua palma rivol- 




tata verfò la terra. 


75- 


Mano finiftra alzata verfò 




il Cielo . 


IO£. 


Mano deftra ferrata . 


339> 


Mi furare una tavola fe- 




gnata da alcune figure . 


77- 


Moftrare il cuore . 3. 


280. 


Moftrare un' ombra . 


9- 



N 



N 



Arici , che gettano 

fuori fumo . 21. 

Nafo Aquilino . 136. 
Nafo rotondo. 61. 



O 



O 



Cchi concavi . 


24 


Occhi chiufi. 


9 r 


Occhi vivaci . 


97 


Orare . 


*93 



p 



Ercuoterfì il petto . 360. 
Peftar 1' acqua nel 

mortajo . 275. 

Petto fcoperto. 2. 



455 
Petto ferito. 351. 

Piangere. 360. 

Porger denari . 16 4. 

Porgere un cuore. 280. 

Portare una pelle di Orlo 

ad armacollo . 347. 

Potare una Vigna. 122. 



S 



S Battere in terra una_j 
mafchera . 2. 

Scaldarfì. 128. 

Scalzare le viti. 122. 
Sedere in tribunale. 12. 

Sedere fòpra un gran vafò . 15. 
Sedere fòpra un Leone. 61, 
Sedere fòpra un monte di 

libri . pò. 

Seminare il grano. 335. 

Sollevare un picciol Put- 

tino da terra. 49. 

Softenerfì ad un ramo di 

palma. 572. 

Sparger gioje , denari , ed 

altre ricchezze . 2?. 

Spargerfì 1' acqua addo ffo. 274. 
Specchiarfì. 1. 

Specchiarfì in un fonte, 3^6. 
Spogliarfi . 3 5<5". 

Star penfofò. 129. 

Stendere in aria un velo 

ofcuro . 315. 



$ $ $ § § 



Tempia 



455 



T Empia alate. 
Tenere la mano fi- 
niflxa fbpra un_» 
ovato . 

Tenere lòtto il manto un 
Fanciullo ignudo . 

Tefta circondata da chiari, 
e rilplendenti raggi . 

Tefta alata . 

Tefta t che abbia intorno il 
giro de' lètte Pianeti . 

Tefta circondata da un den- 
lò fumo . 

Tefta china verfb della {pal- 
la finiftra. 

Tefta di morto. 

Tefta con circolo in cima 
dritto in alto . 

Tefta armata di elmo . 

Tefta dentro una palla di 
vetro . 

Tefta china , e lenza or- 
namento . 

Tefta, che abbia in cima 
una ftella . 

Tefta , che ha in cima un 
i" orologio da polvere . 

Tefta fcoperta , e china. 

Tefta circondata da neb- 
bia. 

Tefta la metà della quale 
fia rafa . 

Tefta, che abbia in cima 
una lingua. 



6 3 . 

316. 

io. 
17- 

60. 
72. 

75- 
82. 

84. 
109. 

150. 

229. 

298. 
319. 

320. 

3?4- 

Ì7h 



Tirarli la punta delle orec- 
chia . 92. 
Trecce diftefe per le fpalle. 77. 



V 



io. 



39- 



5i- 



VErlàre acqua da una 
tazza . 
Verfare acqua (òpra 
il fuoco. 

Verfare un Cornucopia (b- 
pra alcune balie, e roz- 
ze cafette . 

Verfare cera liquefatta fo- 
pra un braccio . 343. 

Volto elevato . 14. 

Volto allegro . 2$. 

Volto velato. 4?, 

Volto grave , e modello . 90. 

Volto orrido . 120. 

Volto lafcivo , ed allegro . 192. 

Volto molle, e delicato. 201. 

Volto afpro , ruftico, e lpa- 
ventevole . 

Volto venerando . 

Volto attonito . 

Volto umile . 

Volto allegro , e ridente . 

Volto piccolo , e fmorto . 

Volto eftenuato,e macilen- 
te. 35*. 

Volto verlb il Cielo. 36 u 

Volto laido . 361. 

Volto fmorto 3 e {parente- 
vole. ^75. 

?NDI- 



21 1. 
270. 
274. 
279. 
316. 

345- 



INDICE 

DEGLI ORDIGNI, ED ALTRE 
COSE ARTIFIZIALL 



A 

A Biro ricco, i. 

Abito all' Ebrea . 
Abito di piume . 
Abito , in cui fian© 
dipinte varie mani , un 
cuore , ed una bocca . 

Abito regio in diverfi co- 
lori. 

Abito di varj colorì . 

Abito di color bianco. 

Abito di color cangiante , 
£ confetto di Cicale, e 
di lingue . 

Abito pompofo. 

Abito di tre colori , cioè 
azzurro , ceruleo , o 
verde. 

Abito di oro , 

Abito del color del verde- 
rame. 

Abito fporco, e fenza al- 
cun ornamento . 

Abito intefluto di Ragni. 

Abito nel cui lembo fiaj 
un fregio intefluto di 
figure matematiche . 





Abito fuccmto. 84. 




Abito di color verde . 87, 




Abito lugubre . 9 1, 


Zf. 


Abito di color verde rica- 


II. 


mato con varj fiori, kip. 


17. 


Abito di color fiammeg- 




giante, 117. 




Abito del color 'delle fo- 


ig. 


glie , quando .incomin- 




ciano a cadere . nj. 


28. 


Abito tutto Squarciato, zio. 


39- 


Abito con delle ftelle. 253. 


40. 


Abito religiofo, 243. 




Abito intefluto di lingue» 




e coltelli. iu66 a 


47- 


Abito Pontificale. 280» 


fi. 


Abito lungo. 283, 




Abito da Pellegrino. 354. 




Abito nero tutto -lauro. 36%^ 


60. 


Abito contefto di edera. 374. 


6 3 . 


Abito fiorito. 378; 




Amo. 227, 


*5- 


Anello. 80» 




Archibugio. 255*. 


70. 


Archipendolo . 335; 


72. 


Arco. . 370. 




Argano . 84. 




Arpa. £ 377% 


71. 


Afta . . . 4i 




M m m Bacile 



45 & 



B 



B 



Acile piena di gioje, 

denari , ec. 
Banderuola da giuo- 
co . 
Barione nodofo > in cui fia 

avvolta una Serpe . 
Bilancia. 

Boria piena di denari. 
Briglia . 
Buflòla da navigare «. 



86. 
14. 
6 7 . 

■2.60. 
2C<5. 



C 



Alice * 

Calice circondato 
di fplendori . 
Cappello . 



Cetra 

Chiavi . 

Chiodo . 

Cilizio . 

Cinta di oro . 

Circolo- divifo in due partì 

uguali . 
Colonna rotta. 
Coltello. 
Comparò . 
Conocchia . 
Cornucopia . 
Corona Imperiale . 
Corona Reale. 14, 

Corona di oro . 28. 

Corona di vite » 



332. 

14. 
3.0. 
195. 
44. 
94- 

35<*- 
150. 

129. 
204. 

7*- 

9- 

177. 

24. 

12. 
. 51. 
230. 



Corona dì rofè 
Corona rotta per mezzo . 
Corona di olivo . 74. 

Corona di alloro . 
Corona di ginepro. 
Corona di palma. 112. 
Corona di mortella. 114. 
Corona dì varj fiori . 
Corona di fpighe di grano. 
Corona di miglio » e dì 

panico . 
Corona di quercia collo 

ghiande . 
Corona di mirto , e dì 

rofè . 
Corona di argento . 
Corona di mandragora . 
Corona dì papaveri . 
Corona di fpighe . 
Corona di fiori di velluto . 
Corona dì nuvoli ofeuri . 
Coturni di oro . 
Craticola . 



41. 

<5 7 . 
135. 

85. 

94. 

272. 

377* 

li*- 
11 5. 

118. 

118. 

194. 
230. 

248. 
255. 
325. 
372. 

371* 
153- 
355- 



D 



DAdo. 
Decempeda . 
Diadema . 
Difcìplina . 
Drappo di più colori 



25-. 
143. 

12. 

35*- 
58. 




Elmo 



E 



E 



Lmo. 



4. 44. 



FAcella accefa 
Falce. 
Fede di oro . 
Filatojo . 
Flauto . 



49. 
123. 

80. 
245. 
185. 



G 



GHii landa di vite . 36. 
Ghirlanda di rofè. 41. 
Ghirlanda di oli- 
vo . 74. 136. 
Ghirlanda di alloro . 86. 
Ghirlanda di ginepro . 94. 
Ghirlanda di palma . 112, 272. 
Ghirlanda di mortella. 114. 377. 
Ghirlanda di varj fiori . 115. 
Ghirlanda ài fpighe di 

grano . 1 1 6. 

Ghirlanda di miglio , e di 

panico. li 8. 

Ghirlanda ài quercia colle 

ghiande . 118. 

Ghirlanda di mirto , e di 

rofe. 194. 

Ghirlanda di mandragora. 248. 



Ghirlanda di papaveri. 255. 
Ghirlanda di fiori di vel- 
luto . 37Z . 

1?. 80. 

Girella di carta. 347, 



qcx*> .Giogo 



I 



Mmagine di Pallade. 63, 



L 



Anterna con mocco- 
lo . 2. 
Legami di ferro. 121. 
Lira . 1 94. 



M 



MAcina doppia . 208. 
Manette di ferro. 343. 
Mantice. 21. 

Manto reale. 108. 
Manuella . 84. 

Martello. 51. 

Mafchera fpezzata in più 

luoghi . 2. 

Mafchera ridicola. 192. 

Mazza. 31. 



* -k * -k * * 
* * * 



M m m 2 



Croio- 



4-tfo 



O 



o 


■ 


Sigillo . 


*& 




Simulacro di Minerva . 


229» 






Sopravefte di varj colori . 


45. 


Rologìo . 


120. 


Spada » 


*$f 


i Orologio 


da poi- 


Spada verfatile » 


14. 


vere . 


aio. zo8. 


Squadro . 


x#Ì. 






1 Statua di Mercurio .. 


97- 


P 




Statua di Plutone » 


33Z. 




Stivaletti di oro.* 6.3. 


37% 






Stocco .. 

1 


44- 



P.AJla, che figura fa 
terra .. 77. 

Palla di vetro. 135. 
Penna da feri vere . 92. 
Plettro.» 104. 



R 



R 



Afòjo .. 
Rete. 
Ruota. , 



2S1. 
zìi. 

1?Y 2<5l. 



SAflb colle ali- to. 

Scettro» 12. 

Scettro , che ha in. 
cima la lettera Gre- 
ca Y. z&. 
Scettro con un occhio in. 

cima » 1-5:0. 

Scrigno piena di gioje.. 9,2. 
Sfèrza» 354» 



T 



T 



Vecchia . 
Tazza .. 
Triangolo » 
Tromba. 



Aglia . 

Tavola di oro ro- 
tonda * 
Tavole della Legge 



$4, 
io?.. 

1 1. 

10. 
i% 

40- 



V 



VA fo di argento. 33 f.. 

Vafo di veleno . 2 iw 
Velobianco, e-tra- 

fparente . 77. 

Velo rigato, di più colori: . 1 66* 

Ventaglio . 2.. 

Verga:.. 21 li. 

Vomero. ., jzj* 



INDI- 



INDICE 



4^i 



D E 3 G O LO R li 



A Zznrro . 




do. 


' Ofcuro-. 


JIO. 


/-\ berrettino .. 


rio. 


Pallido . 


4S> 3")^ 


JL JL Bianco. 


3, io. 24. 30. 


Pavonazzov 


313. 


40. 


44- 


120. 279. 


Purpureo . 


ut. 


Bigio . 




IJ3- 3M- 


Rollò. 


75. 133. 


Candido .. 




97> 


Rugineo .. 


6g, 


Cangiante ,.' 




47- 


Smorto . 


34f- 


Gelefte . 




zoo. 


Tanè. 


342. 


Ceruleo * 




60. 


Tetro . 


211. 


Fiammeggiante . 


k 


117. 


Turchino 1 chiaro .. 


11. 


Fofco ._ 




166. 


Verde. So* 87. 


LI 4. 280. 


Giallo . 




*66. 3^3. 


Verde chiaro. 


II<5» 


Incarnato. 




53». 332. 


Verde giallo. 


rrdt. 


Leonato .. 




232. 


Verderame .. 


6$ 


Moro .. 




72. 


Violato * 


308.. 


Nero .. 


£.». 


ni' *n- 


-, 






INDI- 



4<*2, 



INDICE 



DELLE PIANTE. 



A 



E 



Dera 



159. 574. 



Jà Lbero lenza fronde. 


70. 


T"i 




l\ Albicocche . 


io5. 


|H Ichi. 


117. 


JL X Alloro. 


85. 


JL Finocchio . 


1 IO, 


Amaranto . 


37*. 


Fragole . 


II?. 


c 




G 




f~-\ Anna 


347- 


f\ Arofani. 


l5l. 


I CarciorK . 


1 14. 


■ Y Garofani d' India. 


".7- 


\^J Caiììa. 


I<52. 


^^_J Gellbrnini di Ca- 




Caftagne . 


118. 


talogna . 


117. 


Cavoli . 


119. 


Ginepro. 


94. 


Cedro . 


ij?5. 


Grano . 


II 5. 


Cerale . 


115. 






Citroli . 


1 i5. 


L 




Cocuzze . 


1 16. 




Colomba . 


21. 






Cotogno . 


80. 


MM 





Auro . 
Lazzarole . 



85. 
118. 






Man- 



M 



MAndorle . 
Mandragora » 
Mele. 
Melo. 
Melo granato » 
Meloni . 
Miglio . 
Mirto. 
Mortella » 



N 



N 



Efpole ., 
Nocchie * 



O 



O 



Livo * 
Origano , 
Ortica . 



P 



214. 



114. 
240* 
11 3. 

283. 
117. 
118. 

194. 
377» 



118. 
1 1 7. 



74* 
87* 



135. 
55. 



PAlma . 112. 272. 

Panico £ 118. 

Papavero- 25 4., 2") 1 ). 
Pere mofcarole. 1 1 <5. 
Perfidie» 118. 358. 



Pioppo » 
Pifelli . 
Prugne . 



453 
309. 

115. 
11 6. 



a 



Q 



Uercia » 



118; 



R 



R 



Adici» 119. 

Rape* 119. 

Rofe.. 41. 

Rofe cremefìne fc 3^2. 



S 



Alce* 
Scafe.. 
Senape „ 
Sorbe „ 



2°9* 
11 5. 

301. 

Il8» 



T 




ArtufbliT , 



i2<x 



Viole 



4<*4 



V 



V 



Iole. 


114. 


Vifciole* 


116. 


Vite . 


33- 


Uva fpina. 


115. 



z 



Ucca< 



tfi. 




INDI 



INDICE 



¥ì 



DEt 


GLI ANIMALI. 






A 




Cicale , 




47- 


; 


Cicogna , 


87. 


208. 






Civetta . 




158, 


[ A Gnello. 

l\ Alcione, 
JL IL, Aquila. 


P. lOp. 


Coccodrillo , 


$8. 


253, 


331. 


Cornacchia , 


a 


*• 47. 


24. £4. 


Coturnice . 




tf<?. 


Arione 9 


4. 




■ 




ATmellino . 
Afino . 


1. 

320. 


E 






Avoltojo , 


103. 


F 

■ 4 Lefante , 






B 






74* 


ÌT\ Afilifco, 
f-% Bue. 
U Bufalo. 


66. 
189. 


F 


* 




300. 


TÉ 1 Aglano . 
m-4 Falcone , 
JL Formiche -, 




324. 


~ 






44» 


C 






3<*z, 


f\ Agna . 

1 Cagnolini . 

Xte^ Cagnolino . 


<5 7 . 


G 






'67. 








3- 


f~y Allo. gd 
■ ._. Gatta. 
^J Gatto . 


■ 97* 


121, 


Cammello . 


lóz. 




312. 


Cane nero . 


92. 




30. 


Caprio . 


283. 


Ghiro . 


*33- 


313. 


Cardellino , 


263. 


Gufo, 




3*3* 


Caftoro . 


331. 








Cavallo , 


122. 


§ $ $ $ 






Cervo . 


17» 208. 


1 







Nnn 



Iflrìce 



^66 



R 



I 



Strice 



<J 5 . 



LEone. di» 94, 

Lince . 
Lumache ». 
Lupo. 
Lupo Cerviero ». 



O 



O 

Rfo ., 72. 

P 



PAfserf.. 
Pavone » 
Pecora . 
Pellicano 
Pernice * 
Porco » 



109. 
12. 

3A3> 

230. 

248» 



- - ; -> 



548. 



IV 



278. 



5:1 

3Ì3 

3.60. 



R 



Ice io» 

Rondine , 



2,66* 
47> 



s 



S 



Alamandra » 230» 

Scimmia. 373. 

Scorpione * 33* 164» 

Scorpione marino» 2dj» 
Struzzo » 2.59» 



T 



Igre» 



V 



V 



Acca * 
Vermi » 
Vipera . 
Vitello, 
$8. | Volpe» 
3-22. [ Usignuolo » 



2<?9» 



122» 
6% 
£0» 

It2. 

4* 

2QI» 



& »JS 



J»t J*t istfe 



■»x<fe 



INDICE 



INDICE 

DELLE MEDAGLIE 
ANTICHE. 



457 



25. 



CRifpina Augufta col- 
la Letizia . 
Pertinace colla Le- 
tizia. 23. 

Adriano colla Liberalità . 26. 

Antonino colla Liberalità . 27. 

Marco Aurelio colla Li- 
beralità. 28. 

Lucio Vero colla Libe- 
ralità. 28. 

Comodo colla Liberalità . 28. 

Pertinace colla Liberalità . 28. 

Caraccalla colla Liberalità. 28. 

Geta colla Liberalità. 28. 

Ela^abalo colla Liberalità. 28. 

Aleffandro Severo colla Li- 
beralità . 28. 

MafTìmino colla Liberalità . 28. 

Balbino , e Puppieno colla 

Liberalità . 28. 

Filippo colla Liberalità. 28. 

Decio colla Liberalità. 28. 

Trajano colla Liberalità . 28. 



Antonino Eliogabalo colla 



3 1 - 



1. 



Libertà . 
Tiberio colla Libertà. 
G alba colla Libertà. 31. 

Antonino Pio colla Maeftà 

Regia. 61, 



Lucio Valerio coli' Eu- 
ropa. i<5i. 

Adriano coli 5 Afia . 163. 

Severo coir Affrica . 165. 

Sefto Pompeo col Morirò 
detto Scilla. .,■'. 181. 

Adriano colla immagino 
della Natura . 203. 

Antonino Pio colla figura 
dell' Onore. 273. 

Augufto colla Pace perpe- 
tua. 32?. 

Aleffandro Severo colla_j 
Pace eterna . 325. 

Settimo Severo colla Pace 
eterna . 3M* 

Trebonio Gallo colla Pace 
eterna. 32^. 

Claudio colla Pace alata. 32?. 

Vefpafìano colla Pace. 37.6. 

( 3*7- 333' 
Trajano colla Pace. 328. 334. 
Augufto colla Pace. 333. 

Filippo colla Pace. 333. 

Tito colla Pace. 334. 

Sergio Galba colla Pace. 334. 
Claudio colla Pace. 33^. 

Tiberio colla Pietà. 381. 

Antonino Pio colla Pietà. 382. 

N n n 2 INDI- 



458 



INDICE 



DELLE PERSONE NOMINATE 
NE' FATTI. 



A 



A Belle. 
Abifal. 
Abramo .. 
Ajchis. 
Adrafto .. 
Agefila .. 
Alcamene .. 
Alceftev. 
Alcibiade .. 
Alcitoe. 
Alemena.. 
Altea ■+, 
Aman . 
Ameto. 
Anchife .. 
Anfiaraa». 
Angelica .. 
Annibale .. 
Antioco . 
Antipeno ., 
Apollo ... 
Arione ... 
Ariftofane.. 
Aronne.., 
Afa ... 
Aflaionne». 



2(5$. 
5$. 252. 

24$. 

349- 

8. 

152. 

134. 

32. 

3A9> 
66. 

372. 

i5o. 

32. 

5T«4. 
8, 

3-50. 

252. 

54. 

255; 

8.8. 352. 

202k 

93- 

£2 1. 

«7. 
55. 



Afluero * 
Atalanta .. 
Atteone . 
Auftrigi lde„. 



273. 
j5. 2j5o. 

P?2.. 

88. 



B 



B 



Ehiamino. 
Borea . 
Buli .. . 



C 



*74> 
258; 



^"~> Aiho . 


x6\.. 


fi Candaulov 


43. 


^w/ Capaneo... 


8;. 


Ceculo . 


134.. 


Cefalo- 


105; 


Cerere . 


3". 


Gefare , Gajo Giulio-.. 


57.. 


Chirone ., 


88; 


Gidone ,. 


JI8.. 


Ciro . 


3*3. 


Claudio .. 


15. 


Claudio Afèlio.. 


Itfi 


Coronide ... 


88. 



Crefo. 



Crefo. 
Crini . 
Cupido 



& 3 . 

361. 

57- 



DAmocle*. 
David .. 54. 202. 
Diana . 
Diogene .. 
Dionifio . 
Diofippo . 



369. 

252,. 

I'52. 
J2. 

3~ 6 9- 
371. 



E 



E Dipo . 
Egipio.= 
Emo. 
Enea - 
Epulone . 
Ercole. 
Erefittone .. 
Efculapio,. 
Eller. 
Etalide ., 
Ezechia. 



32. 
3:22. 



xpi. 

258» 

274. 

354. 

39 6 
372 

396 

88 

*73 

95 
133 




Araone .. 3% 321. 

Farifei . 3^3. 

Fedra— 3. 

Figliuol Prodigo ,. ?5. 



G 



GEremia. 
Giacobbe. 
Giano . 
Gige- 
Giobbe . 
Giona. 
Gionata. 
Giofuè . 
Giove. 

Giuliano Apoftata ,- 
Giulio Celare. 
Giunone . 
Giulèppe .. 
GofFreddo Buglione. 
Guntranno ,• 



I 



Abin . 

Ilarione. 

Ippomedonte , 

Ippomene. 
1 Tacco. 
Ifmeno Mago .- 



¥9 



361. 
318. 

43- 
344. 
357. 
25?. 

7. 

57. 

36 I r 

32I. 

54» 

36l. 

21 8* 

Set 



3^)5. 
8. 

3* 

2-45V 
2:1 8„ 



X" Abano-. 


55. 


1 Laodamia, 


34^- 


* 4 Lazaro B 


3 9 5, 


Leo, 


£5*. 


Leueotoe— 


66* 



Leviti 



47 . . 
Leviti . 


202. 


P 




Licurgo . 


258. 




M 




T^ Allade . 
1-^ Paolo Emilio . 


<?4. 

2(52. 






JL Partenopeo . 


8. 


*\ Jf Aarbane . 


2<52. 


Peleo . 


54. 


IVI Manlio. 


ZÒO. 


Periandro . 


202. 


X ▼ JL Mardoccheo . 273. 


Pindaro . 


43- 


MARIA 


Santif- 


Pitonifla . 


217. 


(ima. 


152. 


Plutone . 


3*- 


Marfilio . 


43 • 


Polibo . 


8. 


Matte . 


2#2. 


Polidoro . 


134. 


Medoro . 


350. 


Polinice . 


8. 


Meleagro . 


2 dO. 


Poflìdonio . 


274. 


Meflalina . 


35- 


Prafiìtea . 


255. 


Minea . 


66. 


Pro cri . 


105, 


Mitridate . 


274. 


Protefilao . 


346. 


Mosè . 


32. 321. 


Pfiche . 


57- 


Muzio SufTezio. 


8. 







N 



N 



Aas. 

Nebidrio . 
Neofrone 
Nerone . 



Nini viti . 
Noè. 



O 



o 



Rizia . 
Orlando . 



167. 
361. 
z68. 

202. 

3Ì7- 

35- 



274. 

350. 



R 



R 



Ea Silvia. 



S 



Alomone . 
Samuele . 
Santippe . 



Sara. 
Saturno . 
Saul. 
Scribi . 
Sedecia . 



2<?2. 



42. 64. 
217. 345. 



345- 
3 l 7- 



217. 



245. 

318. 

z6z. 345. 

313- 
371. 

Seme 









47i 


Semei . 


5*. 


Tolomeo . 


S>3- 


Sennacherib . 


133. 


Tullio Oftilio. 


8. 


S Ulano » 


26O. 




v 


Sacriate . 
Solone » 


34*- 
245. 


V 




Specchia . 


1. 275. 






Spurina Aruipice., 


321* 


"^T T Enere . 


T7 370. 






% / Vincislao . 


218. 


T 




T Vulcano ► 


134, 


FBI Aurea . 
■ Teope * 
JL. Tefeo o 


54<5. 

2<ff. 


Z 




Tetu 

Tìdea . 


64. 


7 

m A Itone Mago 




Timandra » 


1S8. 


sii?. 


Tobia » 


3$3* 


Zoilo * 


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Date Due 




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18 '39 






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197291 



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761 2 R588 v.4 



1972S2 




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